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 © Trevor Paglen / Metro Pictures New York / Altman Siegel San Francisco | Trevor Paglen, Dead Satellite with Nuclear Reactor, Eastern Arizona (COSMOS 469), 2011

OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta TREVOR PAGLEN "Unseen Stars"

L'artista ha creato una serie di satelliti non funzionali che sono sia esperimenti scultorei, sia dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione.

Trevor Paglen ha creato una serie di satelliti non funzionali che sono sia esperimenti scultorei, sia dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione.

Sviluppati in collaborazione con ingegneri aerospaziali, i Satelliti sono sculture pronte per lo Spazio: piccoli e leggeri possono espandersi per diventare grandi strutture altamente riflettenti. Se collocati in orbita, questi oggetti possono diventare sculture nel cielo notturno, visibili dalla terra dopo il tramonto e prima dell’alba come stelle luminose che si muovono lentamente. La ricerca sulla forma di queste opere è una possibile risposta a come l’ingegneria aerospaziale potrebbe evolvere se i suoi metodi fossero dissociati dagli interessi militari.

La mostra sarà visibile dal 12 Marzo al 31 Maggio, OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta una risposta alle discussioni sull’indagine spaziale di Paglen ripensando il rapporto tra arte contemporanea e scienza, spingendo il pubblico a re-immaginare lo Spazio come un luogo di possibilità.

 

Mostra U.MANO Fondazione Golinelli ph.Giovanni Bortolani 24 

 

U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà alla Fondazione Golinelli

Il percorso espositivo è dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura, dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.

U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà è la nuova mostra di Fondazione Golinelli curata da Andrea Zanotti con Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi: il percorso espositivo, aperto al pubblico fino al 9 aprile 2020, è dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura, dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.

La mano è l’elemento di raccordo tra la dimensione del fare e quella del pensare ed è quindi fortemente rappresentativa della prospettiva di azione di Fondazione Golinelli di recuperare il segno di un legame oggi perduto: quello tra arte e scienza, che proprio nella cultura italiana ha raggiunto il suo culmine.

E l’Opificio Golinelli (dal latino, opus-facĕre) è metafora perfetta di questa unione di azione e mente, di arte e scienza: è un luogo dove i giovani e i giovanissimi sono educati a superare la tradizionale dicotomia fra teoria e pratica.

«L’antica alleanza che un tempo teneva unite arte e scienza – spiega Andrea Zanotti, Presidente di Fondazione Golinelli – sottintendeva intuizioni della mente e opere delle mani volte alla ricerca di quella discontinuità che nutre il progresso umano. È vero infatti che possiamo indagare il volto del futuro attraverso il calcolo delle probabilità e la capacità computazionale che toccano oggi nei big data il vertice più elevato; ma è vero anche che l’intuizione del futuro sta nelle anticipazioni, solitarie e dolorose, di scienziati e artisti che scrutano orizzonti a noi preclusi. È la solitudine di Leonardo che immagina con quattrocento anni di anticipo la capacità dell’uomo di volare».

La mostra U.MANO sarà allestita nel Centro Arti e Scienze Golinelli, uno spazio progettato da Mario Cucinella Architects, che per l’occasione sarà trasformato in un tempio classico.

Si parte da due grandi installazioni centrali: le mani chiuse, emblema della riflessione sulla propria origine e interiorità, e quelle aperte, che rappresentano invece l’esplorazione e la conoscenza del mondo circostante. Le mani, come grandi origami specchianti, sono un gioco di simmetria e sono sviluppate a partire dalla digitalizzazione della mano destra del fondatore Marino Golinelli: al termine della mostra, resteranno esposte all’Opificio come simbolo del cammino da lui impresso alla Fondazione, un cammino che, partendo dal passato, possa aprirsi a quel futuro che appartiene alle giovani generazioni.

Nello spazio creato dalla scultura “mani chiuse” sarà collocato il De Symmetria partium in rectis formis humanorum corporum libri, di Albrecht Dürer, un trattato sul disegno della figura umana le cui istruzioni sono state interpretate come uno dei primi algoritmi di arte generativa. Questo algoritmo è stato applicato per trasformare le dimensioni della mano in frequenze e in rapporti fra esse, ottenendo così i suoi suoni.

Si potranno anche ammirare due atlanti anatomici straordinari: il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio e i Deux Livres de chirurgie di Ambroise Paré. Sarà un percorso che condurrà a conoscere il capolavoro realizzato nel corso del Settecento a Bologna delle cere anatomiche di Anna Morandi Manzolini, strumento di conoscenza e di riproduzione mimetica della realtà, ma anche straordinaria opera scultorea.

La terza installazione, prodotta da Fondazione Golinelli in occasione di ArteFiera 2019, è quella mano-cervello, una scultura “aumentata” che invita ad osservare come osserviamo, giocando prima con gli inganni della percezione e poi con la manipolazione dei dati di osservazione.

Riannodare i fili della memoria passata permette all’uomo di restare legato alla sua origine e, quindi, di procedere verso il futuro con più certezza. Pertanto, nel percorso della mostra sono collocati dipinti realizzati tra Cinquecento e Seicento, particolare momento storico nel quale si è registrato un cambio di passo per alcuni versi simile a quello che stiamo vivendo ora: la Madonna col Bambino attribuita a Caravaggio; Giuditta e Oloferne di Giovan Battista Crespi; Il Cristo della moneta di Mattia Preti; la Madonna col Bambino di Ludovico Carracci e San Giovanni Battista di Guercino (Pinacoteca Capitolina); Ritratto di Francesco Arsilli di Sebastiano del Piombo (Pinacoteca "F. Podesti").

Il Medioevo che lascia definitivamente spazio a nuove e inedite imprese umane coincide con uno spostamento dell’asse antropologico, con l’uomo che diviene progressivamente padrone del proprio destino.

Il percorso conduce quindi il visitatore a un indice puntato verso il Cielo, a ricordare il destino di grandezza cui l’uomo è chiamato e che è tutto iscritto nel Giudizio Universale della Cappella Sistina.

Quel dito, reinterpretato da Michelangelo Pistoletto nel “quadro specchiante” che ripropone la Creazione di Adamo di Michelangelo nella contemporaneità, indica un’idea della Creazione diversa da quella della tradizione antica, in cui il tocco della mano rappresenta l’elemento di raccordo tra Creatore e creato, tra la pura capacità creativa e il mondo delle cose, avviando l’uomo alla conoscenza, invitandolo a sviluppare le proprie potenzialità. Un nuovo, possibile destino che, ancora una volta, è nelle nostre mani.

Ed è un destino che evolve nel segno del dominio della tecnica, che ci schiude possibilità inimmaginabili, fino alla ricostruzione della Battaglia di Anghiari, opera perduta di Leonardo la cui informazione in rete è stata ri-materializzata dai ragazzi che frequentano i laboratori sulla mostra di Fondazione Golinelli.

Un ulteriore livello di percezione sullo spazio espositivo ci è offerto da un altro laboratorio di gamification che ha trasportato temi della mostra nello spazio di un gioco immersivo in Virtual Reality.

Il mondo in cui agisce il player è la ricostruzione 3D dell’allestimento della mostra dove appaiono oggetti, personaggi, frammenti di informazioni con i quali interagendo si rivive la vicenda de’ La Battaglia di Anghiari nella visione dei giovani creatori del gioco.

L’ultimo passo nell’evoluzione della mano, conduce a un presente avveniristico, nel quale è protagonista l’arto bionico, un’opera di ingegneria avanzata realizzata dai giovani ricercatori di BionIt Labs srl – una delle start-up che operano nell’incubatore-acceleratore G-Factor – che hanno progettato un arto innovativo e adattabile a ogni paziente.

Lo sguardo sul futuro non deve farci dimenticare “l’u.manità”, categoria dello spirito evocata dall’opera di Gianluigi Rocca Anatomia della Conoscenza (Le mani degli ultimi). 

La mostra U.MANO è dunque esempio concreto delle attività che quotidianamente la Fondazione Golinelli porta avanti nel suo Opificio: il superamento della dicotomia arte-scienza e la creatività che diviene reale, con la dimensione dell’utile e del fruibile che si compenetra a quella del bello, perché, come afferma il curatore Andrea Zanotti nel suo testo in catalogo: «Le cose che creiamo non possono essere solo utili ma devono anche riflettere quella bellezza senza la quale il genere umano rischia di perdere la sua parte immateriale, la più preziosa: lo spirito».

Secondo Friedrich Nietzsche, la scienza si è evoluta perché ha saputo immaginare ipotesi di lavoro, mondi nei quali poi iscrivere utilmente i risultati e le conferme dei laboratori, ma l’arte era, per lui, il luogo scientifico per eccellenza.

 La mostra ha il patrocinio di: Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.

 

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“K” Prada Milan Foundation. Martin Kippenberger – The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”, 1994 Ph. Andrea Rossetti

 

“K” presenta la celebre opera di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”alla Fondazione Prada

La mostra rimanda ai tre romanzi incompiuti di Franz Kafka (1883-1924) Amerika (America), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il castello).

“K” presenta la celebre opera di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” in dialogo con l’iconico film di Orson Welles The Trial e l’album di musica elettronica The Castle dei Tangerine Dream. Concepita da Udo Kittelmann come una trilogia, la mostra, visibile dal 21 febbraio al 27 luglio, rimanda ai tre romanzi incompiuti di Franz Kafka (1883-1924) Amerika (America), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il castello) pubblicati postumi tra il 1925 e il 1927. La natura incompleta di questi libri consente letture multiple e aperte e il loro adattamento in un progetto espositivo, che esplora i soggetti e le atmosfere dei romanzi attraverso allusioni e interpretazioni soggettive.

Al centro di “K” si trova l’installazione di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” (1994), in mostra al piano terra del Podium e per la prima volta esposta in Italia. Basata sul romanzo America, pubblicato nel 1927, l’opera reinterpreta una sequenza del libro in cui il protagonista Karl Rossman, dopo aver viaggiato attraverso l’America, si propone per un’occupazione al “teatro più grande del mondo”. L’artista tedesco Martin Kippenberger (1953-1997) esplora l’utopia immaginaria del mondo del lavoro, traducendo in una vasta installazione l’immagine letteraria dei colloqui collettivi inventata da Kafka. Con lo scopo di ricreare un campo da calcio destinato a ospitare colloqui di massa, l’installazione raccoglie un’ampia varietà di oggetti e arredi, come diversi tavoli, elementi di design vintage e sedie da mercatino delle pulci, nonché oggetti provenienti da precedenti mostre dello stesso Kippenberger.

Il secondo elemento della trilogia è il film di Orson Welles The Trial (Il processo, 1962), che si basa sull’omonimo romanzo di Kafka ed è proiettato al Cinema di Fondazione Prada. Orson Welles (1915-1985) ha scritto e realizzato un film drammatico caratterizzato da un umorismo nero e da un’atmosfera onirica, considerato dalla critica come uno dei suoi capolavori, in particolare per la scenografia e la fotografia. La combinazione tra i lavori di Kafka e Welles è stata definita dai critici come “un’alleanza tra due forme di turbamento”.

“K” è completato dall’album Franz Kafka The Castle (2013), diffuso in loop all’interno della Cisterna. Questo spazio raccolto è trasformato in un ambiente evocativo e accogliente, in cui i visitatori possono rilassarsi e ascoltare la musica elettronica della band tedesca fondata nel 1967 da Edgar Froese (1944-2015).

Come afferma Udo Kittelmann, “secondo Max Brod, esecutore testamentario di Kafka, i tre romanzi formano una ‘trilogia della solitudine’. Quindi anche in ‘K’ possiamo riconoscere una sorta di trittico, è una mostra che si presenta infatti come un’immagine in tre parti, o a tre livelli. Il progetto è strutturato come una tradizionale pala d’altare, in cui la grande tavola centrale è costituita da America, mentre Il processo e Il castello formano i due pannelli laterali. I tre elementi uniti compongono una metafora degli eventi dell’esistenza umana e ‘tutte queste vicende si limitano a dire che l’incomprensibile è incomprensibile, e questo era già noto’, come scriveva Kafka”.

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO

Il film The Trial di Orson Wells (118 min) è proiettato lingua inglese con sottotitoli in italiano. In loop dalle 10:15 alle 18:15 al Cinema.

 

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GIORNATE INTERNAZIONALI DI STUDIO SUL PAESAGGIO 2020. Sedicesima edizione

Suolo “come” paesaggio è il tema al centro della sedicesima edizione delle giornate internazionali di studio sul paesaggio.

Suolo “come” paesaggio è il tema al centro della sedicesima edizione delle giornate internazionali di studio sul paesaggio, progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon, che si svolgeranno giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2020 negli spazi Bomben di Treviso.
Il tema scelto stimola una, non tanto piccola, rivoluzione culturale, restituendo importanza, si direbbe “dignità”, al suolo, ovvero alla dimensione fisica, etica ed estetica della superficie terreste, fattore imprescindibile del pianeta Terra.
Il suolo, infatti, in molte analisi, viene troppe volte posto come dato immanente, scontato, come se si trattasse di un fattore ininfluente, o al massimo neutro rispetto all’intervento umano che si insedia al di sopra di esso.
«Il titolo dell’incontro, Suolo come paesaggio», afferma Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton «si presenta all’insegna di un binomio apparentemente semplice, data la vicinanza tra lo sguardo sul paesaggio e quello sull’estensione dello spazio aperto e inedificato. L’interesse crescente per il tema terra ci invita però a un approfondimento che queste giornate cercheranno di esplorare, parlando appunto di “suolo come paesaggio”, e non solo di “suolo e paesaggio”.
Se spesso, giustamente, parliamo di suolo in termini di mero consumo, richiamandoci alle molte forme di impoverimento della città e del territorio praticate dalla nostra società, più raramente, mettiamo al centro dell’attenzione la stessa natura (o nature) del suolo, nei suoi diversi aspetti ambientali, ecologici, estetici e sociali. Le giornate di studio guarderanno dunque al suolo come tessuto connettivo, nutrimento e processo vitale che accompagna la nostra esperienza di vita, dimensione fisica ed estetica nella quale risiede la sostanza dei luoghi abitati e il senso della nostra appartenenza al paesaggio».

A caratterizzare la due giorni è, oltre alla originale declinazione del tema, anche la pluralità delle voci coinvolte nell’analisi: architetti, agronomi, pianificatori, progettisti, ma anche artisti. Personalità individuate in riferimento alla loro preparazione accademica e scientifica ma anche per il loro aver realmente operato sul tema, nell’ambito di ricerche o progetti di particolare livello o originalità in Italia e all’estero.

Il programma è suddiviso in tre sezioni:

La prima, Nature del suolo, sarà dedicata alle diverse declinazioni, di natura scientifica, sociale ed estetica che ci aiutano ad allargare il concetto di suolo, per smuovere l’idea di “suolo monolitico” e considerarlo nelle sue diverse forme, strutture, stratificazioni ecc.
Accanto a una riflessione dell’autorevole paesaggista svizzero Christophe Girot, A proposito di terra, topologia e suolo, questa sezione ospiterà una relazione dell’urbanista Rosario Pavia che invita a guardare al suolo, sempre più inquinato, devastato e malato, come sistema ecologico complesso da cui dipende la vita del pianeta. «Solo rigenerando il suolo», afferma «è possibile contenere la catastrofe climatica e i fenomeni sociali e politici a essa connessi».
Giacomo Certini, professore di pedologia nella Scuola di Agraria dell’Università di Firenze, parlerà di suoli terrestri, ma anche extra-terrestri, spingendo l’attenzione sulla necessità di coniare una definizione “cosmica” di suolo, inclusiva, cioè, anche di quei materiali che un giorno potrebbero provvedere al sostentamento di colonie umane al di fuori del nostro pianeta. «Con alcuni di questi substrati – quelli della Luna e di Marte», spiega Certini, «siamo già entrati in contatto e ne abbiamo verificato le potenzialità produttive, al netto di alcune ovviabili carenze nutrizionali e presenza di composti fitotossici».

La seconda parte, Suolo urbano, terre di città, si concentrerà sui temi urbani, quelli in genere più dibattuti per l’intensità dei fenomeni di conflitto in atto, ma anche quelli più ricchi di sperimentazioni progettuali.
Anna Lambertini, architetto e paesaggista, proporrà una lettura in profondità di luoghi e spazi aperti, per raccontare come nel progetto di paesaggio vengano esplorate le relazioni che legano la vita e le attività in superficie con ciò che accade negli strati non visibili dei suoli urbani.
I paesaggisti francesi François Vadepied e Mathieu Gontier dell’agenzia Wagon Landscaping presenteranno alcuni esempi di “giardini urbani”. «In città, i nostri suoli sono sempre più impermeabili» spiegano. «Come possiamo avviare una forma di riconversione e una dinamica di riconquista da parte degli esseri viventi? Dal 2009, l’agenzia “lavora sull’asfalto”, meravigliosa lavagna nera che, scrostata e lavorata appena, nasconde un fondo di suolo povero e drenante, propizio per l’arrivo di un’intera colonia di piante pioniere e vagabonde. Questo esempio consente di immaginare una possibile reversibilità di tutte le superfici impermeabili».
Giorgio Prosdocimi Gianquinto, professore di Orticoltura e floricoltura all’Università di Bologna, porterà la riflessione sull’”invenzione di suolo”, attraverso esperienze di coltivazioni urbane con finalità alimentari, ma anche ecologico-ambientali, estetico-ricreative, educative, sociali e terapeutiche, che danno luogo a forme innovative, spesso creative, di orti urbani.
Laura Fregolent, architetto, si focalizzerà sui processi di urbanizzazione e uso del suolo, a partire da una domanda: come i contesti diffusi di urbanità e urbanizzazione allargata e diversificata si adattino o possano adattarsi ai mutati quadri economici e quali siano le strategie e le politiche da implementare in un’ottica di qualità ambientale e dell’abitare?

La terza sezione, Visioni, esperienze sul campo, cui sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 21 febbraio, attraverserà un ampio panorama di esperienze.
Antonio Perazzi, paesaggista e scrittore, affronterà la dimensione del giardino attraverso la descrizione di alcuni suoi progetti e il racconto del giardino di Prospect Cottage, creato dal regista Derek Jarman (1942-1994) in un suolo contaminato nel sud dell’Inghilterra, capace di ridare vita a un paesaggio apocalittico.
Tilman Latz, dello studio Latz + Partner, fondato da Peter Latz, autore di importantissimi e pionieristici progetti, tra cui il Duisburg Nord Landscape Park, ex area industriale siderurgica nella regione della Ruhr in Germania, introdurrà il tema della bonifica di aree industriali dismesse come opportunità per una nuova attitudine progettuale, a partire dal suolo.

Un’altra realtà complessa, quale quella della Terra dei fuochi, sarà invece al centro della relazione degli agronomi Fabrizio Cembalo Sambiase e Antonio di Gennaro, autori di numerosi progetti di paesaggio per curare le ferite – gli spazi agricoli mortificati, le cave, le discariche – di questa piana campana massacrata dall’abusivismo e dai rifiuti. E ancora, Laura Zampieri, architetto, parlerà dell’interazione di acqua e suolo nel progetto di paesaggio; mentre Juan Manuel Palerm Salazar, architetto, ragionerà sulla bellezza dell’aridità e sulla preponderanza della materia nei progetti di paesaggio nei terreni aridi e nelle terre fragili. Sono previste, inoltre, testimonianze e riflessioni più orientate allo sguardo sia estetico che filosofico, nelle quali il suolo rappresenta una condizione di esilio e di reinvenzione, oppure una forma di coscienza paesaggistica, personale o collettiva, mutuata dal dialogo con l’arte. Dalla coscienza civica e l’ossessione di difendere il suolo, narrate dall’urbanista Paolo Pileri a partire dal racconto-saggio Rovina (2007, Einaudi) di Simona Vinci, al suolo come esperienza estetica, nel lavoro degli artisti torinesi Andrea Caretto e Raffaella Spagna, che proporranno un viaggio tra il mondo aereo, visibile, e l’universo sotterraneo, invisibile, attraversando le pratiche dell’azione collettiva e collaborativa, dell’installazione ambientale, della scultura. 


Programma sintetico
giovedì 20 febbraio
> ore 10-10.30
Marco Tamaro, apertura e saluti.
Luigi Latini e Simonetta Zanon, introduzione alle giornate di studio

> ore 10.30-13.30
Nature del suolo, introduce e coordina Giuseppe Barbera
Rosario Pavia, Suolo, clima, paesaggio
Giacomo Certini, Suoli terrestri ed extra-terrestri
Cristophe Girot, A proposito di terra, topologia e suolo

>ore 15-18.30
Suolo urbano, terre di città, introduce e coordina Joan Nogué
Laura Fregolent, Processi di urbanizzazione e uso del suolo
Anna Lambertini, Suoli urbani. Strati, orizzonti ed esperienze di superficie
François Vadepied e Mathieu Gontier, L’importanza del suolo e degli esseri viventi nell’ambiente urbano
Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Un altro suolo. Esperienze di coltivazioni urbane

venerdì 21 febbraio
Visioni, esperienze sul campo
> ore 10-13.30
introduce e coordina Simonetta Zanon
Laura Zampieri, Acque e suolo nel progetto di paesaggio
Fabrizio Cembalo Sambiase e Antonio di Gennaro, Curare i paesaggi della Terra dei fuochi
Paolo Pileri, L’ossessione di difendere il suolo
Antonio Perazzi, Storie di botanica: dal giardino di Derek Jarman a tre progetti

> ore 15-18
introduce e coordina Luigi Latini
Andrea Caretto e Raffaella Spagna, Suolo come esperienza estetica
Tilman Latz, Sintassi di paesaggio
Juan Manuel Palerm, Navegando por la aridez: suolo arido e terre brulle

Partecipano alle giornate:
Andrea Caretto, artista, Torino
Fabrizio Cembalo Sambiase, agronomo e paesaggista, Studio Progetto Verde, Napoli
Giacomo Certini, Università di Firenze, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali
Antonio di Gennaro, agronomo territorialista, Risorsa srl, Napoli
Laura Fregolent, Università Iuav di Venezia, Dipartimento di Culture del Progetto
Christophe Girot, ETH Zürich, Institut für Landschaftsarchitektur
Mathieu Gontier, Wagon Landscaping, Parigi
Anna Lambertini, Università di Firenze, Dipartimento di Architettura
Tilman Latz, Latz + Partner, Kranzberg
Juan Manuel Palerm, Università di Las Palmas de Gran Canaria
Rosario Pavia, Università di Chieti–Pescara
Antonio Perazzi, Studio Antonio Perazzi, Milano
Paolo Pileri, Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani
Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari
Raffaella Spagna, artista, Torino
François Vadepied, Wagon Landscaping, Parigi
Laura Zampieri, CZ Studio, Venezia
Apertura delle giornate, coordinamento delle sessioni:
Giuseppe Barbera, Università di Palermo, Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali
Luigi Latini, Università Iuav di Venezia, Dipartimento Culture del Progetto
Joan Nogué, Università di Girona, Dipartimento di Geografia
Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton
Simonetta Zanon, Fondazione Benetton, progetti paesaggio

Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche
Luigi Latini, architetto, Università Iuav, Venezia (presidente); Maria Teresa Andresen, paesaggista, Università di Porto; Giuseppe Barbera, agronomo, Università degli Studi, Palermo; Hervé Brunon, storico del giardino, CNRS, Centre André Chastel, Parigi; Anna Lambertini, paesaggista, Università di Firenze; Monique Mosser, storica dell’arte, Scuola superiore di architettura, Versailles; Joan Nogué, geografo, Università di Girona; José Tito Rojo, botanico, Università di Granada.

Informazioni
Auditorium spazi Bomben, Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta 7, Treviso.
La partecipazione alle giornate di studio è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Per ragioni organizzative si prega ugualmente di comunicare la propria adesione tramite il form online disponibile nel sito della Fondazione www.fbsr.it.
Per gli architetti e gli agronomi/forestali è stato richiesto ai rispettivi ordini professionali il riconoscimento dei crediti formativi.
È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese di tutti gli interventi.
Diretta streaming nel sito www.fbsr.it
Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ufficio stampa: Silvia Cacco, T 0422 5121, 331 6351105, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Studio Esseci, Sergio Campagnolo, T 049 663499, C 347 0481694 (Simone Raddi), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Invito anteprima stampa 

 

ELLIOTT ERWITT ICONS al WeGil a Trastevere

La retrospettiva che raccoglie settanta degli scatti più celebri di Erwitt: uno spaccato della storia e del costume del Novecento visti attraverso lo sguardo tipicamente ironico del fotografo, specchio della sua vena surreale e romantica.

Inaugura venerdì 21 febbraio al WeGil, l’hub culturale della Regione Lazio a Trastevere, ELLIOTT ERWITT ICONS, la mostra a cura di Biba Giacchetti che celebra uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. In programma dal 22 febbraio al 17 maggio 2020, la retrospettiva, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con SudEst57, raccoglie settanta degli scatti più celebri di Erwitt: uno spaccato della storia e del costume del Novecento visti attraverso lo sguardo tipicamente ironico del fotografo, specchio della sua vena surreale e romantica.

L’obiettivo di Erwitt ha catturato alcuni degli istanti fondamentali della storia del secolo scorso che, grazie alle sue fotografie, sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo. Tra le foto in mostra, non mancheranno i celebri ritratti di Che Guevara, Marlene Dietrich e la famosa serie dedicata a Marilyn Monroe. Il pubblico potrà ammirare alcuni degli scatti più iconici e amati di Erwitt come il “California Kiss” in cui emerge la vena più romantica del maestro. 

Completa l’esposizione il catalogo della mostra a cura di SudEst57 in cui ogni fotografia è accompagnata da un dialogo tra Elliott Erwitt e Biba Giacchetti attraverso cui scoprire i segreti, le avventure e il senso di ognuna di esse.

 

educare alle mostre 

 

L'ARTE CONTEMPORANEA AL CINEMA: RECENSIONI E COMMENTI TRA CRONACA E ATTUALITÀ

Attraverso una selezione di filmati tratti dal ricco patrimonio di cinegiornali dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce saranno ripercorsi alcuni temi del dibattito artistico, momenti significativi della storia espositiva dal dopoguerra agli anni settanta.

Un nuovo appuntamento "L'ARTE CONTEMPORANEA AL CINEMA: RECENSIONI E COMMENTI TRA CRONACA E ATTUALITÀ" verrà proiettato  questo mercoledì 19 febbraio alle ore 16.00 presso il TEATRO DEI DIOSCURI.

Dal dopoguerra fino a tutti gli anni '70 l'informazione sull'arte contemporanea arrivava al grande pubblico anche attraverso i cinegiornali che al cinema precedevano la proiezione dei film. 

Si trattava di brevi servizi di qualche minuto legati alla cronaca e riservati alle grandi esposizioni istituzionali, come la Biennale di Venezia o la Quadriennale di Roma, ai ritratti di alcuni degli artisti di maggiore richiamo, ad eventi di grande o piccolo calibro nelle gallerie private, e anche a “curiosità” legate spesso a luoghi comuni sulle ricerche e le trasformazioni delle tecniche e del linguaggio dell'arte contemporanea.

Attraverso una selezione di filmati tratti dal ricco patrimonio di cinegiornali  dell’ Archivio Storico dell’Istituto Luce  saranno ripercorsi alcuni temi del dibattito artistico  (quali realismo e astrattismo, sperimentalismo delle ricerche più avanzate), momenti significativi della storia espositiva dal dopoguerra agli anni settanta, interviste e ritratti dei maestri del Novecento o di artisti più giovani colti al lavoro nello studio, cercando di rintracciare la storia dell’arte contemporanea insieme ai numerosi pregiudizi  veicolati attraverso questi mezzi di informazione.

Incontro gratuito

Info e prenotazione

Tel. 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

Prenotazione obbligatoria: max 70 persone