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SERE D’ARTE E CULTURA

Continuano gli appuntamenti  - incontri, reading e proiezioni - in occasione della mostra "Roma città moderna. Da Nathan al Sessantotto" alla Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale

Continuano gli appuntamenti  - incontri, reading e proiezioni - in occasione della mostra, prorogata al 2 dicembre 2018, "Roma città moderna. Da Nathan al Sessantotto" alla Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale:

Venerdì 28 settembre - ore 19.00-21.30 Chiostro/giardino, ci sarà la proiezione del film "L’uomo che non cambiò la storia"," 2016, di Enrico Caria alla presenza del regista martedì 2 ottobre - ore 19.00-21.30 Chiostro/giardino.

Incontri

Le periferie romane negli anni ‘50-’60 tra neorealismo in architettura e cultura moderna. Fermenti del post moderno e le attuali soluzioni iper-moderne a cura di Fulvio Leoni (Università Roma TRE) La Roma di Mamma Roma a cura di Federica Capoferri (John Cabot University, Roma)

Reading

Periferie del mondo, Poesie e parole di Pier Paolo Pasolini lette da Mia Benedetta.

Proiezioni

La stazione, 1952, di Valerio Zurlini. Città nella città, 1953, di Romolo­ Marcellini. Confidenze di un gatto, 1953, di Giorgio Ferroni.

 

INFO

Galleria d’Arte Moderna di Roma

Via Francesco Crispi, 24

 

 

NEGRI CLEMENTI ARTLAW 2792018

 

ART&LAW PRESENTA IN XXX WE TRUST

Ci sarà l’occasione di presentare ART&LAW n. 4, la rivista scientifica dello Studio di matrice giuridica dedicata al mondo dell’arte che approfondisce temi di diritto, giurisprudenza ma anche economia, fiscalità, storia e mercato dell’arte

Lo Studio Legale Negri-Clementi ègiovedì 27 settembre alle ore 18.00 è lieto di presentare la conferenza stampa di presentazione del progetto In xxx we trust a cura di Rosa Cascone. 

Nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 la manifestazione itinerante si propone di indagare e promulgare una cultura di integrazione dei culti religiosi che la città ospita. A completamento del progetto verrà inaugurata il 20 ottobre presso la Chiesa di Sant’Andrea degli Aromatari a Palermo la mostra Epiphany.

Sarà anche l’occasione per presentare e distribuire ART&LAW n. 4, la rivista scientifica dello Studio di matrice giuridica dedicata al mondo dell’arte che approfondisce temi di diritto, giurisprudenza ma anche economia, fiscalità, storia e mercato dell’arte. 

Questo numero di ART&LAW - dedicato alle installazioni artistiche - offre un inquadramento giuridico delle opere site specific e della video arte, approfondisce il progetto In xxx we trust di Rosa Cascone, oltre che raccontare tramite interviste alcuni artisti coinvolti nel medesimo progetto.

Interverranno:

Annapaola Negri-Clementi, managing partner di Negri-Clementi Studio Legale Associato

Paolo Branca, professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Rosa Cascone, curatrice

A termine della conferenza si terrà la proiezione del video di Letizia Cariello Hallenbad Backstage, Courtesy Galleria Massimo Minini.

 

 

 

Alberto Fontana e Paolo Giannarelli 2 bassa

Alberto Fontana e Paolo Giannarelli

 

Si arricchisce il patrimonio della Fondazione Ragghianti con l'acquisizione dell'archivio UIA

Il nuovo presidente Alberto Fontana firma l’acquisizione dell’archivio dell’Università Internazionale dell’Arte di Firenze e della storica rivista “Critica d’Arte”

Si è conclusa nei giorni scorsi la trattativa che ha portato all’acquisizione da parte della Fondazione Ragghianti dell’archivio dell’UIA (Università Internazionale dell’Arte) di Firenze, importante istituzione fondata da Carlo Ludovico Ragghianti nel 1968.

Questa operazione culturale, attuata in accordo con la direzione e attraverso una trattativa già avviata durante il mandato del predecessore Giorgio Tori, è il primo importante atto del nuovo presidente Alberto Fontana, che, nominato nel maggio scorso, ha firmato l’accordo con Paolo Giannarelli, presidente e commissario liquidatore dell’Università Internazionale dell’Arte di Firenze.

La trattativa ha condotto all’acquisizione da parte della Fondazione Ragghianti dell’archivio e della fototeca dell’UIA e della testata della rivista “Critica d’Arte”, già di proprietà dell’UIA, che ne ha curato la pubblicazione con la casa editrice Le Lettere fino al 2016.

«È un motivo di grande soddisfazione” dichiara Alberto Fontana “esserci potuti assicurare il patrimonio di questa importante istituzione, un’occasione per continuare l’opera di Carlo Ludovico Ragghianti e rinnovare il suo fondamentale apporto agli studi storico-artistici, che è ancora di grande attualità. Rilanceremo la rivista “Critica d’Arte” allargando il comitato scientifico e dandogli un respiro internazionale, che permetterà di accrescere ulteriormente il prestigio e la conoscenza della nostra Fondazione».

Che cos’è l’UIA

L’UIA, nata come scuola di levatura universitaria e a vocazione internazionale per la conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico, nasce nel 1968 a opera di Carlo Ludovico Ragghianti, quando, a seguito della terribile alluvione del 1966, si presenta come urgente e improrogabile la necessità di disporre di tecnici specializzati nel restauro e nella conservazione dei beni culturali. Nel 1982 l’Università Internazionale dell’Arte è riconosciuta dal Presidente della Repubblica come ente morale dotato di personalità giuridica. Oltre all’UIA di Firenze esiste anche l’UIA di Venezia, tuttora attiva.

L’Università Internazionale dell’Arte di Firenze, operante fino ad alcuni anni fa, conserva un archivio importante dal punto di vista storico-documentario, nonché una notevole fototeca. I fondi constano quindi di materiali ragghiantiani legati a questo importante istituto creato dallo storico dell’arte lucchese e da lui a lungo animato. La loro collocazione più naturale appare quindi quella della Fondazione Ragghianti, che arricchisce con questo ragguardevolissimo fondo il suo già straordinario patrimonio di documenti.

“Critica d’Arte”

Fondata da Carlo Ludovico Ragghianti nel 1935 insieme a Ranuccio Bianchi Bandinelli e grazie all’interessamento di Giovanni Gentile, la rivista “Critica d’Arte” si impose come la più significativa rivista di storia dell’arte del periodo, tesa a promuovere un rinnovamento estetico e metodologico degli studi in materia.

Il periodico, che prese in qualche modo le mosse da “La Critica” di Benedetto Croce, punto di riferimento di Ragghianti (e Croce rilasciò il suo “nulla osta” ai fondatori di “Critica d’Arte”), può ancor oggi essere considerata una delle più importanti riviste italiane di storia dell’arte. Con l’acquisizione della testata da parte della Fondazione Ragghianti non soltanto se ne è scongiurata la chiusura, che avrebbe rappresentato un atto grave per la cultura italiana e internazionale, ma se ne prospetta una nuova vita, perché è ferma intenzione del presidente Fontana e del direttore Bolpagni rilanciarla come merita.

La fototeca

La fototeca dell’UIA contiene, tra gli altri, faldoni di fotografie di allestimenti di mostre curate da Ragghianti dalla fine degli anni Quaranta agli anni Sessanta, e anche fotografie di allestimenti di musei del mondo, usate come materiale didattico nelle lezioni che si tenevano all’UIA. Rappresenta quindi una documentazione molto importante dal punto di vista museologico, che non mancherà di destare grande interesse nel mondo degli studi e della ricerca storica museografica.

 

Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti

Complesso monumentale di San Micheletto

Via San Micheletto 3, Lucca

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | sito web: www.fondazioneragghianti.it

info: tel. +39 0583 467205

 

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Osvaldo Licini, Angelo ribelle con cuore rosso, 1953. Collezione privata © Osvaldo Licini, by SIAE 2018

 

OSVALDO LICINI. Che un vento di follia totale mi sollevi

Undici sale espositive, oltre cento opere, ripercorrono il dirompente quanto tormentato percorso artistico di Licini, la cui carriera fu caratterizzata da momenti di crisi e cambiamenti stilistici apparentemente repentini.

Alla XXIX Biennale di Venezia del 1958 l’artista marchigiano Osvaldo Licini (1894 – 1958) fu insignito del Gran Premio per la pittura, un dovuto omaggio a una delle personalità più originali del panorama artistico italiano della prima metà del XX secolo. A 60 anni da quel prestigioso riconoscimento e dalla sua scomparsa, il museo ricorda il grande maestro con una retrospettiva a cura di Luca Massimo Barbero.

Undici sale espositive, oltre cento opere, ripercorrono il dirompente quanto tormentato percorso artistico di Licini, la cui carriera fu caratterizzata da momenti di crisi e cambiamenti stilistici apparentemente repentini. La mostra OSVALDO LICINI. Che un vento di follia totale mi sollevi intende mostrare la sostanziale coerenza di tale percorso: quelle che all’apparenza sembrano delle cesure si rivelano infatti tappe di un’esperienza singolare che risalta all’interno della storia dell’arte del Novecento per risultati di assoluto lirismo e poeticità.

La mostra si apre con le tele giovanili, quei paesaggi marchigiani da cui Licini non si staccò mai, soprattutto pittoricamente, tanto da farne il soggetto della sua prima fase figurativa degli anni '20, a cui appartengono opere come Paesaggio con l’uomo (Montefalcone), del 1926 e Paesaggio marchigiano (Il trogolo), del 1928. E sono queste stesse vedute a fare da sfondo anche alla successiva transizione dal realismo all’astrattismo dei primi anni ‘30, come si può già notare in Paesaggio Fantastico (Il Capro) del 1927. Si prosegue poi con la fase non figurativa degli anni ’30, anni dell’inevitabile coinvolgimento dell’artista nelle attività della Galleria "Il Milione". Il linguaggio astratto di Licini è atipico, attento alla geometria, una geometria intrisa di lirismo, evidente in opere come Castello in aria, del 1933-36, o Obelisco, del 1932. È proprio in "bilico", titolo e soggetto di varie opere di Licini degli anni '30, tra i due poli di astrazione e figurazione che si giocano la sua carriera e i grandi capolavori della maturità dedicati ai temi dell’Olandese volante, dell’Amalassunta e dell’Angelo ribelle, tutti soggetti presenti nella mostra veneziana. Le opere più iconiche di Licini, presentate in gruppo alla Biennale di Venezia del 1950, sono tuttavia quelle dedicate al soggetto di Amalassunta. L’ampia selezione di quadri di Amalassunta offerta lungo il percorso espositivo propone le molteplici sfaccettature della personalità di Licini, dal lato lirico e contemplativo a quello più ironico e dissacrante. Nelle opere realizzate dal finire degli anni '40 in poi convergono tematiche, stilemi e il mai risolto rovello della pittura, che fanno emergere Licini come un grande protagonista del modernismo italiano e internazionale, confermato dal premio conferitogli pochi mesi prima della morte alla Biennale di Venezia del 1958. La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione illustrata, edita da Marsilio Editore in italiano e inglese, con contributi di Luca Massimo Barbero, Federica Pirani, Sileno Salvagnini, Chiara Mari.

 

 

 

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FESTIVAL LA DEMOCRAZIA DEL CORPO

Il Festival, diretto da Virgilio Sieni si snoda con un ricco programma di spettacoli, creazioni site specific, pratiche di trasmissione, residenze e incontri.

Il Festival, diretto da Virgilio Sieni, si snoda dal 25 settembre al 30 dicembre con un ricco programma di spettacoli, creazioni site specific, pratiche di trasmissione, residenze e incontri. Cuore pulsante dell'attività è Cango, in via Santa Maria nell'Oltrarno fiorentino, che accoglie oltre agli spettacoli, ai percorsi di formazione e creazione, incontri con gli artisti al termine di ogni appuntamento.

Coreografi, danzatori, performer e cittadini di ogni età, formazione o provenienza, si fanno portatori di una trasmissione di gesti e codici espressivi capaci di generare attraverso l’ascolto, la vicinanza, la pratica, la condivisione e la visione, una comunità viva intorno ai linguaggi del corpo.

Il Centro nazionale di produzione propone un modello innovativo di residenza in cui l’artista ospite, oltre a presentare il proprio spettacolo, articola la presenza attraverso percorsi di creazione rivolti a diverse tipologie di interpreti - danzatori, professionisti, amatori, cittadini, adolescenti - costruendo un contesto di approfondimenti sul gesto e favorendo l’incontro tra individui di diversa provenienza culturale e sociale.

Nell’arco dei 3 mesi, 14 saranno gli artisti che presenteranno i loro spettacoli.

Due saranno i progetti speciali: Progetto Goldberg e Progetto gesto e marionetta.

Il Progetto Goldberg comprende un ciclo di pratiche di trasmissione, eventi e performance a cura di Adriana Borriello e Virgilio Sieni. Coinvolge danzatori e cittadini di tutte le età: un invito a interpretare e “abitare” la musica di J.S. Bach attraverso il linguaggio coreografico, l’improvvisazione, la musica dal vivo e la partecipazione del pubblico. Si articola in percorsi di creazione (Goldberg Variationen: studi sul corpo musicale di Boriello e Studi intorno alle Goldberg Variations di Sieni) e lezioni/performance aperte a tutti (Variazioni Golberg/Lezioni di Sieni), oltre agli spettacoli Duo Goldberg di A. Borriello e Solo Goldberg Improvisation di V. Sieni.

Il Progetto gesto e marionetta nasce dall’incontro tra Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni. La relazione tra danza e opera dei pupi rappresenta un elemento inedito che guarda alla trasfigurazione dell’uomo e alla natura del gesto. Il corpo del danzatore e della marionetta si pongono in dialogo sugli elementi fondamentali dello stare al mondo: camminare, sedersi, cadere, voltarsi, toccare. Il progetto comprende pratiche di trasmissione rivolte a danzatori e performer e lo spettacolo in prima assoluta Nudità che vede insieme sulla scena i due maestri Cuticchio e Sieni.

Saranno proposti 11 percorsi di trasmissione sui linguaggi della danza che nel loro insieme costituiranno un ciclo completo di formazione. Degli 11 percorsi, 8 sono rivolti a danzatori/performer, 2 sono rivolti ad amatori/cittadini di ogni età, 1 a danzatori adolescenti.

I percorsi avranno come esito una creazione site specific aperta al pubblico.

"Il Festival che si svolge tra settembre e dicembre propone un viaggio articolato nel corpo della danza attraverso spettacoli, performance, pratiche, laboratori e incontri. La democrazia del corpo intende così aprire degli spazi di riflessione e di vissuto sull’esperienza del corpo.

Le azioni che si diramano ricercano uno sguardo tattile sul gesto e gli artisti invitati sono chiamati a riflettere sulla capacità dell’uomo di mettersi in opera attraverso le pratiche e la visione.

Il modo avvolgente e cognitivo della danza, della consapevolezza rivolta al semplice gesto, così come all’ampiezza di uno sguardo partecipato, appare oggi come un atto fondamentale per intessere nuovi modi di abitare.

Il programma assume dunque l’aspetto di un cammino dove lo spettatore, insieme agli artisti, intraprende un viaggio di sensibilizzazione.

Cango, lo spazio in via Santa Maria, accoglierà spettacoli, performance e pratiche che saranno messe in relazione con alcuni territori di Firenze che in questi ultimi anni hanno assunto una funzione di ricamo e di rigenerazione di energie creative: PIA Palazzina Indiano Arte, il nuovo spazio nel Parco delle Cascine dove continueremo a sviluppare percorsi ed esperienze sulla relazione tra l’uomo e la natura; Cantieri Culturali Isolotto, con la Galleria Isolotto/Spazio d’arte, dove proporremo esposizioni e modi “artigianali” di rigenerare i luoghi e il territorio; le Piagge dove lavoreremo con laboratori e tragitti adiacenti alla costruzione di “comunità del gesto” intorno alla rigenerazione del territorio.

Le residenze degli artisti rappresentano dunque quel tempo dell’abitare dove è possibile scambiare pratiche, spettacoli, luoghi e performance pensate appositamente per gli spazi del festival. Il Festival è anche il territorio dove oggi praticare strategie di resistenza."

Virgilio Sieni

 

INFO E CONTATTI

Centro nazionale di produzione | Virgilio Sieni

CANGO _ via Santa Maria 23-25, Firenze

Tel. +39 055 2280525

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.virgiliosieni.it

 

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Gianfranco Baruchello - Doux comme saveur (A partire dal dolce)

I video che compongono l'intallazione, proiettati negli spazi del MATA - Ex Maifattura Tabacchi per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali, sono parte di un progetto dell'artista con interviste a filosofi, poeti e artisti.

E' stata prorogata fino al 4 novembre 2018 l'apertura al pubblico di Doux comme saveur (A partire dal dolce), videoinstallazione di Gianfranco Baruchello prodotta da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e realizzata in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la Fondazione Baruchello, Roma. I video che compongono l’installazione, proiettati negli spazi del MATA - Ex Manifattura Tabacchi per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali, sono parte di un progetto dell’artista sul sapore dolce, con interviste a filosofi, critici, poeti e artisti della cultura francese.

Nel 1978 Baruchello concepisce un progetto che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e un film di interviste sul tema del sapore dolce. Il libro-oggetto prende forma attraverso la raccolta, in fotocopia, da parte dell’artista, di disegni, ritagli di riviste e giornali, appunti: circa 150 pagine, rilegate con una copertina in cartone spesso.  Un anno dopo, a Parigi, il  libro costituisce il punto di partenza per una lunga serie di interviste. Le conversazioni condotte dallo stesso Baruchello, prendono avvio da riflessioni sul dolce e sulla dolcezza: dal latte materno alle favole (la casa di marzapane di Hänsel e Gretel), dal ricordo del sapore dolce al mito, tra simbolo e realtà, cultura, antropologia e società.

Gli intervistati erano sia operai, immigrati e pasticceri, sia importanti esponenti del mondo della cultura tra cui filosofi, scrittori e psicoanalisti del calibro di Jean-François Lyotard, Félix Guattari, David Cooper, Pierre Klossowski, Alain Jouffroy, Paul Virilio, Gilbert Lascault e Noëlle Châtelet. Mentre i primi furono ripresi in esterni o all’interno del proprio posto di lavoro, i secondi erano intervistati nelle loro case o nei loro studi. Le interviste, partite dunque da temi legati al cibo, arrivarono ben presto a concentrarsi su questioni filosofiche intorno alla maternità, alla morte, soprattutto animale e destinate al cibo, all’erotismo e alla memoria. Il carattere informale delle interviste costruisce l’ambientazione del film: tutto è improvvisato, amichevole, senza allestimenti tecnici di registrazione, con talvolta rumori di fondo. Per le riprese Baruchello si avvalse della collaborazione del cineasta sperimentale Alberto Grifi.
Gianfranco Baruchello nasce a Livorno nel 1924. La sua prima formazione avviene tra Roma, Parigi, New York. Sin dall’inizio tutti i linguaggi, pittura, scrittura, happening, oggetto, performance, cinema, fanno parte di una ricerca che lui stesso definisce “in solitario”, ostile alle mode e alle strategie del mercato. Tra le mostre personali recenti, quelle al Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto a cura di Gianfranco Maraniello (2018), Villa Arson di Nizza a cura di Nicolas Bourriaud (2018), Raven Row di Londra a cura di Luca Cerizza (2017), Triennale di Milano a cura di Alessandro Rabottini (2015), ZKM/Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe a cura di Andreas Beitin e Peter Weibel (2014-2015), Deichtorhallen di Amburgo a cura di Dirk Luckow (2014), Palais des Beaux-Arts di Parigi a cura di Nicolas Bourriaud (2013), Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma a cura di Achille Bonito Oliva in collaborazione con Carla Subrizi (2011). Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia (l’ultima nel 2013) e a documenta di Kassel nel 1977 e nel 2012. Tra le mostre personali recenti più significative ospitate in gallerie private quelle presso Massimo De Carlo (Milano, 2017; Hong Kong, 2017; Londra, 2015) e Galleria Greta Meert (Bruxelles, 2009).

La Fondazione Baruchello nasce nel 1998 per volontà di Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi nella ex casa-studio dell’artista a Roma. È il risultato della donazione costituita da circa cinquecento opere che l’artista ha posto alla base di un’impresa culturale destinata al sostegno e alla sperimentazione dell’arte contemporanea. Alla prima sede, in Via di Santa Cornelia, che comprende una biblioteca aperta al pubblico composta da oltre quarantamila volumi oltre agli archivi dell’artista e altri fondi storici, nel 2016 si è aggiunta una seconda sede nel cuore di Roma, in via del Vascello, utilizzata prevalentemente come spazio espositivo e sede di seminari, incontri e presentazioni al pubblico.