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4. Etiopia 2007 Sebastião Salgado AmazonasImages Contrasto

  Etiopia, 2007 © Sebastião Salgado AmazonasImages Contrasto

 

 Sebastião Salgado. Genesi al festival KUM!

La riflessione sulle Risurrezioni, tema di questa edizione del festival che ha la direzione scientifica di Massimo Recalcati, arriva a toccare, attraverso gli scatti di Genesi, anche quel patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta.

Nell’ambito del festival KUM!, ad Ancona  da venerdì  19 a domenica 21 ottobre per la seconda edizione, la settecentesca Mole Vanvitelliana ospita una grande mostra fotografica: Sebastião Salgado. Genesi. La riflessione sulle Risurrezioni, tema di questa edizione del festival che ha la direzione scientifica di Massimo Recalcati, arriva a toccare, attraverso gli scatti di Genesi, anche quel patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta. Le immagini di Genesi – l’ultima grande collezione del più importante fotografo documentario del nostro tempo – sono infatti una testimonianza e un atto di amore verso la Terra. L’esposizione sottolinea la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.

Genesi è un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni e raccoglie 245 eccezionali immagini in bianco e nero realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

Un’attenzione particolare è riservata alle popolazioni indigene ancora vergini, con le quali Salgado ha trascorso diversi mesi per poter realizzare gli scatti in mostra: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali nel Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto della Namibia e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea.

Una parte del suo lavoro è rivolto anche agli animali, che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione.

Curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Amazonas Images e Contrasto, la mostra è promossa dal Comune di Ancona e organizzata da Civita Mostre.

La mostra, alla Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli, sarà visitabile dal 29 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, compresi i giorni del festival. Per informazioni: www.mostrasalgadoancona.it

KUM! è organizzato dal Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura con la collaborazione dell’Assessorato ai servizi sociali e alle Politiche educative – con il contributo della Regione Marche e della Fondazione Cariverona, e il coordinamento organizzativo dell’associazione culturale Esserci, con Jonas Onlus.

Per informazioni sul festival: www.kumfestival.it – 339.4048493 – Facebook: @Kumfestival

 

 

 

Acquerello graffi in rilievo su carta cm73x102 2011 Copia

  Acquerello, graffi in rilievo su carta cm73x102 2011 (Copia).

 

I segni, i colori, lo spazio e la luce opere di Paolo Gubinelli

Si inaugura nelle sale espositive della Villa Castello che si inserisce in un progetto avviato negli anni precedenti dall'Assessorato al Cultura del Comune di Montale, con l’obiettivo di ospitare artisti contemporanei chiamati a dialogare sia con gli spazi della Villa.

Sabato 20 ottobre alle ore 17,00 presso la Villa Castello Smilea di Montale, si inaugura nelle sale espositive della Villa Castello, la mostra I segni, i colori, lo spazio e la luce opere di Paolo Gubinelli, che si inserisce in un progetto avviato negli anni precedenti dall'Assessorato al Cultura del Comune di Montale, con l’obiettivo di ospitare artisti contemporanei chiamati a dialogare sia con gli spazi della Villa Castello Smilea che con le opere di Jorio Vivarelli ospitate negli ambienti della Villa. 

Dopo le mostre di Staffan Nihlén,  Rossella Baldecchi, Massimo Biagi, Carlo Bertocci, è questa la volta del maestro Paolo Gubinelli con una carrellata delle sue opere delicate e poetiche, su carta o cartoncino, vetro, ceramica, polistirolo e plexiglass  in cui il segno, come evidenziato da Anna Brancolini nel suo testo critico: “apparentemente geometrico, incide le superfici o si materializza in rigorose piegature ... Un segno dagli esiti raffinati, talvolta quasi timoroso di far emergere le emozioni più profonde, le  tensioni più dilanianti, la quiete salvifica o i percorsi utopici disegnati dalla mente e dal cuore.

Un segno/altrove, potremmo definirlo, dell’uomo e per l’uomo; il segno di un homo faber che si situa entro e oltre il tempo individuale e storico, entro e oltre lo spazio che ci avvolge.

Per questo, ad un certo punto, incontra il colore, con le sue sfumature, le sue levità, le sue trasparenze, i suoi toni accesi o evanescenti, la sua luminosità madreperlacea o accecante.”

Paolo Gubinelli ha avuto modo di lavorare con e su testi poetici di Maria Luisa Spaziani, Adonis, Sanguineti, Zanzotto, Guerra, tanto per citarne solo alcune delle sue frequentazioni che lo hanno ugualmente visto a fianco di colleghi architetti e artisti che con la loro opera hanno segnato il Novecento (Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra,  Alberto Burri, Piero Dorazio...).

Della frequentazione e amicizia con Michelucci, è possibile ammirare in questa mostra a Villa Smilea di Montale, due disegni inediti, regalati tanti anni fa dall’architetto pistoiese al maestro Gubinelli, che volle proprio alcune carte dell’artista marchigiano a creare una suggestiva interazione con alcuni suoi mobili, presentati in una mostra,  presso Fantacci di Agliana.

Un’occasione questa che, peraltro, consente di tornare a visitare gli spazi della Villa Castello Smilea, imponente edificio nato come roccaforte difensiva, fu teatro nel 1537 di durissimi scontri tra le truppe fedeli a Cosimo I e i fuoriusciti fiorentini al comando di Piero Strozzi. Negli anni  fu sottoposta a lavori e ampliamenti per essere adattata a esigenze signorili.

Villa Castello Smilea

Via G. Garibaldi, 2/A - Montale (PT)

tel. 0573 952234/65

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Epiphany

Saranno esposte le opere site specific di varie misure e supporti, che non saranno specchio dei santini già creati ma un completamento a dialogo con lo spazio della chiesa

Sabato 20 ottobre a Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018, nella chiesa di Sant’Andrea degli Aromatari alle ore 18:30 sarà inaugurata la mostra Epiphany  a cura di Rosa Cascone e in collaborazione con lo studio legale Negri-Clementi visitabile dal 20 ottobre al 23 novembre.

In questa sede, riaperta per la prima volta per la collettiva, saranno esposte le opere site specific di varie misure e supporti, che non saranno specchio dei santini già creati ma un completamento a dialogo con lo spazio della chiesa.

Ognuno si cimenterà con la sua materia di studio e di ricerca, dialogando con il tema assegnatogli: Giulia Roncucci porterà una video installazione interattiva sul tema del sacrificio, Chiara Tubia con il tema dei misteri realizzerà un’opera di tessitura riprendendo l’arte del pizzo; Lara Verena Bellenghi affronta il tema della promessa con la delicatezza delle polveri, Jokhio Mahbub con il tema della testimonianza invierà un lavoro dal Pakistan, Ignazio Mortellaro si confronterà con il tema del trapasso relazionandosi con il mondo vegetale, Daniela Pellegrini sperimenterà diverse tecniche con il tema del prescelto e Barbara Uccelli performerà il tema della consunzione della materia. A loro, si affiancherà Edoardo Dionea Cicconi con una sua opera. Infine, sarà presente in mostra uno speciale lavoro di Desideria Burgio portato avanti alla residenza alla Fondazione Piccolo di Calanovella. Durante il periodo di apertura della mostra vi saranno diversi eventi collaterali ad integrazione del progetto. Il programma completo sarà pubblicato sul sito.

Per info: www.inxxxwetrust.info / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sosteneteci su https://www.beartonline.com // In xxx we trust

Nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 il progetto a cura di Rosa Cascone e in collaborazione con lo Studio Legale Negri-Clementi, In xxx we trust, si propone di osservare e analizzare tutti i diversi culti che la città ospita. Dopo un attento studio è stato possibile indagare i culti religiosi spogliandoli delle deformazioni che hanno acquisito nel tempo. Con questo proposito sono state affrontate le più disparate tematiche sacre ridotte agli aspetti più essenziali che nutrono quel rapporto reazionario all’atto di fede che diventa azione e che coinvolge all’unanimità i credenti.

Il progetto vuole indagare e promulgare una cultura di integrazione delle differenze proprio in una città oggi paradigmatica e molto vicina alla calda tematica delle migrazioni e dei migranti. È impossibile dividere la storia di Palermo con quella delle sue religioni e delle contaminazioni che tutt’ora esercitano una forte influenza sull’ambiente socio- culturale e artistico contemporaneo, continuamente arricchito dai risvolti migratori che negli ultimi anni popolano l’intera regione. Questi nuovi abitanti necessitano di casa, lavoro e luoghi di culto ed è in queste situazioni che si creano legami di mutua reciprocità.

I Temi

Ogni uomo porta con sé una fede che, a seconda della cultura sociale in cui cresce e vive, si manifesta in una determinata religione. In questa sede si analizzeranno le religioni presenti sul territorio e da queste saranno desunti sette temi comunicanti che saranno analizzati da ogni punto di vista: quello del visitatore, quello dello studioso, quello dell’artista, quello del profano e quello del sacerdote. I temi affrontati sono: la promessa; il prescelto; la testimonianza; il trapasso; la consunzione; i misteri; il sacrificio.

I santini e le processioni

Ogni tema verrà indagato da un artista diverso, per un totale di sette artisti che prepareranno un santino con la funzione di mappa. Queste mappe indicheranno sette percorsi per Palermo relazionati ai temi e che assumeranno così la forma della processione.

Le sette processioni si dirameranno nella città in cui le manifestazioni religiose sono presenti come ritualità sacre e atto universale.

Le proiezioni

Ad accompagnare le processioni ci saranno dei momenti di adunanza e ritrovo in cui verranno proiettati video della durata di 20 minuti, con interviste e dialoghi inerenti ai sette temi. Le persone invitate a parlare saranno non solamente studiosi delle varie religioni, ma anche artisti, registi, poeti e fedeli che hanno nella loro vita affrontato la tematica, studiando e documentando la loro ricerca.

La mostra

A completamento del progetto verrà organizzata nella chiesa di Sant’Andrea degli Aromatari a Palermo, riaperta per la prima volta in quest’occasione, la mostra Epiphany. Qui saranno esposte le opere site specific degli artisti coinvolti, i santini e i video di approfondimento.

Per info: www.inxxxwetrust.info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

masebo

  

 

L’arte della memoria al Multimedia Art Museum

Il progetto del duo artistico MASBEDO al Multimedia Art Museum con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di Mosca.

Multimedia Art Museum con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca presenta il progetto del duo artistico MASBEDO L’arte della memoria   aperta al pubblico dal 12 ottobre al 18 novembre di cui fanno parte quattro video realizzati dagli artisti: “Madame Pinin (2017)”, “Fragile” (2016), “Handle With Care” (2016), “Ionesco Suite” (2013).

Il duo MASBEDO nasce a Milano nel 1999 dalla collaborazione tra Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970), artisti attivi nell’ambito della visual art e dell’arte installativa. Nelle loro opere gli artisti trattano tematiche e questioni di grande attualità: quali sono i rapporti tra gli artisti moderni e l’arte del passato? La storia dell’arte potrebbe essere una fonte di ispirazione per la giovane generazione?  È vero che nella società moderna c’è assenza di comunicazione?  Esiste la possibilità di compensarla?

Le opere dei MASBEDO sono caratterizzate dall’interazione tra differenti discipline artistiche, quali teatro, cinema, performance a architettura.

Le loro mostre personali trovano luogo nei musei e fondazioni più famosi d’Italia e del mondo: Museo nazionale delle arti del XXI secolo (2011), Galleria d’arte moderna di Torino (2010), Museo d’arte moderna di Bologna (2008), Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci (2007),  Museo di arte contemporanea di Roma MACRO (2004), Centro d’arte moderna di (Barcellona, 2006), Centro d’arte moderna al castello di Jauzda (Varsavia, 2010), Centro Fundacion Telefonica (Buenos Aires, 2010), Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia (Madrid, 2009), Museo d'arte di Tel Aviv (2007) tra i tanti.

Nel 2009 i MASBEDO hanno partecipato alla Biennale di Venezia e nel 2011 il loro progetto “Senza limiti” è stato esposto in occasione della fiera internazionale Art Basel. Recentemente i MASBEDO hanno partecipato al festival Romaeuropa con una performance audiovisiva realizzata grazie alla collaborazione con l’orchestra sinfonica dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia diretta dal maestro Antonio Pappano.

Il tema centrale della mostra “L’arte della memoria” verte attorno all’idea di mondo inteso nella sua variegatezza e alle sue istanze di conservazione. La creatività come pulsazione / fermento / espressione si contrappone a tempo / ineluttabilità / conclusione. I lavori selezionati per la mostra rappresentano dei rimandi visivi e intellettuali, che hanno assunto una forma fisica, una sorta di ibrido fatto di sottotesti, performance, installazioni, video.

Madame Pinin (2017)

Video monocanale HD, muto 

courtesy the artists, SnaporazVerein St.Moritz, In Between Art Film Rome

La celebre restauratrice  Pinin Brambilla Barcilon ha impegnato cinquantamila ore della propria vita nel restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci, tra le più controverse e complesse operazioni mai realizzate nella storia del restauro. La donna, e la vicenda professionale ed esistenziale, oggi al centro del lavoro Madame Pinin concepito dai MASBEDO nel 2017 rimandano ad una riflessione sul concetto di bellezza e della sua conservazione, della cura e della fragilità intrinseca dell’oggetto d’arte. Al tempo e alla storia si affida la sua condizione, seppure è la storia dell’uomo che interviene a preservare la sopravvivenza della memoria attraverso la sua presenza fisica.

Fragile (2016)

Video monocanale HD, con suono

courtesy the artists, Galleria Sabauda Musei Reali Torino, In Between Art Film Rome, Sammlung Wemhöner Herford

Il video “Fragile” (2016) realizzato nelle sale della Galleria Sabauda di Torino, mette in scena la storia di un giovane mentre visita le sale della Galleria in compagnia di un pavone. Passeggiando tra i capolavori dell’antichità, oggetti simbolici di bellezza archetipica, la presenza del pavone sottolinea l’essenziale precarietà dell’animale vivente e della sua menomazione che lo rende inabile a rappresentare la sua stessa natura. L’immagine è altamente suggestiva perché resa ancor più drammatica nel vuoto delle sale, di fronte all’immobilità definitiva dei personaggi dipinti. Il tema principale di questi lavori è il concetto di “cura”: l’animale anziano, oggetto delle cure del suo padrone è una metafora della combinazione tra una vanità svanita e l’eterno viaggio nella bellezza, un viaggio che Rainer Maria Rilke definiva come "il tremendo al suo inizio". La fragilità dell’arte, a cui allude il titolo dell’opera, impegna lo sguardo dell’osservatore e ammonisce sulla necessità di provvedere alla salvaguardia dell’arte e del patrimonio culturale. Una metafora che rammenta la necessità della conservazione e della cura del nostro patrimonio artistico e culturale come forma di resistenza al tempo e all’incuria dell’uomo.

Handle With Care (2016)

Video installazione multicanale HD, con souno

Courtesy the artists, In Between Art Film Rome, Snaporazverein St.Moritz, Sammlung Wemhöner Herford

Gli artisti sono stati invitati da the classroom – centro di arte e educazione inaugurato da Paola Nicolin nell’aprile del 2016 a Milano – a sviluppare una riflessione sul tema della cura dell’immagine nella cornice di un progetto specifico, che li ha visti attraversare le più prestigiose istituzioni italiane di restauro e conservazione scelte come materiali di produzione.

“Handle with care” è infatti il titolo del video a più canali realizzato in questa occasione all’interno dell’Opificio delle Pietre Dure in Firenze e il Centro Conservazione e Restauro di Venaria, luoghi unici che per la prima volta sono stati svelati dallo sguardo dell’arte contemporanea. Qui gli artisti si sono trovati a diretto contatto con la materialità dell’oggetto artistico, il suo valore e la sua durata, con irituali e i gesti di conservatori e scienziati che si confrontano da secoli con la creazione, distruzione e ri-creazione dell’opera d’arte, trascendendone i confini culturali e temporali. Scelti  dagli artisti come set ideali di un ragionamento sull’origine dell’immagine, la sua distruzione e trasmissione nel tempo, tali eccellenze italiane sono lenti di ingrandimento per la comprensione del processo del fare arte, dalla materia prima sino all’oggetto finito.

È questo un ecosistema delicatissimo, un equilibrato e secolare sistema di convivenza tra opere e persone, reazioni chimiche ed emotive, temperature e suoni, tradizione e innovazione, artigianalità e tecnologia, storia e futuro che è stato portato alla luce da un lavoro altrettanto accurato e puntuale degli artisti.

Ionesco Suite (2013)

Video 2K trasferito su file file HD, musica Lagash

Courtesy the artists, Maccaferri Bologna, Antichi Modena, Galiani Milano, In Between Art Film Rome, Sammlung Wemhöner Herford

“Ionesco Suite” è l’ultimo di una serie di lavori realizzati nei paesaggi di sublime bellezza dell’Islanda e costituisce il secondo episodio di una trilogia che ha come punto di partenza il video Teorema di incompletezza, 2008, presente nella Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea CRT, Torino – Castello di Rivoli.

Il nuovo progetto riprende una delle tematiche principali che hanno caratterizzato il percorso creativo dei MASBEDO: la natura sublime e potentissima, ostile e primordiale quale punto focale di una riflessione sulla condizione umana. In un ambiente domestico, all’interno di una casetta isolata, fiabesca, collocata a pochi passi dall’oceano, i MASBEDO mettono in scena l’assurdità dell’esistenza.

Come in Teorema di incompletezza, in un’atmosfera surreale, avviene la sublimazione di un gesto distruttivo. Ricompare lo stesso tavolo apparecchiato con vasi di cristallo che possono essere letti simbolicamente come elementi di perfezione e di purezza, vasi ancora da riempire e che possono contenere qualsiasi cosa, come la vita al suo inizio. Sul tavolo scende una pioggia di coriandoli, cui fanno seguito torte, caramelle e confetti ed infine una violenta colata di cemento distrugge ed invade l’intero ambiente. Alla colorata leggerezza dei coriandoli, che rappresenta la purezza dell’infanzia, viene contrapposta l’acromatica pesantezza del cemento, metafora dell’età adulta.

La mostra L’arte della memoria sarà a perta al pubblico dal 12 ottobre al 18 novembre con i seguenti orari: Da martedì a domenica dalle 12.00 alle 21.00

Giornata di chiusura lunedì. 

 

 

magritte grafica verticale

  

da MAGRITTE a DUCHAMP 1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

Per la prima volta in Italia, l’istituzione francese presterà una serie di capolavori di cui difficilmente si priva, essendo esposti nella collezione permanente di quella che è la più importante istituzione europea dedicata all’arte del Novecento

“La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.”
Marcel Duchamp

Dall'11 ottobre fino al 17 febbraio aprirà al pubblico la mostra da MAGRITTE a DUCHAMP. 1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou presso il Palazzo Blu a Pisa. Per la prima volta in Italia, l’istituzione francese presterà una serie di capolavori di cui difficilmente si priva, essendo esposti nella collezione permanente di quella che è la più importante istituzione europea dedicata all’arte del Novecento. La mostra ha il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa.

Il percorso espositivo e la selezione delle opere è frutto della curatela di Didier Ottinger, Directeur adjoint du Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou, Musée national d’art moderne di Parigi.
Ottinger, tra i luminari dell’istituzione museale francese, curatore di fama internazionale, tra i massimi esperti al mondo dell’opera di Magritte, di Picasso e del Surrealismo quale movimento, ha messo insieme per quest’occasione un impeccabile corpus di capolavori che accompagneranno i visitatori di Palazzo BLU a scoprire le meraviglie di quel Surrealismo che ha profondamente mutato l’arte del XX secolo.

Sono circa 150 le opere, tra capolavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage, installazioni e fotografie d’autore in arrivo a Pisa per mostrare la straordinaria avventura dell’avanguardia surrealista, attraverso i capolavori prodotti al suo apogeo e dunque intorno all’anno 1929, come vedremo, un’annata cruciale per il gruppo di artisti che in quegli anni operava in quella Parigi fucina delle Avanguardie e capitale dello sviluppo artistico mondiale.
Anno catastrofico per la memoria collettiva (crollo dell’economia, crisi dell’Internazionale comunista etc.), il 1929 segna anche una svolta decisiva nella storia del Surrealismo.
In quell’ anno il teorico del movimento André Breton e il poeta Louis Aragon cercano di modificare il movimento dalle sue fondamenta teoriche. Questo nuovo approccio non trova tutti i membri d’accordo e sembra creare una insanabile frattura all’interno del gruppo stesso. Nonostante queste lacerazioni interne, la vitalità del movimento resta intatta. L’arte surrealista sembra più che mai affermarsi.
A dicembre, sulla rivista “Révolution Surréaliste”, André Breton pubblica il Secondo manifesto surrealista che sancisce l’allineamento al Partito comunista francese e imprime al movimento la nuova svolta “ragionante”.

I protagonisti

Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento.
Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo. Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

I capolavori

Ad accogliere il visitatore una grande varietà di opere di primaria importanza, per la maggior parte realizzate tra il 1927 e il 1935.
Tra di esse l’immagine della mostra stessa il capolavoro di Magritte intitolato Le double secret. Opera di notevoli dimensioni (114 x 162cm) e tra le più iconiche del Maestro. E’ con la realizzazione di questo dipinto che l’artista belga prende coscienza della natura pellicolare delle immagini, della loro infinita possibilità di scomporsi. Da uno sfondo diviso tra cielo e mare emergono ieratici due grandi volti sezionati, da quello di destra emergono le consuete sfere metalliche, tema ricorrente nella produzione dell’artista belga.
In mostra anche Le modèle rouge di Magritte, del 1935, lo strano paio di scarpe-piedi che rimanda a una realtà inventata, al sogno e persino alla sfera del mostruoso.
Fondamentale anche il nucleo di dipinti presenti in mostra di Salvador Dalí, tra i quali Dormeuse, cheval, lion invisibles del 1930 e L’âne pourri di poco precedente, del 1928; proveniente dalla collezione di Paul Eluard, appartiene alla serie dei dipinti-collage di Dalí e ha come soggetto il macabro tema della putrefazione sul quale l’artista rifletteva insieme all’amico e poeta Federico García Lorca.
I dipinti dialogano con i collage di Max Ernst, con le sculture di Alberto Giacometti e Man Ray, con le maschere in filo di ferro di Alexandre Calder nonché con gli altri grandi dipinti di Picasso, Mirò, De Chirico, solo per citarne alcuni.
Il 1929 vede anche l’affermarsi della fotografia surrealista, testimoniato dagli stretti legami tra i grandi fotografi quali Brassaï, Lotar, Boiffard, Man Ray, Jean Painlevé, Claude Cahun, i cui capolavori fotografici saranno anch’essi presenti nelle sale di Palazzo BLU.
A coronamento del percorso espositivo e in “surreale antitesi” con la visione enigmatica di Magritte, ci pensa Marcel Duchamp con l’opera L.H.O.O.Q (1930) a dissacrare il dipinto più celebre e enigmatico del mondo, La Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Alla Gioconda, Duchamp aggiunge provocatoriamente baffi e pizzetto. Si tratta di un prestito eccezionale che insieme al resto dei capolavori presenti in mostra consentirà al grande pubblico di ammirare le più importanti opere surrealiste, provenienti dalla più importante collezione al mondo sul tema e di divertirsi a scoprire il significato enigmatico, provocatorio e piuttosto “volgare” che Duchamp, il geniale inventore dei ready-made, ha voluto conferire con il gioco di parole L.H.O.O.Q. alla sua celeberrima ed iconica “Gioconda con i baffi”.