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GIORNATE INTERNAZIONALI DI STUDIO SUL PAESAGGIO 2020. Sedicesima edizione

Suolo “come” paesaggio è il tema al centro della sedicesima edizione delle giornate internazionali di studio sul paesaggio.

Suolo “come” paesaggio è il tema al centro della sedicesima edizione delle giornate internazionali di studio sul paesaggio, progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon, che si svolgeranno giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2020 negli spazi Bomben di Treviso.
Il tema scelto stimola una, non tanto piccola, rivoluzione culturale, restituendo importanza, si direbbe “dignità”, al suolo, ovvero alla dimensione fisica, etica ed estetica della superficie terreste, fattore imprescindibile del pianeta Terra.
Il suolo, infatti, in molte analisi, viene troppe volte posto come dato immanente, scontato, come se si trattasse di un fattore ininfluente, o al massimo neutro rispetto all’intervento umano che si insedia al di sopra di esso.
«Il titolo dell’incontro, Suolo come paesaggio», afferma Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton «si presenta all’insegna di un binomio apparentemente semplice, data la vicinanza tra lo sguardo sul paesaggio e quello sull’estensione dello spazio aperto e inedificato. L’interesse crescente per il tema terra ci invita però a un approfondimento che queste giornate cercheranno di esplorare, parlando appunto di “suolo come paesaggio”, e non solo di “suolo e paesaggio”.
Se spesso, giustamente, parliamo di suolo in termini di mero consumo, richiamandoci alle molte forme di impoverimento della città e del territorio praticate dalla nostra società, più raramente, mettiamo al centro dell’attenzione la stessa natura (o nature) del suolo, nei suoi diversi aspetti ambientali, ecologici, estetici e sociali. Le giornate di studio guarderanno dunque al suolo come tessuto connettivo, nutrimento e processo vitale che accompagna la nostra esperienza di vita, dimensione fisica ed estetica nella quale risiede la sostanza dei luoghi abitati e il senso della nostra appartenenza al paesaggio».

A caratterizzare la due giorni è, oltre alla originale declinazione del tema, anche la pluralità delle voci coinvolte nell’analisi: architetti, agronomi, pianificatori, progettisti, ma anche artisti. Personalità individuate in riferimento alla loro preparazione accademica e scientifica ma anche per il loro aver realmente operato sul tema, nell’ambito di ricerche o progetti di particolare livello o originalità in Italia e all’estero.

Il programma è suddiviso in tre sezioni:

La prima, Nature del suolo, sarà dedicata alle diverse declinazioni, di natura scientifica, sociale ed estetica che ci aiutano ad allargare il concetto di suolo, per smuovere l’idea di “suolo monolitico” e considerarlo nelle sue diverse forme, strutture, stratificazioni ecc.
Accanto a una riflessione dell’autorevole paesaggista svizzero Christophe Girot, A proposito di terra, topologia e suolo, questa sezione ospiterà una relazione dell’urbanista Rosario Pavia che invita a guardare al suolo, sempre più inquinato, devastato e malato, come sistema ecologico complesso da cui dipende la vita del pianeta. «Solo rigenerando il suolo», afferma «è possibile contenere la catastrofe climatica e i fenomeni sociali e politici a essa connessi».
Giacomo Certini, professore di pedologia nella Scuola di Agraria dell’Università di Firenze, parlerà di suoli terrestri, ma anche extra-terrestri, spingendo l’attenzione sulla necessità di coniare una definizione “cosmica” di suolo, inclusiva, cioè, anche di quei materiali che un giorno potrebbero provvedere al sostentamento di colonie umane al di fuori del nostro pianeta. «Con alcuni di questi substrati – quelli della Luna e di Marte», spiega Certini, «siamo già entrati in contatto e ne abbiamo verificato le potenzialità produttive, al netto di alcune ovviabili carenze nutrizionali e presenza di composti fitotossici».

La seconda parte, Suolo urbano, terre di città, si concentrerà sui temi urbani, quelli in genere più dibattuti per l’intensità dei fenomeni di conflitto in atto, ma anche quelli più ricchi di sperimentazioni progettuali.
Anna Lambertini, architetto e paesaggista, proporrà una lettura in profondità di luoghi e spazi aperti, per raccontare come nel progetto di paesaggio vengano esplorate le relazioni che legano la vita e le attività in superficie con ciò che accade negli strati non visibili dei suoli urbani.
I paesaggisti francesi François Vadepied e Mathieu Gontier dell’agenzia Wagon Landscaping presenteranno alcuni esempi di “giardini urbani”. «In città, i nostri suoli sono sempre più impermeabili» spiegano. «Come possiamo avviare una forma di riconversione e una dinamica di riconquista da parte degli esseri viventi? Dal 2009, l’agenzia “lavora sull’asfalto”, meravigliosa lavagna nera che, scrostata e lavorata appena, nasconde un fondo di suolo povero e drenante, propizio per l’arrivo di un’intera colonia di piante pioniere e vagabonde. Questo esempio consente di immaginare una possibile reversibilità di tutte le superfici impermeabili».
Giorgio Prosdocimi Gianquinto, professore di Orticoltura e floricoltura all’Università di Bologna, porterà la riflessione sull’”invenzione di suolo”, attraverso esperienze di coltivazioni urbane con finalità alimentari, ma anche ecologico-ambientali, estetico-ricreative, educative, sociali e terapeutiche, che danno luogo a forme innovative, spesso creative, di orti urbani.
Laura Fregolent, architetto, si focalizzerà sui processi di urbanizzazione e uso del suolo, a partire da una domanda: come i contesti diffusi di urbanità e urbanizzazione allargata e diversificata si adattino o possano adattarsi ai mutati quadri economici e quali siano le strategie e le politiche da implementare in un’ottica di qualità ambientale e dell’abitare?

La terza sezione, Visioni, esperienze sul campo, cui sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 21 febbraio, attraverserà un ampio panorama di esperienze.
Antonio Perazzi, paesaggista e scrittore, affronterà la dimensione del giardino attraverso la descrizione di alcuni suoi progetti e il racconto del giardino di Prospect Cottage, creato dal regista Derek Jarman (1942-1994) in un suolo contaminato nel sud dell’Inghilterra, capace di ridare vita a un paesaggio apocalittico.
Tilman Latz, dello studio Latz + Partner, fondato da Peter Latz, autore di importantissimi e pionieristici progetti, tra cui il Duisburg Nord Landscape Park, ex area industriale siderurgica nella regione della Ruhr in Germania, introdurrà il tema della bonifica di aree industriali dismesse come opportunità per una nuova attitudine progettuale, a partire dal suolo.

Un’altra realtà complessa, quale quella della Terra dei fuochi, sarà invece al centro della relazione degli agronomi Fabrizio Cembalo Sambiase e Antonio di Gennaro, autori di numerosi progetti di paesaggio per curare le ferite – gli spazi agricoli mortificati, le cave, le discariche – di questa piana campana massacrata dall’abusivismo e dai rifiuti. E ancora, Laura Zampieri, architetto, parlerà dell’interazione di acqua e suolo nel progetto di paesaggio; mentre Juan Manuel Palerm Salazar, architetto, ragionerà sulla bellezza dell’aridità e sulla preponderanza della materia nei progetti di paesaggio nei terreni aridi e nelle terre fragili. Sono previste, inoltre, testimonianze e riflessioni più orientate allo sguardo sia estetico che filosofico, nelle quali il suolo rappresenta una condizione di esilio e di reinvenzione, oppure una forma di coscienza paesaggistica, personale o collettiva, mutuata dal dialogo con l’arte. Dalla coscienza civica e l’ossessione di difendere il suolo, narrate dall’urbanista Paolo Pileri a partire dal racconto-saggio Rovina (2007, Einaudi) di Simona Vinci, al suolo come esperienza estetica, nel lavoro degli artisti torinesi Andrea Caretto e Raffaella Spagna, che proporranno un viaggio tra il mondo aereo, visibile, e l’universo sotterraneo, invisibile, attraversando le pratiche dell’azione collettiva e collaborativa, dell’installazione ambientale, della scultura. 


Programma sintetico
giovedì 20 febbraio
> ore 10-10.30
Marco Tamaro, apertura e saluti.
Luigi Latini e Simonetta Zanon, introduzione alle giornate di studio

> ore 10.30-13.30
Nature del suolo, introduce e coordina Giuseppe Barbera
Rosario Pavia, Suolo, clima, paesaggio
Giacomo Certini, Suoli terrestri ed extra-terrestri
Cristophe Girot, A proposito di terra, topologia e suolo

>ore 15-18.30
Suolo urbano, terre di città, introduce e coordina Joan Nogué
Laura Fregolent, Processi di urbanizzazione e uso del suolo
Anna Lambertini, Suoli urbani. Strati, orizzonti ed esperienze di superficie
François Vadepied e Mathieu Gontier, L’importanza del suolo e degli esseri viventi nell’ambiente urbano
Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Un altro suolo. Esperienze di coltivazioni urbane

venerdì 21 febbraio
Visioni, esperienze sul campo
> ore 10-13.30
introduce e coordina Simonetta Zanon
Laura Zampieri, Acque e suolo nel progetto di paesaggio
Fabrizio Cembalo Sambiase e Antonio di Gennaro, Curare i paesaggi della Terra dei fuochi
Paolo Pileri, L’ossessione di difendere il suolo
Antonio Perazzi, Storie di botanica: dal giardino di Derek Jarman a tre progetti

> ore 15-18
introduce e coordina Luigi Latini
Andrea Caretto e Raffaella Spagna, Suolo come esperienza estetica
Tilman Latz, Sintassi di paesaggio
Juan Manuel Palerm, Navegando por la aridez: suolo arido e terre brulle

Partecipano alle giornate:
Andrea Caretto, artista, Torino
Fabrizio Cembalo Sambiase, agronomo e paesaggista, Studio Progetto Verde, Napoli
Giacomo Certini, Università di Firenze, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali
Antonio di Gennaro, agronomo territorialista, Risorsa srl, Napoli
Laura Fregolent, Università Iuav di Venezia, Dipartimento di Culture del Progetto
Christophe Girot, ETH Zürich, Institut für Landschaftsarchitektur
Mathieu Gontier, Wagon Landscaping, Parigi
Anna Lambertini, Università di Firenze, Dipartimento di Architettura
Tilman Latz, Latz + Partner, Kranzberg
Juan Manuel Palerm, Università di Las Palmas de Gran Canaria
Rosario Pavia, Università di Chieti–Pescara
Antonio Perazzi, Studio Antonio Perazzi, Milano
Paolo Pileri, Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani
Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari
Raffaella Spagna, artista, Torino
François Vadepied, Wagon Landscaping, Parigi
Laura Zampieri, CZ Studio, Venezia
Apertura delle giornate, coordinamento delle sessioni:
Giuseppe Barbera, Università di Palermo, Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali
Luigi Latini, Università Iuav di Venezia, Dipartimento Culture del Progetto
Joan Nogué, Università di Girona, Dipartimento di Geografia
Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton
Simonetta Zanon, Fondazione Benetton, progetti paesaggio

Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche
Luigi Latini, architetto, Università Iuav, Venezia (presidente); Maria Teresa Andresen, paesaggista, Università di Porto; Giuseppe Barbera, agronomo, Università degli Studi, Palermo; Hervé Brunon, storico del giardino, CNRS, Centre André Chastel, Parigi; Anna Lambertini, paesaggista, Università di Firenze; Monique Mosser, storica dell’arte, Scuola superiore di architettura, Versailles; Joan Nogué, geografo, Università di Girona; José Tito Rojo, botanico, Università di Granada.

Informazioni
Auditorium spazi Bomben, Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta 7, Treviso.
La partecipazione alle giornate di studio è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Per ragioni organizzative si prega ugualmente di comunicare la propria adesione tramite il form online disponibile nel sito della Fondazione www.fbsr.it.
Per gli architetti e gli agronomi/forestali è stato richiesto ai rispettivi ordini professionali il riconoscimento dei crediti formativi.
È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese di tutti gli interventi.
Diretta streaming nel sito www.fbsr.it
Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ufficio stampa: Silvia Cacco, T 0422 5121, 331 6351105, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Studio Esseci, Sergio Campagnolo, T 049 663499, C 347 0481694 (Simone Raddi), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

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PEGGY GUGGENHEIM – DONNA ALLO SPECCHIO di Lanie Robertson

Peggy è l’icona del mecenatismo e dell’amore per l’arte contemporanea.

Figlia di Benjamin Guggenheim – vittima del Titanic – e nipote di Solomon Guggenheim (fondatore del museo di New York), Peggy è l’icona del mecenatismo e dell’amore per l’arte contemporanea.

L’eccezionale biografia di questa donna, instradata da Samuel Beckett al mondo del collezionismo d’arte e divenuta presto la grande mater magistra dei maggiori artisti del suo tempo, è ricostruita dall’autore americano Lanie Robertson in Peggy Guggenheim - Donna allo specchio.

Il testo, ambientato a Venezia nell’ abitazione di Peggy – Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande – durante la metà degli anni ’60, vive ora sul palcoscenico del Teatro Due, nello spettacolo interpretato da Fiorella Ceccacci Rubino diretta da Alessandro Maggi, in scena dal 21 febbraio al 4 marzo 2020, prodotto da Fondazione Teatro Due.

Nel dipanarsi del testo è la voce della stessa Peggy a ricordare i momenti salienti della sua incredibile vita, dipingendo un bellissimo ritratto di un’Europa a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Entriamo così nel mondo di questa donna, un universo che mescola passione per la vita a spietata concretezza nelle relazioni, in un vibrante porsi continuamente in rapporto con il conflitto interno e le contraddizioni di un essere umano teso per indole a entrare nella Storia.

“In una Venezia che odora della presenza necessaria degli artisti scoperti, usati e protetti da una grande e, per certi versi, spietata Mecenate dell’arte contemporanea, lo spettacolo è un grido a difesa di uno slancio verso la creazione artistica che ha all’origine risvolti pieni di un’umanità generalmente ignorata” racconta il regista Alessandro Maggi. “In tal senso, si approda a un racconto che diviene anche visione, cruda, intensa, urgente, evocazione di un mondo la cui esistenza si rivela necessità, contro il fiorire di istanze sempre più lontane dall’alimentarsi di quel tumultuoso godimento cerebro-carnale rappresentato dall’arte. A questo pianoforte di colori che è la vita di Peggy – mecenate, affarista, moglie, madre, amante, intenditrice per istinto e per vocazione – si addice la mescolanza di altre presenze evocate come quella della amata figlia Pegeen; ma anche di visioni, di suoni che sono musica: in sintesi è quell’interazione di arti che è la vita".

Informazioni e biglietteria: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Tel- 0521230242 – www.teatrodue.org

Un progetto di e con Fiorella Ceccacci Rubino, regia Alessandro Maggi scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Luca Bronzo, video Alessandro Papa; musiche Pierluigi Pietroniro; produzione Fondazione Teatro Due.

Teatro Due

22, 26, 27, 28, 29 febbraio, 3 e 4 marzo ore 20.30

23 febbraio e 1 marzo, ore 16.00

educare alle mostre 

 

L'ARTE CONTEMPORANEA AL CINEMA: RECENSIONI E COMMENTI TRA CRONACA E ATTUALITÀ

Attraverso una selezione di filmati tratti dal ricco patrimonio di cinegiornali dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce saranno ripercorsi alcuni temi del dibattito artistico, momenti significativi della storia espositiva dal dopoguerra agli anni settanta.

Un nuovo appuntamento "L'ARTE CONTEMPORANEA AL CINEMA: RECENSIONI E COMMENTI TRA CRONACA E ATTUALITÀ" verrà proiettato  questo mercoledì 19 febbraio alle ore 16.00 presso il TEATRO DEI DIOSCURI.

Dal dopoguerra fino a tutti gli anni '70 l'informazione sull'arte contemporanea arrivava al grande pubblico anche attraverso i cinegiornali che al cinema precedevano la proiezione dei film. 

Si trattava di brevi servizi di qualche minuto legati alla cronaca e riservati alle grandi esposizioni istituzionali, come la Biennale di Venezia o la Quadriennale di Roma, ai ritratti di alcuni degli artisti di maggiore richiamo, ad eventi di grande o piccolo calibro nelle gallerie private, e anche a “curiosità” legate spesso a luoghi comuni sulle ricerche e le trasformazioni delle tecniche e del linguaggio dell'arte contemporanea.

Attraverso una selezione di filmati tratti dal ricco patrimonio di cinegiornali  dell’ Archivio Storico dell’Istituto Luce  saranno ripercorsi alcuni temi del dibattito artistico  (quali realismo e astrattismo, sperimentalismo delle ricerche più avanzate), momenti significativi della storia espositiva dal dopoguerra agli anni settanta, interviste e ritratti dei maestri del Novecento o di artisti più giovani colti al lavoro nello studio, cercando di rintracciare la storia dell’arte contemporanea insieme ai numerosi pregiudizi  veicolati attraverso questi mezzi di informazione.

Incontro gratuito

Info e prenotazione

Tel. 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

Prenotazione obbligatoria: max 70 persone

 

pecci20 

 

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci presenta il programma espositivo per il 2020

Con il programma del 2020, il Centro Pecci conferma la sua missione di luogo di ricerca aperto alle contaminazioni, alla molteplicità di sguardi, al dialogo di più voci.

Con il programma del 2020, il Centro Pecci conferma la sua missione di luogo di ricerca aperto alle contaminazioni, alla molteplicità di sguardi, al dialogo di più voci. Creazione, conoscenza, innovazione sono obiettivi che il nostro museo si propone da sempre. L’intenzione è ora di perseguirli con un’attenzione particolare ai grandi temi del presente, alle “forze sismiche della contemporaneità”, convinti che l’arte possa darne una lettura illuminante.” Cristiana Perrella, Direttrice Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci

La programmazione del Centro Pecci per il 2020 è caratterizzata dalla presenza di alcuni artisti italiani di fama internazionale - Gio Ponti, Francesco Vezzoli, Martino Gamper, Chiara Fumai - scelti per la loro capacità di guardare al proprio tempo, interpretarlo, incidere su di esso.

Attraverso le più recenti generazioni di artisti nelle mostre Protext! e Chinese Whispers, verranno indagate le diverse espressioni del contemporaneo che avvicinano le persone ai grandi temi della vita e della nostra società

Verranno proposte inoltre grandi personali di due artiste famose nel mondo: saranno festeggiati infatti, con una mostra progettata insieme all’artista stessa, gli 85 anni di Simone Forti (Firenze, 1935), artista, danzatrice, coreografa, la cui famiglia era di Prato; e verrà presentato per la prima volta con una retrospettiva in Italia il lavoro di Sister Corita Kent (Fort Dodge, Iowa, 1918 – Boston, 1986), suora della congregazione religiosa del Cuore Immacolato di Maria, artista, educatrice e attivista della giustizia sociale nella California degli anni Sessanta e Settanta.

Dal 20 al 22 marzo il Centro Pecci promuoverà Lo stato dell’arte. Il festival di Toscaincontemporanea, un evento speciale dedicato alle realtà artistiche già attive in Toscana per permettere un proficuo scambio culturale. 

Prosegue anche nel 2020 la valorizzazione del patrimonio del Centro Pecci, non solo le opere della collezione - protagoniste di una nuova serie di allestimenti a tema - ma anche gli archivi, la biblioteca, risorse preziose per la comunità che devono diventare sempre più accessibili e produttive in termini di ricerca generata.

L’obiettivo rimane quello di affermarsi come un centro di riferimento nazionale e internazionale per la creatività contemporanea, ma anche di coinvolgere in modo attivo la comunità intorno al museo, di aprirlo alla città e farne uno spazio comune.

 

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Presentazione del Catalogo "Robert Morris. Monumentum 2015 - 2018"

La mostra, dedicata a Morris e curata da Saretto Cincinelli alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, ha segnato una tappa di grande importanza per il panorama culturale italiano.

Giovedì 13 febbraio, si presenta al pubblico il catalogo Robert Morris. Monumentum 2015 - 2018, edito da Silvana Editoriale. Il ricco corredo di 100 immagini realizzate da Emanuele Becheri, Maris Sebastian Croatto, Mariagrazia Grella, Inga Knölke e  Anton Giulio Onofri restituisce la grandiosità dei gruppi scultorei appartenenti alle due serie MOLTINGSEXOSKELETONSSHROUDS, opere realizzate in tela belga bagnata in una particolare resina e apposta su modelli per ottenerne la forma, e Boustrophedons, opere in fibra di carbonio, che racchiudono l’estrema riflessione dell’artista sulla morte, consegnata a sculture dall’impatto visivo e emotivo straordinario. È presente, inoltre, un ritratto di Robert Morris di Miro Zagnoli.

Il catalogo contiene i contributi di Saretto Cincinelli, Lucia Corrain, Federico Ferrari, Pepe Karmel, oltre ad una preziosa testimonianza dello stesso Morris.

La mostra, dedicata a Morris e curata da Saretto Cincinelli alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, ha segnato una tappa di grande importanza per il panorama culturale italiano. La prima mostra dedicata a questo maestro dell’arte contemporanea dopo la sua morte, avvenuta nel novembre 2018, ha reso visibili opere mai esposte prima in Europa, dando forma a quella che era stata la volontà dello stesso Morris di presentarle proprio presso la Galleria Nazionale nella forma che abbiamo potuto vedere.

Attraverso i testi in catalogo, questa pubblicazione ha il merito di gettare nuova luce sul lavoro legato all’ultima stagione dell’artista, un’estrema ricerca avviata da quesiti di carattere esistenziale che si riverbera sulle possibilità tecniche con cui ha esplorato il corpo in movimento nella scultura, nel contesto di un confronto personale con grandi artisti del passato, sentiti come ultimi e fondamentali riferimenti.

In occasione della presentazione, sarà possibile acquistare il catalogo con uno sconto del 15% sul prezzo di copertina presso il bookshop della Galleria Nazionale per le prime 25 persone che si prenoteranno per partecipare all’evento scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Sarà ancora possibile visitare la mostra Monumentum. Robert Morris 2015 – 2018 fino a domenica 1 marzo.

 

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La mostra colletiva SCREENSHOT nella ex chiesa di San Bernardino da Siena di Luzzana

La mostra collettiva presenta opere di Emanuele Bresciani e di numerosissimi giovani artisti provenienti dalle accademie di belle arti di Bergamo e Verona.

La splendida cornice della ex chiesa di San Bernardino da Siena di Luzzana ospita la mostra collettiva SCREENSHOT, con opere di Emanuele Bresciani e di numerosissimi giovani artisti provenienti dalle accademie di belle arti di Bergamo e Verona. In questo spazio, le riproduzioni presenti sono frutto di ricerche nel mondo digitale, fermi immagine rintracciati da ambienti virtuali specifici. In perfetto stile duchampiano, ciascun artista compie un’operazione di readymade contemporanea: una sostanziale scelta del fotogramma perfetto, ricavato da prodotti realizzati da terzi ma qui elevati al rango di opera d’arte. Il curatore della mostra è Bruno Ghislandi.

Emanuele Bresciani interviene con la tecnica della Virtual Photography per riprodurre immagini selezionate da alcuni videogiochi presenti in commercio, in seguito trasferite su supporto rigido. La Fotografia Virtuale è qualcosa di radicalmente nuovo nella storia della fotografia, non solo perché utilizza fotocamere virtuali (Photo Mode) per acquisire immagini di ambienti virtuali, ma perché permette di ritrarre personaggi e luoghi autentici di una storia di fantasia. Solo i videogiochi permettono questo.

I giovani artisti dell’Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo e dell’Accademia di belle arti di Verona intraprendono un viaggio virtuale su Google Street View con lo scopo di identificare ciascuno immagini dimenticate. L’opera di appropriazione rivela frammenti di immagini alla deriva in attesa dello sguardo dell’artista che le salverà, divulgandone l’esistenza. I partecipanti hanno realizzato uno specifico sito web in cui è conservata la corposa selezione di inquadrature perdute, contribuendo in questo modo a generare un grande archivio delle immagini rintracciate: screenshot.artescienza.eu. Inoltre, partendo dallo stesso progetto, alcuni degli artisti propongono lavori che vanno oltre la semplice rappresentazione digitale dello scatto, formalizzando con una visione personale lo screenshot catturato. Progetto e coordinamento a cura del prof. Agustín Sánchez.

Una doppia galleria, quindi, con un unico filo conduttore: un concreto fermo-immagine per riflettere su immagini che sono state precedentemente create dagli sviluppatori di videogiochi o rintracciate dentro grandi contenitori di mappe e fotografie presenti nella rete e che sono state dadaisticamente ‘scelte’ e qui ricollocate in un sorprendente spazio fisico dalla sacralità architettonica barocca.

“La creatività dei Virtual Photographer è arte, una ulteriore nuova arte all’interno delle Game Art che si sta affermando nel XXI secolo. La sempre più stretta connessione fra nuove tecnologie e arte è un marchio decisamente Made in Italy pronto a sviluppare nuovi obiettivi e a superare nuove frontiere dentro e fuori lo schermo”. (Debora Ferrari, Luca Traini)

Emanuele Bresciani si può definire come uno dei pionieri a livello mondiale di una nuova arte: la Virtual Photography, conosciuta anche come In-Game Photography. La Virtual Photography nasce come esperimento di riproduzione della fotografia classica all’interno dei mondi virtuali dei videogame tramite un software interno ai giochi stessi: il Photo Mode.

Bresciani si considera quindi un reporter da nuovi mondi, quelli virtuali, le cui mappe si propagano ogni giorno di più nelle cartografie terrestri, nella vita, nel lavoro, nell’arte. I suoi sono reportage nelle sterminate lande retroilluminate dei videogame dove andare attraverso lo schermo – lo specchio contemporaneo di Alice –, e fare ritorno con la giusta provvista di immagini alle quali in seguito dedicarsi.  “Un fenomeno diventato di massa negli ultimissimi anni, specie fra i giovani. Con l’avvertenza che, come per la fotografia in generale non basta avere in mano una macchina per diventare veri fotografi, per essere dei fotografi virtual in-game, non è nemmeno sufficiente congelare in uno scatto uno screenshot qualsiasi. Anche in questa dimensione virtuale bisogna saper cogliere l’attimo di una scena cruciale, l’istante e i chiaroscuri che rivelano la psicologia di un protagonista, il momento particolare di un’atmosfera che emana da una relazione fra personaggi o da un paesaggio che può anche esulare dal percorso abituale del gioco”. E Bresciani.

 Gli studenti partecipanti al progetto:

Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo

Giulia Arioli / Giorgio Ettore Artaria / Isabella Azzola / Alessandro Berti / Barbara Bestetti / Roberta Bonavolta / Roberta Bonfanti / Diego Cappuccio / Boris Cassanmagnago / Alice Consoli /Marco Di Dio / Alexandru Viorel Dobre / Andrea Istvan Franzini / Milena Galizzi / Valentina Ghidoni / Gianluca Giarrusso / Massimiliano Goggia / Iuliana Grecu / Chiara Lodrini / Leonardo Loreti / Alex Magni / Samuele Magri / Raia Pavlinova Strandzhalieva /Simone Pentimone / Marika Pezzotta / Francesca Piazza / Anna Piccinelli / Giacomo Pirotta / Martina Premazzi / Corbetta Elena Presciani / Federica Robustellini / Giada Rondi / Francesca Rusconi / Giuseppe Sciabica / Lorenzo Villa / Indira Elena Villa Diaz

 Accademia di belle arti di Verona

Anna Bonvicini / Claudia Cabassi / Paola Calvarese / Gabriele Conzato / Chiara Cortelazzo / Sofia Dal Lago / Paolo D’Amato / Paolo D’Aquino / Marco Faes / Angela Franceschi / Andrea Gibertoni / Sara Maccaferri / Andrea Magalini / Eleonora Manzo / Elisa Moretti / Chiara Nicoletti / Emy Ongaro / Sara Paganotto / Filippo Perelli / Leonardo Perlini / Francesca Pezzo / Francesco Promenzio / Alessia Scapini / Kevin Scinicariello / Elisa Turri