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 Milton H. Greene Elizabeth Margot Collection

 © Milton H. Greene / Elizabeth Margot Collection

 

SUMMER JAMBOREE e SENIGALLIA CITTÀ DELLA FOTOGRAFIA  presentano la mostra fotografica Women di Milton H. Greene

La mostra presenta una vasta gamma di foto, tra cui preziosi scatti a Marilyn Monroe, polaroid originali, provini e documenti che raccontano l’originale lavoro di uno dei fotografi più celebrati al mondo.

In occasione della XXI edizione del Summer Jamboree, che si terrà a Senigallia dal 30 luglio all’8 agosto, Palazzetto Baviera ospita la mostra fotografica Women di Milton H. Greene. L’esposizione in programma dal 17 giugno al 26 settembre 2021, che rientra nel palinsesto di Senigallia Città della Fotografia, presenta una vasta gamma di foto, tra cui preziosi scatti a Marilyn Monroe, polaroid originali, provini e documenti che raccontano l’originale lavoro di uno dei fotografi più celebrati al mondo. Il Summer Jamboree, il Festival Internazionale di musica e cultura dell’America anni ’40 e ’50 che da anni anima la città di Senigallia con grandi concerti, record hop diffusi tra centro storico e lungomare e un’atmosfera vintage contagiosa, si rinnova anche quest’anno per la sua XXI edizione in programma dal 30 luglio all’8 agosto. Il ricco palinsesto di eventi prevede nuove modalità di accesso, con ingressi contingentati e posti a sedere limitati in modo da poter assicurare le condizioni di massima sicurezza per tutti, ma non sarà per questo meno coinvolgente anzi, lo spirito del Festival come momento di incontro, gioia e condivisione rimarrà invariato, lanciando un messaggio di speranza e fiducia nel futuro dopo il periodo buio appena trascorso.

Evento di punta della manifestazione è la mostra fotografica di Milton H. Greene “Women, prodotta da diChroma photography e curata da Anne Morin. Allestita a Palazzetto Baviera fino al prossimo settembre, accompagnerà tutta l’estate senigalliese, sottolineando così la sinergia tra Summer Jamboree e Senigallia Città della Fotografia”.

L’esposizione comprende una vasta gamma di foto, tra cui preziosi scatti a Marilyn Monroe e altre celebrities come Audrey Hepburn, Marlene Dietrich, Geraldine Chaplin, Kim Novak, Shirley MacLaine, Lucía Bosé, Susan Sarandon, ma anche attori come Cary Grant e Sir Lawrence Olivier. Si potranno inoltre ammirare polaroid originali, provini e documenti che raccontano dall’interno il processo di lavoro seguito da Milton Greene. In questi materiali, l’artista rivela infatti il modo particolarissimo con cui colloca il soggetto all’interno del mirino della sua Rolleiflex, avvicinandosi, cambiando la distanza tra loro, giocando con la luce e lo spazio per dare visibilità al soggetto reale dell’immagine. Si scopre così il modo in cui Milton Greene costruisce un linguaggio e una retorica specifici, utilizzando il proprio vocabolario e i suoi continui aggiustamenti per raggiungere il perfetto equilibrio dei suoi scatti.

Attivo per oltre quattro decenni nel mondo della fotografia e della produzione cinematografica statunitense, con numerosi riconoscimenti, medaglie, premi nazionali e internazionali ottenuti, Milton Greene è uno dei fotografi più celebrati al mondo. Nato a New York nel 1922, ha iniziato a fotografare all'età di 14 anni e a soli 23 anni è già definito il “Wonder Boy della fotografia a colori”. Negli anni Cinquanta e Sessanta la maggior parte dei suoi lavori sono apparsi sulle principali testate nazionali tra cui Life, Look, Harper’s Bazaar, Town & Country e Vogue. Oggi gli viene riconosciuto il merito di aver portato, insieme ad altri eminenti fotografi come Richard Avedon, Cecil Beaton, Irving Penn e Norman Parkinson, la fotografia di moda nel regno delle belle arti, ma sono soprattutto i suoi straordinari ritratti di artisti, musicisti e celebrità televisive e teatrali ad essere diventati leggendari.

Ma sono sicuramente le foto scattate a Marilyn Monroe a essere maggiormente ricordate. Il fortunato incontro con l’attrice ebbe luogo nel 1953, grazie ad un incarico affidato a Greene per conto di Look Magazine. I due divennero presto amici intimi e nel 1956 formarono la loro compagnia, la Marilyn Monroe Productions, che produsse “Bus Stop” e “The Prince and the Showgirl”. Prima di sposare Arthur Miller nel giugno del 1956, Greene ha fotografato Marilyn Monroe in innumerevoli sessioni, scattandole alcune delle sue fotografie più belle ed iconiche, che ne colgono appieno gli stati d’animo, la bellezza, il talento e lo spirito.

La sua straordinaria abilità di regista, infatti, gli permetteva di catturare le qualità che meglio rappresentavano la persona reale, rendendo ciascuna delle sue immagini una dichiarazione eloquente e unica del soggetto ritratto e convertendo così la sua particolare visione in arte fotografica. Non a caso Marilyn affidò a Greene la sua autobiografia, chiamata semplicemente “La mia storia".

Per questo il lavoro di Milton H. Greene, come dimostrano gli scatti in mostra, continuerà a essere considerato rappresentativo di un’era, certo forse ormai finita, ma che si rifletterà sempre invariata nelle sue immagini iconiche.

 

 


 Mostra Vassallo Palazzo Te

 

"SOLILOQUI" Mantova negli scatti di Gianluca Vassallo

La mostra organizzata da Festivaletteratura e Fondazione Palazzo Te offre uno sguardo d’autore sulla città in attesa della XXV edizione di Festivaletteratura a settembre 2021.

Un anno fa il Festivaletteratura chiamava Gianluca Vassallo per realizzare un progetto fotografico dedicato alla città di Mantova che sarebbe stato il cuore dell'Almanacco 2020, pubblicazione speciale realizzata dal festival in un periodo assolutamente fuori dal comune: un volume collettivo con il contributo di più di centosessanta autori della manifestazione.

Dal 12 giugno 2021 al 12 settembre 2021 le immagini dell’Almanacco, insieme a molte altre tracce di un emozionante reportage per immagini, giungono nelle sale di Palazzo Te protagoniste della mostra Soliloqui, organizzata da Festivaletteratura e Fondazione Palazzo Te con il sostegno di Fondazione BAM e Foscarini.

La mostra rappresenta innanzitutto un’occasione per riappropriarsi dagli spazi della città attraverso lo sguardo del fotografo, in attesa della XXV edizione del festival che si terrà a Mantova dall’8 al 12 settembre 2021. Per Vassallo l’osservazione del paesaggio urbano diventa il mezzo per leggere il paesaggio umano, e attraverso le vie e le piazze di Mantova restituisce il ritratto di una città segnata dalla pandemia ma più che mai desiderosa di riprendere in mano il proprio futuro.

Con Soliloqui si riannodano i fili di un percorso avviato lo scorso anno e che si concluderà a Festivaletteratura 2021 con un laboratorio fotografico tenuto dallo stesso Gianluca Vassallo, in cui il fotografo condividerà con il pubblico il suo personale modo di osservare il paesaggio urbano.

Per tutta la durata della mostra sarà possibile acquistare le stampe delle fotografie della serie Soliloqui firmate dall’autore: il ricavato andrà a sostegno della prossima edizione del Festival.

La mostra Soliloqui rientra nelle azioni di Festivaletteratura nell'ambito del progetto “PARTIAMO DAL TE! Percorsi e programmi per la rigenerazione urbana da Palazzo Te alla Reggia Ducale di Mantova” sostenuto da Regione Lombardia - Piani integrati della Cultura.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di Fondazione BAM e Foscarini.

Si ringrazia La bottega di Cavicchioni e Natali per le cornici.

 


 IDEA GenuardiRuta instagram

 

Nicoletta Rusconi Art Projects presenta I.D.E.A. Salento

Progetto realizzato in collaborazione con Davide Meretti Genuardi/Ruta Sotto Verde Manto.

Sabato 26 e domenica 27 giugno inaugura negli splendidi spazi di Masseria Canali a Casarano (Lecce), la mostra Sotto Verde Manto, personale del duo artistico Genuardi/Ruta.

Figlio di Cascina I.D.E.A., il progetto di residenze avviato ad Agrate Conturbia (NO) attivo dal 2017, con I.D.E.A. Salento, Nicoletta Rusconi Art Projects offre agli artisti la possibilità di vivere due realtà molto peculiari sia dal punto di vista paesaggistico che della tradizione artigiana: il lago Maggiore e il Monte Rosa da un lato e i due mari della Puglia dall'altro.

Per questa seconda edizione di I.D.E.A. Salento, Nicoletta Rusconi ha scelto di collaborare con Davide Meretti, che ospita l'iniziativa a Masseria Canali (Casarano), nel cuore del Salento.

Sotto Verde Manto è il risultato della permanenza del duo Genuardi/Ruta in Masseria e del loro viaggio alla scoperta del Salento, per comprendere, nel profondo, modi e riti delle civiltà marinare e contadine, e vivendo i suggestivi intrecci di leggende, storie, colori e architetture dello straordinario territorio salentino.

Genuardi/Ruta innescano un dialogo indoor a partire dalle loro forme e dal paesaggio che li circonda: costruzioni antiche e grotte rupestri, città e monumenti, torri saracene, verdi distese e pietre ambrate. L'intervento è stato realizzato ad hoc negli spazi della Masseria utilizzando strutture elicoidali, corpi abbigliati con tessuti di superficie opaca e riflettente, dialogando con l'ambiente interno e in armonia con le esigenze funzionali ed estetiche di un'abitazione privata.

Il duo indaga i fattori costitutivi dello spazio, ridefinendo l'architettura attraverso la pittura, traducendo l'incontro della luce con i volumi del costruito, mantenendo sempre al limite l'equilibrio tra una geometria della realtà e una visionaria. Le geometrie che Genuardi/Ruta mettono in campo sono sempre frutto di una ricerca sulla luce, sui volumi che intercetta e sui tagli che definisce. La loro riflessione sullo spazio, il cui rapporto con la luce compone il fulcro del loro lavoro, non deriva da una matrice tecnico-analitica ma esprime un bagaglio di memorie remote.

La mostra è accompagnata da un testo critico a cura di Elsa Barbieri.

Masseria Canali una vecchia casa colonica recentemente ristrutturata, risale alla fine del 1800 e si trova nella campagna tra i comuni di Casarano e Collepasso, nel cuore del Salento, in un’area di svariate decine di ettari di ulivi secolari. Anticamente la vita della contrada ("Contrada Canali", da cui il nome della masseria) ruotava intorno alla coltivazione dell'olivo e alla pastorizia; la masseria era utilizzata per ricoverare il bestiame e custodire scorte e attrezzi agricoli, oltre ad ospitare alcuni coloni. Fulcro della vita della contrada, la masseria garantiva pane e acqua a tutti i contadini impiegati nei campi grazie al pozzo e al forno a legna.

La sua struttura originale, realizzata in fasi successive, è stata modificata e ampliata nel corso degli anni, creando una sovrapposizione di epoche e stili facilmente visibile dall’esterno.

Dopo anni di abbandono, Masseria Canali è stata acquistata nel 2015 da Davide Meretti. Nonostante il cattivo stato di conservazione, tutte le porzioni di maggiore prego architettonico e storico sono state preservate assolutamente intatte.

Mentre l'esterno della casa è chiaramente in stile salentino, l'idea alla base degli interni era quella di creare un ambiente dal sapore internazionale. La maggior parte dei pezzi sono vintage, raccolti dal proprietario durante viaggi, da mercatini dell'antiquariato, fiere e da vari commercianti italiani ed esteri, con molti pezzi provenienti da Italia, Francia, Inghilterra e Marocco

Genuardi/Ruta - Antonella Genuardi (Sciacca,1986) e Leonardo Ruta (Ragusa,1990).

Tra le mostre più recenti: Locomotive Breath (mostra personale), a cura di Jorge Reis, Casa Azul, Torres Vedras-Distretto di Lisbona, Portogallo, 2020; Gentilivicini, a cura di Piera Valentina Gallov, con il Sostegno di MiBACT e SIAE, Via della Fucina 16 Condominio-Museo, Torino, 2020; Talent Prize 2019, Mattatoio, Roma, 2019; Manabamáte, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, BocsArt, Cosenza, 2019; ZR (mostra personale), a cura di Samuel Gross, Edicola Radetzky, Milano, 2019; Wormhole (mostra personale), a cura di Samuel Gross, Galleria FPAC, Milano, 2019; La danza dei giganti (mostra personale), Magazzino Brancaccio – Progetto Oltre Oreto, Evento Collaterale Manifesta 12, Palermo, 2018; Solo Presentation, Sezione Present Future, Artissima, Torino, 2017; La vita della mente, a cura di Giuliana Benassi, Istituto Svizzero, Roma, 2017. Tra i progetti di residenza a cui hanno fatto parte: Locomotive Breath, Casa Azul, Torres Vedras-Distretto di Lisbona, Portogallo (Progetto tra i vincitori dell’ottava edizione dell’Italian Council); 2020 CCA Artist-in-residence Program, Gennaio 2020, Andratx-Palma di Maiorca (ES); VIR Viafarini-in-residence, Gennaio-Dicembre 2019, Milano.

 

 


 DAIGA GRANTINA

 

DAIGA GRANTINA ATEM, LEHM FIATO, ARGILLA alla GAMeC - Spazio Zero

La sua prima personale in un’istituzione museale italiana.

Apre al pubblico dal 10 giugno fino al 29 agosto alla GAMeC di Bergamo Atem, Lehm “Fiato, Argilla”, prima personale in un’istituzione museale italiana dell’artista lettone Daiga Grantina (Saldus, 1985), a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni.

Per l’occasione, l’artista presenta un progetto site-specific pensato per lo Spazio Zero: un nuovo corpus di opere realizzato prevalentemente con piume, legno, inchiostro, siliconi e tessuti che si offre allo sguardo dello spettatore come un insieme di entità scultoree che ne stimolano il sistema percettivo.

“Come possiamo delineare il colore?” si chiede e ci chiede l’artista, che costruisce la mostra alla GAMeC attorno a questa domanda e all’osservazione del colore verde in relazione alla materia e alla luce.

Il colore, per Grantina, è infatti strettamente legato a questi elementi, ma anche allo spazio e al movimento. L’artista concepisce il colore come qualcosa di fluido, vibrante, non stabile né statico, e ne indaga l’esperienza non nella sua dimensione simbolica, bensì in quella corporea e mentale.

L’esposizione rappresenta un’evoluzione importante nella poetica dell’artista, ma coerente rispetto alle grandi installazioni ambientali che ne hanno caratterizzato la produzione sino ad ora.

A segnare questa evoluzione è il dialogo con lo spazio architettonico in cui inserisce i suoi paesaggi scultorei. Uno spazio che Grantina intende ora contenere, assorbire, e in cui geometria e disegno diventano grammatica dei suoi “gesti” – così l’artista definisce le proprie opere scultoree –, traducendo la percezione dei materiali eterogenei di cui si compongono le sculture in una dimensione eterea.

A caratterizzare lo spazio sarà l’opera murale che cinge la sala e che si configura come una struttura aperta. Una linea composta da unità quadrate di colore – disegnate o riempite di piume iridescenti blu e verdi, o costituite da legno dipinto – organizzata come una partitura musicale, che può vibrare, assorbendo e rilasciando diverse frequenze di colore e luce.

Si delinea così uno spazio di risonanza in cui il visitatore è invitato a seguire la linea come se stesse guardando le increspature della superficie del mare che si scontrano contro gli elementi lignei, disposti con l’intenzione di favorire una serie di variazioni e movimenti attraverso l’ ”evento” di colore indotto dalle piume. Il movimento fluisce all’interno dei quadrati come unità di colore, e dalla loro combinazione.
Il murale sembra così respirare, contenendo e dilatando lo spazio.

Atem, Lehm “Fiato e Argilla” volge uno sguardo anche alle produzioni precedenti di Grantina, come Around Green (2020) o What Eats Around Itself (For Rilke) (2019), ponendo però nuovi accenti sui rapporti spaziali di pieno e vuoto e su proprietà ottiche come l’iridescenza. Dalla corporeità vagamente biomorfa di Around Green, l’artista approda alla forma geometrica del quadrato, non esistente in natura se non nelle forme cubiche e compatte dei cristalli di sale.

Il titolo della mostra riprende un verso della poesia In der Luft, da bleibt deine Wurzel (“In aria, lì resta la tua radice”) di Paul Celan, per il quale il respiro è solitamente inscritto nella materia e nelle forme naturali; anche per Daiga Grantina il “fiato” che attraversa lo spazio espositivo, muovendo la materia e facendola vibrare sino a dissolverne i contorni, si radica in essa e nell’esperienza fisica che unisce percepente e percepito, emozione e percetto. 

Così la “partitura di sale” di Spazio Zero – come l’artista definisce il murale – diventa uno spazio concreto, vitale e sospeso, come a voler tenere insieme due dimensioni, quella terrestre e quella cosmica, nella stessa misura in cui il respiro in Celan definisce un doppio legame tra trascendente e immanente. 

La mostra è parte di una serie di iniziative realizzate con il supporto del Club GAMeC – l’associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria, volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme.

Orari di apertura lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì: ore 15:00-20:00 sabato e domenica: 10:00-18:00 martedì chiuso 

Ingresso a pagamento (€ 6,00 / € 4,00) Il biglietto consente di visitare la mostra + la retrospettiva Regina. Della scultura.

 

 


 calcio mufoco

 Giovanni Ambrosio, Gioventù Ultras, 2016-2021

 

CHI NON SALTA CALCIO. CULTURA. IDENTITÀ al MUFOCO

Una riflessione sul gioco del calcio come espressione dell'identità individuale e collettiva.

Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta la mostra collettiva Chi non salta. Calcio. Cultura. Identità, a cura di Matteo Balduzzi, una riflessione sul gioco del calcio come espressione dell'identità individuale e collettiva. Si tratta di un progetto espositivo articolato che prende il via con lo svolgersi del Campionato europeo di calcio e che sarà aperto al pubblico negli spazi del Museo a Cinisello Balsamo-Milano da sabato 12 giugno a domenica 24 ottobre 2021.

La mostra indaga il ruolo del calcio nella cultura italiana presentando una panoramica per immagini della sua presenza nella società, nel paesaggio, nella memoria e nella cultura del nostro Paese. Protagonisti dell’esposizione saranno i lavori di oltre venti artisti di generazioni, discipline e linguaggi diversi – tra fotografie, installazioni e video – presentati in dialogo con le collezioni del Museo, alcune produzioni artistiche recenti, raccolte di immagini di taglio antropologico, progetti partecipati.

Gli artisti selezionati sono Andrea Abati, Gianpietro Agostini, Giovanni Ambrosio e Sébastien Louis, Autopalo/Gli impresari, Davide Baldrati, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Walter Battistessa, Ruth Beraha, Gianni Berengo Gardin, Mario Cattaneo, Giovanni Chiaramonte, Cesare Colombo, Mario Cresci, Matteo de Mayda, Emilio Deodato, Paola Di Bello, Vittore Fossati, Federico Garolla, Ando Gilardi, Carlo Garzia, Giulia Iacolutti, Giuseppe Iannello, Mimmo Jodice, Martino Marangoni, Paola Pagliuca, Piero Pozzi, Marco Previdi, Daniele Segre, The Cool Couple, Hans van der Meer, Fulvio Ventura, Manfred Willmann.

Molti intellettuali, da Jean-Paul Sartre a Umberto Saba, da Dino Buzzati sino a Carmelo Bene o a scrittori del nostro tempo come Stefano Benni si sono interessati al gioco del calcio in quanto espressione viva e pulsante della società. Tra questi, Pier Paolo Pasolini è probabilmente colui per il quale la condivisione di questa passione popolare è stata talmente autentica e ancestrale da indurlo ad accostarla alle rappresentazioni del sacro nella società contemporanea. Al contempo Pasolini non perdeva occasione per togliersi la giacca e buttarsi personalmente dietro a un pallone in partite improvvisate con i ragazzi nei campetti di periferia o in occasione di incontri più ufficiali caratterizzati da grande organizzazione e agonismo.

La mostra Chi non salta analizza il gioco del calcio in relazione alla costruzione dell’identità individuale - la formazione della persona, il senso del gruppo, la squadra – ma anche a una dimensione più collettiva, dove il tifo contribuisce a definire il senso di appartenenza e ne fornisce al contempo una rappresentazione sempre in tensione tra due poli: i mondi degli “attori” e degli “spettatori”, della pratica quotidiana e del tifo più o meno organizzato.

A partire da questa suggestione la mostra si apre con una introduzione dedicata al rapporto tra arte e calcio e prosegue poi con due sezioni principali: il calcio guardato, come tifo e rappresentazione di un’identità collettiva nella sala al primo piano; il calcio giocato, come pratica, momento di incontro e formazione al secondo piano. Il progetto espositivo, articolato e dinamico, è completato da una mostra all’aperto dedicata al calcio nella città di Cinisello Balsamo, risultato di un progetto speciale prodotto per l’occasione e da un’attività di ricerca specifica e partecipata svolta sul territorio.

Il progetto interseca due delle linee di ricerca privilegiate del Museo: la valorizzazione delle collezioni e il rapporto con il pubblico, mettendo in dialogo tra loro opere differenti per natura – artistica, antropologica, culturale – e linguaggi, sempre in una logica di partecipazione attiva del Museo alla vita e al dialogo con il territorio.

In un’idea di Museo come luogo di sperimentazione e di relazioni tra pubblico, artisti, comunità e territorio, la mostra è il nucleo da cui prendono vita una serie di progetti partecipati e condivisi, tra cui laboratori didattici/sportivi di calcio e fotografia, proposte educative per giovani calciatori, visite guidate, bookshop dedicato al rapporto tra arte e calcio, incontri, talk, presentazioni.

Il fitto programma di attività legate alla mostra sarà possibile grazie alla collaborazione di numerose realtà nazionali e internazionali, tra cui: MUCEM Marseille; Fondazione Nuovi Mecenati; Institut Français Milan; Comune di Cinisello Balsamo; B-R-U-N-O Venezia; Codici Ricerca Sociale Milano; Associazione Culturale Antermoia (Trento); Brera F.C. Milano.