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La nostra missione è valorizzare l'arte del nostro tempo

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Mario Mazzoleni, presidente dell'omonima Fondazione, ci parla del suo operato al servizio della cultura e principalmente dell'arte contemporanea. 

 

By Redazione

Arte contemporanea, la identifichiamo solo perché é l'arte del nostro tempo o c'è una qualità di stile che la identifica?

In teoria la contemporaneità la definiamo tale perché fa parte del nostro tempo, ma in realtà non è così. A volte gli artisti del passato sono più contemporanei di quelli attuali. L'opera contemporanea non è solo emozione, ma è anche attualità. Ricordo un episodio, da Londra era arrivata a Bergamo l'opera "Il sarto" del Moroni, questo secondo me è un quadro più contemporaneo di altre opere recenti fatte da artisti viventi, in quanto ha delle caratteristiche che la rendono attuale. Le caratteristiche dell'attualità posso risiedere nel soggetto, nel colore, nell'iconografia e non solo dalla data anagrafica o di morte presunta del pittore.

All'interno dell'ultima mostra che vede grandi nomi come Warhol, Rotella, Lodola solo per citarne alcuni, quale impronta ha voluto dare  all'esposizione in qualità di curatore, come ha ''legato'' la poetica degli artisti trattati?

Come curatore, in linea con la mission della Fondazione, ritengo importante valorizzare artisti italiani. Abbiamo programmato questa mostra su Andy Warhol il più grande artista della corrente pop: "Andy Warhol e l'Italian Pop nello scenario del Castello di Pagazzano" pensando di inserire e di trainare otto artisti emergenti italiani non così conosciuti, ma di grande talento. Il file rouge che li lega è l'appartenenza alla corrente pop. Il compito della Fondazione è promuovere nomi emergenti che faticano a trovare spazi adeguati e unirli al grande nome che può essere da traino. 

 

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La nostra rivista si chiama Quid Magazine in quanto vuole indagare sul "perché" delle cose. In qualità di gallerista, come sceglie gli artisti? Quali sono le qualità giuste, per entrare a far parte della sua ''scuderia''?

Mi piacerebbe risponderle a cuore. Poi ovviamente devo fare i conti con la parte commerciale, unire la passione per l'arte, la storia degli artisti, i loro concetti con la vendibilità dell'opera. È importante trovare una mediazione tra quello che piace a me, ma che può non piacere a tutti e il fatto di ricercare opere e artisti vendibili. La gestione dei nostri cinque spazi richiede costi non indifferenti e quindi di conseguenza vorrei poter fare solo il gallerista e proporre tutto ciò che è alternativo, tuttavia a volte devo pensare all'aspetto commerciale.

Quindi gli studi accademici condizionano la scelta di un artista?

Assolutamente gli studi accademici aiutano nel percorso dell'artista, tuttavia nella mia scuderia ho artisti talentuosissimi che però non hanno finito gli studi, quindi questa non è una preclusione. È tuttavia importante che l'artista abbia compiuto un percorso con qualche grande maestro, che abbia approfondito la tecnica e la storia dell'arte. Negli ultimi anni l'elemento che ha contaminato il mondo dell'arte è stata l'improvvisazione, sia dai galleristi, dai critici e dagli artisti stessi.

La Fondazione come luogo espositivo, a volte alternativo ai musei, può contribuire a storicizzare un artista?

L’operato artistico della Fondazione Mazzoleni per tutto l’anno 2016 ha avuto il patrocinio della Regione Lombardia, anch’essa impegnata a fianco della Fondazione nella promozione dei giovani talenti del territorio. Essa non è un'alternativa ai musei, ma è qualcosa di molto semplice a sostegno dei giovani artisti che non trovano spazi nei musei e sono costretti a fare la fame per le gallerie. Diciamo che gli diamo l'opportunità di proporre qualcosa di valido in luoghi di rilievo. In questa mostra su Warhol abbiamo visto persone che si facevano le fotografie a fianco dei capolavori noti, ma la cosa bella è vedere persone che iniziavano a conoscere e fotografare anche artisti emergenti conosciuti grazie a questo investimento.

Il Gallerista, nello specifico, può identificarsi come operatore culturale, o è una figura legata solo al mercato?

Tutti e due. Dal punto di vista etico quello che deve fare un gallerista o come nel mio caso come presidente della Fondazione deve pensare e agire come un operatore culturale quindi organizzare qualcosa a vantaggio degli altri. La mostra fatta a Pagazzano serve per finanziare progetti culturali, l'intero incasso della mostra servirà al comune di Pagazzano per finanziare i lavori di restauro dell'altra ala del castello che oggi non è agibile. Credo che ci debba essere una componente etica che ci porta a valorizzare il patrimonio artistico, gli artisti italiani che sono tanti, bravi e talentuosi.

 

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Un artista può essere ''concettuale'' pur mantenendo uno stile classico?

L'artista può essere concettuale se ha le basi storiche, culturali. Prendiamo ad esempio Manzoni è arrivato alla merda d'artista dopo un percorso straordinario, Fontana è stato un grande scultore, ceramista, ritrattista, poi un giorno ha deciso di fare il taglio nella tela. Quello che non tollero è che molti artisti fanno un percorso inverso, molti partono dal concettuale più per incapacità che per convinzione non importa saper dipingere.

È più importante il concetto, o la resa estetica del soggetto?

Entrambi. Le grandi opere concettuali hanno fatto sì che il concetto fosse straordinariamente importante quanto la resa estetica dell'opera. Fontana unisce la resa estetica di queste grandi campiture monocrome con il concetto dello spazialismo, con il taglio della tela. Non può esistere un'opera brutta esteticamente, ma forte concettualmente e viceversa, deve esserci un giusto mix.

 

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