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Anish Kapoor realizza un’opera in edizione limitata a sostegno della campagna di raccolta fondi della Collezione Peggy Guggenheim

Si intitola Blood and Earth la fotoincisione su carta da matrice polimerica realizzata in edizione limitata dall’acclamato artista di fama internazionale Anish Kapoor per sostenere la campagna di raccolta fondi "Insieme per la PGC".

Si intitola Blood and Earth ed è una fotoincisione su carta da matrice polimerica, realizzata in edizione limitata dall’acclamato artista di fama internazionale Anish Kapoor, a sostegno della campagna di raccolta fondi "Insieme per la PGC". Membro del Comitato Consultivo della Collezione Peggy Guggenheim dal 2019, l’artista donerà 100 esemplari del suo enigmatico lavoro Blood and Earth ad altrettanti donatori che contribuiranno con una cifra pari o superiore a 5.000 euro alla campagna di fundraising avviata l’8 luglio scorso dal museo veneziano a seguito delle ingenti perdite economiche subite durante i tre mesi di chiusura, che ammontano a oltre 2 milioni di euro.

“Sono felice di poter sostenere con il mio lavoro un’istituzione come la Collezione Peggy Guggenheim, anche alla luce del mio legame con il museo e con una città unica al mondo come Venezia”, dichiara Kapoor. “Il lungo periodo di lockdown causato dalla pandemia del Covid-19 ha causato enormi danni a chiunque, anche al mondo della cultura, ed è nostro dovere oggi aiutare le istituzioni culturali a risollevarsi per far sì che tornino a rendere nuovamente accessibile a tutti il patrimonio artistico in esse custodito”.

“Siamo onorati ed estremamente grati ad Anish Kapoor per questo suo gesto di grande generosità nei confronti del nostro museo”, afferma la direttrice Karole P. B. Vail. “Stiamo portando avanti con tenacia la campagna a sostegno della PGC affinché la Collezione possa tornare a garantire non solo oggi ma in futuro, l’apertura quotidiana, il suo ricco programma di mostre e la gratuità delle tante attività che da sempre rivolge al pubblico. Ringraziamo chi, finora, ha creduto e sostenuto questa raccolta fondi. È anche grazie a questi primi incoraggianti risultati che oggi il museo è tornato a essere aperto 6 giorni la settimana. La strada per raggiungere l’obiettivo è ancora lunga, ma l’entusiasmo non ci manca, alimentato anche da gesti come quello di Anish, e confidando nel supporto di chi ama l’arte, perché sostenendo il museo si aiuta se stessi e gli altri nel costruire un mondo civile, inclusivo e accessibile”.

Due sono le opere di Kapoor presenti nel giardino della Collezione Peggy Guggenheim: la scultura in pietra arenaria Senza titolo (1993), parte della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, e il monumentale granito nero Senza titolo (2007), prestito a lungo termine negli spazi museali.

Nato a Mumbay, India, il 12 marzo 1954, Anish Kapoor si trasferisce in Gran Bretagna all’età di diciannove anni, frequentando l’Hornsey College of Art di Londra (1973-77) e poi la Chelsea School of Art (1977-78). Terminati gli studi insegna nel 1979 al Wolverhampton Polytechnic. L’anno seguente tiene la sua prima personale a Parigi, presso lo studio di Patrice Alexandre, che segna l’inizio di un’intensa attività espositiva. All’inizio degli anni ottanta la sua ricerca scultorea, rivolta verso una molteplicità di forme nuove, in un continuo dialogo tra bidimensionalità e tridimensionalità, lo rende uno degli artisti più rappresentativi della New British Sculpture, di cui fanno parte artisti come Tony Cragg e Antony Gormley. In una continua indagine sulla dialettica degli opposti, negli anni ottanta crea sculture con forme in parte astratte e completamente ricoperte da pigmento puro. Negli anni novanta, invece, le sue opere assumono dimensioni sempre più monumentali, spesso incentrate sulla tematica del vuoto, reso tangibile da una cavità che si riempie o da una materia che si svuota. Con la partecipazione nel 1990 alla XLIV Biennale di Venezia, dove gli viene conferito il Premio Duemila, e il conseguimento nel 1991 del Turner Prize, Kapoor raggiunge la fama internazionale. Fanno seguito mostre in tutto il mondo, commissioni pubbliche e private, che spingono i confini già presenti nel suo lavoro tra scultura e architettura verso un panorama sempre più ampio. Nel 2004 Kapoor realizza su commissione il Cloud Gate per il Millennium Park di Chicago, un enorme arco ellittico in acciaio lucidato e riflettente, per la realizzazione del quale trae ispirazione dal mercurio liquido, divenuto non solo punto di riferimento iconico per la città, ma tra le opere pubbliche più celebri al mondo. Importanti esposizioni delle sue opere si sono tenute alla Royal Academy of Arts, Londra (2009); Martin–Gropius–Bau, Berlino (2012); Sakıp Sabancı Müzesi, Istanbul (2013); Museo Universitario Arte Contemporáneo, UNAM, Mexico City; Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2016); CAFA Art Museum/Imperial Ancestral Temple, Beijing (2019). Anish Kapoor sarà il primo artista britannico ad esporre alle Gallerie dell’Accademia di Venezia in occasione di una grande personale a lui dedicata durante 59. Esposizione Internazionale d’Arte, nel 2022.

 

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"ANIME INVERSE" alla Fondazione Matalon

Le foto sono state realizzate dal fotografo Livio Moiana. La mostra è realizzata con il Patrocinio del Comune di Gerenzano. 

La Fondazione Matalon è lieta di presentare la mostra ANIME INVERSE; dal 22 ottobre fio al 31 ottobre il progetto fotografico, promosso e organizzato da Villaggio Amico, che ha coinvolto anziane e operatori della RSA. L’idea è nata dal desiderio delle ospiti della struttura di far vivere alle persone che si occupano del loro benessere esperienze vissute nel corso della propria vita. Un omaggio collettivo di ricordi e emozioni tra chi ha bisogno e chi può rispondere a tale bisogno poiché il ‘prendersi cura’ di una persona passa anche attraverso le mani, gli sguardi, i gesti d’affetto, l’immedesimazione.

È nato così questo viaggio nel tempo attraverso le varie epoche vissute dalle ospiti, ognuna con le proprie peculiarità. Attraverso il trucco, le acconciature e gli accessori dell’epoca abbiamo ripercorso la storia partendo dall’eleganza degli anni ‘20 fino ai più recenti e trasgressivi anni ‘80, passando per i mitici anni ‘50

Le due Anime, anziana e giovane, riflettendosi l’una nell’altra, hanno vissuto un viaggio all’inverso dove l’anima anziana ha accompagnato la più giovane in un percorso tra i ricordi.

Una lunga e attenta ricerca degli oggetti e degli accessori originali di ogni epoca ha permesso di ricreare scenari passati e ritratti autentici.

Le foto sono state realizzate dal fotografo Livio Moiana. La mostra è realizzata con il Patrocinio del Comune di Gerenzano.

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Modellino di scena (scala 1:50). Fiberglass patinato, ottone e legno, da: La tempesta di William Shakespeare. Regia di Cherif. Palermo, Cantieri Culturali della Zisa, 7 aprile 1998. Fotografia Dario Tettamanzi. Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro

 

La Fondazione Arnaldo Pomodoro inaugura  le visite guidate Open Studio - Il teatro scolpito

Un focus dedicato al rapporto dell’artista con il mondo del teatro.

A partire dal 25 ottobre 2020 la Fondazione inaugura le visite guidate Open Studio negli spazi recentemente rinnovati dello Studio e dell'Archivio di Arnaldo Pomodoro, con un focus dedicato al rapporto dell’artista con il mondo del teatro: maquettes, figurini, un costume originale, tavole progettuali, fotografie di scena raccontano ai visitatori un altro ambito di attività poco noto dell'artista, oltre alla più classica attività scultorea. "L'esperienza teatrale mi ha aperto nuovi orizzonti – scrive Arnaldo Pomodoro, a proposito del suo impegno con il lavoro teatrale – e mi ha stimolato a sperimentare anche nel campo della scultura, perché il teatro mi dà un senso di libertà creativa: mi sembra, in un certo senso, di poter materializzare la visionarietà. In alcuni progetti per la scena, soprattutto nel caso di testi classici, ho realizzato grandi macchine spettacolari da cui poi ho tratto vere e proprie sculture. In altri casi ho preso lo spunto da progetti di sculture non realizzate".

Il programma culturale della Fondazione si arricchisce così di un nuovo percorso didattico, in aggiunta a quelli già attivi presso il Labirinto di Via Solari 35, la Fonderia De Andreis di Rozzano, il centro di Milano con il tour Pomodoroincittà, nonché lo stesso Studio Arnaldo Pomodoro, dove ogni mese si svolge un ricco programma di workshop incentrati sulle tecniche della scultura.

Questa iniziativa segna un nuovo passo nel progetto globale di conservazione, valorizzazione e promozione dell'Archivio e dei suoi contenuti, avviato con la pubblicazione on-going del Catalogue Raisonné dell'artista e promosso dalla Fondazione con l'obiettivo di favorire una sempre più ampia conoscenza dell'opera di Arnaldo Pomodoro e una piena accessibilità al pubblico del proprio patrimonio materiale e immateriale.

Alla valorizzazione dell'Archivio si affianca poi quella della Collezione, attraverso una serie di iniziative diffuse sul territorio organizzate in collaborazione con la Fondazione, a cominciare dal comodato d’uso triennale del monumentale Obelisco per Cleopatra, collocato per i prossimi tre anni nel piazzale antistante al Castello Campori di Soliera (MO).

Per presentare al meglio l'opera - progettata nel 1989 in riferimento alla messinscena de La passione di Cleopatra di Shawqi sui ruderi di Gibellina - il 17 ottobre 2020 inaugura al Castello la mostra Arnaldo Pomodoro. {sur}face, a cura di Lorenzo Respi. L'esposizione - accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo dedicato alla genesi e all'attuale collocazione dell'Obelisco - racconta l'esperienza teatrale di Pomodoro, che ha sempre rappresentato per l'artista un momento di ricerca sperimentale e di grande libertà creativa, attraverso i costumi di scena originali, i disegni preparatori e i bozzetti scenografici della Cleopatra, oltre alle fotografie e ai video dello spettacolo, passando per l’Obelisco e le sculture degli anni Duemila, sino al bozzetto in bronzo dell’opera ambientale Ingresso nel labirinto (1995-2011), presentato per la prima volta a Soliera.

Un altro aspetto poco noto dell'attività di Pomodoro, quello della produzione grafica, sarà invece al centro della mostra in programma per novembre alla Galleria d'Arte Contemporanea "Vero Stoppioni" di Santa Sofia (FC), a cura di Renato Barilli, che fa seguito alla recente inaugurazione del comodato d'uso quinquennale di un'altra opera monumentale, Cono tronco (1972), da poco collocata sul lungofiume del Bidente nel Parco di Sculture all'aperto di Santa Sofia.

Sono inoltre in via di definizione due importanti comodati di opere di Arnaldo Pomodoro: quello al Museo del Novecento di Milano, nell'ambito del nuovo ordinamento della sezione dagli anni Venti agli anni Cinquanta della collezione permanente del Museo, e quello presso gli Horti dell'Almo Collegio Borromeo di Pavia, che sarà aperto al pubblico come oasi naturalistica e spazio d'arte contemporanea a cielo aperto.

L’ARCHIVIO di ARNALDO POMODORO

L'Archivio di Arnaldo Pomodoro nasce negli anni Cinquanta, quando l'artista comincia a raccogliere ritagli stampa e fotografie con lo scopo di documentare passo dopo passo il proprio lavoro. Con il passare degli anni i materiali si fanno sempre più diversificati: alle fotografie (scattate da fotografi del calibro di Ugo Mulas, Paolo Monti, Mario Dondero...) e ai ritagli stampa si aggiungono ben presto cataloghi, riviste e pubblicazioni varie, le pratiche relative alla commissione di opere e all'organizzazione di mostre, i carteggi con gli amici artisti, i critici e le istituzioni, ma anche manifesti, cartoline, pellicole cinematografiche e maquettes. Un insieme multiforme di documenti, immagini e oggetti sottoposto a un costante lavoro di controllo e aggiornamento, grazie al quale l'Archivio si arricchisce quotidianamente di nuove informazioni e materiali relativi al lavoro e alla vita di Arnaldo Pomodoro.

Affidato alla gestione della Fondazione nel giugno 2018, l'Archivio è destinato a diventare parte del suo patrimonio istituzionale, e come tale a diventare oggetto e strumento dei suoi scopi statutari: garantire e diffondere la corretta informazione relativa a tutte le opere di Arnaldo Pomodoro, sia a fini conoscitivi che formativi. Strumento di supporto fondamentale per la produzione di mostre, pubblicazioni e altre iniziative culturali, l'Archivio è inoltre l'elemento determinante nella realizzazione e nell'incremento del Catalogue Raisonné online dell'artista.

Negli anni, la raccolta e la produzione di materiali tipologicamente sempre più diversificati hanno portato alla formazione di nuclei documentari la cui configurazione e dislocazione rispondevano, fino all'inizio dei lavori di risistemazione e riallestimento, alle esigenze di lavoro dello Studio dell'artista. Con il passaggio di gestione dallo Studio alla Fondazione, cambia anche la funzione dell'Archivio, che da strumento di lavoro professionale diventa deposito della memoria dell'artista e della sua vita. Di conseguenza si sono adeguati anche l'ordinamento dei materiali e i locali che li ospitano, ripensati e adattati sotto l'attenta e partecipe supervisione dell'artista.

L'Archivio ha uno sviluppo di circa 60 metri lineari ed è suddiviso in 7 grandi sub-fondi: Fotografico, Bibliografico, Audiovisivi, Progetti, Carteggi, Documenti e Materiali diversi.

INFORMAZIONI PRATICHE 

Visite guidate Open Studio - Il teatro scolpito

dove: Studio Arnaldo Pomodoro, via Vigevano 3 - Milano (cit. 061)

quando: 25 ottobre (ore 11); 8 novembre (ore 17); 22 novembre (ore 17); 13 dicembre (ore 17);

durata: 60 min circa

costo: biglietto intero € 11,00 / ridotto € 8,00

per adulti (dai 15 anni in su)

Acquista i biglietti: https://fondazionearnaldopomodoro.it/visita/visita-open-studio-singoli/

Prenota una visita di gruppo: https://fondazionearnaldopomodoro.it/visita/visita-open-studio-gruppi/

Maggiori informazioni su tutte le attività della Fondazione Arnaldo Pomodoro sul sito:

fondazionearnaldopomodoro.it

 

 

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A Villa Malpensata ritorna, dopo poco più di 50 anni, un importante e nuovo premio

Si tratta della prima tappa di un nuovo progetto, che nei prossimi anni costituirà a Lugano un vero e proprio archivio della fotografia contemporanea.

A Villa Malpensata ritorna a distanza di poco più di 50 anni un nuovo premio, ma a differenza di quello indetto nel 1969 di arte naïf quest'ultimo sarà dedicato alla fotografia contemporanea.

L'intento del Musec di Lugano sarà quello di valorizzare nuovi linguaggi e nuove tendenze, riavvicinare sempre più giovani al mondo della fotografia d'autore ampliando la sua vocazione verso la fotografia contemporanea e la storia della fotografia. Il nuovo progetto porterà alla creazione di un vero e prorpio archivio della fotografia contemporanea.

Come ci ricorda il direttore del Musec Paolo Campione, questa sede ha già ospitato un importante Premio Internazione di arte naïf nel 1969. Tale evento è stato accompagnato dal coinvolgimento e dal sostegno dell'intera città. La mostra, che ne è seguita, era ospitata a Villa Malpensata e a Villa Ciani. Ci sono stati convegni, seminari, Aldo Patocchi era una delle anime assieme a Giancarlo Vigorelli mentre si ricorda come curatore il celeberrimo esperto di arte naïf Anatole Jakovsky.

L'attuale progetto Unpublished Photo è promosso dal MUSEC e dalla Fondazione culture e musei di Lugano in collaborazione con 29 ARTS IN PROGRESS Gallery di Milano a cui si deve la creazione dell'omonimo premio che dal 2018 richiama giovani talenti della fotografia da tutto il mondo.

A Villa Malpensata sono esposte 24 fotografie di 6 fotografi vincitori delle due precedenti edizioni di Unpublished Photo. Gli artisti sono: Francesco Soave (UP18), Gabriel Guerra Bianchini (UP18), Gabriele Milani (UP18), Farnaz Damnabi (UP19), Juan Luo (UP19), Matteo Piacenti (UP19).

 

Abbiamo dialogato con alcuni dei fotografi presenti e con il gallerista de 29 ARTS IN PROGRESS gallery durante l’inaugurazione della mostra visitabile fino al 31 gennaio 2021.

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Matteo Piacenti, vincitore UP 19

Qual è il tuo approccio alla fotografia e al mezzo fotografico. Penso sia importante avvicinare i giovani alla fotografia non immediata o creata da uno smartphone. La fotografia non è “lo posso fare anche io". Qual è il tuo messaggio?

La fotografia è accessibile a tante persone, ma non per questo tutti sono professionisti. Abbiamo tantissime immagini e siamo perennemente bombardati da immagini, ma chi realmente pratica la fotografia è una piccola cerchia alla ricerca di una filosofia dietro all’immagine stessa. L'immagine commerciale viene usata nell’immediato, ma è la ricerca dietro di essa che la rende unica. Il mio progetto nasce dal domandarmi “noi siamo giudicati da cosa?” “Quando moriamo da quale strumento veniamo giudicati?". Quindi il mio lavoro è quello di cercar di descrivere me stesso con altre persone. Prendo soggetti descrivendoli, ma nello stesso momento descrivo anche me stesso. C’è sinergia tra soggetto e fotografo stesso. Tutte le foto delle persone che ho portato in mostra sono amici intimi che conosco bene, non sono modelli. Con loro c'è un approccio diretto, con un modello la sensazione sembra più fredda. Si instaura un rapporto di amicizia e solo allora scatto. Un altro grande tema è il bianco e nero. Per me è fondamentale, per molti è un modo di rendere l'immagine più poetica; io cerco un distacco dalla realtà. Ciò che vediamo non è la realtà stessa che è fatta di colori, il bianco e nero è uno specchio che descrive la realtà attraverso un linguaggio personale. È un filtro che inserisco nella realtà, scatto già in bianco e nero. "Irrazionali ma coscienti" è un progetto che porto avanti da anni, ma di cui vedo un'evoluzione con immagini che si stanno aprendo, inizialmente erano ritratti ravvicinati del viso, dopo ho raffigurato tutto il corpo per dargli un'espressione. Tutto ciò fino ad arrivare al colore, un colore molto pop. 

Lo scatto è spontaneo o costruito?

Interessante come domanda, molti mi chiedono se creo tutta l'immagine come se fossi un creatore. In realtà costruisco un'immagine, ma attraverso il soggetto e con la sinergia che formiamo assieme. Non imposto mai l'immagine, i movimenti sono spontanei; scatto nel momento in cui vedo quello che desidero.

 

Luca Casulli gallerista de 29 ARTS IN PROGRESS gallery

Raccontaci la vostra esperienza nella scelta di tali artisti. Oggi, dove la fotografia è comune, come si riconosce la fotografia d'autore?

Come gallerista seguo questi giovani fotografi da un po' di anni ed è difficile per un fotografo emergente avere un servizio pubblico/privato che mostri i suoi lavori. Dal 2018 abbiamo puntato su questo aspetto nella programmazione artistica e grazie a questa collaborazione nasce questo progetto che, almeno per una volta all'anno, ci permette di affiancare ai grandi maestri dell'arte moderna e contemporanea giovani fotografi. Il messaggio che mi sento di dare ad un giovane fotografo è quello di avere una cultura verso tutte le arti da cui farsi contaminare e attingere il più possibile, perché senza una base culturale si rischia di non avere gli strumenti per una carriera di lungo termine. 

Che lavoro c'è dietro la selezione di tali artisti. C'è un lavoro di studio e ricerca negli studi d'artista?

Il primo punto di contatto nasce da questo concorso che abbiamo avviato. Moltissimi fotografi mandano il loro portfolio che analizziamo assieme alla guira; abbiamo poi un incontro approfondito con solo alcuni di essi. È importante fare da mentore ai giovani artisti, perché senza figure di riferimento si rischia di lasciarli un po' a se stessi senza un consiglio. Seguiamo i nuovi progetti, visitamo gli studi. C'è un dialogo aperto che coinvolge curatori, critici, anche esperti di altre discipline, durante un'edizione abbiamo invitato Pupi Avati; allargare a tutte le arti il punto di vista serve ad avere una finestra sul mondo il più ampia possibile. Ci teniamo molto a tutto ciò, in quanto un conto è lavorare con artisti già affermati, con un mercato avviato e un conto creare tutto questo, che è altrettato stimolante. 

 

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Gabriele Milani UP 18

Raccontami la tua esperienza di fotografo. Cosa vuol dire fare fotografia artistica e non amatoriale?

La tecnologia ci sta aiutando sempre di più con macchinari sempre più performanti, tuttavia tutto ciò senza uno studio attento è sprecato. Dietro le mie fotografie ci sono anni di ricerca, soldi spesi in corsi di perfezionamento, ci sono tecnologie da studiare e passaggi necessari a livello lavorativo che ti portano a creare un prodotto qualitativamente alto.

La scelta del tuo soggetto?

Le statue sono quelle opere che nei musei vengono date per scontate, invece uno si deve accorgere di come il marmo venga plasmato a immagine e somiglianza dell'uomo. Nel 2015 ho scelto questo soggetto e ho deciso di tatuarlo perché queste stuatue sono state create per raffigurare l'uomo nella sua perfezione. Oggi con il concetto di personalizzazione tutti pensiamo di essere belli in modo assoluto, grazie e a causa dei marchi, delle case e dei design personalizzati. Anche il nostro corpo viene personalizzato con il tatuaggio venendo meno al concetto di bello assoluto. Mi sono domandato se questo fosse successo ai tempi degli antichi quando plasmavano il marmo avrebbero dovuto inserire anche il tatuaggio nelle statue? Da questa domanda sono partito con il mio lavoro.

Quindi per te cos'è la bellezza?

Secondo me la bellezza è essere in pace con se stessi tutti i giorni e sentirsi liberi di vivere come vogliamo.

Pensi di cambiare concetto?

Il mio progetto è stato chiuso quando ho vinto UP18. Mi ero innamorato di quel tipo di soggetto ricercando per il mondo gli originali delle statue da fotografare, ma rischiavo di rimanere fermo a questo punto. Negli ultimi anni ho creato paesaggi astratti montati in photoshop, ispirandomi a De Chirico; negli ultimi tempi mi sono anche dedicato all'ecologia, a tutto ciò che è inquinamento e l'ultimissima scoperta è la danza.

Cosa dà a un fotografo vincere un premio così?

Ti gratifica, appaga tutte le ore spese in ricerca, nel perfezionare la propria immagine. Ti permette di vedere un punto, non un arrivo e credo che sia la cosa più importante. Essere ospitati al Musec, fuori dall'Italia è davvero gratificante. Tutti quelli che hanno un obiettivo devono perseguirlo. I sogni, come il mio che sto perseguendo da 10 anni, sono in salita. Non bisogna farsi scoraggiare dalle delusioni, ma bisogna andare a fondo.

 

Francesco Soave UP18

Mi ha molto colpito il fatto che tu viva in Thailandia assieme ai bambini orfani da te fotografati. Mi puoi parlare del tuo approccio alla fotografia, del tuo progetto?

Ho scoperto questo posto per caso. Sono andato in Thailandia nel 2017, mi sono dato carta bianca, curioso di scoprire cosa avrebbe attirato la mia attenzione. Poi ho scoperto questo villaggio che è un vicolo cieco alla fine della Thailandia al confine con lo Myanmar, lì ho conosciuto questi bambini orfani. Non voglio trasmettere la compassione, li ammiro per come vivono tutti assieme a contatto con la natura. Sono dei bambini che hanno vissuto cose tristi ma sono gli attori di un film sull'infanzia che per me è la cosa più importante. È come se girassi un film di cui non conosco la trama, conosco solo i miei attori, l'atmosfera che voglio trasmettere, ma sono loro che ne rivelano la storia.

Come mai la scelta della Thailandia?

Ho girato parecchio il Sudest asiatico inizando da Bangkok. Volevo andare a nord, mi hanno consigliato questo posto e mi sono trasferito. Questa estetica e questo linguaggio a contatto con la natura mi hanno affascinato.

Come mai il bianco e il nero?

Per rendere tutto senza tempo. È anche una scelta obbligata in quanto non ho il controllo di come si vestono i bambini, i colori ti distrarrebbero dall'essenza, soprattutto se vedi tante foto. Sei tu che poi crei i colori. 

Il bello di questo premio è avvicinare i giovani alla fotografia, soprattutto oggi in cui tutti pensano di essere fotografi avendo uno smartphone in mano. Che ne pensi?

È verissimo, tutti possono fare foto. Io mi sono rifiutato di stare su Instagram, la considero una cosa tossica soprattutto quando pensi che la bravura sia dettata da un like. Vado completamente contro tutto ciò. Io credo in un progetto a lungo termine, l'idea è celebrare l'infanzia. Il mio intento è di estendere questo discorso a tutta l'Asia. La cosa bella dei bambini è che non sono consapevoli della macchina fotografica, tu sparisci soprattutto quando si divertono e quando ti conoscono. Quando i bambini si divertono è il momento che io chiamo momento di gloria.

 

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WALK-IN STUDIO #2

374 artisti, 49 curatori e 63 tra mostre e eventi per 5 giorni di appuntamenti in città.

Più di 300 artisti e 40 curatori per 63 tra mostre e eventi, dal 20 al 24 ottobre 2020 accendono studi e spazi di sperimentazione milanesi: è Walk-In Studio, il festival giunto alla sua seconda edizione, che invita gli artisti a fare rete con il territorio, ad aprire i propri studi e coinvolgere altri autori attivando un circuito di scambio e stimoli creativi.

Walk-In Studio è un'iniziativa nata dagli stessi artisti che insieme a curatori e professionisti del settore, si sono uniti nell'associazione non - profit Studi e Spazi festival.

Per questa edizione, nata in tempi che non hanno precedenti nella nostra storia recente, il festival si svolge in autunno anche se gli artisti erano stati già invitati a collaborare nella primavera 2020.

La prima chiamata dell'associazione, durante il lockdown, ha fatto i conti con paura, isolamento e solitudine, smarrimento e senso di impotenza, che avevano colto gli artisti come tutti gli altri, anche se alla cultura e all'arte in quell'occasione è stata attribuita una capacità di “intrattenimento” e un'attenzione davvero insolita per l'Italia.

In molti durante la quarantena hanno lavorato intensamente e con generosità, soprattutto per contribuire a creare una reazione, ridando valore a gesti e consuetudini, con l'obiettivo di ricostruire la capacità di avvicinarsi tra persone e l'importanza di partecipare.

Walk-In Studio ha invitato gli artisti a progettare mostre e iniziative ispirate dall'esperienza vissuta, dalle sue emergenze e dalle sue complicazioni.

Ha invitato gli autori a pensare il proprio studio come un attrattore, un hashtag, un perno attorno al quale attivare dinamiche che permettessero alle persone di ristabilire un contatto (senza avvicinarsi troppo).

Gli artisti che partecipano a questa seconda edizione, hanno agito in quello "spazio d'artista" che è intimo, ma anche aperto all'esperienza del quotidiano, al quartiere, alla strada, alla città.

Senza imporre nessun tema a mostre ed eventi - che come sempre sono organizzati in totale autonomia da artisti e curatori - Walk-In Studio quest'anno ha dato un incentivo a tutti: pensare a un Walk-Out Studio! Un festival che favorisca più che mai l'avvicinamento sociale!

Il festival si basa sulla collaborazione e condivisione, anche sul piano della documentazione, comunicazione e diffusione.

Il sito di Walk-In Studio (walkinstudio.it) è stato pensato per dare la possibilità anche a giovani autori e curatori di mettersi alla prova e conoscersi, creando un'occasione di formazione e confronto a diversi livelli; sulle sue pagine il talento di giovani fotografi studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera, restituirà le immagini da tutte le iniziative, giorno per giorno. Un team di giovani curatori studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera e di NABA - Nuova Accademia di Belle Arti, offre al pubblico una lettura delle proposte degli artisti.

Sarà possibile per tutti seguire il festival anche in versione digitale, vedere e rivedere le proposte degli artisti e leggere le riflessioni e i racconti che hanno attivato.

Sia attraversando i quartieri e le strade della città alla scoperta di luoghi e situazioni del tutto speciali, sia via web, Walk-In Studio mette in moto la comunità creativa di Milano e invita tutti a farne parte.

Vista la natura non-profit del festival, non partecipano a Walk-In Studio imprese con finalità di lucro - gallerie, case d’asta, società di art advisoring etc. - né iniziative che prevedono forme di pagamento di qualsiasi tipo da parte degli artisti coinvolti. Collezionisti, galleristi e tutti gli altri operatori, sono naturalmente i benvenuti e invitati a visitare gli studi e gli spazi d'artista che fanno parte del circuito del festival.

Walk-In Studio organizza le aperture al pubblico di studi e spazi d'artista gratuitamente nel corso dei cinque giorni della manifestazione, secondo un programma organizzato per aree cittadine (dalla Zona 1 alla Zona 9); gli spazi saranno aperti negli orari indicati dagli organizzatori e su prenotazione. Informazioni complete consultabili sul sito www.walkinstudio.it e nelle mappe cartacee disponibili presso la Casa degli Artisti in via Cazzaniga angolo corso Garibaldi, Milano.

Si ringraziano i partner edizione 2020

BraeraKlasse Biennio di fotografia Accademia di Brera | Visual Cultures e Pratiche curatoriali Accademia di Belle Arti di Brera | Naba Nuova Accademia di Belle Arti | Casa degli Artisti | Ufficio Stampa Lara Facco P&C | Presspoint Milano | NonRiservato | Combo | Humanbit

Si invitano tutti i partecipanti e i visitatori del Festival a rispettare le normative sanitarie vigenti e tutte le precauzioni raccomandate dal Ministero della Salute per prevenire la diffusione del Covid-19.

 pop up

 

Radio GAMeC dal 17 ottobre, ogni sabato pomeriggio in diretta sulle frequenze FM di RADIO POPOLARE

Riconosciuta dall’UNESCO come una delle migliori iniziative museali al mondo nate durante il lockdown, dopo 66 puntate in diretta Instagram e il successo dei cinque appuntamenti di Radio GAMeC Real Live, Radio GAMeC diventerà Radio GAMeC PopUp 

Riparte Radio GAMeC, il progetto nato durante l’emergenza sanitaria sui canali social del museo. 

Riconosciuta dall’UNESCO come una delle migliori iniziative museali al mondo nate durante il lockdown, dopo 66 puntate in diretta Instagram e il successo dei cinque appuntamenti di Radio GAMeC Real Live – piattaforma di incontri dal vivo nel cortile della Galleria –, a partire dal 17 ottobre Radio GAMeC diventerà Radio GAMeC PopUp, grazie alla collaborazione con PopUp e Radio Popolare.

Ogni sabato, dalle 14:30 alle 16:00 in diretta sulle frequenze FM di Radio Popolare, Alberto Nigro e Andrea Frateff-Gianni – storici conduttori di Pop Up Live – daranno vita a una trasmissione itinerante con uno studio mobile a bordo di un camper che attraverserà i luoghi simbolo di Bergamo e della sua provincia.

In un’ora e mezza di trasmissione in cui musica e parole andranno sempre di pari passo, i conduttori, grazie all’intervento di numerosi ospiti, entreranno in contatto con gli abitanti del territorio bergamasco, gettando ponti culturali con altre comunità in Italia e nel resto del mondo.

Il primo appuntamento sarà trasmesso in diretta da Nembro e vedrà la partecipazione di Lorenzo Giusti, Direttore della GAMeC, Cecilia Alemani, Chief Curator di High Line Art New York e Direttore Artistico della Biennale Arte 2022, e del trombettista, cantante, compositore e produttore discografico Roy Paci.

Insieme a loro interverranno anche il Sindaco Claudio Cancelli e Don Matteo Cella, prete del paese e direttore del cinema San Filippo Neri che ha ricevuto il premio Carlo Lizzani 2020 durante la scorsa Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, per aver riaperto le sale subito dopo il lockdown.

Da ogni puntata sarà ricavato un breve radio documentario che potrà essere riascoltato all’interno delle sale del museo dedicate alla mostra Ti Bergamo – Una comunità. Radio GAMeC PopUp permetterà così ai visitatori dell’esposizione di spalancare virtualmente all’interno della Galleria una serie di finestre “pop up” su Bergamo e sul mondo. 

Per maggiori informazioni CLICCA QUI