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Giovanni Ozzola, Through a day, Courtesy the artist and Galleria Continua

 

Artissima con Giovanni Ozzola alla Galleria Cracco

Artissima diventa guest curator di Galleria Cracco, che dal 2018 trasforma le lunette sopra le vetrie del Ristorante Carlo Cracco in installazioni site specific commissionate ad artisti contemporanei italiani. 

Artissima diventa guest curator della nuova installazione destinata alle lunette sopra le vetrine del Ristorante Carlo Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano invitando l’artista Giovanni Ozzola (Firenze, 1982) a confrontarsi con lo spazio.

La partecipazione al quarto episodio di “Galleria Cracco” amplifica il dialogo con Sky Arte, già media partner della fiera. Il progetto è stato concepito dallo chef Carlo Cracco insieme all’agenzia di comunicazione Paridevitale e a Sky Arte per sostenere l’arte contemporanea italiana portandola in un luogo simbolo del made in Italy.

La nuova installazione di Giovanni Ozzola intitolata Through a Day sarà visibile a partire dal 22 ottobre 2019 fino ad aprile 2020. Toscano di nascita ma viaggiatore instancabile, Ozzola per il progetto Galleria Cracco ha scelto di catturare il passare del tempo attraverso immagini di spazi industriali abbandonati segnati da graffiti, illuminate da “tondi di cielo” degli oculi che innescano un inaspettato effetto trompe l’oeil, aprendo lo sguardo a un orizzonte impossibile. L’artista, nel suo lavoro, parte dall’osservazione del mondo nei suoi dettagli quotidiani attraverso l’analisi dello spazio e della luce, per cercare di fissare momenti fugaci capaci di catturare la relazione spirituale tra l’uomo e l’universo. Giovanni Ozzola ricorre a diverse pratiche quali fotografia, video e installazione per dar vita ad opere caratterizzate da un forte senso pittorico, concentrandosi sul contrasto e sull’equilibrio tra le dimensioni di luce e buio, tra il misticismo e la realtà.
 
In Through a Day, le aperture circolari che sfondano lo spazio delle lunette – evocando espedienti caratteristici del barocco – lasciano illusionisticamente immaginare l’esistenza di una dimensione altra ed astratta all’interno dell’edificio, in contrasto con l’estetica urbana, industriale e abbandonata, delle superfici che invece affacciano sulla Galleria, integrandosi con l’architettura neoclassica del contesto.“La struttura Neorinascimentale della Galleria Vittorio Emanuele è un passaggio, sia fisico che simbolico: protetti dalla storia non solo architettonica del luogo ci confrontiamo con il nostro presente sospeso tra armonia e contrasto come nella cucina di Carlo Cracco – dichiara l’artista Giovanni Ozzola. Il nostro individuale cammino, il susseguirsi dei giorni legati ad una storia che tocca ciascuno andando oltre il singolo individuo. Il segno lasciato come graffito afferma l’esistenza del singolo, ma la parete colma di segni diventa la mappa che racconta un luogo e un tempo...”
 
Nelle parole di Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima: “Giovanni Ozzola riesce a rivelare una dimensione emotiva nelle sue fotografie in cui ritrae luoghi inaspettati con spicchi di cielo e di acqua. In questo intervento site specific, il cambiamento dei toni di luce nelle tre lunette racconta l’evoluzione di una giornata e dei suoi orizzonti”.
 
Dall’apertura del Ristorante Carlo Cracco nel febbraio 2018, le tre lunette si sono trasformate, grazie agli interventi di Patrick Tuttofuoco, e successivamente dei MASBEDO e di Goldschmied & Chiari, in vere e proprie vetrine d’arte fruibili gratuitamente da tutti coloro che ogni giorno attraversano la Galleria, confermando la vocazione pubblica del progetto.

Giovanni Ozzola
Nato a Firenze nel 1982, attualmente vive e lavora alle Isole Canarie, Spagna.
Il lavoro di Giovanni Ozzola è stato esposto a livello internazionale presso numerose istituzioni pubbliche e private, tra le esposizioni più recenti: IF I HAD TO EXPLAIN, YOU WOULDN’T UNDERSTAND, FOSUN FOUNDATION, SHANGHAI, CHINA; Pitch Black, Museo Fundación Unicaja Joaquin Peinado, Málaga, Spagna; Foundation Louis Vuitton, Parigi, Francia; MANIFESTA 12, evento collaterale, Palazzo Mazzarino, Palermo, Italia; MAXXI, Roma, Italia nel 2018; Untitled Association Lynchen, Berlino, Germania; District 6 Museum, Cape Town, Sud Africa; Le sue opere sono conservate in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui il MART di Rovereto, in Italia; Chelsea Art Museum a New York, Stati Uniti; Sharjah Maraya Art Center a Dubai; Mori Museum a Tokyo in Giappone; Schunck-Glaspaleis a Herleen, Paesi Bassi; Künstlerhaus Palais Thurn Und Taxis, a Bregenz in Austria; Man Museo d’Arte, Nuoro, Italia; Waseda University, Tokyo, Giappone; Centre d’Art Bastille, Grenoble, Francia; GC, AC, Monfalcone, Ita- lia; Viafarini Docva, Milano, Italia; Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro, Italia; OCAT - Contemporay Art Terminal, Shanghai, Guandong Museum of Art, Guangzhou, Cina; 2139, Jeddah, Arabia Saudita; District Six Museum, Città del Capo, Sudafrica, Star Museum, Shanghai, Cina. Tra I premi: “Premio Terna” (2008), “The Talent Prize” (2010) e il “Premio Cairo” (2011), Seat Pagine Gialle, Regione Toscana (2007).


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Man Ray. The Fifty Faces of Juliet, 1941/1943. Cm 39,5 x 34 x 2,7. Collezione privata. Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Man Ray Trust by SIAE 2019.  

 

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra wo/MAN RAY

Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte, tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna.

"Solo da Man Ray potevamo attenderci la Ballata delle donne del tempo presente”, scriveva André Breton a proposito dei ritratti femminili del genio nato a Philadelphia nel 1890, sbarcato a Parigi nel 1921 e lì divenuto protagonista assoluto delle stagioni dadaista prima e surrealista poi.

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica.

In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria - giocosa e raffinatissima - riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza di Juliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943-1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni.
Queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina. Ecco allora gli splendidi ritratti dei protagonisti di quella stagione di Berenice Abbott, le stranianti visioni della quotidianità di Lee Miller e di Dora Maar: figure, tutte, che oggi ottengono i meritati riconoscimenti al loro lavoro artistico, all’interno di una generale revisione dei modi di narrazione della storia dell’arte del Novecento.
A rappresentare l’opera di Berenice Abbott saranno in mostra i ritratti scattati tra il 1926 e il 1938 a Parigi e a New York, capitali dell’arte di avanguardia della prima metà del XX secolo, come quello iconico a Eugene Atget o James Joyce. Dora Maar - alla quale nello stesso periodo della mostra Centre Pompidou e TATE Modern dedicheranno la prima grande ricognizione mondiale - sarà presente con opere riconducibili ad un linguaggio di street photography e di paesaggio come in “Gamin aux Chaussures Dépareillés” (1933). L’indagine del corpo femminile sarà il fulcro del lavoro di Lee Miller, con numerosi autoritratti e nudi di modelle e modelli che lavoravano con lei sia in ambito di ricerca che di fotografia di moda.

Una mostra unica, dunque, sia per la qualità delle fotografie esposte, sia per il taglio innovativo nell’accostamento insieme biografico e artistico dei protagonisti di queste vicende. Un grande repertorio di immagini a disposizione del pubblico reso possibile grazie alla collaborazione con numerose istituzioni e gallerie nazionali e internazionali dallo CSAC di Parma all’ASAC di Venezia, dal Lee Miller Archive del Sussex al Mast di Bologna alla Fondazione Marconi di Milano. Realtà che hanno contribuito, tanto con i prestiti quanto con le proprie competenze scientifiche, a rendere il più esaustiva possibile tale ricognizione su uno dei periodi più innovativi del Novecento, con autentici capolavori dell’arte fotografica come i portfoli “Electricitè” (1931) e il rarissimo “Les mannequins. Résurrection des mannequins” (1938), testimonianza unica di uno degli eventi cruciali della storia del surrealismo e delle pratiche espositive del XX secolo, l’Exposition Internationale du Surréalisme di Parigi del 1938.

Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, la mostra sarà accompagnata da un catalogo contenente la riproduzione delle opere esposte, i saggi dei curatori e di altri studiosi, nonché essenziali note bio-bibliografiche.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

INFORMAZIONI

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 - Torino www.camera.to |Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

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Mo(nu)mentum.  Robert Morris 2015 - 2018 alla Galleria Nazionale

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal 15 ottobre al 26 gennaio celebra un artista fondamentale per la storia dell’arte contemporanea.

A distanza di circa 40 anni dalla prima mostra personale di Robert Morris tenutasi nel 1980, a cura di Ida Panicelli e dedicata alla scultura minimal, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal 15 ottobre al 26 gennaio celebra un artista fondamentale per la storia dell’arte contemporanea, maestro del Minimalismo americano di cui è stato uno dei fondatori, della Process Art e della Land Art, per citare solamente alcune grandi correnti che hanno rappresentato tappe di una ricerca incredibilmente prolifica e multidirezionale durata una sessantina di anni.

Mo(nu)mentum. Robert Morris 2015 - 2018 a cura di Saretto Cincinelli è la prima mostra che viene dedicata all’artista dopo la sua morte, avvenuta nel novembre del 2018, ed espone una serie di opere realizzate da Morris negli ultimi anni della sua attività e mai esposte prima in Europa. Sono sculture che richiamano figure umane appartenenti alle due serie MOLTINGSEXOSKELETONSSHROUDS, realizzate in tela belga bagnata in una particolare resina e apposta su modelli per ottenerne la forma, e Boustrophedons, in fibra di carbonio, esposte rispettivamente nel 2015 e nel 2017 alla Galleria Castelli di New York. L’inedita relazione spaziale tra i due nuclei esposti in questa occasione alla Galleria Nazionale nasce da un progetto concordato con lo stesso Morris prima della sua scomparsa.

I recenti gruppi scultorei di Morris testimoniano il crescente interesse dell’artista per la figura umana e per l’opera dei maestri del passato, segnando una svolta anche nel suo vocabolario formale che sembra affrancarsi definitivamente dal senso di ordine e astrazione tipiche di una parte dell’avanguardia americana per orientarsi verso elementi più marcatamente barocchi e allegorici. In questa esposizione, oltre ai richiami a Donatello risuonano espliciti anche quelli a Auguste Rodin, ai tardi disegni di Francisco Goya, alle statue piangenti dello scultore gotico Carl Sluter.

Utilizzando materiali associati alla pittura, come il lino belga e la vernice, per formare sudari di figure scultoree, Morris crea notevoli tensioni: tra l’apparente presenza delle figure e la loro assenza, tra l’idea di scultura come un’arte eminentemente spaziale e quella dei gruppi di figure interagenti tra loro che rivela un trattamento quasi pittorico e, infine, tra lo spettatore e la sua percezione di ogni singola scena.

Informazioni

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

viale delle Belle Arti, 131 - Roma

T +39 06 3229 8221

orari: dal martedì alla domenica 8.30 - 19.30 (ultimo ingresso 18.45)

lagallerianazionale.com

 

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RICARDO CARIOBA con "Non Linear Spatial Normalizations"

FuturDome per la prima volta in Europa, presenta l’opera e il perscorso di Ricardo Carioba. 

FuturDome presenta dal 10 Ottobre al 23 Novembre, per la prima volta in Europa, l’opera e il perscorso di Ricardo Carioba (São Paulo, 1976). All’interno degli spazi saranno presentati quindici installazioni interamente attraversabili, una serie di lavori fotografici e un progetto specificatamente creato per FuturDome. Nell’oscurità del piano interrato, Ricardo Carioba amplifica la percezione dei legami tra suoni e immagini, basandosi sulle informazioni visive derivanti tanto dallo sguardo quanto dall’acustica sonora. Il livello armonico e il piano visuale creeranno una connessione stereofonica tra i nostri occhi e le nostre orecchie, dispiegando le fondamenta della spazialità e della percezione.
L’intento è di rivelare le frequenze di onde sonore e luminose, nel vuoto, attraverso l’imma- gine dello spazio e la sua narrazione. Il nuovo video verrà disposto attraverso un’intrigante struttura circolare, suddivisa in due parti, con l’intento di far dialogare indipendentemente i due emisferi del cervello umano. Il suono sarà alla ricerca di onde sinusoidali disegnate in strutture armoniche, così come ambienti scultorei ed interventi ritmici. In fine, il video analizza il suono in tempo reale e crea uno stato di sincronizzazione latente fra le frequenze In Non Linear Spatial Normalizations, il contesto diventa l’opera, non per estendere lo spazio artistico o pervadere la città, ma per trovare un tempo e un luogo assieme a coloro che attraverseranno il percorso, là dove ogni significato del suono e della luce tenderà a riformularsi.

Il titolo della mostra fa riferimento alla tecnica di Normalizzazione Spaziale, che viene spesso eseguita nel neuroimaging funzionale, adoperato nella scansione cerebrale.
Il ricercatore la esegue per determinare quali siano le aree che comunemente si attivano quando molteplici soggetti umani eseguono gli stessi compiti o vengono stimolati allo stesso modo. La ripiegatura non lineare, si attua invece a posteriori per poter contrastare la deformazione che le immagini del paziente possono presentare (a causa della respirazione, alterazioni anatomiche, movimenti e molti altri fattori).

Se nell'imaging neuro-medico, il confronto tra aree di percezione simili è ampiamente utilizzato, la scelta di una particolare modalità di misurazione delle similitudini è un parametro anche assimilabile alla pratica di Ricardo Carioba.

Nel suo lavoro il visitatore diventa un co-costruttore che conferisce un'identità innata al connubio tra suono e luce. Questo approccio offre tanti livelli di lettura quante saranno le persone che interagiscono con esso. Perché Carioba cerca una lingua che potrebbe vivere in uno spazio determinato e artificiale in grado di collegare tra loro persone che non si conoscono, all’interno di ambienti inquietantemente familiari.

In Non Linear Spatial Normalizations, le rifrazioni della luce come in Sem título (2014), potranno essere manipolate in termini di velocità, grazie alla posizione geometrica del foro al centro di ciascuna proiezione; di conseguenza, le singole unità acustiche intrinsecamente autonome, formeranno un registro visuale infinitamente variabile. La struttura artistica delineerà una fornitura di materia selettiva; quel che poi accadrà con questo materiale, quali suoni veranno prodotti utilizzandolo, non è prevedibile, ma ogni volta si conformerà come il prodotto unico del caso. Carioba ha sviluppato, infatti, un sistema di notazione radicale e minimalista per questo lavoro: una grammatica visiva in cui il linguaggio è presentato come una disposizione di spettrografie non lineari.

L'artista ha concepito un campionamento e un paesaggio visivo, studiati site-specific per l’edificio di FuturDome: lo spazio principale mostrerà progetti audiovisivi, orchestrati come un insieme sinfonico, testando i limiti della percezione e visualizzando i flussi di dati invisibili che permeano il nostro mondo. Per la sua prima mostra monografica in Europa, Carioba compone in modo elaborato suoni, elementi visivi, materie invisibili, fenomeni fisici e nozioni matematiche secondo installazioni avvolgenti e foto inedite. Accanto a puri ambienti musicali, Carioba ha lavorato a progetti di installazione a lungo termine: Perspectiva Sobre Fundo Negro (2010) composto da immagini in movimento, sculture, suoni e nuovi media che esplorano il modo in cui le visioni astratte della realtà vengono utilizzate per codificare, comprendere e controllare l’universo del vuoto. Mentre la serie Nervo (2017) è costituita da interventi su larga scala che impiegano un'intensa luce bianca come materiale scultoreo, in grado di trasformare diversi luoghi privati in dimensioni pubbliche, come accaduto in Brasile.

All'interno degli spazi FuturDome, la dialettica tra suono e luce nella pratica di Ricardo Carioba assume un'ulteriore concretezza, in particolare nelle sculture diffuse di Horizonte Negro (2013) che mettono in contatto le speculazioni matematiche e geometriche neoplatoniche del profilo del mondo con il dibattito contemporaneo sulle dimensioni acustiche dell'architettura. Il letterale e il metaforico, la mente e il mondo, la scienza e l’arte rinascono. Allo stesso tempo scientifico ed estetico, questo percorso di Carioba attraversa il divario tra suono e visione guidato da epifanie che sono direttamente fisiche, accessibili al pubblico e che rimangono manifestamente sensoriali. Éter (2011) si presenta come il coronamento del procedere sinestetico di Carioba, moltiplicando intuizioni poetiche e storiche all'ennesima potenza.

Info

10 Ottobre 2019 - 23 Novembre 2019

OPENING: mercoledì 9 ottobre ore 18.30 – 22.30

ingresso libero dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 19.30

via Giovanni Paisiello 6, 20131 Milano 

Si ringraziano: Knauf, BenQ, CityScoot, Iuta Bistrot e Cantine Contadi Gasparotti.

 

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#Art4GlobalGoals

In mostra i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite interpretati dal giovane artista tedesco Leon Löwentraut.

In mostra i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite interpretati dal giovane artista tedesco Leon Löwentraut. La mostra è visitabile gratuitatamente tutti i giorni nelle Sale Fabiani.  

Dal 5 al 27 ottobre le Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi ospitano la mostra #Art4GlobalGoals, di Leon Löwentraut che sbarca a Firenze grazie ad un corale progetto internazionale.

“Arte per gli obiettivi globali”, questo il titolo e lo scopo del progetto, che mira a sensibilizzare la cittadinanza – attraverso un’esposizione itinerante – verso la conoscenza dei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (noti come SDGs o Global Goals): 193 nazioni, imprese e società civile, insieme alle Nazioni Unite, hanno iniziato a mobilitare gli sforzi per raggiungere l'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile entro il 2030. Perché una mostra d’arte? Perché l’Agenda 2030, per apportare le trasformazioni sociali che si prefigge, punta a permeare ogni aspetto della società: dalla politica alle imprese, dalla scienza all’educazione. La campagna è nata su iniziativa dell’Ambasciatrice Speciale UNESCO e presidentessa della Fondazione YOU, Dr. h. c. Ute-Henriette Ohoven, in collaborazione con Geuer & Geuer Art.

#Art4GlobalGoals è sostenuto dall’UNESCO e Patrocinato dal Ministero della Cooperazione allo Sviluppo della Repubblica Federale Tedesca (BMZ). La mostra itinerante internazionale #Art4GlobalGoals presenta i 17 obiettivi attraverso le opere d’arte del pittore tedesco, stella nascente nel mondo dell’arte, Leon Löwentraut, che ha interpretato i temi in modo unico ed espressivo.

Ecco perché il Comune di Firenze – Assessorato alla Cultura, Moda, Design e la Città Metropolitana di Firenze hanno sostenuto l’approdo dell’esposizione artistica anche in Italia, in Palazzo Medici Riccardi, luogo frequentato ogni settimana da migliaia di visitatori da tutto il mondo. La mostra, organizzata da MUS.E, patrocinata da Città Metropolitana di Firenze, ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) e Ambasciata della Repubblica Federale di Germania-Roma, è allestita presso le Sale Fabiani ed è visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle 9:00 fino alle 19:00 (chiusa il mercoledì).

Un modo per amplificare un messaggio universale attraverso il linguaggio dell’arte: per la realizzazione del progetto è stato scelto un giovanissimo artista di soli 20 anni, Leon Löwentraut, nato in Germania nel 1998. Nonostante la giovane età, l’artista tedesco ha già esposto a New York, Basilea, Londra e Singapore ed è stato chiamato a dare voce con il proprio linguaggio artistico ai 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

 La mostra

La mostra #Art4GlobalGoals, fa così tappa in Italia dopo l’inaugurazione del 2018 a Parigi nella sede centrale UNESCO, dopo gli appuntamenti in Germania e il successo della scorsa primavera presso il Museo Statale delle Belle Arti A.S. Pushkin, San Pietroburgo. 17 tele di 160x120 centimetri, una per ciascun obiettivo globale. Ogni Goal è reinterpretato con uno stile espressivo che richiama esplicitamente le avanguardie tedesche del XX° secolo e che – per ammissione dello stesso artista – richiama l’arte di Picasso, di Andy Wahrol e di Basquiat. Nei quadri di Leon Löwentraut troviamo sì alcuni riferimenti formali ai suoi modelli, senza però alcuna identificazione – né intenzionale né integrale – con le loro immagini: l’artista ventenne catapulta nei suoi lavori un’inebriante libertà figurativa donando vita e movimento a tematiche tanto complesse quanto cruciali.

Ecco che nell’interpretazione di Löwentraut i Global Goals smettono di essere icona e si fanno espressione e storia: la gender equality è raccontata con un abbraccio di unione e unità, il secondo obiettivo (debellare la fame, raggiungere la sicurezza alimentare, ottenere una migliore qualità dell’alimentazione e promuovere un’agricoltura sostenibile) richiama l’episodio biblico della manna; e ancora a prendere vita tra colori squillanti sono scene che richiamano l’attenzione sulle risorse energetiche, sull’acqua, sull’accesso alle cure sanitarie e su ciascuno dei 17 Obiettivi.

Alle 17 tele se ne aggiunge una 18esima, di dimensioni maggiori, in cui l’artista ha voluto sintetizzare la propria visione dello sviluppo sostenibile.

Opere che stupiscono, incuriosiscono e invitano alla comprensione: i contenuti ratificati nell'Agenda 2030 hanno quindi ricevuto una forma visiva, espressione di una sensibilità artistica capace di contagiare con forza e colore la comunità globale.

I 17 Global Goals

Nel 2015, 193 capi di Stato insieme alla comunità mondiale hanno concordato 17 obiettivi per un mondo migliore da conseguire entro il 2030. I cosiddetti Global Goals hanno lo scopo di eliminare la povertà estrema, combattere le disuguaglianze, rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi e sicuri e fermare il cambiamento climatico e sono alla base della gestione del Sito Centro Storico di Firenze Patrimonio Mondiale UNESCO: “Adesso tocca a tutti NOI – governi, imprese, società civile, e pubblico in generale – lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi e costruire un futuro migliore per l’intera umanità. Se non ci attiviamo tutti per raggiungere i goals, non potremo conservare un mondo vivibile e umano.”

Mostra promossa dal Comune di Firenze – Assessorato alla Cultura, Moda, Design, Fondazione YOU, organizzata da MUS.E e Galleria Geuer&Geuer; patrocinata da Città Metropolitana di Firenze, ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile e Ambasciata della Repubblica Federale di Germania-Roma; promossa dell’ambito di “Non Farmi Muro”.