Asia Argento: vittima o carnefice oppure vittima e carnefice

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Asia Argento: vittima o carnefice oppure vittima e carnefice

 

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 immagine presa da Hacerse la critica

 

 

Nel titolo non c’è il punto interrogativo perché non ho alcuna intenzione di pormi una domanda che ovviamente presuppone una risposta e di conseguenza un giudizio. In questi giorni una notizia scandalistica riferita all’attrice Asia Argento ha sostituito nei media, o perlomeno equiparato, sui giornali quasi anche come numero di pagine, quella riferita alla tragedia del crollo di un viadotto autostradale a Genova. Ora obbiettivamente nella rubrica “Storie Dell’Arte” ci si può chiedere quale nesso ci sia; personalmente potrei pensare che l’autore “ha colto la palla al balzo” e visto che suscita clamore, prova a cavalcare l’onda. Guardiamo allora di uscire da questo equivoco che sarebbe sgradevole e di cattivo gusto.

Il titolo della rubrica con il termine Storie credo che spieghi immediatamente il senso degli articoli che appunto hanno raccontato storie e storia, senza mai offrire giudizi che non mi competono o dal di fuori dal tema della rubrica stessa. L’argomento affrontato fortunatamente è ben lontano dalla tragedia di Genova che purtroppo ha una quotidiana e numerosa compagnia. Serve però, almeno a mio avviso, a far pensare a un qualcosa che si riflette nel mondo dell’arte.

L’attrice in questione era fino a qualche giorno fa un’importante portavoce sul problema delle molestie e peggio ancora delle violenze subite dalle donne in questo periodo ed anche in altri. Ora i riflettori si sono accesi con ancor più intensità perché sembra essere andata a far parte dei “cattivi”. I media e l’informazione in generale sono ghiotti della notizia negativa, se tutto va bene non si pubblica una parola.

Mostre d’arte importanti spesso sono oggetto di contestazione, accuse e denunce e questo crea molto più clamore di un sereno svolgimento con un numeroso flusso di visitatori soddisfatti. Si dice che è per la salvaguardia del nome dell’artista e dell’arte; i fatti contraddicono, non c’è poi un grande avvicinamento a mostre e musei. Se mi si proponesse di curare un’esposizione su certi nomi mi si dovrebbe anche offrire un compenso da garantirmi un’onorevole pensione perché, pur mettendoci impegno e attenzione, sarei terrorizzato.

Beh, se Asia Argento aveva sollevato il coperchio su un malcostume, ora ha scoperchiato del tutto il calderone. Non conosco personalmente questa signora, non ho mai scambiato conversazione con lei, tantomeno scritto; l’ho vista a Roma alla mostra internazionale del tatuaggio “Tatoo forever” al Museo Macro Testaccio, a cura di Marco Manzo. Non mi sembrò che fosse una visitatrice occasionale e notai che vi era una gara a farsi una foto insieme; molto tatuata avrebbe potuto crearmi interesse per il fatto che sto scrivendo del tatuaggio come forma d’arte, ma questo interesse non si è concretizzato. 

Ho preso allora ad esempio il fatto perché in entrambi i suoi aspetti mette in particolare evidenza un argomento, un problema spesso con risvolti drammatici, di cui si parla e si discute e purtroppo non sembra trovare soluzione. Sarebbe augurabile che una problematica analoga avvenisse nel mondo dell’arte, cioè con la medesima cassa di risonanza e con diffusione non solo sui media specializzati così da arrivare ad interessare un vasto pubblico uscendo da una cerchia ristretta, quasi un club. La mostra d’arte contestata o messa sotto accusa invece in linea di massima diviene subito e in assoluto un evento distrutto, un’ulteriore pietra all’edificio della diffidenza, diffidenza che va a colpire senza ipotesi di alcuna garanzia anche moltissimi artisti viventi, soprattutto i giovani, che vedono per di più scemare un possibile collezionismo inteso come forma di investimento. Il mondo dello spettacolo penso possa essere un ingranaggio che travolge, quello dei media e della notizia sicuramente lo è. Caravaggio è stato un assassino, oggi lo ricordiamo solamente come un gigante della pittura. Andy Warhol ha ripetuto l’immagine di Marilyn Monroe all’infinito, per me lei è una leggenda, eppure nella sua vita privata si trovano episodi poco corretti. Mi sono documentato sulla storia d’attrice di Asia Argento: ha avuto importanti riconoscimenti, a lei io devo riconoscere di essere stata o molto ingenua o molto sprovveduta, in ogni caso cito a braccio quanto scritto da Vittorio Feltri cioè che le competenze e la morale di una persona non risiedono soltanto nelle mutande. 

Episodi precedenti dimostrano che personaggi del cinema coinvolti in atti contestabili, comunque contro la legge o la morale, sono stati allontanati dal loro lavoro. L’attore è un artista? Di solito questo termine lo si usa. Giusto che sconti una pena per i suoi sbagli, ma il suo lavoro deve essere annullato? Un bravo artigiano fabbricante di ceste , dopo un atto fuorilegge pagato alla società, non dovrebbe più far ceste? Visto però che scriviamo storie diciamo anche che questa storia di sesso che mette alla berlina l’attrice è in un contesto attuale in cui si brucia viva la fidanzata, si taglia una ragazza in più parti che poi si distribuiscono in varie valige da abbandonare qua e là, si sfregia con il vetriolo e chi più ne ha più ne metta. Allora la questione Argento dipende proprio dal fatto in se stesso o dalla fama di un nome che fa notizia? Questa volta il punto interrogativo lo metto.

Quando una mostra viene contesta, avvilita e i quadri dichiarati falsi da vari paladini, intanto almeno io non sempre ho ben chiaro le modalità precise con cui si arriva a questi risultati. Certamente il “colpo d’occhio” è una dote e deve esserla eccezionale quando si arriva alle conclusioni addirittura tramite la fotografia, saltando il passaggio di avere in mano il quadro, non l’immagine riprodotta. Certo mi piacerebbe che questa dote, questo “colpo d’occhio” oltre ad informare della falsità dei dipinti, almeno qualche volta individuasse il falsario; ce ne sono stati di eccellenti: veri artisti. Sarebbero belle storie da sentire, per esempio quella di Icilio Ioni ha il suo fascino. Sembra che due falsi di Raffaello siano nella collezione di Berenson, chissà se hanno scherzato insieme o se a divertirsi è stato il solo Ioni; certo Berenson non era uno sprovveduto, magari non aveva il “colpo d’occhio”?

Una constatazione dovrebbe però saltare all’occhio, il gioco di parole è venuto, cioè cui bono? Al contestatore, ai denuncianti grande risalto, dopo non si parla che di loro, li si intervista e spesso si tessono le lodi. Il disgraziato curatore, se è in buona fede arranca perché è la notizia negativa che vende.

Non sono stato violentato a diciassette anni, allora diventavamo maggiorenni a ventuno; in verità una storia con una ragazza un po’ più grande l’ho avuta ma non mi parve il vero. Se poi ho ben interpretato gli articoli, sempre e solo per raccontare, mi è sembrato di capire che la storia di sesso di Asia e questo ragazzo non sia stata un atto momentaneo ma abbia avuto almeno un po’ di seguito.

Sono stato però violentato, offeso, messo sotto accusa, insultato ogni qual volta che ho organizzato qualcosa che contraddiceva certe convenzioni che non erano sempre sotto il sole della correttezza, se poi ho dimostrato le mie ragioni un trafiletto avrebbe dovuto cancellare le pagine oltraggiose. In un’esposizione con quadri contestati perché ritenuti falsi è possibile che ve ne siano magari uno o due o anche tre non autentici ma non un numero esagerato. Di solito queste mostre hanno una finalità culturale ed allora perché riferirsi al falso invece che all’autentico? Sarebbe giustificato solo nel caso di una seconda finalità e quindi la priorità dei paladini del giusto dovrebbe essere nel dire quale è questa finalità.

Solo gli episodi per i quali di persona ho visto dichiarare non autentiche opere di pittori che la storia ed anche testimonianze coeve raccontano aver avuto una produzione imponente, l’elenco sarebbe interminabile. Allora testimoni, amici o frequentatori di quei pittori dovevano essere un po’ rintronati o prendevano lucciole per lanterne e quegli autori dei quali si legge la firma in realtà dovevano essere degli sfaccendati, fortunatamente supportati da una schiera di falsari che provvedeva e provvede a colmare i vuoti. Sicuramente un gran numero di collezioni e di musei qualche falso lo hanno ed indagando alcune magagne verrebbero alla luce ma non credo che deriverebbero dal voler cercare una pubblicità che può essere solo negativa.

Per rimanere sul parallelo che ho scelto e che capisco può essere azzardato, all’attrice Asia Argento necessitava pubblicità? E da qui verrebbe la sua prima denuncia? Film ne ha interpretati tanti. Anche i musei hanno collezioni numerose e l’acquisto di un’opera falsa è necessariamente e volutamente un‘azione fraudolenta?

Usciamo da un secolo che è stato il più travagliato della storia conosciuta e siamo entrati in quello successivo coincidente con un nuovo millennio e le situazioni non sono cambiate; qualcuno dichiara che abbiamo passato la linea del non ritorno. La vita privata di quasi tutti qualche neo lo ha di sicuro, ma se non vi sono atti ignobili, un quadro falso mi sembra proprio un problema da poco.

C’è un vecchio film con Audrey Hepburn dove il babbo è un falsario, è molto divertente.

 

Gregorio Rossi