Creatività
 
 
 

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arte e neuroscienza

Creatività 

 

leonardo

Citazioni: “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”        

 

Incontriamo il verbo “creare” già alle radici della nostra filosofia e religione: “far nascere dal nulla”. Oggi giorno si utilizza creatività nel contesto di un’invenzione o nella realizzazione di un’opera d’arte. Parlando di creatività potremmo prendere come esempio Leonardo da Vinci, quale pluritalento esemplare, Albert Einstein, scienziato creativo, oppure Steven Jobs, con il suo particolare successo a livello innovativo. Tre personalità geniali, che avevano in comune la capacità di sperimentare per trovare soluzioni inabituali, seguendo delle nuove vie non convenzionali.

 

 

1. eistein         2.  steve

                         1. La creatività non è altro che un'intelligenza che si diverte                                                                   2. “ La creatività è mettere in connessione le cose” 

 

Sperimentazione e pensiero divergente, come si vedrà più tardi, sono esigenze necessarie nell’Arte. Per la creatività, sia nell’Arte che nella Scienza, sono importanti solide basi di formazione. Einstein disponeva di approfonditi studi in fisica e matematica. In modo analogo, tutti gli artisti costruiscono la propria creatività – in più del proprio talento – sulla conoscenza del materiale, sulla propria manualità, sull’esperienza e su un’idea ben precisa da seguire per completare l’opera.

Durante il secolo scorso si è approfondita la ricerca sulla creatività con sviluppo di tests sulle caratteristiche delle persone creative. Si è costatato che la realizzazione di un opus creativo si svolge in più fasi (Ehrenzweig (EA) 1967): dopo la percezione del problema interviene l’approfondimento nel contesto, la cosidetta fase di “incubazione”. Molti disegni e schizzi di Leonardo hanno preceduto ogni opera facendo parte di questa fase e hanno più tardi reso possibile la nascità dell’opera.

  

dettaglio ultima cena                    cena

Dettaglio di uno schizzo del "Ultima cena" di Leonardo Da Vinci.                                          Dettaglio "Ultima cena" di Leonardo Da Vinci.

 

Si narra che Leonardo, caminando per le vie di Milano, per anni osservava i passanti in cerca di chi meglio potesse servirgli quale modello per il Cenacolo della Chiesa di S.Maria delle Grazie.

Anche Michelangelo ha reso eterni nella Cappella Sistina come pure nella “Scuola di Atene” di Raffaello personaggi del suo tempo di cui l’identità è tuttora un pomo di discordia.

Questi due esempi documentano  la seconda fase e il risultato.

 

                                 dettaglio cappella                                         dettaglio ultima                                                          3. Dettaglio schizzo della Cappella Sistina                                                                                        4. Affresco Cappella Sistina

 

Una premessa per lo sviluppo ulteriore, ovvero per poter arrivare a una soluzione creativa, è la capacità di uscire dai binari abituali della riflessione. Come nella scienza determinati temi vengono abbandonati nel corso della ricerca, così l’artista deve lasciare l’abituale, il normale per trovare nuove vie e per evitare di cadere nella riproduzione o ripetizione di copie di un ideale teoretico, o di uno stile già esistente. 

Così Paul Cezanne dopo il 1885 ha dipinto e ridipinto almeno 50 volte il Mont Sainte Victoire per arrivare a migliorare o completare l’opera in modo che potesse corrispondere al proprio intimo ideale.

Nella terza fase il pensiero diventa divergente, non conformista e qui interviene il momento dell’illuminazione: spesso durante un rilassamento o perfino con la mente assorta in altri problemi, la soluzione o il dettaglio caratterizzanti dell’opera, nel tanto ricercato risultato estetico o formale, folgora l’artista all’improvviso, come una scintilla.

                            mon saint victoire1          mon saint victoire 2         mon saint victoire 3

              1. Paul Cezanne, Mont Sainte Victoire, 1890 – 94             2. Paul Cesanne Mont Sainte Victoire, 1902 – 1906       3. Paul Cesanne Mont Sainte Victoire1902 - 1906 

 

Durante questi momenti dell’illuminazione il fare diventa spontaneo, non è controllato, la riflessione è quasi bloccata e il “il creare” prende il controllo (come in una libera improvvisazione). L’esempio classico è quello del pittore, che parossisticamente comincia a produrre come Van Gogh nei suoi ultimi anni:

          van gongh

                   Van Gogh,  1890

 

Nell’Arte contemporanea è difficile distinguere le condizioni e lo svolgimento delle summenzionate fasi del pensiero creativo, dunque non conta più la capacità pittorica e ci troviamo di fronte ad un dilemma: il talento del pittore non è più in primo piano, nè la bellezza un tema. Determinante è esclusivamente quello che l’opus vuol dire, l’immagine vuol trasmettere un messaggio o con un effetto di shock portare a ripensamenti.

 

                                         malevich                       malevich 2

                                                                   Kasimir Malevich 1879 – 1935                                           Esposizione “0,10 – l’ultima mostra di pittura futurista”

 

Nel 1915 Malevich, con l’esposizione “Punto zero della pittura” e i suoi “Quadrati neri” ha dato inizio a questa evoluzione. Queste opere non necessitavano di un talento artistico particolare. Certamente Malevich era molto dotato e intenzionalmente aveva deciso di indurre nell’osservatore una interpretazione creativa. Per di più appendeva il quadrato nero negli angoli (chiamati “angolo rosso” o “bello”) abitualmente riservati alle icone.

Siamo qui all’inizio di una nuova era dell’Arte: il Suprematismo e da questo momento interviene la scissione tra atto creativo dell’artista e l’interpretazione dell’osservatore. Così il “consumatore d’Arte” deve imparare a capire, sapere e conoscere l’intento dell’artista e la storia del quadro affinchè possa così svilupparsi un’interazione che trasformi l’opus dell’artista in un'opera d’arte per osservatore: interpretazione mutevole e creatività controversa. Il “Bello” non è più il criterio determinante.

 

Dott.ssa Heidi Wolf Pagani

Neurologia FMH