Modigliani e il pomo della Discordia

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Modigliani e il pomo della discordia

 

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Il Professor Pietrangeli che fu a capo a Roma della X divisione, che veniva definita mitica, era solito affermare che una mostra deve essere momento ed argomento di riordino del materiale e di studio; personalmente condivido questo punto di vista.

Da alcuni anni in Italia c’è un discreto proliferare di mostre su Amedeo Modigliani: a Milano, a Roma anche per volontà dell’allora Presidente della Repubblica, a Pisa, alcune anche virtuali e così via. Si potrebbe avere la sensazione che questo artista stia tornando italiano ed io sono d’accordo su quest’attribuzione di formazione tanto è vero che tale tesi è stata condivisa da nomi illustri come il Professor Dorival e Marie Claire Mansencal, per di più francesi che restituirono un artista da tempo considerato praticamente appartenente alla loro Nazione; anche Vladimir Gorianov del Museo Puskin scrisse in maniera inequivocabile che Modigliani era un artista italiano.

Certamente quello che avrebbe voluto il Professor Pietrangeli mi sembra che in particolare per questo artista non avvenga; ogni qual volta viene allestita un’esposizione si scatena una diatriba sulle attribuzioni delle opere esposte dove qualcuno vede la presenza di molti falsi ed altri sono invece convinti della loro autenticità, ovviamente un argomento di questo genere cattura la notizia.

Non sono in grado e neppure ho l’autorità e nemmeno la pretesa di stabilire l’autenticità o meno delle opere di Amedeo Modigliani, ritengo però che, in considerazione del fatto che siamo di fronte ad un autore che i coevi ci hanno descritto come prolifico e veloce, sarebbe estremamente utile un forte impegno collettivo per arrivare prima o poi a stabilire quanto e cosa questo pittore e scultore, o che sia Modì o che sia Dedo abbia veramente realizzato.

Sicuramente molti disegni regalati nei vari bar parigini saranno andati dispersi o distrutti, quelli innumerevoli che erano stati donati a Rosalia Tobia, visto che sembra fossero conservati in cantina, saranno stati mangiati dai topi, ma possibile che in quella cantina non vi fosse un po’ di cacio e che questi topi avessero trovato più appetitose le opere esclusivamente di un artista? Forse questi topi erano grandi intenditori e l’arte la volevano proprio “mangiare”. Altra notizia che penso corrisponda a verità è quella che Dedo dipingeva con estrema velocità quindi dovremmo pensare che anche la produzione pittorica fosse stata imponente. Dobbiamo però anche ricordare che in quegli anni Parigi era la “capitale del mondo”, in una situazione che vedeva riuniti nella stessa città, oltre a pittori e scultori, coreografi, ballerini, scrittori, musicisti, compositori; insomma un crogiolo di cultura così come avvenne secoli prima in Italia durante il Rinascimento.

Vi erano personaggi che arrivavano da ogni parte del pianeta e, considerando che le opere venivano regalate con magnanima elargizione, partendo dal presupposto che molti saranno ritornati ai Paesi di origine, si deve anche pensare che vi sia stata una grande dispersione anche in angoli remoti; sono per esempio a conoscenza di opere presenti in America Latina e di privata proprietà, dimostrato anche dalla quantità conservata nei Musei di quelle Nazioni.

Per di più nei vari Cataloghi Ragionati, non compaiono molti nudi, ora credo che si possa affermare con sicurezza che invece di nudi ne abbia dipinti in abbondanza in quanto, in epoca non sospetta per esempio Francis Carcopino-Tusoli che si firmava Francis Carco, affermava che era praticamente impossibile non stabilire l’autenticità dell’opera di Modigliani proprio nei nudi, perché li realizzava ritraendo modelle con le quali si era intrattenuto intimamente o aveva questa intenzione, ed un grande artista riesce a comunicare questo spirito. Carco uno scritto lo compone nel 1919 sulla rivista svizzera L’Eventail e Dedo ne invia alla mamma Eugenia Garsin una copia nominando il nome del periodico in italiano (Il Ventaglio), il tutto dopo aver ricevuto da lei una cartolina.

Considerando che Modigliani aveva un grande successo con il genere femminile e che i suoi intendimenti erano chiari e spesso si realizzavano, dobbiamo ancora pensare che la metodologia del Professor Pietrangeli sarebbe opportuno adottarla. Per esempio è un dato certo che con una sua modella preferita di nome Elvira ebbe una lunga frequentazione ed in un’occasione si sono addirittura rinchiusi quindici giorni consecutivi in un locale; indubbiamente fu per l’uso della cocaina e dell’alcool oltre al sesso, ma altrettanto sicuramente per ritrarla nuda. Ora in tutti i cataloghi che ho consultato ho visto soltanto quattro quadri di Elvira e di questi, di uno si sono perse le tracce.

In occasione della mostra di recente allestita a Genova, per lo meno due illustri esperti, hanno visto nelle opere esposte una considerevole quantità di falsi, il curatore, a quanto scrivono i giornali ha risposto che le opere contestate erano state viste solamente nella riproduzione su catalogo. Non posso dire nulla a tal proposito riconfermando la mia posizione sul non essere in grado di potermi esprimere sull’attribuzione di opere di Modigliani, ma rimango della convinzione che le continue dispute non giovano all’artista e neppure alla Storia dell’Arte in generale, accendono con regolarità i riflettori che però non servono ad illuminare ma ad abbagliare.

A tal proposito, e capisco che è una tentazione per qualsiasi giornalista, con altrettanta regolarità si finisce per scrivere la triste storia del ritrovamento delle false sculture nel Fosso Reale di Livorno; questa vicenda impietosa è emersa più volte anche in programmi televisivi su reti nazionali.

Le false sculture erano tre ed ogni volta leggo o sento dire realizzate con Black&Decker da un gruppo di ragazzi burloni. Niente di più falso perché due furono opera innegabile di Angelo Froglia che volle eseguire un’operazione, forse anche per una pubblicità personale, ma sicuramente con un intendimento raffinato che mi sento di affermare, almeno in parte, volto a mettere in discussione la superficialità della critica d’arte ed anche delle cosiddette analisi scientifiche. Bisogna però rendere merito a Mario Spagnol che sul quotidiano La Stampa fu il primo ad esprimere i suoi dubbi sulla veridicità delle opere in maniera chiara; dobbiamo anche dire che in molti a Livorno sapevamo dell’operazione del Froglia.

Se andiamo a rileggere quanto venne scritto da nomi illustri non sappiamo se ridere o se piangere, ma d’altronde su questo episodio e sulla vita romanzesca di Modigliani di aneddoti inverosimili ve ne sono in abbondanza; tanto per dirne uno è stato raccontato che aveva gettato le sculture in acqua tirandole fuori da sotto la giacchetta specificando che le teste ritrovate sono di notevoli dimensioni e scolpite nella pietra.

La storia più diffusa è che Amedeo avesse compiuto il gesto in seguito alle critiche ricevute dagli amici artisti livornesi, ritengo che praticamente qualsiasi scultore ed in particolare questo, in virtù di un eventuale scherno, tutto potrebbe aver fatto eccetto che gettarle o nel fosso od in qualsiasi altra parte.

Voglio però spezzare una lancia a favore di qualcuno, facendo presente che erano tante e l’aspettativa e la voglia di trovarle che l’entusiasmo ha prevalso sul buon senso e sull’analisi competente.

Mi sono dilungato su questo episodio un po’ perché è divertente al limite del grottesco e molto perché avrebbe dovuto essere d’ammaestramento per una cautela generale e per dare una lezione di modestia che purtroppo però continuo a non riscontrare.

Gregorio Rossi