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Gianluca Balocco La vita delle cose 2018

Gianluca Balocco, La vita delle cose, 2018

 

BELLE DI NATURA - unione tra arte e natura

La mostra a cura di Francesca Bacci e Maria Fratelli presso Studio Museo Francesco Messina  è un momento storico e culturale di unione tra arte e natura

Nelle sale dello Studio Museo Francesco Messina si ammira la mostra Belle di Natura a cura di Francesca Bacci e Maria Fratelli, aperta dal 9 marzo al 4 aprile, in cui le sculture del maestro dedicate ad Accolla, Fracci e Savignano negli anni Cinquanta, entrano in dialogo con le fotografie delle tre danzatrici ritratte oggi da Gianluca Balocco e con gli arazzi disegnati di Zachari Logan, che si esprime sulle affinità del creato.

La mostra inaugura l'8 marzo con Aida Accolla, Carla Fracci, Luciana Savignano, in occasione della giornata dedicata alla donna, e invita a una riflessione sulla bellezza, su come la costruiamo all'interno della nostra cultura e del nostro giudizio e su come esiste in natura. Una riflessione che coinvolge tutti gli esseri umani, di qualunque sesso, e che a partire dalla rappresentazione delle donne ritratte da Messina sottolinea come quel paradigma si sia evoluto negli anni diventando oggi più complesso. 

L'esposizione organizzata dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura - Studio Museo Francesco Messina, voluta dalla direttrice del museo Maria Fratelli, è inserita nel ciclo di appuntamenti "Il lato della scultura" dedicato al rapporto tra scultura, l'immagine bidimensionale, che la rappresenta, la evoca o le risponde, sia essa fotografia o disegno.

 La selezione di 18 scatti di Gianluca Balocco, realizzati con un apposito set fotografico nelle storiche sale di Palazzo Reale per ritrarre tre celebri ballerine di fama internazionale, sono il risultato di un lavoro in cui le tre donne emergono per la loro forza, esperienza e vigore nel corpo esile e flessuoso come un giunco, modellato dal tempo. Si tratta di un'opera concettuale in cui il vestito indossato viene considerato come elemento di collegamento fra la realtà e una dimensione astratta e assume un ruolo e un peso diverso e del tutto personale per ogni danzatrice. Aida Accolla, con creatività e ironia indossa costumi di scena, e con essi diversi ruoli, immedesimandosi in una pianta che attraversa le differenti stagioni; Carla Fracci indossa un abito ideato per la mostra insieme all'artista, lungo 11 metri a indicare lo scorrere del tempo e di colore verde, in sintonia con la natura; Luciana Savignano con abiti lisi e consumati usati nell'allenamento di una vita, viene ritratta come una guerriera samurai, fisica e vitale.

Le tre figure femminili incarnano tre modi diversi di essere donna e di definire la bellezza, suggerendo riflessioni sull'omologazione estetica diffusa nella società contemporanea; in mostra le fotografie di piante sacre indiane riprese nella loro interezza, comprensiva di radici, rimandano alla unicità di ciascuna ballerina.

La loro bellezza naturale, frutto di esperienza e di maturità è paragonata dalla curatrice Francesca Bacci a quella presente nel regno vegetale: "in natura, infatti, vengono lodate le piante mature che, arrivate a quota, hanno rallentato la crescita per investire nella gestione della propria complessità. È la bellezza di una forma data dal tempo, fatta di forza e slancio, di resistenza e flessibilità, che esige rispetto. Bellezza permanente, non transeunte, perché sublime, nel senso etimologico del termine: che giunge e incalza fin sotto alla soglia più alta, al limite estremo della grandezza, punto di non ritorno, oltre il quale anche il pensiero si perde".

Il legame con il mondo vegetale si fa concettualmente imprescindibile anche nei lavori policromi di Zachari Logan che propone The Gate, un disegno realizzato ad hoc che si sviluppa in verticale come un arazzo sui tre piani del museo. Le tre sezioni dell'opera, in cui sono rappresentate differenti varietà di vegetazione che si rarefanno nella parte superiore, assumono la valenza di fondale scenico alle opere di Messina la cui presenza è evocata dagli spazi vuoti che alludono a un immaginario posizionamento delle sculture tra le foglie e dall'utilizzo di tutti i toni di verde presenti nelle patine metalliche dei lavori del maestro. Una metafora dell'ascesi spirituale che Logan mette in parallelo alle cantiche dantesche, un viaggio che si intraprende varcando un cancello, come cita il titolo stesso, e che dà accesso a un nuovo mondo. Come per Balocco, in Logan la natura è metafora da leggere con attenzione per allontanarsi da paradigmi deviati e devianti di bellezza che spesso si impongono nella società. Questo arazzo disegnato e scultoreo, fluttuante nello spazio vuoto al centro del museo, rifiuta il ruolo di sfondo, imponendosi come protagonista, facendoci sentire la nostra insignificanza nel confronto con il sublime, con l'infinita varietà di alberi, di piante tropicali e di erbe infestanti che, indifferenti al nostro giudizio di valore legato solo al possibile uso o sfruttamento per fini umani, sono fondamentali all'ecosistema per il loro ruolo legato al bio-equilibrio del pianeta terra.

Per completare il sovvertimento dei valori, al piano sotterraneo, a raccogliere il messaggio di questo spettacolare arazzo disegnato, chiude concettualmente la mostra l'autoritratto Naked in the rose in cui le foglie si scansano e si intravede nel giardino la figura dell'artista che cammina nudo. È una risposta ai corpi rappresentati da Messina, corpi in cui l'identità dei nudi atletici maschili contrasta con quella aggraziata e sensuale femminile propria dell'epoca, in una dicotomia risolta e armonizzata nel nudo di Logan, concettualmente al centro di una linea ideale tra questi due poli - maschile e femminile -, reso in monocromo rosa fuxia con uno stile realista che esprime unione, affinità con il creato, appartenenza al mondo come le radici delle piante al terreno. Una figura, questa, che chiude il cerchio delle identità possibili, fisiche, espressive e potenti, modulate da Messina nel vigore della giovinezza, riprese nei corpi potenti e naturali dalle ballerine di Balocco e risolte nel nudo profondamente umano di Logan.

Maria Fratelli commenta: "in mostra risalta la capacità di Messina di cogliere l'essenza immutabile dei suoi ritratti oggi rivisitati da Balocco con altrettanta attenzione e forza interpretativa. Le fotografie delle tre artiste, accanto ai disegni di Logan ricompongono la continuità e l'armonia della natura di cui l'uomo è parte, a significare che il pianeta terra è un tutt'uno, all'arte il compito di unirlo in un abbraccio".  

 

 

 

 

 

a cura di Francesca Bacci e Maria Fratelli

 

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 Giuseppe Pellizza da Volpedo:, Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri), 1889. Olio su tela, cm 106 x 79,5. Bergamo, Accademia Carrara Bergamo, su concessione di Fondazione Accademia Carrara

 

STATI D’ANIMO. Arte e psiche tra Previati e Boccioni

Una rassegna che posa uno sguardo nuovo sull’arte italiana di fine Ottocento.

Dal 03 Marzo al 10 Giugno a Ferrara presso il Palazzo dei Diamanti sarà visibile la mostra Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni la quale si propone di posare uno sguardo nuovo sull’arte italiana di fine Ottocento. Nella rassegna verrà infatti indagata per la prima volta la poetica degli stati d’animo e con essa uno dei fondamentali apporti del nostro paese all’arte moderna. Dipinti manifesto come Ave Maria a trasbordo di Giovanni Segantini, Maternità di Gaetano Previati, il trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni e altri importanti opere dell’arte italiana e internazionale tra Otto e Novecento, conducono i visitatori in un viaggio nei territori dello spirito.

Si tratta di un momento decisivo per l’avvento della modernità che vede scienza e arte impegnate come mai prima nell’indagine della psiche, e gli artisti nella sfida di creare un nuovo alfabeto visivo capace di portare nell’opera la materia mutevole e inafferrabile degli stati d’animo. Tra di loro figurano i protagonisti della scena artistica dell’epoca, dai maestri del simbolismo e divisionismo, come Segantini, Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, a uno scultore originale come Medardo Rosso, fino ai capofila dell’avanguardia futurista, Balla, Carrà e soprattutto Boccioni, che seppe raccogliere il testimone dalla generazione precedente e creare un linguaggio dirompente che pone «lo spettatore nel centro del quadro», per trascinarlo nella dinamica delle emozioni e nella polifonia della metropoli moderna.

In questo progetto Gaetano Previati, artista di punta delle collezioni delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, occupa un posto del tutto particolare: come affermava lo stesso Boccioni «con lui le forme cominciano a parlare come musica, i corpi aspirano a farsi atmosfera, spirito e il soggetto è già pronto a trasformarsi in istato d’animo». La mostra nasce proprio dalla volontà di approfondire e mettere in risalto il fondamentale ruolo giocato dall’artista ferrarese nel creare un ponte tra l’eredità dell’Ottocento e le avanguardie artistiche del nuovo secolo.

L’esposizione Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni è frutto di un lavoro di scavo delle fonti e di revisione critica condotto dai curatori della mostra e da un comitato scientifico composto da studiosi di fama internazionale, affiancati dagli autorevoli specialisti che collaborano al catalogo. Grazie al sostegno di grandi musei europei e americani e collezionisti privati è stato possibile ottenere prestiti del tutto eccezionali, dalla Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti delle National Galleries of Scotland al Fugit Amor del Musée Rodin, dal pellizziano Ricordo di un dolore dell’Accademia Carrara alla Risata di Boccioni proveniente dal MoMA, e raggiungere l’obiettivo ambizioso di rileggere da un punto di vista inedito quel cruciale passaggio di secolo.

Il percorso segue i passi degli artisti nella ricerca di un alfabeto delle emozioni, muovendo dal verismo psicologico per addentrarsi in un processo di rarefazione formale che approda alla sintesi astrattiva e dinamica della pittura di stati d’animo futurista. L’allestimento, a cura dello Studio Ravalli, che già aveva progettato con successo quello realizzato in occasione dell’esposizione dedicata all’Orlando furioso, gioca un ruolo importante nel racconto della mostra: è stato infatti studiato per creare uno spazio sospeso e immateriale immerso nell’oscurità, in modo da esaltare il potere di suggestione di dipinti e sculture, e favorire un loro rapporto diretto con l’osservatore. In questo contenitore rarefatto la narrazione scaturisce dal cortocircuito visivo tra le opere esposte e immagini, suoni, filmati che fotografano la temperie fin de siècle, tra positivismo e irrazionalismo. Opere chiave della scena italiana e internazionale tra Otto e Novecento dialogheranno con le “interferenze” offerte dall’immaginario scientifico e culturale del tempo in un racconto tematico che attraversa gli stati d’animo: dalla melanconia all’abbandono nella rêverie, dall’abisso della paura alla liberazione delle pulsioni sessuali e degli istinti aggressivi, fino al rapimento estatico dell’amore e alla sublimazione nei sentimenti di pace e armonia universale, per chiudere sulle note frenetiche ed esaltanti prodotte dall’esperienza della città contemporanea.

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532 244949 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.palazzodiamanti.it

 

collezione maramotti

 

Sally Ross | Painting Piece-By-Piece

Nella prima mostra europea la pittrice americana presenta cinque grandi opere dal 2013 al 2015 acquisite dalla Collezione Maramotti

Nella sua prima mostra europea Painting Piece-By-Piece la pittrice americana Sally Ross presenta cinque grandi opere dal 2013 al 2015, recentemente acquisite dalla Collezione Maramotti.
Le opere in mostra dal 4 marzo al 29 luglio rivelano i loro componenti e le loro combinazioni, il pensiero e il lavoro manuale sottesi alla loro realizzazione, pur conservando una qualità enigmatica, al contempo elusiva e diretta.

La base su cui poggia il lavoro di Ross è il luogo reale in cui dà vita alla creazione artistica: lo studio, e in particolare il pavimento dello studio, su cui le opere sono inizialmente assemblate, come mappe che si disperdono in diverse direzioni, con frammenti di tela cuciti tra loro come in una sorta di trapunta cubista.
È un paesaggio che l’artista osserva dall’alto e compone pezzo dopo pezzo. I lavori spesso presentano una tridimensionalità, non solo nel caso delle protrusioni sculturali di alcuni dipinti, ma anche dei blocchi che ne delineano le superfici.
Il materiale vero, ad esempio un pezzo di flanella a scacchi verde e nera della sua stessa giacca, entra nella tela, la completa come la tessera di un puzzle; il materiale, reale anziché dipinto, suggerisce un trompe-l’oeil al contrario.

Alcune parti sono composte da pattern creati e stampati dall’artista stessa, come squame di pesce o venature del legno, o appropriate da materiali esistenti, le righe delle lenzuola o gli intrecci di una sedia da giardino, per esempio.
È presente anche una sorta di “action-writing”, delle marcature che introducono l’atto del disegnare. L’artista combina oggi liberamente pittura, stampa, collage, scultura, disegno.
Nonostante la natura giocosa e performativa del suo lavoro, non c’è alcuna celebrazione del colore. La palette di Ross tende a tonalità sobrie e riflessive, dal bianco e grigio sfumati al marrone e nero terrosi, i colori fuoriescono dalle assi del pavimento di legno e dai mattoni della vecchia rimessa che è il suo studio ormai da molti anni.
L’opera di Ross è al contempo radicata nel presente e atemporale. Davanti ai suoi quadri, vengono subito alla mente artisti in una sorta di passaggio dagli anni ’50, ’60 e ’70, fino a noi: Anni Albers, Lee Bontecou, Alberto Burri, Franz Kline, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly, Alan Shields; ma la qualità organica delle sue opere, soprattutto esposte in Italia, può evocare la tradizione dell’Arte Povera.
I “combines” di Ross rianimano un periodo di esplorazione in cui l’arte in generale e la pittura in particolare immaginavano di poter essere qualcosa di diverso, qualunque cosa. Nonostante i ripetuti annunci sulla morte della pittura già alla fine degli anni ’60, il suo lavoro propone che è ancora possibile, che ancora esiste. L’autentica pratica dell’arte come esperimento non appartiene al passato, è anzi uno dei segni più visibili che per gli artisti, e per noi, questo ha un futuro oltre una perpetua fase finale, che la pittura resta connessa alla sua storia e va avanti. 

Accompagna la mostra un catalogo con un testo di Mario Diacono e una conversazione fra Sally Ross e Bob Nickas

Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente:
giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
collezionemaramotti.org 

 

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Gino Rossi a Venezia

Dialogo tra le collezioni della Fondazione Cariverona e Ca' Pesaro

Dal 23 febbraio al 20 maggio, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro dedica una mostra a Gino Rossi, artista tra i più interessanti dell’avanguardia veneziana che proprio a Ca’ Pesaro ha trovato il suo centro nei primi anni del ‘900.

Curata da Luca Massimo Barbero ed Elisabetta Barisoni, "Gino Rossi a Venezia" vuole restituire la forza e l’ampiezza dell’innovazione nata e cresciuta a Ca’ Pesaro dal 1908 fino ai primi anni Venti, attraverso lo sguardo di uno dei suoi protagonisti.

La mostra s’inserisce all’interno di un rinnovato interesse per la figura di questo artista, a 70 anni dalla sua scomparsa.

Il percorso espositivo, che si svilupperà negli ambienti espositivi al secondo piano del museo, si svilupperà intorno ad alcuni capolavori di Gino Rossi, realizzati nel corso di una carriera artistica breve eppure intensissima: alle opere di Ca’ Pesaro si affiancherà il nucleo di significativi lavori raccolti e conservati nella collezione di Fondazione Cariverona.

L’esposizione, che è organizzata in collaborazione con BARCOR17, sarà inoltre arricchita da un catalogo edito da Marsilio (Venezia, 2018), con i testi dei curatori, Luca Massimo Barbero ed Elisabetta Barisoni, cui si affiancheranno le schede delle opere e un saggio di Nico Stringa, che a Gino Rossi ha dedicato una lunga e approfondita ricerca filologica e storica.

 

Adele Ceraudo La pietà 2012 collezione Le affinità elettive 2011 2013 disegno a bic su carta Fabriano cm 48x33

 Adele Ceraudo, La pietà, 2012, collezione Le affinità elettive, 2011-2013, disegno a bic su carta Fabriano, cm 48x33

 

Nel nome della madre. Adele Ceraudo

L'esposizione a cura di Daniela Wollmann è dedicata al tema della femminilità con oltre cinquanta opere

La personale di Adele Ceraudo al Pan, Palazzo delle Arti di Napoli dal 24 febbraio al 19 marzo ripercorre attraverso una selezione di oltre 50 opere i momenti salienti dei 10 anni di attività dell'artista che si esprime attraverso molteplici linguaggi. Tema dell'esposizione, curata da Daniela Wollmann, è la femminilità che caratterizza da sempre la ricerca artistica di Adele Ceraudo. La sua arte è un messaggio sociale, l'artista infatti pone al centro della sua opera la figura della donna di cui descrive tutte le caratteristiche, sia quelle legate alla gioia, alla positività, alla seduzione fino ad arrivare agli aspetti più tragici legati alla violenza e al dolore.
In mostra sono esposti disegni, opere a tecnica mista, fotografie - di medie e grandi dimensioni - affiancati da video e installazioni. In occasione dell'inaugurazione e nel corso di tutta la rassegna (da mercoledì a sabato) verrà eseguita dall'artista la performance intitolata "Da Madonna a donna".
Accompagna la mostra un catalogo con testi della curatrice Daniela Wollmann, di Gianpasquale Greco e Luigi Polillo.

Promossa e realizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, la mostra è organizzata in collaborazione con l'Assessorato alla cultura e turismo del comune di Napoli, dall'associazione culturale CreativiATTIVI/rivoluzionART, nell'ambito dell'iniziativa "la bottega delle sensazioni", idea, progetto e curatela di Daniela Wollmann.