Artuner, un canale di fruizione alternativo che contribuisce all'ascesa del contemporaneo

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Eugenio Re Rebaudengo ci indica come coniugare i sistemi innovativi dedicati all'arte, con i classici valori che ci permettono di riconoscere la qualità del sistema.
 

By Camilla Delpero

 

Artuner è una realtà che nasce nel 2013. Un progetto che organizza e cura mostre di arte contemporanea, e che si distingue per il suo approccio multi-canale. Secondo lei questa attività di promozione e valorizzazione dello scenario artistico è paragonabile a quello di una galleria tradizionale, o ha una flessibilità maggiore? In questo contesto, quanto è importante l'innovazione?

Il vantaggio innegabile di essere una piattaforma multi-canale, che si espande sia nel mondo fisico che in quello virtuale, è la versatilità. Invece di essere legati a uno spazio fisico fisso, le quattro mura bianche della galleria tradizionale, la nostra ‘vetrina’ quotidiana è artuner.com – il nostro sito web. Questo consente ARTUNER di assumere la forma che più si addice agli artisti e le opere che abbiamo nella nostra ‘curation’ – selezione curata d’arte – corrente. Al contempo, utilizziamo la stessa filosofia quando si tratta di organizzare mostre fisiche: lo spazio d’esposizione deve essere sempre adeguato all’artista che vi viene esibito. Cerchiamo sempre di creare un dialogo fra l’ambiente e le opere esposte – che sia di armonia, come Proprioception | Manuele Cerutti all’Istituto Italiano di Cultura a Londra lo scorso Aprile, o disaccordo, come Michael Armitage, Paul Kneale & Tabor Robak lo scorso Novembre a Torino. Sono ancora convinto che sia necessario incontrare e confrontarsi con un’opera d’arte in persona. Però, con l’avanzare della tecnologia, poiché siamo sempre più abituati a vivere, imparare ed esplorare il mondo attraverso i social media come Instagram, l’esperienza ‘tradizionale’ dell’arte non sarà più sufficiente. Per questo ARTUNER si impegna a unire i vantaggi dei due mondi, quello reale e quello virtuale, per offrire un servizio unico ai nostri clienti e visitatori.

Oltre alla sua attività curatoriale Artuner è un importante punto di riferimento per collezionisti ma nello stesso tempo anche per amanti dell'arte che per la prima volta si addentrano in questo mondo. In quale tipologia di arte dovrebbero investire i nuovi collezionisti?
 
Come consiglio sempre: quando si colleziona, soprattutto all’inizio e in particolare se si ha interesse negli artisti emergenti, è necessario adottare un duplice approccio. Premetto che non c’è una formula fissa o sicura di come collezionare con successo. È senza dubbio un processo, ma queste linee guida mi sono spesso tornate utili. Innanzitutto, bisogna acquistare opere che piacciano veramente, in cui si crede, con cui sia piacevole vivere. Allo stesso tempo, è consigliabile accostarsi a degli esperti del settore, che saranno in grado di suggerire i talenti più promettenti, e le opere che più si accostano al gusto del singolo collezionista. Tutti gli artisti esposti ad ARTUNER sono stati selezionati con cura e benchè alcuni siano estremamente diversi gli uni dagli altri, siamo convinti che incarnino in qualche modo lo spirito della loro generazione. Da un lato abbiamo lavori di pittori all’apparenza ‘tradizionali’ come Manuele Cerutti, le cui nature morte mettono in questione la passività degli oggetti che ci circondano, o David Czupryn, i cui quadri creano con precisione iperrealistica ibridi al confine fra mondo naturale e artificiale. Dall’altro lato dello spettro vi è Paul Kneale, con i suoi ‘scanner paintings’ che utilizzano la luce, la fragilità e i difetti di produzione di macchinari quotidiani come gli scanner per creare esplorazioni sul tempo e il nostro rapporto con la tecnologia.

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 A volte si fanno grandi mosse nel sistema, collaborazione con curatori, art dealer e istituzioni. Sono queste le figure professionali che muovono il sistema?

Come in ogni settore, anche in quello dell’arte contemporanea vi sono delle figure che sono più influenti di altre. Oltre ai curatori, gli art dealer e le istituzioni già menzionati, aggiungerei un’altra figura chiave: il critico d’arte. Spesso tutti questi personaggi hanno dedicato la loro vita – sia accademica che lavorativa – alla materia. La loro opinione è rilevante e la loro approvazione viene ricercata non tanto come rito di passaggio obbligato, ma piuttosto poiché sono dei veri esperti e possono fornire preziose linee guida per il futuro.

La rivista si chiama Quid Magazine in quanto vuole indagare sul quid del processo artistico. Per Eugenio Re Rebaudengo, l'essere artista di talento, è una questiona di ''quid'', magari sviluppato dopo anni di studio, ma ugualmente dovuto ad una dote innata, o il tutto assume una qualità superiore solo dopo tanto mestiere?

Certamente nel settore creativo in generale – e dunque anche per gli artisti nello specifico – il talento, il “quid”, costituisce una componente fondamentale e necessaria, benché spesso non sufficiente. Quindi per un artista è molto importante anche il percorso, partendo dalle opportunità offerte da scuole e accademie nonché dai professori e tutor che li affiancano. Importantissimi sono anche i curatori, galleristi e collezionisti che supportano il loro lavoro, soprattutto nei primi anni di carriera.

 

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