Collezionare, circondarsi di armonia e magnificenza. Un uomo al centro dell’arte

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Collezionare, circondarsi di armonia e magnificenza. Un uomo al centro dell’arte

 

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"In un’opera, il quid lo si intravede nell’esistenza di una poesia che la contraddistingua da tutto quello che è stato raccontato prima''. Incontro con il collezionista Giuseppe Iannaccone

By Redazione

Cos’è l’arte contemporanea?

Non è semplice parlare dell’arte contemporanea; personalmente, collezionando oramai da 30 anni, ho visto molto cambiare il mondo dell’arte, ho visto la sua internazionalizzazione. Prima la ricerca era più agevole per un amante del mondo dell’arte. L’appassionato, rispetto agli altri, studia, compra, si abbona alle riviste, ha un livello di informazione mediamente più elevato. Tutto questo mi ha permesso di arrivare per primo ad artisti che sono poi diventati importanti. Lo scopo del collezionista dovrebbe essere proprio quello di arrivare per primo e comprare le opere, che un giorno diventeranno importanti, a un prezzo ancora accessibile. Inoltre essere il primo garantisce di individuare le opere di maggior qualità, il meglio della produzione di un artista. Questo mestiere, che mi è riuscito per molti anni, oggi diventa difficile. Nonostante continui a studiare e sia aiutato della mia curatrice Rischa, la quale lavora solo per la mia collezione, facendo ricerche in base a quelli che sono i miei gusti, l’era internet mi svantaggia. Chi un tempo arrivava tardi all’opera d’arte, oggi arriva assieme a me e a volte anche prima di me, spesso avendo studiato meno. La ricerca è sempre più difficile.

Che cosa invece non tramonterà mai?

La ricerca è diventata più frenetica, quello che rimane è la gioia di conquistare un giovane artista che introduca qualcosa di nuovo nella poetica dell’arte. In questo caso internet mi avvantaggia, perché riesco a coprire un territorio maggiore rispetto a quello che coprivo prima. Prendo il buono delle situazioni, l’importante è che continui a vivere la capacità dell’arte di rigenerarsi e di creare nuovi talenti. Bisogna fare maggiore attenzione, in quanto l’offerta sul mercato è rilevante e quindi non bisogna farsi soffocare, sapendo distinguere la vera novità dalla finzione, con l’occhio sicuro di chi ha studiato molto. È una sfida ancora più stimolante.

Parlando di internet, ora c’è un pullulare di questi siti che vogliono vendere arte online, forse sostituirsi alla gallerie, rivolgendosi spesso ai millennials. Lei crede che vedere la materia, la tela, toccare dal vivo un’opera come un feticcio sia una pratica ancora valida?

Se si tratta dell’opera di un artista degli anni Trenta, che conosco bene, posso comprarla anche senza vederla, in quanto ne ho viste così tante che ne riconosco il talento, la qualità. Dal vivo non c’è una grande riscoperta, essendomela già figurata. Questo non vale per il giovane artista, che devo conoscere e di cui devo vedere le opere. E’molto importante anche il confronto con il gallerista, che non è solo un soggetto da cui comprare un’opera, ma anche un interlocutore con cui instaurare un dialogo stimolante, costruttivo. Voglio cercare di capire da lui qual è la storia dell’artista, quali sono i progetti su di lui e questo rapporto è per me irrinunciabile.

 

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Partiamo dagli inizi. Come nasce Iannaccone collezionista? Come nasce, quando nasce, perché nasce?

Ho avuto la passione per l’arte e ho cominciato a coltivarla quando ero un giovanissimo avvocato e sentivo molto il peso di alcune responsabilità, sia per la giovane età sia per la fortuna di vivere casi giudiziari complessi per la mia età. L’arte mi aiutò a sdrammatizzare la mia esistenza professionale. Oggi, seppur siano passati anni e l’esperienza professionale mi permetta di vivere con la giusta dimensione le responsabilità, l’arte ha la funzione di abbassare il livello dell’ansia e ricalibrare il livello di responsabilità professionale, come fosse una medicina che mi abbassa la pressione. Mi consente di avere maggiore equilibrio e lucidità nel mio lavoro. Oggi non potrei vivere senza Arte.

Un artista a cui è particolarmente legato?

È difficile. Le opere sono come i figli, non si può scegliere il preferito. Non voglio essere ipocrita e dire che tutti gli artisti hanno lo stesso valore, ma solo perché non tutti sono diventati figli in senso proprio. Quelli che lo sono però, sono tutti uguali.

Poli dice che il collezionista ritrova parte della sua essenza nell’opera d’arte. Lei si ritrova in questa definizione? Cosa trova nell’arte?

Io credo che la definizione sia fedele. I collezionisti non lo confessano, ma quelli veri, cercano un po’ sé stessi nelle opere d’arte. Ho definito la mia collezione come la stampella dell’anima, ma potrebbe anche essere definita come lo specchio dell’anima. La scelta dell’opera è abbastanza complessa, solo tu capisci cosa stai cercando. Forse a volte lo nascondi anche a te stesso. Gli altri intuiscono che ci sia qualcosa di tuo, ma fino in fondo la verità la sai solo tu. Si crea un rapporto molto intimo con l’opera d’arte e questo è molto bello.

 

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Cosa ricerca in un’opera d’arte? Quale tipo di arte la colpisce?

Io nell’arte ho un credo: l’uomo al centro dell’arte. Tutta la mia collezione, quella storica del ‘900 e quella contemporanea è una ricerca dell’essenza dell’uomo, di umanità al centro dell’arte con tutte le sue caratteristiche: bisogni, capricci, debolezze, emozioni, gioie. Tutto il variegato dell’intimo umano è nei miei lavori.

La rivista si chiama Quid Magazine perché vuole indagare sul perché delle cose. Quando un’opera d’arte ha il quid, o dove lo si intravede nella vita di tutti i giorni?

In un’opera, il quid lo si intravede nell’esistenza di una poesia che la contraddistingua da tutto quello che è stato raccontato prima. Nella vita io cerco le stesse emozioni nuove. Spero che la vita mi dia una sorpresa ogni mattina. Una delle sorprese che speri di trovare è un’altra opera d’arte.

Un collezionista arriva ad un punto in cui può sentirsi appagato o non lo sarà mai?

No, un vero collezionista non sarà mai appagato. Quando gli altri ti fanno notare che stai sperperando tutto il tuo patrimonio per l’arte e che diventi più vecchio e hai bisogno di qualche denaro per il tuo futuro e quello dei tuoi cari, ti rendi conto che siano discorsi ragionevoli e li condividi razionalmente, tanto da promettere di risparmiare. Tuttavia quando incontri l’opera d’arte, cedi alla tentazione e dici:“Lo farò dopodomani”, ma poi quando ci si trova di fronte a una di esse non si ha mai abbastanza forza per rinunciarci.

 

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La sua grande collezione e il suo desiderio di mostrarla attraverso mostre, richiedono un grande impegno in termini di lavoro e ricerca, che non tutti i collezionisti si assumono. Perché lei lo fa?

I motivi sono diversi. Uno riguarda l’esposizione delle singole opere. Tutte le volte che una mia opera viene esposta in un importante museo è una gioia, un successo pari a quello di un figlio che consegua una laurea internazionale. In questo caso, lo faccio per l’opera, perché ha meritato di stare lì e sarebbe ingiusto privarla del tributo che merita. Aiutare i giovani artisti ad esporre ha un’altra finalità, cioè creare quella messa in moto a cui le accennavo. Mi rendo conto, essendo stato giovane e avendo fatto fatica ad entrare in uno studio professionale, che sia difficile entrare nel mondo lavorativo. Già all’epoca fare una pratica gratuita era difficile, perché c’erano più studenti che posizioni. Per tale motivo ho imparato che un’occasione va data a tutti; do quindi spazio agli artisti che incontrano la mia sensibilità. La mia gioia consiste allora nel successo di uno di questi giovani, sia che una grande galleria lo rappresenti, sia che un museo gli abbia conferito un premio. Queste sono le gioie che mi ripagano.

Il mecenatismo è importante. Un collezionista può determinare la fortuna di un artista? Lei cosa pensa?

Secondo me il mecenate può aiutare un artista, ma se l’artista non ha talento di suo non riuscirà ad emergere mai, nemmeno se supportato dal più ricco e potente collezionista.

Il collezionista può mettere in moto, ma se l’artista non ha potenza, è come una macchina che rimane ferma nel parcheggio. Si può dare una spinta a un giovane talento che non ha le forze per partire, gli si può dare un incoraggiamento, un aiuto economico, ma poi il merito, se quell’artista ha successo, è tutto suo.

Di cosa ha bisogno la carriera di un artista per decollare, secondo lei?

L’artista deve essere un poeta, deve avere un’anima poetica che lo distingua dall’essere terreno; proprio perché crea poesia deve aggiungere qualcosa di nuovo a ciò che è stato detto nella storia dell’arte. Questo è il primo presupposto, poi deve avere qualità accessorie necessarie: deve essere umile, deve confrontarsi con gli altri, andare in giro per musei, leggere libri di storia dell’arte. Avere un approccio del genere è indispensabile per crescere. Se un artista pensa che la sola ispirazione lo possa portare lontano, è miope.

 

 

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