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 Man Ray: Le témoin, 1941 (1971). Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Jannes Linders ©Man Ray Trust by SIAE 2018

 

 

DAL NULLA AL SOGNO. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen

L’esposizione si suddivide in nove sezioni, all’interno delle quali si susseguono opere di grande pregio e dal forte impatto. Le opere coesistono in un dialogo ora armonico, ora contrastante, seguendo una progressione prevalentemente tematica e prestando un’attenzione particolare alla cronologia degli eventi.

La mostra Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen si tiene alla Fondazione Ferrero ad Alba dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019. Curata dal professor Marco Vallora, la mostra si articola seguendo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste nel modo in cui le opere sono presentate. L’esposizione si suddivide in nove sezioni, all’interno delle quali si susseguono opere di grande pregio e dal forte impatto. Le opere coesistono in un dialogo ora armonico, ora contrastante, seguendo una progressione prevalentemente tematica e prestando un’attenzione particolare alla cronologia degli eventi. I capolavori esposti riflettono alcune delle problematiche e dei temi che contribuiscono a segnare i confini tra la poetica nichilista del movimento Dada e quella più propositiva tipica del Surrealismo: il caso, la bruttezza estetica, il sogno, l’inconscio, la relazione con l’arte antica, il legame tra arte e ideologia.
In occasione della mostra, questo autunno, molti dei capolavori del Museo Boijmans Van Beuningen saranno trasferiti alla Fondazione Ferrero. La maggior parte delle opere sarà esposta in Italia per la prima volta in assoluto. Come spiega il curatore, Marco Vallora: «In un’esposizione profondamente ragionata ed articolata, la Fondazione presenta una nuova mostra internazionale in occasione del suo appuntamento biennale con la grande arte. Questa mostra unica nel suo genere si distinguerà da quelle precedenti, in quanto includerà anche libri, poesie e riviste, tutti legati ai due movimenti, unitamente a opere pittoriche e scultoree innovative e spesso rivoluzionarie, altamente evocative e di grande rilevanza storica».
Grazie alle opere concesse in prestito dal Museo Boijmans Van Beuningen, saranno esposte tre versioni diverse delle Boîtes (“scatole”) di Marcel Duchamp (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif). A partire dagli anni ‘30 del Novecento Duchamp cessò di essere un artista, diventando all’apparenza un semplice giocatore di scacchi e, in queste scatole, egli ripose tutta la sua scandalosa oeuvre, mosso dall’intento polemico e sarcastico di distruggere l’idea di genio artistico, rimpiazzando la pomposa esposizione museale con una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica, corrosiva ironia.
Attraverso la parola shock “nulla”, il titolo della mostra mira a sorprendere e affascinare, ma anche a perseguire uno dei capisaldi più radicali del programma dadaista. Non solo basato sul caso e sul rifiuto del concetto di artista onnipotente e maestro padrone della sua opera, il Dadaismo segue altresì le regole dell’azzardo e del gioco, e in particolare, protende verso la negazione dell’arte stessa, il rigetto della bellezza da museo, e con i suoi ready-made, verso il rifiuto dell’arte decorativa e rassicurante. Al contrario, l’opera d’arte, che ormai non è quasi più né un’opera né arte, deve suscitare sentimenti d’inquietudine, turbamento e in particolare, insinuare dubbi nello spettatore. L’esposizione include inoltre Man Ray, Arp e un’eccentrica e provocativa tela del dandy spagnolo naturalizzato parigino, Francis Picabia.

Spostandosi verso il Surrealismo e il suo mondo onirico, troviamo i disegni preparatori e uno straordinario dipinto di Salvador Dalí ispirato al libro di Raymond Rousell New Impressions of Africa. Un’altra importantissima opera è costituita dai Chants de Maldoror del Comte de Lautréamont, illustrati sia da Dalí sia da Magritte. Man Ray nell’opera L’enigme d’Isidore Ducasse, nascose una macchina da cucire Singer sotto la coperta di un’asse da stiro, forse un omaggio a Winnaretta Singer, grande mecenate del movimento e delle pellicole in mostra, ma certamente anche un tributo alla famosa massima di Lautréamont: «Bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello».
La parte della mostra dedicata ai Sogni simboleggia una sorta di nuovo inizio dopo l’annichilimento e il rifiuto radicale dell’arte perpetrato dai dadaisti. Per questo motivo, la parola “sogno” significa qui libertà, spensieratezza, ma anche introspezione e penetrazione dell’inconscio. Tutto ciò si riflette nei dipinti di scenari sommersi di Yves Tanguy, nelle creazioni visionarie di Victor Brauner, nelle bambole sadomasochistiche di Hans Bellmer, nelle fotografie di Claude Cahun, e nelle teche di un poeta-artigiano quale Joseph Cornell.

Il Museo BOIJMANS VAN BEUNINGEN

Situato nel cuore di Rotterdam da ben 170 anni, il Museo Boijmans Van Beuningen si distingue da sempre per il suo carattere eclettico. Il museo prende il nome da due importanti collezionisti: Frans Boijmans e Daniël George van Beuningen, i quali hanno contribuito ad arricchire la collezione di molti capolavori.
Bosch, Rembrandt, Van Gogh, Dalí e il design olandese: visitare il Museo Boijmans Van Beuningen significa compiere un viaggio nella storia dell’arte. I capolavori, sia di provenienza olandese che estera, offrono una panoramica completa sull’arte dall’Alto Medioevo sino ai giorni nostri. Capolavori di Monet, Mondrian, Magritte e molti altri ancora offrono uno spaccato sullo sviluppo dell’Impressionismo e del Modernismo. Il museo vanta una delle più vaste collezioni al mondo di arte surrealista ed un’eccellente collezione di Pop Art britannica e americana, che include opere di David Hockney, Andy Warhol e Claes Oldenburg. Inoltre, il museo ospita anche una sezione dedicata alle arti decorative e al design: dalle ceramiche medievali al vetro rinascimentale, dai mobili di Gerrit Rietveld fino al design contemporaneo olandese.
Al momento, il museo sta accrescendo la propria superficie espositiva attraverso la costruzione di un deposito di alto profilo: nel 2021, sarà infatti inaugurata la nuova dimora che andrà ad ospitare la collezione del museo – attualmente composta da 151.000 opere – e che sorgerà a fianco del museo principale. L’edificio, progettato dallo studio di architettura olandese MVRDV, sarà il primo deposito ad essere interamente aperto al pubblico – un primato mondiale del quale andiamo particolarmente fieri.

Museo Boijmans Van Beuningen – il Surrealismo nei Paesi Bassi
Il Museo Boijmans Van Beuningen vanta una vastissima collezione di arte surrealista, i cui primi dipinti – Au seuil de la liberté (Sulla soglia della libertà) di Magritte e Le couple di Max Ernst – sono stati acquisiti nel 1966. Mentre gli altri musei olandesi si concentravano sul freddo modernismo nordeuropeo, il Museo Boijmans Van Beuningen ha rivolto la sua attenzione agli sviluppi in atto nelle città meridionali, quali Bruxelles, Parigi e Madrid. Il museo ha organizzato mostre delle opere di Man Ray e René Magritte e, nel 1970, a Rotterdam si è tenuta la prima retrospettiva europea dedicata a Salvador Dalí.
La collezione surrealista comprende adesso oltre 125 dipinti e sculture e una collezione di libri e pubblicazioni rare, e richiama a sé gli amanti dell’arte di tutto il mondo. Svariate delle opere iconiche parte di questa collezione erano originariamente proprietà del collezionista britannico Edward James, il quale fu per diversi anni il patrono di Dalì e di Magritte. Lo ritroviamo ritratto nel celebre dipinto La reproduction interdite, che sarà esibito come parte della mostra.

 

 

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Annamária Molnár, Ilaria Bonacossa, Sári Ember, Paolo Cavallo, Carina Plath, Adam Budak - Campari Art Prize 2017 Photo: Perottino-Alfero-Bottallo-Formica

 

Campari Art Prize consolida la partnership triennale tra Artissima e Campari Group

Il premio è dedicato a un artista under 35 scelto tra quelli presenti nelle otto sezioni della fiera ed è attribuito da una giuria internazionale

Il Campari Art Prize, forte del successo della prima edizione, consolida la partnership triennale tra Artissima e Campari Group.

Il premio è dedicato a un artista under 35 scelto tra quelli presenti nelle otto sezioni della fiera ed è attribuito da una giuria internazionale composta da Lorenzo Fusi, curatore indipendente e direttore del Prix International d'Art Contemporain (PIAC) della Fondation Prince Pierre di Monaco, Abaseh Mirvali, curatrice indipendente di arte contemporanea e architettura e progettista e da Claire Tancons, co-curatrice della Sharjah Biennal 14.

Il vincitore, selezionato per la forza comunicativa e la capacità narrativa del suo lavoro artistico, riceverà un premio in denaro e sarà protagonista di una mostra personale negli spazi di Galleria Campari, museo aziendale del Gruppo, presso gli HQs a Sesto S. Giovanni, alle porte di Milano.

L’edizione 2017 ha premiato l’artista ungherese Sári Ember, rappresentata da Ani Molnár Gallery, Budapest. In occasione della mostra Since our stories all sound alike, curata da Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima e aperta al pubblico dal 23 maggio al 9 settembre 2018, l’artista ha presentato una serie di opere concepite appositamente per gli spazi espositivi di Galleria Campari. La mostra, prima personale in Italia di Ember, ha riscosso un grande successo di pubblico e di stampa.
La collaborazione con Artissima consolida lo storico rapporto tra Campari e il mondo dell'arte contemporanea. Il Campari Art Prize sottolinea la vocazione di Artissima alla scoperta e valorizzazione di talenti e riconferma l’apertura di Campari a nuovi e inediti linguaggi e la fusione tra uno spirito imprenditoriale d’avanguardia e la ricerca artistica più sperimentale.

ARTISSIMA - Internazionale d’Arte Contemporanea

Oval, Lingotto Fiere Torino
1 novembre 2018 | Presentazione alla stampa, preview, vernissage
2-3-4 novembre 2018
T +39 011 19744106
www.artissima.it | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

noi continuiamo

 

Noi continuiamo l'evoluzione dell'arte. Arte informale dalle collezioni della GAM Torino

Dopo la mostra sulla Pop Art italiana, la Fondazione CRC e la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino portano a Cuneo un nuovo grande evento espositivo

Dopo la mostra sulla Pop Art italiana, la Fondazione CRC e la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino portano a Cuneo un nuovo grande evento espositivo, dal titolo "Noi continuiamo l'evoluzione dell'arte. Arte informale dalle collezioni della GAM Torino". 

 La mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico da mercoledì 24 ottobre a domenica 20 gennaio 2019 con i seguenti orari: da martedì a sabato, dalle ore 15,30 alle 18,30, domenica dalle ore 11 alle 18.30. 

La mostra, a cura di Riccardo Passoni, nasce dalla volontà di tracciare una ricerca organica su una serie di esperienze artistiche manifestatesi negli anni Cinquanta e riconducibili alla corrente conosciuta come arte informale. L'esposizione presenta una selezione di sessanta opere provenienti dalla collezione della GAM, di pittori e scultori italiani attivi nel secondo dopoguerra: da Alberto Burri a Lucio Fontana, da Carla Accardi a Giuseppe Capogrossi, passando per il Gruppo degli Otto (Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova).

 

 

 

BITS BYTES

 

BITS & BYTES

Un ciclo di quattro lezioni per approfondire l’impatto delle tecnologie digitali nel campo dell’arte contemporanea

La Galleria Civica di Modena, tra il 18 ottobre 2018 e il 14 febbraio 2019, ospita BITS & BYTES, un ciclo di quattro lezioni per approfondire l’impatto delle tecnologie digitali nel campo dell’arte contemporanea, parte del programma collaterale delle mostre Jon Rafman. Il viaggiatore mentale e Ryoichi Kurokawa. al-jabr (algebra), prodotte da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e attualmente in corso, rispettivamente alla Palazzina dei Giardini e a Palazzo Santa Margherita, fino al 24 febbraio 2019.

L'impatto estremamente significativo delle tecnologie digitali sulla nostra quotidianità non può esimersi dal coinvolgere il contesto dell’arte contemporanea, non solo mettendosi a servizio degli artisti ma influenzandone anche la percezione e la modalità di creazione. Per approfondire questi temi sono stati chiamati esperti capaci di raccontare l'evoluzione che tali tecnologie hanno avuto nell’arte dalla loro nascita ai giorni nostri, per arrivare fino alle mostre di Jon Rafman e Ryoichi Kurokawa che, pur molto diverse fra loro, sono accomunate dalla riflessione che entrambi gli artisti compiono sul mondo digitale.

I quattro appuntamenti, nati con l’obiettivo di fornire degli strumenti di lettura per comprendere il contesto culturale e artistico in cui si muovono artisti quali Jon Rafman e Ryoichi Kurokawa – che interverranno in prima persona a due degli incontri in programma –, vedranno la partecipazione di Valentina Tanni, Docente di Digital Art al Politecnico di Milano, Claudia D’Alonzo, Docente di Net Art all'Accademia di Brera di Milano, Marco Mancuso, Docente di Fenomenologia dell'Arte Contemporanea a NABA, Milano, e Domenico Quaranta, Docente di Sistemi Interattivi all'Accademia di Belle Arti di Carrara.

Programma BITS & BYTES:

Giovedì 18 ottobre 2018, ore 18

L'arte dopo la rivoluzione digitale

Valentina Tanni, Docente di Digital Art al Politecnico di Milano

La lezione di Valentina Tanni analizza la profonda influenza che le tecnologie digitali hanno avuto sull’arte contemporanea, presentando le diverse forme espressive adottate dagli artisti dagli anni Sessanta a oggi, in un percorso che dalle prime sperimentazioni con i computer arriva fino alle ricerche post-internet.

Giovedì 29 novembre 2018, ore 18

Un percorso nell’audiovisivo espanso, dalle avanguardie storiche al contemporaneo

Claudia D’Alonzo, Docente di Net Art all'Accademia di Brera, Milano

La lezione di Claudia D’Alonzo ripercorre l’evoluzione delle pratiche audiovisive e multimediali nel panorama dell’arte contemporanea e la progressiva interazione con il mondo delle performance elettroniche dal vivo: un percorso che ha portato numerosi artisti a dare vita a installazioni spaziali sempre più immersive e tecnologiche, in cui suono e immagine agiscono in perfetta sinergia.

Sabato 19 gennaio 2019, ore 17

Dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo: l’arte di Ryoichi Kurokawa

Ryoichi Kurokawa, artista

Marco Mancuso, Docente di Fenomenologia dell'Arte Contemporanea a NABA, Milano

L'incontro tra il critico e curatore Marco Mancuso e l'artista Ryochi Kurokawa verterà sull'analisi e la conoscenza del lavoro di uno dei più grandi esponenti della sensibilità digitale contemporanea, partendo dalle opere esposte all'interno della mostra al-jabr per allargare i confini della discussione alla sua pratica artistica e la sua ricerca a cavallo tra tecnologia e natura, suono e immagine, astrazione e poesia, impianto estetico e modellazione algebrica.

Giovedì 14 febbraio 2019, ore 18

Il viaggiatore mentale: l’arte post-internet di Jon Rafman

Jon Rafman, artista

Domenico Quaranta, Docente di Sistemi Interattivi all'Accademia di Belle Arti, Carrara

L’incontro tra il curatore e critico Domenico Quaranta e l’artista Jon Rafman approfondirà le tematiche suggerite dalle opere esposte nell’ambito della mostra Il viaggiatore mentale, presentando la ricerca artistica dell’autore canadese, tra i primi artisti internazionali a dedicare il suo intero lavoro all’impatto e alle conseguenze che le tecnologie digitali hanno avuto nella società contemporanea.

Tutti gli incontri si svolgono alla Galleria Civica di Modena, presso Palazzo Santa Margherita.

Il biglietto di ingresso alle mostre (Intero: 6 € | Ridotto: 4 €) è valido per tutti i quattro incontri in programma. Ingresso gratuito per gli under 18 e gli over 65.

 

Informazioni

tel. +39 059 2032911/2032940 - fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

 

 

 

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The Others Fair 2018

La fiera vuole essere una lente, o forse un cannocchiale, per individuare l’arte che verrà e scovare nuovi collettori di talenti. L’ex Ospedale Regina Maria Adelaidein a Torino ospita la manifestazione più underground e irriverente della Contemporary art week

Mettere a fuoco l’arte del nuovo millennio richiede lenti per miopi o per presbiti? Il logo sfocato e capovolto, by Ikigai.media, dell’edizione 2018 su campo giallo in stile “lavori in corso”, propone subito un esercizio visivo e più di un interrogativo sulla capacità di visione di cosa sia oggi l’espressività artistica.

The Others vuole essere una lente, o forse un cannocchiale, per individuare l’arte che verrà e scovare nuovi collettori di talenti. Medicale e alternativo anche il luogo scelto, l’ex Ospedale Regina Maria Adelaide in Lungo Dora Firenze 87 a Torino, che dall’1 al 4 novembre ospita la manifestazione più underground e irriverente della Contemporary Art Week.

Più di quaranta le gallerie e associazioni culturali presenti quest’anno, due terzi sono straniere, una percentuale praticamente capovolta rispetto al 2017 quando il 65% degli espositori erano italiani, grazie anche al lavoro di ricerca svolto da un board curatoriale rinnovato e dal respiro internazionale, coordinato da Bruno Barsanti. Un gruppo di ambasciatori e globetrotter dell’arte che vivono tra Berlino, Bruxelles, Copenaghen, Mosca, Parigi e Santander e lavorano in tutto il mondo. Sono giovani Alejandro Alonso Diaz, Yulia Belousova, Pietro Della Giustina, Iben Bach Elmstrøm e il collettivo SUPERDEALS e hanno lavorato con The Others con competenza ed entusiasmo.

Novità assoluta la sezione Expanded Screen, dedicata alla video installazione e con un titolo che fa il verso all’expanded cinema teorizzato dal critico e accademico americano Gene Youngblood nel 1970. Expanded Screen pone l’accento sul video, ma anche sulla superficie e sulle modalità attraverso cui le immagini diventano fruibili.

Le tredici installazioni della sezione Specifc si misurano con le vecchie sale operatorie, l'area accettazione, la sala d'attesa, gli spazi delle cucine, l’area lavaggio e sterilizzazione per i chirurghi con gli arredi originali. Sempre più variegate le presenze della main section e interessanti gli special projects che vedono protagonisti artisti di Francia, Paesi Bassi e Danimarca.

La tavola rotonda Beyond the traditional art fair model in programma venerdì 2 novembre dalle 17.30 alle 19.30 ha chiamato a raccolta alcuni tra i più innovativi format del settore tra i quali POPPOSITIONS Art Fair (Brussels), Paris Internationale (Paris) Tallin Photomonth, (Tallinn). Connesso al tema della tavola rotonda, lo speed talk Does a gallery need a physical space in 2018? è previsto sabato 3 novembre dalle ore 19.15 alle 20.00, preceduto dagli incontri intitolati Why is today’s art so meaningless? con inizio alle 17,15 e The future of independent art publishing alle 18,15.

In chiusura di The Others, domenica 4 novembre, verranno assegnati tre premi, uno per ogni sezione: Specific, Expanded Screen e Main; riconfermato il #premiobottegabaretti che accompagna la manifestazione dal 2015.

The Others è resa possibile grazie al sostegno di Compagnia di Sanpaolo, Fondazione CRT, gode dei patrocini di Regione Piemonte e Comune di Torino.

Media partner: The Art Gorgeous, ATPdiary - Art Texts Pics, Artribune, ARTUU Magazine, Exibart, Libreria Il Ponte sulla Dora, Quid Magazine, SMALL ZINE, Espoarte Contemporary Art Magazine e Artprice.

Public Program The Others 2018:

Round Table:

Beyond the traditional art fair model:

Venerdì 2 novembre dalle 17.30 alle 19.30

How has the incredible proliferation of art fairs affected the contemporary art system over the last years? Which are the key factors determining a fair's identity in the current overcrowded scenario? Is it possible to think of an art fair as a cultural institution? The talk aims at analysing new and emerging art fair models highlighting how they question the traditional format of the commercial exhibition. The concept and structure of a number of young fairs that have distinguished themselves in recent years as the most innovative and responsive to the changing needs will be examined and discussed by the speakers.

Speed Talks:

Sabato 3 novembre dalle 17.15 alle 20.00

•Why is today’s art so meaningless? 17.15 – 18.00

Many claim art is dead. Accessibility made art mainstream. Surely, art became integrated in day to day life instagram can replace a museum-visit, online auctions simplifies the holy ritual of art buying into a mouse-klick process. The non-stop production of art fostered by its everyday consumption makes art easy to forget and difficult to keep our attention. But does it make art meaningless?    

•The future of independent art publishing –18.15 – 19.00

It’s widely recognised that the digital age has put conventional publishing at stake. And what will be the futures of that physical object as a book or an art magazine and its digital counterparts, and the ways people interact with them? Who is that reader? Are they engaging with textual or infographic knowledge, or a combination of two? And what does that reader want?

•Does a gallery need a physical space in 2018? – 19.15 – 20.00

There is a high number of galleries that had to undergo a closure earlier this year. This doesn’t mean that the gallerists gave up on the art world and emptied their seats. Instead, many of those questioned the traditional gallery model and are experimenting with new ways of selling and working with the artist. Frieze New York no longer requires exhibitors to have a physical gallery space.

Curator’s Tour con il Board curatoriale di The Others 2018:

Venerdì 2 novembre alle ore 19.00

Sabato 3 novembre alle ore 19.00

Domenica 4 novembre alle ore12.00 e alle ore 16.00

 

The Others Fair 1 – 4 novembre 2018

Ex Ospedale Regina Maria Adelaide - Torino

Web site: http://www.theothersfair.com/en/     Fb: @TheOthersArtFair     Ig: theothersartfair

Orari:

1 novembre – 20.00 - 00.30 Opening Party

2 e 3 novembre – 17.00 – 00.30

4 novembre – 11.00 – 20.00

 

 

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Field, prima mostra personale in Italia dell’artista inglese Phoebe Unwin

La Collezione Maramotti presenta una serie di nuovi disegni e dipinti realizzati appositamente per la Pattern Room della Collezione. 

Collezione Maramotti dal 14 ottobre fino al 10 marzo presenta Field, prima mostra personale in Italia dell’artista inglese Phoebe Unwin, costituita da una serie di nuovi disegni e dipinti realizzati appositamente per la Pattern Room della Collezione.

Il titolo dell’esposizione evoca molteplici connotazioni. Il ‘campo’ rimanda al paesaggio, ma anche alle campiture di colore e al taglio della visione. È un luogo di mezzo, un soggetto pittorico tradizionale che permette all’artista di oscillare fra il figurativo e l’astratto, di investigare le qualità formali della pittura.

Sviluppando una ricerca sul paesaggio e sull’interazione fra la figura umana e l’ambiente circostante Unwin costruisce con la pittura una delicata alternanza di orizzonti, distanze variate che generano un’osservazione a diverse velocità. Anche la superficie stratificata e porosa delle opere e la messa a fuoco appannata dei soggetti generano un dinamismo della visione all’interno di ogni quadro e un’intima relazione tra un’opera e l’altra.

Il lavoro da cui prende avvio il progetto è un quadro del 2017, Approach, in cui Unwin dipinge due persone sospese in un incontro; i loro contorni si fondono, in parte, con il paesaggio, che viene così modellato dalla percezione.
L’esplorazione delle percezioni attraverso i colori, le forme e le loro combinazioni, lo studio dei percorsi visivi e delle reazioni emozionali, si uniscono a un interesse per i diversi tempi e i ritmi interni all’opera. Attraverso un processo che muove dall’astrazione verso la figurazione, in cui la materia si fa segno e le figure affiorano nel colore, Unwin crea immagini sospese in un tempo e in uno spazio indeterminati. L’artista stessa ha definito il guardare un’opera come un’esperienza che è “sentita fisicamente e si svolge, in un certo senso, sempre nel presente”.

Le influenze artistiche, letterarie, cinematografiche e personali di Unwin sono liberamente elaborate, agiscono come suggestioni aperte che l’artista incorpora nell’esplorazione del processo e del gesto della pittura. I suoi quadri sono luoghi visivi con infinite possibilità; la narrazione intrinseca delle opere non è definita né definitiva, si rivela in modi nuovi e diversi, emerge attraverso lo sguardo attivo di chi osserva.

Indagando i modi in cui astrazione e figurazione si confondono e sovrappongono Unwin ci invita a riflettere sulla complessità di piccoli momenti apparentemente senza importanza, e nello stesso tempo esplora e forza i limiti della pittura come mezzo di espressione.
L’artista non prende spunto da fotografie, né dall’immensa quantità di immagini che circolano in rete, ma da memorie personali o da blocchi da disegno sui quali traccia schizzi delle sue esperienze quotidiane.
La Collezione Maramotti include già una sua opera del 2015, anno in cui Unwin era stata nominata tra le finaliste della sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel Gallery.

Nel 2019 sarà pubblicato un libro ad accompagnamento della mostra.

Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 1 novembre, 25–26 dicembre, 1 e 6 gennaio