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 Vinci-Galesi: La terra dei fiori, 2017, Documentazione di performance. Stampa su carta fine art_cm 20x30_Ph.Mariano De Angelis

 

 La Repubblica delle Meraviglie

Il nuovo progetto del duo Vinci/Galesi ideato in seguito alla vincita del Sustainable Art Prize 2017

Il 22 maggio, a Venezia, si inaugura La Repubblica delle Meraviglie, il nuovo progetto del duo Vinci/Galesi (Sasha Vinci, 1980 e Maria Grazia Galesi 1988), a cura di Diego Mantoan e Paola Tognon, ideato in seguito alla vincita del Sustainable Art Prize 2017, promosso dall'Università Ca' Foscari Venezia, all’interno del programma Ca' Foscari Sostenibile, in collaborazione con ArtVerona. Il progetto è realizzato con il supporto della galleria aA29 Project Room (Milano/Caserta).

La Repubblica delle Meraviglie è un’azione collettiva e una performance itinerante lungo le calli, i campi e i canali di Venezia, immaginata e studiata per creare uno spazio e un tempo di riflessione che evoca e riattualizza le storie e i desideri delle comunità che hanno costruito l’antica città lagunare. Il progetto site specific, si propone come azione ad ampia risonanza con l’obiettivo di sollecitare sguardi e riflessioni sulle contraddizioni che appartengono a tutte le geografie della contemporaneità. Attraverso l’uso dei fiori, metafora empatica e diretta della bellezza e della caducità, dell’energia e della fragilità, La Repubblica delle Meraviglie formalizza e restituisce il conflitto che appartiene a chi, senza annullare la complessità del presente, immagina forme per un cambiamento consapevole verso una rinnovata prospettiva futura, in linea con i 17 obiettivi ONU dell’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile.

L’ottimo Luogo per l’Umanità
Il duo Vinci/Galesi riprende e sviluppa per questo progetto la ricerca già avviata per Mutabis (Scicli) e La terra dei fiori (Reggia di Caserta) in cui temi come la sostenibilità ambientale, sociale e politica sono stati affrontati con originalità ed efficacia. La Repubblica delle Meraviglie, come l'ottimo luogo di Thomas More, “vuole essere una terra nella quale immaginare forme di rinnovamento sociale e sviluppo sostenibile per una società pacificata, dove la cultura domina e regola la vita delle persone ... La nostra performance a Venezia, città utopica per eccellenza, diventa simbolicamente il momento in cui si avvia la costituzione di una terra di libertà e partecipazione”. Riallacciandosi alla storia, alla natura e al simbolismo del territorio lagunare, La Repubblica delle Meraviglie è il luogo dove ogni essere si ritrova infinito e capace di risplendere di quello stupore che nutre le coscienze.

Cinque Atti verso un’utopia concreta e sostenibile
In una dimensione alternativa al reale e proprio partendo dai fiori, simbolo della rinascita e della meraviglia oltre che concreta materia di lavoro per Vinci/Galesi, la performance veneziana si struttura in cinque atti agiti in luoghi diversi della città. Gli atti sono la rappresentazione simbolica e cadenzata della costituzione de La Repubblica delle Meraviglie, luogo ideale, inatteso e straordinario, dove l’umano si interroga sulla relazione fra arte e vita e sulla responsabilità nei confronti dell'esistente. La Repubblica delle Meraviglie viene dotata di un’armonia sonora composta da più movimenti che ricorda il genere sinfonico, di un drappo, di simboli, di una carta costituzionale, di un territorio e di una popolazione. Nei giorni che precedono la performance, Venezia e l'Università Ca’ Foscari sono il laboratorio di questa utopia: studenti e ricercatori sono invitati dagli artisti - attraverso workshop e incontri - a riflettere su cinque temi scelti come fondanti per la costituzione de La Repubblica: alteritas, pluralitas, communitas, humanitas, naturalia et mirabilia.
Il giorno che precede la performance, gli artisti, la comunità degli studenti di Ca’ Foscari, unitamente a tutti coloro che saranno coinvolti nel progetto, creeranno con i fiori il drappo e gli altri simboli, opere che saranno portate nel cuore di Venezia durante la performance del 22 maggio. A ottobre 2018 l’azione sarà restituita visivamente in una mostra ospitata presso gli spazi dell’Ateneo in concomitanza con la nuova edizione di ArtVerona. Per l’occasione verrà pubblicato un catalogo che - come un diario di viaggio - documenterà i passaggi del progetto e accoglierà i testi prodotti dagli artisti, dai curatori, dagli studenti e da tutte le persone coinvolte in questo percorso creativo.

La performance di Vinci/Galesi è inserita nel programma del Festival dello sviluppo sostenibile 2018 promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile in programma su scala nazionale negli stessi giorni.
Il progetto di Vinci/Galesi a Venezia cade nel 150° anno dalla fondazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che fu nel 1868 il primo istituto italiano a occuparsi di commercio e una delle prime tre business school al mondo.
La sinfonia de La Repubblica delle Meraviglie, creata dagli artisti in collaborazione con il musicista e compositore Vincent Migliorisi, sarà donata all'Università Ca’ Foscari, come a sottolineare la rilevanza delle istituzioni dedite alla ricerca e alla conoscenza per la concretizzazione di questa utopia.

Il progetto è realizzato con il sostegno del Mercato del Fiore Guarino e Kromato Edizioni.

http://www.unive.it/larepubblicadellemeraviglie

Sustainable Art Prize
https://www.unive.it/pag/29219/
L’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con ArtVerona, ha istituito lo Sustainable Art Prize, un premio sui temi della sostenibilità, dedicato agli artisti presenti ad ArtVerona, che ha visto la prima edizione nell’ottobre 2017.
Obiettivo del progetto è promuovere i temi dello sviluppo sostenibile, favorendo una maggiore consapevolezza e stimolando l’impegno da parte degli artisti in questa direzione, attraverso l’utilizzo del mezzo artistico, quale potenziale strumento di diffusione e divulgazione di tematiche legate alle grandi sfide globali, in linea con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, promossi dall’ONU.
Il premio consiste nella produzione di un’installazione, di una mostra o di una performance che si leghi ai temi della sostenibilità e da tenersi negli spazi dell’Università Ca’ Foscari a Venezia. La realizzazione dell’opera coinvolgerà gli studenti e permetterà agli artisti di misurarsi con un nuovo campo di sperimentazione, mettendosi in relazione con la comunità universitaria a Venezia, in un inedito incontro tra il modo artistico e la ricerca.
Per la prima edizione la giuria ha stabilito di assegnare il Premio al collettivo formato da Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi, presentati dalla galleria aA29 Project Room (Milano/Caserta).
Gli artisti hanno convinto per la dedizione a dir poco genetica con cui affrontano i temi della sostenibilità ambientale, sociale e politica. Ha colpito, inoltre, la loro capacità di tradurre tale impegno in progetti esteticamente risolti e particolarmente efficaci dal punto di vista comunicativo. Si è apprezzata, infine, l'onestà e disponibilità degli artisti al coinvolgimento del territorio e delle comunità, che emerge quale cifra caratteristica dei propri interventi.

 

betweenart

 

 

AL MAXXI ARTAPES | Le parole come trauma

Una conversayione con il duo artistico MASBEDO

In occasione della rassegna video Silence and Rituals ideata da Beatrice Bulgari e curata da Paola Ugolini nell’ambito di Artapes, il programma di proiezioni di video arte del museo, mercoledì 16 maggio alle ore 18.00 (Video gallery, ingresso 5 €*) il MAXXI presenta LE PAROLE COME TRAUMA una conversazione con il duo artistico MASBEDO (Nicolò Masazza e Iacopo Bedogni).

L’incontro introdotto da Giulia Ferracci curatrice del programma Artapes vede protagonisti insieme agli artisti, la curatrice della rassegna Silence and Rituals  Paola Ugolini, e il Direttore del MAXXI Arte Bartolomeo Pietromarchi.

LE PAROLE COME TRAUMA indaga il tema della potenza delle immagini, a partire da quelle realizzate dai due artisti che spesso, grazie al silenzio in cui vengono mostrate, riescono a evocare con forza i sentimenti umani più profondi e ancestrali. Dai ghiacciai islandesi, al pavimento di una sala per le prove di un balletto, ai dettagli fisici di vecchi animali, nelle opere dei MASBEDO spesso è protagonista una Natura crudele, che sembra assistere muta e indifferente alle tragedie dell’Umanità.

I MASBEDO - Nicolò Massazza (1973, Milano) e Iacopo Bedogni (1970, Sarzana) - vivono a Milano e lavorano insieme dal 1999. Interessati al tema della incomunicabilità e alla relazione tra produzione dell’immagine e società della comunicazione, hanno sviluppato negli anni un'attenzione agli aspetti pittorici del video e al coinvolgimento dello spettatore negli ambienti che di volta in volta la loro arte plasma.

Esito di tale ricerca è la realizzazione di video-performance in grado di includere lo spettatore all’interno dello spazio video e del gesto creativo .Hanno partecipato a mostre collettive in spazi istituzionali privati e pubblici. Le loro opere sono state acquisite da istituzioni quali: MART Rovereto, Fondazione Merz, GAM Galleria d’Arte Moderna di Torino, Galleria Sabauda, MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, DA2 Museo di Arte Contemporanea di Salamanca, CAAM Centro Atlantico di Arte Moderna di Las Palmas, Junta de Andalucia, CAIRN Centro di Arte Contemporanea di Digne, Tel Aviv Art Museum.

 

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

www.maxxi.art - info: 06.320.19.54; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) |11.00 – 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì,

Ingresso gratuito per studenti di arte e architettura dal martedì al venerdì

UFFICIO STAMPA MAXXI +39 06 324861  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

AL MAXXI

ARTAPES | Le parole come trauma

 

Ad Reinhardt. Arte

 

How to look: l’arte spiegata da Ad Reinhardt

Giovedì 17 maggio alle ore 18 incontro con Robert Storr

Giovedì 17 maggio alle ore 18, nell'ambito della mostra Ad Reinhardt. Arte + Satira (in corso fino al 20 maggio) il curatore e storico dell’arte Robert Storr, docente di pittura alla Yale University School of Art di New York, incontra il pubblico per approfondire un aspetto ancora poco conosciuto del celebre artista americano.

Pubblicata a pagina intera nell’edizione domenicale del quotidiano newyorkese PM nel corso del 1946, la serie How to look è un ricco insieme di fumetti che furono utilizzati da Ad Reinhardt (Buffalo, 1913 - New York, 1967) come piattaforma per difendere in modo appassionato lo sviluppo e la comprensione dell’arte astratta in America e per insegnare a superarne le difficoltà di approccio. Visualizzando e dettagliando concetti, nomi e categorie, i divertenti cartoon di Reinhardt tentano di avvicinare il pubblico al panorama artistico del tempo e rappresentano un’importante dichiarazione dell’universo concettuale dell’artista.

Fu proprio Robert Storr, nel 2013, a portare per la prima volta la serie all’attenzione del pubblico grazie a una mostra dedicata ospitata alla galleria David Zwirner di New York in collaborazione con la Ad Reinhardt Foundation. Tra i maggiori studiosi della pittura moderna e contemporanea, Storr ha lavorato per oltre dieci anni al Dipartimento di Pittura e Scultura del MoMA di New York, nel 2007 ha diretto la Biennale d’Arte di Venezia ed è attualmente docente di pittura alla Yale University School of Art di New York, di cui è stato Preside di Facoltà dal 2006 al 2016.

 

Informazioni

Tel. +39 059 2032911 / 2032940

www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI

 

sisyu

 

Satori, la percezione dello spirito

Una selezione di circa 40 opere fra cui grandi dipinti su tela che reinterpretano l’arte classica (anche quella erotica) giapponese

La Fondazione Luciana Matalon ospita dal 11 maggio al 23 giugno la prima personale in Italia dell’artista e calligrafa giapponese Sisyu dal titolo “Satori, la percezione dello spirito”, che con un approccio filosofico unisce tradizione e innovazione. L’esposizione, a cura di Nello Taietti, presenta una selezione di circa 40 opere fra cui grandi dipinti su tela che reinterpretano l’arte classica (anche quella erotica) giapponese; sculture calligrafiche sospese che proiettano le loro lunghe ombre sulle pareti dando un valore aggiunto alla tridimensionalità; una grande installazione video, che mette in scena le scritture attraverso suggestivi giochi di luci e ombre, svelano nel complesso la versatilità dell’arte di Sisyu. Nota infatti per aver incorporato la calligrafia giapponese in altre forme d'arte quali la scultura, le arti multimediali e la pittura, considera l’arte come un processo in continuo divenire in cui si uniscono e mescolano sculture, luci e ombre.

Le sue opere traspongono l’arte calligrafica in un linguaggio contemporaneo, offrendo una nuova dimensione, nuove prospettive artistiche. Lo si osserva sia negli inchiostri su carta come Shatter the Past Tear the Present (2011) in cui il tratto costituisce l’elemento dominante, sia nelle sculture in ferro Solitude (2007), You have loved me (2009) e Beauty (2011) dove gli idiomi nella loro forma tridimensionale, sospesi in aria o su piedistallo, creano ombre con le quali si istituisce un legame imprescindibile. Un dialogo che si ritrova anche nei lavori composti da acrilici su tela e da sottili sculture in ferro, che ne riprendono alcuni dettagli e forme, completandosi vicendevolmente in una visione d’insieme di forte impatto. Ne sono esempio Ukiyoe Seven (2017) che ritrae una donna truccata e abbigliata nel tradizionale stile giapponese i cui tratti del volto e la parte alta del corpo sono ripresi nella scultura antistante o analogamente in Shunga celebrates the pleasure of lovemaking (2018) dove sono rappresentati i corpi di due amanti uniti in un vorticoso abbraccio. Afferma Vittoria Coen nel testo critico dedicato alla mostra: “Sisyu si esprime, così, con l’ausilio di media differenti, da quelli più antichi a quelli virtuali, con esiti ed effetti di forte suggestione, generata da colori accesi e da un senso della luce particolari. Le esplosioni cromatiche generate da pennellate mosse e sfumate, in cui il linguaggio calligrafico si sovrappone, ci raccontano una specie di metamorfosi che i soggetti vivono. Creature fantastiche popolano il mondo interiore dell’artista che gioca su movimenti ondulati e spiraliformi”. Nella ricerca di Sisyu fondamentale è la fusione delle differenti tecniche espressive veicolo di energia, vitalità, in una costante tensione verso la spiritualità come sostiene il curatore Nello Taietti: “Le opere di Sisyu esprimono l’infinito partendo dal finito e rispondendo a quel bisogno di eternità di cui è espressione la vita spirituale di ognuno”. Una spiritualità che traspare da molte opere fra cui l’imponente Feasting crow, feasted crow (2017) composta da 6 pannelli (cm 175,5x370) che affronta il tema legato alla vita e alla morte; l’immagine di un corvo intento a nutrirsi allude alla lotta per rimanere in vita e rappresenta la vita stessa in contrapposizione alla morte. L’acrilico su tela dai toni molto scuri e le sculture sospese di colore rosso, contribuiscono ulteriormente a esprimere l’intensità del momento.

Tramite i suoi lavori l’artista crea un messaggio capace di raggiungere un pubblico internazionale, senza la necessità di conoscere i caratteri giapponesi e i codici calligrafici. Lei stessa parla della sua arte sottolineando come la calligrafia sia, per lei, un modo per trovare la calma nel caos della vita: "Il pennello non è facile da controllare. Hai bisogno di un elevato livello di concentrazione. Quando sei in grado di comandare il pennello, padroneggi quella concentrazione, sei in grado di liberarti da tutto ciò che ti lega. Puoi concentrarti solo su quel momento". Infine, per Sisyu la componente tecnologica è fondamentale perché, essendo il Giappone un paese di cultura e tecnologia, ritiene che combinare questi due elementi sia il modo migliore per trasmettere il suo vissuto al mondo. La mostra gode del patrocinio del Comune di Milano, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia. Accompagna l’esposizione una piccola pubblicazione con i contributi critici del curatore Nello Taietti e di Vittoria Coen. Cenni biografici. Sisyu si dedica all’arte calligrafica dall’età di sei anni e dopo essersi trasferita a Tokyo inizia la sua carriera come artista e calligrafa professionista. Sue mostre personali sono esposte in numerose sedi pubbliche e private internazionali; fra tutte si ricordano nel 2012 quelle in Svezia in occasione della Nobel Prize Cerimony e in Svizzera alla Riunione annuale del Forum economico mondiale di Davos; in Giappone a Tokyo espone nel 2013 al National Art Center, nel 2014 al National Museum of Modern Art e nel 2015 al Tokyo Metropolitan Art Museum. La vediamo inoltre negli Stati Uniti al Florida Morikami Museum e in Francia al Carrousel du Louvre - Museo del Louvre. In Italia le sue opere sono esposte alla Biennale di Venezia (2005/2011) e a Milano in occasione del Salone del Mobile 2014 e presso il Padiglione del Giappone per Expo 2015. Molteplici le collaborazioni con grandi aziende, tra le quali Gucci Giappone, Japan Airlines e Shiseido che dedica all’artista una linea di make-up in edizione limitata. Nel corso della sua carriera riceve diversi premi e riconoscimenti tra cui quelli al Salon SNBA del Carrousel du Louvre a Parigi; è riconosciuta ufficialmente dal governo giapponese e nel 2017 ha il grande privilegio di mostrare personalmente le sue opere d’arte all’imperatore e all’imperatrice del Giappone.

 

 

cuschera

 

Presentazione a Milano del volume CUSCHERA Sculture 1990-2016

Presso il museo del Novecento presentazione del volume monografico dedicato a Salvatore Cuschera edito da SilvanaEditoriale

Mercoledì 16 maggio alle ore 18 la Sala Conferenze del Museo del Novecento a Milano ospita la presentazione del volume monografico dedicato a Salvatore Cuschera edito da SilvanaEditoriale, a cura e con saggio introduttivo di Giuseppe Appella.

All'incontro introdotto da Anna Maria Montaldo, Direttrice Area Polo Arte Moderna e Contemporanea, Comune di Milano, intervengono il curatore Giuseppe Appella, storico dell'arte, Marco Meneguzzo, storico dell'arte, Francesco Tedeschi, storico dell'arte e Grazia Varisco, artista.

Il volume ripercorre 26 anni del lavoro di Cuschera (Scarlino di Grosseto, 1958), dal momento del suo arrivo a Milano per frequentare il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti di Brera, allievo di Elisabetta Fermani, Tommaso Trini e Grazia Varisco, alla residenza londinese, iniziata nel 2012, all'Emerson College, avendo a fianco Rudolf Kaesbach e Fritz Manburg. Qui riattiva una vecchia fucina da fabbro e realizza lavori in ferro che alterna al legno e al gesso. Spesso sono materiali di recupero, antichi pezzi di cancellate, chiodi e ferri abbandonati da secoli, che espone in una serie di mostre in vari spazi londinesi, riscuotendo l'interesse di Ian Rosenfeld.

Scultori come Pietro Consagra, Gio e Arnaldo Pomodoro, Salvatore Scarpitta, e la migliore critica d'arte, da Tommaso Trini a Lea Vergine, Francesco Tedeschi, Guido Ballo, James Harithas, Fabrizio D'Amico, Flaminio Gualdoni, Luciano Caramel, Marco Meneguzzo, Maurizio Calvesi, Giovanni Carandente, Arturo Carlo Quintavalle, Gillo Dorfles, Claudio Cerritelli, Luigi Sansone, hanno seguito e incoraggiato l'opera di Cuschera che, con una semplificazione radicale di linee sempre più ardite e inusuali, ha capito che l'arte può avere un proprio linguaggio di forme che corrispondono a una realtà "altra", ma non meno rivelatrice dell'essenza della natura, e che la schematizzazione di queste forme può essere totale. Anche attraverso l'irruzione delle tecnologie elettro-magnetiche e di una qualità architettonica cresciuta insieme a Chillida e a Serra, a Caro e a Smith, alla scultura dell'Africa Nera, assimilando la grande potenza espressiva dei creatori di sculture in legno, al punto di arrivare a recitare con le forme come noi recitiamo con le parole. Nella consapevolezza di questa visione rigeneratrice nascono Bamiyan (2002), gli otto elementi che compongono Sciamani d'Occidente e Sciamani d'oriente (2003), Auriga (2005), Fiore del mali e Fantasma (2006), oggi in collezioni pubbliche e private.

Molte, nel corso degli anni, le mostre personali, in Italia e all'estero, e le partecipazioni di rilievo di Cuschera, a partire dall'Atelier del Mediterraneo (Gibellina, 1991) con Markus Lupertz, a cura di Achille Bonito Oliva. Tra le ultime: "BNL: una Banca per l'arte oltre il mecenatismo" (Roma, 2000), il "Premio Internazionale di Scultura della Regione Piemonte" (Torino, 2002) vinto con l'opera Omaggio a Elisabetta Fermani, "Nella Materia. Dal Futurismo a Kiefer alfabeti nell'arte del Novecento. Da Burri a Kounellis, metalli e ossidazioni" (Milano, 2003), "XIV Esposizione Quadriennale d'Arte di Roma 2003-2005" (Torino, 2004), "Posizioni attuali dell'arte italiana" (Göppingen, 2005), "La scultura italiana del XX secolo" (Milano, 2005), "Mythos. Miti e archetipi nel mare della conoscenza" (Atene, 2006), "Sculture nella città. Progetti per Milano" (Milano, 2009), "La scultura italiana del XXI secolo" (Milano, 2010), "LIV Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia" - Giardini dell'Arsenale (Venezia, 2011), "Donazioni. I Percorsi della creatività dal Novecento al nuovo Millennio" (Chiasso, 2016). "Exsperience Day initiative on 3 June" (Forest Row, Sussex, 2017).

Info volume

Cuschera. Sculture 1990-2016

a cura e con saggio introduttivo di Giuseppe Appella

SilvanaEditoriale, 2018

edizione bilingue (italiano-inglese)

23 x 27 cm, 224 pagine

220 ill., cartonato

EAN 9788836638574

€ 35,00

 

paolini

 

Presentazione del libro Giulio Paolini

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ospita la presentazione del volume di Ilaria Bernardi, Giulio Paolini. 

Mercoledì 2 maggio, alle ore 17.30 nella Sala delle Colonne la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ospita la presentazione del volume di Ilaria Bernardi, Giulio Paolini. Opere su carta: un laboratorio gestuale per la percezione dell’immagine, edito da Prinp – Editoria d’Arte 2.0.

Intervengono Ilaria Bernardi, Simonetta Lux, Maria Grazia Messina, Massimo Mininni.

Il corpus delle opere su carta - dai disegni ai collages di piccole e medie dimensioni - di Giulio Paolini, uno degli artisti italiani più noti e importanti a livello internazionale, è finora rimasto sorprendentemente inesplorato, in buona parte inedito e mai oggetto di ricerche scientifiche, né di pubblicazioni, né di una catalogazione ragionata. 
La monografia di Ilaria Bernardi costituisce il primo studio sull’argomento, focalizzandosi sul primo ventennio di attività su carta dell’artista, dal 1960 al 1980, quando l’autore è maggiormente autonomo dagli altri tipi di produzione da lui realizzati negli stessi anni: quadri, sculture, installazioni ed edizioni grafiche. 

Numerose e inedite dichiarazioni di Paolini raccolte dall’autrice completano la lettura delle opere prese in esame, permettendo di individuare per la prima volta le fonti iconografiche e concettuali, la valenza dei materiali utilizzati e i gesti distintivi che svelano il funzionamento visivo di ogni opera.

Ilaria Bernardi è storica dell’arte e curatrice indipendente. Attualmente è la curatrice, assieme a Daniela Lancioni, della prima retrospettiva dedicata a Cesare Tacchi in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Tra i suoi precedenti incarichi, si annoverano le collaborazioni con la Fondazione Giulio e Anna Paolini e con il Dipartimento Curatoriale del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, sotto la direzione di Carolyn Christov-Bakargiev.