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MIA PHOTO FAIR 2019

Torna la fiera internazionale dedicata alla fotografia d’arte in Italia nella sua nona edizione

La Fiera ospitata nuovamente da The Mall, nel quartiere di Porta Nuova a Milano, dal 22 al 25 marzo 2019, MIA Photo Fair garantirà ad appassionati e collezionisti un accesso privilegiato al mondo della fotografia, con la possibilità di approfondire la conoscenza del medium che meglio di ogni altro riesce a interpretare la realtà contemporanea.

MIA Photo Fair, col patrocinio del Comune di Milano,della Regione Lombardia, della Città Metropolitana di Milano e il contributo del Main Sponsor BNL Gruppo BNP Paribas e degli Sponsor Eberhard & Co. e Olympus, si presenta con una nuova immagine coordinata, firmata dal fotografo norvegese Rune Guneriussen (Kongsberg, 1977), il cui lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive negli USA, in Cina, in Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Olanda e Norvegia, oltre che in fiere internazionali (Paris Photo, Art Basel). Guneriussen utilizza oggetti creati dall'uomo per comporre installazioni temporanee nell’ambiente naturale, rendendole protagoniste delle sue eteree immagini fotografiche. La scelta di Guneriussen è stata guidata, oltre che dalla qualità artistica, anche dall’interesse verso uno dei problemi fondamentali del nostro tempo e cioè l'importanza di mantenere in equilibrio il rapporto tra l'uomo e la natura. L’autore sarà presente alla tavola rotonda - domenica 24 marzo, ore 16.00 - organizzata nell’ambito della XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, dal titolo Broken Nature. Design Takes on Human Survival, in programma dal 1° marzo al 1° settembre alla Triennale di Milano, che studia lo stato dei legami che uniscono l’uomo all’ambiente naturale, alcuni dei quali sono stati compromessi – se non definitivamente spezzati – nel corso della storia recente. Oltre a Rune Guneriussen, partecipano all’incontro Lorenza Baroncelli, coordinatore artistico e curatore del settore architettura, rigenerazione urbana e città alla Triennale di Milano e Laura Maeran, curatrice alla Triennale di Milano. Confermato il comitato scientifico, composto da Fabio Castelli, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Enrica Viganò che ha selezionato 85 gallerie, per quasi un terzo (27) provenienti dall’estero, ovvero da 12 paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Montenegro, Olanda, Romania, Spagna, Svizzera, Ungheria) e da 4 nazioni extraeuropee (Cina, Giappone, Israele, USA); il resto (58) giunge dall’Italia. A queste si aggiungono poi 50 espositori suddivisi tra progetti speciali, editoria e progetti a 4 mani portando il numero totale degli espositori a 135. MIA Photo Fair può contare sul supporto di importanti sponsor. Per l’ottavo anno consecutivo, BNL Gruppo BNP Paribas è partner di MIA Photo Fair nel ruolo di Main Sponsor, promuovendo il Premio BNL Gruppo BNP Paribas assegnato da una giuria ad artisti che prendono parte alla fiera, esponendo con le proprie gallerie di riferimento. Le opere finaliste verranno pubblicate su @bnl_cultura, l'account Instagram di BN LGruppo BNP Paribas dedicato all’arte e alla fotografia. L’opera vincitrice entrerà a far parte del patrimonio artistico della Banca, che ad oggi conta oltre 5.000 lavori. Il 2019 vedrà la nascita del sodalizio con OLYMPUS che per l’occasione presenta la mostra Dialoghi visivi. Fotografie della Collezione Castelli: 19 immagini in un percorso espositivo diviso in quattro sezioni, dove verranno delineati alcuni tra i molti ambiti di indagine della fotografia come il reportage, la natura morta, l’architettura, la moda e la sperimentazione fotografica.

Grazie al supporto di Eberhard & Co., anche MIA Photo Fair ricorderà Leonardo da Vincinel 500esimo anniversario. Saranno infatti esposti alcuni fogli riprodotti dal Codice Atlantico, conservato in originale alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Tale selezione, curata da Edoardo Zanon del “Centro Studi Leonardo3” di Milano, illustrerà gli appunti e gli studi sulla prospettiva e sull’ottica del Maestro. Partendo da questi dati sperimentali sarà allestita, da Beppe Bolchi, una “Camera Obscura”, il cosiddetto “occhio artificiale”, dove il visitatore potrà diventare vero e proprio protagonista dell’esperienza stenopeica.

Nuova è anche la collaborazione con LA CUCINA ITALIANA, il mensile di cucina e lifestyle di Condé Nast, che nel 2019 compie 90 anni. Nell'area ristorante di MIA Photo Fair si terrà una mostra con le più belle immagini della rivista che conta tra i fondatori il futurista Filippo Tommaso Marinetti.

LE NOVITÀ DI MIA PHOTO FAIR 2019 MIA Photo Fair ha sempre cercato di essere una piattaforma su cui discutere di fotografia nei suoi molteplici aspetti. Ecco perché l’edizione 2019 si arricchirà di una nuova sezione dal titolo Beyond Photography, con l’intento di sottolineare cosa vuol dire oggi ‘fotografia’ soprattutto in rapporto al mondo dell’arte contemporanea. All’interno di Beyond Photography si troverà un gruppo di gallerie che sono solite esporre in fiere italiane e internazionali non specificatamente dedicate alla fotografia o che rappresentano artisti la cui ricerca contempla altri mezzi oltre alla fotografia; tra queste, A100 gallery conLuca Coclite, Federica De Carlo e Matteo Nasini, CE Contemporary con Rania Matar, la Galleria Clivio con Julien Blaine, Sylvano Bussotti, Giuseppe Chiari, Lamberto Pignotti e Sarenco, Maria Livia Brunelli MLB Gallery con Anna Di Prospero e Jacopo Valentini, la Galleria Massimo Minini con Roger Ballen, Vanessa Beecroft, Elisabetta Catalano, Bertrand Lavier, Matthieu Mercier e Ariel Schlesignere Progetto Arte elm con Ivan Falardi e Giò Pomodoro. Tra le novità più suggestive di MIA Photo Fair 2019 vi è la collaborazione con Photo Independent, la fiera di fotografia di Los Angeles - che quest’anno ha avuto un appuntamento europeo al Carrousel du Louvre a Parigi - che sonda le nuove generazioni di fotografi indipendenti. Lo spazio di Photo Independent proporrà una selezione dei più interessanti autori, scelti tra i molti che hanno esposto nella rassegna californiana.

La Corea del Sud è il paese ospite di MIA Photo Fair 2019. Per l’occasione, il Consolato Generale della Repubblica di Corea promuove il Focus Korea, ideato in collaborazione con la Korea Foundation, organizzazione associata al Ministero degli Affari Esteri sudcoreano, curato da Christine Enrile, fondatrice e direttrice artistica della C|E Contemporary, che presenterà una serie di lavori di alcuni dei più importanti artisti coreani della nuova generazione. L’intento è quello di promuovere il talento dei giovani fotografi e condividere con il pubblico l’attuale realtà dell’arte contemporanea coreana. L’architettura e il design saranno due argomenti che MIA Photo Fair indagherà con attenzione, attraverso una serie di appuntamenti di varia natura. Particolarmente interessante sarà il percorso che Fabio Novembre, uno degli architetti e designer italiani più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, nonché grande appassionato e collezionista di fotografia, comporrà selezionando alcune delle opere esposte a MIA Photo Fair. Nasce la prima edizione del premio MIA Photo Fair Fotografia d’Architettura, in partnership con lo Studio G*AA di Attilio Giaquinto e ArtPhotò di Tiziana Bonomo, che si rivolge a quegli artisti che espongono le loro opere all'interno della sezione Gallerie. Il Premio punta a dare risalto al dialogo costante tra fotografia e architettura, per la capacità della fotografia di documentare e interpretare i cambiamenti della realtà. L’artista vincitore, oltre a un premio in denaro, avrà la possibilità di presentare il proprio progetto in una sezione appositamente creata all’interno della fiera. La gallerista Rossana Orlandi promuoverà il riconoscimento a lei intitolato, premiando un artistache si presenterà nella sezione Proposta MIA, con una mostra presso la sua galleria. Per il terzo anno consecutivo IQOS sarà presente a MIA Photo Fair con la propria lounge, che ospiterà il progetto fotografico Everyday Uniqueness, ideato e realizzato appositamente per IQOS da Paolo Pellegrin, fotoreporter italiano di fama internazionale e vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, tra cui dieci edizioni del World Press Photo Award. Everyday Uniqueness, attraverso la magia della fotografia, racconta visivamente il concetto di unicità. Il pubblico potrà essere protagonista del nuovo progetto performativo di Settimio Benedusi per HP. All’interno di MIA Photo Fair si terrà, infatti,una edizione speciale di RICORDI?, il format creato daBenedusi per riportare in auge il privilegio del ritratto fotografico stampato. Tale progetto nasce dalla presa di coscienza che, con l’avvento delle nuove tecnologie, le immagini hanno iniziato a rivelare la loro precarietà, dimenticate sulle memorie degli smartphone o dei tablet o conservate su sopporti digitali, col rischio non troppo remoto di perdere una buona parte dei ricordi di una vita. Con questa iniziativa Benedusi desidera recuperare la fotografia stampata su carta, nel suo essere oggetto fisico e tattile, che può essere esposto e interagire con le persone che la guardano e con l’ambiente che le accoglie. L’obiettivo dell’esperienza è quindi sottolineare l’importanza della fotografia stampata e farsi pionieri del ritorno del ritratto fotografico d’autore. Saranno 100 le persone che potranno avere il privilegio di avere un foto-ritratto, prenotandosi (tra qualche settimana) attraverso il sito ricordistampati.it. Gli scatti verranno realizzati durante i giorni di MIA Photo Fair su un set all’interno dello stand “Benedusi per HP”, saranno subito stampati in formato A2 con una stampante HP top di gamma per le stampe fotografiche professionali e infine incorniciati in diretta. La fiera ospiterà inoltre, per il terzo anno anche il Premio RaM Sarteano, nato dalla collaborazione tra MIA Photo Fair e il Comune di Sarteano (SI), che inviterà alcuni artisti a esporre in una mostra collettiva nei mesi di luglio - settembre 2019, all’interno della Rocca Manenti a Sarteano. Il comitato di selezione del Premio sarà formato da Fabio Castelli, Francesco Landi, sindaco del Comune di Sarteano.

CODICE MIA TornaCODICE MIA - VI edizione, l'evento di riferimento per gli artisti mid-careerche intendono confrontarsi direttamente con esperti del collezionismo a livello internazionale. Gli incontri avranno la forma tipica di una lettura portfolio e solo un selezionato gruppo di 30 fotografi avrà la possibilità d'incontrarsi a tu per tu con personaggi di spicco nel mondo della fotografia, tra cui collezionisti e curatori di collezioni corporate. CODICE MIA si completa anche quest’anno con il prestigioso Charles Jing Grant per il miglior portfolio, che si va ad aggiungere al consolidato Premio CODICE MIA. Al primo classificato verrà quindi riconosciuto un premio di 7.000 Euro, in aggiunta alla concessione gratuita di uno stand nell’edizione 2020 di MIA Photo Fair a Milano. Al secondo, sarà assegnato un premio di 3.000 Euro. Proposta MIA Uno degli appuntamenti più attesi di MIA Photo Fair, fin dalla sua prima edizione, è Proposta MIA, la sezione dedicata a fotografi indipendenti selezionati dal comitato scientifico, che si presentano al mondo delle gallerie e al pubblico e che, nel tempo, si è rilevata essere una vera risorsa per gli autori, consentendo a molti di loro di entrare a fare parte della scuderia di prestigiose gallerie.

PROGRAMMA CULTURALE All’interno del ricco programma culturale di MIA Photo Fair, un posto di riguardo lo avrà il format Arte e Scienza, volto a indagare i rapporti tra la fotografia d'arte e le diverse branche della scienza. Già molto apprezzato nella scorsa edizione, quest’anno il dialogo si concentrerà sul tema delle neuroscienze e verrà sviluppato in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nuovo partner scientifico del format. Gli incontri vedranno la partecipazione di figure accademiche dell'area umanistica e scientifica che discuteranno su arte, neuroscienze e filosofia. Due saranno gli appuntamenti in cartellone. Nel primo (lunedì 25 marzo, ore 14), Alberto Sanna, direttore Centro di Tecnologie Avanzate per il Benessere e la Salute Ospedale San Raffaele, Massimo Cacciari, professore emerito presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Francesco Valagussa, professore Associato di Teoreticapresso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e Nicola Canessa, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, si confronteranno sulla neuroestetica, esplorandone limiti e potenzialità, affrontando varie tematiche, dall’impatto che l’innovazione tecnica può esercitare sulle forme artistiche, particolarmente nel caso della fotografia, ai meccanismi cerebrali che sottendono l’analisi visiva e l’esperienza estetica. Nel secondo incontro, Alberto Sanna- lunedì 25 marzo, ore 18.00 - parlerà de L’ingegneria della consapevolezza e l'arte negli ecosistemi socio-tecnologici. Si tratta di un tema innovativo e affascinante, supportato da materiale videografico, che esplorerà il mondo della scienza e dell’arte e illustrerà come queste siano strettamente interconnesse. Tra gli appuntamenti del programma culturale sono inoltre da segnalare il focus sulla nuova collezione di fotografia contemporanea dei Musei Vaticani (lunedì 25 marzo, ore 12.00) che vedrà la partecipazione di Barbara Jatta, direttore Musei Vaticani e Micol Forti, curatrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, il Focus tecnologie - venerdì 22 marzo, ore 17.30 - sui Blockchain nel mondo dell’arte: dall’autenticità agli art token, con Bernabò Visconti di Modrone, fondatore e CEO di Artshell, digital partner di MIA Photo Fair, Marco Paracchi e Fabrizio Cancelliere, Studio Tremonti Romagnoli Piccardi & Associati Studio Legale e Fiscale e Alberto Sanna, o ancoragli incontri di Collezione per due, in cui la giornalista Sabrina Donadel intervisterà coppie di collezionisti unite, oltre che dall’amore, anche dalla passione per la fotografia. MIA Photo Fair si è dimostrata sempre particolarmente attenta al mondo del collezionismo. In questa edizione, la fiera ospiterà un’esposizione, con il coordinamento esternodi Giuliana Picarelli, con opere di importanti nomi della fotografia italiana e internazionale, da Franco Fontana a Vera Lutter, da Mario Cresci a Larry Clark, provenienti da prestigiose collezioni private. Ogni immagine sarà corredata da una frase che ne motiva la scelta e che ne spiega il profondo attaccamento. Da ricordare, inoltre, la conferenza Fotografia e Architettura - venerdì 22 marzo, ore 16.00 - con gli interventi di diverse personalità, quali l’artista Elena Franco, architetto e fotografa, Angelo Maggi, professore in Storia dell’architettura all’Università di Venezia, Subhash Mukerjee, architetto, docente e vicepresidente Fondazione per l’Architettura di Torino e Tom Vack, artista. Modera Tiziana Bonomo, direttore di Artphotò.

EDITORIA L’area dedicata all’Editoria presenterà espositori selezionati per il secondo anno dalla curatrice anglo/francese Magali Avezou, tra cui case editrici internazionali, editori indipendenti e librerie specializzate. MIA Photo Fair rinnova la collaborazione con Musement, operatore multipiattaforma per la ricerca e prenotazione di tour e attrazioni in tutto il mondo. Il provider è infatti official booking partner della fiera. Che si tratti di estimatori, appassionati o professionisti del settore, tutti potranno unirsi ai programmi culturali, agli eventi e alle conferenze dedicate al mondo dell’arte e della fotografia attraverso il sito www.musement.com o tramite il sito www.miafair.it.

 

 

MIA PHOTO FAIR 

 

 

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PROJECT ROOM 2019

Project Room #10. Sophia Al-Maria. Mirror Cookie è dunque il primo appuntamento del ciclo Project Room 2019 a cura di Cloé Perrone.

La Fondazione Arnaldo Pomodoro apre il 2019 inaugurando il 13 marzo un nuovo ciclo di Project Room affidato alla guest curator Cloé Perrone.

Seguendo il percorso di rinnovamento tracciato a partire dal 2016, il Comitato Scientifico della Fondazione – composto da Lorenzo Respi (direttore di produzione della FMAV – Fondazione Modena Arti Visive), Andrea Viliani (direttore generale della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee / MADRE – Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli) e da Luca Massimo Barbero (direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia e curatore associato presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia) che ha fatto il suo ingresso nel gennaio 2019 con mandato triennale – ha nominato un curatore ospite a cui ha affidato il compito di individuare e segnalare tre figure rilevanti all’interno del panorama artistico internazionale, a cui commissionare un intervento pensato per coinvolgere l’intero spazio espositivo. La Fondazione Arnaldo Pomodoro si presenta oggi come un vivace osservatorio della scena contemporanea, con particolare attenzione verso artisti under 40 che indagano in modo innovativo la scultura come pratica artistica e disciplina linguistica.
 
Project Room #10. Sophia Al-Maria. Mirror Cookie è dunque il primo appuntamento del ciclo Project Room 2019 a cura di Cloé Perrone, che quest’anno propone tre mostre personali di giovani artiste internazionali: Sophia Al-Maria, Caroline Mesquita e Rebecca Ackroyd. Le tre protagoniste scelte da Cloé Perrone sono tutte artiste che utilizzano la scultura all’interno di una pratica multidisciplinare, espandendone così la definizione stessa. La scultura, non essendo trattata come risultato ma come processo, diventa nel loro lavoro uno strumento per costruire ambienti nei quali il visitatore è costretto a interfacciarsi con progetti che trattano fenomeni socio-culturali quali la misoginia, l’apocalisse e l’identità nazionale.  
Fino al 31 maggio l’artista qataro-americana Sophia Al-Maria porta alla Fondazione Arnaldo Pomodoro Mirror Cookie, un’installazione composta da un video - co-prodotto da Project Native Informant, London e Anna Lena Films - proiettato su uno schermo appoggiato su un boudoir, immerso in una stanza circondata da specchi.
Fan del blog dell’attrice Bai Ling sin dai primi anni 2000, Al-Maria era incuriosita da un tema ricorrente nei post di Bai: cookie (biscotto). Sophia ha pensato per lungo tempo che cookie fosse una persona, forse un amante segreto. In realtà, Bai stava scrivendo affermazioni di amore e positività rivolte a se stessa.
L’installazione Mirror Cookie (2018) raccoglie una serie dei cookies di Bai, riorganizzati in un monologo sconnesso che richiama la “tecnica dello specchio”, una pratica di rafforzamento dell’autostima. Un’improvvisazione appassionata consegnata alla macchina da presa, come se la “quarta parete” da abbattere fosse il proprio riflesso.

 

 

 

catalogo joint

 

 

Time is Out of Joint. Simposio

Un importante lavoro che documenta il processo di trasformazione che ha dato esito all’attuale allestimento della collezione storica del museo, avviato nel 2016 con la direzione di Cristiana Collu.

Domenica 24 marzo alle ore 11.30, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta il volume Time is Out of Joint, un importante lavoro che documenta il processo di trasformazione che ha dato esito all’attuale allestimento della collezione storica del museo, avviato nel 2016 con la direzione di Cristiana Collu.

La presentazione avrà la veste di un simposio, una tavola rotonda alla quale prenderanno parte con un proprio contributo diverse figure del mondo della cultura chiamati a restituire le proprie visioni, ognuno dal punto focale della propria esperienza e del proprio sentire. Un pubblico ristretto è invitato ad assistere a questa conversazione a più voci, che rimanda ad una forma di partecipazione di natura performativa e al tempo stesso alla pratica filosofica di una conversazione che concede tutto il tempo necessario all’argomento, al di fuori da ogni fretta.

Il Catalogo di Time is Out of Joint è infatti un dispositivo corale nato per ospitare le voci di filosofi, antropologi, scrittori e curatori che hanno deciso di accogliere le suggestioni teoriche ed estetiche poste dalla scelta curatoriale di una nuova museologia.

Sotto il principio guida di Time is Out of Joint, frase pronunciata da Amleto nel dramma di Shakespeare, è stato condotto un lavoro di riallestimento della collezione della Galleria che esce dai cardini di un ordinamento cronologico e di una disposizione delle opere tutta interna a un impianto storicista e cerca una propria collocazione nel presente, a partire da una riflessione sulla funzione dell’istituzione museale, la sua relazione con il pubblico e la sua missione conservativa. Un gesto radicale volto a ripensare le condizioni della percezione e gli infiniti usi possibili delle opere, così sottratte – anche grazie a una generale ristrutturazione degli spazi nei quali l’elemento centrale è la luce – a una loro destinazione fissata dai cardini della storia dell’arte e ricollocate nel contesto di uno specifico interrogativo estetico rivolto all’arte.

L’occasione di questa pubblicazione è quindi un modo per riprendere le fila, ad una certa distanza dalla polemica che ne è scaturita, di un’operazione culturale inedita per un museo italiano e che ci riguarda tutti, come destinatari di un valore comune e come fruitori d’arte a cui viene riconsegnato un ruolo attivo nella capacità interpretativa.

Per assistere all’evento, che si terrà all’interno del Salone Centrale della Galleria, è necessario prenotarsi scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. dato il numero limitato di presenze consentite, fino ad esaurimento posti, per ragioni di sicurezza.

Info pubblico:

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

viale delle Belle Arti 131, Roma

Ingresso accessibile Via Gramsci 71

T +39 06 3229 8221 

lagallerianazionale.com

orari di apertura

dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30

ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura

 

 

 

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Prospettiva Arte Contemporanea. La Collezione di Fondazione Fiera Milano – Gallerie d'Italia, Piazza Scala
Veduta dell'installazione © Emmestudio, Jacopo Menzani 

 

Prospettiva Arte Contemporanea. La Collezione di Fondazione Fiera Milano

La mostra nasce con l’intento di evidenziare la diversità di linguaggi, materiali e provenienza delle opere acquisite a partire dal 2012.

La collezione d’arte di Fondazione Fiera Milano fa il suo debutto alle Gallerie d’Italia con la mostra Prospettiva Arte Contemporanea. La Collezione di Fondazione Fiera Milano. Organizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo, l’esposizione sarà visitabile dal 14 marzo al 7 maggio 2019 presso la Sala delle Colonne delle Gallerie.

Prospettiva Arte Contemporanea presenta per la prima volta al pubblico le opere acquisite da Fondazione Fiera Milano nell’ambito di miart, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea. La mostra nasce con l’intento di evidenziare la diversità di linguaggi, materiali e provenienza delle opere acquisite a partire dal 2012.

 Le 43 opere in esposizione sono state selezionate da Fondazione Fiera – tra le 82 che compongono la sua collezione – per restituire uno spaccato della ricerca contemporanea internazionale attraverso il lavoro di artisti attivi dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri.

Il progetto allestitivo, a cura dell’Architetto Andrea Anastasio, si snoda come all’interno di una domus immaginaria: un susseguirsi di stanze e rientranze che rivelano e, al tempo stesso, proteggono le opere. 

«La Mostra alle Gallerie d’Italia – spiega Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Fondazione Fiera Milano – rappresenta un viaggio nella nostra collezione d’arte che, in 7 anni dall’istituzione del nostro fondo acquisizioni, ha ormai raggiunto una consistenza significativa di qualità oltre che in quantità. Fondazione Fiera Milano intende rafforzare il proprio ruolo come attore protagonista, non solo economico, ma anche restituendo un valore fruibile, sotto il profilo culturale, del proprio patrimonio alla società. Così come è stato un successo l’esposizione, conclusa a gennaio 2019, in Triennale Milano, dedicata ad un “viaggio” nei cent’anni di storia imprenditoriale e sociale italiana durante la Fiera Campionaria di Milano attraverso il nostro Archivio Storico, così con Prospettiva Arte Contemporanea mi auguro un analogo importante risultato di pubblico, grazie anche alla consolidata e fruttuosa collaborazione con Intesa Sanpaolo, per una mostra aperta alla cittadinanza nel cuore di Milano che, dallo scorso anno, è tra le prime dieci capitali al mondo per la cultura e l’arte contemporanea». 

Michele Coppola, Direttore Centrale Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, afferma: «Da alcuni anni le Gallerie d’Italia dedicano la propria Sala delle Colonne ad esposizioni di arte contemporanea in dialogo con le nostre raccolte del Novecento. Dopo rassegne temporanee incentrate su singoli protagonisti dell’arte contemporanea, questo spazio accoglie oggi le opere dalla collezione internazionale di Fondazione Fiera Milano, a un mese dall’avvio di miart e in piena sintonia con il sostegno che Intesa Sanpaolo garantisce alla manifestazione in qualità di main partner. Ancora una volta, la nostra Banca si dimostra profondamente coinvolta nella vita artistica della città e concretamente impegnata, in stretta sinergia con musei e istituzioni, ad arricchirne l’offerta culturale».

Dal 2012 Fondazione Fiera Milano attraverso il proprio fondo acquisisce a miart e a Investec Cape Town Art Fair – la mostra d’arte contemporanea organizzata ogni anno da Fiera Milano a Città del Capo – le opere d’arte con cui, anno dopo anno, sta arricchendo la propria collezione. Le acquisizioni vengono stabilite da una commissione presieduta dal Presidente di Fondazione Fiera Milano e composta da esperti di livello internazionale. Dal 2017 sono entrate a far parte della collezione anche le opere acquisite in passato dall’Associazione Amici di miart.

La raccolta, nella sua interezza, si trova nella storica Palazzina degli Orafi in largo Domodossola, sede di Fondazione Fiera. L’archivio digitale completo delle opere è consultabile sul sito www. fondazionefieramilano.it.

Prospettiva Arte Contemporanea costituisce un ideale prologo a miart, che vede Fondazione Fiera Milano nel ruolo di Partner e Intesa Sanpaolo in quello di Main Partner. miart è la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano: dal 5 al 7 aprile 2019 nel padiglione 3 di Fieramilanocity, 185 gallerie provenienti da 19 paesi esporranno opere di maestri moderni, artisti contemporanei affermati ed emergenti e designer storicizzati e sperimentali.

La mostra rientra nel palinsesto dell’Art Week, un ricco calendario di iniziative dedicate all’arte moderna e contemporanea promosso dal Comune di Milano|Cultura e miart per accompagnare la Fiera con una settimana di appuntamenti e di eventi collaterali che hanno confermato il posizionamento della città come nuovo centro culturale internazionale, come indicato anche dal rapporto 2018 sul mondo dell’Arte redatto da Deloitte.

 

 

 

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Emilio Tadini 1967-1972 Davanti agli occhi, dietro lo sguardo

La terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini.

Fondazione Marconi presenta da mercoledì, 27 marzo, dalle 18.00 alle 21.00, Emilio Tadini 1967-1972, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo visitabile dal 28 marzo al 28 giugno pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.

Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.

Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.

Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.
La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud. Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.

Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).

Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi.
Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

“L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.”
(A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)


INFO:
Fondazione Marconi
Via Tadino 15 - 20124 Milano
T. +39 02 29 419 232
F. +39 02 29 417 278
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.fondazionemarconi.org

 

 

 

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L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento

La mostra sviluppa un appassionante percorso attraverso le opere di artisti affascinati dal mondo infantile, di cui riprendono – in varie forme e stili – la semplicità, la poesia e la soavità dei colori e dei soggetti rappresentati.

Dal 17 marzo al 2 giugno la Fondazione Ragghianti ospita la grande mostra L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento. Curata da Nadia Marchioni, l’esposizione esplora la “regressione” verso il disegno infantile e la volontà di recuperare un linguaggio di stampo primitivista da parte di importanti artisti dei primi decenni del XX secolo. Partendo dagli arcaismi di pittori toscani votati allo studio dei maestri del Duecento e del Trecento, la mostra sviluppa un appassionante percorso attraverso le opere di artisti affascinati dal mondo infantile, di cui riprendono – in varie forme e stili – la semplicità, la poesia e la soavità dei colori e dei soggetti rappresentati.

Nel 1969 Carlo Ludovico Ragghianti segnalava la necessità di approfondire il legame fra il disegno infantile, l’arte medievale e la produzione figurativa dei primi tre decenni del Novecento. Indicando gli episodi fondamentali della ricezione di stilemi infantili nell’arte italiana, Ragghianti denunciava l’incompletezza della propria indagine, esprimendo l’esigenza di ulteriori approfondimenti: è una lacuna che la Fondazione Ragghianti intende contribuire a colmare con la mostra L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento, a cura di Nadia Marchioni, che affronta il tema indagandone anche gli antefatti, ed è realizzata grazie al costante supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca e del Comune di Lucca.

La mostra si articola in sei sezioni a partire dall’interesse di fine Ottocento verso il fenomeno dell’arte infantile. Sono esposte opere di Adolfo Balduini, Giacomo Balla, Renato Birolli, Duilio Cambellotti, Spartaco Carlini, Carlo Carrà, Adriano Cecioni, Vittorio Matteo Corcos, Giorgio de Chirico, Tullio Garbari, Alberto Magri, Giorgio Morandi, Pablo Picasso, Ottone Rosai, Henry Rousseau, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Lorenzo Viani, Gigiotti Zanini e altri artisti.

Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti

VERNISSAGE 16 MARZO, ORE 18.

Complesso monumentale di San Micheletto

Via San Micheletto 3, Lucca

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