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TEFAF Art Market Report 2020 - Il mecenatismo dell’arte al centro del tefaf art market report 2020

Il report sarà presentato venerdì 6 marzo in occasione della nuova edizione di TEFAF Maastricht.

Il mecenatismo dell'arte e la filantropia costituiscono il tema del TEFAF Art Market Report 2020, che sarà presentato venerdì 6 marzo in occasione della nuova edizione di TEFAF Maastricht, prevista dal 7 al 15 marzo 2020 (con Early Access Day il 5 marzo e Anteprima il 6 marzo). Intitolato TEFAF Art Market Report: il Mecenatismo dell’Arte nel XXI secolo, il nuovo documento è stato redatto da Anders Petterson, fondatore di ArtTactic, la più importante società di analisi del mercato dell’arte. Questo è il secondo report curato da ArtTactic per TEFAF, e sarà scaricabile dal sito di TEFAF dalle ore 10 di venerdì 6 marzo.
TEFAF Art Market Report: il Mecenatismo dell’Arte nel XXI secolo è uno studio che analizza, con un occhio al futuro, i contributi filantropici alle arti visive, concentrandosi sulle recenti innovazioni e i trend del mecenatismo, con particolare attenzione all’impatto sulla nuova generazione.
Il report esplorerà gli sviluppi e i fattori cardine del consolidato e longevo settore del mecenatismo privato in Europa e Nord America. Nel 2018, le donazioni filantropiche negli Stati Uniti hanno raggiunto la somma di 428 miliardi di dollari, di cui circa 292 miliardi donati da privati e 19,5 miliardi destinati a iniziative artistiche e culturali. Parallelamente, l’Arts Council del Regno Unito ha rilevato che il 91% delle organizzazioni culturali e artistiche del Paese ha ricevuto qualche forma di investimento privato nell’anno fiscale 2017-2018. Questo livello di supporto privato alle arti fa da sfondo alla situazione sempre più impegnativa che il settore di arte e cultura affronta in termini di finanziamenti.
Mentre le donazioni sono fiorenti negli Stati Uniti e in Europa, nei mercati dell’arte di Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina stanno emergendo nuovi ecosistemi di mecenatismo. Il report esplorerà i differenti modelli in essere, dalle collaborazioni tra pubblico e privato alle fondazioni private, dal supporto aziendale alle iniziative lanciate dagli artisti. Tra queste, il report analizzerà - attraverso interviste e casi studio - l’Arab Fund for Art and Culture (AFAC), il nuovo African Culture Fund (AFC) e la Guest Artists Space Foundation (G.A.S), fondata da Yinka Shonibare. Inoltre, il documento indagherà il modo in cui il mecenatismo privato offre un supporto fondamentale sia a molti eventi pubblici d’arte, come il Dhaka Art Summit in Bangladesh, sia allo sviluppo di musei d’arte privati, come il Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires (MALBA).
All’interno del documento verranno anche toccate altre aree di interesse quali i comportamenti e le motivazioni della nuova generazione (i millennial e la generazione Z), la tecnologia, l’etica, e il modo in cui ciascuna di queste si ripercuote sullo sviluppo del mecenatismo dell’arte.

Il report verrà presentato al TEFAF Art Symposium da Anders Petterson. Seguirà una tavola rotonda moderata dal Dr. Thomas Marks, i cui dettagli verranno resi noti tra qualche tempo. Il TEFAF Art Symposium avrà luogo al MECC di Maastricht alle 10 del 6 marzo 2020. I biglietti per assistervi sono disponibili sul sito di TEFAF a un costo di 15€, nella sezione Visit & Tickets della pagina principale della Fiera. Gli accrediti stampa sono invece richiedibili nella sezione Press del sito di TEFAF.

“Sono lieto che TEFAF abbia commissionato questo report. In un’epoca in cui sostenibilità, trasparenza e responsabilità sono di primaria importanza, è fondamentale interrogarsi sul modo in cui l’arte viene finanziata e sul beneficio pubblico che ne consegue. Guardando i modelli di mecenatismo innovativo che stanno emergendo in tutto il mondo, questo documento è tanto tempestivo quanto proiettato nel futuro, una lettura che farà riflettere”, ha commentato Patrick van Maris, CEO di TEFAF.

Il TEFAF Art Market Report: il Mecenatismo dell’Arte nel XXI secolo è il terzo documento della serie a essere pubblicato in formato digitale e pertanto accessibile sui dispositivi mobili e fissi come file PDF da scaricare e stampare.

TEFAF è una fondazione no profit che sostiene l’esperienza e la diversità della comunità globale dell’arte, come dimostrano gli espositori che seleziona per le sue tre Fiere annuali di Maastricht e New York. TEFAF si pone come guida esperta per i collezionisti privati e istituzionali del mercato globale dell’arte, ispirando appassionati e compratori d’arte di tutto il mondo.
La trentatreesima edizione di TEFAF Maastricht si terrà al Maastricht Exhibition and Congress Centre dal 7 al 15 marzo 2020 (con Early Access Day il 5 marzo e Anteprima il 6 marzo).
La quarta edizione di TEFAF New York Spring si terrà alla Park Avenue Armory dall’8 al 12 maggio 2020 (con Early Access il 7 maggio).

ART, MORE THAN AN ASSET
TEFAF condivide con il suo principale sponsor, AXA Art, la visione di un’arte che va oltre lo status di solo asset. Questa partnership fornisce ai collezionisti d’arte un servizio unico che copre l’intera gamma di prevenzione dei rischi, conservazione, recupero e restauro, consentendo loro di mantenere le proprie collezioni nelle migliori condizioni possibili. www.axaxl.com

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Dancing is what we make of falling 2 | MY BODIES Binario 2 | OGR Torino

Con questa seconda edizione, le OGR proseguono la ricerca iniziata nel 2018 sulle interrelazioni tra video e performance, con un format sperimentale che unisce screening, performance e conferenze.

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano MY BODIES, dal 21 febbraio - 22 marzo. OPENING: 21 febbraio 2020 dalle 20.30.

La seconda edizione del progetto Dancing is what we make of falling, a cura di Valentina Lacinio e Samuele Piazza, che dal 21 febbraio al 22 marzo 2020 animerà gli spazi del Binario 2.

Con questa seconda edizione, le OGR proseguono la ricerca iniziata nel 2018 sulle interrelazioni tra video e performance, con un format sperimentale che unisce screening, performance e conferenze: una mostra di video che si susseguono sullo stesso schermo e cinque appuntamenti serali (tutti i venerdì a partire dal 21 febbraio e fino al 20 marzo) in cui ogni settimana viene presentato un nuovo video legato a un evento performativo pensato per gli spazi delle OGR.

Dancing is what we make of falling nasce con l’obiettivo di creare uno spazio di discussione condiviso sui temi dell’alterità e delle responsabilità dell’arte contemporanea nella creazione di immaginari alternativi. 

 

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 Gaetano Previati: L’assunzione, c. 1903. Ferrara, Museo dell’Ottocento

 

Tra Simbolismo e Futurismo, la città di Ferrara omaggia Gaetano Previati

In occasione del centenario della morte, la città natale rende omaggio a Previati con una mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea.

In occasione del centenario della morte, la città natale rende omaggio, dal 9 febbraio al 7 giugno, a Previati con una mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea che conservano un vasto fondo di dipinti e opere su carta dell’artista.

La rassegna presenta al pubblico un centinaio di opere, accostando olii, pastelli e disegni selezionati dal vasto fondo delle raccolte civiche ferraresi ad un notevole nucleo concesso in prestito da collezioni pubbliche e private, con il corredo di importanti documenti inediti.

L’esposizione intende mettere in luce il fondamentale ruolo dell’artista nel rinnovamento dell’arte italiana tra Ottocento e Novecento. Previati è considerato un erede della tradizione romantica, un interprete delle poetiche simboliste e, per la sensibilità visionaria e sperimentale della sua pittura divisionista, un anticipatore delle ricerche d’avanguardia futuriste.

Tratto unificante di una personalità così complessa e affascinante è la tensione verso il superamento dei tradizionali confini della pittura “da cavalletto”. «La sua visione tende all’infinito: alle volte persino esorbita dai confini della pittura», osservavano i contemporanei. Oltre a mostrare una propensione per i grandi formati, Previati si è costantemente impegnato nello studio e nella sperimentazione dei mezzi tecnici, nel rinnovamento dei meccanismi della visione e nella ricerca di strategie di interazione con il pubblico. Grazie al supporto di studi inediti, questa mostra rilegge quindi la parabola di Previati facendo emergere alcuni degli aspetti più innovativi e anticipatori.

Ad aprire il percorso espositivo è un bozzetto del visionario dipinto Gli ostaggi di Crema del 1879, che vale a Previati, non ancora trentenne, la prima affermazione pubblica. All’interesse per i temi storici si affianca presto la fascinazione per i soggetti maudit, come testimoniano le Fumatrici di oppio o la Cleopatra.

La svolta fondamentale coincide con l’adesione al divisionismo: a segnare questo passaggio è un’opera emblematica, Nel prato di Palazzo Pitti, il «primo tentativo della tecnica nuova della spezzatura del colore, una tecnica che dà l’impressione di una maggiore intensità di luce», come afferma lo stesso pittore. La suggestione visiva prodotta dalla radiazione solare è la chiave di opere celebri come Il Re sole o la Danza delle Ore (replicata su un ventaglio).

Altro tratto qualificante della ricerca pittorica di Previati è la capacità di suscitare sentimenti astratti come la musica. Nel 1908 realizza per la casa del gallerista Alberto Grubicy i pannelli decorativi per una sala musicale, documentata in mostra da una fotografia. In Castello è proposto l’accostamento di due tele riconoscibili nella foto, il pannello Armonia o Sinfonia, generosamente concesso in prestito dal Vittoriale degli Italiani, e una versione di piccolo formato del Notturno. Grandi disegni, dipinti e materiali inediti documentano anche il progetto di trasferire in pittura le impressioni teatrali, intorno alla vicenda ferrarese di Ugo e Parisina.

Un’altra celebre storia d’amore, quella di Paolo e Francesca, sollecita a più riprese la fantasia di Previati, culminando nel capolavoro del 1909, una vera e propria pittura di “stati d’animo” che si espandono dinamicamente oltre i confini della tela: per questa ragione il dipinto è considerato una delle matrici del celebre trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni.

L’approccio innovativo dell’artista ferrarese investe anche i tradizionali generi pittorici, come testimonia la sezione dei dipinti a tema religioso. Quanto al paesaggio, Previati procede a spogliare la scena di dettagli per lasciare spazio alla gioiosa espressività del colore e della luce. Nello straordinario Colline liguri una distesa di prati cosparsi di gerani è, insieme alla volta celeste, l’assoluta protagonista di una visione che trasmette una sensazione di pienezza e immensità.

Valorizzando le nuove possibilità offerte dall’industria editoriale, con le illustrazioni per i Racconti di Edgar Allan Poe e con quelle per I promessi sposi manzoniani, sperimenta un nuovo codice di illustrazione che mette in scena le atmosfere psicologiche e gli stati d’animo dei protagonisti del testo letterario.

Con il ciclo delle Vie del commercio (1914-16) per la Camera di Commercio di Milano il cerchio si chiude: le tematiche della modernità al centro della poetica di Marinetti e Boccioni offrono nuove possibilità alla pittura dell’anziano maestro. Uno dei grandi pannelli decorativi del ciclo, La ferrovia del Pacifico, è eccezionalmente esposto in mostra, corredato di disegni. Si tratta di una delle prove più affascinanti della tarda maturità, con cui Previati dà prova di sapersi muovere oltre il recinto dei temi tradizionali per cimentarsi con l’immaginario tecnologico e “globale”.

Alle ore 18 del 8 febbraio seguirà l’inaugurazione ufficiale della mostra

Alla presenza di: 
Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia-Romagna
Alan Fabbri, Sindaco di Ferrara
Vittorio Sgarbi, Presidente Fondazione Ferrara Arte

Interverranno:
Vittorio Sgarbi, Presidente Fondazione Ferrara Arte
Marco Gulinelli, Assessore alla Cultura, Musei, Monumenti Storici e Civiltà Ferrarese, Unesco
Arturo Artom, Cda Fondazione Ferrara Arte
Andrea Fedele, Direttore di Stabilimento Versalis (Eni) Ferrara
Chiara Vorrasi, Curatrice della mostra

 

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Un nuovo ciclo di proiezioni alla Fondazione Ragghianti

Dopo il successo delle tre precedenti edizioni, torna l’ormai tradizionale ciclo di proiezioni di documentari sull’arte

Dopo il successo delle tre precedenti edizioni, torna l’ormai tradizionale ciclo di proiezioni di documentari sull’arte proposto dalla Fondazione Ragghianti nel periodo invernale.

Curata da Alessandro Romaninila rassegna “L’arte sullo schermo” si inserisce nella linea di ricerca tracciata da Carlo Ludovico Ragghianti, che fu tra i primi a credere nelle potenzialità del linguaggio cinematografico come strumento sia critico, sia di educazione all’arte e di formazione del pubblico.

Le proiezioni, che avranno tutte luogo, a ingresso gratuito, nella Sala conferenze “Vincenzo da Massa Carrara” nel Complesso di San Micheletto a Lucca, con inizio alle ore 17:30, saranno introdotte da una guida alla visione in cui si alterneranno lo stesso Alessandro Romanini, Maria Flora Giubilei, Paolo Bolpagni e Francesca Pola, autrice di uno dei documentari proposti, quello su Piero Manzoni, che sarà proiettato in prima italiana.

PROGRAMMA DELLE PROIEZIONI

Sabato 8 febbraio, ore 17:30

GETTY’S: THE WORLD’S RICHEST ART DINASTY di David Shuman, 2018, 74 minuti, in inglese con sottotitoli in italiano

Introduzione alla visione a cura di Maria Flora Giubilei

Sabato 15 febbraio, ore 17:30

PIERO MANZONI E ZERO di Francesca Pola, 2018, 52 minuti, in italiano

Introduzione alla visione a cura di Paolo Bolpagni, con la partecipazione di Francesca Pola

Sabato 22 febbraio, ore 17:30

THE GREENAWAY ALPHABET di Saskia Boddeke, 2017, 69 minuti, in inglese con sottotitoli in italiano.

 

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SEBASTIANO SALGADO|EXODUS. IN CAMMINO SULLE STRADE DELLE MIGRAZIONI

La Fondazione Pistoia musei omaggia Sebastiano Salgado.

Dall’8 febbraio al 14 giugno 2020 Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo, Fondazione Caript, Comune di Pistoia, con il contributo della Camera di Commercio di Pistoia e Contrasto, casa editrice leader nella realizzazione di libri fotografici, presenta Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, mostra personale del grande fotoreporter Sebastião Salgado.

La mostra, a cura di Lélia Wanick Salgado e composta da un corpus di 180 fotografie, racconta la storia del nostro tempo attraverso i momenti drammatici ed eroici di singoli individui. Per anni infatti il fotografo brasiliano ha documentato le migrazioni di massa restituendo con i suoi scatti la condizione esistenziale di milioni di uomini che sono stati capaci di spezzare i legami con le proprie radici, cercando loro stessi in un viaggio verso altri luoghi.

È ormai passata quasi una generazione da quando queste fotografie sono state esposte per la prima volta, eppure per molti aspetti il mondo che ritraggono non è cambiato. I profughi di oggi sono solo le vittime più visibili di un processo globale che dimostra quanto tutto ciò che accade sulla Terra sia collegato, dal crescente divario tra ricchi e poveri alla crescita demografica, dalla meccanizzazione dell’agricoltura alla distruzione dell’ambiente, dai cambiamenti climatici al fanatismo sfruttato a fini politici. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni racconta la condizione di profugo, l’istinto di sopravvivenza, i momenti di esodo, i disordini urbani e le tragedie di continenti ormai alla deriva, racconta la paura e la povertà così come la volontà, la dignità e il coraggio.

È passata quasi una generazione da quando queste fotografie sono state esposte per la prima volta. Eppure, per molti aspetti il mondo che ritraggono è cambiato poco, visto che la povertà, i disastri naturali, la violenza e la guerra costringono ancora milioni di persone ogni anno ad abbandonare le loro case. In alcuni casi, vanno a finire in campi profughi che presto si espandono fino a diventare piccole città; in altri, sono pronti a investire tutti i risparmi, e perfino la vita, per inseguire il sogno di una mitica Terra Promessa. I migranti e i profughi di oggi sono senza dubbio il prodotto di nuove crisi, ma la disperazione e i barlumi di speranza che vediamo sui loro volti non sono poi molto diversi da quelli documentati in queste immagini.

Quasi tutto ciò che accade sulla Terra è in qualche modo collegato. Siamo tutti colpiti dal crescente divario tra ricchi e poveri, dalla crescita demografica, dalla meccanizzazione dell’agricoltura, dalla distruzione dell’ambiente, dal fanatismo sfruttato a fini politici. Le persone strappate dalle loro case sono solo le vittime più visibili di un processo globale.

Le fotografie che qui presentiamo catturano i momenti tragici, drammatici ed eroici di singoli individui. Eppure, tutte insieme, ci raccontano anche la storia del nostro tempo. Non offrono risposte, ma al contrario pongono una domanda: nel nostro cammino verso il futuro non stiamo forse lasciando indietro gran parte del genere umano?

Lélia Wanick Salgado

Info

8 febbraio - 14 giugno 2020

Palazzo Buontalenti / Antico Palazzo dei Vescovi, Pistoia

 

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THE HUMAN PATH, la mostra fotografica di Nicholas Viviani alla Fondazione Matalon

The Human Path è la sintesi di una ricerca estetica e stilistica durata quindici anni che gli ha permesso di rendere partecipe l’osservatore e al tempo stesso suggerire spunti di riflessione.

Dall’1 all’8 Febbraio gli spazi della Fondazione Luciana Matalon ospiteranno la mostra personale fotografica di Nicholas Viviani intitolata “The Human Path”. The Human Path è la sintesi di una ricerca estetica e stilistica durata quindici anni che gli ha permesso di rendere partecipe l’osservatore e al tempo stesso suggerire spunti di riflessione. Le sue fotografie hanno come fil rouge l’uomo e la sua alienazione. All’interno dei suoi scatti, la figura umana è spesso abbozzata e priva di dimensione.

Come sottolinea Margherita Franzini: “essa pare che galleggi in un universo isolato e atemporale, come se l’uomo si fosse costruito uno spazio entro il quale si sente al sicuro, sia esso la dimensione lavorativa, una semplice routine o trovarsi insieme all’amore della propria vita”.

Quasi sempre il soggetto è posto al centro della scena e lo spettatore è portato a immedesimarsi in quella piccola figura che passeggia solitaria. Raramente Viviani adopera la potenza del colore, tuttavia quando se ne serve lo utilizza per sottolineare il protagonista della scena. Vi sono richiami a grandi fotografi della New Wave italiana degli anni Ottanta del Novecento quali Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Giovanni Chiaramonte, Olivo Barbieri e Vincenzo Castella. Condivide con essi la “battaglia” tra realtà e immagine, in un tempo sospeso, ovattato dalla poesia. Viviani ha approfondito poi il tema del paesaggio, sovente mettendolo in relazione con delle shapes. Il tono narrativo è basso, descrittivo, discreto, dal gusto minimalista. Gli ambienti raffigurati sono marginali, periferici, vi è una commistione di rurale e urbano in un’alternanza tra il pensato e lo spontaneo. L’aspetto e la resa delle opere favoriscono l’introspezione e catalizzano l’attenzione dell’osservatore.

È interessante guardare come l’artista, mediante la macchina fotografica, riesca a cogliere e a imprimere su carta il sentimento di vuoto che aleggia ed esiste nonostante l’essere immersi in un’epoca ossessionata dall’istantaneità di comunicazione. In alcuni momenti la sagoma è quasi schiacciata dall’ambiente circostante, in altri pare voglia uscire dalla scena o tenda una mano per liberarsi verso il cielo.

Nicholas Viviani si dedica con passione sia alla fotografia commerciale che a quella autoriale. Nel 2017 viene insignito del Premio delle Arti Premio della Cultura dal Prof. Dott. Carlo Franza, giornalista e storico dell’arte di chiara fama. L’anno successivo risulta tra i finalisti del Premio Carlo Farioli. Nell’ultimo trimestre dello stesso anno porta Alone e Back To Colour, due dei suoi progetti storici, al Carrousel Du Louvre di Parigi. Il 2019 vedrà l’autore impegnato in vari progetti significativi: è tra i protagonisti della XII Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze, partecipa al Premio Riccardo Prina ed espone sia alla Triennale di Milano che a Palazzo Marliani Cicogna a Varese.