Non smettere mai di guardare oltre! L’arte contemporanea come un momento di incontro inesprimibile a parole
 
 
 

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Non smettere mai di guardare oltre! L’arte contemporanea come un momento di incontro inesprimibile a parole

 

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 Portrait, Photo: Christina Exarchou

Incontro con Attilia Fattori Franchini, curatrice della sezione Emergent della nuova edizione di Miart 2019.

By Camilla Delpero

 

Cos’è l’arte contemporanea?

L’arte contemporanea è un momento di incontro che non si può esprimere a parole. È un occhio sul mondo. Gli artisti ci permettono di andare oltre e vedere in modo critico quello che succede intorno a noi. Darne una definizione è difficile dato che il campo è ampiamente frammentato in posizioni diverse.

Come nasce Attilia Fattori Franchini?

Tutto nasce dai miei studi iniziati a Milano con il corso di Economia per Arte Cultura e Comunicazione. A 20 anni ho vinto una borsa di studio per l’Argentina e mi sono trasferita a Buenos Aires proprio nel momento della crisi. In questo particolare periodo storico la città era piena d’arte. L’alta disoccupazione ha portato molte persone a rispondere e reagire alla mancanza di lavoro attraverso l’arte. È stata la prima volta che ho visto un sistema colpito da una forte crisi economica originare un importante discorso culturale. Tutto ciò mi ha colpito molto. Da qui ho iniziato. Quando sono tornata a Milano, dopo essermi laureata, sono partita per la volta di Londra dove ho cominciato ad organizzare mostre indipendenti. A Londra ho voluto dare spazio ad artisti giovani che potessero esporre in luoghi stimolanti con iniziative a basso costo. Nel 2011 nasce la piattaforma online bubblebyte.org un progetto di mostre in digitale, confluito poi in un progetto di commissioni no-profit chiamato Opening Times (www.otdac.org). Nel mio lavoro sono interessata a creare piattaforme espositive che diano possibilità agli artisti di uscire dalla dicotomia presente tra musei e gallerie. Per quasi tre anni sono stata Direttrice della Seventeen Gallery, ma ho recentemente deciso di concentrarmi sul ruolo di curatrice indipendente. Attualmente collaboro con Miart e Frieze per cui curo il programma di commissioni BMW Open Work. Ogni anno un artista ha l’opportunità di lavorare con designer e ingegneri del team BMW sviluppando un progetto di ricerca presentato in anteprima a Frieze, Londra. È un progetto all’avanguardia, che permette agli artisti attraverso un dialogo specialistico di sperimentare. Dal 2016 insieme a Marianna Vecellio curo ”Curva blu” un progetto di residenza a Favignana in Sicilia dedicato alla promozione  dell’arte contemporanea nella Sicilia Occidentale. La residenza è un progetto fondato da Giulio D’Ali, amico e collezionista il quale crede con passione nella ricerca e nell’importanza della filantropia creando occasioni per supportare giovani pratiche. Ogni anno invitiamo due artisti internazionali e due italiani a lavorare dagli spazi dell’Ex Stabilimento Florio, la ex tonnara dell’isola. La particolarità del progetto è quella di rendere questi scenari, spettacolari da un punto di vista naturalistico, anche meta per la produzione artistica contemporanea.

 

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Tony Cokes, Could you visit me in dreams? 2018, 3 channels video installation, as part of Could you visit me in dreams? at Galerie Nathalie Halgand. Courtesy of the artist and Greene Naftali, New York

 

Sezione Emergent. Parlami della tua esperienza. Cosa ci puoi anticipare di miart 2019?

Questo sarà il mio secondo anno a Emergent. È un onore curare e ritornare a supportare le gallerie che giocano un ruolo importante nella ricerca sperimentale. Quest’anno ho suggerito alle gallerie di concentrarsi su presentazioni individuali o su un dialogo tra due artisti. Ero interessata a mettere conversazione posizioni, linguaggi e approcci differenti all’interno dello stesso spazio. Le gallerie hanno tutte risposto in maniera positiva a questa richiesta. Per quanto riguarda la presentazione individuali, qui posso annunciare alcuni highlights: la Galerie PCP di Parigi porta un’installazione dell’artista Inglese Rhys Coren il quale ci propone un’installazione immersiva composta da grafiche stampate a parete e pitture moderniste; la “Galleriapiù” di Bologna presenta l’artista Svizzero Yves Scherer in residenza anche da KURA. a Milano. Il suo lavoro esplora figure del mondo dello spettacolo, moda e Hollywood, per porre domande più ampie sulla società contemporanea; Spazio Veda di Firenze presenta l’installazione scultorea di Jonathan Berger ispirata al lavoro e alla vita di Charles e Ray Eames, iconici designer Californiani; mentre la galleria “UNA” di Piacenza, per la prima volta in fiera, espone un’installazione scultorea dell’artista greco Vasilis Papageorgiu, concentrandosi sul bar in quanto luogo d’incontro storico, politico e di aggregazione sociale. James Bridle, attivista politico e scrittore che vive tra Londra e Atene, portato a miart dalla galleria Nome di Berlino mostrerà’ al pubblico fieristico la sua ricerca sulla guida automatica attraverso una installazione composta da foto e video. Con la galleria Vin Vin, di Vienna, le rappresentazioni allegoriche dell’esistenza umana saranno al centro della presentazione di Saskia Te Nicklin. Con un approccio pittorico l’artista rappresenta corpi scomposti, grotteschi, deformati che si riflettono in superfici metalliche. I dialoghi esplorano invece sinergie e contrasti presenti tra posizioni artistiche diverse. I norvergesi Knut Ivar Aaser e ​Halvor Rønning, portati dalla galleria di Vienna FELIX GAUDLITZ ragionano sul legame tra memoria, simbologia e segni. La galleria Lucas Hirsch di Dusseldorf presenta un dialogo tra il pittore onirico ​Jannis Marwitz e le figure aliene dello scultore ​Nils Alix-Tabeling. La Galleria Clima di Milano crea invece una conversazione pittorica tra Valerio Nicolai e Catherine Parsonage. Balcony di Lisbona, presente per la prima volta a Miart, presenta tele e sculture di Horacio Frutuoso e ​Fernao Cruz tra stile concettuale e dettagli umoristici. ADA, Roma introduce il pubblico al lavoro di due artisti Italiani che stimo molto quali: Benni Bosetto (con cui ho lavorato anche con il premio Termoli) e Luca De Leva. La galleria Polansky di Praga, alla sua prima partecipazione in fiera e ci mostrerà sculture architettoniche di Milena Dopitová ispirate al mondo fashion, in dialogo con le foto dell’artista Ceco Adam Holy, mentre la delicatezza pittorica di Sophie Reynold incontrerà le installazioni di Angelika Loderer e gli oggetti indossabili di Lone Haugaard Madsen presso lo stand di Sophie Tappeiner. Infine la galleria Oktem Aykutdi Istambul esplora un incontro tra il pittore turco G​ökcen Cabadan e le fotografie di viaggio dell’irlandese Samuel Laurence Cunnan.

 

 

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Exhibition view, Could you visit me in dreams?, Galerie Nathalie Halgand, Wien, 2018

 

Un artista con cui ti senti maggiormente affine?

Mi sento affine a tutti gli artisti con i quali lavoro ed ho collaborato in passato. Si creano rapporti talmente forti che spesso una collaborazione si trasforma in cara amicizia.

La Brexit causerà limitazioni nell’esportazione e importazioni di opere ad esempio per mostre e progetti culturali? Come vedi dal punto di vista curatoriale questa possibile uscita?

La Brexit è un disastro dal punto di vista politico, sociale e artistico. Per il momento il problema logistico non si sente dato che ancora l’esito politico dell’Inghilterra è da definire.

 

 

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Premio Termoli 061, exhibition view

 

 

 La rivista si chiama Quid Magazine perché vuole ricercare la scintilla il quid appunto che rende uniche le cose. Tu dove lo intravedi il quid?

La mia vita è incentrata sul mio lavoro il quale mi definisce sia a livello personale che di pensiero. Il quid per me è non smettere mai di guardare oltre. Iniziare nuovi progetti, anche se apparentemente difficili, lavorare con formati non ancora sperimentati. L’importante è non adagiarsi mai e non dare nulla per scontato.

Come vedi i giovani nel mondo dell’arte?

Credo tanto nei giovani ed il mio lavoro da sempre si concentra su supportare la contestualizzazione critica di giovani pratiche. In Italia ci sono giovani artisti molto bravi che beneficerebbero di maggiore visibilità istituzionale. All’estero la presenza di Kunsthalle nel mondo Tedesco o ICA in quello Anglosassone, fornisce una piattaforma critica importante, ma è anche fondamentale il ruolo degli istituti di cultura internazionali come l’Istituto Svizzero o il Goethe Institute per esempio, i quali offrono programmi di residenza e mostre finanziando ricerca e sperimentazione artistica.

 

 

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Sam Lewitt, Core ( the "Work"), BMW Open Work, Frieze London 2018