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 Liceo di Lugano 1

 

Liceo di Lugano 1 e il FAI Swiss per le Giornate europee del patrimonio 2019

Omaggio a Carlo Cattaneo da parte degli allievi del Liceo di Lugano 1,  che avranno il piacere di accompagnare il pubblico in una visita guidata dal titolo "I colori della Libertà" presso il Palazzo degli Studi.

Sabato 14 Settembre 2019 il Liceo di Lugano 1 e il FAI Swiss in occasione delle Giornate europee del patrimonio 2019 vi invitano all'omaggio a Carlo Cattaneo da parte degli allievi del Liceo di Lugano 1, che avranno il piacere di accompagnare il pubblico in una visita guidata dal titolo I colori della Libertà presso il Palazzo degli Studi.

“Nella lotta odierna le scuole valgono più degli eserciti; questi ultimi vincono, ma le scuole convincono, trionfano durevolmente”, Carlo Cattaneo, Prolusione a un corso di filosofia el liceo ticinese, 1852.

A centocinquant'anni dalla morte di Carlo Cattaneo, alcuni  allievi del Liceo cantonale di Lugano 1,  ispirati dalla figura del grande intellettuale  esule in Ticino, cofondatore con Stefano Franscini del Liceo pubblico e docente di filosofia, accompagnano i visitatori nei luoghi simbolo del Palazzo degli Studi.

Attraverso linee tematiche elaborate dagli studenti sarà possibile ripercorrere le tappe fondamentali del suo contributo alla modernizzazione del Paese che lo ospitò e, parallelamente, la storia dell'Ottocento ticinese. Il Palazzo degli Studi, bene culturale tutelato, venne infatti edificato per celebrare i 100 anni di sovranità cantonale (1803– 1903): la «Libertà ticinese». 

Sarà proposta una passeggiata tra le mura del Liceo alla scoperta della sua architettura, delle opere dello scultore Vincenzo Vela e del Pantheon di illustri figure – Franscini, Lavizzari, Bertoni, Galli, Motta, Abbondio – che come intellettuali e/o insegnanti hanno contribuito ad arricchire la cultura del Cantone.  

Gli studenti, i docenti e la Direzione  del Liceo di Lugano 1 hanno aderito al progetto di FAI Swiss, Apprendisti Ciceroni®, un'esperienza educativa e didattica che pone al suo centro il “territorio” come luogo in cui riconoscersi in quanto individui appartenenti a una comunità storica e civile.

L'attività degli Apprendisti Ciceroni® ha ricevuto per il 2019-2020 il sostegno dell'Ufficio federale della cultura (UFC).

 

Entrata libera dalle ore 10.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.00

Visite guidate alle ore 10.30, 11.30, 14.30, 15.30

Iscrizione obbligatoria per le visite guidate:

www.faiswissprenotazioni.ch

o scrivendo all’indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Liceo cantonale di Lugano 1 – Viale Carlo Cattaneo 4 – 6900 Lugano

 Tel. 091 815 47 11  -   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. /www.liceolugano.ch

 


 

 

Enrico Baj Senza titolo copetina catalgo Tecnica mista e collage su carta 65x50 cm

Enrico Baj, Senza titolo (copetina catalgo), Tecnica mista e collage su carta, 65x50 cm.


IL POTERE DELL'IRONIA alla galleria Pisacane Arte. Mostra personale di Enrico Baj

In mostra circa 30 opere tra tele e le celebri grafiche (collage). I soggetti sono quelli più amati di questo maestro contemporaneo, tra generali, dame, parate e militari, tra cui alcune opere uniche.

La galleria Pisacane Arte dal 10 settembre fino al 5 ottobre in associazione con A Me Gli Occhi Arte inaugura, la mostra "Il potere dell'ironia", esposizione personale di Enrico Baj. Fra i più importanti artisti italiani, ha attraversato la stagione degli anni Cinquanta e Sessanta accanto ai grandi nomi come Fontana, Manzoni e Klein, erede dello spirito surreal-dadaista e sperimentatore di tecniche e soluzioni stilistiche inedite. Nel 1951 insieme a Dangelo e Dova promuove il Movimento Nucleare. Nel '57 redige il manifesto Contro lo stile, un attacco al formalismo e alla sua serialità, da qui prendono forma i suoi collage, caratterizzati dai materiali più disparati come passamaneria, bottoni, conchiglie, specchi, medaglie e bottoni. Pervasi da una vena giocosa ed ironica, restituiscono una versione grottesca del potere e delle società. Non a caso i soggetti più frequenti sono quelli riferiti al mondo militare, i suoi generali sono degli ominidi antropomorfi, mollicci e privi di qualsiasi autocontrollo.

L'opera di Baj si articola in diversi periodi, tutti improntati all'ironia giocosa, che si ritrova sia nella tecnica, che nel soggetto. Anarchico, lotta contro l'abuso di potere, il suo linguaggio è ludico e dissacrante. Il potere è quindi l'oggetto a cui è indirizzata la sua polemica, sempre ironica. In particolare è quello militare ad essere messo sotto accusa con i “Generali”, ai quali fanno da contraltare le “Dame”. I primi tronfi e vanitosi, ma estremamente goffi, le seconde piene di orpelli, portano nomi altisonanti, ma decadenti, sono inconsistenti e attraverso lo sfarzo, cercano invano di mascherare questo vuoto. La mancanza di sostanza è sottolineata dall'uso di tutti questi materiali, che creano i famosi collage di Baj: le figura sono piene di oggetti, ma svuotate nell'essenza. Si tratta di mostri, simboli di follia, ignoranza e cattivo gusto.

L'uomo di Enrico Baj è un'icona anti-militarista. Un generale che riassume tutte le piccolezze della retorica e dell'arroganza del potere, lo svelamento di una grandezza solo apparente, dietro la quale, si cela un fantoccio senza anima né personalità.

La denuncia è forte, ma non greve perché, come lo stesso maestro affermava: “La Pittura è una via – una via che ho scelto - verso la libertà. È una pratica di libertà” o ancora “Il mio lavoro confina con il gioco, a tal punto che spesso uso, quale materiale pittorico, veri e propri giocattoli”

In mostra circa 30 opere tra tele e le celebri grafiche (collage). I soggetti sono quelli più amati di questo maestro contemporaneo, tra generali, dame, parate e militari. Saranno poi visibili alcune opere uniche che impreziosiranno l'esposizione.

Si potranno trovare anche opere tratte dai libri, che Baj amava profondamente perché riteneva una forma d'arte ibrida, ma, contemporaneamente, completa. Esposti ci saranno collage tratti da “Le cravate ne vaoute pas une Médaille” o ancora l'intera suite dedicata ai generali piangenti “Larmes de Généraux”.

Baj analizza il mondo dell'arte tenendo sempre d'occhio le trasformazioni politiche e sociali del tempo, proiettando nelle sue opere le preoccupazioni e le paure del futuro. Manifesta un grosso impegno contro ogni tipo di aggressività, l'intera opera di questo importante artista racconta e denuncia degli abusi del potere e dei molti mali della società contemporanea.

NOTA BIOGRAFICA:

Enrico Baj nasce il 31 ottobre 1924 a Milano. Dopo il diploma al Liceo Classico si iscrive alla Facoltà di Medicina che abbandonerà dopo la seconda guerra mondiale per frequentare Giurisprudenza e, contemporaneamente, l'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1951 tiene la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano dove espone opere informali. Nel 1952 firma, insieme a Sergio Dangelo, il manifesto della Pittura Nucleare e nel 1957 quello Contro lo stile che vuole affermare l'irripetibilità dell'opera d'arte. Questi movimenti molto innovativi si inseriscono pienamente nel panorama delle avanguardie artistiche europee degli anni Cinquanta. Nel 1954 Baj e Jorn fondano il Mouvement international pour une Bauhaus imaginiste schierandosi contro l'eccessiva razionalizzazione e geometrizzazione dell'arte in aperta polemica con la scuola di Ulm di Max Bill. Sono anni per Enrico Baj di grande riflessione e scambio intellettuale grazie ai contatti con artisti internazionali come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Joe Colombo, Lucio Del Pezzo, Giò Pomodoro, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein.Il senso ludico della sua arte sfocia poi in contestazione sarcastica e forte impegno civile attraverso i "generali", le "parate militari" degli anni Sessanta e le tre grandi opere degli anni Settanta: I funerali dell'anarchico Pinelli(1972), Nixon Parade (1974) e l'Apocalisse (1979). Da qui in avanti la sua critica alla contemporaneità si fa sempre più forte, come si può notare ne Epater le robot (1983), analisi dell'abuso tecnologico, e neI manichini (1984-87), dove le figure senza volto sono evidenti richiami alla "robotizzazione" dell'essere umano. Successivamente, con i lavori Metamorfosi e Metafore (1988), sviluppa un immaginario dominato dal kitsch, unico stile che secondo l'artista riesce a rappresentare la cultura di oggi. Nel 1993 inizia il ciclo delle "maschere tribali", dei "feltri" e dei "totem" che vogliono esprimere un primitivismo moderno riciclando gli oggetti di uso quotidiano. Nel 1999 realizza 164 ritratti ispirati ai Guermantes e a quel mondo raffinato, decadente e spesso grottesco. Nel gennaio 2003 vengono esposte alla Galleria Giò Marconi di Milano le opere "idrauliche" dell'artista: rubinetti, tubi, sifoni vengono applicati a piccole sculture e a dame a collage. Enrico Baj muore a Vergiate il 16 giugno 2003.

PISACANE ARTE

via Pisacane 36 - 20129, Milano

10 settembre - 5 ottobre 2019

Inaugurazione: martedì 10 settembre 2019, ore 18.30

ORARI DI APERTURA:

Dal Lunedì al Venerdì: ore 10.00 – 19.00
Sabato: ore 10.00 -13.00 / 15.00 – 19.00
Ingresso libero

INFO:

PISACANE ARTE
via Pisacane 36 - 20129, Milano
tel. 02.39521644
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.pisacanearte.it |galleria.pisacanearte.it

 

 

 

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Locandina. Osvaldo Cavandoli, La Linea © 2019 CAVA/QUIPOS


Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977 alla Fondazione Magnani-Rocca

Un nuovo capitolo nell’indagine della storia della Pubblicità in Italia.

Alla Fondazione Magnani-Rocca si apre un nuovo capitolo nell’indagine della storia della Pubblicità in Italia.
La mostra “Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977” - allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma dal 7 settembre all’8 dicembre 2019 – segue infatti dopo due anni la prima esposizione dedicata alla storia della pubblicità dal 1890 al 1957, che fu l’occasione per ripercorrere la nascita e l’evoluzione della comunicazione pubblicitaria e in particolare del manifesto, permettendo al visitatore di comprenderne la genesi, dai primi schizzi ai bozzetti, fino al manifesto stampato. Se in quella prima tappa della storia della pubblicità fu possibile ammirare le creazioni di cartellonisti come  Leonetto Cappiello, Sepo, Marcello Dudovich o Plinio Codognato - per citarne alcuni tra i principali - questa nuova occasione espositiva permette di continuare a seguire l’evoluzione della storia della grafica pubblicitaria e del manifesto con grandi designer come Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi, Pino Tovaglia, affiancandola a un nuovo media - la televisione - che con Carosello mosse i primi passi nel mondo della pubblicità. 
Il visitatore quindi troverà tantissimi, celebri manifesti di quel periodo, affiancati ai bozzetti e agli schizzi, e insieme avrà la possibilità, grazie a una serie di schermi distribuiti nelle sale espositive, di ripercorre l’unicità e l’innovazione degli inserti pubblicitari di Carosello, vincolati al tempo a rigide regole di novità e lunghezza. Si scoprirà così l’universo dei personaggi animati che sono nati con la televisione, come La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagot o Angelino di Paul Campani, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli. Bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard sono gli elementi a complemento della serie di cartoni animati presentati in mostra a cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell’epoca da Mina (Barilla) a Frank Sinatra, da Patty Pravo a Ornella Vanoni e Gianni Morandi o grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman e grandi registi come Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola, i fratelli Taviani, oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

La cultura di massa - Una selezione dei più importanti oggetti promozionali dell’epoca come l’ippopotamo Pippo, o i gonfiabili di Camillo il Coccodrillo, della Mucca Carolina, di Susanna tutta Panna completano la presentazione della pubblicità dei primi trenta anni della seconda metà del Novecento. Carosello, infatti, ebbe successo anche perché creò e impose i suoi caratteristici personaggi. Umberto Eco all’epoca sosteneva, nel saggio Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva, che si trattava di personaggi ambigui ed esili, di personaggi cioè che, a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali, non erano «portatori di un’idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Eppure, forse proprio grazie a questa loro apparente debolezza comunicativa, tali personaggi hanno saputo integrarsi efficacemente con la cultura di massa della società italiana. Hanno saputo cioè diventare vere e proprie “icone”, esseri senza profondità, spesso, come ha sottolineato lo stesso Eco, anche indipendentemente dai prodotti da cui erano nati. 

La fiabesca rivoluzione dei consumi - La pubblicità di quel periodo - dal 1957 al 1977, non solo televisiva - introdusse una vera e propria rivoluzione nel patrimonio culturale e visivo di tutti. Carosello era trasmesso in bianco e nero, ma per gli italiani era ricco di colori. Aveva infatti i colori del consumo, i colori di un nuovo mondo di beni luccicanti che si presentavano per la prima volta sulla scena sociale: lavatrici, frigoriferi, automobili, alimenti in scatola, etc.
Carosello non era semplicemente pubblicità, ma un paesaggio fiabesco dove regnavano la felicità e il benessere, un paesaggio estremamente affascinante per una popolazione come quella italiana che proveniva da un lungo periodo di disagi e povertà. Un paesaggio onirico che esercitava un effetto particolare nei piccoli paesi, nelle campagne e nelle regioni più arretrate, dove rendeva legittimo l’abbandono di quell’etica della rinuncia che apparteneva alla vecchia cultura contadina, in favore dell’opulenza della città e dei suoi beni di consumo. Carosello, dunque, ha insegnato a vivere la modernità del mondo dell’industria, ha insegnato cioè che esistevano dei nuovi beni senza i quali non ci si poteva sentire parte a pieno diritto del nuovo modello sociale urbano, industriale e moderno. E ha insegnato anche come tali beni andavano impiegati e collocati all’interno del modo di vita di ciascuno. 
Seppure vincolato dalle rigide norme imposte dalla Rai puritana dell’epoca, ha comunque potuto mostrare le gratificazioni e le diverse fonti di piacere che erano contenute nei nuovi beni di consumo. Forse non è un caso che a Carosello lavorassero insieme i migliori creativi e le migliori intelligenze del teatro e del cinema italiano dell’epoca. 

Le collaborazioni - L’esposizione, fra gli altri contributi, si avvale della collaborazione col prestito di un importante numero di bozzetti originali e manifesti di Carboni, Iliprandi, Testa, Tovaglia del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, e di manifesti d’epoca del Museo nazionale Collezione Salce di Treviso e della Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE, Alassio (SV), della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, di archivi aziendali e di importanti collezioni private. Per tutta la parte filmica si avvale del contributo dell'Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi.

La mostra e il catalogo - La mostra - a cura di Dario Cimorelli, cultore di storia della pubblicità, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione, come il precedente capitolo dedicato alla pubblicità del periodo 1890-1957 - è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, dove, oltre ai saggi dei curatori e alla riproduzione di tutte le opere esposte, vengono ripubblicati testi fondamentali di Omar Calabrese su Carosello e su Armando Testa, a cui vengono affiancati nuovi testi di Emmanuel Grossi su cinema, musica e animazione in rapporto a Carosello, Roberto Lacarbonara sull’attività di Pino Pascali in ambito pubblicitario, Stefano Bulgarelli sulla Scuola modenese di Carosello.

CAROSELLO. Pubblicità e Televisione 1957-1977
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 7 settembre all’8 dicembre 2019.  Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì chiuso.
Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti - € 10,00 per gruppi di almeno venti persone - € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  www.magnanirocca.it    
Il sabato ore 16.00 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 17,00 (ingresso e guida).
Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Omar Calabrese, Stefano Bulgarelli, Dario Cimorelli, Emmanuel Grossi, Roberto Lacarbonara, Stefano Roffi.


La mostra è realizzata grazie al contributo di:
FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE ITALIA.
Media partner: Gazzetta di Parma.
Con la collaborazione di: AXA XL Art & Lifestyle, parte di AXA XL, divisione di AXA, e di Aon
Angeli Cornici, Cavazzoni Associati, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

 

 

ONIRONAUTICA

ONIRONAUTICA mostra alla Fondazione Luciana Matalon di Nello Taietti

Una mostra fotografica e una rappresentazione teatrale, il cui fil rouge è il sogno lucido, ossia quello stato in cui il soggetto si accorge di sognare e agisce consapevolmente all’interno dello stesso.

Dal 18 al 28 Settembre gli spazi della Fondazione Luciana Matalon ospiteranno la mostra personale di Nello Taietti, Onironautica. Onironautica si articola in una mostra fotografica e in una rappresentazione teatrale, il cui fil rouge è il sogno lucido, ossia quello stato in cui il soggetto si accorge di sognare e agisce consapevolmente all’interno dello stesso. Il percorso espositivo si articola in quarantotto scatti tra fiori, paesaggi naturali e figure femminili. Le immagini soffuse, sovraesposte alla luce e i toni pastello sottolineano la loro provenienza da luoghi onirici.

Come sottolinea Roberto Borghi: “sono immagini scaturite da un intento lucido, cioè selezionate e proposte secondo un criterio ben rintracciabile, quelle che vediamo scorrere in mostra: scatti effettuati secondo una logica duale, che vede alternarsi la natura e la figura umana, in un avvicendamento che tende alla massima fluidità.” Livio Moiana aggiunge: “Il mio consiglio a chi guarda le sue opere è di andare immediatamente oltre il soggetto che cattura la nostra attenzione al primo impatto. Sullo sfondo, a volte celato e in modo discreto c’è l’essenza della sua foto. Non sarà mai davanti a noi come un cartello. Le sue foto richiedono la nostra partecipazione coi sensi.”

Le ultime immagini del percorso espositivo introducono lo spettatore alla rappresentazione teatrale, ideata da Nello Taietti, interpretata dall’attore Daniele Crasti e accompagnata dalle note al pianoforte di Luca Arnaldo Maria Colombo. Nello spettacolo viene liberamente reinterpretata la nota opera lirica Madama Butterfly; tale rappresentazione nasce da un sogno dell’autore e si trasforma in una narrazione poetica per immagini, che racconta in chiave moderna il dramma pucciniano. Nella sua dimensione onirica, Nello Taietti prova un amore non corrisposto per Cio-Cio-San, un’icona di amore e di bellezza ed un personaggio caro all’autore fin dal 2002, quando mise in scena l’Opera al Teatro Piccolo di Milano.

NELLO TAIETTI

Dagli anni Ottanta si dedica alla fotografia analogica e alla stampa, passione che gli viene trasmessa dal padre in tenera età. Segue un corso al Circolo Filologico Milanese guidato sapientemente da professori illustri quali Virgilio Carnisio e Gianni Berengo Gardin. In quegli anni partecipa inoltre alla SICOF (Salone Internazionale Cine Ottica Fotografia) presentando due fotografie scattate nelle movimentate strade milanesi. Nel 2000 apre la Galleria d’Arte contemporanea MILARTE, una realtà internazionale impegnata, nel panorama artistico e culturale, a garantire fecondi scambi tra la cultura italiana, giapponese e coreana, nonché ad offrire ampia visibilità tanto ad artisti affermati quanto a giovani promesse. Il 7 Marzo 2002 porta in scena la Madama Butterfly di Puccini al Nuovo Piccolo Teatro Strehler di Milano grazie alla bravura e all’interpretazione di artisti coreani, italiani e giapponesi, accomunati dall’amore per la lirica e dal desiderio di celebrare il connubio tra due culture ancora così lontane, quella orientale e quella occidentale. Dal 2002 al 2004 ha insegnato ‘Marketing del mercato dell’arte’ all’Accademia di Belle Arti di Brera. Contemporaneamente ha progettato e realizzato corsi di formazione in ambito artistico finanziati dalla Regione Lombardia e destinati ai giovani disoccupati. Nel 2007 diventa prima direttore e poi presidente della Fondazione Luciana Matalon. Nel Maggio 2014 cura la mostra fotografica di Yoshie Nishikawa dal titolo ‘Purificazione’. Nell’Aprile 2019 compie un viaggio fotografico in Hokkaido (Giappone) con Amanda Ronzoni, fotogiornalista del National Geographic.

SCHEDA TECNICA: ONIRONAUTICA

Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67, Milano

Da mercoledì 18 a sabato 28 settembre Vernissage: mercoledì 18 settembre alle 18.

Apertura: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00.

RAPPRESENTAZIONE TEATRALE:

sabato 21 settembre alle 16 e alle 18 (2 spettacoli);

domenica 22 settembre ore 16 (replica per i soci dell'Associazione Notturno Musica)

Ingresso libero ro previa prenotazione Regia, testi, coordinamento: Nello Taietti Voce Narrante: Daniele Crasti Al Pianoforte: Luca Arnaldo Maria Colombo

 

 

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SETTE VOCI PER "LIBERA" Visite guidate gratuite alla mostra "Libera. Tra Warhol, Vedova e Christo"

Gli appuntamenti saranno condotti da professionisti della città attivi in settori affini alle tematiche che la mostra affronta direttamente o trasversalmente.

In occasione della mostra Libera. Tra Warhol, Vedova e Christo, che mette in relazione le raccolte della GAMeC e un importante nucleo di opere d’arte confiscate in Lombardia e gestite dall'Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati, il museo offre al pubblico l’opportunità di partecipare a un ciclo di visite guidate gratuite d’eccezione.

Gli appuntamenti saranno condotti da professionisti della città attivi in settori affini alle tematiche che la mostra affronta direttamente o trasversalmente. 

Per la loro competenza sul tema delle problematiche giuridiche legate sia ai sequestri dei beni che all’arte contemporanea sono stati coinvolti Alessandra Donati, docente di Legislazione del Mercato dell’Arte presso NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano ed Ettore Tacchini, già componente del Consiglio Nazionale Forense e già Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, appassionato d’arte.

Per l’interesse mediatico generato dalle confische in ambito artistico fa parte delle "voci" Susanna Pesenti, giornalista professionista da sempre attenta alla legalità, collaboratrice de L’Eco di Bergamo, mentre per il valore civico dei beni culturali il nome è quello di Maria Grazia Panigada, Direttore Artistico della Stagione di Prosa del Teatro Donizetti di Bergamo, che quest’anno ha portato in scena in città la commovente storia di Pasquale Rotondi.

Completano la rosa di professionisti tre esponenti delle Forze dell’Ordine, fondamentali per la loro preziosa collaborazione: Marco Celvini, giovane Allievo Ufficiale dell’Accademia della Guardia di Finanza, e Roberto Frambrosi, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione di Bergamo con Michele Taddei, ex Vicepresidente di Assorestauro, Consigliere dell’Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione di Bergamo, che spesso presidia, con attività di volontariato, importanti esposizioni cittadine.

Con la collaborazione dei Servizi Educativi della GAMeC, ciascuno dei professionisti offrirà al pubblico un'occasione di visita unica e inedita; un itinerario pensato ad hoc e legato ai propri interessi personali.

Gli appuntamenti sono realizzati grazie al sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo.

CALENDARIO APPUNTAMENTI

Sabato 14 settembre, ore 15:00
SUSANNA PESENTI

Sabato 5 ottobre, ore 15:00
MARIA GRAZIA PANIGADA

Sabato 26 ottobre, ore 15:00
MARCO CELVINI

Sabato 16 novembre, ore 15:00
ALESSANDRA DONATI

Sabato 14 dicembre, ore 15:00
ETTORE TACCHINI

Iniziativa a numero chiuso, max. 25 partecipanti per data.
Costo: € 3,00 per ingresso in mostra; visita guidata gratuita

Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie):
Tel. 035 270272
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Veduta Soffi a snx Mazzucchelli a destra opera biennale Santillana

Veduta Soffi a sinistra Mazzucchelli a destra opera biennale Santillana.

 

"SOFFI" a Venezia. La bipersonale Laura de Santillana e Franco Mazzucchelli

Cramum presenta la mostra Soffi a cura di Sabino Maria Frassà. In mostra presso lo Studio Santillana (isola della Giudecca) le opere di Laura de Santillana e Franco Mazzucchelli.

In occasione di The Venice Glass Week e della 58a Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, Cramum, grazie all'intuizione del suo direttore artistico- Sabino Maria Frassà - mette a confronto per la prima volta due grandi artisti dell'arte contemporanea italiana: Franco Mazzucchelli e Laura de Santillana. L'occasione è la Venice Glass Week. Dall'8 settembre fino al 24 novembre sarà possibile scoprire  questo inedito dialogo tra opere realizzate in materiali così diversi: il vetro che ha reso celebre Laura de Santillana e l'immancabile PVC di Franco Mazzucchelli. Ad accomunare e creare il dialogo è il "soffio", l'aria che ha generato i capolavori di questi Maestri.

Il curatore Frassà introduce così la mostra: "ll soffio è un elemento che accompagna la nostra cultura da sempre: nella Genesi Dio soffia "un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente", in Botticelli è il Vento a far nascere Afrodite. Come non ricordare poi l'"aria" come opera d'arte in sé nei Corpi d'aria di Manzoni. Così per Mazzucchelli e Santillana il soffio è l'unico e fondamentale elemento che muta la materia "grezza", dandole vita, ordine e forma definitiva. Fino a quando non si soffia e si "imprigiona" all'interno l'aria, le opere di Mazzucchelli sono masse di materiale plastico informe. Allo stesso modo i noti "sgonfiati" o i "Fedeli" di Laura de Santillana non esisterebbero senza l'esser stati prima volumi di vetro soffiato". 

Con questa mostra ancora una volta Cramum ha voluto celebrare e fornire una nuova luce e ri-lettura al lavoro di due artisti che hanno trasformato in modo indelebile il mondo dell'arte italiano. Per tale ragione la mostra è arricchita da un grande e raffinato pieghevole d'artista a tiratura limitata.

La mostra è aperta al pubblico l'8 settembre senza appuntamento. Dal 9 settembre al 24 novembre su appuntamento (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)