Herman Hesse
 
 
 

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Herman Hesse

 

 

Nel 1928 Hermann Hesse scrisse: "Non c'era al mondo cosa più bella, cosa più importante, più appagante che dipingere, tutto il resto erano stupidaggini, perdita di tempo, inutile affaccendarsi. Meraviglioso era dipingere, delizioso era dipingere!".

Spesso si afferma che il grande scrittore si sia trasferito in Svizzera in uno spostamento verso il Sud in quanto amante dei climi caldi. Personalmente ritengo che un personaggio che ha viaggiato a lungo in Oriente, che ha conosciuto l'Italia, basti pensare ai viaggi in Umbria ed agli scritti su San Francesco, abbia scelto la Svizzera non tanto per motivi climatici ma anche e soprattutto per quelli idealistici.

All'avvento del nazismo infatti rifiuta i compromessi con la cultura di quel regime, tanto è vero che in Germania la pubblicazione dei suoi scritti viene vietata e riprende solo nel 1946, dopo che gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.

La sua predilezione per i climi caldi è comunque un dato accertato come si può evincere dai suoi scritti autobiografici; a questo proposito voglio far notare che praticamente in tutta la sua produzione artistica/coloristica, la tavolozza trasmette colori caldi, anche quando il dipinto ha una luminosità inferiore alla norma.

In linea di massima non sono solito procedere per citazioni, ma in questo contesto le ritengo utili anche perché sono scritti di personalità attinenti alla sua Nazione di adozione.

Regina Bucher, Direttrice del Museo Hermann Hesse di Montagnola scrive: "Negli acquerelli dei primi anni ticinesi si può ritrovare tanto un'intensità sensuale quanto anche gli influssi del pittore Louis Moilliet, che aveva fatto visita ad Hermann Hesse a Montagnola, aveva dipinto con lui durante numerose gite nella natura, e che poi è stato persino immortalato nel racconto "L'ultima Estate di Klingsor", nella figura di Luigi il Crudele. In questo racconto espressionistico pubblicato nel 1920, Hermann Hesse descrive -attraverso il personaggio autobiografico di Klingsor- l'intenso desiderio di vita e la magia dei colori...".

In tutta la sua vita dipinse incessantemente e quindi la sua produzione è vasta, oltre a comprendere alcuni manoscritti illustrati che vennero da lui venduti; acquarelli acquistati da musei, regalati ad amici e corrispondenti ed anche andati a costituire vaste collezioni. Una delle più importanti è conservata presso la Cassa di Risparmio di Calw.

Voglio ribadire che i quadri di quello che io considero un grande artista sembrano aver immagazzinato il sole dell'Estate per poi trasmettere luce e calore in quegli agglomerati urbani spesso discutibili; un presagio di speranza e di gioia di vivere.

Alessandro Schiavetti, Direttore artistico della Fondazione Culturale Hermann Geiger, ha scritto: "La pittura prodotta da Hesse è considerata dall'autore stesso come dilettantesca ed umile; una pratica che gli offre una via terapeutica, una via liberatoria. Nei suoi lavori, ispirati dai tiepidi, equilibrati e tranquilli paesaggi ticinesi, si legge una costante ricerca della solitudine intesa come percorso teso al cambiamento dell'io, una decisa volontà di allontanarsi dalla confusione e dalla distrazione per colorare serenità, esigenza interiore estrema per non coltivare quell'abitudine che tanto profondamente affligge e ferisce l'arte.

Sarebbe sicuramente interessante poter disporre di un cospicuo numero di quei dipinti con i quali Hesse miniava le sue lettere oppure degli acquarelli che, acclusi alla corrispondenza, inviava in modo da rappresentare un preciso messaggio figurativo attinente a quello scritto.

Eva Hesse, nipote del Premio Nobel ha scritto:" In questo mi trovo d'accordo con Gregorio Rossi che conosco personalmente da tempo, dal quale ho sentito affermare che l'osservatore percepisce l'opera in maniera del tutto personale, magari il critico ha una visione oggettiva o crede di averla. Questa visione deve essere penetrata però tramite le nostre sensazioni, così si percepisce oltre il messaggio dell'artista ciò che a noi appare importante o che comunque riflette il nostro stato d'animo e che può mutare più volte nel guardare e riguardare la stessa opera".

Per meglio capire il messaggio che Hesse comunica attraverso i suoi dipinti dobbiamo rifarci al Novecento della Storia dell'Arte: trova il suo principale filo conduttore tanto nel cambiamento quanto nello stravolgimento dei canoni precedenti.

Gli acquarelli di Hermann Hesse, ad un primo impatto, non sembrano in linea con questo clima di rinnovamento e di protesta verso un mondo offeso.

C'è invece una forte denuncia che è rappresentata proprio nelle sue tematiche di assoluta semplicità; nei suoi scritti troviamo dure critiche per l'aggressione all'armonia della natura determinata dalla speculazione economica. Hesse pittore affronta invece questa tematica di denuncia in maniera diametralmente opposta. Nei suoi acquarelli dipinge ciò che è rimasto intatto, in equilibrio tra cultura e natura; immagini che fanno percepire bene l'aspirazione ad una pacifica proporzione da opporre ad un'epoca industrializzata che sembra ben attrezzata per l'autodistruzione, quasi ad ammonire e contemporaneamente a proporre una migliore qualità del vivere.

Gregorio Rossi

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