Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta PROJECT ROOM #14 "Rosa in mano" di Nevine Mahmoud, Margherita Raso, Derek MF Di Fabio
 
 
 

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breast (sea !ame), 2019, Hand-blown glass, resin, aluminium hardware, 25.5 x 18 x 19 cm. Courtesy the artist and Soft Opening, London. Photography Theo Christelis

  

Fondazione Arnaldo Pomodoro  presenta PROJECT ROOM #14  "Rosa in mano" di Nevine Mahmoud, Margherita Raso, Derek MF Di Fabio

 

L’insieme dei lavori esposti è una danza di posizioni e di contatti fisici; è un confronto tra presenze e assenze, tra interi e parti, tra cromie e sensazioni.

Con la mostra "Rosa in mano" di Nevine Mahmoud e Margherita Raso con Derek MF Di Fabio, dall’11 settembre al 17 dicembre 2021 la Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta il secondo appuntamento del ciclo espositivo 2021 delle Project Room, progetto “osservatorio” dedicato ai più recenti sviluppi del panorama artistico internazionale, affidato per quest’anno alla guest curator Eva Fabbris.

L’insieme dei lavori esposti è una danza di posizioni e di contatti fisici; è un confronto tra presenze e assenze, tra interi e parti, tra cromie e sensazioni.

Nevine Mahmoud (Londra, 1988 – vive e lavora a Los Angeles) e Margherita Raso (Lecco, 1991 – vive e lavora tra New York e Milano) radicano entrambe la loro pratica in un corpo a corpo con materiali e tecniche: opere scolpite o soffiate (vetro) per l’una, lavori a telaio meccanico o manuale per l’altra.

Il risultato consiste per Mahmoud in oggetti a sé stanti, rappresentazioni spiccatamente sensuali di pezzi di corpi o di elementi naturali che si presentano come forme “chiuse”, mondi scultorei auto-riferiti. l tessuti di Raso si danno invece come opere che non hanno una forma prefissata e stabile: superfici di grande qualità tattile e visiva che occupano gli spazi pendendo dal soffitto, aggrappandosi alle pareti, appoggiandosi su superfici trovate.

Il confronto tra le due artiste si espande grazie all’intervento di un terzo artista: Derek MF Di Fabio (Milano, 1987 – vive e lavora tra Perdaxius e Berlino). Il lavoro di Di Fabio spesso consiste in workshop, il cui risultato finale è di relativa importanza oggettuale. La sua attenzione poetica è spostata sulle situazioni, su come si possano ascoltare e interpretare.