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luovo è stato tolto

L’uovo è stato tolto dal piedestallo, 2005 - legno, colore, vetro,marmo, cm 147x250x70

 

 FLAVIO PAOLUCCI - I SENTIERI IL SENTIERO

Una mostra che si focalizza su un artista ticinese proponendo una rassegna di opere quali dipinti, sculture e installazioni.

 

Dopo la presentazione dei lavori storici di Mario Nigro, la mostra autunnale della FONDAZIONE GHISLA ART COLLECTION di Locarno si focalizza su un artista ticinese proponendo, a partire dal 9 settembre fino al 6 gennaio 2019, una rassegna di opere (dipinti, sculture, installazioni) di FLAVIO PAOLUCCI, nato a Torre in Val di Blenio e attivo a Biasca, FLAVIO PAOLUCCI che ha alle spalle una lunga militanza artistica che lo ha visto esporre nelle maggiori città svizzere,ma spesso anche in Germania e in Italia. Chi visita la mostra di Paolucci, a cura di Luigi Cavadini, presentata al terzo piano della Fondazione Ghisla Art Collection, ha anche l’occasione per ammirare una selezione delle opere della Collezione costituita negli anni da Pierino e Martine Ghisla-Jacquemin, comprendente capolavori della Pop Art, dell’Informale, del Concettuale, dell’Astrattismo, del New Dada…, a cui si aggiungono prove di interessanti autori emergenti.

 

 

2Continuum locandina

 

CONTINUUM. Lo spirito di un luogo

Artisti italiani e tedeschi in dialogo con Villa Nigra

A Miasino, sulle colline che circondano il Lago d’Orta, c’è Villa Nigra, una delle più belle dimore storiche di tutto il Nord Italia. Nove importanti artisti contemporanei, cinque tedeschi e quattro italiani, fanno dialogare le proprie opere con gli ambienti dimenticati e riscoperti della villa. Un continuum narrativo e artistico tra opere d’arte contemporanea e stanze affrescate del Sei-Settecento.

Inaugura venerdì 6 luglio la mostra Continuum. Lo spirito di un luogo. E Villa Nigra muove i primi passi per trasformarsi in polo culturale d’eccellenza. L’esposizione è organizzata da Asilo Bianco in collaborazione con l'associazione tedesca Lo spirito del lago che, dopo vent’anni di attività artistica sull'Isola Bella, si sposta nel Cusio e dialoga con l’Associazione Culturale fondata da Enrica Borghi. 

La mostra sarà visitabile dal 7 al 29 luglio, dal giovedì alla domenica, dalle 14 alle 18.

Continuum mira a indagare l'anima invisibile delle stanze abbandonate di Villa Nigra. Si tratta di un dialogo che il presente instaura con il passato, nella continuità spazio-temporale degli ambienti storici della villa. Il tema della rinascita fa da filo conduttore alle installazioni che spaziano tra scultura, disegno, video-proiezioni e interventi site-specific. In mostra opere di Enrica Borghi, Antonella Aprile, Fausta Squatriti, Angelo Molinari, Harald Fuchs, Birgit Kahle, Gereon Krebber, Maik+Dirk Löbbert, Frauke Wilken.

Si tratta di un dialogo costante e diretto tra arte e ambiente circostante, quel continuum che rievoca l'approccio della Biennale del 1978 curata da Germano Celant. La collocazione delle installazioni negli spazi di Villa Nigra – per dirla con le parole di Celant – crea "un senso di reciprocità basato su una mutualità reale, in cui l'arte crea uno spazio ambientale, nella stessa misura in cui un ambiente crea l'arte. [...] Si crea un continuum tra immagine, superficiale e volumetrica, e contesto dato, in cui l'osmosi muta a causa delle differenti condizioni ambientali" (Ambiente/Arte. Dal Futurismo alla Body Art, La Biennale di Venezia, 1978).

"La rinascita di un bene-faro come Villa Nigra – dichiara Enrica Borghi, la presidente di Asilo Bianco – può far rinascere un intero territorio e una comunità. Dopo gli anni di spopolamento di tanti piccoli comuni del Cusio assistiamo a una nuova ricerca di identità di questi luoghi meravigliosi, passando per turismo, arte e cultura. Villa Nigra inizia a essere veramente il simbolo di questo processo".

La mostra Continuum rappresenta un’ulteriore apertura internazionale nel percorso artistico di Asilo Bianco a Villa Nigra, iniziato nel 2008 con alcuni artisti svedesi. La nuova collaborazione italo-tedesca vuole essere anche un buon auspicio per il futuro dell’Europa. Un messaggio politico dove è l’arte a essere linguaggio universale e privilegiato, ponte tra culture.

Il vernissage è in programma per venerdì 6 luglio alle ore 18.30. Il musicista Riccardo Sinigaglia, docente di composizione elettronica al Conservatorio di Milano, suonerà per l’occasione dal loggiato di Villa Nigra.

Continuum è uno degli eventi che inaugura le attività di valorizzazione del bando di Fondazione Cariplo "Villa Nigra. Cultura e Impresa per lo sviluppo di un territorio liquido".

 

1 Collezione Roberto Casamonti foto Neri Casamonti

 Collezione Roberto Casamonti - foto Neri Casamonti

Collezione Roberto Casamonti

Al Palazzo Bartolini Salimbeni di Firenze ci sono stati oltre 14.000 visitatori nei primi 5 mesi di apertura

In appena 5 mesi dall’apertura, il 25 marzo scorso, la Collezione Roberto Casamonti in Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze ha raggiunto i 14.000 visitatori. Un successo inaspettato di pubblico e non solo, visto l’eco che ha avuto sulla stampa nazionale e internazionale che ha portato ospiti illustri del modo della cultura - direttori di musei, critici, curatori e collezionisti – ad ammirare questa eccezionale selezione di opere che Roberto Casamonti ha raccolto in 40 anni con passione e istinto e che rappresentano l’evoluzione storico artistica che attraversa per intero il XX secolo.

In così breve tempo, la Collezione è già segnalata su importanti guide turistiche come quelle della Routard e della Lonely Planet, a testimonianza di come sia stata identificata da subito come uno dei luoghi fondamentali del circuito dei musei e delle fondazioni dedicati all’arte moderna e contemporanea di Firenze.

Roberto Casamonti che, grazie a questa  scelta di aprire al pubblico la sua raccolta privata, è stato insignito dal sindaco Dario Nardella del Fiorino d’Oro, è molto colpito dai risultati ottenuti. “Quando ho deciso di voler condividere con la città di Firenze, alla quale sono da sempre affettivamente legato, la mia collezione, non avrei mai pensato di ottenere un successo così immediato – afferma. Il pubblico, sia fiorentino che non, si è rivelato molto sensibile e attento, percependo questo spazio espositivo come un nuovo polo culturale che va a integrare la proposta delle altre istituzioni museali presenti. Sono commosso dai moltissimi messaggi di ringraziamento che molti visitatori lasciano scritti nel libro delle presenze all’ingresso del Palazzo”.

La Collezione di opere d'arte italiane e straniere è allestita al Piano Nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni, lo storico edificio, capolavoro architettonico rinascimentale opera di Baccio d’Agnolo che si affaccia sull’asse visuale che congiunge piazza Santa Trinita con la prestigiosa via Tornabuoni. Fino a marzo 2019, è esposto il primo nucleo composto da circa un centinaio di opere che vanno dagli esordi del Novecento sino agli anni Sessanta: Fattori, Boldini, Balla, Viani, Sironi, Severini, Marini, Morandi, de Chirico, Savinio, Prampolini, Casorati, Magnelli, Licini, Picasso, Leger, Soutine, Klee, Chagall, Ernst, Kandinsky, Hartung, Fautrier, Matta, Lam, Dorazio, Accardi, Afro, Vedova, Capogrossi, Burri, Klein, Fontana, Castellani, Manzoni e numerosi altri in un percorso che attraversa 5 magnifiche sale.

Alcune di queste opere, lasceranno momentaneamente la Collezione perché richieste da importanti musei internazionali come Concetto spaziale, attese, di Lucio Fontana del 1965 che andrà al Metropolitan Museum of Art di New York a inizi 2019 per una grande mostra sull’artista.

Roberto Casamonti e Sonia Zampini, storica dell’arte a cui è stata affidata la direzione della Collezione, stanno elaborando un programma di appuntamenti per l’autunno-inverno 2018 che prevede presentazioni di libri e incontri su temi legati alla storia del Novecento, finalizzati a valorizzare il dialogo tra le arti.

A primavera del 2019, sarà presentata la seconda parte con capolavori che partono dalla fine del 1960 ai nostri giorni, da Alighiero Boetti a Anselm Kiefer, a Jean-Michel Basquiat, da Jannis Kounellis a Tony Cragg, a Bill Viola, giusto per fare qualche nome. Anche questa sezione, come il catalogo pubblicato per l’occasione, sarà curata dal critico Bruno Corà.

L’Associazione per l’Arte e la Cultura, denominata “Collezione Roberto Casamonti” informa inoltre che da settembre 2018, come già annunciato nell’occasione dell’inaugurazione, sarà introdotto un biglietto d’ingresso. La Collezione aderisce inoltre al progetto FIRENZECARD pass museale della città.

Informazioni e prenotazioni: www.collezionecasamonti.com |tel. 055.602030

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Orari di apertura pubblico: mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica dalle ore 11.30 alle ore 19.00, ultimo ingresso alle 18.30.

Oltre 14.000 visitatori nei primi 5 mesi di apertura

 

2. Eugene Smith Children playing

 Eugene Smith, Children playing

 

 W. EUGENE SMITH: PITTSBURGH Ritratto di una città industriale

A cento anni dalla nascita di uno dei protagonisti della fotografia mondiale, la mostra al MAST presenta una selezione ricca e significativa del lavoro su Pittsburgh, che W. Eugene Smith ha realizzato

La Fondazione MAST presenta per la prima volta in Italia una mostra interamente dedicata all’opera che il fotografo americano W. EUGENE SMITH (1918-1978) ha realizzato a partire dal 1955 su Pittsburgh, (Pennsylvania, USA), la città industriale più famosa del primo Novecento.

A cento anni dalla nascita di uno dei protagonisti della fotografia mondiale, la mostra al MAST presenta una selezione ricca e significativa del lavoro su Pittsburgh, che W. Eugene Smith ha realizzato lasciandoci il ritratto grandioso e autentico di questa dinamica città americana al culmine del suo sviluppo economico e alcune delle immagini più profondamente umane nella storia della fotografia.

L’esposizione, a cura di Urs Stahel, propone il nucleo principale di questo lavoro magnifico e sofferto: 170 stampe vintage provenienti dalla collezione del Carnegie Museum of Art di Pittsburgh sulla città e insieme sull’America degli anni cinquanta, tra luci, ombre e promesse di felicità e progresso.
Il progetto, considerato da Smith l’impresa più ambiziosa della propria carriera, segnò un momento di svolta nella vita professionale e personale del fotografo. A trentasei anni, dopo i successi e la notorietà ottenuti documentando come fotoreporter alcuni dei principali avvenimenti della seconda guerra mondiale per “Life”, Smith decise di chiudere con la rivista e con i mal tollerati vincoli imposti dai media per dedicarsi alla fotografia con una maggiore libertà espressiva.
Come spiega Urs Stahel, “W. Eugene Smith lottava per rappresentare l’assoluto. Ben lungi dall’accontentarsi di documentare il mondo, voleva catturare, afferrare, almeno in alcune immagini, niente di meno che l’essenza stessa della vita umana.”

La mostra è organizzata dalla Fondazione MAST in collaborazione con Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, Pennsylvania.

 

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KOREAN WUNDERKAMMER - Mostre collettive di Su Muk e arte Min-hwa

La Fondazione Luciana Matalon prende parte dal 3 al 19 luglio al festival di arte contemporanea coreana “Korean Wunderkammer” 

La Fondazione Luciana Matalon prende parte dal 3 al 19 luglio 2018 al festival di arte contemporanea coreana “Korean Wunderkammer” con due mostre collettive di Su Muk (inchiostro asiatico) e arte Min-hwa, a cura di Michela Ongaretti. La prima mostra in programma è una collettiva di Su Muk (inchiostro asiatico) che si terrà dal 3 al 10 luglio. Non è la prima volta che il mondo della neo-calligrafia orientale viene presentato in Italia. Nell’edizione del 2016 alcuni suoi protagonisti erano tra le prime apparizioni del festival, considerati una componente di un moderno gabinetto delle meraviglie insieme a pittura e scultura, illustrazione e fotocomposizione digitale. Già da allora si intuiva come l’inchiostro e i pennelli tipici di una tradizione partita dalla Cina e attraverso il Giappone arrivata in Corea stanno diventando strumenti di un’arte più complessa che unisce gli ideogrammi a soggetti figurativi o astratti. Una seconda occasione per mostrare quel tipo di ricerca è stata la personale di Shing Gangwon nel luglio del 2017, esponente della disciplina che il Consolato di Corea di Milano ha proposto nelle sue sale come evento speciale, correlato a Korean Wunderkammer. Oggi molti artisti portano nella città meneghina, per l’edizione 2018 del festival, un nuovo concetto. Vengono sempre utilizzati gli strumenti convenzionalmente usati in calligrafia unendo altre tecniche e avvicinando illustrazione, pittura in un unico genere, raccogliendo l’aspetto anche tematico dell’arte tradizionale coreana, per unirla a sua volta a tendenze più contemporanee od occidentali. Questo nutrito gruppo di settanta artisti, tra cui ricordiamo Choi jeom-bok, Choi nam-kil, Jung bang-won, Jung yiseul, Kim ji-young, Park kyoung-mug e Yoon yeon-hwa ha scelto di definirsi con il nome più generale coreano dell’arte antica sviluppatasi dalla calligrafia, Sum Muk, letteralmente “inchiostro asiatico”. A dispetto dell’eterogeneità dei soggetti, di cui rappresentativi sono gli stili di questi otto esponenti, l’utilizzo dell’inchiostro resta quell’ imprescindibile materiale comune, con una sua specifica prassi esecutiva che solo chi proviene dalla calligrafia sa gestire con maestria. Chiamato anche Ink wash painting, o molto simile alla pittura letterati, trasforma in acquerello il nero profondo dell’inchiostro da ideogrammi secondo concentrazioni diversificate. Servono anni di pratica per perfezionare il movimento del pennello e il flusso di inchiostro, calibrando la tonalità e l'ombreggiatura ottenute variando la densità dell'inchiostro, sia mediante una macinazione e levigatura dello stick di inchiostro in acqua, sia a seconda della pressione della pennellata. Sin dai tempi antichi l’ombreggiatura è una tecnica così raffinata da riuscire a rendere variazioni nella tonalità sorprendenti, dal nero intenso al grigio argenteo. La stessa millenaria tecnica oggi viene associata ad altri colori per una resa delicata o decisa, influenzati da quella filosofia per cui non si riproduce semplicemente un soggetto ma si cattura il suo spirito. La seconda esposizione è una collettiva dedicata all’arte Min-hwa che avrà luogo dal 12 al 19 luglio.

La mostra si concentrerà sulla pittura popolare di stile tradizionale coreano dei nostri giorni ma eseguita seguendo ancora i principi e i dettami del diciassettesimo secolo. L’arte Minhwa fin dalle origini rappresenta in pittura, su carta o su tela, animali e figure della mitologia popolare, scene di vita quotidiana e oggetti quali simboli di felicità e benessere. I suoi artisti si spostavano spesso tra le città di culto per manifestazioni locali dove si fermavano per eseguire lavori su ordinazione commissionati da nobili o persone comuni. Allora, come oggi, i soggetti raffigurati più comuni sono gli animali: ad esempio, la Tigre e la Carpa simboleggiano rispettivamente potenza e successo; hanno funzione apotropaica e benaugurale anche uccelli e animali domestici come il gatto e il gallo o ancora la carpa, figura molto frequente e tra le più amate di sempre. Il triste evento storico della Guerra di Corea (1950) ha decretato il declino di questa tradizione che ha avuto una rinascita solo a partire dagli anni ottanta del secolo scorso. Grande merito nella ripresa dell’arte Minhwa va all’associazione Korean Folk Painting, la più grande in ambito artistico di tutta la Corea. Nasce nel 1995 per unire e rappresentare gli artisti che intendono proseguire e riproporre in chiave contemporanea il genere Minhwa, dando vita ad un vero e proprio movimento. Korean Folk Painting ha rapporti con il Ministero dell’Educazione della Corea del Sud che ne sovvenziona i progetti espositivi e culturali con il fine di tutelare, promuovere e tramandare questa antichissima tradizione.

 

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OLTRE ALBERS

Due appuntamenti durante i quali fotografi, artisti e grandi viaggiatori approfondiranno le diverse tematiche della mostra spaziando dal foto-racconto di viaggio fino al rapporto tra fotografia e architettura

Due appuntamenti durante i quali fotografi, artisti e grandi viaggiatori approfondiranno le diverse tematiche della mostra (Josef Albers in Messico, a cura di Lauren Hinkson visibile fino al 3 settembre 2018), spaziando dal foto-racconto di viaggio fino al rapporto tra fotografia e architettura, offrendone una lettura personale e inedita. Gli incontri si svolgono due volte al giorno secondo il calendario a seguire, e sono aperti al pubblico gratuitamente, previo acquisto del biglietto d’ingresso.

5 luglio, ore 12.30 e 15.00 - Giovanna Silva, Narratives/Relazioni. Viaggiare coi libri.

Giovanna Silva vive e lavora a Milano. Dal 2005 al 2007 ha collaborato con la rivista “Domusˮ mentre dal settembre 2007 al settembre 2011 è stata photoeditor della rivista “Abitareˮ. Ha fotografato Renzo Piano e Zaha Hadid per i numeri speciali di “Abitareˮ. Ha pubblicato Desertions (2009), Orantes (2011); Narratives/Relazioni: Baghdad, Green Zone, Red Zone, Babylon (2012); Narratives/Relazioni: Libya: Inch by Inch, House by House, Alley by Alley (2014); Syria: a Travel Guide to Disappearance (2015), Afghanistan Orh- (2017), Good Boy (2016), Walk Like an Egyptian (2017). Ha partecipato alla 14. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia con il progetto Nightswimming, Discotheques in Italy from the 1960s Until Now. Insegna documentazione fotografica alla Naba di Milano e al master di fotgrafia dello Iuav di Venezia. Ha fondato la rivista "San Rocco" e la casa editrice Humboldt Books.

26 luglio, ore 12.30 e 15.00 Alessandra Chemollo, Spazio, Luce, Tempo. Per una sintesi del visibile.

Alessandra Chemollo si è laureata presso l'Università di Architettura IUAV di Venezia nel 1995, con una tesi sulla relazione tra architettura e fotografia .

La riflessione sulla rappresentazione dell'opera architettonica si sviluppa nel suo lavoro professionale e nei progetti autonomamente prodotti, senza soluzione di continuità. Ha realizzato progetti fotografici a illustrazione di numerosi testi monografici, approfondendo specifiche modalità di lettura dell'opera architettonica a partire da assunti documentari, grazie alla stretta collaborazione con gli storici dell'architettura - a partire dall'esperienza con Manfredo Tafuri. Nella sua trentennale esperienza professionale, spazia dall’architettura storica a quella contemporanea e sviluppa ambiti teorici con finalità didattica e curatoriale. Vive a Venezia.

Peggy Guggenheim Collection, Dorsoduro 701, 30123 Venezia

Tel. 041.2405411 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.