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Corpi di reato. Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea

Il progetto artistico di Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco e Fabio Severo, esposto al Museo di Fotografia Contemporanea con la curatela di Matteo Balduzzi

Immagini apparentemente ordinarie sembrano stridere con il titolo della mostra Corpi di reato. Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea, il progetto artistico di Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco e Fabio Severo, esposto al Museo di Fotografia Contemporanea dal 25 aprile al 10 giugno con la curatela di Matteo Balduzzi.

Corpi di reato - secondo l'articolo 253 del Codice di procedura penale - sono “le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo”. Così, le fotografie in mostra rappresentano corpi di reato che rivelano un’attività concreta della criminalità organizzata.

Nelle immagini si alternano quartieri di provincia a pochi chilometri da Milano e aule o documenti del maxiprocesso, paesi di montagna meta per la settimana bianca e bunker in cui si nascondevano i boss mafiosi: luoghi e oggetti che, spesso dietro a una maschera di normalità, rivelano il legame con i fenomeni mafiosi, più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.

Corpi di reato propone una nuova immagine delle mafie, lontana dagli stereotipi visivi legati alla cronaca nera, che riflette il cambiamento d'epoca che stiamo vivendo. Dopo decenni di lotta sanguinosa contro lo Stato, da tempo si parla di una mafia confusa nella società civile, che prospera in una zona grigia dove i segni della sua presenza non possono essere cercati nella sola violenza. La stessa informazione sulla mafia appare da tempo frammentata e per contrastare questa dispersione diventa necessario ricomporre i singoli eventi e tracciare una mappa del Paese attraverso un attento studio dei documenti storici, dei segni della presenza mafiosa lasciati sul territorio, ma anche dei vuoti provocati dall’azione criminale.

Un viaggio lungo l’Italia, come il titolo del celebre libro uscito nel 1984 a cura di Luigi Ghirri, Viaggio in Italia, diventato il manifesto della scuola italiana di paesaggio. Quel lavoro collettivo voleva ripensare la rappresentazione del paesaggio, rivelando la quotidianità anonima dei luoghi, lontana dal bello pittorico e dalla monumentalità delle città. Allo stesso modo Corpi di reato vuole provare a seguire le tracce delle mafie nei luoghi dimenticati, nelle strade anonime di periferia dove i capimafia di oggi spesso vivono; ma anche tornare al passato, mostrando i teatri di un'epoca in cui i boss facevano sfoggio del loro potere.

La mostra presenta diversi livelli di lettura e richiede al visitatore uno sforzo, quel passo in più che avvicina alle grandi fotografie e permette di leggere gli ampi testi descrittivi che le accompagnano, generando un’esperienza di grande respiro civile.

L’imponente corpus di immagini del progetto, che negli scorsi anni ha avuto una notevole visibilità e numerosi riconoscimenti a livello nazionale e europeo, è entrato a far parte delle collezioni del Museo e viene esposto in questa occasione per la prima volta in maniera completa a Milano.
 
In occasione della mostra, il Museo presenta tre piccole pubblicazioni, realizzate in co-edizione con gli artisti, che consentono di riguardare in modo ravvicinato e seriale tre delle opere in mostra.

CORPI DI REATO
Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea
Di Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco e Fabio Severo
A cura di Matteo Balduzzi
dal 25.04 al10.06.2018
Inaugurazione martedì 24 aprile 2018, ore 19

Visita guidata con gli autori mercoledì 25 aprile, ore 11
Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o 02.66056631

Museo di Fotografia Contemporanea
Villa Ghirlanda, via Frova 10, Cinisello Balsamo – Milano
Orari di apertura:
da mercoledì a venerdì: 16 – 19; sabato e domenica: 10 – 13 e 14 – 19
apertura straordinaria mercoledì 25 aprile: 10 – 13 e 14 – 19
Ingresso libero
www.mufoco.org

 

 

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Gianni Asdrubali. Lo spazio impossibile

La mostra composta è una “istantanea” che assembla opere create in periodi differenti ma in grado di trasmettere allo spettatore una sola emozione, fondendo contenitore e contenuto per dare vita ad una sola vibrazione

Il progetto di pittura dell’artista Gianni Asdrubali Lo spazio impossibile, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curato dal critico d’arte Marco Tonelli con il sostegno della galleria milanese Matteo Lampertico e della galleria fiorentina Santo Ficara. Sarà visibile dal 18 aprile al 10 giugno presso il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

La mostra composta è una “istantanea” che assembla opere create in periodi differenti ma in grado di trasmettere allo spettatore una sola emozione, fondendo contenitore e contenuto per dare vita ad una sola vibrazione. Opere che vengono definite dall’artista come “unico corpo che si dà e si nega nello stesso istante, uno spazio compatto perchè pieno di vuoto, non euclideo, curvilineo, magico, ipnotico, adimensionale”. Diversamente da quanto avviene tradizionalmente con singoli dipinti collocati su parete secondo ordini lineari e ordinati, la mostra rende in tutta la sua vivace drammaticità e velocità la concezione spaziale e pittorica di Asdrubali. A differenza di ambientazioni sonore e tecnologiche, Asdrubali indaga con questo progetto la possibilità di vivere un’esperienza virtuale in tutta la sua concretezza plastica e coinvolgente quasi utilizzasse elementi tecnologici e immersivi, tipici della nostra contemporaneità.

 

 

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THE SZECHWAN TALE. China, Theatre and History

La mostra ripercorre la storia delle relazioni tra Oriente e Occidente attraverso i grandi temi del Teatro e della Storia, concepita come un meta-teatro in cui più di trenta di artisti internazionali e cinesi forniscono una decostruzione degli strumenti della macchina teatrale

 

Dal 12 aprile al 15 luglio FM Centro per l’Arte Contemporanea presenta The Szechwan Tale. China, Theater and History (Cina, Teatro e Storia), una nuova grande mostra a cura di Marco Scotini – direttore artistico di FM – che si rivolge al contesto cinese, proseguendo la linea d’indagine tracciata con le mostre Non-Aligned Modernity, dedicata all’arte dell’Est Europa, e Il Cacciatore Bianco/The White Hunter, sull’arte africana.

La mostra ripercorre la storia delle relazioni tra Oriente e Occidente attraverso i grandi temi del Teatro e della Storia, trattando questi argomenti all’interno di un percorso espositivo unico, concepito come un meta-teatro in cui più di trenta di artisti internazionali e cinesi forniscono una decostruzione degli strumenti della macchina teatrale – il pubblico, il sipario, l’attore (l’automa, il puppet, il teatro delle ombre), i costumi e la scenografia (ambiente mutabile e immutabile), il testo e la musica – come metafora di altrettanti fenomeni sociali e del loro carattere storico.

La mostra è una evoluzione del progetto che il curatore Marco Scotini ha realizzato ad Anren, antica città del Sichuan in Cina, all'interno della prima Biennale di Anren (ottobre 2017 – febbraio 2018), intitolata Today’s Yesterday, con l'aggiunta di ulteriori artisti cinesi di fama internazionale. Le opere d'arte in mostra spaziano dalla pittura alla fotografia, dall'installazione ai video e ai film/documentari e provengono da prestigiose collezioni private.

Il titolo della mostra è un riferimento all'opera teatrale The Good Person of Szechwan (L'anima buona del Sezuan) di Bertolt Brecht del 1938, messa in scena a Milano al Piccolo Teatro da Strehler nel 1957-58. Altra figura importante per la mostra è Mei Lanfang (1894-1961), uno dei più importanti attori della storia del teatro cinese moderno, che ha influenzato il teatro d'avanguardia russo e poi tedesco. Non mancano i riferimenti all’opera lirica, con la presenza in mostra del costume della soprano Gina Cigna, indossato negli anni ’30 per la Turandot di Puccini al Teatro alla Scala.

Artisti: Cao Fei, Cornelius Cardew, Chen Zhen, Chia-Wei Hsu, Céline Condorelli, Peter Friedl, Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi, Piero Gilardi, Dan Graham, Joris Ivens, Jia Zhangke, Joan Jonas, William Kentridge, Lin Yilin, Liu Ding, Mao Tongqiang, Rithy Panh, Michelangelo Pistoletto, Lisl Ponger, Qiu Zhijie, Pedro Reyes, Santiago Sierra, Sun Xun, Marko Tadić, Ulla von Brandenburg, Clemens von Wedemeyer & Maya Schweizer, Wei Minglun, Yang Yuanyuan, Zhang Huan, Zhuang Hui, Mei Lanfang and the Russian Proletarian Theatre (research curator Andris Brinkmanis).

Collezioni: Collezione Alessandra e Paolo Barillari, Collezione Enrico Bonanate, Collezione Serena e Paolo Gori, Collezione E. Righi.

Main partner: Biennale di Anren. Con il patrocinio del Comune di Milano.

La mostra è realizzata in collaborazione con Mei Lanfang Memorial Museum - Pechino, Istituto Culturale Italo-Cinese e NABA Nuova Accademia di Belle Arti - Milano.

Si ringraziano: Archivio Piccolo Teatro – Milano, Charim Galerie – Vienna, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, European Foundation Joris Ivens, Fondazione Centro Studi Piero Gilardi, Galerie Art : Concept – Parigi, Galerie Edouard Malingue – Hong Kong, GALLERIA CONTINUA – San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana, Galleria Lia Rumma – Milano/Napoli, Galleria Raffaella Cortese – Milano, Guido Costa Projects – Torino, Laura Bulian Gallery – Milano, Museo Teatrale alla Scala – Milano, ProjectB Gallery – Milano, Prometeogallery di Ida Pisani – Milano, Wei Minglun Literature Museum.

 

 

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Sirio Luginbuhl: film sperimentali. Gli anni della contestazione

L'esposizione è promossa dalla Fondazione Palazzo Pretorio Onlus e presenta i capolavori su pellicola del film-maker padovano

Dal 15 aprile al 15 luglio 2018, Palazzo Pretorio ospita la mostra "Sirio Luginbuhl: film sperimentali. Gli anni della contestazione", curata da Guido Bartorelli e Lisa Parolo. L'esposizione è promossa dalla Fondazione Palazzo Pretorio Onlus, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni culturali dell'Universita' degli Studi di Padova e il Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell'Universita' degli Studi di Udine.
  La mostra presenta i capolavori su pellicola del film-maker padovano. S'intende cosi' contribuire alla trasmissione di quel patrimonio di idee, invenzioni visive e testimonianze storiche trasmessoci dal cinema sperimentale e, nello specifico, da uno dei suoi maggiori protagonisti.
Sirio Luginbuhl, attento osservatore delle avanguardie internazionali e testimone piu' che consapevole del suo contemporaneo, rappresenta una figura chiave nel panorama del cinema sperimentale e d'artista; nella sua variegata produzione e' riuscito a fondere insieme avanguardia, ironia ed erotismo, ricoprendo il ruolo di osservatore attento e a volte malizioso della realta'; dalla politica alla liberazione sessuale, dalla lotta di classe al femminismo. Luginbuhl ha tradotto alcuni dei temi salienti che hanno caratterizzato il dibattito pubblico degli anni Sessanta-Settanta in un linguaggio all'avanguardia, moderno e provocatorio.

 

 

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Mario Cattaneo, dalla serie Luna Park 1955-1963 

 

Mario Cattaneo. Luna Park 1955-1963

Una serie fotografica realizzata da Mario Cattaneo che racconta il tempo libero della gioventù milanese tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Il Museo di Fotografia Contemporanea riserva una piacevole sorpresa al pubblico del Teatro degli Arcimboldi di Milano. Dal 5 aprile al 31 maggio, gli spettatori possono visitare la mostra Mario Cattaneo. Luna Park 1955-1963 nel foyer della seconda galleria del teatro: una serie fotografica realizzata da Mario Cattaneo che racconta il tempo libero della gioventù milanese tra gli anni Cinquanta e Sessanta attraverso immagini leggere e spensierate.

Mario Cattaneo (Milano 1916 – India 2004) appartiene a quella generazione di fotografi italiani che nella seconda metà del Novecento trova nei circoli fotoamatoriali un luogo di espressione e di dibattito sulla fotografia. Lo sguardo attento e la ricchezza dei riferimenti culturali e visivi fanno di Mario Cattaneo una figura significativa, anche se poco nota nel panorama della fotografia italiana. Nelle sue immagini si ritrovano accenti presenti nella fotografia di Henri Cartier Bresson e Robert Doisneau e il racconto della scena sociale assume spesso le tonalità che caratterizzano autori come Gianni Berengo Gardin, Mario De Biasi e Pietro Donzelli. La fotografia di Mario Cattaneo è delicata, semplice e sensibile; i soggetti – le scene di vita in città, i luoghi di aggregazione sociale, i giovani, il volto umano, l’identità – ci parlano di un uomo impegnato in una riflessione sull’esistenza. Nella lente della sua macchina fotografica si specchia la società del tempo, il modo comune di essere, di svagarsi, di aderire alle ideologie e alle filosofie ma soprattutto, di essere attori nel presente.
Il Fondo Mario Cattaneo comprende circa 200 mila immagini, tra negativi, diapositive, stampe e provini, datate dal 1950 al 2004. Dal 2006 è di proprietà del Museo di Fotografia Contemporanea.
 
La mostra Luna Park rientra nel progetto annuale Non così lontano, cofinanziato da Fondazione Cariplo, così come la precedente esposizione al Teatro degli Arcimboldi La città di legno (22 febbraio-25 marzo) prodotta dall’Archivio Giovanni Sacchi/Spazio MIL.
 
Il Museo di Fotografia Contemporanea, all’interno della storica Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo, ospita la mostra Stati di tensione | Percorsi nelle collezioni fino al 15 aprile e Corpi di reato. Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea dal 24 aprile al 3 giugno.