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Daphne Bohemien

 

Mostra fotografica P.A.R.T.Y. (Pride And Revolution To Youth)

 Il progetto fotografico che racconta l’identità della nightlife QLGBT attraverso 22 scatti del fotografo Nils Rossi

P.A.R.T.Y. (Pride And Revolution To Youth) è il progetto fotografico che racconta l’identità della nightlife QLGBT attraverso 22 scatti del fotografo Nils Rossi  che svela i volti di performer, ballerini, dj, e in senso più ampio degli artisti, che si sono esibiti durante la stagione invernale 2017/2018 di q|LAB, il contenitore musicale internazionale per creativi con sede presso il Q21 di Milano, in via Padova 21.

La mostra si inserisce nel ricco calendario di iniziative della Milano Pride Week 2018, in programma dal 22 giugno al 1 luglio, ed è patrocinata da Milano Pride Week e Rainbow District Milano.

La curatela di P.A.R.T.Y. porta la firma di Sanni Agostinelli, photoeditor e producer, responsabile degli studi fotografici e allestimenti mostre presso l’Istituto Italiano di Fotografia.

Quella di P.A.R.T.Y. è un’anima itinerante che prevede molteplici tappe e coinvolge, oltre allo spazio Kryptos, Lecco, Milano, Memà, Mono, Red Cafè, Blanco e il 35, I locali più rappresentativi del quartiere Rainbow di Porta Venezia che hanno aderito al progetto e dove le foto rimarranno esposte fino alla fine di luglio.

22 GIUGNO: presentazione mostra agli studenti del Politecnico di Milano con Associazione Poliedro;

23 GIUGNO: preview di 8 scatti al Teatro Elfo Puccini e presentazione della Milano Pride Week, dalle 18.30 alle 20.00;

DAL 24 AL 28 GIUGNO: gli 8 scatti saranno ospitati dai partner aderenti all’iniziativa, collocati nel quartiere Rainbow di Porta Venezia: LeccoMilano, Memà, Mono, Red Cafè, Blanco, 35;

29   GIUGNO: inaugurazione della mostra presso Spazio Kryptos (via Panfilo Castaldi 26) dalle ore 18.30 alle 22.00, con dj-set e vernissage offerto da Astoria Wines e il Cocktail Bar 35;

30 GIUGNO: al Q21 si celebrerà la chiusura della settimana con l’ufficiale Pride Closing Party allestito ad hoc con gli scatti fotografici;

DAL 9 AL 31 LUGLIO: gli scatti saranno esposti presso LeccoMilano, Memà, Mono, Red Cafè, Blanco, 35.

P.A.R.T.Y. trasforma la fotografia in un veicolo di formazione con l’obiettivo di alimentare la coscienza critica e stimolare l’osservazione e la riflessione dello spettatore.

PARTNER & SPONSOR:

Un progetto di: Nils Rossi, Alessandro Lombardo, Stefano Libertini Protopapa

Patrocini: Milano Pride, Rainbow District Milano

Sponsor ufficiali: q|LAB, 18 percento

Partner Tecnici: LeccoMilano, Memà, Blanco, Bar 35

Partner: Mono, Red Café, Teatro Elfo Puccini, Spazio Kryptos, Istituto Italiano Fotografia, Poliedro, Politecnico Milano, Eurocrash

Media Partner: The Review Magazine, Gay.it

Beverage: Astoria Wines

 

 

 

Alik Cavaliere Albero per Adriana 1970 bronzo cm 195x87x67

Alik Cavaliere, Albero per Adriana, 1970, bronzo, cm 195x87x67

 

Alik Cavaliere. L'universo verde

Un'importante antologica di uno fra i maggiori artisti della scultura italiana del secondo Novecento che ricostruisce il percorso dell'artista soffermandosi sul tema della natura.

Nel ventennale della scomparsa di Alik Cavaliere (Roma 1926 - Milano 1998), artista fra i maggiori della scultura italiana del secondo Novecento, Palazzo Reale ospita dal 27 giugno al 9 settembre un'importante antologica ad ingresso gratuito, che ricostruisce il percorso dell'artista, soffermandosi sul tema della natura.

Promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura e Palazzo Reale e realizzata in collaborazione con l'Archivio Alik Cavaliere, la mostra è curata da Elena Pontiggia e ha il suo cuore nella prestigiosa Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, per estendersi poi ad altre cinque sedi in un percorso ampio e articolato che coinvolge la città di Milano: il Museo del Novecento, Palazzo Litta, Gallerie d'Italia, Università Bocconi e il Centro Artistico Alik Cavaliere.

Le opere esposte a Palazzo Reale mettono in luce le diverse fasi e tematiche dell'artista, dalle monumentali Metamorfosi dei tardi anni Cinquanta all'innovativo personaggio Gustavo B. dei primi anni Sessanta, protagonista di un racconto composito sulle tante esperienze dell'uomo del tempo, accostato a Bimecus, una valigetta "fai da te" contenente elementi in bronzo e legno, un tempo componibili anche dall'osservatore per entrare in sintonia con l'autore.

Emergono capolavori di straordinaria suggestione come Quae moveant animum res. Omaggio a Magritte, 1963 e il famoso Monumento alla mela, sempre del 1963; in particolare in questi due lavori l'artista riprende da Magritte il tema della mela al quale associa il pensiero di Lucrezio secondo cui la mente umana genera immagini anche irreali e la natura è vista come un ciclo infinito di nascita e morte. Dello stesso periodo si osservano Tibi suavis dedala tellus submittit. La terra feconda di frutti e Il tempo muta la natura delle cose, esposte nel 1964 in una sala personale alla Biennale di Venezia.

La mostra si sofferma inoltre su un tema ricorrente nella poetica dell'artista, la gabbia, quale simbolo dei limiti e delle costrizioni che incombono sull'uomo; una condizione ben rappresentata in E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce, 1967 approfondita nei numerosi lavori successivi dal titolo W la libertà in cui gli elementi naturali, imprigionati all'interno di rigide forme geometriche, tentano invano di evadere. Come afferma lo scultore: "La gabbia era un senso di oppressione di qualche cosa a cui non riusciamo a sfuggire. Ho anche imprigionato ricordi, memorie, cose che si erano perdute. La natura fioriva all'esterno di questa gabbia".

Di grande rilievo sono le sculture monumentali come lo spettacolare Albero per Adriana, 1970 e Mezzo albero, 1971 e il percorso si conclude, negli anni Novanta, con l'irripetibile installazione della Grande pianta Dafne  (cm 450x410x400), 1991. L'opera, riprendendo il mito di Apollo e Dafne narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, ritrae la figura femminile avvolta da un intrico di rami e allude al legame simbiotico tra l'uomo e il mondo naturale.

L'esposizione nella Sala delle Cariatidi rivela che l'artista ha anticipato di decenni problematiche e sensibilità che oggi sentiamo come nevralgiche. Commenta a tale proposito Elena Pontiggia: "Nessun artista, nella scultura del Novecento, ha scolpito il mondo della vegetazione e, per essere più precisi, l'universo verde delle foglie, dei frutti, dei cespugli, degli arbusti, degli alberi, come Alik Cavaliere". Nella sua ricerca l'artista infatti ha affrontato molti soggetti, come si osserva nelle varie sedi della mostra, ma il tema della natura, nei suoi aspetti di rigoglio e sofferenza, espansione e costrizione, è il centro di tutto il suo operare.

Quello di Cavaliere è un lavoro in cui le tante fonti di ispirazione artistica - da De Chirico a Magritte, da Giacometti a Duchamp, dall'informale alla Pop Art all'arte concettuale, senza escludere qualche reminiscenza Liberty, pur reinterpretata con accenti insieme più ironici e più allarmati - si caricano di tante suggestioni poetiche e filosofiche con riferimenti a Lucrezio, Campanella, Petrarca, Leopardi, Giordano Bruno, Spinoza, Shakespeare, Rousseau, Ariosto, dando vita a opere ricche di significato, ma mai letterarie o meramente contenutistiche. Nella sua arte le domande esistenziali si mescolano al gioco dada, la precisione della forma di ascendenza surrealista si alterna alla libertà della materia di derivazione informale, il senso artigianale della scultura convive con l'operazione concettuale, generando opere tra le più singolari e le meno inquadrabili del nostro panorama espressivo.

Accanto al nucleo centrale di Palazzo Reale, la mostra diffusa propone focus specifici in altre sedi come un grande omaggio di Milano ad Alik Cavaliere.

Il Museo del Novecento ospita il ciclo "Le avventure di Gustavo B.", a partire da Il Signor G.B. si innamora, opera acquisita dalle civiche raccolte nel 1984, in occasione dell'apertura del Cimac. In mostra saranno presentate al pubblico altre 4 sculture e un dipinto della medesima serie ideate dall'artista tra il 1960 e il 1963, dedicate alle vicende "surreali" dell'immaginario signor Gustavo B., in qualche modo alter ego dell'artista.

Palazzo Litta, nell'ambito dell'innovativo progetto Palazzo Litta Cultura ideato dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo per la Lombardia e da MoscaPartners, accoglie l'opera E sarà sempre di tutti quelli che credono con la loro arte di defraudare la natura (1967) nel giardino interno al Cortile d'Onore, mentre alle Gallerie d'Italia è ospitata la scultura W la libertà (1976-77), che riprende il tema delle piante rinchiuse nelle gabbie. L'Università Bocconi - Sala Ristorante pone l'accento sulle incisioni originali Attraversare il tempo realizzate a quattro mani con Vincenzo Ferrari e infine il Centro Artistico Alik Cavaliere offre un'ampia raccolta di lavori di piccole e grandi dimensioni, esposti sia all'interno, sia nel giardino.

Accompagna la rassegna il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, con testi della curatrice Elena Pontiggia, di Francesco Tedeschi, Angela Vettese, Francesca Porreca, Davide Polesel, una poesia su Cavaliere di Miklos Varga, e con una testimonianza della figlia Fania Cavaliere.

La mostra si inserisce nel percorso con il quale Palazzo Reale, per il terzo anno consecutivo, esplora nella programmazione estiva l'arte contemporanea, rafforzando quest'anno la proposta con la collaborazione del Museo del Novecento e presentando così alla città quattro artisti per raccontare la creatività dei nostri tempi: Agostino Bonalumi, Alik Cavaliere e Pino Pinelli a Palazzo Reale, Agostino Ferrari al Museo del Novecento.

 

 

FINUCCI HELP 3

 

UN’OPERA D’ARTE PER UN OCEANO SENZA PLASTICA

Fondazione Bracco sostiene “HELP the Ocean”, installazione di Maria Cristina Finucci che rappresenta un grido d’allarme contro l’inquinamento dei mari

Fondazione Bracco sostiene “HELP the Ocean”, installazione di Maria Cristina Finucci che rappresenta un grido d’allarme contro l’inquinamento dei mari e che richiama in modo forte ed emozionale l’attenzione di tutti sull’ineludibile questione ambientale. Turisti e cittadini della Capitale potranno ammirarla al Foro Romano dall’8 giugno, Giornata Mondiale degli Oceani, al 29 luglio 2018 

Il rapporto tra Fondazione Bracco e Maria Cristina Finucci, autrice dell’innovativo progetto “The Garbage Patch State”, è di lunga data. Un impegno comune verso i temi della sensibilità ambientale e della sostenibilità. Dopo aver commissionato l’opera “Vortice” nel 2015, Fondazione Bracco è ora a fianco dell’artista anche in occasione di “HELP The Ocean”, installazione che potrà essere ammirata nella Basilica Giulia al Foro Romano dall’8 giugno al 29 luglio 2018.

L’opera d’arte, installata in un luogo così speciale, dà vita, grazie alla proficua collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo, ad un dialogo persistente ed emozionante tra passato e presente. In linea con il pluriennale impegno di Fondazione Bracco a favore della promozione e valorizzazione del patrimonio artistico italiano. Nel 2015 Fondazione Bracco commissionò all’artista Maria Cristina Finucci l’installazione site specific “Vortice”, tuttora visibile negli spazi della storica area industriale di Bracco a Milano: una grande tromba d’acqua che porta con sé una miriade di tappi di bottiglia di plastica in un luminoso tornado alto sette metri. Con i suoi colori accattivanti, il suo aspetto imponente, il “Vortice” non è soltanto simbolo di energia e vitalità, ma anche di potenza distruttiva come può esserlo la plastica di cui è formato. Patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e realizzata con la collaborazione dell’Università Roma TRE, l’opera era inserita nel palinsesto eventi di EXPO Milano 2015. Un percorso creativo, educativo e d’informazione, che ha portato l’artista Maria Cristina Finucci prima alla creazione di “The Garbage Patch State”, il secondo “Stato federale” più vasto al mondo composto da cinque enormi isole di plastica presenti negli oceani, e ora ad allestire la sua nuova creazione “HELP The Ocean” nella Basilica Giulia al Foro Romano, ancora una volta con il sostegno di Fondazione Bracco.

“Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto di altissimo valore culturale e scientifico”, afferma Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco. “Un’installazione straordinaria che sensibilizza il grande pubblico in modo emozionante sul tema drammatico dell’inquinamento causato dai rifiuti plastici dispersi negli oceani. Un tema, quello della promozione della sensibilità e del rispetto verso l’ambiente di primaria importanza e caro a Fondazione Bracco. Un tema a cui vogliamo dare voce nella convinzione che l’arte possa essere uno strumento di lettura privilegiato per comprendere e approfondire al meglio la realtà globale e i suoi molteplici aspetti. Sostenibilità: il futuro del genere umano e della Terra si gioca intorno a questa parola che riguarda il comportamento di tutti, istituzioni, aziende e cittadini”, continua Diana Bracco. “Per il nostro Gruppo la sostenibilità costituisce un valore essenziale che nelle decisioni strategiche o nelle attività di ricerca ha la stessa importanza delle variabili economiche. Siamo convinti infatti che oggi l’unico modo di fare impresa sia quello responsabile e sostenibile. L’unico che coniuga crescita economica, occupazione e benessere, l’unico in grado di far competere l’impresa con successo sui mercati di tutto il mondo conservando al tempo stesso un forte legame con le comunità in cui si opera. Insomma l’unico che offre un futuro alle nuove generazioni”.

 

 

discopia

 

Distopia - personale art photography di Aldo Salucci

Gli elementi chiave identificativi dell’opera e del progetto di Aldo Salucci interagiscono positivamente creando il perfetto equilibrio di un incontro felice ma se trascurati possono creare distruzione nella loro interazione.

Fino al 30 giugno  presso la Galleria Statuto13 sarà visibile la personale del fotografo Aldo Salucci  "Distopia" a cura di Maria Teresa Briotti. L'evento è stato inserito e segnalato nel calendario della 13esima edizione di Milano Photo Festival 

Acqua, Terra, Aria, Opera dell’uomo: ecco gli elementi chiave identificativi dell’opera e del progetto di Aldo Salucci. Elementi che interagendo positivamente creano il perfetto equilibrio di un incontro felice ma se trascurati, squilibrati o sottovalutati, possono creare distruzione nella loro interazione.

Il paesaggio o il monumento, nell’opera fotografica di Salucci, sono sommersi, in una dimensione sospesa nel fluido, e diventano al tempo stesso sfondo e protagonisti della previsione e della rappresentazione di scenari futuri, in cui si prefigurano sviluppi drammatici: situazioni che sono espressioni di distopia.Le opere di Salucci sono profondamente ispirate dagli eventi del nuovo millennio, dalle ferite ambientali del pianeta, ma lasciano spazio ad un immaginario ricco di speranze e di semplicità, in cui la natura prende il sopravvento in un modo irreale, in un mondo fantastico.
Ed è qui la particolarità e l’originalità dell’opera: la scelta e la visione artistica restituiscono un ‘immagine utopica, opposta per definizione e contrapposta al concetto di distopia, in una ipotesi artistica di assetti improbabili, irreali.

L’uomo, nell’opera di Salucci, non compare fisicamente, ma è profondamente presente nei segni, nel gesto artistico e soprattutto nelle scelte.
Questa presenza/assenza è evidenziata dall’esistenza di due forze contrarie: il segno poetico, dichiarante, e il segno distruttivo, lacerante. Utopia e distopia.
Contrariamente ad un’umanità destinata all’autodistruzione la speranza si fa strada in questi contrasti, nei colori brillanti e soprattutto nella ricerca artistica che suggerisce un nuovo stile di vita: la terra come organo vitale da rispettare e a cui tornare, l’arte come cultura di un progresso più consapevole. La particolare e raffinata tecnica di stampa, che ingloba l’inchiostro direttamente nel media alluminio, con una resa ad alta definizione, sottolinea il realismo e la tridimensionalità delle immagini.

Info

Galleria Statuto13
Via della Moscova 39 – 02.36559443
martedì-sabato/from Tuesday to Saturday 13-19 e su appuntamento/and by appointment

www.statuto13.it
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bet manifesta

 

MASBEDO a Manifesta 12 Palermo

In Between Art Film è lieta di annunciare la partecipazione dei MASBEDO a Manifesta 12 Palermo, Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza.

In Between Art Film è lieta di annunciare la partecipazione dei MASBEDO a Manifesta 12 Palermo, Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza.

Dal 16 giugno al 4 novembre 2018, nel suggestivo cortile di Palazzo Costantino – una delle sedi principali della manifestazione nel cuore della città, riaperta per l’occasione dalla biennale nomade – il duo artistico composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni presenta Videomobile, la loro nuova articolata video installazione multi canale commissionata da Manifesta12 e prodotta da Beatrice Bulgari per In Between Art Film.

Seguendo il concept e le suggestioni elaborate dal team curatoriale di Manifesta 12, Videomobile è stato concepito e interamente realizzato a Palermo coinvolgendo gli abitanti della città, le figure di spicco e i luoghi più iconici e rappresentativi della vita culturale e della storia palermitana, dando vita a uno sfaccettato ritratto del capoluogo siciliano.

I MASBEDO hanno trasformato un vecchio furgone merci OM degli anni '70 in un “carro video” per percorrere luoghi del cinema del passato, per indagare la società siciliana e la storia del territorio di Palermo: uno studio in movimento che funziona da laboratorio e da palco per performance, alcune delle quali saranno realizzate live durante la Biennale. ll progetto infatti percorre e attraversa "fisicamente" la memoria, nello specifico la memoria che emerge dal cinema di ricerca.

Nei mesi che hanno preceduto l’apertura di Manifesta, Videomobile ha ospitato diverse performance proprio sul tema aperto del cinema a Palermo. Quando in mostra, Videomobile è un’installazione video modulabile e accessibile, con telecamere, monitor, schermi, luci, impianto audio ecc., in grado di permettere la realizzazione di riprese e di proiezioni video: un dispositivo narrativo, un’opera documentario multicanale il cui contenuto è in sostanza una rivisitazione concettuale e sociale di tematiche cinematografiche ancora attuali.

I MASBEDO hanno elaborato immagini che rivelano le dinamiche di potere e i cambiamenti socioculturali nascosti nel presente di Palermo, ponendo particolare attenzione a temi quali il senso di appartenenza o genius loci e la fede nelle utopie. La prima fase della loro ricerca è stata la realizzazione e l'archiviazione di interviste a personaggi che hanno lavorato nel cinema in forma quasi anonima o marginale, a caratteri secondari, quali truccatori, comparse o tecnici. Una seconda fase si è concentrata su personaggi più conosciuti e importanti come registi, intellettuali, produttori o politici. Una terza e ultima fase ha incluso alcune di queste figure nella realizzazione di performance prodotte con il Videomobile tra le strade e le piazze di Palermo, dove il cinema è stata ed è ancora protagonista. Videomobile è stato e continua a essere un progetto in progress, una sorta di tour performativo, un viaggio nel mondo delle immagini di Vittorio De Seta, Gianfranco Mingozzi, Michelangelo Antonioni, Ugo Gregoretti, Mario Baffico, Francesco Rosi, Pier Paolo Pasolini, Letizia Battaglia, Mimmo Cuticchio e molti altri tra registi, autori e artisti che hanno saputo creare altri mondi nella città di Palermo.

Durante la prima settimana di Manifesta – dal 15 al 19 giugnoi MASBEDO presentano anche Protocol no. 90/6, una video installazione site-specific nata come narrazione parallela del progetto Videomobile e concepita per la Sala delle Capriate all’interno dell’Archivio di Stato di Palermo.

Un pupo siciliano – una marionetta di legno animata da Mimmo Cuticchio e costruita a mano appositamente per questa videoinstallazione dalla sua famiglia – si muove in un palco video, collocato in alto a modi di un’icona, dietro ad un sipario sospeso fatto di cavi e luci led, al centro della Sala delle Capriate dell’Archivio di Stato. L’installazione, allestita in questo palazzo storico ormai abbandonato, si ispira alle vicissitudini del regista Vittorio De Seta. Più volte, nel corso della sua carriera professionale, De Seta subì il controllo delle Autorità. La sua arte, così vicina al mondo dei lavoratori più umili, pescatori, contadini e minatori, era sospettata di nascondere una strisciante appartenenza alle società sovversive “comuniste”. Durante il periodo di sopralluoghi all’Archivio di Stato di Palermo, grazie all’esperienza unica del personale responsabile, gli artisti hanno scoperto l’esistenza di un faldone molto particolare: datato 1956, contiene numerose pratiche e denunce imputate ad artisti, registi, scrittori e giornalisti. Il documento fu redatto dai carabinieri di Petralia Sottana, un piccolo paese nel Parco delle Madonie. Questa carta è divenuta per i MASBEDO il simbolo della loro videoinstallazione, per questo hanno deciso di esporla all’ingresso della Sala delle Capriate, luogo di assoluto mistero e silenzio deputato alla conservazione di una memoria non organizzabile, un archivio accatastato secondo le non regole del tempo e del caso. Migliaia e migliaia di documenti non catalogati che il tempo ha trasformato in materia stratificata, fossili di carta, polvere e inchiostro rattrappito.