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goccia cramum 

 Goccia di Fulvio Morella 2021, Montagna 2 di Michele De Lucchi 2013. Copertina del libro CRAMUM 2021 con opera di Ludovico Bomben

 

A Villa Mirabello di Milano per la DesignWeek la mostra internazionale CRAMUM: (LA) NATURA (E') MORTA?

Le trenta opere selezionate mostrano come l'arte si interroghi sempre più spesso sul rapporto "essere umano-natura-futuro". La mostra è a cura di Sabino Maria Frassà.

Martedì 7 settembre 2021 alle ore 18:00, in occasione della Milano Design Week 2021, a Villa Mirabello (via Villa Mirabello, Milano) CRAMUM presenta la nuova mostra internazionale "(La) Natura (è) morta?", curata da Sabino Maria Frassà. La mostra ospita l’ottava edizione del premio Cramum, il cui vincitore/vincitrice verrà proclamato durante l'inaugurazione.

Le trenta opere selezionate - di artisti famosi o finalisti del premio, provenienti da Belgio, Cina, Germania, Italia e Stati Uniti - mostrano come l'arte si interroghi sempre più spesso sul rapporto "essere umano-natura-futuro". Come spiega il curatore Frassà. "La natura morta appare oggi come metafora del nostro tempo. Nella sua ossessiva riproposizione, ripetizione e declinazione, la natura morta risulta essere un genere quantomai contemporaneo, in grado di sublimare tutta la complessità del nostro vivere e di mostrare dove siamo e soprattutto dove stiamo andando. La natura morta delle opere in mostra racconta un’umanità decadente e sola, ma non misantropa, che non può che riflettere sul proprio futuro sempre più lontano dalla certezza di Dio e da una dimensione codificata del Sacro; dimensione forse troppo lontana e complessa da cogliere, comprendere e riportare all’interno dell’opera d’arte."

Cramum mette in mostra artisti di fama internazionale e fuori concorso (il duo Bloom&me (Carolina Trabattoni e Valeria Vaselli), Ludovico Bomben, Letizia Cariello, Gianluca Capozzi, Michele De Lucchi, David LaChapelle, Alberto Emiliano Durante, Ingar Krauss, Fulvio Morella, Paola Pezzi, Elena Salmistraro, Carla Tolomeo) al fianco degli artisti finalisti del premio (Elisa Alberti, Maurizio Cariati, Stefano Cescon, Matteo Di Ciommo, Jingge Dong, Clarissa Falco, Stefano Ferrari, Maxim Frank, Miriam Montani, il duo Andrea Sbra Perego & Federica Patera, Federica Zianni). (LA) NATURA (E') MORTA?  è così una mostra che sin dalla sua concezione avvia un dialogo con il pubblico e tra generazioni d'artisti, alla ricerca di ispirazioni e punti di riflessione altrimenti impossibili da trovare.

A suggellare la mostra anche il libro (LA) NATURA (E’) MORTA? – Quale egoismo per un futuro possibile” in cui le immagini delle opere integrano e interpretano le riflessioni di 

La mostra rimarrà aperta per la Milano Design Week 2021 nei seguenti giorni e orari: da mercoledì 8 a sabato 11 settembre dalle 12.00 alle 18.00; domenica 12 settembre dalle 13.00 alle 16.00. Ulteriori informazioni via email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 




onirismi 

 Goccia di Fulvio Morella 2021, Montagna 2 di Michele De Lucchi 2013. Copertina del libro CRAMUM 2021 con opera di Ludovico Bomben

 

ONIRISMI - Page Tsou solo exhibition a cura dall’Associazione Culturale NOI Altri

40 opere esposte tra le più significative, incluso un lavoro inedito.

Arriva a Milano la prima mostra personale "Onirismi" dal 5 al 12 settembre, una mostra mai realizzata in Italia dedicata a Page Tsou, artista visivo pluripremiato di Taipei, fondatore dello studio di design AUSPICIOUS, protagonista della scena creativa taiwanense, già curatore della Mostra Internazionale di Design a Taipei nel 2016.

Sarà inaugurata negli spazi di BASE Milano la prima personale dedicata a Page Tsou in Italia: 40 opere esposte tra le più significative, incluso un lavoro inedito. Un'immersione attraverso lo stile e la poetica di un artista che combina abilmente tradizione e contemporaneità, sia nei temi trattati che a livello espressivo. Il suo lavoro è stato da lui stesso definito “retrofuturistico”. Le opere sono state accuratamente selezionate tra diversi progetti  realizzati negli ultimi 11 anni) per accompagnare l’osservatore nell’immaginario dell’artista, in un progressivo crescendo di dettagli ed emozioni che aprono a riflessioni personali sull’uomo e il suo futuro.

Tra i vari lavori esposti citiamo: la serie “The And”, ritratti di spalle che ribaltano il punto di vista e obbligano lo spettatore ad immaginare i tratti somatici del soggetto; illustrazioni tratte dai libri “Dancing Feather” e “The gift” entrambi premiati alla Bologna Children’s Book Fair; il silent book “Trace” originariamente realizzato in formato leporello (28 cm di altezza per 480 cm di lunghezza); “Noah”, interpretazione surrealista del mito dell’Arca di Noè; ed infine la serie, ancora non conclusa, intitolata “Invisible bookstore”, di cui sarà esposta in esclusiva, l’inedito “Invisible bookstore - Jean Prouvé”, rappresentazione immaginifica ma filologicamente impeccabile della libreria del famoso architetto.

Attraverso queste e altre opere, il percorso narrativo della mostra apre continue finestre che connettono il mondo reale a quello dell’immaginazione, come in bilico tra sogno e realtà. Proprio questa capacità dell’artista, di trascendere verso un piano onirico, caratterizza la sua opera e restituisce la particolare visione che Page Tsou ha del mondo. La mostra è l’occasione per avvicinarsi di qualche migliaio di chilometri alla scena artistico-visuale taiwanse, assaporando i disegni di uno dei suoi più apprezzati esponenti. Page Tsou cattura atmosfere, racconta storie e svela emozioni umane con una delicatezza innata e una maestria plasmata da multiple influenze culturali.

Il Bookshop

La mostra sarà accompagnata da un bookshop curato da NOI Libreria - Spazio culturale di vicinato, libreria indipendente nel cuore di NoLo  specializzata in illustrazione. Il bookshop, oltre a presentare il meglio dell’editoria, tra grafica e arti visive, si arricchisce con un focus dedicato alla produzione di Taiwan.

Page Tsou è un artista visivo pluripremiato di Taipei, curatore, fondatore dello studio di design AUSPICIOUS, e uno dei protagonisti più significativi della scena creativa taiwanense. Si specializza in pittura e design tradizionale cinese durante gli anni del college, prima di iscriversi al Royal College of Art di Londra per dedicarsi alla progettazione grafica e alla visual art. La rivista di moda francese WAD lo definisce come uno dei Most Outstanding New Talents. Il suo stile delicato, elegante e divertente ha attirato l'attenzione di diversi marchi. Ha collaborato con Gucci, Montblanc e Johnnie Walker tra i tanti.

Nel 2016, Page è il curatore della Mostra Internazionale di Design a Taipei. Nel 2017 riceve il Bologna Ragazzi Award al Bologna Children's Book Fair e a Madrid il Museo ABC gli dedica una personale, Hide and Seek. Nel 2018 è stato invitato a rappresentare Taiwan al forum professionale del libro per bambini insieme a creatori di prim'ordine provenienti da Stati Uniti, Francia, Italia e Paesi Bassi nell'ambito della Bologna Children's Book Fair.

I curatori e organizzatori

La mostra è promossa e curata dall’Associazione Culturale Noi Altri, associazione milanese nata nel 2020 con lo scopo di promuovere e favorire lo sviluppo e l’innovazione dell’illustrazione, della comunicazione e delle arti visive in generale attraverso l’organizzazione di attività culturali, artistiche e formative, nonché attraverso la realizzazione di contenuti editoriali.

I sostenitori

Il progetto nasce da una collaborazione tra il Ministero della Cultura di Taiwan tramite la Divisione Cultura dell’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia e l’Associazione Culturale NOI Altri.

Si ringrazia per il supporto anche:

BASE Milano _ https://base.milano.it/

NOI Libreria _ https://www.noilibreria.it/

Cornici Duina _ https://www.corniciduina.it/

Studio Petite Photo _ https://www.petitephoto.it/

 

 




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Tiziano Guardini e Luigi Ciuffreda, How did we lose ourselves in the forest?

 

"HOPERAPERTA" in occasione della Milano Design Week presenta: “L’OGGETTO CELIBE. Per un’arte da camera a réaction poétique”

Il tema è stato lanciato come provocazione da HoperAperta a un gruppo di artisti e architetti, chiedendo loro un’opera che fosse unica nella sua precipua poetica artistica, ma anche plurale nell’interpretazione di un tema dall’impossibile soluzione.

In occasione della Milano Design Week 2021, HoperAperta, giunta alla sua terza edizione, propone un tema di duchampiana memoria con la mostra “L’OGGETTO CELIBE. Per un’arte da camera a réaction poétique”.

Il tema dell’Oggetto Celibe - ovvero di un oggetto non riproducibile perché non in grado di generare nulla al di là di sé stesso - è stato lanciato come provocazione da HoperAperta a un gruppo di artisti e architetti, chiedendo loro un’opera che fosse unica nella sua precipua poetica artistica - tanto da farne un pezzo autoriale limited edition - ma anche plurale nell’interpretazione di un tema dall’impossibile soluzione.

In mostra le opere di Maurizio Barberis, Alfonso Femia, Dario Ghibaudo, Tiziano Guardini e Luigi Ciuffreda, Duccio Grassi, Mariano Martín, Roberta Orio, Steve Piccolo, Rudy Ricciotti, Davide Valloppi, e due special projects di Gaetano Pesce e Riccardo Dalisi in collaborazione con la Galleria Luisa Delle Piane.

Il concetto di célibataire è ‘assolutamente contemporaneo’, ma poco indagato perché complesso da definire in maniera univoca. L’essere ‘celibi’ può al contrario avere molte valenze positive: significa avere una chiara idea della propria identità, chi sono, dove sono e, soprattutto, in che direzione mi sto orientando. Vuol dire cercare, attraverso la propria unicità, un dialogo con gli altri, non in virtù della similitudine ma attraverso una dinamica integrazione tra le differenze, che significa non cadere in un manierismo fine a se stesso – perché di moda – ma la ricerca di una propria cifra interpretativa da condividere con gli altri. Questo può generare, come nella mostra milanese, un racconto plurimo e diversificato, fatto di molteplici narrazioni, tante quanti sono gli autori in mostra.

Le opere sono state realizzate con la partecipazione di Cromonichel, De Castelli, Disegno Mobile, Fornace Brioni, Julia Marmi, Marmi Faedo, Metalltech, Oemmebi, Zeus, aziende italiane che rappresentano l’eccellenza nella lavorazione di materiali naturali, legno, metallo, pietra, marmo e terracotta, con un approccio ecosostenibile e di valorizzazione dell’ambiente in cui operano.

A corollario della mostra L’oggetto celibe, alcuni progetti delle edizioni passate di HoperAperta sono esposti al Radisson Collection Hotel Palazzo Touring Club Milano, una nuovissima apertura in Corso Italia 10 a pochi passi dalla Casa d’Aste Wannenes, dove le opere di art-design di Angela Ardisson, Alfonso Femia, Maurizio Barberis, Dario Ghibaudo, Duccio Grassi, Steve Piccolo, Davide Valoppi dialogano con l’interior design di un edificio storico, quale quello del Touring Club italiano che, con un intervento conservativo e contemporaneo al tempo stesso, lo ha trasformato in un hotel 5 stelle. In questo contesto, si esprime al meglio lo spirito di HoperAperta che, dalla sua fondazione, mette in relazione attori e competenze diverse tra arte, progetto e alto artigianato.

Le opere e gli autori

Slow Blur, lentamente fuori-fuoco (in futuro ogni cosa apparirà sfuocata) un filmato del sound artist Steve Piccolo Video con audio, 6'21", b+n

Una video installazione che raccoglie le immagini di una sound performance fatta con strumenti realizzati e suonati da Luca Formentini e Stefano Castagna e la voce di Steve Piccolo.

Quella che potrebbe sembrare – in mani normali e in circostanze normali – una macchina infernale o desiderante, diventa celibe proprio in virtù del modo in cui viene suonata – con straordinaria sensibilità – dai due musicisti-inventori, in reazione a una precisa richiesta di Steve Piccolo. Parte di un progetto a lungo termine che si propone di trovare qualcosa di più profondo nel karaoke, epitome dell'ovvietà musicale.

Produzione: Steve Piccolo con Fabio Selvafiorita per il progetto SOLOS di ERRATUM

Del mobile d’Invenzione di Maurizio Barberis.

Cinque grandi artworks a parete raccontano i mobili immaginari dell’artista, architetto e fotografo che, rappresentati in forma bidimensionale, precipitano e si concretizzano in una serie di sculture-oggetti domestici di terracotta. Del Mobile d’Invenzione utilizza supporti per le sculture in legno di rovere, provenienti da aree di riforestazione controllata; le sculture sono in argilla pura non dipinta.

Realizzazione: Disegno Mobile

La trama infinita di Alfonso Femia

Prende ispirazione dalla colonna infinita di Constantin Brâncuși e al suo concetto di modularità organica. La colonna, elemento strutturale primario per l’architettura diventa un Totem, fatto di metallo riciclato, un gioco composito per definire le modularità aggregative degli oggetti, delle architetture, della società. Di natura, a detta di Femia, randomica.

Realizzazione: De Castelli - Con il contributo di: Metalltech

 




Walter Niedermayr Portrait 36 2012. Trittico 495x39 cm. Courtesy Ncontemporary Milano Galerie Nordenhake Berlin Stockholm E294ACC2AE Walter Niedermayr. 1 

Walter Niedermayr, Portrait, 36, 2012 Trittico, 49,5x39 cm Courtesy Ncontemporary Milano, Galerie Nordenhake Berlin/Stockholm © Walter Niedermayr

 

"Walter Niedermayr. Transformations" alla CAMERA di Torino

Un focus su un corpo di lavori creati negli ultimi dieci anni della sua carriera che approfondisce il tema dei cambiamenti dello spazio.

Nelle sale principali di CAMERA, è visibile fino al 17 ottobre "Walter Niedermayr. Transformations", mostra personale di Walter Niedermayr (Bolzano,1952) che, attraverso focus su un corpo di lavori creati negli ultimi dieci anni della sua carriera, approfondisce il tema dei cambiamenti dello spazio.

Curato da Walter Guadagnini, con la collaborazione di Claudio Composti e Giangavino Pazzola, il percorso espositivo include gli ultimi vent’anni di ricerca artistica di uno fra i più importanti fotografi italiani contemporanei. Attraverso i temi ricorrenti della sua opera come i paesaggi alpini, le architetture e il rapporto fra lo spazio pubblico e lo spazio privato, viene evidenziato l’interesse dell’autore per l’indagine dei luoghi non solo dal punto di vista geografico, ma anche da quello sociale. Sebbene in continuità con l’eredità della tradizione fotografica italiana che vede il paesaggio come primaria chiave interpretativa della società, la ricerca visiva di Niedermayr è rilevante per la capacità di rileggere tale argomento e rinnovarlo sia dal punto di vista concettuale che formale. Per il fotografo altoatesino, infatti, oggi lo spazio fisico non può essere approcciato con un’esclusiva intenzione documentaria, ma appare come perno di una relazione trasformativa tra ecologia, architettura e società. In alcuni lavori della serie Alpine Landschaften (Paesaggi Alpini), ad esempio, la presenza dell’uomo nella raffigurazione di paesaggio è interpretata come un parametro di misurazione delle proporzioni dei panorami alpini, e al tempo stesso come metro politico del suo intervento nella metamorfosi degli equilibri naturali. Discorso che viene rimarcato anche in lavori come Portraits (Ritratti), dove i cannoni sparaneve ripresi durante la stagione estiva – quindi inattivi – diventano ambigue presenze che abitano il paesaggio.

Con una cinquantina di opere di grande formato, spesso presentate nella formula del dittico e del trittico e caratterizzate da tonalità poco contrastate e neutre, la mostra ci racconta una simultaneità di attività umane e non, che coesistono e trovano un equilibrio instabile in costate mutamento, come evidenzia la serie Raumfolgen (Spazi Con/Sequenze).

Sono esposti in mostra anche due dittici inediti realizzati a seguito di una committenza che ha permesso a Niedermayr di scattare, ad inizio anno, nel cantiere di Palazzo Turinetti a Torino che diventerà la quarta sede delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. In apertura nei primi mesi del 2022, il museo sarà dedicato prevalentemente a fotografia e videoarte. La presenza di queste immagini racconta nuovamente la collaborazione tra CAMERA e Intesa Sanpaolo - Socio Fondatore e Partner Istituzionale di CAMERA - attraverso la quale nel 2019 è stata realizzata la mostra Nel mirino. L’Italia e il mondo nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 1939-1981.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

La mostra è realizzata in collaborazione con la galleria Ncontemporary di Milano e con il sostegno di Ediltecno Restauri, Building S.p.a., Sipal S.p.a, Pro-Tec Milano, GAe Engineering e BMS Progetti.

Walter Niedermayr

Walter Niedermayr (Bolzano,1952) è un fotografo e artista che con la sua ricerca indaga, a partire dal 1985, il rapporto intenso e ambiguo tra uomo e ambiente. A partire dal 1988 espone le sue opere fotografiche e video in istituzioni pubbliche, musei e gallerie. Il suo lavoro è stato esposto in prestigiosi enti e manifestazioni culturali tra le quali Fotografia Europea di Reggio Emilia (2018), Aut. Architektur und Tirol di Innsbruck (2017), Galéria Mesta Bratislavy di Bratislava (2015), Istituto Italiano di Cultura di Parigi (2012), Fondazione Fotografia di Modena (2011), Museion di Bolzano (2004), Württembergischer Kunstverein di Stoccarda (2003), Centre pour l’image contemporaine di Ginevra (2000), White Cube di Londra (1998), Vorarlberg Museum di Bregenz (1992) e altri numerosi spazi pubblici e privati. La sua ultima serie ideata durante il lockdown del 2020, e commissionata dal Ministero della Cultura, è esposta a Palazzo Barberini a Roma. Le sue opere sono state anche presentate in passato in mostre collettive, tra le quali si ricordano quelle al MAST di Bologna (2017), al MAXXI di Roma (2016), alla Biennale Internazionale di Architettura di Venezia (2014 e 2010), al Fotomuseum di Winterthur (2013), al Museum of Contemporary Art di Tokyo e al Denver Art Museum (2011), a Manifesta7 a Bolzano (2008), al Centre Pompidou di Parigi (2006), al MART di Rovereto (2003) e molti altri. Le opere dell’artista sono conservate in numerose collezioni internazionali, fra le quali MoMa di New York, Tate Modern di Londra, Centre Pompidou di Parigi, MAXXI di Roma, MOCA di Los Angeles, Fondation Cartier di Parigi, Intesa Sanpaolo e UBS Art Collection. Tra il 2011 e il 2014 ha insegnato fotografia artistica presso la Libera Università di Bolzano.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie al sostegno di numerose e importanti realtà.

Partner istituzionali: Intesa Sanpaolo, Eni, Lavazza, Magnum Photos; Partner Tecnici: Reale Mutua, Mit, Cws; Mecenati: Mpartners, Synergie Italia; Mecenate e Partner didattica scuole: Tosetti Value; Sponsor Tecnici: Protiviti, Carioca, Dynamix Italia, Reale Mutua Agenzia Torino Castello, Csia, Istituto Vittoria Torino, Le Officine Poligrafiche MCL di Torino.

La programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, oltre a ricevere il patrocinio e il sostegno su specifiche iniziative di Regione Piemonte e Città di Torino.

Un ruolo importante è anche giocato dalla comunità degli “Amici di CAMERA”, privati cittadini che sostengono, anno dopo anno, le attività dell’ente in qualità di benefattori.

Radio Monte Carlo è la radio ufficiale delle mostre.

INFO

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 - Torino www.camera.to |Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 




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 Albert Oehlen, Space is the Place, 2020, olio su tela, 250 x 250 cm. Foto: Simon Vogel © 2021, ProLitteris, Zurich

 

 

Albert Oehlen  "grandi quadri miei con piccoli quadri di altri" al MASI di Lugano

Accanto a opere iconiche, che rappresentano diverse fasi della sua ricerca pittorica, è esposta una selezione di più di trenta artisti internazionali, curata dallo stesso Albert Oehlen, con opere appartenenti alla sua collezione privata.

Dal 5 settembre 2021 al 20 febbraio 2022 il Museo d'arte della Svizzera italiana presenta la mostra Albert Oehlen – “grandi quadri miei con piccoli quadri di altri”. Per questo progetto Albert Oehlen è allo stesso tempo artista, curatore e collezionista. Accanto a opere iconiche, che rappresentano diverse fasi della sua ricerca pittorica, è esposta una selezione di più di trenta artisti internazionali, curata dallo stesso Albert Oehlen, con opere appartenenti alla sua collezione privata.

Quando gli artisti collezionano arte è sempre molto interessante. Circostanza particolarmente vera per un artista riservato ed elusivo, in alcuni casi persino criptico, come il pittore Albert Oehlen. Per la prima volta in forma così estesa, alcuni capolavori di Oehlen sono esposti accanto a opere della sua collezione d’arte privata, in un percorso concepito dallo stesso artista in collaborazione con il MASI che permette non solo sorprendenti intuizioni sul suo lavoro, ma anche di scoprire, o riscoprire, una serie di artiste e artisti di grande valore.

Il nucleo significativo di opere, attraverso il quale è rappresentata l’essenza della ricerca di Albert Oehlen, come pure la straordinaria occasione di ammirare parte della sua collezione privata in un contesto museale, permettono al pubblico di confrontarsi con la profondità e l’ampiezza della sua ricerca pittorica. Da anni Oehlen arricchisce la sua collezione con artisti ai quali si sente legato, non per similitudine, ma perché affrontano problemi e idee molto rilevanti anche per lui, spesso legati al concetto di pittura. Tuttavia, nonostante le opere in mostra rivelino ispirazioni e vicinanze, in alcuni casi anche molto evidenti, non bisogna dimenticare che l’artista rifiuta qualsiasi classificazione e analisi razionale della sua opera.

Sin dall’inizio della sua carriera, Albert Oehlen si sottrae attivamente a metodi interpretativi che cercano di definire il significato di forma e contenuto o, più semplicemente, rifiuta un approccio incentrato sul desiderio di comprendere l’arte in generale. L’intento della mostra non è quindi quello di suggerire confronti tra l’opera di Oehlen e quella di altri artisti o di inserire il suo lavoro in una genealogia, ma di permettere al pubblico un eccezionale sguardo sulla sua collezione privata e confrontarsi, forse per la prima volta, con il lavoro di importanti artisti internazionali in un originale e appassionante percorso che racconta la storia dell'arte degli ultimi decenni dal punto di vista personale di Albert Oehlen.

Il progetto espositivo concepito da Oehlen presenta sia opere di celebri artisti, tra i quali Willem de Kooning, Mike Kelley, Paul McCarthy, Duane Hanson, Franz West, Julian Schnabel, Konrad Klapheck, Richard Lindner, Richard Artschwager, Daniel Richter, Malcolm Morley, sia opere di artisti meno noti al grande pubblico ma altrettanto stimolanti come Peter Brüning, Martha Jungwirth, Michaela Eichwald, John Graham, Eugène Leroy, Joyce Pensato, Christina Ramberg, Karl Wirsum, Ed Paschke, Gernot Bubenik o Gino De Dominicis. Con il titolo della mostra, volutamente provocatorio, Albert Oehlen svela sin da subito la sua attitudine irriverente e un senso dell’umorismo di chi guarda con serietà alla propria professione, ma gioca con il sistema dell’arte, prendendosi gioco delle condizioni che lo stesso spesso implica.

L’artista

Albert Oehlen (*1954) è uno dei pittori contemporanei più influenti della scena artistica internazionale. Dagli anni ottanta esplora le possibilità e i limiti della pittura, mettendo costantemente in discussione i suoi soggetti, i metodi e i mezzi che utilizza, attraverso uno stile e una tecnica in continua evoluzione.

Nato nel 1954 a Krefeld, in Germania, dal 1978 al 1981 Albert Oehlen studia alla Hochschule für bildende Künste di Amburgo, conquistando in breve tempo una posizione di rilievo nella scena artistica di Berlino e di Colonia. Considerato con Martin Kippenberger e Werner Büttner un artista della cosiddetta “Junge Wilde”, in quegli anni realizza opere con cui sfida le categorizzazioni dell’arte, rifiutandone anche il sistema. Oehlen decostruisce la pittura fino ai suoi elementi costitutivi - colore, gesto, movimento e tempo - evolvendo la propria ricerca attraverso vincoli e regole che impone al suo stesso processo artistico e attraverso cui giunge a nuovi spunti per ridefinire continuamente la comprensione della pittura.

Questo metodo di lavoro, che Oehlen impiega ancora oggi, ha portato negli anni a sorprendenti serie di opere, che combinano astrazione, figurazione, stili e tecniche diverse. Sin dagli anni dei Bad Paintings, Oehlen include nel suo lavoro anche goffaggine e bruttezza – gesti inquietanti, figure rappresentate grossolanamente, sbavature artificiali di colore, tonalità audaci e dissonanti – mettendo continuamente sotto pressione il sistema della pittura e mostrando infinite combinazioni e manipolazioni con cui creare nuove sfide percettive anche per il pubblico.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Mousse Publishing con una prefazione del Direttore del MASI Tobia Bezzola e contributi scientifici di Francesca Benini e Christian Dominguez. Tutte le opere presenti in mostra sono riprodotte nella pubblicazione.

Artisti in mostra

Richard Artschwager / Hans Bellmer / Peter Brüning / Gernot Bubenik / Werner Büttner / Willem de Kooning / Michaela Eichwald / Gino de Dominicis / Bruno Goller / John Graham / Duane Hanson / Jever / Hans Josephsohn / Martha Jungwirth / Mike Kelley / Konrad Klapheck / Ferdinand Kriwet / Eugène Leroy / Richard Lindner / Paul McCarthy / Birgit Megerle / Malcolm Morley / Markus Oehlen / Ed Paschke / Joyce Pensato / Richard Phillips / Christina Ramberg / Daniel Richter / Matthias Schaufler / Julian Schnabel / Hans Schweizer / Rebecca Warren / Franz West / Karl Wirsum