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 Le Berre Vevaud, Peonia, 2019. © Romain Ricard

Le FRENCH DESIGN presenta all’Institut français di Milano la mostra "Voyage en Intérieur, Le French Art de Vivre"

 

La mostra avrà una seconda tappa a Parigi, nella galleria le FRENCH DESIGN Gallery, dal 22 giugno al 20 luglio 2022. 

In occasione della 60° edizione del Salone del Mobile, Le FRENCH DESIGN – piattaforma che promuove l'innovazione nell'arredamento e nell'interior design – dal 7 al 12 giugno 2022 presenta all’Institut français di Milano la mostra Voyage en Intérieur, Le French Art de Vivre [Viaggio in un interno, L'arte di vivere alla francese]. La mostra avrà una seconda tappa a Parigi, nella galleria le FRENCH DESIGN Gallery, dal 22 giugno al 20 luglio 2022.

Dal 2019, Le FRENCH DESIGN organizza ogni due anni Le FRENCH DESIGN 100, l'unico premio di design in Francia che valorizza la portata internazionale di designer e interior designer francesi, con l’obiettivo di selezionare ogni edizione i 100 oggetti (mobili, decorazioni...) e spazi (hotel, negozi, ristoranti...) che meglio rappresentano il design francese nel mondo. Le FRENCH DESIGN 100 restituisce una fotografia della creatività francese, includendo sia i nomi principali nel contesto nazionale, sia i profili più interessanti di quelle che saranno le star di domani, tutti accomunati dalla capacità di esprimere attraverso i loro progetti i valori essenziali del design francese.

La mostra Voyage en Intérieur, Le French Art de Vivre espone a Milano una selezione delle più interessanti creazioni di design autoprodotte dagli interior designer vincitori della seconda edizione del premio Le FRENCH DESIGN 100: mobili e oggetti che testimoniano il rinnovato dinamismo del contesto francese, la sua eccezionale creatività e l'influenza che ha in tutto il mondo, grazie alla diversità dei suoi fruitori ed estimatori. Le creazioni in mostra evidenziano la ricchezza del design francese nella sua realizzazione, nella novità degli usi, la sostenibilità, le numerose competenze artigianali e industriali coinvolte, affiancate da proposte personalizzate o uniche per i settori hospitality, retail e residenziali.

L’allestimento negli spazi milanesi dell’Institut français metterà in dialogo gli oggetti di design con alcune opere d’arte contemporanea scelte da tre importanti gallerie milanesiMonica De Cardenas, Antonia Jannone e Viasaterna – e che mettono in luce i legami storici tra gli interior designer francesi e l'arte del loro tempo, evidenziando l'unicità di queste creazioni e  collocandole nel solco di una lunga tradizione che nasce nel XVIII secolo.

Designer in mostra:

Bruno Moinard Editions, Charles Zana, Gilles & Boissier, Humbert & Poyet, India Mahdavi, Jean-Michel Wilmotte, Laura Gonzalez, Le Berre Vevaud, Ludovic Roth, Maison Dada, Margaux Keller, Pierre Gonalons, Pool Studio, Reda Amalou, Isabelle Stanislas, Studio Catoir, studio razavi architecture, Suduca & Merillou, Thierry Lemaire, Tristan Auer.

Artisti in mostra:

Gianluca Di Pasquale, rappresentato dalla galleria Monica De Cardenas

Velasco Vitali, rappresentato dalla galleria Antonia Jannone

Elena Ricci e Alessandro Calabrese, rappresentati dalla galleria Viasaterna

Le FRENCH DESIGN promuove l'innovazione nell'arredamento e nell'interior design. Da quarant'anni ha un ruolo di spicco nel settore, decifra le tendenze degli stili di vita contemporanei e lancia studi e progetti prospettici che incoraggiano incontri interdisciplinari tra creatori, designer, architetti, scienziati, artigiani, produttori e editori di mobili per immaginare gli spazi abitativi di domani. Supporta le aziende nelle loro trasformazioni creative, incubando i loro progetti e contribuendo alla loro promozione. Attraverso mostre, conferenze e una forte presenza digitale con immagini e 3D, promuove uno stile di vita francese nei cinque continenti. Come attore che aiuta i marchi francesi a crescere ed espandersi in un mondo che cerca significato ed emozione, Le FRENCH DESIGN definisce un futuro che sarà più digitale, nomade e sostenibile.

 



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Il MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli presenta "L'ESCA"

 

Trenta opere provenienti da una collezione privata. 

Mario Airò, Stefano Arienti, Monica Bonvicini, Maurizio Cattelan, Miltos Manetas, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Paola Pivi, Alessandra Tesi, Vedovamazzei, Luca Vitone, Sislej Xhafa e molti altri: sono alcuni dei protagonisti della mostra L’ESCA, che dal 4 giugno all’11 settembre 2022, presenta nelle sale del MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli trenta opere provenienti da una collezione privata.

Il titolo fa riferimento alla relazione tra collezionista e artista, che nasce attraverso un “colpo di fulmine” per l’opera d’arte. Questa mostra rivela il risultato di rapporti costruiti negli anni dal collezionista con assidue frequentazioni degli studi d’artisti, delle gallerie e di spazi espositivi in diverse città italiane.

L’ESCA racconta una parte di storia di questa collezione privata, influenzata anche dalla visione di alcune opere che hanno fatto la storia del Premio Termoli, prima ancora che esse diventassero parte della collezione permanente del MACTE.

L’esposizione è incentrata su alcuni artisti emersi nel panorama dell’arte italiana negli anni Novanta. Si tratta di persone che hanno saputo giocare con diversi linguaggi e convenzioni dell’arte, ma alcuni hanno continuato a lavorare con successo, altri invece hanno avuto vicende alterne o addirittura smesso di esporre.

Grazie a una collezione raccolta in quarant’anni, L’ESCA rappresenta un’occasione unica per scoprire opere che raccontano approcci critici, giocosi, narcisi, che hanno in comune un’insofferenza ai materiali e alle tecniche tradizionali in favore di una vena dissacratoria e introspettiva. Liberata dalla dimensione domestica, nella sale del museo, la collezione respira, rivelando tutta la sua ricchezza nella condivisione con il pubblico, che potrà di attivare commenti, opinioni, confronti.

La visita al museo è accompagnata da un’audioguida che racconta episodi legati alle opere e di come alcune di esse sono entrate in collezione, mentre a seguire sarà pubblicato un catalogo della mostra.

 



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Flavio Favelli, I Maestri Serie Oro, 2021-22, 278 collages con carte di cioccolatini su fascicoli, 35,5 x 26,5 cm (particolare)

 

FLAVIO FAVELLI I Maestri Serie Oro alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

 

Il progetto è vincitore dell’avviso pubblico PAC2020 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. 

La GAM di Torino è felice di presentare nelle sale della Wunderkammer I Maestri Serie Oro di Flavio Favelli, a cura di Elena Volpato.

Il progetto è vincitore dell’avviso pubblico PAC2020Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’esposizione presenta un’unica opera composta dai 278 fascicoli monografici della nota serie I Maestri del Colore della Fratelli Fabbri Editori, uscita nelle edicole italiane tra il 1963 e il 1967. Si trattò di un fenomeno culturale di prima grandezza che rivoluzionò il mercato editoriale negli anni del boom economico. I fascicoli rappresentarono per molte famiglie italiane un oggetto simbolico, una dichiarazione di appartenenza a una fascia sociale in crescita, attraversata da un desiderio di cultura e di benessere intrecciati insieme.

Flavio Favelli ha lavorato su ciascuna delle iconiche copertine, interagendo con la loro eleganza formale, con il loro equilibrio tra grafica e taglio fotografico dei particolari pittorici. Ha utilizzato una o più cartine dorate dei Ferrero Rocher per occultare i volti dei ritratti, le scene aneddotiche, le porzioni di quadri, affreschi e mosaici dove campeggia la figura umana, dove gli sguardi dipinti sembrano cercare la risposta e la complicità dello sguardo degli osservatori. Favelli riporta le riproduzioni delle grandi opere d’arte ad uno stato di impenetrabilità, quasi di chiusa sacralità: è un gesto che mescola la cura all’iconoclastia, quasi fosse necessaria una nuova ricarica del senso per delle immagini forse troppo note, persino troppo ammiccanti nella loro conquistata emblematicità.

Favelli però, se da un lato cela parti di opere dietro il bagliore dell’oro, dall’altro apre a una visione panottica lo svolgimento della storia dell’arte così come l’avventura editoriale Fabbri fu capace di raccontarla. I 278 fascicoli/collages sono esposti in tre file ad abbracciare interamente lo spazio della Wunderkammer della GAM. La disposizione accoglie il visitatore come nel perimetro di una basilica dove il susseguirsi regolare delle riproduzioni e dei nomi degli artisti, tutt’attorno, restituisce una sorta di ideale ritratto di gruppo dove ciascun ‘quadro’ rappresenta il compiersi di una diversa misura, di un diverso canone, di una diversa maniera e sensibilità.

Poter vedere tutte le copertine della serie dispiegate in un'unica sala sembra esaltare lo spirito enciclopedico cui l’impresa editoriale dei Fratelli Fabbri tese, ma la scelta di Favelli di spezzare le linee del disegno, di complicare la bidimensionalità della pittura, di nascondere il senso di completezza e perfezione che emana da molte di quelle opere, lascia intuire un rapporto più contrastato con la storia e il valore del passato. Esprime un’inquietudine estetica tutta contemporanea, per la quale la pienezza di senso e di forma non è mai data e ogni Maestro è allo stesso tempo riconosciuto e obliterato, oggetto di una celebrazione sincera ed insieme finta, come finta è la foglia d’oro di Favelli: luccicante, ma di carta, d’aspetto prezioso, ma prelevata da una scatola di praline.

L’opera I Maestri Serie Oro, che entra a far parte delle collezioni del museo, rappresenta un nuovo sviluppo del lavoro di Favelli che negli ultimi anni ha più volte indagato il tema dell’oro sotto molteplici forme, rispecchiando il proprio animo nella lucentezza opaca e cieca di questo materiale che è andato prelevando da latte di biscotti, da fondi di specchi, da cartelli pubblicitari di gelati: una lucentezza pervasiva, da Eldorado, in cui la nostra cultura si specchia alla ricerca di un bagliore di cui ammantarsi proprio mentre si va offuscando.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita e distribuita da Viaindustriae.

Si ringrazia la Fondazione Ferrero Onlus per la collaborazione e il sostegno.

 



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Caro Joe Colombo, ci hai insegnato il futuro. Installation view at GAM Galleria d'arte Moderna. Credits Teo Finazzi

 

"Caro Joe Colombo, ci hai insegnato il futuro" alla GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano

 

Una mostra che racconta la storia e le idee di un architetto e designer visionario, capace di prevedere e anticipare futuri traguardi del design, della tecnologia e della società contemporanea. 

Nel 1954 installa alla Triennale di Milano le Edicole Televisive, dove apparecchi Zenit diffondevano immagini e le persone potevano seguire trasmissioni informative; appassionato di jazz, insieme agli artisti Enrico Baj e Sergio Dangelo, arreda lo storico Jazz Club Santa Tecla con un collage di manifesti e manichini disintegrati che pendevano dal soffitto: comincia così il percorso straordinario di Joe Colombo (1930 – 1971) - sempre alla ricerca di nuove tecnologie e materiali, al confine tra formazione artistica e industriale - non a caso definito il profeta del design.

A lui e alla sua incontenibile fantasia proiettata nel futuro, è dedicata la mostra CARO JOE COLOMBO, CI HAI INSEGNATO IL FUTURO a cura di Ignazia Favata e organizzata da Suazes con la Galleria d’Arte Moderna di Milano e l’archivio Joe Colombo, che dal 24 maggio al 4 settembre 2022 porta nelle sale della GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano l’evoluzione della sua storia e il suo costante interesse verso nuove forme di progresso.

Il percorso espositivo parte dalle prime esperienze degli Anni Cinquanta, dall’adesione al Movimento Arte Nucleare e la prima progettazione della Città Nucleare in cui troviamo già una città residenziale e una sotterranea con automobili, servizi, magazzini e metropolitana.

La morte del padre e il suo necessario coinvolgimento nell’azienda di famiglia, lo portano a un cambiamento radicale con l’abbandono del mondo artistico e l’incontro con quello industriale, ma l’esperienza si rivela cruciale per Colombo, che impara tecniche costruttive, di produzione e incontra i nuovi materiali plastici. Dopo qualche anno, infatti, cede l’attività e apre il suo primo studio a Milano.

Gli anni Sessanta si aprono con il premio IN-ARCH per il controsoffitto in metacrilato nell’Albergo Continental a Platamona in Sardegna (1964), e la progettazione con il fratello Gianni della sua prima lampada Acrilica per O-Luce con cui vince la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano (1964).

La capacità di astrazione sviluppata nei primi anni di attività e la successiva concretezza sviluppata nel suo periodo aziendale, lo portano a proporre oggetti di design con forme e materiali nuovi e con idee innovative sui modi di vivere del futuro.

La passione per la meccanica, il suo non sentirsi vincolato dai contesti architettonici che lui immagina sempre più piccoli e trasformabili, insieme ai suoi studi di ergonomia e psicologia, lo portano a realizzare progetti radicalmente innovativi come il Sistema Programmabile per Abitare, monoblocchi polifunzionali come la MiniKitchen per Boffi ed il Box 1 per La Linea arrivando anche a proporre Habitat Futuribili come Visiona 1 per Bayer, il Total Furnishing Unit per MOMA, o la sua stessa casa in Via Argelati a Milano.

La mostra è accompagnata dal catalogo Joe Colombo. Designer. Catalogo Ragionato 1962 2020, edito da Silvana Editoriale.

Joe Colombo definito nel 2000 come “il profeta del design” da Stefano Casciani e Anna Del Gatto in una trasmissione televisiva della RAI, è nato nel 1930 a Milano dove concluderà la sua significativa pur breve carriera di designer a soli 41 anni.

Nel periodo in cui è studente all’Accademia d’Arte di Brera e al Politecnico di Milano, si dedica all’Arte Nucleare e frequenta gli artisti Enrico Baj e Sergio Dangelo e dal 1951 partecipa alle varie mostre del Movimento Nucleare. Nel 1954 fa parte del Comitato esecutivo Mac Espace con Bruno Munari e Gillo Dorfles. Nello stesso anno partecipa alla X Triennale di Milano con due allestimenti, uno per le Ceramiche di Albisola e l’altro per l’installazione di EDICOLE TELEVISIVE di apparecchi Zenit. Era appassionato di montagna, di musica Jazz e di automobili. Sciava a livello professionale e frequentava il Jazz Club Santa Tecla che aveva arredato insieme a Baj e Dangelo con un “collage” costituito da manifesti della pittura nucleare e da manichini disintegrati che uscivano perpendicolari dalle pareti e dal soffitto. Riprende la sua carriera, dopo una breve attività nell’industria paterna a causa della morte di suo Padre nel 1959, con l’apertura del suo primo studio e dal 1962 inizia l’attività di designer con la lampada ACRILICA l’unico progetto in collaborazione con suo fratello Gianni.

La sua formazione artistica e l’esperienza di dirigente industriale lo aiuta a stabilire un rapporto approfondito tra il mondo del design e quello della produzione industriale.

L’interesse verso nuove forme di espressione, senza le costrizioni imposte dagli schemi tradizionali e la costante ricerca (nel campo) delle nuove tecnologie e materiali, sono tangibili tra le numerose testimonianze dell’originalità nel campo del design e dell’Architettura. Nel 1963 riceve il premio IN-ARCH per l’arredamento di un albergo in Sardegna e nell’anno successivo alla XIII Triennale riceve una medaglia d’oro per l’ACRILICA e due medaglie d’argento per il COMBI-CENTER e la MINI-KITCHEN.

Basandosi sul rapporto uomo-oggetto e uomo-habitat suggerisce i nuovi modi di abitare come il progetto dell’appartamento sperimentale del gruppo DOMUS RICERCA, di cui fa parte nel 1966 all’Eurodomus 1, ed il SISTEMA PROGRAMMABILE PER ABITARE alla XIV Triennale nel 1968.

Queste proposte vengono poi sviluppate negli Habitat Futuribili, VISIONA 1 progettato per conto della Bayer al Salone Interzum di Colonia nel 1969 e il TOTAL FURNISHING UNIT in occasione della mostra Italy: The New Domestic Landscape al MoMa di NewYork nel 1972.

Tra i premi importanti ricordiamo: il Compasso d’Oro per la lampada SPIDER e quello per il CANDYZIONATORE della Candy; l’International Design Award per la COUPE’ e la SPRING, entrambe prodotte da O-Luce; il premio Tecnhotel per la sedia UNIVERSALE della Kartell e il premio SMAU per il carrello BOBY di B-Line.

Molte sue opere sono state esposte e fanno parte delle collezioni dei più importanti 

Musei di tutto il mondo.

La catalogazione e l’archiviazione dei lavori di Joe Colombo avviene nel 1968 con l’ingresso nello studio dell’Arch. Ignazia Favata che organizzerà anche lo sviluppo dei lavori e la loro presentazione alla committenza. Viene subito creato uno schedario con i riferimenti dei lavori: numero di codice, data, titolo, nome del committente, tipologia del prodotto, numero di disegni, presenza di schizzi, pubblicazioni, mostre, premi, foto personali e foto di prodotti, di realizzazioni, ecc. Da allora lo schedario è stato digitalizzato, e sono stati aggiunti: libri con pubblicazioni e libri monografici, mostre collettive e monografiche, riedizioni e nuove produzioni su schizzi originali.

Tra i libri monografici ricordiamo: “Joe Colombo Designer 1930-1971” di Ignazia Favata del 1988; “Joe Colombo: lighting design–interior design” di Marco Romanelli del 2002; “Joe Colombo- I maestri del design” collana diretta da Andrea Branzi del 2011; “Joe Colombo- Protagonisti del Design” collana diretta da Vando Pagliardini del 2013; “Joe Colombo. Soluzioni globali e futuribili dell’habitat-Lezioni di architettura e design” collana diretta da Alessandra Coppa del 2016; “Joe Colombo. Designer.

1962-2020” di Ignazia Favata edito da Silvana Editoriale del 2021. Tra le principali mostre monografiche ricordiamo: “L’opera di Joe Colombo” alla 15a Triennale di Milano nel 1973, “Joe Colombo” al Musée d’Art Moderne a Lille métropole del 1984; “I Colombo” alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea dell’Accademia Carrara di Bergamo del 1995; “Joe Colombo” al 35° Salone del Mobile del 1996 per il COSMIT; mostra itinerante “Joe Colombo. Inventing the future” organizzato dal Vitra Design Museum al Triennale di Milano, a Weil am Rhein, alla Manchester Art Gallery, al Musée des Arts Décoratifs-Louvre, di Parigi, al Landesmuseum Joanneum di Graz, al Grassimuseum di Leipzig, 2005-2009.

 



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Italo Zuffi, 'Fronte e retro'. Sala Convegni Banca di Bologna, Palazzo De' Toschi.

 

Italo Zuffi "Fronte e retro" - Il programma delle performance

 

Con una serie di nuove opere realizzate appositamente e in risposta alle caratteristiche dello spazio espositivo.

Fronte e retro è la mostra personale di Italo Zuffi (Imola, 1969), a cura di Lorenzo Balbi e Davide Ferri in apertura stasera alle 18.30 a Palazzo De' Toschi, sede delle iniziative dedicate all’arte contemporanea di Banca di Bologna, e visitabile dal 12 al 29 maggio 2022, e in corso al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna fino al 15 maggio 2022.

Fronte e retro è idealmente divisa in due momenti, in grado di richiamarsi e rilanciarsi reciprocamente: da una parte, al MAMbo, un percorso che permette di rileggere il lavoro dell’artista prendendo in considerazione uno spettro di opere che va dagli esordi, alla metà degli anni Novanta, fino al 2020. Dall’altra, a Palazzo De’ Toschi, una serie di nuove produzioni, di lavori realizzati per l’occasione e in reazione alle caratteristiche dello spazio, tocca alcuni degli aspetti nodali della sua ricerca recente. Per Banca di Bologna si tratta della prima personale dedicata ad un artista italiano.

Fronte e retro a Palazzo De’ Toschi, con una serie di nuove opere realizzate appositamente e in risposta alle caratteristiche dello spazio espositivo, si concentra soprattutto sulla pratica scultorea, configurata come fedele riproduzione di una forma e messa in discussione della stessa, attraverso intrusioni e frammentazioni. Questa seconda mostra, inoltre, evidenzia uno degli aspetti fondamentali della ricerca di Zuffi degli ultimi anni: quello dell’indagine attorno alla parola, usata sia in forma poetica (si intitola Poesie Doppie una raccolta di brevi testi poetici dell’artista, scritti tra il 2013 e 2014 e pubblicate da Sete) sia come elemento da cui si genera la forma scultorea.

L’allestimento, che ogni anno reinterpreta in maniera completamente nuova lo spazio della Sala Convegni Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi, ha uno dei suoi baricentri nel dialogo tra due opere: Civilizzarsi, un lavoro che si sviluppa a partire dalla parola, usata qui come strumento di descrizione di azioni semplici e quotidiane, che generano processi di azione, reazione e sintesi; e una nuova versione de Gli ignari: una serie di nature morte in ceramica accompagnate dal suono prodotto da un affastellamento di fischi – in questo caso reinterpretato in un’inedita partitura. Ciascuna delle due opere è installata sulle pareti di una struttura triangolare che ha una forte presenza scultorea all’interno dello spazio: i due poli, veri e propri dispositivi fruibili su ogni lato, sono dotati di un’illuminazione autonoma e permettono al visitatore di creare un proprio percorso nell’oscurità della sala.

Infine, in uno spazio adiacente al salone principale, viene presentato il terzo lavoro installativo, Avocado, un quarto, che si configura come un ulteriore momento di riflessione sulla scultura: una serie di carrelli su cui poggiano dei frutti, mostrano possibili combinazioni di elementi recanti le tracce di una alterazione che sembra tradurre l’idea di un contrasto e di un desiderio di ridefinire la loro stessa forma.


Alcune opere all’interno del percorso espositivo al MAMbo e a Palazzo De' Toschi si completano attraverso performance che le attiveranno secondo il seguente calendario di interventi aperti al pubblico:

MAMbo
mercoledì 11 maggio, dalle h 17.00 alle 18.30 attivazione opera Zuffi per Bonami, in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna;
sabato 14 maggio, dalle h 16.00 alle 20.00 attivazione opera Flavio staccato; dalle h 17.00 alle 19.00 attivazione opera Ho difeso il tuo onore
domenica 15 maggio dalle h 11.00 alle 16.00 attivazione opera Ricostruzione (allestita per l'occasione).

Palazzo De' Toschi

mercoledì 11 maggio, dalle h 18.30 alle 20.30, in occasione dell'inaugurazione della mostra, attivazione opere Avocado, un quarto e performance Dal sonno;

venerdì 13 maggio, dalle h 16.00  alle 19.00 performance Dal sonno;

sabato 14 maggio, dalle  dalle h 16.00  alle 19.00 e dalle h 21.00 alle 23.00 performance Dal sonno.

Tutte le performance saranno ripetute più volte negli orari indicati. L'ingresso nelle due sedi è libero fino a esaurimento posti disponibili.