L’opera nasce dall’insieme di ‘visioni’ e studio della struttura linguistica
 
 
 

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L’opera nasce dall’insieme di ‘visioni’ e studio della struttura linguistica

 

RITRATTO LUDOVICO 1 15X22
 
 

Intervista a Ludovico Bomben, vincitore del 7° premio Cramum. La cui arte nasce da un’attenta selezione di tutto ciò che compone l’opera, lavorando per sottrazione. Questo avviene tramite lo studio di tre principali elementi: forma, materiale, concetto.

By Camilla Delpero

 

Come nasce Ludovico?

Nasce in un territorio di periferia, alle porte della campagna, in cui gli stimoli creativi sono legati alla natura e al contatto con terra, animali, carretti, campi. Nel laboratorio in cui si faceva il vino, lo stesso dove ho imparato a saldare per le riparazioni degli attrezzi da campagna, oggi avviene la produzione delle mie opere.

 

VEDUTA MOSTRA 3

Galleria Marelia, Installetion view.

Qual è un tuo maestro?

Ci sono davvero tantissimi maestri; credo che la vera risposta sia l’insieme delle esperienze di tante persone incredibili con cui ho avuto e ho la fortuna di condividere situazioni, sia progettuali sia di vita. In Accademia ho avuto la fortuna di frequentare l’atelier di Decorazione B in cui non c’erano metodi prestabiliti ma a ogni studente veniva applicata una didattica differente che poi si mescolava in progetti di gruppo. Nel percorso formativo ci sono state due figure particolarmente importanti, il primo è stato Davide Rosolen, il professore di discipline plastiche all’istituto d’arte, il secondo è Gaetano Mainenti docente all’Accademia di Venezia. Queste due figure sono state fondamentali.

I colori non sono importanti, come non lo è il significato filosofico.. a cosa si riduce la tua arte?

Nel processo creativo dei miei lavori c’è un’attenta selezione di tutto ciò che compone l’opera; tengo solo ciò che è necessario, lavorando per sottrazione. Questo avviene tramite lo studio di tre principali elementi: forma, materiale, concetto. La combinazione di questi elementi genera quella che io definisco una grammatica visiva in cui ogni parte ha un suo peso e un suo messaggio. Ad esempio nelle mie opere non c’è quasi mai la presenza del colore applicato perché il colore è dato dal materiale. Il materiale usato ha in sé una moltitudine di informazioni e di messaggi che si completano con la forma e insieme definiscono il concetto. Questa operazione può sembrare fredda e calcolata ma c’è una parte estremamente istintiva e indefinita. È difficile da spiegare, l’opera nasce dall’insieme di ‘visioni’ e studio della struttura linguistica. Non potrebbe essere diverso perché altrimenti non avrebbe senso produrre… voglio dire che quando vedo l’opera conclusa scopro sempre delle cose non sapevo o non avevo previsto ed è lei a dirmi quello che ho fatto.

 

ACQUASANTIERA NERA

Acquasantiera 40x 32 x 32 cm,  Corian, Ottone, 2015. Ph Marco Diodà

 

 

Come mai queste forme così asciutte?

Come dicevo cerco di tenere solo quanto necessario e di esprimere con meno elementi possibili, questo spesso mi porta a semplificare le forme e a cercare l’essenziale.

Se dovessi definire la tua poetica in poche parole quali sarebbero?

Mi piace pensare che l’opera sia qualcosa che ci porta altrove. Cerco spesso di lavorare sullo spazio che c’è tra opera e spettatore, creare una relazione tra questi due ‘corpi’ che non possono fare a meno l’uno dell’altro. Quando c’è l’incontro avviene la magia.

 

Premio Cramum, la vittoria con l’opera “Compasso a tre gambe”.. ci puoi parlare brevemente di come è nato questo progetto?

Compasso a tre gambe nasce da una ‘visione’; quest’oggetto mi è comparso nella testa e l’ho inseguito fino alla realizzazione del primo bozzetto, era il 2012. Il prototipo è rimasto chiuso in studio per diverso tempo, circa 3 o 4 anni. Non riuscivo a capire fino in fondo cosa avevo fatto, era un oggetto? una scultura? uno strumento da poter usare in qualche modo? Un giorno ho deciso di esporlo insieme ad una serie di opere che avevo realizzato in seguito e il compasso è diventato il baricentro della mostra. Condivide moltissimi elementi con il resto delle opere, li racchiude in se in modo intrinseco e questo lo rende enigmatico. Ho prodotto più modelli di varie dimensioni dal titolo “studio per compasso a tre gambe” e con quelli sono riuscito a finanziare in parte la produzione di questa versione molto grande.

 

COMPASSO TRE GAMBE GIRATO

Compasso a tre gambe, 250x150 x 4 cm , alluminio, 2018 Ph Marco Diodà

 

L’arte di oggi dove si sta dirigendo, racconta il nostro presente oppure ha altri fini?

Difficile rispondere.. l’arte è cosa talmente vasta che potremmo affermare una cosa e anche il suo contrario.

Cos’è la bellezza?

Userò le parole di qualcuno che ha espresso questo concetto in modo davvero efficace: “Il solo modo di giudicare è, per me, la bellezza. E una cosa è bella per me, per te, solo quando ti porta via, dove tu non sai, dove non ti saresti mai aspettato di essere. La bellezza è violenta e disarmante come un lampo o una scossa. Non è giusta, la bellezza. È esatta solo di fronte a se stessa ed esige che siamo noi a cadere in essa. Non ha argomenti, la bellezza. Solo così è concepibile la sua violenza che è consustanziale al proprio ‘errore’. (…)”.Da una lettera di Romeo Castellucci a Frie Leysen.

La rivista si chiama Quid Magazine perché vuole indagare il quid. Dove lo intravedi quel quid che rende unica l’arte e la vita?

Nello stupore che ci coglie all’improvviso.

 

GALLERIA MARELIA IMG INSTALLATION VIEW

Galleria Marelia, Installation view.