Ernesto Portas
 
 
 

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Ernesto Portas

 

 

Il ritratto per eccellenza, almeno nell'immaginario collettivo, è la "Gioconda" o "Monnalisa" che dir si voglia. In base anche ai canoni dell'epoca il volto e la figura dei personaggi rappresentati avevano precise e riconoscibili caratteristiche fisiognomiche. Mi chiedo però, se potessimo avere una fotografia di questa Monna Lisa, troveremmo veramente una riconoscibilità fotografica oppure soprattutto l'interpretazione di Leonardo.

Qui scrivo a proposito di Ernesto Portas e dei suoi ritratti che sono un aspetto caratteristico della sua produzione. L'identità di questi personaggi si percepisce perchè in quei dipinti è rappresentato l'animo delle persone, l'artista dunque non cerca il reale assoluto ma piu del reale; il riconoscibile dunque avviene attraverso il sentimento, il ricordo, l'intelletto, anche l'immaginazione.

Ci dobbiamo orientare dentro i suoi quadri con la medesima logica che ci consente di leggere nel grande libro della vita. Non ci dobbiamo fermare alla superficie della tela, ma dobbiamo penetrare nella scena, scoprire gli angoli ciechi.

Una volta che Ernesto mi fece vedere un dipinto di un particolare corpus, immediatamente riconobbi chi rappresentava, l'immediatezza non era derivata dalla perfetta somiglianza ma dal fatto che aveva individuato la personalità di quella donna che era un'amica comune e della quale Portas aveva dipinto l'interiorità.

Lo stesso meccanismo mi ha guidato nella percezione di altri ritratti, tanto di quelli di persone conosciute quanto degli sconosciuti.

Ernesto Portas rappresenta i fatti invisibili, dei quali d'altronde ne è piena anche la vita; molte delle cose da noi ritenute lampanti, sono in realtà piene di segreti: il saperli individuare è ciò che distingue l'artista dal comune osservatore.

Allora bisogna guardare i suoi quadri proprio con la speranza di scoprire un segreto, però non un segreto dell'arte bensì un segreto della vita.

Credo che entrare nella mente di un pittore sia un po' come entrare in un labirinto, o almeno in un palazzo dalle molteplici stanze; Portas conosce i pigmenti e li sa stendere con la capacità del lavoro di un artigiano, ma contemporaneamente è un mago che capta la luce sulla tela o guarda un uomo che passeggia per strada e sa già come cadrebbe se ciò avvenisse, sa come si avvolgerebbe in un telo una donna dopo il bagno.

Forse per il fatto che viviamo in un'epoca dove siamo continuamente bombardati da immagini abbiamo in gran parte perso la memoria visiva a favore del ricordo espresso a voce; la parola quindi, ad un certo periodo della vita è divenuta protagonista abbandonando quel meccanismo che tutti abbiamo avuto da bambini quando pensavamo soprattutto per immagini anche esprimendoci mediante simboli; questo grande artista ha recuperato tali simboli, elaborandoli e sublimandoli in arte.

Quando nel 1883 a Parigi l'Impressionismo era al suo apice, nel celebre ospedale Salpetrière, il Professor Jean Charcot, uno dei maestri dell'allora giovane Freud, ricevette una lettera di un paziente che denominò Monsieur X: un uomo intelligente e poliglotta che descrisse al medico il fatto di aver perso l'uso del suo occhio mentale, qualcosa che lui definì terribile.

In passato Monsieur X era in grado d'immaginare quasi con la stessa chiarezza con cui percepiva; poi la catastrofe, le sue nitide visioni sono svanite.

Attribuiva questa sua scarsa sensibilità alla perdita delle immagini interiori ed affermava che doveva dirsi le cose che voleva ricordare, quando in passato gli bastava la vista.

Ernesto Portas, tramite i suoi ritratti, ci propone una teoria d'immagini interiori dandoci l'opportunità di rievocare volti conosciuti oppure vagabondare con gioia e con la fantasia nel regno delle immagini senza parole.

Quando siamo di fronte ad un'opera d'arte sicuramente si vuol rimanere incantati esteticamente, ma altrettanto certamente, così come davanti ad un tramonto o dal chiarore della Luna, si deve rimanere turbati ed inquietati nella stessa maniera come una bella persona ci affascina non per una questione aritmetica di misure.

Faccio un esempio: si deve essere molto bravi per dirigere ed interpretare film come "Fronte del porto" o "My fair Lady" perchè non ci si è affidati a trucchi o effetti speciali. Ernesto Portas, limpido e pulito, senza meccanismi di artefazione, ci propone, presentandoci, turbandoci ed affascinandoci una teoria di personaggi dipinti che, con estrema semplicità, posso solamente dire quadri di grande bellezza.

Gregorio Rossi