Collezionare opere per donarle alla comunità
 
 
 

QM Logo 

 

Collezionare opere per donarle alla comunità

      Gemma De Angelis Testa nella sua abitazione alle spalle unopera di Anselm Kiefer Photo credit Fabio Mantegna 2020

Gemma De Angelis Testa nella sua abitazione, alle spalle un'opera di Anselm Kiefer, Photo credit Fabio Mantegna, 2020

Intervista a Gemma Testa, collezionista e Presidente della Associazione ACACIA in occasione del suo nuovo libro autobiografico “Gemma De Angelis. Con l’arte…in Testa”.

By Camilla Delpero   

 

Come nasce Gemma De Angelis Testa?

Fin da piccola ho avuto la fortuna di avere in casa molti libri sull’argomento. A partire dagli anni Settanta, visitando i musei di arte contemporanea in giro per il mondo con mio marito Armando Testa, ho iniziato a rendermi conto della quasi totale non rappresentanza di artisti contemporanei nei vari musei italiani. L’orgoglio ha preso il sopravvento ed ho incominciato a sognare di diventare collezionista per acquisire opere da donare un domani ai nostri musei e poterle condividere con tutta la comunità. Mio marito, essendo un creativo, non amava collezionare. A parte qualche sporadico acquisto negli anni Ottanta come un’opera di Cy Twombly voluta da me e una di Gino De Dominicis, ho iniziato ad acquistare opere museali negli anni Novanta per donarle in comodato a lungo termine al Castello di Rivoli, sprovvisto all’epoca di una degna collezione permanente. In quel periodo avevo anche costruito nella mia mente un museo immaginario con opere di Manzoni, Fontana, Twombly, Ryman, Malevich. Era uno spazio tutto bianco, adornato solo da opere dello stesso colore con lievi sfumature di bianco in cui potevo perdermi mentalmente ed emotivamente riflettendo sul mistero della vita.

È recentemente uscito il suo libro autobiografico “Gemma De Angelis. Con l’arte…in Testa”. Ci vuole parlare della genesi di tale libro? Quale passo o momento nella sua realizzazione la rende maggiormente orgogliosa?

Il libro nasce su commissione dell’editore Umberto Allemandi, che qualche anno fa mi propose la realizzazione di due libri: uno inerente a mio marito Armando Testa “La sintesi è meravigliosa” (2017), al quale ho dato la precedenza, e uno autobiografico. Il libro infatti inizia raccontando la mia infanzia e tutti quei particolari (suoni, odori, giochi, profumi e immagini) che mi hanno influenzata maggiormente per arrivare all’incontro con Armando, con il quale ho condiviso ed amplificato la mia conoscenza e la mia vocazione per l’arte contemporanea. Dopo la sua scomparsa, mi sono dedicata ad approfondire il rapporto con tutto il mondo dell’arte e con i vari artisti. Sono particolarmente affezionata ai capitoli dedicati a Gino De Dominicis ed Anselm Kiefer, artisti che incontravo spesso durante i vari opening a Napoli presso la Galleria Lia Rumma e con i quali ho stretto sia rapporti di stima reciproca che di amicizia e di momenti giocosi.

 

Installation view opere di Armando Testa esposte nella mostra Truc à faire presso Galleria Continua Parigi 2021. Photo Credit Sara De Santis

Installation view opere di Armando Testa esposte nella mostra _Truc à faire_ presso Galleria Continua, Parigi, 2021. Photo Credit Sara De Santis.

 

Cos’è per lei l’arte contemporanea?

L’arte è un turbinio di emozioni e di benessere interiore; è un modo di dialogare con gli altri popoli e culture differenti dalla nostra. L’arte ci pone in continuazione davanti a tante domande, spesso complesse e scomode. Compito nostro è quello di riflettere e di riuscire a trovare le risposte, traendo da questo processo la giusta ispirazione per poterci migliorare.

Cos’è la bellezza per Gemma Testa?

La bellezza è talvolta presente nelle piccole cose. "Bello è ciò che piace", secondo il pensiero del grande filosofo Immanuel Kant, che condivido. Il bello infatti è tutto ciò che crea godimento e felicità. La bellezza non è dunque insita nell’oggetto, ma nasce dall’interazione tra soggetto ed oggetto ed è dunque un aspetto molto personale. In particolar modo sono affascinata dai tratti e dall’architettura di tutto quello che mi circonda, non solo delle grandi creazioni, ma anche delle cose più semplici, come un fiore.

 

Andrew Kerr Untitled 2001 scultura in gesso 73 x 20 x 14 cm Photo Credit Fabio Mantegna

Andrew Kerr, Untitled, 2001, scultura in gesso, 73 x 20 x 14 cm, Photo Credit Fabio Mantegna.

 

La rivista si chiama Quid Magazine, in quanto vuole indagare sul quid che rende unica un’opera d’arte, un progetto o la vita stessa. Gemma dove lo intravede il quid?

Il quid che rende unica un’opera d’arte è per me un insieme di messaggi, sia emotivi che mentali. Recentemente mi sono soffermata a riflettere grazie a un’opera della mia collezione di Andrew Kerr. Essa è realizzata in gesso, tenuta assieme da sottili fili di ferro ed è dunque di per sé precaria e fragile. Il soggetto rappresentato è un piccolo fauno, antica divinità romana, che fino a poco tempo fa era posto accanto ad una grande scultura di perle dell’artista Paola Pivi. Gli ho da poco cambiato posto pensando che stesse meglio a vegliare su un grande paesaggio, essendo il protettore della campagna e dei boschi. In realtà da allora è iniziato il suo mutamento: ad ogni minimo colpo alla parete l’opera esce dal suo silenzio perdendo piccolissimi frammenti. Questo fatto mi ha portata a meditare e a non scordarmi dell’inevitabile precarietà della vita, ma al contempo mi aiuta a vedere con occhi diversi altre realtà, ampliando la mia sensibilità. Questo fragile fauno in gesso continua a mandarmi emozioni e stimoli e penso che sia proprio questo costante dialogo che rende unica e speciale un’opera d’arte.

Presidente dell’associazione ACACIA Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana. Da quale esigenza nasce questa associazione? Ce ne può parlare brevemente? Quali sono i prossimi progetti?

L’Associazione ACACIA è stata fondata su mia iniziativa nel 2003, dopo il mio trasferimento da Torino a Milano. L’Associazione è nata dall’esigenza di collaborare con le Istituzioni cittadine e di creare un dialogo tra pubblico e privato. Con un ricco programma che continua ancora oggi, abbiamo così iniziato a portare avanti questo desiderio di sostenere l’arte e gli artisti italiani, ma anche di coinvolgere la comunità. ACACIA si basa infatti sul ruolo del collezionista attivo, che si impegna concretamente affinché l’arte contemporanea sia promossa, tutelata e sia dunque fruibile da un vasto pubblico. Grazie al nostro impegno, dal 2003 ad oggi l’Associazione ha realizzato un grande numero di iniziative culturali (mostre, eventi, sponsorizzazioni, partecipazioni a talk, conferenze e lezioni universitarie, ecc..) e siamo diventati un punto di riferimento per le Istituzioni di Milano e non solo. Un traguardo importante è stata la donazione della Collezione ACACIA nel 2015 al Museo del Novecento di Milano, in attesa del futuro Museo dedicato interamente all’arte contemporanea. La collezione è sempre in progress grazie all’annuale assegnazione del Premio ACACIA e al momento comprende 33 opere di 22 artisti italiani. Quest’anno il Premio sarà conferito a Marinella Senatore, artista in grande ascesa, durante la settimana dell’art week a settembre presso il Museo del Novecento di Milano. Fin da adesso mi sento piena di orgoglio nel pensare al momento in cui tutta la Collezione ACACIA sarà finalmente ospitata interamente e permanentemente nelle sale di un museo a Milano; sono per il momento 33 opere di artisti italiani che sono riusciti ad affermarsi a livello internazionale e possono vantare partecipazioni a Biennali e mostre in importantissimi musei italiani e stranieri.

Un artista che ricorda con affetto, la cui arte l’ha segnata particolarmente?

Un artista che ricordo con grande affetto è sicuramente Gino De Dominicis. Era dotato di una grandissima ironia. Mi ricordo infatti quando aveva realizzato un’intervista per “Il Foglio” nel 1997 ed aveva affermato, con grande sarcasmo ma anche con grande intelligenza: "L'arte è sempre in diretta. È tutta contemporanea. A quella chiamata concettuale preferisco le donne di nome Concettina" e proseguendo riferendosi all’arte concettuale: "È stata una tendenza americana che negli anni Settanta in Italia ha destato un certo interesse prevalentemente nel meridione, forse per la grande diffusione in quei luoghi di nomi come Concetta, Concettina, Concezione, che a me peraltro piacciono molto". Capitava poi sovente che mi telefonasse in ogni momento della notte per avere un confronto poiché ci teneva al mio giudizio. Mi ricordo anche che, discutendo di arte, spesso mi guardava e mi domandava. "Stai pensando che questa cosa te l’aveva già detta Armando, vero?", con l’intento di sorprendermi, come se mi stesse leggendo nel pensiero. Gino infatti era molto affezionato a mio marito; anche dopo la sua scomparsa, non mancava mai di ricordarlo con grande affetto e nostalgia. La prima volta che lo incontrammo fu al Castello di Rivoli in occasione dell’inaugurazione della mostra “Ouverture” a cura di Rudy Fuchs nel 1984. Ci imbattemmo nell’artista sulle scale ed Armando, ancor prima di presentarsi, esordì con entusiasmo facendogli i complementi per la sua bravura, in quanto aveva visto il suo ritratto “In principio era l’immagine” (1981-1982) esposta al MoMa di New York. Gino rimase così colpito da quell’approccio inusuale che lo ricordava spesso con occhi ancora sorpresi.

 

Gino De Dominicis Senza Titolo 1985 tempera su tavola Photo Credit Nino Chironna

Gino De Dominicis, Senza Titolo, 1985, tempera su tavola, Photo Credit Nino Chironna.

 

Il mondo digitale potrà mai sostituire quello fisico? Penso alle gallerie online, i tour virtuali, la cryptoarte. Oppure quell'aspetto feticcio dell’opera e del luogo fisico non potrà mai morire?

Il mondo del digitale non potrà mai sostituire quello fisico. Senza dubbio in questo lungo anno di restrizioni e limitazioni causati dal Covid la tecnologia è stata un grande supporto, aiutando gallerie, case d’aste e musei a portare avanti varie iniziative, ma per quanto il digitale sia un validissimo mezzo, non ci possiamo limitare solo a quello. Soprattutto in questi mesi ci stiamo accorgendo di quanto le persone abbiano voglia di ritornare alla normalità e si senta sempre più il bisogno di riprendere con tutti quei momenti come gli opening, le visite ai musei e le fiere. Sono aspetti necessari per intessere nuovi legami, per scambiarsi idee ed opinioni e per rimanere sempre aggiornati. L’arte infatti è comunicazione, socialità e interazione. In questo ultimo anno ha avuto un enorme successo il nuovo fenomeno della cryptoart, basata sugli NFT (Non-Fungible Token), file digitali, unici e non riproducibili, che ne garantiscono l’autenticità. Abbiamo assistito alla vendita all’asta a prezzi elevatissimi di questi file digitali (come il caso dell’opera dell’artista Beeple, venduta da Christie’s per 69 milioni di dollari) e molto probabilmente il loro valore economico aumenterà ancora di più. Personalmente faccio fatica a capire questo nuovo fenomeno, sono ancora legata ad un aspetto più classico del collezionismo e dell’opera d’arte.

Cosa le deve comunicare un’opera d’arte per essere acquistata? Ci sono opere di un’artista da lei collezionato che non le comunicano nulla oppure se si lega ad un artista acquista almeno un pezzo delle nuove collezioni?

Compro pensando ad un museo, ma seguendo sempre la mia preparazione e le mie emozioni. Per quanto riguarda la mia collezione, non sempre il legame con un artista mi porta ad acquistare suoi lavori. Di alcuni artisti invece, come Marlene Dumas, Anselm Kiefer, Francesco Vezzoli, William Kentridge e Paola Pivi, posseggo diversi lavori.

 

Anselm Kiefer Lasst tausend blumen bluhen 1998 emulsione acrilico semi di girasole su tela 185 x 330 cm Photo Credit the artist

Anselm Kiefer, Lasst tausend blumen bluhen, 1998, emulsione, acrilico, semi di girasole su tela, 185 x 330 cm, Photo Credit the artist.

 

Quanto è importante il mecenatismo oggi giorno?

Il mecenatismo è stato e continua ad essere fondamentale. Se nel Rinascimento famiglie come i Gonzaga o i Medici non avessero supportato tramite ingenti somme di denaro i vari artisti, probabilmente oggi non potremmo ammirare molti dei capolavori che rendono il nostro paese famoso in tutto il mondo. Ai giorni nostri queste forme di mecenatismo non sono più possibili, ma è necessario trovare sempre nuovi modi per sostenere l’arte. La mia è una missione; ho iniziato a collezionare per condividere le opere e la loro bellezza con più persone possibili e con lo scopo di donarle poi ad un museo. Nonostante tenga molto al mio privato e non mi piaccia espormi in particolar modo, pur di promuovere l’arte, sono sempre stata felice di prestare le mie opere per mostre in musei e spesso ho accolto nella mia abitazione numerosi gruppi di visitatori per mostrare una parte della mia collezione composta da giovani artisti tutti da scoprire. Mi piace stringere solidi legami con i vari artisti e rimanere sempre aggiornata sul loro percorso e sui loro successi. Inoltre, ho fondato l’Associazione ACACIA partendo proprio da quello che ho definito mecenatismo collettivo, in cui i singoli collezionisti uniscono le loro forze nel sostenere l’arte. Fin dal 2003 ACACIA ha ideato un fortunato ciclo di mostre chiamate "INVITO", in cui, in occasione della fiera miart di Milano, i vari Soci ospitavano nelle loro case mostre personali di giovani artisti italiani, aumentando così la loro visibilità.

Come ha affrontato questo recente periodo di chiusura e restrizioni senza poter vedere mostre, fiere e girare per il mondo in cerca dell’arte? Ha continuato comunque a collezionare?

Ho affrontato questo periodo di restrizioni e di isolamento dedicandomi interamente alla stesura del mio libro “Gemma De Angelis. Con l’arte…in Testa”. Fortunatamente a casa sono circondata da tanti libri d’arte e non mi sono mancate le riviste del settore; provengo da una cultura dell’immagine stampata e ne ho tratto beneficio. Inoltre, non ho mai smesso di dedicarmi all’archivio di mio marito e all’organizzazione di mostre a lui dedicate. Infatti, nei mesi di febbraio e marzo 2021 diverse sue opere sono state esposte in occasione della mostra “Truc à fair” a cura di JR presso il nuovo spazio di Galleria Continua a Parigi, che ha saputo mettersi in gioco in un periodo così difficile creando uno spazio aperto alla sperimentazione in una nuova città. Devo ammettere, però, che dopo questo lungo anno ho davvero voglia di riabbracciare l’arte, gli artisti e tutti coloro che ne fanno parte!