TEMPLES OF THIS TIME. PAWEL WASOWSKI a cura di Ilaria Bignotti e Vera Canevazzi
 
 
 

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 Pawel Wasowski

 

 

TEMPLES OF THIS TIME. PAWEL WASOWSKI a cura di Ilaria Bignotti e Vera Canevazzi

Un ciclo di nuovi lavori, intitolati Temples, appositamente progettati dall’artista tra il 2020 e il 2021.

La mostra sarà fruibile anche virtualmente, grazie alla collaborazione tra IAGA Contemporary e Vera Canevazzi Art Consulting: le opere di Pawel Wasowski saranno visualizzabili nelle case degli utenti, attraverso l’utilizzo della realtà aumentata. La Augmented Reality Gallery di Wasowski sarà fruibile sulla pagina https://www.veraartconsulting.com/featured_item/temple-of-this-time/

Opere in mostra:

Opere inedite afferenti all’ultimo ciclo della ricerca dell’artista, Temples Opere recenti afferenti ai cicli Confluence e Optical Vibes Pawel Wasowski. Temples Of This Time.

Il progetto espositivo dedicato a Pawel Wasowski (Varsavia, 1974) presenta al pubblico un ciclo di nuovi lavori, intitolati Temples, appositamente progettati dall’artista tra il 2020 e il 2021 che si dispongono negli ambienti della Galleria e dialogano con opere precedentemente realizzate, afferenti ai cicli Confluence e Optical Vibes.

Temples, come si intitola l’ultimo ciclo della ricerca di Wasowski, è costituito da opere di formato quadrato realizzate manualmente – come del resto avviene per l’intera sua opera pittorica – che accolgono trame e gradazioni cromatiche costruite sulla base di una modularità stabilita aprioristicamente come modello progettuale (Wasowski è anche architetto).

Il titolo, seguito da un numero progressivo e da un nome antico che riecheggia le divinità egizie e la misteriosa civiltà dei faraoni, contiene così tre elementi che l’artista dispone sul tavolo della pittura per visualizzare e interpretare, con il suo linguaggio, il senso di ciò che ha duramente colpito tutto il mondo nell’ultimo anno e mezzo, la pandemia: una piaga epocale, che Wasowski associa a quelle egizie descritte dalla Bibblia, le prime sciagure che Dio ha inflitto all’umanità, per punirla dei suoi mali e delle sue colpe.

Da questo tragico parallelismo, l’artista ha poi riflettuto sul significato antico e contemporaneo di erigere templi e monumenti alla divinità: luoghi dove provare a tornare in contatto con il sacro, espiare il peccato, ricongiungersi alla dimensione dell’oltre, esplorare il mistero: tutti di pianta quadrata, dalla Kaaba alle Mastabe alle Piramidi. Una forma pura e assoluta, che approda ai quadrati delle avanguardie storiche e del secondo dopoguerra, da Malevich ad Albers, da Vasarely ad Alberto Biasi. L’opera di Wasowski si carica così di tutte le ardimentose sperimentazioni del XX secolo, ne ripercorre e onora le verifiche e i progetti, le utopie e le visioni, fino ad aggiornare di senso la cosiddetta optical art.

Insieme all’ultimo ciclo dei Templi, sono esposte anche opere titolate Confluenze. Si tratta, in questo caso, di dipinti di forma anche rettangolare, formati da una composizione di quadratini di diverso colore così da dare allo sguardo l’illusione di moti dinamici e confluenti: i patterns paiono fluidi, mutevoli come i corsi d’acqua o i rivoli di pioggia alle finestre, o ancora evocano le indagini al microscopio. Non a caso, il nome di questo ciclo è Confluenze, che Wasowski intende nella sua accezione più scientifica: una misura del numero di cellule nelle colture cellulari, espresso come percentuale dell'area del recipiente di coltura occupata dalle cellule. Ad esempio, una confluenza al cento per cento significa che le cellule hanno occupato tutto lo spazio a loro disposizione e non c'è spazio per un'ulteriore crescita. In questa direzione, le opere di questa serie, così lette, si arricchiscono di significato, presentandosi come organismi vivi, mutevoli, in continua trasformazione e disposizione grazie alle dinamiche di queste unità plastiche, potremmo chiamarle in omaggio ad un altro maestro e “padre spirituale” di Wasowski, Victor Vasarely, l’inventore delle “Unités plastiques”: quadrati colorati di 10 centimetri di lato, all’interno dei quali era possibile inserire una forma geometrica più piccola e di diverso colore, come un cerchio, un rettangolo o un quadrato. Nel 1973 Vasarely descrisse le sue unità plastiche come “controparte delle stelle, degli atomi, delle cellule e delle molecole, ma anche dei granelli di sabbia, dei ciottoli, dei fiori e delle foglie”1: la capacità astrattiva dell’artista aveva saputo sintetizzare in una forma geometrica, e nelle sue infinite potenziali variazioni e dimensioni, l’energia generatrice e metamorfica della natura. Aspetti che tornano, oggi, anche nella mostra personale, la prima in Galleria, dedicata all’artista e architetto polacco Pawel Wasowski.

Una mostra che, come a evidenziare la potenzialità percettiva e cinetica della sua ricerca, sarà eccezionalmente fruibile e visitabile anche virtualmente e in modalità realtà aumentata, grazie alla sinergia tra IAGA Contemporary e Vera Canevazzi Art Consulting, pioniere nella progettazione di mostre in A.R. Per godere delle opere nei propri spazi non sarà necessario scaricare alcuna applicazione, basterà un semplice clic sulla AR Gallery: le opere tridimensionali sono infatti state realizzate con strumenti di modellazione 3D per permettere di visualizzarle in un formato compatibile con i diversi dispositivi e browser internet.

 Info

Sede espositiva: IAGA Contemporary Art, Strada Cloşca nr. 9-11, Cluj Napoca, Romania

Periodo: Da giovedì 23 settembre 2021 a sabato 6 novembre 2021.

Una mostra prodotta da IAGA Contemporary Art, Cluj Napoca, Romania a cura di Ilaria Bignotti e Vera Canevazzi