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 G. Colombo, Ugo Mulas e Gae Aulenti nel box della scrittura, mostra Olivetti formes et recherche, Parigi, Musée des Arts Décoratifs, 20 novembre 1969 – 1 gennaio 1970, Associazione Archivio Storico Olivetti, Ivrea.

 

Olivetti formes et recherche, una mostra internazionale

Oltre 70 fotografie provenienti dall’Associazione Archivio Storico Olivetti offrono la possibilità di raccontare l’ormai leggendaria esposizione nelle sue diverse tappe, attraverso servizi fotografici di grandi maestri.

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia e l’Associazione Archivio Storico Olivetti presentano la mostra 1969. Olivetti formes et recherche, una mostra internazionale, una selezione di fotografie dell’omonima mostra che la Società Olivetti organizzò nel novembre del 1969 a Parigi, che proseguì a Barcellona, Madrid, Edimburgo e Londra, per concludersi infine a Tokyo nell’ottobre 1971.

A cinquant’anni anni dalla prima esposizione, la mostra odierna -, curata da Barbara Bergaglio e Marcella Turchetti e aperta al pubblico in Project Room a CAMERA dal 6 dicembre 2018 al 24 febbraio 2019 - , ricostruisce e restituisce non soltanto i contenuti di quella storica mostra, curata dall’architetto Gae Aulenti, ma anche la storia dei personaggi che gravitavano dentro e intorno alla società Olivetti e a quella cultura: da Giorgio Soavi a Lord Snowdon, da Ettore Sottsass a Mario Bellini, da Renzo Zorzi a Italo Calvino.

Oltre 70 fotografie provenienti dall’Associazione Archivio Storico Olivetti offrono la possibilità di raccontare l’ormai leggendaria esposizione nelle sue diverse tappe, attraverso servizi fotografici di grandi maestri: da Ugo Mulas per l’edizione parigina, ad Alberto Fioravanti e Giorgio Colombo per Madrid e Barcellona, a Tim Street-Porter a Londra. Ulteriori documenti di approfondimento arricchiscono il racconto per immagini: il filmato per la regia di Philippe Charliat, con commento di Riccardo Felicioli, che è un vero e proprio viaggio di scoperta attraverso una città buia e misteriosa, dove Gae Aulenti guida il visitatore all’incontro con la Olivetti; il catalogo con testi di Giovanni Giudici  - un anti-catalogo se inteso nel senso tradizionale del termine - che costituisce la chiave di interpretazione dei linguaggi e delle tecniche compositive che sono state approntate nel progetto dell’esposizione; il manifesto della mostra ideato da Clino T. Castelli, che ridisegna un nuovo e diverso uomo vitruviano generatore di una varietà di movimenti e forme, distante da soluzioni standard definitive.

La mostra a CAMERA si sviluppa attraverso le immagini originali dell’Archivio di Ivrea con l’obiettivo, oltre che di rievocare la stagione effervescente e dinamica di quegli anni, anche di proporre un pensiero che, con incredibile e ancora attualissima modernità, coniugava arte, industria, design, produzione e creazione di valore, a partire dal mondo del lavoro.
L’esposizione costituisce, quindi, anche un’occasione unica per il pubblico di conoscere un grande modello di impresa responsabile, la cui “immagine” è portavoce della cultura creativa più avanzata del tempo e oggi riconosciuta come patrimonio dell’UNESCO.
La mostra, nella primavera del 2019, sarà trasferita ad Ivrea, negli spazi del Museo Civico “P.A. Garda”.


INFORMAZIONI


CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 - Torino www.camera.to |Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Orari di apertura (Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura)
Lunedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica 11.00 - 19.00
Giovedì 11.00 - 21.00
Martedì chiuso

 

 

 

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 Palestra Visconti all’Arci Bellezza di Milano

 

VS. CRAVAN

 La mostra viene presentata in occasione dei cent’anni dalla scomparsa dell’artista-pugile Arthur Cravan e in concomitanza con il cinquantesimo anniversario della sede della palestra di boxe che fu "La Lombarda".

Giovedì 29 novembre 2018  dalle ore 18.00, alla Palestra Visconti dell’ARCI Bellezza di Milano, si terrà l’inaugurazione del progetto VS. CRAVAN, a cura di Elisabetta Longari – con il patrocinio del Comune di Milano – dedicato al rapporto tra pugilato e arte. La mostra rimarrà aperta del 30 novembre - 6 dicembre 2018.

VS. CRAVAN viene presentato in occasione dei cent’anni dalla scomparsa dell’artista-pugile Arthur Cravan e in concomitanza con il cinquantesimo anniversario della sede della palestra di boxe che fu La Lombarda, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli, ora Palestra Visconti, al Circolo ARCI Bellezza, storico luogo di ritrovo popolare milanese.

La serata vedrà l’opening della mostra VS. CRAVAN, a cura di Elisabetta Longari, con opere di Ivo Bonacorsi, Petr Bystrov, Mimmo Capurso, Luigi Castiglioni, Gianluigi Colin, Andrea Contin, Nino Crociani, Franko B, Cesare Fullone, Andrea Galvani, Omar Hassan, Elena Kovylina, Mimmo Lombezzi, Antonio Marras, Paul Pfeiffer, Camilla Rocchi, Michael Rotondi, Riiko Sakkinen, Arianna Summo, Giovanni Testori e Maria Cristina Vimercati, che resterà aperta fino al 6 dicembre.

Seguirà una conversazione su Arthur Cravan e sul rapporto tra arte e boxe con l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, la curatrice Elisabetta Longari, il presidente dell’ARCI Bellezza Maso Notarianni, il pugile e scrittore Fabio Pennetta, il critico d’arte Michele Robecchi e l’artista Ivo Bonacorsi.  

La serata proseguirà con un’esibizione di Patrizio Fariselli, pianista solista e tastierista degli AREA, al pianoforte che fu del mitico locale milanese Capolinea e che ora, ritrovato e restaurato, è tornato a nuova vita nella Palestra Visconti del Bellezza.

A concludere, la proiezione gratuita di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, significativamente proiettato nei medesimi luoghi in cui fu girato.

Sulle orme della leggenda di Arthur Cravan – poeta e boxeur venerato dai Dadaisti e dai Surrealisti di cui cade quest’anno il centenario della misteriosa scomparsa – VS. CRAVAN ruota attorno a una serie di eventi di diversa natura, tra cui performance, dibattito, musica, cinema e opere d’arte di artisti contemporanei e del passato, che troveranno la loro collocazione ideale negli spazi della palestra dell'ex Pugilistica Lombarda, ora Palestra Visconti, al Circolo ARCI Bellezza di Milano, dove Luchino Visconti girò nel 1960 le scene di boxe del film Rocco e i suoi fratelli ispirandosi alla raccolta Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori, scrittore e artista presente anche in mostra con uno dei suoi dipinti dedicati al pugilato.

Ad aprire la serata del 29 novembre sarà la performance VERSUS di Andrea Contin: un incontro di pugilato con tre pugili della Boxe Popolare, gruppo sportivo con finalità sociali vicino all’ARCI Bellezza, i quali si affronteranno in un “tutti contro tutti” con lo stesso Contin come ring announcer e Michele Robecchi come arbitro. Dopo essere stata presentata nel 2002 alla galleria Artericambi di Verona, che oggi mette a disposizione il ring, a Circuit a Losanna nel 2003 e alla Factory Art di Berlino nel 2012, la Versus trova oggi il suo ideale compimento nella perfetta cornice della Palestra Visconti. 

Questo momento dal vivo si pone in dialogo con le altre opere della mostra: la ricostruzione parziale attraverso qualche traccia (sacco griffato, disegni e videoproiezioni) della performance che il 5 ottobre del 2005 Ivo Bonacorsi dedicò ad Arthur Cravan; Left Left Right, azione sportivo-musicale dalla forte e attualissima valenza politica di Petr Bystrov; le foto della Palestra Visconti quand’era Pugilistica Lombarda di Mimmo Capurso; alcuni mitici manifesti sui grandi incontri degli anni Settanta di Luigi Castiglioni; l’omaggio a Primo Carnera – unico campione del mondo italiano dei pesi massimi della storia – del suo conterraneo friulano Gianluigi Colin; uno dei molti dipinti dedicati da Nino Crociani alla boxe; la metafora del sangue e del latte nella proiezione della performance di Franko B; le dolorose apparizioni di Cesare Fullone; l’evocativa documentazione in sovrapposizioni fotografiche di Versus di Andrea Galvani; il monumento alla boxe dell’artista-pugile Omar Hassan; la documentazione video della potente performance Boxing – azione simbolica e cruenta sulle differenze di genere – di Elena Kovylina; i graffianti e ruvidi pugili di Mimmo Lombezzi; le raffinate visioni di Antonio Marras; le inquietanti sparizioni della videoinstallazione di Paul Pfeiffer; i frammenti di un discorso amoroso sul ring di Camilla Rocchi; la visione fluida e materica delle tele di Michael Rotondi; i brillanti e impegnati disegni di Riiko Sakkinen; il trailer di Boxe populaire di Arianna Summo; i celebri corpi di pugili dipinti da Giovanni Testori; la testimonianza fotografica ricca di pathos dei luoghi della boxe di Maria Cristina Vimercati.

Come VS. CRAVAN è qualcosa di più di una semplice mostra d’arte, in quanto testimonia il nesso profondo tra boxe, arte e vita, allo stesso modo il volume che accompagnerà il progetto è abbastanza lontano dal catalogo standard, non assomiglierà a una pubblicazione classica bensì avrà il sapore di una fanzine ciclostilata e autoprodotta, che conterrà documenti di diverso tipo come ristampe di foto antiche, testi del passato e appunti di lavoro degli artisti coinvolti, oltre alle riproduzioni delle opere esposte.

Si ringraziano il Comune di Milano per il patrocinio, BIG Broker Insurance Group / CiaccioArte, gli artisti partecipanti, i relatori, i pugili della Boxe Popolare, Simone Falso per le riprese e le fotografie di VERSUS, Gaetano Castellini Curiel per il supporto, Carla Conti, Giò Marconi, Massimo Minini, Francesco Pandian della galleria Artericambi di Verona, Andrea Sassi della galleria Dispari & Dispari di Berlino, Valentina Tortorella e Alain Toubas della Compagnia del Disegno per i prestiti delle opere in mostra.

La mostra è dedicata a Stefano Cucchi, che amava la boxe.

 

 

 

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 Angeli, litografi a Lucca

 Una mostra dedicata alla storica stamperia d’arte Litografia Angeli, che ha svolto a Lucca per più di quattro decenni, a partire dagli anni Sessanta del Novecento

La Fondazione Ragghianti inaugura, venerdì 23 novembre, una mostra dedicata alla storica stamperia d’arte Litografia Angeli, che ha svolto a Lucca per più di quattro decenni, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, grazie a Giuliano Angeli, un’importante attività legata ad artisti toscani e non solo.

La mostra ripercorre la storia di una realtà tutta italiana. La stamperia nasce, in realtà, nel 1948, in via della Zecca, fondata dal padre Giulio Angeli, che acquistò un torchio litografico e cominciò a lavorare realizzando stampati ed etichette per aziende.

Giuliano Angeli prende in mano la stamperia negli anni Sessanta e inizia a operare con i pittori lucchesi che si avvicinano alla tecnica del disegno su pietra, vista la necessità di rendere più accessibile l’arte e di rispondere così alla curiosità manifestata da una sempre più ampia platea di appassionati.

Nella mostra sono esposte circa sessanta litografie, tra le più significative e tecnicamente complesse stampate da Angeli, stampe progressive dei colori di una litografia, cartelle litografiche, pietre litografiche, documentazione fotografica e il torchio a stella con l’attrezzatura originale usata da Giuliano Angeli (stampa, inchiostri, strumenti, carta…).

La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2019, accompagnata da un catalogo che documenta la storia della stamperia Angeli e le opere in mostra.
Durante la mostra si terranno workshop sulla tecnica litografica tenuti dall'artista Giuseppe Renda, oltre che dallo stesso Giuliano Angeli.

 

Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti

Complesso monumentale di San Micheletto

Via San Micheletto 3, Lucca

Orario: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19

Ingresso libero

Visite guidate su prenotazione (50 euro) per gruppi e scuole

 

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

sito web: www.fondazioneragghianti.it

info: tel. +39 0583 467205

 

 

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The Art of Banksy. A visual protest

Un progetto espositivo che raccoglierà circa 80 lavori tra dipinti, sculture, prints dell’artista inglese, corredati di oggetti, fotografie e video, che racconteranno attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy.

Banksy, artista e writer inglese la cui identità rimane tuttora nascosta, è considerato uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea. Le sue opere sono spesso connotate da uno sfondo satirico e trattano argomenti universali come la politica, la cultura e l'etica. L’alone di mistero che, per scelta e per necessità, si autoalimenta quando si parla della figura di Banksy lo fa diventare un vero e proprio mito dei nostri tempi. La sua protesta visiva coinvolge un vastissimo ed eterogeneo pubblico e ne fa uno degli artisti più amati dalle giovani generazioni.
Sono già state organizzate diverse mostre su Banksy presso gallerie d’arte e spazi espositivi, ma mai un museo pubblico italiano ha ospitato finora una sua monografica (se si eccettua quella organizzata dall’artista stesso, come al Bristol Museum nel 2009). Il MUDEC-Museo delle Culture di Milano per la prima volta ospita all’interno delle sue sale una retrospettiva sull’artista inglese.
Sarà una mostra non autorizzata dall’artista, come tutte quelle a lui dedicate prima d’ora, in quanto Banksy continua a difendere il proprio anonimato e la propria indipendenza dal sistema.

“The Art of Banksy. A visual protest”, in mostra al MUDEC dal 21 novembre 2018 al 14 aprile 2019, è un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio, che raccoglierà circa 80 lavori tra dipinti, sculture, prints dell’artista inglese, corredati di oggetti, fotografie e video, che racconteranno attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy. Un percorso a suo modo accademico e insolito, ma coerente con la mission di un museo come il MUDEC, ovvero quella di fornire a ogni fascia di pubblico le chiavi di lettura per comprendere (e apprezzare) le culture del mondo e i grandi temi della contemporaneità attraverso tutte le arti visive, performative e sonore.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, la mostra The Art of Banksy. A Visual Protest, ideata da Madeinart, si articolerà attraverso sezioni, che porteranno a una riflessione critica su quale sia (e quale potrà essere) la collocazione di Banksy in un contesto più generale della storia dell’arte contemporanea.
La mostra rientra inoltre nel più ampio progetto scientifico concepito dal MUDEC “Geografie del futuro”, un racconto sul “sapere geografico” inteso come rilevamento di territori e di culture e superamento dei confini, letto attraverso la lente di diverse discipline di studio.
Il Museo delle Culture rifletterà insieme ai visitatori sul tema della disciplina geografia, cercando di capire quali tipi di “geografie” definiranno i confini della nostra conoscenza del mondo nel futuro, in un mondo che riduce sempre più gli spazi grazie alla tecnologia, e dove i luoghi e i non-luoghi da esplorare diventano sempre più complessi e elusivi. In particolare, con Banksy la relazione con la geografia e il paesaggio si connotano di tratti assolutamente “sociali”: la relazione con il paesaggio umano nel quale Banksy si esprime, spesso in zone di conflitto, dove anche la politica e le istituzioni faticano ad arrivare, l’attitudine sperimentale, la teoria della “psicogeografia” di matrice situazionista, secondo cui lo spazio di azione dell’artista è il territorio.
Ecco perché The Art of Banksy. A Visual Protest, rientra come terza mostra – e nuova frontiera della geografia - nel progetto di “Geografie del futuro”.

LA MOSTRA In linea con i principi di fruizione delle opere dell’artista non sono presenti in mostra suoi lavori sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza certificata.
Si illustrano i “movimenti” che hanno utilizzato una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione, a cui Banksy fa riferimento esplicitamente per modalità espressive: dal movimento situazionista degli anni ’50 e ’60, con il quale Banksy condivide l’attitudine sperimentale e l’attenzione sulle realtà urbane, alle forme di comunicazione ideate e praticate dall’Atelier Populaire, il collettivo di studenti che nel maggio del 1968 diffuse attraverso centinaia di manifesti i temi della protesta sui muri di Parigi; fino ad arrivare ai lavori dei writers e dei graffitisti di New York degli anni ’70 e ’80, multiculturali e illegali per vocazione e dal forte senso di appartenenza comunitaria. Come gli street artists della sua generazione Banksy accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto.
Questi aspetti emergeranno come fondanti dell’arte di Banksy nel corpus di opere presentate in mostra, che saranno suddivise per generi e temi , come ad esempio l’idea e la pratica della serialità e della riproducibilità dei lavori riferiti a Warhol (tra i quali i ritratti di Kate Moss o le serie “Tesco”, in cui utilizza il marchio della grande catena di distribuzione britannica alla maniera di Campbell’s Soup) o del détournement, in cui Banksy interviene su copie di opere esistenti e spesso universalmente conosciute, con l’inserimento però di alcuni elementi stranianti che ne modificano il significato.
Attraverso la lettura dei lavori saranno quindi illustrate le strategie, il senso e gli obiettivi dei suoi messaggi e la sua cifra stilistica , data dalla tecnica dello stencil, affinata da Banksy con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità e allo stesso tempo renderli più elaborati.
Una speciale sezione video racconterà al pubblico imurales che Banksy ha realizzato in diversi luoghi del mondo, tuttora esistenti o scomparsi, evidenziando così quanto il Genius loci sia un aspetto fondamentale nel suo lavoro: molti lavori nascono infatti anche semplicemente in funzione dei e per i luoghi in cui sono realizzati.
Il messaggio di Banksy e la sua arte si manifestano come un’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza dell’establishment e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo. 
Come ha spiegato Shepard Fairey, famoso street artist americano: “le sue opere sono piene di immagini metaforiche che trascendono le barriere linguistiche. Le immagini sono divertenti e brillanti, eppure talmente semplici e accessibili: anche se i bambini di sei anni non hanno la minima idea di che cosa sia un conflitto culturale, non avranno alcun problema a riconoscere che c’è qualcosa che non quadra quando vedono la Monna Lisa che impugna un lanciafiamme.”

 

 

 

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 A LAPSE, A STAIN, A FALL di OTOBONG NKANGA

Composta da lavori recenti, progetti in corso e due nuove commissioni, A Lapse, a Stein, a Fall articola un passo ulteriore nella ricerca che Nkanga conduce intorno ai molteplici valori che le risorse naturali possono assumere nell’Antropocene

L’artista Otobong Nkanga (Lagos/Anversa) ritorna ad ar/ge kunst dal 23.11.2018 al 09.02.2019 per la sua prima personale in Italia dopo aver partecipato alla mostra programmatica Prologue Part II – La Mia Scuola di Architettura nel Novembre 2013.

Composta da lavori recenti, progetti in corso e due nuove commissioni, A Lapse, a Stein, a Fall articola un passo ulteriore nella ricerca che Nkanga conduce intorno ai molteplici valori che le risorse naturali possono assumere nell’Antropocene. Un processo che l’artista porta avanti unitamente a un’incessante esplorazione delle reciprocità che esistono tra la morfologia della terra e quella del linguaggio.
Usando la scultura, il disegno e la performance, ma anche la scrittura, i progetti editoriali e i formati pedagogici, Nkanga guarda al concetto di land (nelle sue accezioni di terra, territorio, terreno, paese…) come formazione geologica e discorsiva, spesso prendendo come suo punto di partenza i sistemi e le procedure con cui le materie prime sono estratte localmente, tecnicamente processate e messe in circolazione globalmente. Da qui, l’artista segue i fili che mettono in relazione i minerali, la cultura materiale e la costruzione del desiderio, con la ridistribuzione di potere e conoscenza.

Otobong Nkanga ha concepito A Lapse, a Stain, a Fall come un display organico di opere che si dispiegano nello spazio seguendo un ritmo cromatico, dal nero fino a una sempre più complessa gamma di colori. Una progressione di lavori che “germinano” intorno a una nuova opera centrale che, come un’arteria, percorre la lunghezza dell’architettura da muro a muro, trasformando la mostra in un organismo vivente e diasporico, dove le parti del corpo si tengono unite attraverso la pelle.

La centralità della nozione di “corpo” nel pensiero di Otobong Nkanga, risuona profondamente con il titolo della nuova opera commissionata per questa occasione, Veins Aligned (Vene allineate), una scultura di 26 metri che giace sul pavimento di ar/ge kunst, composta da strati di vetro e marmo dalle cave di Lasa, e di cui entrambi i materiali sono stati lavorati in collaborazione con esperti locali. Si tratta di una scultura che evoca il sentimento profondo che Nkanga nutre per la materia e che si rivela nell’urgenza di creare una continuità tra i materiali così che operino tra essi come “struttura di supporto”. Allo stesso tempo, un sentimento che emerge nell’urgenza di riconoscere tutte le sue stratificazioni come portatrici di una conoscenza situata: dalla pelle, con la sua lucentezza che produce desiderio, fino attraverso la complessa struttura molecolare, con le sue proprietà geo-tecnologiche. Una conoscenza che è importante saper estrarre, rendendo visibile come ogni processo di estrazione rischi di diventare estrazione di capitale e potenzialmente un atto violento verso un corpo, sia esso quello di un essere umano, di un materiale o di un paese.

Un ringraziamento a Alessandro Cuccato e Alessandra Piazza per il supporto tecnico che ha consentito la realizzazione dell’opera Veins Aligned

Un ringraziamento speciale per il materiale e la produzione a
Lasa Marmo
Gruppo Dalle Nogare

Con il gentile sostegno di Flanders, State of the Art
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura