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"Regno Sottile" di Giulia Manfredi al Museo Francesco Messina di Milano

Cramum con la mostra "Regno Sottile" trasforma il Museo Francesco Messina in una serra-giardino in cui le opere d'arte vivono e crescono.

Il 26 giugno lo Studio Museo Francesco Messina e Cramum presentano Regno sottile, mostra personale di Giulia Manfredi a cura di Sabino Maria Frassà. La mostra completa il percorso di Giulia Manfredi con il Premio Cramum, vinto dall'artista nel 2017.
Con Regno Sottile l'artista trasforma il Museo in una serra e in un giardino all'italiana - fatto di marmo e piante - e riflette sul rapporto uomo-natura e vita-morte. Saranno infatti presentate fino al 19 luglio per la prima volta le "opere vive" di Giulia Manfredi, in cui la crescita delle piante nel marmo è parte integrante delle opere, che si trasformano e crescono come in una serra con il passare del tempo; la mostra è infatti completata da sistema di irrigazione e luci "rosa" necessarie per la crescita delle piante. 
Con questa mostra, fatta di vita, l'artista ha avuto il coraggio di andare oltre le opere in resina, che tanto successo le hanno portato, non ultima la mostra A room of my own da Ventura Centrale durante la design week 2019.

Come spiega il curatore Sabino Maria Frassà: Regno Sottile non è però una mostra ambientalista, quanto una riflessione sul concetto di "responsabilità umana" e sul tempo che si vive, il Presente, ovvero il regno sottile, così precario e schiacciato tra passato e futuro. Il titolo della mostra, fortemente voluto dall'artista, evoca appunto quella sensazione e idea di transitorietà alla base di tutta la ricerca artistica di Giulia Manfredi. L'artista è del resto fortemente convinta che nulla sia per sempre, anche l'arte, che può solo aspirare a sublimare la finitezza dell'uomo, cercando di lasciare qualcosa di ciò che è stato a chi verrà. Perciò il senso di responsabilità e del mondo che stiamo lasciando ai nostri figli è la vera chiave di lettura da cui partire per comprendere questa mostra in cui opere precedenti realizzate con elementi privi di vita sono affiancate alle nuove "opere vive". Le nuove opere vive sono sculture in marmo che riprendono le geometrie e l'ordine dei giardini all'italiana e al cui interno crescono e si impongono piante. Il regno sottile è perciò quello spazio al contempo di precarietà e di possibilità in cui si colloca la vita di ogni essere umano: un arco temporale limitato in cui ognuno di noi - più o meno consapevolmente - agirà e lascerà traccia. Per quanto piccoli noi esseri umani, più delle altre forme di vita, abbiamo la possibilità di "determinare" il mondo che ci circonda non solo oggi, ma soprattutto domani.

L'artista Giulia Manfredi spiega così la genesi della mostra: "Questa mostra e e le opere in essa contenute hanno avuto un lunghissimo tempo di gestazione, perché volevo creare arte con la vita, volevo qualcosa che potesse crescere e modificarsi nel tempo all'interno di strutture "rigide", ordinate e predefinite. Le nuove opere - "Still waters run deep" e "Geomanzia" - riprendono la logica e le geometrie dei giardini all'italiana. In particolare mi affascina l'idea alla base della progettazione di queste realtà ci sia una sorta di diagramma magico che prevedeva il posizionamento delle piante in determinati contesti geometrici per convogliare energie astrali e sfruttarne le proprietà. Ogni segmento del giardino era concepito come microcosmo dalla valenza sacra e veniva delimitato per non dissipare gli influssi "magici" che la geometria sacra canalizzava e conteneva. Al centro, a partire dall'hortus conclusus medioevale, si trovava simbolicamente l'acqua. Allo stesso modo l'elemento centrale della mostra è un "fiume" che ha scavato dei solchi in sei blocchi di marmo, ciascuno contenente una ecosistema botanico in miniatura".

Maria Fratelli, direttrice del Museo, conclude riflettendo su come "nulla è più disturbante che far pensare alla morte in tempi in cui nemmeno la saggezza della vecchiaia è un valore. Nell’eterno presente dell’orchestrina del Titanic l’arte delle donne esce dal salone delle feste e getta un velo di tristezza per tutta la bellezza destinata ad affondare. Giulia Manfredi è partita così, intensamente e ostinatamente, con i suoi bonsai privi di vita, raggelati nella resina e le ali di farfalle spillate. Allo Studio Museo Francesco Messina l'artista cerca di ribaltare la prospettiva e ci presenta dubbi e paure in un bosco di speranza".

REGNO SOTTILE 
Mostra di Giulia Manfredi 
a cura di Sabino Maria Frassà
Studio Museo Francesco Messina 
Via San Sisto 4 Milano

Inaugurazione Mercoledì 26 giugno ore 18:00

Ingresso libero dal 27 giugno al 19 luglio
martedì-domenica 10:00 - 18:00

 

 

 

 

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BIENNALE DELL'IMMAGINE IN MOVIMENTO - The Sound of Screens Imploding

Per la prima volta in oltre 30 anni di storia, la Biennale de l’Image en Mouvement lascia la sua sede storica di Ginevra per trasferirsi a Torino alle OGR.

Ieri 20 giugno è stata presentata alla stampa la Biennale de l’Image en Mouvement la quale per la prima volta in oltre 30 anni di storia,lascia la sua sede storica di Ginevra per trasferirsi a Torino. Grazie a un’inedita e articolata collaborazione tra il Centre d’Art Contemporain Genève e le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino, l’edizione 2018 della Biennale viene riconfigurata e presentata nei suggestivi spazi delle ex officine di Corso Castelfidardo, sotto la guida e curatela di Andrea Lissoni, Senior Curator della Tate Modern di Londra, e di Andrea Bellini, Direttore del Centre d’Art Contemporain Genève. Dal 21 giugno al 29 settembre 2019 si potranno così ammirare le opere di otto artisti internazionali all’interno di un allestimento scenografico realizzato grazie al supporto di Andreas Angelidakis, già architetto della Biennale di Berlino 2014 e di Documenta 2017.

"Nella nostra mission le OGR rappresentano un luogo di sperimentazione della città ma aperto al mondo, un posto in continua evoluzione dove le eccellenze e i talenti si uniscono in nuove idee e progetti. Con questo obiettivo, fin dalla loro apertura di circa due anni fa abbiamo costruito legami e sinergie con istituzioni e operatori locali ed internazionali  – spiega Massimo Lapucci, Direttore Generale di OGR –, siglando partnership importanti come quella che oggi viene presentata con il Centre d'Art Contemporain Genève che non solo ha portato per la prima volta la Biennale dell’Immagine in Movimento fuori dalla sua casa madre, ma che ha anche permesso la co-produzione di alcune opere in mostra e la realizzazione di un catalogo congiunto. Una collaborazione che pone ancora una volta le OGR come un polo di cultura contemporanea internazionale ad ampio spettro dall’arte espositiva e performativa fino all’innovazione e al tech che proprio a partire dalla prossima settimana vede l’apertura del nuovo spazio OGR Tech e l’avvio della Torino Startupweek”.

La Biennale, dal titolo The Sound of Screens Imploding, prende il via dall'idea che l'era della proiezione su schermi stia volgendo al termine per lasciare spazio a nuove e riverberanti realtà, indagando lo stato odierno delle immagini e il loro display espositivo, sottolineando il potenziale sperimentale dei nuovi linguaggi e analizzando quelle che sono le peculiarità che li determinano. L’analisi sull'attualità e sulla politica è messa in scena grazie a una serie di dialoghi tra artisti differenti per poetica e provenienza geografica, ma tutti solidamente radicati nella storia del loro tempo. 

Troviamo così esposti in mostra i lavori di Lawrence Abu Hamdan, Korakrit Arunanondchai & Alex Gvojic, Meriem Bennani, Ian Cheng, Elysia Crampton, Tamara Henderson e Kahlil Joseph. Andreas Angelidakis, oltre a presentare in una nuova forma la sua opera precedentemente esposta a Ginevra, ha realizzato per l’occasione un'installazione ambientale coinvolgente, che ha il compito di mettere in dialogo opere video e architettura attraverso un unico progetto coerente.

La Biennale dell'Immagine in Movimento di Ginevra è l’unica biennale al mondo che presenta solo ed esclusivamente opere inedite, commissionate e prodotte nel contesto della mostra. Nel 2018 lo sforzo organizzativo ed economico di un evento così complesso e ambizioso è stato possibile grazie alla collaborazione tra l’istituzione ginevrina e quella torinese, che hanno co-prodotto alcune delle opere in mostra – in particolare quelle di Meriem Bennani e Tamara Henderson. Il CAC e OGR stanno inoltre lavorando assieme alla realizzazione di un catalogo congiunto edito da Corraini Edizioni, in vendita nei prossimi mesi presso il bookshop delle OGR transliteral shop.

 

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“La Biennale dell'Immagine in Movimento racchiude in sé alcuni aspetti fondanti per le Officine Grandi Riparazioni, che sono state motivo e motore di questa partnership – sottolinea Nicola Ricciardi, Direttore Artistico di OGR – non solo per l'idea di movimento, che è alla base di tutta la nostra programmazione artistica, ma anche e soprattutto per la possibilità di confrontarsi con il medium del video. Dopo aver portato all’interno degli spazi espositivi la performance, la musica e la danza, adesso, sempre mossi dal desiderio di reinterpretare, riadattare e allo stesso tempo di enfatizzare lo spazio architettonico, esploriamo questo nuovo mezzo espressivo, in tutte le sue declinazioni”.

“È stato una bellissima esperienza vedere la Biennale ginevrina trasformarsi negli spazi delle OGR. Devo dire – aggiunge Andrea Bellini, Direttore del Centre d'Art Contemporain Genève – che qui a Torino la mostra è particolarmente potente.  Le Officine Grandi Riparazioni sono un luogo affascinante, gli spazi sono favolosi e -insieme all'allestimento pensato per l'occasione da Andreas Angelidakis-  riescono a dare nuova vita alle opere. Il mio auspicio è che la partnership tra la Biennale e le OGR possa rinnovarsi anche in futuro: adoriamo il luogo, abbiamo amato lavorare con questo team e il risultato finale è straordinario, spero quindi si possa proseguire su questa strada.”

La Biennale dell'Immagine in Movimento è di consueto accompagnata da un calendario di proiezioni capaci di restituire al pubblico uno sguardo complessivo sul progetto: in occasione del suo spostamento a Torino, grazie all'inedita collaborazione tra le OGR e il Museo Nazionale del Cinema, nel mese di settembre verrà presentata una ricca programmazione di film selezionati dai due curatori. Infine, il 28 e 29 settembre, il finissage della Biennale sarà l'occasione per festeggiare il secondo anniversario dalla riapertura delle OGR con una serata di musica e performance organizzata in sinergia con il festival avant-pop Club To Club.

"È particolarmente significativo che il secondo compleanno delle OGR venga festeggiato in concomitanza con la chiusura della Biennale dell'Immagine in Movimento, manifestazione da sempre focalizzata nel dare spazio alla sperimentazione di linguaggi innovativi. – Aggiunge il Presidente delle OGR Fulvio Gianaria – Innovazione è infatti una delle parole chiave attorno alle quali è stata elaborata la mission delle rinate Officine Grandi Riparazioni, con l'obiettivo di renderle concretamente non solo un contenitore di eventi, ma un ecosistema per lo sviluppo e la crescita del capitale culturale, sociale ed economico del territorio. In quasi due anni di apertura le Officine Grandi Riparazioni hanno dimostrato di essere diventate un polo culturale complesso, con un'offerta ampia e di qualità, inclusiva e formativa, capace di parlare a un bacino di persone vasto ed eterogeneo. Uno spazio di aggregazione per tutte le tipologie di pubblico, diverse per formazione e interessi, un luogo aperto alla città e al mondo, dove contenuti unici e discipline differenti trovano sede di produzione e contaminazione culturale in continua trasformazione".

 

 

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THE SUMMER SHOW Esisto solo quando vengo colpito dal sole

Giunta all’ottava edizione The Summer Show presenta i progetti artistici elaborati dagli allievi del Master sull’immagine contemporanea della Scuola di alta formazione di Fondazione Modena Arti Visive - Fondazione Fotografia.

Saranno presenti: Daniele Pittéri (Direttore Fondazione Modena Arti Visive), Claudia Löffelholz (Responsabile Scuola di alta formazione Fondazione Modena Arti Visive), Mario Cresci (artista).

Giunta all’ottava edizione, The Summer Show 2019 dal 21 giugno al 21 luglio presenta i progetti artistici – fotografie e video – elaborati dagli allievi del Master sull’immagine contemporanea della Scuola di alta formazione di Fondazione Modena Arti Visive - Fondazione Fotografia.

Il percorso si divide tra le sale superiori di Palazzo Santa Margherita, dove è allestita la sezione Esisto solo quando vengo colpito dal sole con opere degli studenti che quest’anno terminano il biennio e gli spazi della Chiesa di San Nicolò ad AGO Modena Fabbriche Culturali, che ospita la sezione Mid-term riservata ai progetti in corso degli studenti del primo anno. Completa questa edizione, la sezione Anamnesi. Interazioni visive nella Sala ex cappella di AGO, frutto del lavoro con l'artista Mario Cresci. 

The Summer Show 2019:

Esisto solo quando vengo colpito dal sole

21 giugno | 21 luglio 2019

INAUGURAZIONE:

Venerdì 21 giugno 2019, ore 18

 

Sedi espositive:

- Palazzo Santa Margherita, Sale Superiori | Corso Canalgrande 103, Modena

- AGO Modena Fabbriche Culturali (Chiesa di San Nicolò, Sala ex cappella) | Viale Jacopo Berengario 20, Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena

 

 

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  Francesco Messina: “ Adamo ed Eva“, granito, 200 x h 150

 

Jesolo dialoga con tre grandi Maestri della scultura

Nelle principali piazze a ridosso delle celebri spiagge lagunari, otto opere monumentali di tre protagonisti dell’arte plastica italiana: Giacomo Manzù, Francesco Messina e Augusto Perez.

L’incontro con l’arte contemporanea, avviato nel 2018 tra l’Associazione Culturale FAIarte A.P.S. con la Direzione Artistica di Andrea Vizzini e la Città di Jesolo, che fa parte della riviera veneziana, vede un prosieguo nel 2019 nel dialogo con la grande scultura figurativa del Novecento italiano.
Lo fa ospitando nelle principali piazze a ridosso delle celebri spiagge lagunari, otto opere monumentali di tre protagonisti dell’arte plastica italiana: Giacomo Manzù, Francesco Messina e Augusto Perez.

Per tre mesi dal 21 giugno fino al 30 settembre le opere saranno a diretto contatto con il pubblico, ogni autore farà vivere un luogo rappresentativo della città.
Manzù (1908 – 1991) sarà accolto in Piazza Marconi, Perez (1929 – 2000) in Piazza Drago e Messina (1900 – 1995) in Piazza Carducci.
Primeggeranno i lavori emblematici di ognuno, come il Grande Cardinale seduto di Manzù, un’opera in bronzo di oltre due metri, Adamo ed Eva di Messina, in granito rosso, e La Notte (Edipo e la Sfinge), una grande porta in bronzo nero di Perez che si estende per quasi quattro metri.  

Una rassegna a tre voci a cura di Alberto Fiz, per la quale  sono stati selezionati lavori di grande potenza espressiva in grado di dialogare con lo spazio pubblico e, nello stesso tempo, creare una relazione intima tra loro in un percorso per molti versi inusuale. Le sculture abiteranno Jesolo creando familiarità con un pubblico vario; insieme agli esperti d’arte, non mancheranno turisti e vacanzieri (quasi un milione coloro che frequentano Jesolo nei mesi estivi) attraendoli con la propria forza emotiva di indiscutibile spessore.

Tempi interessanti per la nostra storia è il titolo del progetto che evoca May you live in interesting times, che a sua volta fa da filo conduttore alla 58^ Biennale veneziana che si sta svolgendo a pochi chilometri di distanza da Jesolo. “La nostra storia artistica recente è oggetto di un intenso dibattito caratterizzato da un atteggiamento piuttosto schizofrenico che oscilla tra oblio e scintillanti recuperi”, spiega Alberto Fiz. “In quest’ultimo caso è sufficiente ricordare il successo recente di Carol Rama in Italia o la vera e propria adorazione nei confronti della novantenne Yayoi Kusama diventata persino un fenomeno social”.
Per quanto riguarda la storica manifestazione veneziana, Manzù, Messina e Perez sono stati, in anni diversi, protagonisti acclamati. C’è stata un’occasione che li ha visti contemporaneamente presenti: era l’edizione del 1956, durante la quale a Manzù e Messina veniva dedicata una mostra personale (edizione in cui esponevano anche Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra e Emilio Greco che ottenne il primo premio per la scultura), mentre l’allora ventisettenne Augusto Perez fu ammesso per concorso con il grande gesso andato perduto Donna in bicicletta.

“Pressoché coetanei Messina e Manzù, più giovane di loro Perez che di Manzù fu un ammiratore, i tre artisti sono accomunati da una figurazione inquieta e da un ripensamento complessivo dell’immagine che si sottrae ad ogni forma di facile compiacimento”, afferma Alberto Fiz.
La rassegna consente di rileggere la loro opera in un contesto inedito, scevro da pregiudizi, che evidenzia l’autonomia dei linguaggi e il desiderio di cogliere, come direbbe Franco Russoli, “il mistero nell’eterno fenomenico”.

È, dunque, una riflessione sulla storia, sulla classicità ma anche sulla natura stessa dell’uomo. Insieme al Grande cardinale seduto che ripropone il soggetto più noto di Manzù, lo scultore bergamasco è presente a Jesolo con Tebe seduta  e Tebe in poltrona che appartengono ad un ciclo di opere degli anni ottanta dedicate alla giovane modella Tebe particolarmente apprezzata da Cesare Brandi che le definì “grandi eventi dell’arte”. Di particolare significato, poi, Adamo ed Eva di Messina, tematica presente nella ricerca dell’artista sin dal 1947 e rielaborata in periodi differenti della propria vita. Le due figure escono dall’iconografia classica e sono raffigurati come amanti che guardano verso il cielo in una meditazione che coinvolge il presente. Decisamente più drammatica La Notte (Edipo e la Sfinge) a cui Perez ha lavorato per due anni, dal 1981 al 1983. E’ un’opera che introduce lo spettatore nella caverna segreta della sua arte, dove ogni elemento apre uno scenario d’infinite possibilità; queste coinvolgono il destino della scultura con risvolti storici e mitologici. “La porta”, ha scritto Perez, “diventava un labirinto. Edipo e la Sfinge vedono sulla porta se stessi e persino la porta”.
 
L’esposizione realizzata grazie ad un intento congiunto del Sindaco Valerio Zoggia e dell’Assessore alla Cultura Otello Bergamo si è avvalsa della direzione artistica di Andrea Vizzini e la collaborazione dello Studio Copernico di Milano.
La mostra intende restituire a Jesolo il ruolo  di protagonista, anche nell’ambito dell’arte e della cultura, al pari delle più importanti città italiane, che guardano al turismo. Insieme alla mostra principale, altre quattro piazze dialogheranno con le sculture monumentali di Giacinto Bosco e Bruno Lucchi a cura di Boris Brollo, che vedrà l’inaugurazione il 14 di luglio.  


La Mostra rientra nel progetto culturale “TEMPI INTERESSANTI PER LA NOSTRA STORIA” a cura di Andrea Vizzini Direttore Artistico dell’Associazione culturale FAIarte A.P.S.

 

 

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Connection Gallery - Andrea Mastrovito con Very Bad Things

Un progetto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma - a cura di Massimo Mininni - nato per promuovere il lavoro di giovani artisti, chiamati a realizzare un’opera site-specific per il museo.

Connection Gallery è un progetto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma - a cura di Massimo Mininni - nato per promuovere il lavoro di giovani artisti, chiamati a realizzare un’opera site-specific per il museo. Il primo dei tre momenti dedicati ad altrettanti artisti italiani contemporanei, selezionati e abbinati ciascuno a un diverso curatore, è quello che inaugura il 17 giugno con Andrea Mastrovito, autore della mostra Very Bad Things, a cura di Ilaria Bernardi. Visibile dal 18 giugno al 29 settembre.

Con l’intento di creare un ambiente capace di indurre la riflessione e la partecipazione attiva del visitatore, nonché di dare rilievo al femminile nell’arte, l’artista rivolge l’attenzione al complesso rapporto della donna con l’uomo e con il potere. 

Per farlo, Mastrovito crea un corto-circuito spaziotemporale ispirandosi liberamente a storie che, seppur molto distanti nello spazio e nel tempo, sono accomunate dal tema delle molestie sessuali: l’episodio biblico di Susanna e i Vecchioni, una delle più antiche narrazioni sull’argomento; vicende di attualità che coinvolgono la cronaca quotidiana e il movimento #MeToo, come la controversa vicenda di Ambra Battilana Gutierrez; la favola di Dafne che si trasformò in pianta pur di sfuggire all’ardore amoroso di Apollo, da lei rifiutato, e molte altre.

Very Bad Things trae libera ispirazione da molteplici storie per delineare una narrazione ambigua e di fantasia, in cui i personaggi raffigurati sono simbolici, non identificati né identificabili. La realtà dei fatti, pur nella sottesa violenza, risulta nascosta tra i diversi piani di lettura per condurre il visitatore a riflettere sulla reiterazione, in ogni epoca, di vicende circa molestie sulle donne e su come, molto spesso, sia difficile dimostrare la verità dei fatti. Per questa ragione, attraverso una particolare soluzione espositiva, Mastrovito propone la sovrapposizione tra leggibile/non leggibile, vero/falso, conoscibile/inconoscibile, a sottolineare la dicotomia senza soluzione tra il continuo tentativo dell’uomo di conoscere la verità e l’estrema difficoltà, se non l’impossibilità, di distinguerla dalla menzogna. In un’epoca come quella contemporanea, dove i mezzi di comunicazione accentuano tale complessità attraverso la diffusione di moltissime fake news, l’oggetto di indagine di Very Bad Things è dunque uno dei drammi più caratteristici del nostro tempo: l’(im)possibilità di una comunicazione intesa quale reale strumento di informazione e di conoscenza sulla realtà odierna.

Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) si è formato in Italia e vive a New York. Il suo percorso si concentra sul disegno alternando il lavoro in studio a interventi installativi e performativi. Ha vinto nel 2007 il New York Prize, nel 2012 il Moroso Prize e nel 2016 il Premio Ermanno Casoli. Tra le personali, Symphony of a Century, Kunsthalle, Osnabruck (2018); Here the Dreamers Sleep, Museo Andersen, Roma (2015); At the End of the Line, GAMEC, Bergamo (2014) e Le Cinque Giornate, Museo del Novecento di Milano (2011). Il suo lavoro è stato incluso in numerose istituzioni in Europa e Stati Uniti, tra cui Museum of Art and Design, New York; MAXXI Museo delle Arti del XXI secolo, Roma; Palazzo delle Esposizioni, Roma; Manchester Art Gallery, Manchester; B.P.S. 22, Charleroi; Museum of Contemporary Design and Applied Arts, Lausanne.

Ilaria Bernardi (Pescia, 1985) è una storica dell’arte e curatrice. Dopo una laurea magistrale in Storia dell’Arte presso l’Università di Firenze, ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia dell’Arte presso l’Università Ca 'Foscari-IUAV di Venezia. Ilaria è specializzata nell’arte italiana dagli anni '60 ad oggi e ha curato diverse mostre su questo tema, tra cui Young Italians (Istituto Italiano di Cultura, New York, co-organizzata da Magazzino Italian Art, Cold Spring, NY) e Cesare Tacchi. Una retrospettiva (Palazzo delle Esposizioni, Roma). Tra i suoi precedenti incarichi, ha lavorato per il Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli (Rivoli-Torino) sotto la direzione di Carolyn Christov-Bakargiev, e per la Fondazione Giulio e Anna Paolini (Torino). È inoltre autrice delle monografie La Tartaruga. Storia di una galleria (Postmedia, Milano, 2018), Giulio Paolini. Opere su carta: un laboratorio gestuale per la percezione dell’immagine (Prinp, Torino, 2017), Teatro delle Mostre, Roma, maggio 1968 (Scalpendi, Milano, 2014), Arte e impresa (Castello di Rivoli, Rivoli-Torino, 2017). Ha pubblicato numerosi saggi in cataloghi di mostre, articoli su riviste di settore e ha tenuto conferenze su arte e artisti italiani in occasione di numerose conferenze in Italia e all’estero.