La formazione artistica prettamente italiana di Amedeo Modigliani
 
 
 

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La formazione artistica prettamente italiana di Amedeo Modigliani

 

 

Su questo argomento, in qualche maniera, molti degli studiosi che hanno scritto su Modigliani hanno fatto riferimenti che però spesso si risolvevano in poche righe. Tanto è vero che Jeanne Modigliani nel volume "Jeanne Modigliani racconta Modigliani" (Edizioni Graphis Arte, Livorno 1984) scrive "Amedeo Modigliani nacque a Livorno il 12 Luglio 1884. L'unanimità e l'esattezza delle notizie biografiche consacrate a Modigliani si riducono a questa semplice constatazione di stato civile".

Come esempio aggiunge che, nel catalogo dell'Esposizione d'Arte Moderna Italiana, organizzata nel 1950 a Parigi, nella nota biografica a lui riferita, si legge: "Morto a Milano nel 1920".

Dobbiamo arrivare alla mostra del 1999 a Lugano al Museo d'Arte Moderna della città di Lugano a cura di Rudy Chiappini dove nel catalogo vi è un capitolo scritto da Raffaele Monti, dal titolo "Cara Italia", dove l'autore scrive in maniera inequivocabile della formazione italiana di Modigliani.

Si può affermare che l'origine dell'attività grafica di Modigliani è un argomento di difficilissima chiarificazione in quanto non abbiamo a disposizione sufficienti opere; tuttavia, soprattutto nell'ultimo periodo, sperimenta e raffina le radici italiane. Tanto è vero che Raffaele Monti, sempre nel catalogo della mostra di Lugano scrive che sono: "generatrici del suo stile [...] da qui nasce il senso stesso e la supremazia di quel disegno lineare e strumentale che racchiude, allo stato incandescente i vertici del suo linguaggio; un disegno nato dall'esercizio e dal metodo e dunque genialmente desunto dall'insegnante del Micheli".

Un insegnamento indiscutibilmente riferibile a Fattori, ma che a mio avviso trova una consonanza anche nell'opera di Silvestro Lega, il quale ha trascorso l'ultimo periodo della sua vita nella campagna livornese e le sue opere erano presenti e diffuse nella città labronica.

In Modigliani si comprende l'amore per le antiche scuole senese e fiorentina. Scuole basate sul disegno dove il colore nasce quasi fosse un profumo che s'irradia dai limiti del disegno stesso.

La figlia Jeanne scrive che se si studiasse la vita artistica di suo padre basandosi solo sulle sue opere si potrebbe pensare che avesse iniziato in Francia per poi concludere in Italia, trovando li il suo stilema definitivo.

Amedeo Modigliani nasce a Livorno nel 1884 da famiglia fino ad allora benestante, in un momento però di tracollo economico. Tanto è vero che, che sia storia esatta o amplificata dalla leggenda, viene partorito mentre l'ufficiale giudiziario esegue il pignoramento dei beni della famiglia; una legge di allora prevedeva che niente poteva essere sequestrato purché sul letto di una partoriente e quindi proprio su quel letto, con grande affanno, vennero depositati gli oggetti più preziosi. Inizia così, fin dalla nascita una vita che è un romanzo.

Una salute cagionevole a causa del tifo e della tisi che sembra abbia contratto nello studio di un pittore morto di quella malattia gli fa interrompere gli studi; comunque la sua vera ambizione ed una forte passione che la madre volle assecondare lo indirizzò verso la carriera artistica.

Sull'inizio preciso del suo ingresso all'apprendistato da Guglielmo Micheli vi sono date discordanti; sta di fatto che, pur essendoci scuole più blasonate, venne scelta quella di Guglielmo Micheli forse perché vi era la costante presenza del grande Fattori, figura verso la quale i giovani artisti si riferivano non solo per la sua statura ma anche e soprattutto per i suoi incitamenti innovativi.

Pensiamo che un ulteriore motivo sia stato quello che Micheli non aveva una vera e propria scuola ma piuttosto un cenacolo dove si poteva discutere, confrontarsi e che dava un'ampia libertà di espressione spesso addirittura lasciando soli gli allievi liberi di sperimentare.

Micheli, consapevole di essere un bravo insegnante e cassa di risonanza del verbo di Fattori, ma di non essere all'altezza del suo Maestro, contrariamente al suo interesse economico incitò gli allievi a trasferirsi a Firenze vicino ai Macchiaioli più importanti e soprattutto perché avessero un'occasione di studiare i Maestri del passato. Così Modigliani s'iscrive alla libera scuola di nudo di Giovanni Fattori che dai racconti sembra non aver frequentato più di tanto.

Metodo che manterrà anche a Venezia, dove soggiornerà per più di due anni, città nella quale s'iscrive all'Accademia di Belle Arti ma da quanto ci racconta per esempio Renato Natali, si dedica soprattutto alla visita dei musei e quindi a continuare lo studio degli antichi.

Come si può evincere da questo breve racconto Modigliani arriva in Francia con un bagaglio ed una preparazione derivatagli dalla tradizione italiana tanto è vero che si porta dietro le fotografie delle opere dei Maestri italiani che fa conoscere anche ai colleghi francesi.

D'altronde rientra più volte in Italia, anche in questo caso le date e le opinioni sono discordanti, per andare a Carrara e Pietrasanta alle cave dove Michelangelo aveva attinto il suo marmo, per recarsi a Livorno a trovare vecchi amici e sicuramente per eseguire dei lavori in quanto affitta uno studio in quella città. Visita inoltre il Cimitero Monumentale di Pisa e ne rimane affascinato così come scrive all'amico Alexandre, annunciandogli una visita a Siena.

Negli ultimi anni di soggiorno in Francia la sua salute peggiora fino a portarlo ad una morte prematura. Si era sposato con Jeanne Hebuterne ed aveva avuto una figlia nonostante fosse sempre stato un libertino. Al momento della sua morte la moglie, incinta di nove mesi, si suicidò, incrementando la leggenda Modigliani che molto probabilmente ha in qualche maniera distratto dallo studio della sua opera completa e ha centrato l'attenzione sull'aneddotica.

Amedeo Modigliani, per quanto sia un'icona dell'arte del 900 e non solo, non aderì ad alcun movimento o corrente artistica a lui coeva e contemporaneamente non ha lasciato una "scuola". Un artista del tutto unico nel suo stilema pittorico che d'altronde in alcuni aspetti richiama la volumetria della scultura.

Dobbiamo infatti ricordare che il suo intendimento era proprio quello di essere scultore; l'esigua produzione di questo genere la si deve alle sue condizioni di salute.

In questa rubrica mi riservo in seguito di dettagliare in maniera più specifica le assonanze tra i ritratti di Modigliani e le icone dei Maestri del Duecento e Trecento.

 

Gregorio Rossi