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Luca Bertolo. I baffi del bambino - Scritti sull'arte e sugli artisti 

Un libro che raccoglie i testi sull’arte che Luca Bertolo, ormai da vent’anni, affianca alla sua attività di pittore.

I baffi del bambino – Scritti sull’arte e sugli artisti è un libro che raccoglie i testi sull’arte che Luca Bertolo, ormai da vent’anni, affianca alla sua attività di pittore. L’autore si confronta con dei nuclei tematici ben precisi, come il rapporto tra arte e politica o lo statuto della pittura contemporanea nel contesto di un’arte che si suppone postmediale, riflettendo allo stesso tempo sulla crisi attuale della critica d’arte. Questi temi vengono variamente declinati da Bertolo attraverso i ritratti di artisti della sua generazione, le recensioni delle mostre e riflessioni teoriche più generali, restando sempre fedele all’urgenza di mostrare in controluce gli aspetti essenziali della propria pratica artistica.

Il libro è accompagnato da un testo introduttivo di Davide Ferri, Scrivere e dipingere e dall’inedito La passione del rettangolo, di Tiziano Scarpa.

Programma di presentazioni al pubblico

Giovedì 28 marzo: Bologna, MAMbo - ore 18.30

Con l'autore, Lorenzo Balbi (direttore artistico MAMbo) Davide Ferri (curatore indipendente, insegna all'Accademia di Belle Arti di Rimini e all'Accademia di Belle Arti di Bologna) e Simone Menegoi (direttore di Arte Fiera e curatore indipendente).

Mercoledì 3 aprile: Milano, Libreria Verso - ore 19.00

Con l'autore, Cecilia Guida (curatrice indipendente, insegna all'Accademia di Belle Arti di Brera) e Giulio Ciavoliello (insegnante all'Accademia di Belle Arti di Brera) .

Mercoledì 17 aprile: Firenze, Museo Novecento - ore 18.00

Con l'autore, Sergio Risaliti (direttore artistico Museo Novecento e curatore indipendente), Michele Dantini (storico dell'arte e scrittore, insegna all'Università per Stranieri di Perugia e a IMT,  Scuola di Alti Studi Lucca), Flavio Favelli (artista).

Domenica 5 maggio: Torino, Galleria Norma Mangione - ore 11.30

Con l'autore, Elena Volpato (curatore e conservatore presso GAM di Torino) e Francesco Barocco (artista)

Luca Bertolo è pittore. Ha vissuto a Milano, San Paolo, Londra, Berlino e Vienna. Dal 2015 insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Tra le numerose mostre in istituzioni pubbliche e private si segnalano: “Luca Bertolo”, Mart, Rovereto (2018); “Se non qui dove”, MAN, Nuoro (2017); “Oltreprima”, Fondazione del Monte, Bologna (2017), “Le Belle Parole”, SpazioA, Pistoia (2017); “Everybody Is Always Right”, Arcade, Londra (2017); “If Anything”, Marc Foxx, Los Angeles (2016); “Recto Verso”, Fondazione Prada, Milano (2015); “Il metodo. Ci interessa il metodo”, GAM, Torino (2014); “Figura 2: natura morta”, GNAM, Roma (2013); “La figurazione inevitabile”, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (2013); “A Painting Cycle”, Nomas Foundation, Roma (2012). I suoi testi sono apparsi su cataloghi monografici e riviste, tra cui «Flash Art», «Il Giornale dell’Arte», «Exibart», «Artribune», «Warburghiana», «doppiozero», «Le parole e le cose», «ATP Diary».

 

Scheda del libro

Luca Bertolo, I baffi del bambino. Scritti sull’arte e sugli artisti

Fabula picta 

Arte, Critica e storia dell'arte

ISBN 9788822902993

2018, pp. 232

120x180 mm, brossura, con illustrazioni a colori

Per informazioni > www.quodlibet.it

 

 

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MODENA RENDE OMAGGIO A FRANCO FONTANA

Modena rende omaggio a Franco Fontana (1933), uno dei suoi artisti più importanti e tra i più conosciuti a livello internazionale.

Dal 23 marzo al 25 agosto alla Fondazione modena arti visive Sintesi la mostra che ripercorre l’intera carriera del fotografo modenese Franco Fontana. 

Nelle tre sedi della Palazzina dei Giardini, del MATA - Ex Manifattura Tabacchi e della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, ospita la mostra, dal titolo Sintesi, che ripercorre oltre sessant’anni di carriera dell’artista modenese e traccia i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli autori della fotografia del Novecento.

L’esposizione è suddivisa in due sezioni.

La prima, curata da Diana Baldon, direttrice di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, allestita nella Sala Grande di Palazzo Santa Margherita e nella Palazzina dei Giardini, rappresenta la vera sintesi - come recita il titolo - del percorso artistico di Franco Fontana, attraverso trenta opere, la maggior parte delle quali inedite, realizzate tra il 1961 e il 2017, selezionate dal vasto archivio fotografico dell’artista.

Questo nucleo si concentra su quei lavori che costituiscono la vera cifra espressiva di Fontana. Sono paesaggi urbani e naturali, che conducono il visitatore in un ideale viaggio che lega Modena a Cuba, alla Cina, agli Stati Uniti e al Kuwait.

Fin dagli esordi, Fontana si è dedicato alla ricerca sull’immagine fotografica creativa attraverso audaci composizioni geometriche caratterizzate da prospettive e superfici astratte significandone e testimoniandone la forma. Queste riprendono soggetti vari, che spaziano dalla cultura di massa allo svago, dal viaggio alla velocità, quale allegoria della libertà dell’individuo, in cui la figura umana è quasi sempre assente o vista da lontano.

Le sue fotografie sono state spesso associate alla pittura astratta modernista, per la quale il colore è un elemento centrale, mentre le linee geometriche delle forme dissimulano la rappresentazione della realtà. Questo suo innovativo approccio si è imposto, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, come una carica innovatrice nel campo della fotografia creativa a colori.

La seconda sezione, curata dallo stesso Franco Fontana, ospitata dal MATA - Ex Manifattura Tabacchi, propone una selezione di circa cento fotografie che Franco Fontana ha donato nel 1991 al Comune di Modena e Galleria Civica che costituisce un’importante costola del patrimonio collezionistico ora gestito da Fondazione Modena Arti Visive. Tale collezione delinea i rapporti intrecciati dall’artista con i grandi protagonisti della fotografia internazionale. A metà degli anni settanta, Fontana inizia infatti a scambiare stampe con altri fotografi internazionali, raccogliendo negli anni oltre 1600 opere di molti tra i nomi più significativi della fotografia italiana e internazionale, da Mario Giacomelli a Luigi Ghirri e Gianni Berengo Gardin, da Arnold Newman a Josef Koudelka e Sebastião Salgado. Questa sezione testimonia la vastità e la genuinità delle relazioni di Fontana con colleghi di tutto il mondo, in molti casi divenute legami di amicizia profonda, e la stima di cui è circondato, attestata dalle affettuose dediche spesso presenti sulle fotografie.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Franco Cosimo Panini disponibile in mostra.

La mostra Franco Fontana. Sintesi è realizzata in collaborazione con il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, che nell’edizione 2019 sarà dedicato al tema LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi.

Note biografiche

Franco Fontana è nato a Modena nel 1933, dove vive e lavora. Tra le principali personali si ricordano Vita Nova, Palazzo Ducale, Genova (2014); La luz del paisaje, IVAM, Valencia (2011); Franco Fontana, Museo de Bellas Artes, Buenos Aires (2007); Ombre e colori, Palazzo Reale, Milano (2004); Franco Fontana, Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino (2001); Sorpresi nella luce americana, Galleria Civica, Modena (2000); Varivalokuvia fargfotografier, Finnish Museum of Photography, Helsinki (1990). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni museali internazionali tra le quali Maison Européenne de la Photographie, Parigi; International Museum of Photography, Rochester, NY; Museum of Modern Art, San Francisco; Ludwig Museum, Colonia; Pushkin Museum, Mosca; Stedelijk Museum, Amsterdam; Metropolitan Museum, Tokyo; Museum of Modern Art, Parigi; Victoria & Albert Museum, Londra. Ha tenuto workshop e conferenze al Guggenheim Museum di New York, all’Institute of Technology di Tokyo, all’Académie Royale des Beaux-Arts di Bruxelles, all’Università di Toronto. Ha collaborato con il Centre Georges Pompidou, il Ministero della Cultura giapponese e il Ministero della Cultura francese.

Sedi espositive:

Palazzo Santa Margherita, Sala Grande, Corso Canalgrande 103, Modena

Palazzina dei Giardini, Corso Cavour 2, Modena

MATA - Ex Manifattura Tabacchi, via della Manifattura dei Tabacchi 83, Modena

 

 

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Fondazione Carriero presenta Lygia Pape

La prima mostra personale, a cura di Francesco Stocchi, dedicata da un’istituzione italiana a una delle maggiori esponenti del Neoconcretismo in Brasile

Dal 28 marzo al 21 luglio la Fondazione Carriero presenta Lygia Pape, a cura di Francesco Stocchi, prima mostra personale mai dedicata da un’istituzione italiana a una delle maggiori esponenti del Neoconcretismo in Brasile, organizzata in stretta collaborazione con l’Estate Projeto Lygia Pape.

A quindici anni dalla scomparsa di Lygia Pape (Rio de Janeiro, 1927-2004), la Fondazione Carriero intende raccontare e approfondire il percorso dell’artista brasiliana sottolineandone in particolare l’eclettismo e la poliedricità. Nell’arco dei quarantacinque anni della sua carriera, Pape si è confrontata con una molteplicità di linguaggi – dal disegno alla scultura, dal video al balletto, sconfinando nell’installazione e nella fotografia – facendo propria la lezione del modernismo europeo per poi fonderlo con le istanze della cultura del suo Paese, fino ad arrivare a una personalissima sintesi tra le pratiche artistiche. Seguendo l’architettura della Fondazione, la mostra rappresenta un vero e proprio viaggio nel mondo dell’artista, che si articola in diversi ambienti, ciascuno deputato all’approfondimento di un aspetto del suo lavoro attraverso la presentazione di nuclei di opere realizzate tra il 1952 e il 2000. La mostra propone un’occasione di conoscenza, analisi e confronto con un’artista la cui pratica contiene alcune delle ricerche chiave dell’arte del secondo dopoguerra.

Il lavoro di Lygia Pape presenta una particolare declinazione del modernismo, dove la figura umana acquisisce centralità e il linguaggio si apre alla sensualità, in una sorta di sincretismo artistico che riesce ad attrarre e far convivere mondi diametralmente opposti. Il rapporto con la sua terra natale, il Brasile, si fonde con lo studio delle istanze del costruttivismo russo, assorbito e riformulato in un linguaggio multiforme e originale. Mentre il modernismo europeo propone il superamento del passato tramite un sistema organizzato di teoria e metodo, di rigore e razionalità, la proposta modernista di Lygia Pape si nutre della sua cultura d’origine e riesce a muoversi e trasformarsi più liberamente traendo ispirazione dalla natura e dall’uomo. Il risultato di questo processo dà vita a un corpus di opere che, alchemicamente, miscela diversi mezzi espressivi, stimolando tutti i canali percettivi fino a reinventare il rapporto tra opera e spettatore in un’ottica fortemente contemporanea, per cui il percorso verso il futuro è veicolato dall’istinto e dall’assenza di un processo preordinato.

La mostra Lygia Pape offre ai visitatori l’occasione di avvicinarsi alla produzione dell’artista e osservarla da molteplici punti di vista, a partire dall’analisi della sua ricerca, una sintesi tra invenzione e contaminazione, da cui emergono colore, gioia e sensualità. Il pieno e il vuoto, la presenza e l’assenza convivono ponendo in risalto la figura di Pape e la sua continua sperimentazione, supportata dalla capacità di fondere in maniera inedita materiali e tecniche mediante l’utilizzo di modalità espressive e linguaggi non convenzionali. Il complesso della sua produzione evidenzia infatti come ogni nuova ricerca nasca e si sviluppi come naturale evoluzione delle precedenti. Queste connessioni sono messe in risalto dall’allestimento delle opere in mostra, che si articolano negli ambienti della Fondazione e rimangono legate a una radice comune; il filo conduttore trova la sua origine nell’osservazione della natura e nella sua traduzione in segno.

Tra le opere esposte troviamo ad esempio Livro Noite e Dia e Livro da Criação, alcuni dei suoi principali lavori, libri intesi come oggetti con cui entrare in relazione che condensano esperienze mentali e sensoriali. I Tecelares, la serie di incisioni su legno in cui si fondono tradizione popolare brasiliana e ricerche costruttiviste di origine europea. E ancora, Tteia1, la celebre installazione che racchiude tutta l’indagine di Lygia Pape sui materiali, la tridimensionalità e la costante propensione all’innovazione e reinterpretazione del suo linguaggio.

Ancora oggi il suo lavoro offre interessanti strumenti per interpretare le istanze del nostro presente con un approccio meno intriso di regole e più orientato alla spontaneità, che già l’artista aveva adottato come chiave di lettura per rappresentare il mondo che ci circonda.

Lygia Pape si inserisce coerentemente nel percorso iniziato dalla Fondazione Carriero con imaginarii (settembre 2015), FONTANA • LEONCILLO Forma della materia (aprile 2016), FASI LUNARI (ottobre 2016), PASCALI SCIAMANO (marzo 2017), Sol Lewitt. Between the Lines (novembre 2017-giugno 2018, co-curata con Rem Koolhaas) e Giulio Paolini. del Bello ideale mostre curate da Francesco Stocchi il cui punto cardine è l’approccio dialogico e la tensione costante verso ricerca e sperimentazione.

La mostra è resa possibile grazie alla stretta collaborazione con l’Estate Projeto Lygia Pape e a prestiti provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche e importanti collezioni private.

Per tutta la durata della mostra verranno organizzati gratuitamente laboratori didattici per le scuole e durante i fine settimana saranno pianificati percorsi educativi per i bambini per le loro famiglie.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo (italiano e inglese), edito da Koenig Books, curato da Francesco Stocchi, che raccoglierà testi critici, materiale di archivio e immagini delle opere allestite negli spazi della Fondazione Carriero.

 

 

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MIA PHOTO FAIR 2019

Torna la fiera internazionale dedicata alla fotografia d’arte in Italia nella sua nona edizione

La Fiera ospitata nuovamente da The Mall, nel quartiere di Porta Nuova a Milano, dal 22 al 25 marzo 2019, MIA Photo Fair garantirà ad appassionati e collezionisti un accesso privilegiato al mondo della fotografia, con la possibilità di approfondire la conoscenza del medium che meglio di ogni altro riesce a interpretare la realtà contemporanea.

MIA Photo Fair, col patrocinio del Comune di Milano,della Regione Lombardia, della Città Metropolitana di Milano e il contributo del Main Sponsor BNL Gruppo BNP Paribas e degli Sponsor Eberhard & Co. e Olympus, si presenta con una nuova immagine coordinata, firmata dal fotografo norvegese Rune Guneriussen (Kongsberg, 1977), il cui lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive negli USA, in Cina, in Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Olanda e Norvegia, oltre che in fiere internazionali (Paris Photo, Art Basel). Guneriussen utilizza oggetti creati dall'uomo per comporre installazioni temporanee nell’ambiente naturale, rendendole protagoniste delle sue eteree immagini fotografiche. La scelta di Guneriussen è stata guidata, oltre che dalla qualità artistica, anche dall’interesse verso uno dei problemi fondamentali del nostro tempo e cioè l'importanza di mantenere in equilibrio il rapporto tra l'uomo e la natura. L’autore sarà presente alla tavola rotonda - domenica 24 marzo, ore 16.00 - organizzata nell’ambito della XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, dal titolo Broken Nature. Design Takes on Human Survival, in programma dal 1° marzo al 1° settembre alla Triennale di Milano, che studia lo stato dei legami che uniscono l’uomo all’ambiente naturale, alcuni dei quali sono stati compromessi – se non definitivamente spezzati – nel corso della storia recente. Oltre a Rune Guneriussen, partecipano all’incontro Lorenza Baroncelli, coordinatore artistico e curatore del settore architettura, rigenerazione urbana e città alla Triennale di Milano e Laura Maeran, curatrice alla Triennale di Milano. Confermato il comitato scientifico, composto da Fabio Castelli, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Enrica Viganò che ha selezionato 85 gallerie, per quasi un terzo (27) provenienti dall’estero, ovvero da 12 paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Montenegro, Olanda, Romania, Spagna, Svizzera, Ungheria) e da 4 nazioni extraeuropee (Cina, Giappone, Israele, USA); il resto (58) giunge dall’Italia. A queste si aggiungono poi 50 espositori suddivisi tra progetti speciali, editoria e progetti a 4 mani portando il numero totale degli espositori a 135. MIA Photo Fair può contare sul supporto di importanti sponsor. Per l’ottavo anno consecutivo, BNL Gruppo BNP Paribas è partner di MIA Photo Fair nel ruolo di Main Sponsor, promuovendo il Premio BNL Gruppo BNP Paribas assegnato da una giuria ad artisti che prendono parte alla fiera, esponendo con le proprie gallerie di riferimento. Le opere finaliste verranno pubblicate su @bnl_cultura, l'account Instagram di BN LGruppo BNP Paribas dedicato all’arte e alla fotografia. L’opera vincitrice entrerà a far parte del patrimonio artistico della Banca, che ad oggi conta oltre 5.000 lavori. Il 2019 vedrà la nascita del sodalizio con OLYMPUS che per l’occasione presenta la mostra Dialoghi visivi. Fotografie della Collezione Castelli: 19 immagini in un percorso espositivo diviso in quattro sezioni, dove verranno delineati alcuni tra i molti ambiti di indagine della fotografia come il reportage, la natura morta, l’architettura, la moda e la sperimentazione fotografica.

Grazie al supporto di Eberhard & Co., anche MIA Photo Fair ricorderà Leonardo da Vincinel 500esimo anniversario. Saranno infatti esposti alcuni fogli riprodotti dal Codice Atlantico, conservato in originale alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Tale selezione, curata da Edoardo Zanon del “Centro Studi Leonardo3” di Milano, illustrerà gli appunti e gli studi sulla prospettiva e sull’ottica del Maestro. Partendo da questi dati sperimentali sarà allestita, da Beppe Bolchi, una “Camera Obscura”, il cosiddetto “occhio artificiale”, dove il visitatore potrà diventare vero e proprio protagonista dell’esperienza stenopeica.

Nuova è anche la collaborazione con LA CUCINA ITALIANA, il mensile di cucina e lifestyle di Condé Nast, che nel 2019 compie 90 anni. Nell'area ristorante di MIA Photo Fair si terrà una mostra con le più belle immagini della rivista che conta tra i fondatori il futurista Filippo Tommaso Marinetti.

LE NOVITÀ DI MIA PHOTO FAIR 2019 MIA Photo Fair ha sempre cercato di essere una piattaforma su cui discutere di fotografia nei suoi molteplici aspetti. Ecco perché l’edizione 2019 si arricchirà di una nuova sezione dal titolo Beyond Photography, con l’intento di sottolineare cosa vuol dire oggi ‘fotografia’ soprattutto in rapporto al mondo dell’arte contemporanea. All’interno di Beyond Photography si troverà un gruppo di gallerie che sono solite esporre in fiere italiane e internazionali non specificatamente dedicate alla fotografia o che rappresentano artisti la cui ricerca contempla altri mezzi oltre alla fotografia; tra queste, A100 gallery conLuca Coclite, Federica De Carlo e Matteo Nasini, CE Contemporary con Rania Matar, la Galleria Clivio con Julien Blaine, Sylvano Bussotti, Giuseppe Chiari, Lamberto Pignotti e Sarenco, Maria Livia Brunelli MLB Gallery con Anna Di Prospero e Jacopo Valentini, la Galleria Massimo Minini con Roger Ballen, Vanessa Beecroft, Elisabetta Catalano, Bertrand Lavier, Matthieu Mercier e Ariel Schlesignere Progetto Arte elm con Ivan Falardi e Giò Pomodoro. Tra le novità più suggestive di MIA Photo Fair 2019 vi è la collaborazione con Photo Independent, la fiera di fotografia di Los Angeles - che quest’anno ha avuto un appuntamento europeo al Carrousel du Louvre a Parigi - che sonda le nuove generazioni di fotografi indipendenti. Lo spazio di Photo Independent proporrà una selezione dei più interessanti autori, scelti tra i molti che hanno esposto nella rassegna californiana.

La Corea del Sud è il paese ospite di MIA Photo Fair 2019. Per l’occasione, il Consolato Generale della Repubblica di Corea promuove il Focus Korea, ideato in collaborazione con la Korea Foundation, organizzazione associata al Ministero degli Affari Esteri sudcoreano, curato da Christine Enrile, fondatrice e direttrice artistica della C|E Contemporary, che presenterà una serie di lavori di alcuni dei più importanti artisti coreani della nuova generazione. L’intento è quello di promuovere il talento dei giovani fotografi e condividere con il pubblico l’attuale realtà dell’arte contemporanea coreana. L’architettura e il design saranno due argomenti che MIA Photo Fair indagherà con attenzione, attraverso una serie di appuntamenti di varia natura. Particolarmente interessante sarà il percorso che Fabio Novembre, uno degli architetti e designer italiani più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, nonché grande appassionato e collezionista di fotografia, comporrà selezionando alcune delle opere esposte a MIA Photo Fair. Nasce la prima edizione del premio MIA Photo Fair Fotografia d’Architettura, in partnership con lo Studio G*AA di Attilio Giaquinto e ArtPhotò di Tiziana Bonomo, che si rivolge a quegli artisti che espongono le loro opere all'interno della sezione Gallerie. Il Premio punta a dare risalto al dialogo costante tra fotografia e architettura, per la capacità della fotografia di documentare e interpretare i cambiamenti della realtà. L’artista vincitore, oltre a un premio in denaro, avrà la possibilità di presentare il proprio progetto in una sezione appositamente creata all’interno della fiera. La gallerista Rossana Orlandi promuoverà il riconoscimento a lei intitolato, premiando un artistache si presenterà nella sezione Proposta MIA, con una mostra presso la sua galleria. Per il terzo anno consecutivo IQOS sarà presente a MIA Photo Fair con la propria lounge, che ospiterà il progetto fotografico Everyday Uniqueness, ideato e realizzato appositamente per IQOS da Paolo Pellegrin, fotoreporter italiano di fama internazionale e vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, tra cui dieci edizioni del World Press Photo Award. Everyday Uniqueness, attraverso la magia della fotografia, racconta visivamente il concetto di unicità. Il pubblico potrà essere protagonista del nuovo progetto performativo di Settimio Benedusi per HP. All’interno di MIA Photo Fair si terrà, infatti,una edizione speciale di RICORDI?, il format creato daBenedusi per riportare in auge il privilegio del ritratto fotografico stampato. Tale progetto nasce dalla presa di coscienza che, con l’avvento delle nuove tecnologie, le immagini hanno iniziato a rivelare la loro precarietà, dimenticate sulle memorie degli smartphone o dei tablet o conservate su sopporti digitali, col rischio non troppo remoto di perdere una buona parte dei ricordi di una vita. Con questa iniziativa Benedusi desidera recuperare la fotografia stampata su carta, nel suo essere oggetto fisico e tattile, che può essere esposto e interagire con le persone che la guardano e con l’ambiente che le accoglie. L’obiettivo dell’esperienza è quindi sottolineare l’importanza della fotografia stampata e farsi pionieri del ritorno del ritratto fotografico d’autore. Saranno 100 le persone che potranno avere il privilegio di avere un foto-ritratto, prenotandosi (tra qualche settimana) attraverso il sito ricordistampati.it. Gli scatti verranno realizzati durante i giorni di MIA Photo Fair su un set all’interno dello stand “Benedusi per HP”, saranno subito stampati in formato A2 con una stampante HP top di gamma per le stampe fotografiche professionali e infine incorniciati in diretta. La fiera ospiterà inoltre, per il terzo anno anche il Premio RaM Sarteano, nato dalla collaborazione tra MIA Photo Fair e il Comune di Sarteano (SI), che inviterà alcuni artisti a esporre in una mostra collettiva nei mesi di luglio - settembre 2019, all’interno della Rocca Manenti a Sarteano. Il comitato di selezione del Premio sarà formato da Fabio Castelli, Francesco Landi, sindaco del Comune di Sarteano.

CODICE MIA TornaCODICE MIA - VI edizione, l'evento di riferimento per gli artisti mid-careerche intendono confrontarsi direttamente con esperti del collezionismo a livello internazionale. Gli incontri avranno la forma tipica di una lettura portfolio e solo un selezionato gruppo di 30 fotografi avrà la possibilità d'incontrarsi a tu per tu con personaggi di spicco nel mondo della fotografia, tra cui collezionisti e curatori di collezioni corporate. CODICE MIA si completa anche quest’anno con il prestigioso Charles Jing Grant per il miglior portfolio, che si va ad aggiungere al consolidato Premio CODICE MIA. Al primo classificato verrà quindi riconosciuto un premio di 7.000 Euro, in aggiunta alla concessione gratuita di uno stand nell’edizione 2020 di MIA Photo Fair a Milano. Al secondo, sarà assegnato un premio di 3.000 Euro. Proposta MIA Uno degli appuntamenti più attesi di MIA Photo Fair, fin dalla sua prima edizione, è Proposta MIA, la sezione dedicata a fotografi indipendenti selezionati dal comitato scientifico, che si presentano al mondo delle gallerie e al pubblico e che, nel tempo, si è rilevata essere una vera risorsa per gli autori, consentendo a molti di loro di entrare a fare parte della scuderia di prestigiose gallerie.

PROGRAMMA CULTURALE All’interno del ricco programma culturale di MIA Photo Fair, un posto di riguardo lo avrà il format Arte e Scienza, volto a indagare i rapporti tra la fotografia d'arte e le diverse branche della scienza. Già molto apprezzato nella scorsa edizione, quest’anno il dialogo si concentrerà sul tema delle neuroscienze e verrà sviluppato in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nuovo partner scientifico del format. Gli incontri vedranno la partecipazione di figure accademiche dell'area umanistica e scientifica che discuteranno su arte, neuroscienze e filosofia. Due saranno gli appuntamenti in cartellone. Nel primo (lunedì 25 marzo, ore 14), Alberto Sanna, direttore Centro di Tecnologie Avanzate per il Benessere e la Salute Ospedale San Raffaele, Massimo Cacciari, professore emerito presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Francesco Valagussa, professore Associato di Teoreticapresso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e Nicola Canessa, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, si confronteranno sulla neuroestetica, esplorandone limiti e potenzialità, affrontando varie tematiche, dall’impatto che l’innovazione tecnica può esercitare sulle forme artistiche, particolarmente nel caso della fotografia, ai meccanismi cerebrali che sottendono l’analisi visiva e l’esperienza estetica. Nel secondo incontro, Alberto Sanna- lunedì 25 marzo, ore 18.00 - parlerà de L’ingegneria della consapevolezza e l'arte negli ecosistemi socio-tecnologici. Si tratta di un tema innovativo e affascinante, supportato da materiale videografico, che esplorerà il mondo della scienza e dell’arte e illustrerà come queste siano strettamente interconnesse. Tra gli appuntamenti del programma culturale sono inoltre da segnalare il focus sulla nuova collezione di fotografia contemporanea dei Musei Vaticani (lunedì 25 marzo, ore 12.00) che vedrà la partecipazione di Barbara Jatta, direttore Musei Vaticani e Micol Forti, curatrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, il Focus tecnologie - venerdì 22 marzo, ore 17.30 - sui Blockchain nel mondo dell’arte: dall’autenticità agli art token, con Bernabò Visconti di Modrone, fondatore e CEO di Artshell, digital partner di MIA Photo Fair, Marco Paracchi e Fabrizio Cancelliere, Studio Tremonti Romagnoli Piccardi & Associati Studio Legale e Fiscale e Alberto Sanna, o ancoragli incontri di Collezione per due, in cui la giornalista Sabrina Donadel intervisterà coppie di collezionisti unite, oltre che dall’amore, anche dalla passione per la fotografia. MIA Photo Fair si è dimostrata sempre particolarmente attenta al mondo del collezionismo. In questa edizione, la fiera ospiterà un’esposizione, con il coordinamento esternodi Giuliana Picarelli, con opere di importanti nomi della fotografia italiana e internazionale, da Franco Fontana a Vera Lutter, da Mario Cresci a Larry Clark, provenienti da prestigiose collezioni private. Ogni immagine sarà corredata da una frase che ne motiva la scelta e che ne spiega il profondo attaccamento. Da ricordare, inoltre, la conferenza Fotografia e Architettura - venerdì 22 marzo, ore 16.00 - con gli interventi di diverse personalità, quali l’artista Elena Franco, architetto e fotografa, Angelo Maggi, professore in Storia dell’architettura all’Università di Venezia, Subhash Mukerjee, architetto, docente e vicepresidente Fondazione per l’Architettura di Torino e Tom Vack, artista. Modera Tiziana Bonomo, direttore di Artphotò.

EDITORIA L’area dedicata all’Editoria presenterà espositori selezionati per il secondo anno dalla curatrice anglo/francese Magali Avezou, tra cui case editrici internazionali, editori indipendenti e librerie specializzate. MIA Photo Fair rinnova la collaborazione con Musement, operatore multipiattaforma per la ricerca e prenotazione di tour e attrazioni in tutto il mondo. Il provider è infatti official booking partner della fiera. Che si tratti di estimatori, appassionati o professionisti del settore, tutti potranno unirsi ai programmi culturali, agli eventi e alle conferenze dedicate al mondo dell’arte e della fotografia attraverso il sito www.musement.com o tramite il sito www.miafair.it.

 

 

MIA PHOTO FAIR 

 

 

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  Contadina al lavoro per la manutenzione delle siepi del tè di Dazhangshan, fattoria di Kaoshui, ottobre 2018. Fotografia di Davide Gambino per Fondazione Benetton Studi Ricerche.

 

 Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino a I giardini del tè di Dazhangshan

La Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso di dedicare la trentesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino a I giardini del tè di Dazhangshan.

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso di dedicare la trentesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino a I giardini del tè di Dazhangshan, situati nella contea di Wuyuan, nella parte nord-orientale della provincia del Jiangxi, nella Cina meridionale.

Ai piedi della montagna Dazhangshan, un vasto sistema di rilievi collinari accoglie in questa regione le coltivazioni del tè: campi ondulati, inconfondibili per il disegno ordinato delle piantagioni che scorrono in forma di siepi parallele e a tratti interrompono la copertura del manto boschivo o la distesa delle risaie nei fondivalle. La pianta del tè – quella Camellia sinensis che in quest’area della Cina ha avuto buona parte delle sue origini storiche – dà forma a un paesaggio contemporaneo condotto secondo rigorosi criteri agroecologici, in grado di raccogliere il senso della storia e di proiettare nel futuro il valore di un ambiente rurale nel quale l’uomo stabilisce una relazione di armonia con la natura.

In questo luogo il Comitato scientifico ha individuato quei valori ricercati ogni anno dal Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, iniziativa che costituisce, dal 1990, uno dei principali e originali progetti condotti dalla Fondazione nell’ambito della sua attività scientifica rivolta al paesaggio, allo studio e alla cura dei luoghi, coniugando il campo della ricerca, della documentazione, dell’editoria e della divulgazione culturale.
Il Premio, così intitolato in onore di Carlo Scarpa (1906-1978), architetto e inventore di giardini, è una campagna di studio e di cura rivolta ogni anno a uno specifico luogo del mondo, scelto dal gruppo di studiosi che costituisce il Comitato scientifico perché particolarmente denso di valori di natura, di memoria e di invenzione e individuato a seguito di momenti di confronto, ricerche specifiche, viaggi di studio e approfondimento.

La campagna del Premio Carlo Scarpa consiste in una serie di attività ritenute utili per la conoscenza, la salvaguardia e la valorizzazione del luogo designato. In particolare sono previste: la cura e pubblicazione di un libro in italiano e in inglese, la produzione di un film documentario, la realizzazione di una mostra, l’organizzazione di uno o più incontri di studio e di una cerimonia pubblica nel corso della quale viene consegnato all’ente o alla persona responsabile del luogo un riconoscimento simbolico costituito da un “sigillo” disegnato da Carlo Scarpa.

In occasione della trentesima edizione si è scelto, nell’ambito della mostra connessa al Premio, di coinvolgere anche il linguaggio dell’arte per raccontare alcuni valori fondativi del Premio stesso e ripercorrerne brani di storia. Le Gallerie delle Prigioni di Treviso, luogo dedicato alla cultura contemporanea, spazio di esposizioni e programmi educativi, casa dei progetti di arte contemporanea promossi da Luciano Benetton sotto l’egida della Fondazione Benetton, sono parse l’ambiente ideale dove dar vita a questo inedito percorso. L’esito sarà una mostra che unirà ricerca nell’ambito dello studio del paesaggio e ricerca in ambito artistico e indagherà un tema centrale nelle attenzioni della Fondazione e in molte edizioni del Premio, quale quello del “curare la terra”, attraverso lo sguardo di alcuni artisti.

Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2019 prevede nel mese di maggio, a Treviso, i suoi principali appuntamenti pubblici.
Venerdì 10 maggio alle ore 18 è in programma, nelle Gallerie delle Prigioni, l’apertura dell’esposizione The Ground We Have in Common, che vede la curatela di Patrizia Boschiero, Fondazione Benetton, e di Nicolas Vamvouklis, Gallerie delle Prigioni. La mostra durerà fino al 30 giugno.

Sabato 11 maggio si svolgeranno un convegno internazionale di approfondimento nella sede della Fondazione Benetton (ore 9.30-13.30) e la cerimonia pubblica del Premio nel Teatro Comunale di Treviso (ore 17), con la presentazione di un film documentario realizzato dalla Fondazione con il regista Davide Gambino e la collaborazione di Gabriele Gismondi, e di un volume collettivo, curato da Patrizia Boschiero, Luigi Latini e Maurizio Paolillo, entrambi dedicati a I giardini del tè di Dazhangshan, e con la consegna del sigillo disegnato da Carlo Scarpa, simbolo del Premio, a Hong Peng, figura responsabile dell’Associazione dei coltivatori di tè biologico di Dazhangshan e delle sue coltivazioni, nonché presidente della Jiangxi Wuyuan Dazhangshan Organic Food Company. Il Premio, posto nelle sue mani, intende essere espressione di vicinanza e riconoscimento per tutte quelle persone che in questo luogo, dove la complessità degli aspetti economici, ecologici, etici ed estetici che definiscono un paesaggio appaiono unirsi armoniosamente, testimoniano con il proprio lavoro la necessità di sviluppare una relazione sempre più consapevole con la terra e con i suoi frutti, nella dimensione fisica di questi “giardini” radicati nel loro contesto e insieme nella realtà mobile delle contemporanee “rotte del tè” che da quest’angolo di Cina portano altrove foglie depositarie di valori culturali ed ecologici profondi.

Domenica 12 maggio alle ore 18 sarà proposto, nella chiesa di San Teonisto, un concerto di musica cinese in omaggio al luogo designato dal Premio.

Iniziativa culturale con il patrocinio di: Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo; Ministero per i beni e le attività culturali; Regione del Veneto; Città di Treviso.

Comitato scientifico e coordinamento del Premio

Luigi Latini, architetto, Università Iuav di Venezia (presidente);
Maria Teresa Andresen, paesaggista, Università di Porto;
Giuseppe Barbera, agronomo, Università degli Studi, Palermo;
Hervé Brunon, storico del giardino, CNRS, Centre André Chastel, Parigi;
Anna Lambertini, paesaggista, Università di Firenze;
Monique Mosser, storica dell’arte, Scuola superiore di architettura, Versailles;
Joan Nogué, geografo, Università di Girona;
José Tito Rojo, botanico, Università di Granada.

Membri onorari: Carmen Añón, paesaggista, Università di Madrid; Domenico Luciani, architetto, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche dal 1987 al 2009, ideatore e responsabile del Premio 1990-2014 (membro onorario dal 2015).

Partecipano ai lavori del Comitato il direttore della Fondazione, Marco Tamaro e i responsabili dei diversi settori, Patrizia Boschiero, Francesca Ghersetti, Massimo Rossi, Simonetta Zanon.

Le attività del Premio Carlo Scarpa sono coordinate da Patrizia Boschiero e dal presidente del Comitato scientifico, Luigi Latini.

Info: www.fbsr.it

 

 

catalogo joint

 

 

Time is Out of Joint. Simposio

Un importante lavoro che documenta il processo di trasformazione che ha dato esito all’attuale allestimento della collezione storica del museo, avviato nel 2016 con la direzione di Cristiana Collu.

Domenica 24 marzo alle ore 11.30, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta il volume Time is Out of Joint, un importante lavoro che documenta il processo di trasformazione che ha dato esito all’attuale allestimento della collezione storica del museo, avviato nel 2016 con la direzione di Cristiana Collu.

La presentazione avrà la veste di un simposio, una tavola rotonda alla quale prenderanno parte con un proprio contributo diverse figure del mondo della cultura chiamati a restituire le proprie visioni, ognuno dal punto focale della propria esperienza e del proprio sentire. Un pubblico ristretto è invitato ad assistere a questa conversazione a più voci, che rimanda ad una forma di partecipazione di natura performativa e al tempo stesso alla pratica filosofica di una conversazione che concede tutto il tempo necessario all’argomento, al di fuori da ogni fretta.

Il Catalogo di Time is Out of Joint è infatti un dispositivo corale nato per ospitare le voci di filosofi, antropologi, scrittori e curatori che hanno deciso di accogliere le suggestioni teoriche ed estetiche poste dalla scelta curatoriale di una nuova museologia.

Sotto il principio guida di Time is Out of Joint, frase pronunciata da Amleto nel dramma di Shakespeare, è stato condotto un lavoro di riallestimento della collezione della Galleria che esce dai cardini di un ordinamento cronologico e di una disposizione delle opere tutta interna a un impianto storicista e cerca una propria collocazione nel presente, a partire da una riflessione sulla funzione dell’istituzione museale, la sua relazione con il pubblico e la sua missione conservativa. Un gesto radicale volto a ripensare le condizioni della percezione e gli infiniti usi possibili delle opere, così sottratte – anche grazie a una generale ristrutturazione degli spazi nei quali l’elemento centrale è la luce – a una loro destinazione fissata dai cardini della storia dell’arte e ricollocate nel contesto di uno specifico interrogativo estetico rivolto all’arte.

L’occasione di questa pubblicazione è quindi un modo per riprendere le fila, ad una certa distanza dalla polemica che ne è scaturita, di un’operazione culturale inedita per un museo italiano e che ci riguarda tutti, come destinatari di un valore comune e come fruitori d’arte a cui viene riconsegnato un ruolo attivo nella capacità interpretativa.

Per assistere all’evento, che si terrà all’interno del Salone Centrale della Galleria, è necessario prenotarsi scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. dato il numero limitato di presenze consentite, fino ad esaurimento posti, per ragioni di sicurezza.

Info pubblico:

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

viale delle Belle Arti 131, Roma

Ingresso accessibile Via Gramsci 71

T +39 06 3229 8221 

lagallerianazionale.com

orari di apertura

dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30

ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura