Mike Nelson. L’Atteso
 
 
 

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 Mike Nelson. L’Atteso

L'artista realizza un nuovo progetto, pensato appositamente per gli spazi delle Officine Grandi Riparazioni.

Dal 2 novembre 2018 al 3 febbraio 2019 le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano L’Atteso, la prima mostra personale in un’istituzione italiana dell’artista inglese Mike Nelson, a cura di Samuele Piazza. Il 2 novembre, anticipando la Notte delle Arti Contemporanee, le OGR proporranno un opening gratuito per il pubblico dalle 19.00 alle 22.00.

Mike Nelson – che ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 2011 ed è stato due volte candidato al Turner Prize – realizza un nuovo progetto, pensato appositamente per gli spazi delle Officine Grandi Riparazioni. 

Il Binario 1 appare completamente trasformato in un “luogo altro” da un’installazione su larga scala che va a occupare l’intera navata con un intervento poderoso ma, allo stesso tempo, quasi intimo: lo spazio ex-industriale è reso irriconoscibile, generando un effetto straniante in cui il visitatore è chiamato a trovare il suo percorso personale, a esplorare liberamente gli elementi presenti alla ricerca degli indizi necessari per costruire la propria individuale narrazione. Come preannunciato dal titolo, un clima sospeso ed enigmatico caratterizza l’installazione, formata da un paesaggio che sembra uscito dalle immagini di un film e in cui diverse memorie e stratificazioni materiali creano una narrazione aperta a molteplici letture. Emergono le tematiche del viaggio (metaforico e reale) e della mobilità, entrambe care all’artista: una sorta di fil rouge di questo racconto che, nella cornice delle OGR, dove per un secolo si sono riparati i treni, trova una sponda ottimale per amplificare il senso di un’opera lasciata volutamente priva di chiavi di lettura predefinite.

Primo tassello di questo percorso è una piccola scultura, Untitled (intimate sculpture for a public space) (2013) che accoglie il visitatore nel foyer delle Officine Nord: un sacco a pelo posizionato a terra, racchiuso in una teca, omaggio alla memoria di un amico e collaboratore, Erlend Williamson, artista e appassionato scalatore che con Mike Nelson aveva condiviso interessi e lunghi periodi di ricerca, mancato durante una scalata mentre stava viaggiando per raggiungere l’amico.

La scultura, con la sua presenza intima e discreta fa da contraltare all’intervento visibile attraverso la vetrata d’accesso al Binario 1: la soglia trasparente permette di vedere un ammasso di detriti e materiali di risulta, un cumulo terroso frutto di demolizioni che sembra premere sulla parete a vetri.

Un’enorme struttura in legno, simile a una impalcatura, in un primo momento visibile solo dal retro, conduce all’interno dello spazio. La scultura sembra un grande cartellone pubblicitario o lo schermo di un drive-in: è necessario oltrepassarla per trovarsi definitivamente all’interno di un ambiente buio dove, tra una distesa di macerie pressate, stazionano una ventina di automobili parcheggiate, coperte di polvere, in stato di abbandono. Non è chiaro perché le macchine siano in quello stato, ma diversi oggetti che raccontano le memorie dei loro possessori sono ancora distribuiti tra i sedili e portano traccia del passato del luogo e di questi personaggi. Solo poche fonti luminose e sonore guidano l’esplorazione dei visitatori, chiamati a interagire con gli elementi di questa complessa installazione, immersi in una sospensione spaziale e temporale che rende indefiniti i contorni esistenziali, prima ancora che visivi.

L’intervento di Mike Nelson per le OGR unisce fonti di ispirazione diverse in un nuovo lavoro, in cui le diverse suggestioni si ampliano in un continuo gioco di rimandi: l’ammasso di detriti che forma il pavimento su cui i visitatori si trovano a camminare ricorda un intervento di Land Art alla De Maria, trasformando però il suolo dell’installazione nella terra battuta di un parcheggio, in cui risultano ben visibili i resti di vecchie costruzioni, frammenti di piastrelle o materiali di risulta.

Una collisione di temporalità diverse sembra caratterizzare l’installazione: un passato recente e una dimensione quasi archeologica (o potrebbe trattarsi di un prossimo futuro?), si uniscono materializzando un presente distopico: le automobili, scelte tra i modelli ancora ritrovabili nella vita quotidiana, si uniscono all’idea di precarietà che le macerie veicolano, all’ambiguità tra una demolizione da poco avvenuta, un’apocalisse in atto e una ricostruzione possibile. Nelson ancora una volta interviene con una trasformazione radicale dello spazio che con lo spazio dialoga, creando un’atmosfera di attesa e di sospensione – che richiama alla memoria grandi maestri del cinema come Michelangelo Antonioni e Dario Argento, o artisti del calibro di Ed Kienholz, tutti fonti della nuova opera – creando un limbo fisico ed emotivo carico di fascino e complessità.

L’idea di trasformazione, cardine della programmazione di OGR, si materializza dunque in una struttura narrativa che emerge dalle modifiche dell’architettura in relazione alla storia dell’edificio e agli oggetti attentamente selezionati dall’artista e da lui trasformati in sculture nello spazio, per creare un’articolata stratificazione di senso e un percorso con molteplici livelli di lettura, dal viaggio onirico alla fantascienza.