MOSTRE
 
 
 

QM Logo 

 

 

 

beraldo

 

Omaggio a Franco Beraldo

La Fondazione Musei Civici di Venezia, in linea con la propria proposta culturale che intende valorizzare gli artisti del territorio metropolitano rende omaggio all’arte di Franco Beraldo

La Fondazione Musei Civici di Venezia, in linea con la propria proposta culturale che intende valorizzare gli artisti del territorio metropolitano - in collaborazione con la Città di Venezia - rende omaggio all’arte di Franco Beraldo (Meolo, 1944), con una mostra ospitata al Centro Culturale Candiani di Mestre dal 27 ottobre all’11 novembre.

Del grande maestro veneto, già vincitore del Premio Burano nel 1981, il Centro Candiani - sempre più ‘fulcro’ di una nuova rete di percorsi artistico-culturali di carattere nazionale e internazionale che sta trovando in Mestre terreno fertile – presenta, nella città che ha visto i suoi natali artistici, 62 opere tra dipinti, Haiku, disegni su carta, vasi e piastre in vetro di Murano, tutte realizzate da Franco Beraldo tra il 2004 e il 2018.

Dall’acquerello alla sperimentazione con l’affresco, quello intrapreso dall’artista – fra gli esponenti di spicco di quel fermento intellettuale che da sempre ha caratterizzato la città di Mestre e il territorio metropolitano - è un continuo confronto con le infinite e varie potenzialità del colore.
‘Ed è proprio quest’ultimo, nella terza fase della sua produzione – come ricorda in catalogo Gabriella Belli, curatrice dell’esposizione insieme a Elisabetta Barisoni - a frantumare la linea e il contorno, per diventare protagonista, libero e assoluto, di un racconto compositivo che fa propri i più disparati supporti materici, dalla tela, ai lacerti di carta, fino al vetro.’

Nelle opere presentate al Centro Candiani di Mestre, lo stile dell’artista dimostra quanto sia infinita la via della Storia per i veri maestri. Dopo aver sperimentato una pittura più descrittiva, dove il soggetto è ancora circoscritto all’interno della composizione, dai primi anni Duemila, Beraldo dona dunque piena libertà al colore, che invade e travolge la tela, con le linee e i contorni.

Come negli acquerelli degli anni ottanta, negli Haiku permane una dimensione quasi 'zen' di procedimento a togliere, per arrivare all’essenziale di un’arte meditativa.

Il lavoro continuo di ricerca attraverso le tecniche, i materiali e le possibilità espressive dell’arte del ‘900, portano Beraldo a misurarsi anche con un oggetto di grande tradizione come il libro d’artista, che lui interpreta e svolge come un racconto tridimensionale.
Tra le più recenti sperimentazioni anche la ricca produzione vetraria.
Secondo l’autore, il vetro è il materiale ‘magico’ per eccellenza; vive solo con la luce, al buio diventa opaco e si spegne, un po’ come l’essere umano.
Beraldo si muove ormai con sicurezza tra giochi di trasparenze, arrivando a un risultato mai improvvisato, che ha radici ben consolidate nello studio e nell’osservazione dei maestri del nostro passato recente.

La mostra, accompagnata da un bel catalogo edito da Grafiche Battivelli (Conegliano, 2018), vuole rappresentare una grande testimonianza della vitalità della produzione di questo artista, celebrato da numerose e importanti esposizioni negli ultimi trent’anni.

 

 

paolini

 

Giulio Paolini - Del bello ideale

Una mostra dedicata a uno dei massimi esponenti dell’arte concettuale, con interventi della scenografa Margherita Palli, organizzata in stretta collaborazione con l’artista, a cura di Francesco Stocchi

Dal 26 ottobre al 10 febbraio 2019 la Fondazione Carriero presenta Giulio Paolini. Del bello ideale, a cura di Francesco Stocchi, mostra dedicata a uno dei massimi esponenti dell’arte concettuale, con interventi della scenografa Margherita Palli, organizzata in stretta collaborazione con l’artista.

Dopo la mostra Sol LeWitt. Between the Lines dedicata all’esplorazione dei confini dell’artista americano in relazione all’architettura, la Fondazione Carriero prosegue il suo percorso di indagine e approfondimento dell’arte concettuale analizzando l’opera di Giulio Paolini, suo indiscusso pioniere nel nostro Paese. Attraverso una nutrita selezione di lavori, scelti e allestiti dal curatore insieme all’artista torinese, Del bello ideale ripercorre l’intero arco dei suoi 57 anni di carriera, esponendo capisaldi della sua produzione come Senza titolo (1961), Monogramma (1965), AB 3 (1966), Nécessaire (1968), Controfigura (critica del punto di vista) (1981), alcuni dei suoi celebri autoritratti, fino a tre nuove opere appositamente concepite per l’occasione. 

Paolini ha risposto all’invito della Fondazione Carriero facendosi coinvolgere in prima persona nella realizzazione della mostra e accettando di cimentarsi in un esercizio introspettivo, in un processo di lettura dall’interno, e in alcuni casi di rilettura, della sua produzione. Il dialogo con il curatore Francesco Stocchi ha dato vita a un percorso espositivo non cronologico, scandito da nuclei tematici che si articolano nello spazio entrando in relazione con l’architettura dell’edificio, consentendo al visitatore di mettere a fuoco la poetica di Paolini e di semplificarne la comprensione. Attraverso questo esercizio, la mostra “scompone” l’opera di Paolini, la seziona adottando lo stesso approccio teorico e formale utilizzato dall’artista nei suoi lavori e nel suo modo di affrontare l’arte. 

Tre sono i nuclei tematici individuati come punti di riferimento nel percorso espositivo, presentati singolarmente, uno per ogni piano della Fondazione, ma mantenendo una relazione reciproca e costante tra loro. Al piano terra l’allestimento ruota attorno al tema del Ritratto e Autoritratto, vero e proprio topos della storia dell’arte occidentale e fulcro della poetica di Paolini, che fin dall’inizio degli anni Sessanta si è cimentato in modo fortemente personale con l’analisi di questa tematica, distillandola fino ad arrivare alla sottrazione dell’autore nella sua opera. La sezione al primo piano si intitola In superficie e sviluppa la relazione con il tema della prospettiva nelle sue varie declinazioni, dall’indagine sulla linea alla simbologia dell’orizzonte fino all’uso della specularità, della tautologia e della ripetizione come strumenti di analisi dello spazio e del tempo. Infine, la sala rococò del secondo piano fa da cornice a Uno di due, che presenta una selezione di lavori che indagano il rapporto tra il mito e la classicità nell’universo artistico di Paolini, emblemi di quella bellezza ideale che, nel polarizzare gli sguardi con la sua armonia, crea una distanza apparentemente incolmabile tra opera d’arte e osservatore.

In questo viaggio introspettivo su più livelli, Paolini assume la veste dell’archeologo, dello studioso che abbandona la dimensione nostalgica del guardare al (proprio) passato per analizzarlo con nuova consapevolezza, scavando nella psiche e nella storia dell’arte fino ad arrivare alle radici del suo pensiero. Un viaggio nella categoria filosofica del tempo, che evidenzia come la sua ricerca non si collochi su una linea di evoluzione diacronica, per tappe progressive – dal passato al presente al futuro – ma sia piuttosto ascrivibile a una dimensione sincronica, a un presente continuo, fatto di una costante variazione sul tema a partire dalla sua prima opera. Proprio come se il suo lavoro fosse, alla fine, un’unica opera continua.

Come suggerisce lo stesso titolo della mostra – Del bello ideale – il lavoro di Paolini tende a una dimensione “ideale”, in un certo senso assoluta o utopica, che può essere percepita come criptica, di non facile lettura per i non addetti ai lavori. La scenografa Margherita Palli è stata invitata a entrare in dialogo con il corpus di opere dell’artista, creando degli interventi che “mettano in scena” i nuclei tematici della mostra e che, attingendo alle stesse fonti di Paolini e ad alcune opere della sua collezione privata, offrano ai visitatori la possibilità di entrare nel suo mondo e di partecipare dall’interno a questo viaggio introspettivo. In particolare, Margherita Palli si è confrontata con il tema del ritratto e autoritratto al piano terra – trasformando una delle sale della Fondazione in una Wunderkammer ispirata allo studiolo di Federico da Montefeltro – e con il tema della prospettiva al primo piano – riproducendo, in forma onirica su una superficie interamente disegnata a mano, i principi chiave del trattato sulla prospettiva dell’architetto e artista fiammingo Hans Vredeman de Vries, testo di riferimento nella poetica di Paolini.

Gli interventi scenografici di Margherita Palli si pongono in netto contrasto con le sale rarefatte e gli ambienti bianchi che ospitano le opere dell’artista, contrappunti visivi che sottolineano l’interesse che Paolini ha sempre portato nei confronti dell’aspetto scenografico di una mostra, e verso il teatro più in generale, e che ne rivelano l’essenza di artista la cui tavolozza è la storia dell'arte e la cui cultura è profondamente italiana

Giulio Paolini. Del bello ideale si inserisce coerentemente nel percorso iniziato dalla Fondazione Carriero con imaginarii (settembre 2015), FONTANA • LEONCILLO Forma della materia (aprile 2016), FASI LUNARI (ottobre 2016), PASCALI SCIAMANO (marzo 2017) e SOL LEWITT. BETWEEN THE LINES (novembre 2017-giugno 2018, co-curata con Rem Koolhaas) mostre curate da Francesco Stocchi il cui punto cardine è l’approccio dialogico e la tensione costante verso ricerca e sperimentazione.

La mostra è resa possibile grazie alla stretta collaborazione con Giulio Paolini e la Fondazione Giulio e Anna Paolini e a prestiti provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche e importanti collezioni private. La mostra sarà accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) edito da König Books, curato da Francesco Stocchi, che raccoglierà le immagini delle opere allestite negli spazi della Fondazione Carriero, con contributi tra gli altri di Giulio Paolini e di Francesco Stocchi

 

 

4. Etiopia 2007 Sebastião Salgado AmazonasImages Contrasto

  Etiopia, 2007 © Sebastião Salgado AmazonasImages Contrasto

 

 Sebastião Salgado. Genesi al festival KUM!

La riflessione sulle Risurrezioni, tema di questa edizione del festival che ha la direzione scientifica di Massimo Recalcati, arriva a toccare, attraverso gli scatti di Genesi, anche quel patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta.

Nell’ambito del festival KUM!, ad Ancona  da venerdì  19 a domenica 21 ottobre per la seconda edizione, la settecentesca Mole Vanvitelliana ospita una grande mostra fotografica: Sebastião Salgado. Genesi. La riflessione sulle Risurrezioni, tema di questa edizione del festival che ha la direzione scientifica di Massimo Recalcati, arriva a toccare, attraverso gli scatti di Genesi, anche quel patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta. Le immagini di Genesi – l’ultima grande collezione del più importante fotografo documentario del nostro tempo – sono infatti una testimonianza e un atto di amore verso la Terra. L’esposizione sottolinea la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.

Genesi è un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni e raccoglie 245 eccezionali immagini in bianco e nero realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

Un’attenzione particolare è riservata alle popolazioni indigene ancora vergini, con le quali Salgado ha trascorso diversi mesi per poter realizzare gli scatti in mostra: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali nel Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto della Namibia e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea.

Una parte del suo lavoro è rivolto anche agli animali, che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione.

Curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Amazonas Images e Contrasto, la mostra è promossa dal Comune di Ancona e organizzata da Civita Mostre.

La mostra, alla Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli, sarà visitabile dal 29 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, compresi i giorni del festival. Per informazioni: www.mostrasalgadoancona.it

KUM! è organizzato dal Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura con la collaborazione dell’Assessorato ai servizi sociali e alle Politiche educative – con il contributo della Regione Marche e della Fondazione Cariverona, e il coordinamento organizzativo dell’associazione culturale Esserci, con Jonas Onlus.

Per informazioni sul festival: www.kumfestival.it – 339.4048493 – Facebook: @Kumfestival

 

 

 

Acquerello graffi in rilievo su carta cm73x102 2011 Copia

  Acquerello, graffi in rilievo su carta cm73x102 2011 (Copia).

 

I segni, i colori, lo spazio e la luce opere di Paolo Gubinelli

Si inaugura nelle sale espositive della Villa Castello che si inserisce in un progetto avviato negli anni precedenti dall'Assessorato al Cultura del Comune di Montale, con l’obiettivo di ospitare artisti contemporanei chiamati a dialogare sia con gli spazi della Villa.

Sabato 20 ottobre alle ore 17,00 presso la Villa Castello Smilea di Montale, si inaugura nelle sale espositive della Villa Castello, la mostra I segni, i colori, lo spazio e la luce opere di Paolo Gubinelli, che si inserisce in un progetto avviato negli anni precedenti dall'Assessorato al Cultura del Comune di Montale, con l’obiettivo di ospitare artisti contemporanei chiamati a dialogare sia con gli spazi della Villa Castello Smilea che con le opere di Jorio Vivarelli ospitate negli ambienti della Villa. 

Dopo le mostre di Staffan Nihlén,  Rossella Baldecchi, Massimo Biagi, Carlo Bertocci, è questa la volta del maestro Paolo Gubinelli con una carrellata delle sue opere delicate e poetiche, su carta o cartoncino, vetro, ceramica, polistirolo e plexiglass  in cui il segno, come evidenziato da Anna Brancolini nel suo testo critico: “apparentemente geometrico, incide le superfici o si materializza in rigorose piegature ... Un segno dagli esiti raffinati, talvolta quasi timoroso di far emergere le emozioni più profonde, le  tensioni più dilanianti, la quiete salvifica o i percorsi utopici disegnati dalla mente e dal cuore.

Un segno/altrove, potremmo definirlo, dell’uomo e per l’uomo; il segno di un homo faber che si situa entro e oltre il tempo individuale e storico, entro e oltre lo spazio che ci avvolge.

Per questo, ad un certo punto, incontra il colore, con le sue sfumature, le sue levità, le sue trasparenze, i suoi toni accesi o evanescenti, la sua luminosità madreperlacea o accecante.”

Paolo Gubinelli ha avuto modo di lavorare con e su testi poetici di Maria Luisa Spaziani, Adonis, Sanguineti, Zanzotto, Guerra, tanto per citarne solo alcune delle sue frequentazioni che lo hanno ugualmente visto a fianco di colleghi architetti e artisti che con la loro opera hanno segnato il Novecento (Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra,  Alberto Burri, Piero Dorazio...).

Della frequentazione e amicizia con Michelucci, è possibile ammirare in questa mostra a Villa Smilea di Montale, due disegni inediti, regalati tanti anni fa dall’architetto pistoiese al maestro Gubinelli, che volle proprio alcune carte dell’artista marchigiano a creare una suggestiva interazione con alcuni suoi mobili, presentati in una mostra,  presso Fantacci di Agliana.

Un’occasione questa che, peraltro, consente di tornare a visitare gli spazi della Villa Castello Smilea, imponente edificio nato come roccaforte difensiva, fu teatro nel 1537 di durissimi scontri tra le truppe fedeli a Cosimo I e i fuoriusciti fiorentini al comando di Piero Strozzi. Negli anni  fu sottoposta a lavori e ampliamenti per essere adattata a esigenze signorili.

Villa Castello Smilea

Via G. Garibaldi, 2/A - Montale (PT)

tel. 0573 952234/65

info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

epifany

 

Epiphany

Saranno esposte le opere site specific di varie misure e supporti, che non saranno specchio dei santini già creati ma un completamento a dialogo con lo spazio della chiesa

Sabato 20 ottobre a Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018, nella chiesa di Sant’Andrea degli Aromatari alle ore 18:30 sarà inaugurata la mostra Epiphany  a cura di Rosa Cascone e in collaborazione con lo studio legale Negri-Clementi visitabile dal 20 ottobre al 23 novembre.

In questa sede, riaperta per la prima volta per la collettiva, saranno esposte le opere site specific di varie misure e supporti, che non saranno specchio dei santini già creati ma un completamento a dialogo con lo spazio della chiesa.

Ognuno si cimenterà con la sua materia di studio e di ricerca, dialogando con il tema assegnatogli: Giulia Roncucci porterà una video installazione interattiva sul tema del sacrificio, Chiara Tubia con il tema dei misteri realizzerà un’opera di tessitura riprendendo l’arte del pizzo; Lara Verena Bellenghi affronta il tema della promessa con la delicatezza delle polveri, Jokhio Mahbub con il tema della testimonianza invierà un lavoro dal Pakistan, Ignazio Mortellaro si confronterà con il tema del trapasso relazionandosi con il mondo vegetale, Daniela Pellegrini sperimenterà diverse tecniche con il tema del prescelto e Barbara Uccelli performerà il tema della consunzione della materia. A loro, si affiancherà Edoardo Dionea Cicconi con una sua opera. Infine, sarà presente in mostra uno speciale lavoro di Desideria Burgio portato avanti alla residenza alla Fondazione Piccolo di Calanovella. Durante il periodo di apertura della mostra vi saranno diversi eventi collaterali ad integrazione del progetto. Il programma completo sarà pubblicato sul sito.

Per info: www.inxxxwetrust.info / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sosteneteci su https://www.beartonline.com // In xxx we trust

Nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 il progetto a cura di Rosa Cascone e in collaborazione con lo Studio Legale Negri-Clementi, In xxx we trust, si propone di osservare e analizzare tutti i diversi culti che la città ospita. Dopo un attento studio è stato possibile indagare i culti religiosi spogliandoli delle deformazioni che hanno acquisito nel tempo. Con questo proposito sono state affrontate le più disparate tematiche sacre ridotte agli aspetti più essenziali che nutrono quel rapporto reazionario all’atto di fede che diventa azione e che coinvolge all’unanimità i credenti.

Il progetto vuole indagare e promulgare una cultura di integrazione delle differenze proprio in una città oggi paradigmatica e molto vicina alla calda tematica delle migrazioni e dei migranti. È impossibile dividere la storia di Palermo con quella delle sue religioni e delle contaminazioni che tutt’ora esercitano una forte influenza sull’ambiente socio- culturale e artistico contemporaneo, continuamente arricchito dai risvolti migratori che negli ultimi anni popolano l’intera regione. Questi nuovi abitanti necessitano di casa, lavoro e luoghi di culto ed è in queste situazioni che si creano legami di mutua reciprocità.

I Temi

Ogni uomo porta con sé una fede che, a seconda della cultura sociale in cui cresce e vive, si manifesta in una determinata religione. In questa sede si analizzeranno le religioni presenti sul territorio e da queste saranno desunti sette temi comunicanti che saranno analizzati da ogni punto di vista: quello del visitatore, quello dello studioso, quello dell’artista, quello del profano e quello del sacerdote. I temi affrontati sono: la promessa; il prescelto; la testimonianza; il trapasso; la consunzione; i misteri; il sacrificio.

I santini e le processioni

Ogni tema verrà indagato da un artista diverso, per un totale di sette artisti che prepareranno un santino con la funzione di mappa. Queste mappe indicheranno sette percorsi per Palermo relazionati ai temi e che assumeranno così la forma della processione.

Le sette processioni si dirameranno nella città in cui le manifestazioni religiose sono presenti come ritualità sacre e atto universale.

Le proiezioni

Ad accompagnare le processioni ci saranno dei momenti di adunanza e ritrovo in cui verranno proiettati video della durata di 20 minuti, con interviste e dialoghi inerenti ai sette temi. Le persone invitate a parlare saranno non solamente studiosi delle varie religioni, ma anche artisti, registi, poeti e fedeli che hanno nella loro vita affrontato la tematica, studiando e documentando la loro ricerca.

La mostra

A completamento del progetto verrà organizzata nella chiesa di Sant’Andrea degli Aromatari a Palermo, riaperta per la prima volta in quest’occasione, la mostra Epiphany. Qui saranno esposte le opere site specific degli artisti coinvolti, i santini e i video di approfondimento.

Per info: www.inxxxwetrust.info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.