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ITALO ZANNIER

 

Neorealismo e fotografia - conferenza con Italo Zannier

Un viaggio per immagini nel Neorealismo, con il più illustre storico italiano della fotografia.

Martedì 27 febbraio alle ore 18 siterrà la conferenza Neorealismo e fotografia nell'ambito della mostra Schegge di periferie. Il neorealismo a Milano - Fotografie di Nino De Pietro. Un viaggio per immagini nel Neorealismo, con il più illustre storico italiano della fotografia.

Critico appassionato, filologo attento, collezionista, direttore di riviste e saggista Italo Zannier fa il suo ingresso nel mondo della fotografia da fotografo nel 1952, due anni prima di iniziare anche l’attività critica. Zannier fotograferà ininterrottamente fino al 1976, anno del terribile terremoto friulano, dopo il quale si dedicherà esclusivamente alla storia della fotografia. Sul versante del Neorealismo il contributo del giovane Italo è precoce: grande appassionato del cinema di quegli anni, dopo essersi cimentato con alcuni cortometraggi in Super 8, passa definitivamente alla pratica fotografica a cui assocerà presto anche una lucida critica redigendo nel 1955 il manifesto del “Gruppo friulano per una nuova fotografia”. Zanier ha il merito di aver promosso, tra i primi in Italia, una fotografia non più rivolta esclusivamente alla ricerca del bello e all’immagine estetizzante fine a se stessa, ma con un approccio innovativo che entra nell’anima della gente e della terra e ne restituisce una visione precisa, senza sconti, distaccata e partecipe allo stesso tempo. Le sue immagini sono un patrimonio prezioso perché testimoniano l’evoluzione della società, dapprima friulana e poi, con l’incedere della globalizzazione, italiana ed europea

 

cuschera

 

CUSCHERA Sculture 1990-2016

Presentazione del volume presso la GAM a cura e con saggio introduttivodi Giuseppe Appella 

 

Mercoledì 21 febbraio, alle ore 18.00, nella Sala delle Colonne della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (Roma, Viale delle Belle Arti 131), lo scultore Nicola Carrino, il critico e storico dell'arte, Presidente della Fondazione "Alberto Burri" Bruno Corà, lo storico dell'arte e curatore di "ALIAS" (supplemento domenicale de "Il Manifesto") Federico De Melis, presentano la monografia dedicata a SALVATORE CUSCHERA da SilvanaEditoriale per le cure di Giuseppe Appella.

Il volume ripercorre 26 anni del lavoro di Cuschera (Scarlino di Grosseto, 1958), dal momento del suo arrivo a Milano per frequentare il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti di Brera, allievo di Elisabetta Fermani, Tommaso Trini e Grazia Varisco, alla residenza londinese, iniziata nel 2012, all'Emerson College, avendo a fianco Rudolf Kaesbach e Fritz Manburg. Qui riattiva una vecchia fucina da fabbro e realizza lavori in ferro che alterna al legno e al gesso. Spesso sono materiali di recupero, antichi pezzi di cancellate, chiodi e ferri abbandonati da secoli, che espone in una serie di mostre in vari spazi londinesi, riscuotendo l’interesse di Ian Rosenfeld.

Scultori come Pietro Consagra, Gio e Arnaldo Pomodoro, Salvatore Scarpitta, e la migliore critica d'arte, da Tommaso Trini a Lea Vergine, Francesco Tedeschi, Guido Ballo, James Harithas, Fabrizio D'Amico, Flaminio Gualdoni, Luciano Caramel, Marco Meneguzzo, Maurizio Calvesi, Giovanni Carandente, Arturo Carlo Quintavalle, Gillo Dorfles, Claudio Cerritelli, Luigi Sansone, hanno seguito e incoraggiato l'opera di Cuschera che, con una semplificazione radicale di linee sempre più ardite e inusuali, ha capito che l'arte può avere un proprio linguaggio di forme che corrispondono a una realtà "altra", ma non meno rivelatrice dell'essenza della natura, e che la schematizzazione di queste forme può essere totale. Anche attraverso l'irruzione delle tecnologie elettro-magnetiche e di una qualità architettonica cresciuta insieme a Chillida e a Serra, a Caro e a Smith, alla scultura dell'Africa Nera, assimilando la grande potenza espressiva dei creatori di sculture in legno, al punto di arrivare a recitare con le forme come noi recitiamo con le parole. Nella consapevolezza di questa visione rigeneratrice nascono Bamiyan (2002), gli otto elementi che compongono Sciamani d'Occidente e Sciamani d'oriente (2003), Auriga (2005), Fiore del mali e Fantasma (2006), oggi in collezioni pubbliche e private.

 

Molte, nel corso degli anni, le mostre personali, in Italia e all'estero, e le partecipazioni di rilievo di Cuschera, a partire dall'Atelier del Mediterraneo (Gibellina, 1991) con Markus Lupertz, a cura di Achille Bonito Oliva. Tra le ultime: "BNL: una Banca per l'arte oltre il mecenatismo" (Roma, 2000), il "Premio Internazionale di Scultura della Regione Piemonte" (Torino, 2002) vinto con l'opera Omaggio a Elisabetta Fermani, "Nella Materia. Dal Futurismo a Kiefer alfabeti nell'arte del Novecento. Da Burri a Kounellis, metalli e ossidazioni" (Milano, 2003), "XIV Esposizione Quadriennale d'Arte di Roma 2003-2005" (Torino, 2004), "Posizioni attuali dell'arte italiana" (Göppingen, 2005), "La scultura italiana del XX secolo" (Milano, 2005), "Mythos. Miti e archetipi nel mare della conoscenza" (Atene, 2006), "Sculture nella città. Progetti per Milano" (Milano, 2009), "La scultura italiana del XXI secolo" (Milano, 2010), "LIV Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia" - Giardini dell'Arsenale (Venezia, 2011), "Donazioni. I Percorsi della creatività dal Novecento al nuovo Millennio" (Chiasso, 2016). "Exsperience Day initiative on 3 June" (Forest Row, Sussex, 2017).

Intervengono

Nicola Carrino, scultore

Bruno Corà, critico e storico dell'arte, Presidente Fondazione "Alberto Burri"

Federico De Melis, storico dell'arte e curatore di "Alias", supplemento de "Il Manifesto"

sarà presente Giuseppe Appella, storico dell'arte.

 

a cura e con saggio introduttivo di Giuseppe Appella

 

never die

 

Art will never die. Una performance alla Galleria Nazionale

Andrà in scena la performance Art will never die di Elsa Agalbato e Fabio Sargentini.

In occasione dei 60 anni della Galleria l’Attico, nell’ambito della mostra Scorribanda allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, curata da Fabio Sargentini, lunedì 26 febbraio alle ore 19.00 andrà in scena la performance Art will never die  di Elsa Agalbato e Fabio Sargentini. Per salutare la mostra, che rimarrà aperta fino al 4 marzo, è in programma ben più di un finissage.

Lo spazio della Sala delle Colonne, che abitualmente accoglie i visitatori all’entrata, si dilata fino a comprendere il Salone Centrale dove sono esposte le opere di Scorribanda. Un unico palcoscenico per una performance corale che dialoga con il museo, la sua architettura, il suo pubblico. Art will never die ha la durata di 15 minuti e prevede l’intervento di sette attori e un centinaio di performer.

Ingresso libero fino a esaurimento posti. Si raccomanda la puntualità. A performance iniziata non sarà consentito l’ingresso.

 

Info

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

viale delle Belle Arti, 131 – 00197 Roma

orari di apertura: dal martedì alla domenica 8.30 – 19.30

ultimo ingresso 18.45

T +39 06 3229 8221

 

Morocco desert kids

 

INVISIBLE LIGHT - mostra fotografica di SHEILA McKINNON

L'esposizione è ospitata presso la Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina - Camera dei deputati

La fotografia cattura le realtà della nostra società più di ogni altra forma di comunicazione visiva. L'esposizione sarà vibile dal 14 fino al 24 febbraio preso Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina - Camera dei deputati. Il lavoro di Sheila McKinnon pone l’attenzione su due dei più pressanti problemi del nostro tempo: diritti delle donne/educazione delle ragazze e cambiamenti climatici. Da una parte è una dei pochi fotografi che offre un’originale prospettiva di entrambi i problemi – in particolare il primo. Il suo lavoro sensibilizza gli spettatori sulla dignità ivi contenuta, la naturale joie de vivre, quando documenta le attività eseguite dalle donne e dalle ragazze in paesi in via di sviluppo con condizioni sociali che le lega ai sistemi nei quali sono inoculate - la continuità dei costumi e la tradizione di leggi ed atteggiamenti in corso da generazioni. 

Nelle sue immagini riguardanti il clima, McKinnon espone la bellezza del nostro pianeta - riassumendo l’impetuosità atmosferica che aleggia sopra e sotto - legata alla terra, in una tavolozza pittorica di spettacolari colori e disegnando la naturale fenomenologia che sgorga dalla pancia della terra.

La sua fotografia e il processo creativo con cui viene presentato invitano a una discussione, che dovrebbe espandersi attorno a tutto il globo su vari livelli, sugli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni migranti, sul nostro approvvigionamento di cibo e acqua e sui tanti svariati modi in cui la nostra reale esistenza è minacciata dall’invasione del cambiamento climatico. Novantasette paesi sono d’accordo su questo e si sono impegnati a partecipare attivamente per invertire il problema.

La mostra è patrocinata dall’Ambasciata del Canada e da Kyoto Club.

Negli ultimi vent’anni le fotografie di Sheila McKinnon hanno ritratto donne, ragazze e bambine. Nella sua più recente mostra “BORN INVISIBLE,” le sue fotografie ritraggono donne e ragazze giovani nel loro quotidiano ambiente familiare in tre continenti: Africa, India e Asia. Il progetto sottolinea l’eredità del silenzio – l’inaudibile presenza di ragazze e donne senza voce: esseri fantasmi sulle cui vite spesso vengono prese decisioni senza il loro consenso.

L’arte visiva, nonostante il rumore sottinteso, è una forma d’arte silenziosa. Nella raffigurazione delle donne e delle ragazze della McKinnon, il silenzio della sua fotografia accompagna il silenzio ereditario dei suoi soggetti, entrambi esponendo la spettanza di “diritti”. Cattura le conseguenze nella loro vita nel contesto del loro presente.

La storia è cambiata poco da quando McKinnon documenta la situazione di queste donne e ragazze. Tuttora è spiegabile solo dal complicato modello di trinceramento e dai costumi generazionali, che ancora dominano le loro società e, più recentemente, dai pericoli dovuti al cambiamento climatico.

Per quanto conosciamo, tanti dei soggetti potrebbero essere diventati rifugiati climatici, che hanno perso i propri mezzi di sussistenza per l’invasione del cambiamento climatico nell’ambiente, non diversamente dagli immigrati che cercano rifugio in Europa, in particolare in Italia.

Quel che non si vede nelle sue fotografie è che il Cambiamento Climatico è incubato da molto tempo: scientificamente dichiarato il maggiore problema del nostro tempo e il fatto, che potrebbe determinare non solo se possa essere raggiunta la pace ancora durante la nostra vita, ma anche la possibile disintegrazione di popolazioni e delle condizione del nostro pianeta come lo conosciamo oggi.  

Questa mostra cerca di incoraggiare tutti a scegliere di contribuire a una piattaforma di attivismo politico o personale per supportare aziende, ricerca e lavoro individuale per invertire gli effetti del cambiamento climatico, un’enorme sfida, che deve essere la nostra priorità maggiore.

Una nuova selezione di lavori descrive i pericoli del cambiamento climatico mascherati dietro un’abile esecuzione di un’immaginaria, romantica tavolozza di colori da sogno e un’esplosione di paesaggi astratti; in qualche caso stratificazioni di miscele atmosferiche nascondono la triste e lenta trasformazione del clima sulla terra.

Il cambiamento climatico determina la nostra sicurezza nazionale ed economica, destabilizza le popolazioni, crea condizioni ancora peggiori che inevitabilmente portano ad un ancora maggiore incremento di povertà, malattie e violenza. Continuando a mantenere pratiche culturali tradizionali, gli effetti del cambiamento climatico restringeranno ulteriormente la priorità dei diritti di educazione per le donne e le ragazze.

McKinnon affronta entrambe le questioni simultaneamente, consapevole, che vanno in parallelo e che sono inseparabili.

 

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IL SEGNO DELL’AVANGUARDIA

I Futuristi e l’incisione alla Fondazione Centro Studi sull'Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghiant

Visiltabile dal 23 febbraio al 15 aprile presso la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca.

Nel novero delle numerosissime esplorazioni del fenomeno futurista, questa mostra si propone come occasione di studio, mai prima d’ora affrontato, su un aspetto meno noto, ma importante, dei primi decenni del Novecento italiano. Il Futurismo, ultima corrente italiana che abbia condizionato con veemenza l’arte europea, costituendo la spina dorsale di molte avanguardie, è esaltazione della modernità e della tecnica attraverso l’adozione di scelte formali anti-accademiche, in forte polemica con ogni tradizionalismo, in tutti i campi dell’espressione artistica. La mostra si pone il compito di analizzare con un’ampia scelta di materiali, all’interno del Futurismo, la stampa incisa, fino ad oggi sottovalutata. Sebbene tra i numerosi ‘manifesti’, redatti come proclami e in tono reclamistico, ne manchi uno intitolato L’incisione futurista, è innegabile che l’analisi di questo copioso numero di fogli incisi e stampati direttamente dalle matrici (si sono escluse, in questo contesto, tutte le tecniche di riproduzione meccanica) possa essere finalmente un momento per comprendere quanto fossero diffuse tra i futuristi le pratiche incisorie. Soprattutto quelle della xilografia e della linoleumgrafia, tecniche che, nella loro immediatezza e nell’uso di materiali sintetici, semplici da incidere, rispettavano e anzi esaltavano i princìpi stessi della modernità. Per restituire un panorama, il più vasto possibile, che comprenda i precedenti storici e le ultime propaggini dell’attività grafica degli artisti coinvolti, la mostra copre un ampio arco cronologico che va dal Simbolismo della fine del XIX secolo fino al 1944. La rassegna si completa con le opere grafiche di incisori che parteciparono al movimento futurista anche soltanto per una brevissima stagione o che condivisero con i suoi protagonisti le sale di un’esposizione d’avanguardia, come nel caso di Lorenzo Viani. Lo spazio espositivo è suddiviso in tre aree tematiche, che tengono conto dello sviluppo cronologico del fenomeno.

a cura di Francesco Parisi e Giorgio Marini

 

Toulouse Lautrec La Goulue arrivant au Moulin Rouge

 Toulouse-Lautrec, La Goulue arrivant au Moulin Rouge

 

IL GENIO IN OPERA. L’arte sullo schermo

Terzo appuntamento del ciclo di proiezioni dedicate ai maestri della storia dell’arte. Due documentari su Claude Monet e su Henri Toulouse-Lautrec

Il ciclo di documentari “Il genio in opera” presenta alcuni dei principali protagonisti dell’arte occidentale ed è realizzato, in un’ottica di sinergia per la promozione territoriale dell’arte e della cultura, dalla Fondazione Ragghianti in collaborazione con l’Opera del Duomo - Centro di Arte e Cultura e con Lucca Film Festival - Europa Cinema, con il sostegno di Artemachina.

Nel solco tracciato da Carlo Ludovico Ragghianti, teorico e pioniere dell’utilizzo del mezzo audiovisivo come strumento per illustrare l’opera d’arte e il processo creativo che la genera, “Il genio in opera” raccoglie una serie di documentari di alta qualità, alla cui realizzazione hanno contribuito storici dell’arte internazionali e prestigiose istituzioni museali e di ricerca. 

Nel terzo appuntamento della rassegna, in programma sabato 3 febbraio alle ore 17:30 nel Salone dell’Arcivescovato (in piazzale Arrigoni 2 a Lucca), protagonisti saranno due grandi artisti francesi della seconda metà del XIX secolo, ossia Claude Monet, uno dei padri dell’Impressionismo, inesausto sperimentatore fino al celebre ciclo delle “Ninfee”, e Henri Toulouse-Lautrec, che con la sua arte ha aperto la strada al superamento dell’esperienza impressionista e all’affermazione di una nuova tecnica grafica e pittorica, cantore della Parigi di fine Ottocento. La Goulue è una celebre vedette di Montmartre che godette di un effimero periodo di gloria, e che fu rappresentata da Toulouse-Lautrec in opere indimenticabili.

Entrambi i documentari, della durata di circa 30 minuti, saranno introdotti da una breve presentazione a cura di Alessandro Romanini.

 Van Gogh e Gauguin saranno i protagonisti della quarta proiezione, che si terrà, sempre nel Salone dell’Arcivescovato, sabato 10 febbraio alle ore 17:30. Il ciclo si concluderà il 17 febbraio nella Sala conferenze “Vincenzo da Massa Carrara” della Fondazione Ragghianti, con due documentari dedicati a Matisse e Picasso.

I documentari sono stati promossi dal Centro Nazionale della Cinematografia Francese, con la collaborazione di istituzioni museali internazionali quali il Musée d’Orsay, il Victoria and Albert Museum di Londra, la National Gallery di Washington e l’Ermitage di San Pietroburgo.

Determinante è il contributo dei registi e montatori e dei tecnici, cui si devono le spettacolari animazioni digitali, grafiche e pittoriche che consentono l’analisi diretta delle opere dal punto di vista tecnico e materico e la loro “animazione”.

Tutti gli incontri sono a ingresso libero.

PROGRAMMA DELLE PROIEZIONI

Salone dell’Arcivescovato, sabato 3 febbraio 2018, ore 17:30

La realtà fra impressione e immaginazione

Claude Monet. Le ninfee (30 minuti)

Henri Toulouse-Lautrec. La baracca della Goulue (30 minuti)

Salone dell’Arcivescovato, sabato 10 febbraio 2018, ore 17:30

In fuga alla ricerca di nuove forme creative

Vincent Van Gogh. Una camera ad Arles (30 minuti)

Paul Gauguin. Arearea (30 minuti)

 

FONDAZIONE RAGGHIANTI, sabato 17 febbraio 2018, ore 17:30

I Moderni. Fra tradizione e innovazione

Pablo Picasso. Crocifissione (30 minuti)

Henri Matisse. La tristezza del re (30 minuti)

 

Per informazioni:

Fondazione Ragghianti - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel. 0583 467205

Museo della Cattedrale - Centro di Arte e Cultura - tel. 0583 490530