Biennale di Venezia, la conoscenza delle evoluzioni in atto
 
 
 

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Biennale di Venezia, la conoscenza delle evoluzioni in atto

 

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Quando si usa il termine Biennale automaticamente viene da pensare alla Biennale d’Arte di Venezia. In realtà gli eventi che cadono ogni due anni proliferano in continuazione; evidentemente questa parola suscita attenzione ed è un meccanismo pubblicitario che riesce a catturare la vanità di molti artisti.

Ritornando però a quella che è la Biennale per eccellenza, ed anche partendo dal presupposto che il titolo completo è “Biennale di Venezia, Esposizione Internazionale d’Arte” comprendo che ogni Paese ambisca ad avere il suo Padiglione e presentare di volta in volta quello che i curatori considerano l’eccellenza.

Si può notare, a mio avviso con piacere, che gli artisti ospiti non sono esclusivamente riferiti a soggetti appartenenti a confini territoriali; d'altronde l’arte non poteva non accorgersi della rivoluzione di una società che sta cambiando e la globalizzazione, che sia un fatto positivo o meno, è un dato oggettivo. L’importante è che per esempio, l’arte italiana non si trovi in una situazione d’ipocrisia dove tutto ciò che è etnico diventi una moda sacrificando il senso estetico. Realtà indubbia è che l’arte è stata il primo e più antico linguaggio dell’uomo, in un’epoca così remota dove i confini non esistevano.

Che vengano presentate sperimentazioni d’avanguardia è utile, però considerato che il numero dei visitatori non è di soli addetti ai lavori, sarebbe interessante, nonché elemento di reale cultura, approfondire con una storia dell’arte in grado di spiegare l’evoluzione nel corso dei tempi.

Ritengo che il contemporaneo non debba avere regole a sè stanti, basti pensare che Caravaggio come altri, nella loro epoca furono forse più trasgressivi di tante sperimentazioni attuali. Mi viene in mente un divertente film con Alberto Sordi che con la moglie impersonavano una coppia di sempliciotti in gita per vacanze intelligenti e questa signora usa una sedia per riposarsi e racconta al marito di essere stata scambiata per una scultura vivente con tanto di possibili acquirenti; un po’ come chi si reca a vedere spettacoli d’avanguardia e più che comprenderli finge di averli capiti.

Senza a voler risultare critico negativo a tutti i costi, devo però riscontrare che per molte edizioni vi è stata una notevole assenza di giovani; quelli che cioè più di tutti, avrebbero giustificato il titolo di contemporaneo.

La Biennale si è svolta edizione dopo edizione in quelli che vengono chiamati i Giardini della Biennale e che non è obbligatorio che tutti sappiano che originariamente erano i giardini di Napoleone, ed anche questa sarebbe un’informazione che fa parte della storia.

Altra sede deputata è quella dell’Arsenale; ad un certo momento, sicuramente anche per motivi di accrescimento delle partecipazioni, la Biennale si è estesa a tutta Venezia.

Splendidi palazzi sono diventati sedi di Padiglioni, spesso con allestimenti di tutto rispetto e con presenze estremamente interessanti di artisti, certe volte meno conosciuti. Questo lo reputo uno degli argomenti che dovrebbero essere trai più interessanti di questa manifestazione, che è vero che è un palcoscenico per chi ha scritto il nome nella storia dell’arte ma che dovrebbe essere la vetrina ed il motore promozionale per far conoscere quello che avviene nel momento attuale, cioè una modalità per favorire la conoscenza delle evoluzioni in atto.

Gregorio Rossi