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Spencer Tunick, Aletsch Glacier, Switzerland (2007), Fujicolor crystal archive print, 120 x 150 cm. Courtesy: Collezione Martine e Pierino Ghisla-Jacquemin

LOOK AT ME! Il Corpo nell’Arte dagli anni ’50 a oggi alla Fondazione Ghisla

Una lettura traversale dell’arte, dal dopoguerra a oggi, attraverso il tema del corpo in fotografia, nei lavori di artisti e fotografi internazionali.

La Fondazione Ghisla dall' 8 settembre al 5 gennaio presenta Look at me! Il Corpo nell’Arte dagli anni ’50 a oggi, una lettura traversale dell’arte, dal dopoguerra a oggi, attraverso il tema del corpo in fotografia, nei lavori di artisti e fotografi internazionali.
Un’immagine del grande americano Irving Penn, datata 1949-1950, introduce la mostra, curata da Angela Madesani e Annamaria Maggi.
 
Look at me! è un’articolata indagine attraverso il mezzo fotografico, che, dai lavori socialmente impegnati degli anni Sessanta e Settanta, porta ai grandi autori della fotografia degli anni Ottanta e giunge sino alla contemporaneità.
«La prospettiva dalla quale si è partiti è un’indagine sulla relazione tra il corpo femminile e maschile e le ricerche di alcuni importanti artisti che hanno lavorato con il cinema, il video, la fotografia, l’installazione. Una ricerca che esce dal riduttivo concetto di genere per porre in dialogo artisti e opere assai diversi fra loro», afferma Angela Madesani.

“Il corpo – spiega Annamaria Maggi – nella storia dell'arte è il soggetto più antico: sin dalle prime forme di rappresentazione, e per molti versi ancor oggi, il corpo umano è il soggetto principe delle diverse pratiche artistiche. Senza il corpo non ci sarebbe l’arte. In passato la figura umana è stata l'imprescindibile strumento per comunicare storie e per dare forma visibile a sentimenti, credenze e concetti; ancor oggi, nonostante il moltiplicarsi di tendenze e prassi non figurative succedutesi nell’ultimo secolo, il corpo rimane ancora il protagonista della ricerca di molti degli autori contemporanei più radicali e interessanti: il corpo continua a venir chiamato dall'arte ad esser simbolo».
 
I lavori, cronologicamente collocati fra i Sessanta e i Settanta, sono quasi sempre testimonianza di azioni performative come nel caso di Marina Abramovic, di Vito Acconci, di Urs Lüthi, di Ana Mendieta, di Fabio Mauri, di Bruce Nauman, di Denis Oppenheim e di Gina Pane.
Vengono quindi proposte opere di grandi fotografi, che hanno posto il corpo, al centro delle loro ricerche, come Robert Mapplethorpe con le immagini di nudo maschile, in chiave perlopiù sadomaso e omoerotica.
Moda, pubblicità, sono il fulcro del lavoro di uno dei più irriverenti autori della fotografia degli ultimi trent’anni, David Lachapelle: le sue immagini dai colori molto forti presentano soggetti talvolta provocatòri, come nell’opera in mostra.
Donne in pose inequivocabilmente erotiche sono ritratte dall’artista-fotografo giapponese Nobuyoshi Araki. Della stessa nazionalità è anche Izima Kaoru, che alle giovani modelle che fotografa, chiede in che circostanza desidererebbero morire e come vorrebbero essere vestite. Immagini di grande eleganza, in aperto contrasto con quelle dure, esplicite dell’americana Nan Goldin.  Eros e thanatos è anche il soggetto delle immagini in mostra dell’americano Andres Serrano, in cui vecchiaia e giovinezza sono poste a confronto.
Delicati, struggenti sono gli autoritratti di Francesca Woodman, suicida a poco più di vent’anni. Autoritratti sono anche quelli di Cindy Sherman, che sin dai primi passi in ambito artistico, ha utilizzato il travestitismo e il trasformismo. Così come Luigi Ontani, che dagli anni Settanta si autoritrae in diverse fogge.
L’opera degli anni Novanta dell’inglese John Coplans è costituita da autoritratti dell’artista da vecchio in cui sono posti in evidenza i segni del passare del tempo.
Donne, anche in declinazioni erotiche e voyeuristiche, sono i soggetti delle immagini della francese Bettina Rheims.

Soggetti delle fotografie di grandi dimensioni di Spencer Tunick sono gruppi di persone nude ritratti in contesti spiazzanti, come nel lavoro in mostra, che ha come sfondo il grande ghiacciaio dell’Aletsch in Svizzera.
In mostra anche un grande lavoro di Vanessa Beecroft, una delle più importanti artiste del panorama contemporaneo italiano, ideatrice e regista da oltre vent’anni di performance, in cui giovani donne danno vita a tableaux vivants di diversa natura.
Il corpo, il suo, è il fulcro dei lavori dell’iraniana Shirin Neshat, tesi a sottolineare la complessità delle condizioni esistenziali della donna nella cultura iraniana e del suo rapporto con i maschi.
«Il mio corpo funge da barometro, diventa un ago che unisce gente di tempi e luoghi diversi», ha affermato l’artista sudcoreana, newyorchese di adozione, Kimsooja.
Collage costituiti da fotografie di membra umane sono il soggetto di Study for a portait di Peter Welz, in cui il corpo assume una valenza del tutto diversa dalle altre opere in mostra.
Same Same But Different sono due foto molto grandi di Stefano Scheda, allestite una di fronte all’altra, in cui i corpi di due uomini nudi, uno bianco e uno nero spuntano dal mare e si salutano alzando il braccio. Un’opera che invita a riflettere, ad andare oltre le apparenze, in un momento storico in cui la paura del diverso sembra diventata la parola d’ordine.
 
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Scalpendi Editore.

 

 

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Prossimi appuntamenti al GAMeC 

Il progetto espositivo realizzato dall'artista Matteo Nasini a cura di Beatrice Audrito.

GAMeC PER ART2NIGHT 

Sabato 6 luglio alle ore 20.30 sarà presentata al pubblico Terza Stanza (2010-2019), opera d’arte permanente ideata da Margherita Moscardini (Donoratico, 1981) per il concorso Qui l’Arte è di casa indetto dal Comune di Bergamo.

Terza Stanza sarà attivata per la prima volta dall'artista attraverso la proiezione della sua opera video The Fountains of Za’atari (2017-2019) e il coinvolgimento dei residenti del quartiere di Longuelo, grazie alla collaborazione con l’artista Tea Andreoletti (Gromo, 1991).

L’evento è il primo di una serie parte del progetto Incontri a cura di Francesca Ceccherini e Stefano Scandella, che favorirà occasioni di confronto e libera espressione legate alla presenza dell’opera nella piazza.

Sede: Via Bellini (Piazza della Ciminiera).
Bergamo - Quartiere di Longuelo

Parco Goisis di Bergamo

Nuovo appuntamento con le attività pensate dalla GAMeC per gli spazi all’aperto del Parco Goisis di Bergamo. Tante le proposte per bambini condotte dal nostro staff di educatori museali, alla scoperta delle mostre in corso nelle sale della Galleria.

7 luglio dalle ore 14:30 alle 18:30
LIBERA gli oggetti!
Progettato da Chiara Giupponi

Laboratorio ispirato alle curiose e fantastiche modalità con cui gli artisti hanno trattato gli oggetti accumulandoli, impacchettandoli, usandoli per creare trasformazioni magiche.

Attività gratuita; non è necessaria la prenotazione.

Sede: Parco Goisis
Via Angelo Goisis – Bergamo

 

 

 

play us

 

Continua il successo di PLAY WITH US - Dall’arte popolare all’arte moderna

Continua il grande successo di Play With Us - Dall’arte popolare all’arte moderna”, l’originale installazione dell’artista Naby Byron accompagnata dalla texture musicale di Max Casacci dei Subsonica.

In concomitanza alla 58° Biennale di Venezia. continua il grande successo di Play With Us - Dall’arte popolare all’arte moderna, l’originale installazione dell’artista Naby Byron accompagnata dalla texture musicale di Max Casacci dei Subsonica. Fino al 24 novembre 2019 nella suggestiva cornice dell’Hotel Hilton Molino Stucky situato nel cuore di Venezia, il pubblico potrà ammirare il particolare e insolito lavoro di Naby Byron: una metaforica visione onirica dell’artista che vede al centro della sua narrazione inusuali cavalli da giostra. La mostra è presentata dal Museo Storico della Giostra di Bergantino, a cura del Prof. Gian Paolo Borghi, etno-antropologo ed esperto di tradizioni popolari.

Numerosi visitatori provenienti da tutto il mondo hanno apprezzato le opere singolari e caratteristiche dell’artista e le musiche astratte e stralunate del noto compositore Max Casacci. L’allestimento, durante il periodo di apertura, è stato rafforzato e rivisto per permettere ai visitatori una fruizione a tutto tondo della produzione artistica di Naby Byron.

L’esposizione, in collaborazione con l’Associazione UFO-Ultimi Futuristi, è inserita nella programmazione di "Le Città in Festa" promossa dalla Città di Venezia ed è realizzata con il patrocinio della Regione del Veneto, della Città di Venezia, del Comune di Bergantino, del Museo della Giostra di Bergantino, del MAF (Museo Mondo Agricolo Ferrarese), di Hilton Stucky Venezia e si colloca all’interno delle celebrazioni del Centenario dalla Fondazione del Gruppo Hilton.

Naby Byron si riappropria di alcune forme della cultura tradizionale adattandole alle aspettative del contemporaneo in una sorta di “provocazione – non provocazione” che mira a cogliere, attraverso le giostre, alcune sfaccettature di un denso percorso storico-antropologico. I cavalli da giostra, infatti, richiamano alla memoria antichi giochi rituali e arcaici di natura medievale.

Naby Byron, tuttavia, non si limita a scegliere artisticamente i cavalli ma, in forma simbolica, li rende liberi dai rigidi meccanismi delle giostre, proiettandoli lontani dalle tradizionali fiere di borghi e paesi in un contesto moderno e contemporaneo, i Luoghi dell’Altrove. Questo forte desiderio di libertà si traduce nella fusione in maniera simbiotica delle sue installazioni con la natura che le circonda. In altri termini, Naby si eleva a paladina di una nuova e rinnovata cultura del “gioco”, trasfigurando alcuni antichi significati nel mondo odierno e offrendoli all’ammirazione e alla disponibilità degli appassionati d’arte del terzo millennio.

Nello specifico “Play with us" Dall’arte popolare all’arte moderna è un’opera relazionale in cui il fruitore interagisce direttamente con l’installazione: i visitatori, infatti, sono invitati a montare sul cavallo e in questo senso il lavoro di Naby Byron rappresenta un’opera unica, in continuo divenire, in quanto cambia col cambiare dello spettatore che desidera mettersi in gioco.

L’esposizione si compone di una parte a “cavalli fissi” nella zona esterna dell’Hotel, e di una a “cavalli mobili” situati negli ambienti interni. Al fianco delle opere è prevista una videoinstallazione a cura del Museo e dell’artista, volta a descrivere per immagini e parole la poetica complessiva dell’evento. Sarà, inoltre, presente una “texture” sonora composta dal musicista Massimiliano Casacci, membro e fondatore dei Subsonica.

NABY

Naby Byron (nome d’arte) nasce a Bologna. Di famiglia borghese, vive la sua infanzia accanto ad uno dei più importanti allevamenti di cavalli d’Europa (allevamento che ha visto i natali della stirpe del trottatore Varenne). Memore dei lunghi pomeriggi passati ad ammirare gli allenamenti e la vita dell’animale più nobile del creato, Naby, laureatasi nel frattempo all’Accademia di Bologna, elegge il cavallo quale simbolo totemico delle sue prime creazioni artistiche, dapprima dipinti ed in seguito installazioni.

Avvicinatasi nel prosieguo di vita al mondo del collezionismo, ha costituito assieme ad alcuni collaboratori il Collettivo U.F.-o Ultimi Futuristi, al’interno del quale è conservato un vastissimo numero di documenti afferenti il Movimento Futurista di Filippo Tommaso Marinetti, altra grande fonte di ispirazione dell’artista soprattutto per quanto attiene al filone aviatorio, seconda passione di Naby Byron ed oggetto precipuo delle sue opere.

Hanno curato per lei importanti mostre il critico d’arte Giuseppe Virelli, l’etno-antropologo Prof. Gian Paolo Borghi, lo storico del Futurismo Enrico Bittoto.

Ha esposto in Gallerie a Lucca (“Play With Me” presso Galleria olio su tavola), al PALP Museo di Pontedera (“Play With Me” all’interno della Mostra “Dalla Trottola al Robot”) e in concomitanza con la Biennale di Venezia presso gli ambienti dell’Hilton Molino Stucky all’isola della Giudecca (Installazione “Play With Us” promossa dal Museo della Giostra di Bergantino).

Hanno collaborato con lei Marta Pederzoli, le Ceramiche Gatti di Faenza, Max Casacci dei Subsonica, il regista Luca Verdone.

Ha vinto diversi premi e riconoscimenti tra i quali ricordiamo il Premio Vergato Arte 2016 sotto la presidenza del Maestro Luigi Ontani.

 

INFORMAZIONI UTILI 

TITOLO: Play with us. Dall’arte popolare all’arte moderna

OPERE DI: NABY BYRON

A CURA DI: Prof Gian Paolo Borghi

MUSICHE DI: Max Casacci, membro dei Subsonica

PRESENTATA DA: Museo Storico della Giostra di Bergantino

DOVE: Hotel Hilton Molino Stucky - Giudecca 810, Venezia

DATE: 11 maggio - 24 novembre 2019

ORARI: orari di apertura dell’Hotel

 

INGRESSO GRATUITO

L'EVENTO E' INSERITO NELLA PROGRAMMAZIONE DI "LE CITTA' IN FESTA" PROMOSSA DALLA CITTA' DI VENEZIA

PATROCINI: Regione del Veneto, Città di Venezia, Comune di Bergantino, Museo della Giostra di Bergantino, MAF (Museo Mondo Agricolo Ferrarese), Hilton Stucky Venezia.

IN COLLABORAZIONE CON: Associazione UFO-Ultimi Futuristi.

 

 

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KEZIAT tra il Kimonos Art Center di Paphos e il Macro di Roma

Il terzo ciclo espositivo Introspective di Keziat prosegue alla conquista di nuovi spazi culturali e interdisciplinari.

Il terzo ciclo espositivo Introspective di Keziat prosegue alla conquista di nuovi spazi culturali e interdisciplinari. Dopo Johannesburg (Sudafrica) presso il prestigioso The Centre for the Less Good Idea di William Kentridge e la personale a cura di Mary J. Sollway presso la galleria Via Umbria a Washington Dc (USA), una nuova personale vedrà l’artista al Kimonos Art Center di Paphos (Cipro) in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Nicosia. In esposizione le ultime opere realizzate con la biro, strumento identificativo di Keziat. Il segno lasciato dall’inchiostro, ossessivo e intricato, rievoca l’idea del pensiero che si forma nella nostra mente, del ricordo offuscato, del sogno che riaffiora in superficie svelando in maniera surreale la realtà contemporanea.

Presso il Kimonos Art Center di Paphos l'opening il 2 luglio alle ore 20.00 visibile fino al 11 luglio. In occasione del finissage (11 luglio 2019) Keziat si esibirà nella performance Music for your eyes con il violinista Luca Ciarla.

Subito dopo la personale a Cipro, l’artista tornerà in Italia, questa volta al Macro Museo di arte contemporanea dal 16 al 21 luglio, precisamente nella Sala Media con un progetto centrato sul disegno, la video arte e l’installazione: In_visible. Illusioni ottiche e percettive della realtà distorta in tutti gli aspetti del quotidiano. Un mondo fluido, irreale e perennemente in movimento quello di Keziat, che genera sensazioni, percezioni, ricordi, visioni possedute da un’energia primitiva. Il progetto è principalmente installativo e site specific in cui disegni su tela e video proiezioni su superfici in trasparenza dialogano tra loro e diventano veicoli attraverso cui le emozioni si muovono.

In_visible ovvero "nel visibile” non è che una narrazione senza sosta del nostro spazio intimo, dell’interiorità, disordinata, folle, nostalgica, stravolta e talvolta schiava delle strutture sociali e tecnologiche che ci rendono omologati. In_visible è quindi un invito a riappropriarsi di tutto ciò che non vediamo con gli occhi ma che bisogna sentire educando e allenando ogni giorno il nostro senso più profondo.

Durante i giorni di esposizione del progetto In_visible Keziat darà vita a un'opera in loco, interagendo con altri artisti e con il pubblico che diverrà parte integrante della performance.

 

 

 

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EBERHARD & CO. Inaugura il suo museoall'interno dello storico edificio di la Chaux-de-Fonds

La celebre Maison de l’Aigle, fatta costruire dal fondatore Georges-Lucien Eberhard all’inizio del secolo scorso, ospita la collezione che rappresenta l’eredità culturale della Maison.

La storia di Eberhard & Co. non ha molti paralleli nell’universo dell’orologeria svizzera: dopo oltre 130 anni di attività ininterrotta ancora oggi sa stupire con creazioni uniche ed uno stile straordinario, frutto di una grande passione per l’Arte di Sfidare il tempo.

Il suo passato ultrasecolare ha visto soltanto due famiglie avvicendarsi al timone e questo ha enormemente giovato al mantenimento di un’identità originale e di un tenace spirito d’indipendenza.
È per rendere omaggio a questa storia di successo, iniziata nel 1887 e corollata da innumerevoli creazioni iconiche, che oggi il CEO di Eberhard & Co. Barbara Monti ha deciso di tornare alle origini, rendendo al tempo stesso un tributo alla città che ha visto l’azienda nascere e prosperare.

Eberhard & Co. fu infatti fondata a La Chaux-de-Fonds, culla di quella cultura orologiera che ha fatto innamorare il mondo, ed ebbe sede per gran parte della sua storia all’interno della Maison de L’Aigle, uno dei più imponenti edifici facenti parte dell’urbanismo manifatturiero che da dieci anni è un sito patrocinato da UNESCO. È qui che oggi l’azienda ha fatto ritorno, ed è qui che è stato inaugurato il primo Museo della Maison, a simboleggiare quella continuità che rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza.

Il 27 giugno, nel 10° anniversario dalla concessione del patrocinio di UNESCO, una significativa selezione del patrimonio storico del Brand è stata esposta per la prima volta in un luogo appositamente realizzato. Una collezione di segnatempo che attraversa tutto l’arco temporale della produzione di Eberhard e che è stata raccolta con amore e passione nel corso dei decenni. Si possono ammirare orologi da taschino, banco di prova della capacità inventiva dei padri fondatori, i primi cronografi da polso, ben presto arricchiti dalle più pregiate complicazioni, i minuscoli ed eleganti segnatempo femminili, poi altri modelli maschili sempre sportivi e tecnicamente evoluti come i subacquei degli anni ’50, in un costante processo evolutivo che culmina in un assaggio delle collezioni più attuali e nell’anteprima del nuovo calibro esclusivo EB140. I numerosi brevetti registrati da Eberhard & Co. nel corso della sua lunga storia sono i capisaldi di una mostra che non mancherà di stupire ed affascinare anche i visitatori più esigenti e competenti.

A coronamento di questo importante giorno d’inaugurazione, un’altra sorpresa è stata estremamente gradita agli abitanti della città: grazie agli sforzi congiunti di Eberhard & Co. e della Ville di La Chaux-de-Fonds, che hanno supportato la famiglia proprietaria dei de Reynier, la storica aquila posta da Georges-Lucien Eberhard sulla sommità dell’edificio è tornata a dominare l’Avenue Léopold-Robert, dopo una lunga operazione di restauro che l’ha riportata allo stato originale.
Il nuovo Museo Eberhard & Co. far parte del circuito “manifatture aperte” nel corso della 9° “Biennale du Patrimoine Horloger” in programma per il prossimo novembre, manifestazione di grande richiamo per chi desidera vivere da vicino, anche se solo per un giorno, il sogno della Bella Orologeria.

 

 

 

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Cramum annuncia i finalisti della 7^ edizione del Premio Cramum

Le opere dei finalisti insieme a quelle di 10 artisti di fama internazionale faranno parte della mostra “Il cielo sopra di me e dentro di me che cosa?”

Cramum annuncia che i finalisti della 7^ edizione del Premio Cramum– per l’arte contemporanea in Italia – sono 12 e sono:
Daniela Ardiri, Ludovico Bomben, Yinglu Chen, Federica Cipriani, Cristina Cusani,  Alessandro di Massimo, Luca Marignoni, Miriam Montani, Niccolò Moronato, Antonella Romano, Federico Polloni, Sio Takahashi. 

Il vincitore/La vincitrice sarà nominato/a il 14 settembre a Villa Bagatti Valsecchi di Varedo in occasione dell’inaugurazione della mostra “Il cielo sopra di me e dentro di me che cosa” a cura di Sabino Maria Frassà. Le opere dei finalisti saranno esposte fino al 6 ottobre al fianco di quelle di 10 artisti di fama e fuori concorso: Laura de Santillana, Aldo Grazzi, Elena Modorati, Leonardo Nava, Francesco Pignatelli, Fiorenzo Rosso, Aldo Runfola, Paolo Scirpa, Andreas Senoner, Davide Tranchina.
La selezione è stata completata dal direttore della 7^ edizione del premio CRAMUM Sabino Maria Frassà, sentiti i rappresentati degli enti promotori: Fondazione Cure Onlus – patron del premio – con il Comune di Varedo e con la Fondazione Versiera 1718, rappresentati nella Giuria dall’architetto Isabella Maffeis. Il Premio ha ottenuto il patrocinio di Veneranda Fabbrica del Duomo, Istituto Confucio Università degli Studi di Milano, Studio Museo Francesco Messina. Il Premio ha infine ottenuto il supporto di Ventura Projects ed Enoagriturismo Giacinto Gallina.

Il Comitato Scientifico, cuore della giuria del Premio Cramum, decreterà il vincitore/la vincitrice il giorno dell’inaugurazione. Oltre agli artisti fuori concorso fanno parte del Comitato noti galleristi, giornalisti, collezionisti e intellettuali: Ettore Buganza, Cristiana Campanini, Paola Capata, Antonella Cattani, Camilla Delpero, Riccardo Fausone, Maria Fratelli, Federico Giannini, Giuseppe Iannaccone, Rose Ghezzi, Angela Madesani, Isabella Maffeis, Emanuele Magri, Achille Mauri, Fiorella Minervino, Giovanni Monzon, Annapaola Negri-Clementi, Rischa Paterlini, Iolanda Ratti, Fulvia Ramogida, Michela Rizzo, Elisabetta Roncati, Mario Francesco Simeone, Alba Solaro, Caterina Tognon, Francesca Tribó, Lorenzo Uggeri, Nicla Vassallo, Giorgio Zanchetti. Al voto non prenderà parte il Direttore del Premio, tranne in caso di pari merito.

Infine, come previsto dal Bando, il Direttore Artistico, constato l’elevato numero di artisti iscritti (oltre 80) e l’elevata qualità dei progetti proposti, ha voluto nominare anche 9 “Artisti in Evidenza”. Gli “Artisti in Evidenza” non sono tra i finalisti del Premio, ma data la qualità dell’opera candidata, avranno il proprio lavoro pubblicato nel libro del Premio Cramum 2019, che sarà anch’esso presentato in occasione dell’inaugurazione della Mostra il 14 settembre. I 9 “Artisti in Evidenza Cramum 2019” sono: Federico Borroni, Riccardo Carnaghi, Jingge Dong, Maria Geraci, Elisa Giuliani, Monica Mazzone, Giulia Nelli, Giulio Saverio Rossi, Alessandro Simonini.

Per il secondo anno consecutivo la splendida Villa Bagatti Valsecchi di Varedo è stata selezionata per ospitare la mostra e la fase finale del Premio CRAMUM. Ciò è reso possibile grazie al generoso lavoro e sforzo sia del Comune di Varedo sia della Fondazione La Versiera 1718. Come ricorda Isabella Maffeis, Presidente della Fondazione La Versiera 1718: “Siamo onorati di legare il nome della Villa Bagatti Valsecchi al futuro dell’arte in Italia. Siamo del resto convinti che l’arte e la cultura possano creare ponti e relazioni tra diverse generazioni, tempi e persone”.
Aggiunge Cristina Rita Tau,  Assessore al Commercio e Servizi Ricreativi e Culturali del Comune di Varedo: “L’Amministrazione comunale di Varedo è entusiasta di collaborare per il secondo anno consecutivo nell’accogliere CRAMUM, con la preziosa condivisione della Fondazione La Versiera 1718, nella prestigiosa cornice di Villa Bagatti Valsecchi. Questo progetto rappresenta il felice connubio fra spiritualità e capacità creativa con l’obiettivo di scoprire e sostenere giovani talenti. Ringraziamo l’artefice di questa importante iniziativa, Sabino Maria Frassà, per aver condiviso con noi questa visione della vita attraverso l’arte, il pensiero, gli interrogativi più profondi.”