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"Eroi?" Apre la mostra del X premio Cramum al Campus Reti  

 


"Eroi?" è stata concepita come una riflessione corale per immagini sul ruolo e sulla definizione dell'eroe nella cultura contemporanea, ovvero su come l'essere umano si stia rappresentando e raccontando anche attraverso l'arte.


Il 19 gennaio il Campus Reti di Busto Arsizio ospita la mostra “Eroi?” del X premio Cramum a cura di Sabino Maria Frassà. Fino al 30 maggio sarà possibile ammirare le opere dei 10 artisti finalisti al fianco di quelle di Francesca Piovesan, “Artista Maestra dell’anno” fuori concorso, che vinse il premio nel 2015. In occasione dell’inaugurazione sarà anche selezionato il/la vincitore/vincitrice del Premio tra gli artisti finalisti: Enrico Antonello, Mattia Barbieri, Giulio Boccardi, Gisella Chaudry, Edson Luli, Simone Mazzoleni, Monica Mazzone, Guido Mitidieri, Caterina Roppo, Betty Salluce.

"Eroi?" è stata concepita come una riflessione corale per immagini sul ruolo e sulla definizione dell'eroe nella cultura contemporanea, ovvero su come l'essere umano si stia rappresentando e raccontando anche attraverso l'arte. La risposta è così data dalla somma delle interpretazioni date al tema dagli 11 artisti in mostra.

Come spiega il curatore Frassà: “Per capire chi sia l’eroe oggi è fondamentale analizzare l’arte e la cultura del nostro tempo. Sin dall’origine dell’umanità, l’esistenza dell’eroe è funzione della comunicazione e divulgazione, senza le quali esso non esiste. Lontani dall’ottimismo e dal boom degli anni ‘50 e ‘60, le nuove generazioni di artisti si muovono tra un forte individualismo e una diffusa crisi, non solo valoriale. Difficile la vita dell’artista contemporaneo: se ogni singolo essere umano è misura di tutte le cose, l’artista “professionista” non può che rappresentare se stesso o proiezioni di sé e chiedere al cliente - collezionista - di condividere e acquistare tale concezione. Dal momento che piacere per ciò che si è, è miraggio per i più, l’artista vive in continua lotta tra l’essere autenticamente se stesso e l’essere capito-acquistato. Trattare la rappresentazione dell’eroe ha quindi oggi a che fare con questa sublimazione-celebrazione di sé stessi da parte degli artisti. È perciò l’artista contemporaneo l’eroe che affronta i nuovi draghi e orchi del XXI secolo, ovvero terrorismo, estremismo, guerra, cambiamento climatico, precarietà, miseria e la condanna alla vecchiaia? Irrealistico pensare che un artista abbia tali aspirazioni e capacità messianiche. Più facile e probabile è che ricorra ad una eterogenea e variegata esigenza di trascendenza, quando non anche a un approccio agnostico o ateo. Se non si rifugia nel legittimo nichilismo della “bieca” decorazione, l’artista con questo fa i conti. E quindi l’eroe della contemporaneità coincide sempre più spesso con la narrazione di chi “sopravvive” piuttosto che di chi si sacrifica.”

A tal riguardo Francesca Piovesan, artista “Maestra dell’anno” e madrina della mostra, spiega che “Non credo negli artisti eroi. Credo nella necessità che spinge le persone a non smettere di cercare un modo per esprimersi e rinnovarsi, per poter sopravvivere al mondo.” Le sue 10 opere, fuori concorso, raccontano così questa fame di sapere e indagano tanto la fragilità quanto complessità del mondo attraverso le impronte, ritagliate e infinitamente composte su vetro e carta, lasciate dai corpi nello spazio. “Cosa siamo se non ciò che lasciamo non solo ai posteri ma anche nell’ambiente che ci circonda?” sembra domandarsi l’artista.

Dalla mostra e dal premio nasce, inoltre, una pubblicazione "Eroi & Sopravvissuti. Chi è l'eroe?" che completa il progetto culturale e artistico. Come spiega il curatore Sabino Maria Frassà: "Da questo percorso che Cramum ha avviato con Reti S.p.A. emerge chiaramente che la cultura e l’arte contemporanea non possano che avere per protagonisti i limiti e le stesse debolezze dell’essere umano, sublimate in un processo non agiografico ma catartico attraverso l’arte e in generale il pensiero creativo. L’arte contemporanea – prosegue Frassà - non ha più̀ lontani eroi da raccontare e tramandare. È essa stessa l’unica forma di eroismo possibile e accettabile nella misura in cui è frutto della nostra natura - finita e infinita al tempo stesso - di quel corale ingegno umano che a tratti vede - o meglio riesce a intravvedere - al di là dei propri limiti".

La mostra è ospitata e co-promossa da Campus Reti cuore della Reti SpA, B Corp del settore dell’IT Consulting e società benefit quotata su Euronext Growth Milan, L’inaugurazione, aperta al pubblico (su prenotazione), si terrà venerdì 19 gennaio, alle ore 18:30 al Campus Reti (ingresso da Via Giuseppe Mazzini, 11, 21052 Busto Arsizio).

“Siamo orgogliosi di ospitare le opere di queste giovani promesse del panorama artistico contemporaneo, - dichiara Bruno Paneghini, Presidente e Amministratore Delegato di Reti S.p.A. - arricchendo così ulteriormente gli spazi del Campus e il territorio. Sarà, infatti, un’occasione per far vivere queste opere attraverso la contemplazione e la libera interpretazione del pubblico, invitandoli a inediti e stimolanti spunti di riflessione. Il Premio Cramum – prosegue Paneghini - è un’eccellenza da promuovere e valorizzare, un punto di riferimento per i giovani artisti e per l’arte contemporanea." 

Cramum è un progetto non profit che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. Il nome è stato scelto proprio perché significa “crema”, la parte migliore (del latte) in latino, lingua da cui deriva l’italiano e su cui si è plasmata la nostra cultura. Cramum promuove attivamente mostre e progetti culturali volti a valorizzare Maestri dell’arte contemporanea non ancora noti al grande pubblico, sebbene affermati nel mondo dell’arte. Dal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassà, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico con numerose aziende tra cui Grandi Stazioni e Gaggenau. Nel 2015 ottiene tra i diversi riconoscimenti anche la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana.

Dal 2013 CRAMUM promuove l'omonimo premio per giovani artisti, giunto alla sua 10° edizione. 

Link: www.amanutricresci.com/cramum/

Instagram @cramum

Facebook /cramum

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Al RISO di Palermo protagonista una mostra del noto artista Sasha Vinci: “La gravità delle forze nascoste”

 


Un progetto inedito a cura di Serena Ribaudo che si pone come omaggio e dichiarazione d'amore alla città di Palermo, esplorandone il tessuto urbano e sociale, attraverso un'esperienza artistica multisensoriale.


Alla Cappella dell’Incoronata, una delle sedi del Museo Regionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, dal 20 dicembre 2023 al 20 gennaio 2024 l’artista siciliano Sasha Vinci presenta per la prima volta “La gravità delle forze nascoste”, un progetto inedito a cura di Serena Ribaudo che si pone come omaggio e dichiarazione d'amore alla città di Palermo, esplorandone il tessuto urbano e sociale, attraverso un'esperienza artistica multisensoriale. "La gravità delle forze nascoste" di Sasha Vinci è un'occasione imperdibile per immergersi nell'anima vibrante e poliedrica del capoluogo siciliano, attraverso gli occhi e le mani di un artista che continua a ridefinire i confini dell'espressione artistica contemporanea.

Il lavoro di Vinci, comparabile ad un'opera teatrale che si sviluppa in tre “atti” distinti, prende vita nella parte centrale della Cappella dell'Incoronata dove è possibile ammirare la maestosa installazione "NON SI DISEGNA IL CIELO / Il Canto di Palermo". Quest'opera, parte della serie "NON SI DISEGNA IL CIELO" avviata a Volterra nel 2015, trasforma lo skyline e le costellazioni di Palermo in armonie musicali. L’installazione site-specific è un grande poliedro a base ottagonale che trae ispirazione dall'antica simbologia dei Quattro Canti di Palermo, detti anche Ottagono del Sole. La forma geometrica dell'ottagono viene generata dall'otto, il numero dell'equilibrio cosmico, simbolo dell'infinito, della trasfigurazione e del tempo. Su questa sorte di monolite, Vinci incide l'anima della città facendo uso di un marmo storico palermitano: il grigio Billiemi. L'ottagono realizzato con marmo riciclato e di recupero rappresenta il Cielo e la Terra che si fondono, diventando un unico elemento. Vinci dimostra ancora una volta il suo profondo legame con la territorialità e il passato che vengono trasmutati nella contemporaneità. Il lavoro artistico di Sasha Vinci parla infatti con profondità alla realtà odierna, affrontando le distanze, le paure e le contraddizioni che caratterizzano il presente. Attraverso uno sguardo trasversale, l'artista indaga sulle fratture di questo momento storico, riconsiderando i rapporti tra la natura, l'essere umano contemporaneo e il suo ambiente sociale, con l'obiettivo di acquisire una nuova coscienza etica, estetica e politica, aprendo le porte a nuove prospettive di comprensione e di interazione con il mondo che ci circonda. 

Come scrive la curatrice Serena Ribaudo: "NON SI DISEGNA IL CIELO / Il canto di Palermo" è un totem in grigio billiemi - marmo storicamente panormita – un’ara che dardeggia incorruttibile in questo palcoscenico regale. La base ottagonale fa chiaro riferimento ai Quattro Canti detti anche Ottagono del Sole. E questo grande sasso scolpito è un prodigio, è un incanto antico, è un figlio del cielo: su di esso Vinci incide le stelle sopra Palermo ed il suo Skyline trasmutato in un canto, in una musica, in un suono. La Melodia di Palermo. Lungi dall'essere una massa congelata, NON SI DISEGNA IL CIELO brucia di una fiamma interiore, dei fuochi divini delle sfere celesti, non smette di cantare un canto antico e modernissimo".

Il percorso espositivo de “La gravità della forze nascoste” prosegue nella cripta che ospita un'installazione unica, una sorta di mappatura della città ipotetica, dove elementi naturali ed organici si mescolano con recuperi di piombo, creando ancora una volta un suggestivo connubio tra la storia e la contemporaneità. Infine, nella biblioteca, un imponente corpo di alabastro a base pentagonale diviene protagonista, interagendo con il pubblico e trasmettendo una straordinaria luminosità traslucida.

La curatrice Serena Ribaudo aggiunge: “La mostra è un omaggio al capoluogo siciliano, ai suoi profili, ai suoi cieli. Una dichiarazione d'amore ad una città il cui ductus ardente viene simbolicamente auscultato e registrato nelle sue armonie e dissonanze per essere restituito ai cittadini in una nuova forma espressiva come dono straordinario. Un infiammato sogno sulla città di Palermo che si libera dai legacci della contingenza e ci dischiude al chiarore di una visione universale, ci meraviglia nelle apparizioni delle sfere celesti. La gravità delle forze nascoste è una mirabile orchestrazione, un poema in più strofe, un'eccezionale operazione poietica ispirata alla legge del Bello, ed è al contempo necessaria e luminosa nella sua volontà di sintonizzazione con le tematiche del nostro tempo”.

Sasha Vinci, attraverso la sua continua sperimentazione di diversi linguaggi artistici come il disegno, la scultura, l'installazione, la performance, la fotografia e il suono, crea un'opera d'arte totale e unica nel suo genere. "La gravità delle forze nascoste" rappresenta un'ode poetica al tessuto urbano di Palermo, una celebrazione intima ed emozionante alla città che unisce passato e presente, sacro e civile. La mostra è un invito ad esplorare la città attraverso gli occhi e le opere di un artista visionario, un'esperienza che promette di affascinare e coinvolgere il pubblico in modo unico e indimenticabile.

Sasha Vinci: biografia

Il fondamento della ricerca di Sasha Vinci si basa sulla continua sperimentazione di differenti linguaggi artistici. Performance, scultura, disegno, pittura, scrittura, musica sono espressioni che l'artista utilizza per creare opere da cui emerge un pensiero libero che si interroga sulle problematiche dell’esistente, per giungere ad una visione ampia e plurale.  Dal 2012 al 2018 Vinci ha collaborato attivamente con l’artista Maria Grazia Galesi con la quale ha creato il duo Vinci/Galesi, dando vita alla Trilogia del possibile: un progetto di arte pubblica e sociale che coinvolgeva attivamente i cittadini e le comunità. Nel 2008 è stato l'ideatore e il fondatore di SITE SPECIFIC, una realtà indipendente gestita dall'Associazione Culturale non-profit PASS/O. Un progetto ambizioso e di ampio respiro che trasforma la città di Scicli in un Teatro Vivo, un luogo in cui la creatività contemporanea può abitare ed esistere. Nel gennaio del 2013, in collaborazione con altri professionisti, fonda S.E.M. (Spazi Espressivi Monumentali): un modello di sviluppo sostenibile che a Scicli ridisegna la gestione integrata dei monumenti, unendo contenuti culturali dell’arte e delle tradizioni a strategie economiche. Per S.E.M. Sasha Vinci ricopre il ruolo di Direttore Artistico. Da dicembre 2012 a settembre 2013 è stato Direttore Artistico del progetto CLANG. Le opere di Sasha Vinci sono state pubblicate in differenti giornali e riviste nazionali ed internazionali come Hi-Fructose Magazine, Flash Art, Artribune, Arte e Critica, Wall Street International, Exibart ed Exibart on paper, Abitare Magazine, Espoarte, Rivista Segno, Gestalt Gtk, El Pais, Diari De Girona (Dominical), Il Sole 24 ore, Panorama, L'Espresso, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Kairós Magazine, Famiglia Cristiana, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia, Il Giornale di Scicli. Dal 2017 collabora attivamente con la galleria d'arte aA29 Project Room.

Serena Ribaudo: biografia

Serena Ribaudo si è laureata in Storia dell'arte presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo. Vive tra Palermo e Firenze. È saggista, storico dell’arte, critico d'arte. Si occupa dell'organizzazione e del coordinamento curatoriale, scientifico e tecnico di mostre d'arte contemporanea presso organismi pubblici e privati in Italia e all'estero. Ha dedicato la sua attività in particolar modo alla curatela di mostre ed eventi artistici all'interno di sedi storiche al fine di una maggiore valorizzazione del dialogo tra arte contemporanea e patrimonio artistico-architettonico del passato. Ha collaborato con numerose riviste d' arte contemporanea tra cui Rivista Segno e Segnonline, Espoarte, Artslife, Grandi Mostre, Arte In.

 



 

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Al RISO di Palermo protagonista una mostra del noto artista Sasha Vinci: “La gravità delle forze nascoste”

 


Un progetto inedito a cura di Serena Ribaudo che si pone come omaggio e dichiarazione d'amore alla città di Palermo, esplorandone il tessuto urbano e sociale, attraverso un'esperienza artistica multisensoriale.


Alla Cappella dell’Incoronata, una delle sedi del Museo Regionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, dal 20 dicembre 2023 al 20 gennaio 2024 l’artista siciliano Sasha Vinci presenta per la prima volta “La gravità delle forze nascoste”, un progetto inedito a cura di Serena Ribaudo che si pone come omaggio e dichiarazione d'amore alla città di Palermo, esplorandone il tessuto urbano e sociale, attraverso un'esperienza artistica multisensoriale. "La gravità delle forze nascoste" di Sasha Vinci è un'occasione imperdibile per immergersi nell'anima vibrante e poliedrica del capoluogo siciliano, attraverso gli occhi e le mani di un artista che continua a ridefinire i confini dell'espressione artistica contemporanea.

Il lavoro di Vinci, comparabile ad un'opera teatrale che si sviluppa in tre “atti” distinti, prende vita nella parte centrale della Cappella dell'Incoronata dove è possibile ammirare la maestosa installazione "NON SI DISEGNA IL CIELO / Il Canto di Palermo". Quest'opera, parte della serie "NON SI DISEGNA IL CIELO" avviata a Volterra nel 2015, trasforma lo skyline e le costellazioni di Palermo in armonie musicali. L’installazione site-specific è un grande poliedro a base ottagonale che trae ispirazione dall'antica simbologia dei Quattro Canti di Palermo, detti anche Ottagono del Sole. La forma geometrica dell'ottagono viene generata dall'otto, il numero dell'equilibrio cosmico, simbolo dell'infinito, della trasfigurazione e del tempo. Su questa sorte di monolite, Vinci incide l'anima della città facendo uso di un marmo storico palermitano: il grigio Billiemi. L'ottagono realizzato con marmo riciclato e di recupero rappresenta il Cielo e la Terra che si fondono, diventando un unico elemento. Vinci dimostra ancora una volta il suo profondo legame con la territorialità e il passato che vengono trasmutati nella contemporaneità. Il lavoro artistico di Sasha Vinci parla infatti con profondità alla realtà odierna, affrontando le distanze, le paure e le contraddizioni che caratterizzano il presente. Attraverso uno sguardo trasversale, l'artista indaga sulle fratture di questo momento storico, riconsiderando i rapporti tra la natura, l'essere umano contemporaneo e il suo ambiente sociale, con l'obiettivo di acquisire una nuova coscienza etica, estetica e politica, aprendo le porte a nuove prospettive di comprensione e di interazione con il mondo che ci circonda. 

Come scrive la curatrice Serena Ribaudo: "NON SI DISEGNA IL CIELO / Il canto di Palermo" è un totem in grigio billiemi - marmo storicamente panormita – un’ara che dardeggia incorruttibile in questo palcoscenico regale. La base ottagonale fa chiaro riferimento ai Quattro Canti detti anche Ottagono del Sole. E questo grande sasso scolpito è un prodigio, è un incanto antico, è un figlio del cielo: su di esso Vinci incide le stelle sopra Palermo ed il suo Skyline trasmutato in un canto, in una musica, in un suono. La Melodia di Palermo. Lungi dall'essere una massa congelata, NON SI DISEGNA IL CIELO brucia di una fiamma interiore, dei fuochi divini delle sfere celesti, non smette di cantare un canto antico e modernissimo".

Il percorso espositivo de “La gravità della forze nascoste” prosegue nella cripta che ospita un'installazione unica, una sorta di mappatura della città ipotetica, dove elementi naturali ed organici si mescolano con recuperi di piombo, creando ancora una volta un suggestivo connubio tra la storia e la contemporaneità. Infine, nella biblioteca, un imponente corpo di alabastro a base pentagonale diviene protagonista, interagendo con il pubblico e trasmettendo una straordinaria luminosità traslucida.

La curatrice Serena Ribaudo aggiunge: “La mostra è un omaggio al capoluogo siciliano, ai suoi profili, ai suoi cieli. Una dichiarazione d'amore ad una città il cui ductus ardente viene simbolicamente auscultato e registrato nelle sue armonie e dissonanze per essere restituito ai cittadini in una nuova forma espressiva come dono straordinario. Un infiammato sogno sulla città di Palermo che si libera dai legacci della contingenza e ci dischiude al chiarore di una visione universale, ci meraviglia nelle apparizioni delle sfere celesti. La gravità delle forze nascoste è una mirabile orchestrazione, un poema in più strofe, un'eccezionale operazione poietica ispirata alla legge del Bello, ed è al contempo necessaria e luminosa nella sua volontà di sintonizzazione con le tematiche del nostro tempo”.

Sasha Vinci, attraverso la sua continua sperimentazione di diversi linguaggi artistici come il disegno, la scultura, l'installazione, la performance, la fotografia e il suono, crea un'opera d'arte totale e unica nel suo genere. "La gravità delle forze nascoste" rappresenta un'ode poetica al tessuto urbano di Palermo, una celebrazione intima ed emozionante alla città che unisce passato e presente, sacro e civile. La mostra è un invito ad esplorare la città attraverso gli occhi e le opere di un artista visionario, un'esperienza che promette di affascinare e coinvolgere il pubblico in modo unico e indimenticabile.

Sasha Vinci: biografia

Il fondamento della ricerca di Sasha Vinci si basa sulla continua sperimentazione di differenti linguaggi artistici. Performance, scultura, disegno, pittura, scrittura, musica sono espressioni che l'artista utilizza per creare opere da cui emerge un pensiero libero che si interroga sulle problematiche dell’esistente, per giungere ad una visione ampia e plurale.  Dal 2012 al 2018 Vinci ha collaborato attivamente con l’artista Maria Grazia Galesi con la quale ha creato il duo Vinci/Galesi, dando vita alla Trilogia del possibile: un progetto di arte pubblica e sociale che coinvolgeva attivamente i cittadini e le comunità. Nel 2008 è stato l'ideatore e il fondatore di SITE SPECIFIC, una realtà indipendente gestita dall'Associazione Culturale non-profit PASS/O. Un progetto ambizioso e di ampio respiro che trasforma la città di Scicli in un Teatro Vivo, un luogo in cui la creatività contemporanea può abitare ed esistere. Nel gennaio del 2013, in collaborazione con altri professionisti, fonda S.E.M. (Spazi Espressivi Monumentali): un modello di sviluppo sostenibile che a Scicli ridisegna la gestione integrata dei monumenti, unendo contenuti culturali dell’arte e delle tradizioni a strategie economiche. Per S.E.M. Sasha Vinci ricopre il ruolo di Direttore Artistico. Da dicembre 2012 a settembre 2013 è stato Direttore Artistico del progetto CLANG. Le opere di Sasha Vinci sono state pubblicate in differenti giornali e riviste nazionali ed internazionali come Hi-Fructose Magazine, Flash Art, Artribune, Arte e Critica, Wall Street International, Exibart ed Exibart on paper, Abitare Magazine, Espoarte, Rivista Segno, Gestalt Gtk, El Pais, Diari De Girona (Dominical), Il Sole 24 ore, Panorama, L'Espresso, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Kairós Magazine, Famiglia Cristiana, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia, Il Giornale di Scicli. Dal 2017 collabora attivamente con la galleria d'arte aA29 Project Room.

Serena Ribaudo: biografia

Serena Ribaudo si è laureata in Storia dell'arte presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo. Vive tra Palermo e Firenze. È saggista, storico dell’arte, critico d'arte. Si occupa dell'organizzazione e del coordinamento curatoriale, scientifico e tecnico di mostre d'arte contemporanea presso organismi pubblici e privati in Italia e all'estero. Ha dedicato la sua attività in particolar modo alla curatela di mostre ed eventi artistici all'interno di sedi storiche al fine di una maggiore valorizzazione del dialogo tra arte contemporanea e patrimonio artistico-architettonico del passato. Ha collaborato con numerose riviste d' arte contemporanea tra cui Rivista Segno e Segnonline, Espoarte, Artslife, Grandi Mostre, Arte In.

 



 

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Al MAN di Nuoro il 2024 nel segno dell’arte e del mondo naturale


Sarà importante ripensare il nostro rapporto con il mondo e le sue trasformazioni, affidando all'arte e ai suoi linguaggi un racconto che prefiguri, idealmente, la nostra relazione con l’ambiente naturale. 


Dopo un anno di ricerca dedicato al binomio arte-architettura, il MAN di Nuoro è lieto di presentare un programma che, per il 2024, sarà concentrato attorno a un tema di grande attualità. In un momento di cambiamenti climatici e di nuove politiche energetiche e ambientali, sarà importante ripensare il nostro rapporto con il mondo e le sue trasformazioni, affidando all'arte e ai suoi linguaggi un racconto che prefiguri, idealmente, la nostra relazione con l’ambiente naturale. Il Museo, come osservatorio di situazioni correnti, luogo di elaborazione di contenuti e amplificazione di argomenti fondamentali per la collettività, continuerà a farsi promotore di riflessioni che stimolino il dibattito, il confronto e, soprattutto, la crescita; come avvenuto nel caso della mostra sulla genesi di Guernica di Picasso o del significativo progetto focalizzato sulla storia della Scalinata di Odessa.

Mostre in corso fino al 3 marzo 2024

GIOTTO | FONTANA

Lo Spazio D'oro. Dialogo Fra Due Capolavori

IL RESTO DELL’ALBA

Pininfarina Architecture e Patrick Tuttofuoco

a cura di Maddalena d’Alfonso

NIVOLA PINTORI FANCELLO

Tre maestri sardi all'ISIA di Monza

In collaborazione con Museo Civico

Salvatore Fancello di Dorgali

CRISTIAN CHIRONI | Abitare è un linguaggio

***

29 Marzo – 16 Giugno 2024

Le affinità immaginate

Opere dalla collezione del MAN. Appartenenze #3

Il MAN torna a presentare i capolavori della sua collezione storica in un allestimento ampio e completo, riletto alla luce di nuove indagini e all'indomani della pubblicazione del catalogo, edito da Officina Libraria con il titolo “100 Capolavori dalla collezione del MAN”. Una ricognizione a 360 gradi fra acquisizioni, donazioni e comodati, permetterà di leggere in modo differente le connessioni fra soggetti e autori, iconografie e varianti. L'allestimento ispirato a una sorta di macchina del tempo – diversamente dal classico andamento cronologico – creerà cortocircuiti, andate e ritorni, flashback e salti nel contemporaneo – al fine di stimolare nel visitatore una nuova riflessione su possibili connessioni, affinità, eredità di stile o di contenuto.

Project Room

Micol Roubini. La montagna magica.

un progetto di Micol Roubini con Lo schermo dell’arte _ a cura di Gabi Scardi

Vincitore del Bando Italian Council

Opera video installativa, ambientata nella cava d’amianto dismessa di Balangero, a una trentina di chilometri da Torino. L’opera analizza la fitta rete di relazioni tra uomo e territorio, un vero e proprio ecosistema che si estende dalla cava fino ai piccoli centri abitati alle sue pendici. Nell’opera video confluiscono tre momenti: l’immaginario onirico di chi oggi abita a ridosso dell’ex-cava, il processo di colonizzazione dei terreni contaminati da parte di piante e licheni e le suggestioni all’origine della storia stessa dell’utilizzo dell’amianto, minerale che fin dai tempi antichi è stato considerato magico per le sue straordinarie proprietà ignifughe.

Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (XI edizione, 2022), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Giorgio Andreotta Calò | In girum imus nocte

Vincitore del Bando PAC

L’opera Produttivo è il risultato di una serie di carotaggi che l’artista ha reperito presso l’archivio della storica società Carbosulcis S.p.a., ultima attiva in Italia nell’estrazione del carbone e che ha terminato la sua attività mineraria nel 2017. Estratti nell’area del Sulcis Iglesiente, i campioni di terra, minerali e depositi organici ricavati della perforazione e dalla campionatura del suolo, fino a una profondità di oltre 400 metri sotto il livello del mare, hanno raggiunto circa 2000 metri lineari di materia riordinata in segmenti, analizzati e ricomposti secondo i metodi di un sondaggio geognostico. Al di là del processo tecnico e dell’indagine svolta da Andreotta Calò dal 2013 al 2018, tali carotaggi divengono simbolo di una storia sociale, quella della comunità di minatori e pescatori del Sulcis e della crisi identitaria del loro comparto; ma diventano simbolo di un patrimonio collettivo e di un riuso di vestigia destinate allo smaltimento. L’impegno ecologico sposa l’indagine sociale nel film In girum imus nocte, girato dall’artista in notturna sulle tracce di un cammino svolto accanto ai lavoratori nella miniera di Carbosulcis e che è entrato, insieme alle sculture Pinna Nobilis e Dogod, nella collezione del MAN grazie al bando PAC del Ministero, vinto nel 2023.

Valentina Medda

THE LAST LAMENTATION | Performance, Video, Installation

Vincitore del Bando Italian Council

Crocevia delle diaspore odierne, il Mare riverbera attraverso la ricostruzione corale di una performance ispirata all'antica tradizione dei lutti professionali, che collega il lamento della Sardegna -terra natale dell'artista- con quello dei paesi vicini. Concepito come un rito a cui partecipare più che come uno spettacolo da guardare, l’Ultimo Compianto è un pianto condiviso che racconta la tragedia del mare e raggiunge l’intero bacino del Mediterraneo. Orchestrato da 15 donne che, dando le spalle al pubblico, scandiscono il paesaggio attraverso le loro oscure presenze, il rituale è costituito da una partitura vocale e coreografica ripetitiva e ipnotica che rielabora i codici rituali in forme contemporanee e astratte, gesti semplici che ibridano il vocabolario della danza con segni provenienti dal patrimonio archeologico ed etnografico, un linguaggio preverbale che, in un crescendo, mira a trovare un momento culminante e si sviluppa da un respiro in un sospiro e in un pianto.

Marzo 2024

OPEN CALL | Seconda edizione

Ritorno a Monte Verità – Residenza per giovani artisti sardi extra moenia, sulla collina dell’utopia | Residenza per artisti svizzeri in Sardegna.

17-25 Maggio 2024

VIRGILIO SIENI | Scuola estiva sull’arte del gesto. La celebre compagnia di danza torna per una settimana di performance aperte alla cittadinanza, fra Piazza Satta, la Solitudine e il Nuraghe di Tanca Manna.

Estate 2024 Extra Moenia

Leonardo Boscani. ISKRA. Flotta culturale

Una residenza per artisti in viaggio lungo le coste della Sardegna e poi nell’entroterra, per documentare memorie di luoghi remoti.

28 Giugno – 10 Novembre 2023

DIORAMA. Generazione terra_Generation Earth

Dopo il grande successo di critica e di pubblico della mostra Sensorama del 2022, il museo propone per l'estate 2024 un nuovo, gigantesco ambiente che, dipanandosi su tutti i piani dell'edificio, evochi un viaggio, un attraversamento di opere d'arte site specific, legate fra loro da un unico tema attuale. L’idea – suffragata anche da indiscutibili ragioni scientifiche – che la nostra generazione sia la prima costretta a confrontarsi con l’ipotesi realistica della fine della specie, comporta un forte senso di smarrimento e ansia. Rovesciando tale prospettiva la proposta di “Diorama”, offre una sequenza di ambienti che ospitano le visioni di artisti internazionali, le cui opere, realizzate con media diversi, prospettano l'immagine di una natura trasformata, manipolata o appositamente ricreata quale riflesso indiretto della nuova realtà che si sta determinando. Le trasformazioni e i cambiamenti in atto, si pongono oltre la natura stessa, diventando “altro” e caricandosi di nuovi significati. Se il degrado dell’ambiente naturale è sotto gli occhi di tutti, gli artisti possono invitarci ad invertire la rotta, gettando le basi per un nuovo immaginario. Come una produzione in serra, la natura viene qui ricreata e imitata, immortalata e proposta in quell’istante ritenuto più rappresentativo ed evocativo. Fissata in una forma scultorea o sigillata nel circuito del tessuto, riproposta dalla sensibilità dell’intelligenza artificiale acquisisce un insolito dinamismo e una nuova realtà. Il pubblico abiterà, di stanza in stanza, nuovi orizzonti, punteggiati di altri soli e altre stelle.

22 Novembre 2024 – Marzo 2025

Come un petalo a forma di spillo

Per la fine di un anno dedicato a ripensare la natura in una modalità di convivenza e nuove pratiche virtuose, il MAN presenterà un ciclo di mostre personali con protagonisti di primo piano dell'arte contemporanea italiana e internazionale, sensibili al tema corrente dell'ecologia e del nostro abitare il pianeta.

Christiane Löhr, Una Szeemann, Alessandro Biggio e Gregorio Botta presenteranno quattro diversi percorsi inediti, studiati per il museo, dove si rifletterà sull’arte che custodisce, conserva, testimonia, ma anche re-immagina la terra.

PUBLIC PROGRAM

BIBLIOMANIA – Libri d'autore al museo

CORSO DI ARTE CONTEMPORANEA PER ADULTI

LABORATORI SONORI PER NEONATI e NEOMAMME

SARDEGNA SET_Rassegna cinematografica dedicata alle più celebri pellicole girate sull’isola

 



 

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Per il ciclo Vivi l’archivio il Museo Bagatti Valsecchi presenta la mostra "Pier Fausto Bagatti Valsecchi e l’architettura di paesaggio"


La seconda mostra del progetto espositivo Vivi L’archivio. 


Prende il via al Museo Bagatti Valsecchi la seconda mostra del progetto espositivo Vivi L’archivio, una serie di approfondimenti volti a valorizzare il patrimonio archivistico della Fondazione Bagatti Valsecchi.

L’esposizione, dal 20 dicembre 2023 al 25 febbraio 2024, dal titolo “Pier Fausto Bagatti Valsecchi e l’architettura di paesaggio”, è dedicato appunto all’architetto Pier Fausto Bagatti Valsecchi (1929-2023), recentemente scomparso, e al suo eccezionale archivio dedicato al mondo dell’architettura di paesaggio e ai giardini.

Figura indissolubilmente legata alla nascita della Fondazione Bagatti Valsecchi – istituita nel 1975 da un profondo desiderio condiviso con il padre Pasino e le sorelle Cristina, Anna Maria e Fausta – Pier Fausto è protagonista delle vicende culturali del secondo dopoguerra milanese. Partecipò con vivo interesse alle iniziative artistiche di grande respiro promosse nella capitale meneghina: figura, infatti, tra i primi membri del consiglio del FAI, nonché tra i fondatori di Italia Nostra, associazione creata per tutelare il patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. Proprio tra le fila di Italia Nostra Pier Fausto ha introdotto il concetto del National Trust inglese, un'organizzazione di beneficenza finalizzata alla custodia e alla tutela dei luoghi storici e delle bellezze naturali.

I beni naturali e paesaggistici sono infatti il maggiore interesse professionale di Pier Fausto che ha dedicato la sua vita allo studio di giardini e dimore storiche, elementi spesso reciprocamente integrati in unitari compendi artistici e monumentali.

Presidente della Commissione giardini storici del Ministero dei Beni Culturali, è sempre intervenuto con vivace entusiasmo ai dibattiti intessuti attorno ai temi di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici, alzando l’attenzione sulla conoscenza e la conservazione del patrimonio botanico.

Il guardaroba della Camera Verde si trasforma così in un archivio aperto, un luogo della memoria che conserva testimonianze che si presentano come materiale di studio con cui il visitatore è chiamato ad interagire. Una selezione di sessanta volumi – della vasta collezione di quasi un migliaio di libri dedicati al giardino, al paesaggio e al mondo botanico raccolti dall’architetto nel corso della sua vita – diventa una biblioteca aperta al pubblico. Sulla parete centrale le diapositive dei suoi viaggi si alternano e mettono in luce la metodicità di approfondimento e l’indagine sulle diverse tipologie di verde. Una selezione di 80 diapositive tratte dal suo archivio personale che immortalano giardini giapponesi, olandesi, inglesi nonché le aree verde di alcune ville italiane, oggi di proprietà del FAI, tra cui villa Balbianello, il Parco di Masino e la villa di Casalzuigno di cui è testimoniato il restauro curato da Pier Fausto. Al contempo, le immagini della Fiera dei Fiori di Amburgo del 1963 documentano il continuo studio e aggiornamento sul mondo botanico.

A sinistra, una lavagna luminosa offre al visitatore una rara visione dei giardini privati progettati dallo stesso Pier Fausto per la sua dimora di Cardano (CO).

Sulle pareti laterali due eccezionali progetti indagano l’uno il tema del giardino privato, l’altro quello dell’architettura di paesaggio. Il primo pone in evidenza la scrupolosità con la quale l’architetto approccia il tema del giardino studiando accuratamente la disposizione delle diverse specie botaniche al fine di creare un ambiente armonioso. Il secondo testimonia l’impegno profuso da Pier Fausto nei lavori di riqualificazione paesaggistica; in particolare, il progetto extra moenia del Parco archeologico di Pompei che prevedeva la valorizzazione del legame tra gli scavi e il paesaggio naturale circostante.

Con questa mostra il Museo omaggia uno dei suoi fondatori con il materiale che Pier Fausto ha raccolto e prodotto con passione durante la sua lunga vita per condividerne un sintetico ritratto teorico, progettuale e intellettuale. Pier Fausto Bagatti Valsecchi ha infatti sempre sostenuto la specificità dei giardini come monumenti caratterizzati dalla presenza di materiali viventi perorando la necessità di concepire il giardino sia come monumento sia come documento: elementi che vanno studiati, confrontati e conservati.

Anche questa seconda rassegna invita dunque i visitatori a sentirsi parte della storia e della vita della Famiglia Bagatti Valsecchi proprio come negli intenti dei due fratelli che hanno dato vita alla dimora di via Gesù.