MOSTRE
 
 
 

QM Logo 

 

 



 thomas

 Fabio Viale, Laocoonte, 2020. Marmo bianco e pigmenti. Credits Nicolo Campo DB Studio

 

Le monumentali statue tatuate di Fabio Viale arrivano a Torino La mostra In Between inaugura ai Musei Reali

Dal 14 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022 le sculture dell’artista piemontese saranno allestite in Piazzetta Reale e all’interno di Palazzo Reale con il supporto di Galleria Poggiali.

Possenti corpi e delicate figure femminili, capolavori di maestri come Canova e Michelangelo, espressione dell’iconografica classica, la cui purezza marmorea contrasta con l’aggressività dei tatuaggi colorati, provocatori, che emergono dalla pelle. Ogni apparenza è sovvertita nella nuova mostra In Between ai Musei Reali, che per la prima volta ospitano a Torino le monumentali opere di Fabio Viale, che ha conquistato la notorietà internazionale grazie alla sua straordinaria abilità nel trasformare il marmo. Con la collaborazione della Galleria Poggiali, dal 14 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022 cinque sculture monumentali allestite in Piazzetta Reale e un percorso curato da Filippo Masino e Roberto Mastroianni all’interno di Palazzo Reale testimoniano la continua sperimentazione dell’artista piemontese e presentano due opere inedite, svelate al pubblico negli spazi della residenza sabauda.

Dopo la personale al Glyptothek Museum di Monaco di Baviera, la partecipazione al Padiglione Venezia della Biennale 2019, l’esposizione al Pushkin Museum di Mosca e Truly, mostra diffusa nei luoghi simbolo della città di Pietrasanta nell’estate 2020, Viale porta anche nel capoluogo piemontese le sue sculture che impressionano non solo per il virtuosismo tecnico, ma soprattutto per la capacità di reinterpretare in chiave contemporanea le forme e i temi dell’arte classica. I modelli eterni di bellezza e il tribalismo metropolitano, la tradizione e l’innovazione, un passato senza tempo e l’immaginario più attuale si incontrano in questa esposizione pensata per far interagire e dialogare lo spazio pubblico e quello spazio museale.

La mostra è l’occasione per rendere ragione della ricerca pluriennale e della poetica raffinata ed eccentrica di Viale, approfondendo il tema delle tecniche di realizzazione all’interno di un moderno atelier professionale di scultura, tra saperi tradizionali e tecnologie a controllo numerico.

“Attraverso le chiavi della meraviglia, del virtuosismo tecnico e della reinterpretazione creativa – dichiara Enrica Pagella, Direttrice dei Musei Reali -, l’arte di Fabio Viale ci spinge a guardare con occhi nuovi ai capolavori di scultura che popolano i nostri musei e il nostro immaginario: un arco teso fra passato e futuro, fra tradizione e sperimentazione presente, un omaggio alle multiformi potenzialità del patrimonio culturale e un invito a conoscerlo e a sfidarlo senza pregiudizi.”

Con In Between i Musei Reali non soltanto si aprono ancora una volta ai nuovi linguaggi dell’arte contemporanea, ma anche fisicamente alla città: l’esposizione sarà infatti in parte fruibile liberamente da torinesi e turisti che potranno ammirare la serie delle celebri statue tatuate in Piazzetta Reale. Il grande spazio antistante a Palazzo Reale diventa una perfetta scenografia urbana per le opere monumentali che, immerse nella luce, dialogano con le architetture e lo spazio urbano, mettendo in scena una porzione del nostro immaginario contemporaneo.

Il percorso prosegue all’interno della residenza sabauda con Amore e Psiche, un’opera inedita che domina il Salone delle Guardie Svizzere e replica il capolavoro neoclassico del Canova, stravolgendone la lettura attraverso la tatuatura del corpo femminile con i motivi nuziali delle spose mediorientali, suggerendoci una quanto mai attuale riflessione sulla condizione della donna nel contesto geopolitico attuale intorno ai temi di conquista, sofferenza e salvezza.

“Amore e Psiche è una scultura a cui avevo iniziato a lavorare diversi mesi fa, per la quale avevo immaginato dei meravigliosi tatuaggi giapponesi – racconta l’artista Fabio Viale -. Ma alla luce dei recenti fatti in Afghanistan, ho sentito che il mio progetto doveva cambiare radicalmente per provare invece a gettare un ponte culturale tra Occidente e Medioriente, dando voce alle donne non solo di quel paese ma di tante parti del mondo. Dal mio punto di vista quest’opera rappresenta una grande novità, perché mi consente attraverso la scultura di aprire una finestra su aspetti della nostra attualità.”

Nella Cappella della Sindone, Souvenir Pietà (Cristo) del 2006 dialoga potentemente con una delle più importanti e misteriose icone del Cristianesimo. Nell’Armeria Reale, infine, l’opera originale Lorica è invece l’invenzione di un’armatura all’antica in marmo rosa, perfettamente indossabile, realizzata sulla base di una scansione tridimensionale ad alta risoluzione del corpo del noto rapper Fedez, che si è prestato a un gioco sul tema dell’eroizzazione del personaggio pubblico.

“Da millenni – spiega il curatore Filippo Masino - il marmo tramuta in sostanza nobile ed eterna ciò che nasce umile e transitorio, sia esso un corpo umano, un drappo di tessuto o un cespo d’acanto. Grazie al gesto di Fabio Viale, la vitalità del reale riemerge dalle superfici lapidee, ma non secondo le usuali metafore: la scomposizione delle statue dei Maestri, la riscrittura dei significati e l’illusione dei falsi materiali stimolano i nostri sensi e la nostra curiosità, e sono al contempo capaci di veicolare messaggi di valore universale.”

“Le opere di Fabio Viale mettono in scena una porzione del nostro immaginario collettivo, in una dialettica tra classicità e tribalismo metropolitano, tra innovazione tradizione, tra realtà e simulazione, in grado di consegnarci un'immagine universale dell'umano e delle sue forme – aggiunge il curatore Roberto Mastroianni -. In questo spazio intermedio tra il noto e l'ignoto tra l'essere e il divenire, Fabio Viale esplora il valore eterno dell'arte e della prassi estetica, restituendo con i linguaggi del contemporaneo la nostra eredità culturale in un dialogo costante tra presente e passato”.

Nel corso del dicembre 2021 prenderà forma una seconda tappa della mostra all’interno delle nuove Sale delle Antichità Reali, che sarà dedicata alla serie delle finzioni dei materiali: il marmo diventa legno, plastica, gomma, polistirolo, carta. Un confronto/ossimoro tra la statuaria greco-romana raccolta dai Savoia e le straordinarie sperimentazioni che hanno consolidato la fama di Fabio Viale a livello globale.

L’esposizione vanta come sponsor tecnici il Gruppo IREN, che ha curato l’illuminazione delle sculture in Piazzetta Reale e negli interni del Palazzo, la General Marmi di Collegno, che ha fornito le pregiate basi in pietra per la statuaria monumentale, e Strategica Group di Milano che ha offerto la copertura assicurativa delle opere.

 



 thomas

 ©Francesca Piovesan - Courtesy Fulvio Morella, Gaggenau e Cramum & Ama Nutri Cresci, All rights reserved.


 

A Milano “Pars Construens” la personale di Fulvio Morella

Quadri-scultura realizzati dall'artista unendo il legno tornito con il metallo, l'architettura, l'archeologia e con la scrittura in braille a 200 anni dalla sua ideazione. 

Da lunedì 11 ottobre Gaggenau e Cramum presentano a Milano la mostra “Pars Construens” curata da Sabino Maria Frassà e dedicata alle opere inedite di Fulvio Morella, noto per aver portato la tornitura del legno nell'arte contemporanea. Il Gaggenau DesignElementi Hub di Milano ospiterà fino al 25 febbraio 2022 i quadri-scultura realizzati dall'artista unendo il legno tornito con il metallo, l'architettura, l'archeologia e con la scrittura in braille a 200 anni dalla sua ideazione. Morella ci invita con queste opere a ripensare al Mondo sotto una luce diversa, perché come lui stesso afferma il "futuro è assimilazione, mai negazione". Il risultato è un articolato percorso espositivo olistico e multisensoriale che ci porta a riflettere sul significato stesso di progresso e di limite.

Pars Construens costituisce la prima parte dell'inedito progetto artistico “Blind Wood”, con cui Fulvio Morella ha introdotto in modo compiuto la scrittura in braille all'interno della sua ricerca artistica. Per comprendere queste opere è necessario aiutarsi gli uni con gli altri, dal momento che nessuno è custode assoluto della realtà: la scrittura in braille viene impiegata infatti da un lato come elemento decorativo, dall'altro come chiave per comprendere e interpretare le forme delle opere, solo a prima vista astratte ma che rileggono in ottica contemporanea noti monumenti, luoghi storici e simboli di un'antichità ancora viva ai giorni d'oggi - dall'Anfiteatro di Milano, all’Arena di Verona, alle rosse cupole di Palermo. “Pars construens” finisce così per essere un inno alla rinascita e all'universalità del genio umano in grado di trasformare anche le difficoltà e i limiti in possibilità e basi per un futuro migliore.

Del resto l'origine del titolo della mostra Pars construens è da ricercarsi nella nota locuzione latina impiegata per la prima volta da Bacone nel XVI secolo per indicare un’attitudine propositiva nell’affrontare ogni aspetto dell’esistenza. "Morella impiega la storia dell'architettura e del braille per mostrarci l'attualità della riflessione del filosofo inglese Bacone, sostenendo che nella storia dell'umanità prevalga alla fine sempre l'aspetto propositivo e costruttivo, la pars construens, in grado di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ovvero di elaborare il passato e ciò che ci circonda per farne qualcosa di nuovo” spiega il curatore Sabino Maria Frassà, che continua ricordandoci che “le nostre città sono il frutto di una stratificazione architettonica, di un'operazione secolare di assimilazione integrativa, che i più ignorano: dalle piante delle città di origine romana, alle chiese costruite sui templi pagani o su altre chiese precedenti, agli edifici costruiti con il materiale di quelli preesistenti. Fulvio Morella realizza così opere che celebrano i luoghi-simbolo di tale ri-uso: il ciclo degli anfiteatri (Verona, Milano, Lucca e Catania) ma anche i luoghi di culto rivissuti nei secoli (dal Pantheon alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti a Palermo). L'artista non si limita però a realizzare delle maquette di noti monumenti italiani: la storia dell'architettura è solo il pretesto, il punto di partenza per raccontare come ogni aspetto della nostra esistenza sia imperniato sulla pars construens. Per tale ragione la mostra presenta anche opere che raccontano un più profondo sincretismo esistenziale: il "Cantami, o Musa" che apre la mostra è una chiara ed esplicita invocazione a preservare e nutrirsi del passato. Allo stesso modo il “Profumo di-Vino” ci invita a riflettere sul relativismo etico esemplificato dall'evoluzione storica del profumo, da elemento di culto a simbolo della vanità. Infine, “Omphalos”, l'opera dedicata all'oracolo di Delfi, è un invito a conoscere se stessi guardandosi dentro, imparando dal proprio passato e da ciò che ci circonda".

 

omero

©Francesca Piovesan - Courtesy Fulvio Morella, Gaggenau e Cramum

 

L'importanza “dell'altro" e di "ciò che ci circonda" è centrale per Morella, oggi più che mai. L'artista introduce questo concetto nel suo lavoro in modo esplicito attraverso il braille, che per la prima volta compare nelle sue opere a fianco del legno tornito e delle superfici metalliche che hanno caratterizzato le opere precedenti. Solo attraverso la lettura delle "decorazioni in braille", stampate in 3D su tutte le opere del ciclo Blind Wood, si potrà comprendere cosa rappresentino realmente. Queste opere olistiche e multi-sensoriali potranno essere così pienamente comprese solo attraverso la condivisione dei linguaggi (visivo, tattile e braille) e, come ripete sempre l'artista, "aiutandosi gli uni con gli altri. Perché le mie opere premiano la diversità, anche fisica. Il futuro, del resto, non è mai autoreferenziale e non nasce da un ripiegarsi su noi stessi, quanto dal dialogo con ciò che è diverso nel tempo e nello spazio".


La mostra Pars Construens prosegue il percorso artistico “Extraordinario” promosso da Gaggenau e CRAMUM nel 2021 per raccontare un futuro di materia, bellezza e progresso all'interno degli spazi Gaggenau DesignElementi di Roma e Milano. La mostre che compongono Extraordinario si ispirano agli elementi alla base del successo e del design di Gaggenau: la luce e l’invisibilità - punti di partenza della ricerca estetica del brand - e l’utilizzo di materiali come vetro, metallo e legno - che da sempre rappresentano la storia del marchio tedesco.

 

“Pars Construens”

mostra personale di Fulvio Morella

a cura di Sabino Maria Frassà

Dall'11 ottobre 2021 al 25 febbraio 2022

(chiusura 23 dicembre - 09 gennaio)

lunedì - venerdì ore 10:00 - 18:30

Visite aperte al pubblico nel rispetto delle norme sanitarie vigenti

e solo su appuntamento previo contatto email o telefonico:

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

T. +39 02 29015250 (Interno 4)

 



 thomas



 

Le Radici del Nuovo Un viaggio nella cultura digitale al MEET Digital Cultural Center

Un percorso mostra che racconta in tre tappe gli snodi fondamentali della cultura digitale dagli anni Sessanta a oggi.

Non una mostra tradizionale ma un percorso a tappe pensato per individuare i momenti salienti dello sviluppo dell’arte e cultura digitale dagli anni Sessanta a oggi. Così si configura Le Radici del Nuovo. Un viaggio nella cultura digitale, il progetto espositivo a cura di Maria Grazia Mattei che per più di un anno si articolerà negli spazi del MEET Digital Culture Center, il centro internazionale per l’Arte e la Cultura Digitale nato a Milano con il supporto di Fondazione Cariplo. Prima tappa dal 4 novembre 2021

Tre i momenti di questo racconto: il primo, curato da Maria Grazia Mattei, sarà dedicato alla storia dell’arte e cultura digitale, attraverso la collezione di manifesti, video storici e oggetti iconici dell’Archivio del MEET (dal 4 novembre 2021); il secondo, realizzato dalla Mattei in collaborazione con il comitato curatoriale composto da Aldo Colonetti, Derrick de Kerckhove, Emanuele Quinz e Italo Rota presenterà la scena dell’arte digitale in Italia dagli anni Sessanta (dalla primavera 2022) e sarà accompagnato da una pubblicazione sul tema; il terzo concluderà questo percorso focalizzandosi sulla scena internazionale e le tendenze che stanno delineando il futuro (dall’inizio del 2023).

«Come un giovane arbusto che nasconde sotto il terreno radici salde ed estese»: così Maria Grazia Mattei presenta Le Radici del Nuovo. Un viaggio nella cultura digitale nella serie di podcast a che accompagnerà il visitatore in questo viaggio nel tempo.

La storia dell’arte e della cultura digitale è un passato lontano e vicino, che può raccontarci qualcosa sul nostro futuro. Le Radici del Nuovo ripercorre tappe fondamentali come l’opera di pionieri statunitensi degli anni Sessanta e le avanguardie italiane della prima metà degli anni Ottanta attraverso immagini e video di mostre, rassegne e appuntamenti chiave della scena italiana e internazionale. Visitando ed esplorando i tre piani del MEET sarà possibile immergersi in una passeggiata fra protagonisti e movimenti artistici che, a partire dal secolo scorso e fino a oggi, hanno avviato il processo di ricerca e sperimentazione espressiva scatenato dall’avvento del digitale in Italia e nel mondo.

In questa prima tappa, grazie ai materiali provenienti dall’Archivio del MEET – manifesti, oggetti e video selezionati dalle oltre 4.000 ore di materiali audiovisivi digitalizzati –si partirà con i pionieri statunitensi degli anni Sessanta per procedere poi con le avanguardie italiane che nella prima metà degli anni Ottanta hanno portato il loro contributo anche all’estero, a cominciare dalla prima grande mostra su questa tematica inaugurata in Italia nel 1984 a Pavia, Arte e Nuove Tecnologie, a cura di Giulio Carlo Argan.

In questo percorso ampio spazio verrà dedicato a Siggraph, la conferenza annuale dedicata alla grafica computerizzata nata nel 1974 in Nord America, così come a Oltre il villaggio globale, la rassegna del 1995 tenutasi alla Triennale di Milano per “valutare l’incidenza delle nuove tecnologie sulla vita culturale”.

Il viaggio proseguirà fra i materiali dedicati alle personali di pionieri come Yoichiro Kawaguchi e Studio Azzurro, al cinema di Pixar di John Lasseter, al Virtual Set allestito alla Biennale di Venezia nel 1996 e alla serata Meet the Media Guru con Francis Ford Coppola del 2015.

Si indagherà inoltre il rapporto della tecnologia con il teatro, la storia della realtà virtuale, gli effetti speciali nel cinema, l’arte digitale nella cultura orientale e si incontreranno una serie di oggetti iconici che hanno scandito il tempo dell’evoluzione digitale della nostra società, come il dataglove, un dispositivo a forma di guanto lanciato nell’84 da Mattel che permetteva di interagire nei mondi paralleli dei videogiochi con la propria mano, e il tamagotchi, animaletto virtuale da accudire basato sull’intelligenza artificiale che portava allo sviluppo di una relazione affettiva con la tecnologia.

________________________________________

MEET (www.meetcenter.it) è il centro internazionale per l’arte e la cultura digitale di Milano. Nato con il supporto di Fondazione Cariplo, vuole contribuire a colmare il divario digitale italiano nella convinzione che l’innovazione sia un fatto culturale, prima ancora che tecnologico. Oltre al ciclo di incontri Meet the Media Guru con i protagonisti dell’innovazione mondiale, MEET promuove programmi di cross-fertilizzazione fra creativi digitali ed imprese, azioni e percorsi dedicati all’innovazione per la cultura, progetti espositivi ed allestimenti site-specific per istituzioni italiane ed internazionali. Uno spazio di 1500mq che Carlo Ratti Associati ha reinterpretato a partire dal concept del centro di cultura digitale lavorando sull'idea di fluidità, interconnessione e partecipazione. Lo spazio accoglie al suo interno anche la Cineteca di Milano, che firma un palinsesto autonomo di rassegne e proiezioni dedicate al cinema contemporaneo internazionale. Main partner di MEET è Intesa Sanpaolo. Sono partner del centro di cultura digitale Artemide, Mediatrade, Peugeot e George Brown College di Toronto.

 



 thomas

Alberto Biasi "Geometria azzurra si muove nel blu" 2005 cm 130x90

 

Al Museo dell’Ara Pacis la mostra "ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno"

Un’antologia che rende omaggio al grande Maestro che, tra i fondatori del padovano Gruppo N, è uno dei più coerenti artisti ottico cinetici europei.

Con oltre 60 opere provenienti da Musei e collezioni private, arriva al Museo dell’Ara Pacis una grande mostra su Alberto Biasi, tra i più importanti esponenti a livello nazionale e internazionale dell’Arte Cinetica.

La mostra Alberto Biasi. Tuffo nell’arcobaleno, promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Il Cigno GG Edizioni con la collaborazione dell’Archivio Alberto Biasi e organizzata da Il Cigno GG Edizioni con Villaggio Globale International, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura e il supporto di Studio d’Arte GR, porta a Roma – dal 13 ottobre 2021 al 20 febbraio 2022 – un’antologia della produzione del grande Maestro, tra gli indiscussi protagonisti dell’arte del Secondo Dopoguerra in Italia.

In occasione dell’esposizione romana, curata da Giovanni Granzotto e Dmitry OzerkovDirettore del Dipartimento di Arte Contemporanea The State Hermitage Museum, San Pietroburgo –, le opere esposte e i 4 ambienti-istallazioni che vanno dal 1959 – quando giovanissimo Biasi forma il Gruppo N a Padova – fino al 2014, raccontano a tutto tondo l’attività dell’artista incentrata sull’indagine percettiva, attraverso lavori che affrontano poeticamente e scientificamente temi legati alla visione.

La mostra ricostruisce il percorso creativo di Biasi, dagli esordi alle più recenti sperimentazioni. All’interno della mostra il visitatore incontrerà gli ambienti, come Light Prisms (Tuffo nell’arcobaleno), Eco e Proiezione di Luci e Ombre, dove Biasi esplora la scomposizione della forma attraverso la luce e l’illusione percettiva che la luce stessa contribuisce a produrre.

Lamelle e sovrapposizioni di piani in grado di simulare il movimento, giochi di luce, illusioni ottiche tridimensionali, composizioni interattive, animano gli spazi del Museo dell’Ara Pacis, in un gioco di rimandi fra tradizione e sperimentazione: Trame – le prime sovrapposizioni di carte forate –, Torsioni, Rilievi Ottico-Dinamici e Politipi, fino agli Assemblaggi e alle opere dell’ultimo periodo; contaminazioni di un artista che, pur mantenendo vivo il legame con la tradizione, ha avuto il privilegio di fare un tuffo nel futuro.

Nell’ottica del duplice ruolo dell’individuo – creatore e fruitore al tempo stesso – il percorso presenta anche il felice incontro tra bidimensionalità e tridimensionalità nel lavoro Io sono tu sei.

LA MOSTRA

La mostra è suddivisa in sei sezioni che corrispondono alle differenti tipologie di opere dell’artista e che raccontano il percorso della sua ricerca concettuale. La realizzazione di questi lavori inizia nel periodo precedente il Gruppo N, determinando le espressioni di arte cinetica o di arte programmata e basandosi su fenomeni ottici e luminosi.

I SEZIONE. TRAME

Le “trame” risalgono al 1959 e rappresentano le prime sperimentazioni dell’artista, all’epoca giovanissimo.

Le Trame (in mostra opere del 1959 e del 1960) sono composte da sovrapposizioni di materiali appartenenti alla stessa tipologia, come le garze di cotone, le reti metalliche e le carte forate, impilate e ruotate progressivamente fino a creare costellazioni variabili e progressive. Esistono poi le varianti in lamiera forata, alcune in movimento perché mosse da elettromotore: tra queste la più famosa è Proiezione di luce e ombra che fu scelta fra le Cento opere d’arte italiana, dal Futurismo a oggi ed esposta alla Galleria Nazionale di Roma nel 1969.

II SEZIONE. TORSIONI

Le “torsioni” sviluppano forme geometriche classiche, come rombi, triangoli e quadrati, e sono realizzate con strisce di plastica bifacciali dai colori quasi sempre contrastanti, combinate in modo da creare effetti percettivi cangianti a seconda dello spostamento del punto di vista: non è soltanto un’arte che si muove, ma è l’iterazione dello spettatore con l’opera stessa che sancisce la creatività. Questi lavori si evolvono per tutta la carriera del Maestro dando vita a opere quali Dinamica visiva (1965), Variable round image (2009) e Dinamica Altalena (2013), tutte in mostra al Museo dell’Ara Pacis.

III SEZIONE. OTTICO-CINETICI

I primi rilievi sono del periodo del Gruppo N e le opere in mostra abbracciano gli anni dal 1974 al 2014: Trasparenze (1978), Gocce d'arcobaleno lunare n°7 (2010) e Red Rain (2014) rappresentano la formulazione di una varietà e ambiguità percettiva. Dal punto di vista costruttivo sono configurazioni lineari e luminose collocate su due piani diversi distanziati di pochi centimetri tra loro: il fondo strutturale è dipinto o serigrafato e il piano avanzato costituito di lamelle. Illusoriamente le strutture sembrano poste su un unico livello, che si muove mentre la proliferazione d’immagini avviene per via dell’interferenza dei due piani. Alle diverse configurazioni percettivamente reali ma instabili, Biasi si è dedicato lungamente in periodi diversi, creando opere che stupiscono e affascinano lo spettatore.

IV SEZIONE. POLITIPI

All’interno della sua ricerca ottico-cinetica Biasi esegue i primi “politipi” intorno al 1965 e continua e approfondisce questa ricerca per oltre vent’anni, dando vita a un consistente numero di opere dalle forme più variabili. Sono una continuazione delle “torsioni”, in Politipo (1971-72) e in Contrasti dimensionali (1989) prevale il cangiantismo per via delle tensioni e deviazioni delle lamelle, ancorate adesso sull’intera superfice dell’opera e non – come nelle “torsioni” – solo ai bordi e al centro. Un’ulteriore evoluzione di questi lavori avviene negli anni Novanta ed è data dall’armonia spaziale che Biasi dà inserendo elementi geometrici e richiami figurali come in Nuovo omaggio a Fontana del 1992.

V SEZIONE. ASSEMBLAGGI

Intorno al 2000 Biasi da origine agli “assemblaggi”. L’artista rielabora la tecnica della pittura acrilica innescando l’evoluzione creativa che dà vita a opere come Volo di ritorno (2005), Come un gambero (2006) e Baruffa (2006) che rappresentano memorie figurali, accompagnate per di più da titolazioni spiritose e sorprendenti. L’atteggiamento irrituale e scanzonato, in una parola l’anima Dada, non ha mai abbandonato il lavoro di Biasi e nelle opere di questo periodo l’immagine diventa pensiero e il tempo una dimensione esistenziale.

VI SEZIONE. AMBIENTI

Gli “ambienti” sono una fusione tra lo spazio dell’opera d’arte e quello dello spettatore. Con questi lavori Biasi ha saputo rapportarsi al pubblico non più trattandolo da semplice fruitore, ma coinvolgendolo nell’esperienza stessa di un’opera d’arte: Proiezione di luce e ombra n.1 del 1961 è un ambiente nel quale si è risucchiati in un movimento perpetuo ed evanescente di luminosi fasci puntiformi; mentre Light prism del 1967 rappresenta il lavoro di ricerca più complesso della produzione artistica di Biasi, in cui la spazialità è creata dalla danza di fasci luminosi, programmata mediante motori elettrici, che permettono un perpetuo gioco percettivo a chiunque entri in questo ambiente. 

La mostra vede come main sponsor Gruppo Euromobil e come sponsor Made in Italy School. Il catalogo della mostra è edito da Il Cigno GG Edizioni.

 

 



 thomas

 

Fondazione Palazzo Te presenta SONOGRAFIE. LIMEN. Un'installazione di Paolo Cavinato

Il progetto di ricerca ideato da Fondazione Palazzo Te con il Maestro Leonardo Zunica che indaga il rapporto tra musica e pittura.

Fino al 19 dicembre 2021, i Tinelli di Palazzo Te ospitano la terza edizione della project room Sonografie, il progetto di ricerca ideato da Fondazione Palazzo Te con il Maestro Leonardo Zunica che indaga il rapporto tra musica e pittura.

Sonografie 2021 presenta al pubblico l’installazione Limen di Paolo Cavinato in dialogo con l’ambiente sonoro del compositore Stefano Trevisi.

Negli ultimi anni la ricerca artistica di Paolo Cavinato si è sviluppata attraverso varie discipline, impiegando tecniche e linguaggi diversi, dalla fotografia al disegno fino alla elaborazione grafica o digitale, giungendo alla realizzazione di grandi installazioni così come alla creazione di oggetti di piccolo formato.

L'esposizione pensata per lo spazio dei Tinelli propone un’esperienza estetica amplificata e multisensoriale: accolto in uno spazio in penombra, già dalla soglia, lo spettatore è attirato da elementi luminosi e da suoni emessi sia dalle opere a parete che dalle installazioni a terra.

“Esiste nel mio lavoro un'idea di messa in scena – racconta l’artista mantovano – da intendersi come costruzione e organizzazione di elementi nello spazio, uno spazio che si dispone secondo criteri scenici di figure quali oggetti o elementi dislocati all'interno della nostra visione. Qui è sempre importante il punto di vista, la gerarchia degli elementi e il significato simbolico della loro posizione. D’altronde la nostra vita di tutti i giorni la organizziamo selezionando e disponendo le cose nel tempo e nello spazio”.

La rassegna raccoglie quattro opere inedite: il disegno tridimensionale luminoso Limen (2021) che si presenta come una visione, uno spettro fluttuante, fortemente evanescente e impalpabile; l’installazione lignea Lost (2015), per la prima volta esposta in Italia dopo Shanghai e Londra, in cui si ritrova la dimensione del labirinto; il mandala tridimensionale luminoso Cosmo (2021) realizzato con fili di fluorocarbonio a partire da precisi calcoli matematici; e la piccola scultura Luce (2021) che rimanda alle architetture fantasma.

Nel corso degli anni, la ricerca di Cavinato ha seguito diverse direzioni, ma gli elementi riguardanti la prospettiva, i punti di vista, lo scambio di sguardi e la relazione tra finito e infinito ricorrono come riferimenti imprescindibili. Anche la musica è un elemento reiterato che ha trovato espressione nella preziosa collaborazione con il compositore mantovano Stefano Trevisi.

In Lost lo spettatore è immerso in una nuvola di dense fasce spettrali – respiri multipli dello spazio circostante – i cui materiali provengono da risonanze estremamente riverberate di campanacci e gong cinesi.

In occasione della personale a Palazzo Te, sarà pubblicato un catalogo delle opere di Paolo Cavinato con testi di Stefano Baia Curioni e Davide Landoni, edito da Edizioni Publi-Paolini con il sostegno di Fondazione Banca Agricola Mantovana, Ente Manifestazioni Rodigo e dalla galleria The Flat – Massimo Carasi.

La rassegna Sonografie. Limen è promossa dal Comune di Mantova, prodotta e realizzata da Fondazione Palazzo Te e Museo Civico di Palazzo Te, in collaborazione con Diabolus in musica ed Eterotopie, con il contributo di Fondazione BAM, e in sinergia con MantovaMusica, Comitato Nazionale Dante 2021 e Mantova Città d’Arte e di Cultura.

Ingresso libero lun 13.00 – 19.30; mar-dom 9.00 – 19.30

www.fondazionepalazzote.it

SONOGRAFIE

Sonografie è un progetto di ricerca ideato da Fondazione Palazzo Te nel 2018 con il Maestro Leonardo Zunica. Il progetto riguarda il rapporto tra musica e pittura indagato attraverso la scrittura musicale e la sua capacità di trasformarsi in immagine, disegno, rappresentazione visiva, così come un dipinto può essere letto come uno spartito e quindi trasformarsi in musica.

L’indagine non intende quindi esplorare la collaborazione tra musica e pittura nel solco di una consuetudine che si avvale delle due arti per attivare specifiche emozioni o sentimenti; si parte piuttosto dal riconoscimento della reciproca irriducibilità, della differenza tra le due arti, che si istituisce in primo luogo sul piano del loro rapporto col tempo, lineare e sequenziale nella musica, addensato e simultaneo nella pittura. Pur riconoscendo questa reciproca irriducibilità, anzi nello spazio da essa creato, il progetto esplora le metamorfosi, le transizioni, e gli imprevisti: la musica attraverso la sua scrittura diventa inevitabilmente icona e pittura, la pittura può diventare spartito e quindi generare musica.

Dopo la prima edizione in collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi - dove sono state messe a confronto le partiture musicali del Maestro Salvatore Sciarrino con le opere grafiche di Fiona Robinson -, la seconda edizione del 2019 ha visto un dialogo tra i raffinatissimi campi cromatici di Sonia Costantini e la musica appositamente creata da Corrado Rojac e Luigi Manfrin ed eseguite al pianoforte da Leonardo Zunica e alla fisarmonica da Corrado Rojac.