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La curiosità intelligente, la funzione dell'arte e della critica, il positivo mutamento 

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Lo storico dell'arte Francesco Poli, ci parla del progresso dei classici canoni estetici, mettendo in luce ciò che nobilita il fattore artistico e gli ''spazi'' che ne veicolano il valore economico e intellettuale.

  

By Redazione

L’arte concettuale e l’inossidabile figurazione, a cosa andiamo incontro? Alla 57. Biennale in quasi tutti i Padiglioni abbiamo visto sia l’uno che l’altro… 

Le due cose non sono affatto incompatibili, da un lato c’è l’arte concettuale e tutta l’arte della storia che ha da sempre avuto una componente concettuale, fino ad arrivare alle ricerche più estreme del ‘900; basti pensare alle avanguardie che hanno portato ad una essenzializzazione dell’operazione artistica e dell’idea dell’opera stessa. Dall’altro lato c’è la figurazione che non è più soltanto una rappresentazione più o meno mimetica della realtà ma, nella maggior parte dei casi, da parte degli artisti, è un’operazione metalinguistica, è un lavoro di riflessione sulle possibili modalità che i linguaggi visivi hanno di rappresentare quanto ci circonda in tutti i suoi aspetti.

Chi sono gli artisti contemporanei che si distinguono per operato e ricerca nel mondo dell’arte?

Non voglio fare una graduatoria su quello che mi piace di più, potrei ma diventerebbe lungo. Ci sono due grandi categorie la prima che è quella conosciuta dal grande pubblico,  quella che possiamo definire delle ‘’super star’’ dell’arte come: Koons, Hirst, che puntano su due elementi che fanno scattare l’attenzione. Da un lato la finanziarizzazione dell’arte e dall’altro la comunicazione, provocando l’ampliamento dell’informazione di notizie di contorno della dimensione mondana intorno a questi artisti. Si tratta di finanziarizzazione e comunicazione portati all’eccesso. Mi viene in mente un bellissimo aforisma di Oscar Wilde che già nel 1900 esatto diceva: “Oggi si conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla”. La seconda categoria, che a me sta a cuore, è quella più fondamentale per lo sviluppo e l’approfondimento culturale in generale: è la categoria degli artisti di ricerca che spesso  sono conosciuti nel mondo dell’arte solo dagli esperti del settore oppure vengono emarginati aspettando anni prima che ci sia una focalizzazione di attenzione attorno alla loro ricerca. Molti artisti meno conosciuti lavorano sulla qualità e sulla creazione di un nuovo linguaggio. Faccio un esempio di un grande artista, ma non conosciuto dal grande pubblico: Bruce Nauman, un artista di 76 anni che ha avuto un’influenza decisiva nel rinnovamento artistico degli ultimi decenni. La cosa importante è che il lavoro degli artisti di qualità non invecchia anzi si sedimenta e cresce di importanza progressivamente nel tempo, diversamente dal lavoro degli artisti “di moda” che hanno un successo immediato il quale però si sgonfierà e verrà relativizzato come importanza nel contesto artistico.

Cos’è la ricerca? Diciamoci la verità, non siamo ancora molto legati ad una certa tendenza del bello classico?

Il bello classico non so più quasi cosa sia, si dovrebbe ritornare ai canoni dell’arte antica o rinascimentale o all’evoluzione successiva dei canoni estetici. Già dalla poetica romantica del ‘800 in poi, il bello classico rinascimentale non è più legittimato in pieno. La ricerca degli artisti veri è legata alla possibilità di dare un contributo il più possibile essenziale, nella loro specificità e nei loro limiti. È la capacità di reinventare la visione del mondo, le prospettive attraverso cui ci relazioniamo con le varie dimensioni della realtà. La ricerca è la capacità di sorprenderci facendoci vedere quello che abbiamo davanti in modo diverso e inedito, con tutte le tecniche possibili, non per creare spettacolarizzazione, ma come modalità necessaria per mettere a fuoco al meglio i valori a cui si tende.

Quali sono secondo lei le tappe obbligate che un artista deve compiere per ‘’esistere’’ nel mondo ufficiale dell’arte?

Un artista non deve necessariamente fare le scuole d’arte anche se può essere utile venire a contatto con professori preparati, con giovani con cui mettersi in discussione. La cosa importante è conoscere il sistema dell’arte, le situazioni e i ruoli che i protagonisti hanno nei processi di formazione e valorizzazione e di legittimazione culturale, ma ovviamente non basta. Le opere d’arte esistono nel momento in cui entrano in un circuito pubblico, collettivo al fine di essere conosciute e divulgate. La cosa non è facile e per farlo ci sono due strade: la prima è quella di una certa categoria di  professionisti senza grande originalità che cavalcacano con più o meno abilità le onde di gusto e si sentono arrivati se la loro opera ha un qualche risconto di mercato e di “popolarità”. Oppure ci sono quelli che non seguono il gusto e creano opere che non vengono subito capite, e sono consapevoli che bisognerà aspettare molto tempo o tutta la vita per essere compresi e accettati. In ogni caso è necessario entrare in contatto con persone che conoscono l’arte, come ad esempio bravi curatori, critici intelligenti, artisti che aiutano gli altri artisti, collezionisti di qualità che sono molto rari.

 

centre culturel francaise 2006 willy darko francesco poli

A sinistra Francesco Poli

 

Quanto la critica d’arte può influire sul mercato di un artista?

Bisogna distinguere la funzione critica, di selezione e di giudizio, funzione che viene sviluppata non solo da critici ma anche da persone che nel mondo dell’arte sono considerate autorevoli dal punto di vista della scelta. La critica d’arte ha sempre la funzione essenziale della valorizzazione qualitativa, di mettere a fuoco l’importanza del lavoro di un artista in rapporto al quadro culturale con cui viene a confrontarsi.

Secondo lei, per l’artista, è più produttivo un percorso nelle gallerie private o nei musei/istituzioni?

Ad alto livello le due cose non sono separate, non esiste un percorso solo in galleria privo di spazi pubblici, se non per artisti operanti a livello locale o in situazione marginale o troppo eccentrica. Le gallerie sono fondamentali perché sono le piattaforme attraverso cui si presentano i lavori, si crea la connessione tra la proposta qualitativa culturale e l’offerta di tipo mercantile. La galleria non può lavorare a buon livello se non è connessa con le attività degli spazi espositivi pubblici o delle fondazioni con una funzione pubblica. La galleria importante ha sempre le capacità di proporre e di esporre il lavoro di artisti validi già nel momento del decollo. Più è autorevole la sede espositiva e più è elevato il ritorno di immagine, sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista di legittimazione sul piano delle quotazioni.

Cosa ne pensa della vendita online delle opere d’arte?

È possibile e sufficientemente credibile un mercato online di opere anche di qualità ma non di grandi quotazioni, questo mercato funziona per esempio nel campo del design, per la grafica d’artista oppure per le opere di artisti minori. Tuttavia quando si tratta di guardare, osservare opere con prezzi importanti il collezionista vuole avere una visione diretta, sia nelle aste sia nelle gallerie. A differenza di un libro che si può comprare online in quanto il contenuto è autentico, per le opere d’arte, in quanto pezzi unici, è essenziale la visione diretta.

Esistono ancora quei mercanti che vanno a cercare gli artisti presso i loro atelier?

Si certo, il lavoro di scounting, di ricerca di nuovi talenti, viene svolto o da giovani curatori che poi consigliano ai galleristi quali opere esporre, oppure sono i galleristi stessi, quelli curiosi e intraprendenti, che vanno in atelier a guardare e selezionare le opere. 

Recentemente abbiamo fatto delle analisi, e senza fare troppi nomi, abbiamo notato che ci sono artisti contemporanei viventi, storicizzati, molto titolati, con un curriculum mozzafiato, per farla breve, che hanno ancora un coefficiente troppo basso… a cosa è dovuto questo problema? Diciamo che per chi lavora come artista, il dato non equilibrato, tra carriera e quotazioni, può rivelarsi davvero scoraggiante.

La definizione delle quotazioni è una cosa molto complicata, funziona per livelli e per circuitazione delle opere. Se gli artisti sono rappresentati o esposti da gallerie che sono legate a circuiti internazionali, che vengono selezionate e invitate alle fiere ed eventi importanti, loro fanno parte di un circuito con un  potere contrattuale maggiore e possono essere proposti con prezzi maggiori. A livello d’élite su alcuni artisti ci sono delle operazioni finanziarie che costruiscono delle vere e proprie strategie speculative portando a delle distorsioni anche spettacolari di quotazioni. Ma come ha detto, ci sono non pochi artisti di grande qualità riconosciuti all’interno della storia dell’arte che sono al di fuori dei giochi, di questi grandi mercati e si trovano con delle quotazioni più basse per la mancanza di un certo tipo di supporto di sistema. Dipende anche da altri fatto tra cui quello della nazionalità. Per esempio gli artisti americani di successo hanno quotazioni più alte rispetto agli italiani. Facciamo un esempio: tra Twombly e Fontana, il secondo è anche più importante, ma il primo vale sette, otto volte di più e questo non ha nessun senso se non dal punto di vista del mercato e degli investimenti. Tutto dipende anche dalla quantità delle opere di un certo artista su cui la galleria può lavorare.

La rivista si chiama Quid Magazine in quanto vuole indagare sul quid di ogni processo: artistico, mentale, ecc. Per Francesco Poli dove risiede questa scintilla?

La curiosità intelligente. Quando si innesca la curiosità per le cose significative e importanti, ma anche per quelle che non si capiscono, essa diventa la molla  per mettere in discussione e verificare sempre la veridicità di qualsiasi giudizio o pregiudizio. Non bisogna mai accontentarsi di quello che si conosce. La curiosità intelligente è quella scintilla che per me si può definire il quid.

Progetti imminenti? A cosa sta lavorando?

Ho recentemente pubblicato due libri. Il primo con Francesco Berdardelli sul problema del rapporto tra lo spazio dell’opera e lo spazio intorno all’opera che si intitola “Mettere in scena dell’arte contemporanea” (edizione Johan&Levi). Il secondo è uscito di recente, un mese fa, ed è una biografia di un artista storico molto ammirato ma poco conosciuto e amato, intitolato “Il pittore solitario Seurat e la Parigi moderna” (Ed. Electa). Inoltre sto lavorando a un saggio intorno al tema della spettacolarizzazione dell’arte contemporanea, un libro con un taglio più sociologico per l’editore Laterza.