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PASSI, la coinvolgente installazione itinerante di Alfredo Pirri giunge in Sicilia

Una produzione ADITUS per la Regione Siciliana con la Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Siracusa. Un gigantesco pavimento di specchi frantumati, su cui trovano spazio antichi reperti del luogo, apre un dialogo affascinante tra passato e presente.

Dopo la Galleria Nazionale, Palazzo Altemps e il Foro di Cesare a Roma, la Certosa di Padula a Salerno, l’ex Bunker di Tito in Bosnia, e altre prestigiose sedi in Italia e all’estero, l’installazione di Alfredo Pirri arriva per la prima volta in Sicilia. Nel federiciano Castello Maniace, a Siracusa.

Ottocento metri quadrati ricoperti di specchi calpestabili, una nuova temporanea pavimentazione per la Sala Ipostila del Castello Maniace, dove si moltiplicano le immagini delle volte a crociera, delle colonne in pietra luminosa, della sobria architettura normanna.

PASSI, la coinvolgente installazione itinerante di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), giunge per la prima volta in Sicilia, dal 17 maggio al 31 dicembre, operando un’affascinante trasformazione di un monumento millenario grazie alla forza concettuale e al potere visionario dell’arte contemporanea. Si tratta della più grande edizione dell’opera realizzata fin qui in uno spazio chiuso, seconda solo a quella a cielo aperto pensata per il Foro di Cesare.

l Castello Maniace, luogo fortificato sin dai tempi degli antichi Greci, successivamente roccaforte bizantina – il nome viene dal comandante Giorgio Maniace, Principe e Vicario dell’Imperatore di Costantinopoli – fu edificato, per come lo conosciamo oggi, dall’architetto Riccardo da Lentini su ordine di Federico II di Svevia. Era il 1232 e una straordinaria testimonianza storico-artistica iniziava a prendere forma in luogo iconico della città di Siracusa. Oggi il Castello è un bene di pertinenza della Soprintendenza regionale di Siracusa.

Per questo debutto in Sicilia, nell’affascinante corrispondenza tra lo specchio del mare che circonda il castello e il piano specchiante all’interno della Sala Ipostila, l’installazione trova un modo per ridisegnare l’ambiente, realizzando una perfetta sintesi tra architettura e natura, tra storia e arte contemporanea.

Il pubblico camminando sopra alla superficie – calpestabile in sicurezza grazie al tipo di materiale utilizzato – diventa protagonista di una performance collettiva frantumando gli specchi. Sul pavimento in frantumi “galleggiano”, come testimonianze emerse dagli abissi, alcuni reperti provenienti dal Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, in dialogo con le leggerissime sfere colorate realizzate dall’artista: sono pesanti “proiettili” in pietra di antiche catapulte, divenuti qui oggetti misteriosi, metafisici, dal forte valore simbolico e formale.

In una seconda sala, intitolata all’aspetto grafico e progettuale del lavoro, sono esposti dei frammenti di capitelli ritrovati in loco, memorie storico-architettoniche accostate ad altre opere di Pirri: due nuovi disegni e una maquette di specchi dedicati al Maniace, insieme a una serie di acquerelli recenti.

Da un’idea della curatrice, Helga Marsala, l’approdo di Passi al Maniace si è reso possibile grazie all’impegno di ADITUS, concessionaria per i servizi aggiuntivi della Regione Siciliana per i principali siti archeologici e culturali della Sicilia orientale: in stretta collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Siracusa, Aditus ha prodotto e realizzato la poderosa installazione che all’interno dello storico edificio genera una trasformazione radicale, tra suggestioni di tipo estetico e simbolico, nel moltiplicarsi di luce, spazio, linee, forme: il soffitto e le pareti, sdoppiandosi e frammentandosi sullo specchio, destinato a infrangersi sotto il peso di migliaia di passi, producono immagini nuove, dilatate, plurali, irregolari.

PASSI è il titolo di una serie di installazioni avviata nel 2003 da Alfredo Pirri – uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea italiana, attivo a partire dagli Anni Ottanta – con un fortunato intervento all’interno della Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno), a cura di Achille Bonito Oliva. Da quel momento il progetto è stato accolto in diverse sedi storiche, in Italia e all’estero, integrando nel suo nome quello dello spazio che lo ospitava: edifici sacri come la stessa Certosa di Padula e l’Abbazia di Novalesa, spazi culturali come il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro e la Cinemateca jugoslava di Belgrado, istituzioni museali come Palazzo Altemps (Roma), Museo Novecento (Firenze) e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), siti archeologici come il Foro di Cesare (Roma) o siti industriali come l’ex Centrale termoelettrica di Daste e Spalenga a Bergamo o l’ex bunker antiatomico voluto da Tito a Konjic, in Bosnia.

Grazie all’installazione, il Castello, macchina scenica luminosa e insieme macchina da guerra, mette insieme la potenza dell’arte e del paesaggio con l’epica della morte e del potere propria del suo passato di fortezza militare e dimora reale.

Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) vive e lavora a Roma.

Il suo lavoro al confine tra pittura e scultura, architettura e installazione, s’impone all’attenzione del pubblico internazionale fin dalla metà degli Anni Ottanta. Lo spazio diventa per lui paesaggio abitato da presenze plastiche, in cui la superficie pittorica genera luce e ombra, in chiave costruttiva e insieme poetica. L’arte di Pirri crea un confronto armonico con l’architettura e tende alla creazione di uno spazio abitabile, che è allo stesso tempo luogo di una funzione pubblica: «In tutti questi anni il mio interesse per lo spazio è rimasto predominante, fino a sfiorare l’architettura. Si tratta di un interesse politico, inteso come tentativo di mostrare qualcosa di necessario alla sopravvivenza stessa, una specie di battaglia a favore dell’esistenza».

Tra i suoi principali progetti, Passi realizza attraverso gli specchi la capacità della luce di modulare e alterare gli ambienti, ridefinendoli sul piano della percezione e della memoria. 

Alfredo Pirri ha esposto in numerose sedi nazionali e internazionali, tra cui: Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, Roma (2018); MACRO, Roma (2017); Museo Novecento, Firenze (2015); London Design Festival (2015); Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2013); Palazzo Te, Mantova (2013); Project Biennial D-0 ARK Underground Konjic in Bosnia Herzegovina (2013);Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con l’opera permanente «Piazza» (2011); Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2007); Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2006); Biennale dell’Avana (2001); Accademia di Francia a Roma - Villa Medici (2000); MoMa PS1, New York (1999); Walter Gropius Bau, Berlino (1992); Biennale d’Arte di Venezia (1988).


 


 Invito Quadratto 2


 

"senza titolo" a cura di Ares Contemporary in collaborazione con Atelier Viandanti

Ares Contemporary è lieta di presentare “senza titolo” una mostra collettiva a cura di Maria Ares Chillon in collaborazione con Atelier Viandanti.

Ares Contemporary è lieta di presentare “senza titolo” una mostra collettiva a cura di Maria Ares Chillon in collaborazione con Atelier Viandanti.

CULTURA, ARTE ... E COMUNICAZIONE. 

Marco Tullio Cicerone diceva che la Cultura è tutto ciò che lo Spirito Umano coltiva, ciò che ci rende grandi e ci fa evolvere come persone. La massima espressione della Cultura, la rappresentazione della “Volontà di Cultura” è l'ARTE. 

ARTE che come tale è la scommessa e la voce dell'artista DOVE COMUNICA A NOI L'ESISTENZA di un mondo diverso, attraverso la sua percezione della Realtà, di cui solo lui, l'artista, è consapevole ... e così con la sua proposta lui ci illumina e ci arriva come una rivelazione: un'Epifania che ci arricchisce e ci coltiva come persone.

Alfonso José Sánchez Muñoz

L'esposizione visibile dal 27 maggio al 30 giugno è un collettivo di artisti quali: Giada Bianchi, Giulio Cassanelli, Francesco Maria Gamba, Andréanne Oberson, Nicole Santin.

La mostra è accompagnata da un catalogo con testo critico di Alfonso José Sánchez Muñoz.

 

Info

Atelier Viandanti, Riva Caccia 1, Lugano. Switzerland.

27 Maggio 2021 dalle 16:00 alle 20:00

Orari Su appuntamento

 

 


 contrapposto

 Bruce Nauman, Walk with Contrapposto, 1968. Electronic Arts Intermix. Courtesy of the artist and Electronic Arts Intermix (EAI), New York. © Bruce Nauman by SIAE 2021.

 

Bruce Nauman a Punta della Dogana con “Contrapposto Studies”

Un progetto a cura di Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois in collaborazione con lo stesso artista.

Il progetto, visibile fino al 9 genniao 2022, è curato da Carlos Basualdo, The Keith L. and Katherine Sachs Senior Curator of Contemporary Art al Philadelphia Museum of Art,Caroline Bourgeois, conservatrice presso la Pinault Collection, in collaborazione con Bruce Nauman stesso. 

Vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2009, celebrato negli ultimi anni da numerose e importanti retrospettive, Nauman presenta a Punta della Dogana un percorso espositivo inedito, in grado di p-ortare nuova luce sulla propria produzione, affianco lavori storici a recenti produzioni, alcune  delle quali esposte per la prima volta in Europa in questa occasione.

La mostra rende omaggio a una serie di video realizzati negli ultimi cinque anni, a partire dalla rivisitazione di uno dei primi lavori in cui Nauman sperimentava l’uso delle immagini in movimento: il celebre “Walk with Contrapposto” del 1968.  

Il termine Contrapposto indica una formula compositiva tipica della scultura classica, in cui la figura umana è rappresentata attraverso una leggera torsione del busto intorno a un asse, alla ricerca di un bilanciamento tra le membra che emerge dalla contrapposizione delle masse. A partire dalla statuaria dell’antica Grecia, il contrapposto classico ha attraversato tutta la storia dell’arte, dal Rinascimento sino alle sperimentazioni contemporanee firmate da Bruce Nauman.

Ad accompagnare l’esposizione, fino al 27 giugno 2021, anche un ciclo di conversazioni online, dal titolo “Bruce Nauman Archive for the Future”, sempre a cura di Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois, a cui prenderanno parte: Philippe Parreno (artista), Anne Imhof (artista), Boris Charmatz (ballerino e coreografo), Paul Maheke (performer), Élisabeth Lebovici (storica dell’arte), Ralph Lemon (performer), Tatiana Trouvé (artista), Teodor Currentzis (direttore d’orchestra), Lenio Kaklea (ballerina e coreografa), Elisabetta Benassi (artista) e Nairy Baghramian (artista), Il ciclo, interamente disponibile sul canale YouTube e sul sito web di Palazzo Grassi. 

 

 


 We are all in this together 2019 dettagli dellinstallazione. photo Aurélien Mole. courtesy Musée dart contemporain de Rochechouart e Galerie Michel Rein Paris Bruxelles

 We are all in this together 2019 dettagli dellinstallazione. photo Alessia Galassi. courtesy Musée dart contemporain de Rochechouart e Galerie Michel Rein Paris Bruxelles

 

Michele Ciacciofera "Sans commencement et sans fin" al Rochechouart Museum of Contemporary Art

La sua prima personale in un museo francese con esposte oltre cento opere realizzate negli ultimi dieci anni.

Il Museo d'Arte Contemporanea di Rochechouart è lieto di presentare la personale "Sans commencement et sans fin" di Michele Ciacciofera che occupa l'intero spazio del castello. Questa mostra, visibile fino al 13 settembre 2021, è la sua prima personale in un museo francese.

Michele Ciacciofera crea un'opera che è sia grafica sia scultorea, spesso inserita di un ampio programmatico ensemble di opere legate alla memoria e all'archeologia, al senso della storia e del tempo che passa.

"Sans commencement et sans fin" [No Beginning and No End] si riferisce al nome di una raccolta di saggi filosofici scritto da Michel de Montaigne durante la sua vita. Al museo d'arte di Rochechouart Michele Ciacciofera presenta a raccolta di oltre cento opere realizzate negli ultimi dieci anni. Alcuni di loro sono pezzi emblematici, riesumate ​​appositamente per questa occasione, tra cui la sua impressionante installazione Janas Code presentato alla 57a Biennale di Venezia nel 2017. Le opere sono esposte su tutti e tre i piani del museo a cui vi si accede grazie alla scala a chiocciola del castello, inviando così i visitatori a un viaggio tortuoso che fonde artefatti organici, inorganici; che mescola frammenti con fossili, politica, scrittura e documenti d'archivio.

Michele Ciacciofera ha organizzato la mostra per allestire un rete di rimandi interconnessi tra loro. Le opere sono collegate da comuni domande sulla  conoscenza e sul nostro rapporto con il tempo, il quale deposita incessantemente nuovi strati sul passato. Emergono, tra le forme e i segni di riti magici, lettere che evocano scritte cuneiformi e figure umane suggestive di Dee micenee. Tale profusione di riferimenti storici tende a comprimere il passato fino a quando non inizia a fondersi con il presente, rendendoci consapevoli di un inconscio collettivo sottostante, una comune visione e un comune modo di pensare che l'umanità ha sempre condiviso.

Michele Ciacciofera è nato a Nuoro, Sardegna, 1969. Si è trasferito a Palermo dove è cresciuto e si è laureato in Scienze Politiche. In seguito, rientra in Sardegna per un apprendistato presso il pittore e l'architetto Giovanni Antonio Sulas. Da allora ha vissuto e lavorato a Siracusa dal 1990 e a Parigi dal 2011 dove ora vive e lavora.  La ricerca di Ciacciofera è sempre stata investita nel rapporto tra l'esistenza umana e il mondo naturale con l'utilizzo di una varietà di approcci artistici, tra cui installazione, scultura, pittura, disegno, teatro, video e suono. Combina liberamente media e metodi nella sua esplorazione della natura, della storia, della mitologia e dell'umanità. Di base artista concettuale, si è concentrato dapprima e soprattutto sul soggetto, la narrazione e il sentimento che desidera trasmettere con i materiali - tratti da una miriade di fonti - perseguendo il concetto.

La sua arte richiama costantemente il suo background in scienze politiche, il suo appassionato interesse per l'ambiente, l'importanza per la memoria individuale,dedito nella ricerca, nell'attivismo e nella propria realtà soggettiva per creare esperienze poetiche. 

 ha partecipato con alcune sue opere presso il Museo Marino Marini (Firenze), la 57° Biennale di Venezia e a Documenta 14 (Atene e Kassel) nel 2017. L'artista è rappresentato da diverse gallerie; Michel Rein (Parigi / Bruxelles), Vitamin Creative Space (Guangzhou), Voice Gallery (Marrakesh) e Senesi Contemporanea (Londra). Il catalogo della mostra è stato co-realizzato da Zaman Books con articoli di Emanuele Coccia, Valerie Da Costa, Sebastien Faucon, Bonaventure Soh Bejeng Ndikung e Morad Montazami. (Data di pubblicazione: giugno 2021).

 

English version

 

Rochechouart Museum of Contemporary Art is delighted to welcome Michele Ciacciofera for an exhibition occupying the entire castle space, his first solo show to take place in a French museum. 

Michele Ciacciofera creates work that is graphic and sculptural, often deployed in extensive programmatic ensembles concerned with memory and archaeology, a sense of history and passing time. Sans commencement et sans fin [No Beginning and No End] refers to the name of a collected edition of philosophical Essays written by Michel de Montaigne throughout his life. In the present exhibition at Rochechouart Michele Ciacciofera presents a compilation of more than a hundred works made over the last ten years. Some of them are emblematic pieces, reactivated specially for this occasion, in particular his impressive Janas Code installation which featured in the 57th Venice Biennale in 2017. The works are displayed on all three floors of the museum accessed via the castle's spiral staircase, sending visitors on a winding journey that fuses organic and inorganic artefacts, and mixes fragments with fossils, politics, writing and archival records. 

Michele Ciacciofera has organised the exhibition to set up a network of interconnecting resonances, each piece linked by overarching issues of knowledge and our relationship to the sands of time as they incessantly deposit new layers of the past.
Emerging amongst forms and signs of ritual and magic are letters that evoke cuneiform writing and human figures suggestive of Mycenaean goddesses. Such profusion of historical references tends to compress the past until it begins to merge with the present, making us aware of an underlying collective unconscious, a common vision and way of thinking that mankind has always shared.


Michele Ciacciofera  was born in Nuoro, Sardegna, 1 969, moved to Palermo where he grew up and at university graduated in Political Science. Afterwards, he returned to Sardegna for an apprenticeship with the painter and architect Giovanni Antonio Sulas. He has since then lived and worked in Siracusa, Sicily since 1990, and in Paris since 2011 where he now lives and works. Ciacciofera has always been invested in the relationship between human existence and the natural world. Using a variety of artistic approaches, including installation, sculpture, painting, drawing, theater, video and sound, he freely combines media and methods in his exploration of nature, history, mythology and humanity. Conceptual artist at heart, he is concerned first and foremost with the subject, narrative and feeling that he wishes to convey, with the materials - drawn from a host of sources - following the  concept. He constantly calls upon his background in political science, keen interest in environmentalism, and fixation with individual memory, folding in research, activism, and his own subjective reality to create poetic experiences. 

Recent major exhibitions of works by Michele Ciacciofera have included shows at the Museo Marino Marini (Florence), the 57th Venice Biennale and at Documenta 14 (Athens & Kassel) in 2017. 

The artist is represented by several galleries; Michel Rein (Paris/ Brussels), Vitamin Creative Space (Guangzhou), Voice Gallery (Marrakesh) and Senesi Contemporanea (London). Coinciding with the exhibition at Rochechouart, a catalogue is to be co produced with Zaman Books featuring articles by Emanuele Coccia, Valerie Da Costa, Sebastien Faucon, Bonaventure Soh Bejeng Ndikung and Morad Montazami. (Publication date; June 2021).

 

 


 halley

Peter Halley: A Perfect Plan, 2020 Acrylic, fluorescent acrylic and Roll-a-Tex on canvas 74 x 108.5 inches

PETER HALLEY  "ANTESTERIA" al Museo Nivola

Le curatrici Giuliana Altea e  Antonella Camarda presenteranno in diretta insieme a Peter Halley la mostra dell’artista americano al Museo Nivola.

Il Museo Nivola è orgoglioso di annunciare la mostra di Peter Halley ANTESTERIA fino al 22 agostoPeter Halley, figura chiave del Neo-concettualismo americano degli anni Ottanta, è noto per la sua pittura geometrica che allude agli spazi sociali del tardo capitalismo e alla loro dimensione di confinamento, isolamento e reclusione. Le forme della “cella” e del “condotto”, adottate negli anni ottanta e tuttora alla base del suo lavoro, rimandano alle strutture rigide e spigolose dei grattacieli per uffici, ma anche ai microchip del computer, ai circuiti elettrici, alle “stanze” virtuali e alle infinite connessioni del web. La sua visione del mondo contemporaneo, influenzata da pensatori come Foucault e Baudrillard, è intrisa di pessimismo, ma è espressa con un linguaggio elettrizzante, vitalistico, carico di travolgente energia.

A partire degli anni Novanta, Halley ha cominciato ad affiancare alle tele una serie di interventi sullo spazio architettonico realizzati per mezzo di wallpaper e stampe digitali e sviluppati a volte in collaborazione con altri artisti. Su questo aspetto del suo lavoro si incentra anche il progetto creato per il Museo Nivola, dove Halley trasformerà completamente l’interno dell’edificio che ospita le mostre temporanee. Il lavoro è in piena sintonia con l’orientamento del museo: dedicato a Costantino Nivola, uno dei protagonisti del movimento per la “sintesi delle arti” di metà Novecento, il Museo Nivola guarda infatti con particolare attenzione ai rapporti tra arte, architettura e design, come testimoniano le mostre dedicate in passato agli sconfinamenti nell’arte da parte di maestri del design italiano come Andrea Branzi, Michele de Lucchi e Alessandro Mendini, quest’ultimo già collaboratore di Halley in una serie memorabile di installazioni.

Il formato dell’installazione ha assunto maggiore importanza per Halley a partire dal 2018, con il progetto per la Lever House a New York e con le due edizioni di HETEROTOPIA realizzate nel 2019 ai Magazzini del Sale nell’ambito della Biennale di Venezia e alla galleria Greene Naftali a New York. In questi progetti l’installazione creava spazi labirintici, disturbanti e vagamente sacrali, in cui il visitatore si aggirava inquieto e disorientato.

A Orani, invece, nell’antico lavatoio del paese usato dal museo per le mostre temporanee – un edificio chiaro e lineare simile per forma e proporzioni a una chiesa – il tono è gioioso e vivace, lo spazio euforico.
Entrando dalla terrazza, un ambiente inondato di luce affacciato sul parco del museo, il visitatore verrà colpito dallo shock visivo prodotto non solo dalle tinte fluorescenti predilette da Halley, ma anche dal carattere esuberante e dinamico delle immagini. Racchiuse in uno schema che fa pensare ai cicli di affreschi del Trecento, ma che tutt’a un tratto si impenna in una serie di onde colorate, queste combinano il repertorio tipico della pittura dell’artista (celle, condotti, esplosioni) con riferimenti all’arte del passato, dal Rinascimento a Warhol, passando per Matisse e sfiorando i graffiti delle caverne.

Il titolo greco dell’installazione, ANTESTERIA, è un riferimento alla festa primaverile dei fiori in onore di Dioniso, durante la quale, col dio presente, venivano rappresentate tragedie e commedie. Carica di associazioni di vita e morte, gioia e sofferenza, questa antica celebrazione della primavera suona oggi come auspicio di una possibile rinascita dopo la pandemia.

“Nel cuore della Sardegna – dice Antonella CamardaHalley ha creato qualcosa di simile a una sua cappella degli Scrovegni (o se si vuole alla cappella di Matisse a Vence). L’effetto è quello di un un’eccitante immersione nel clima dionisiaco di un Mediterraneo sognato attraverso il filtro del Modernismo novecentesco e bagnato in una luce artificiale e psichedelica.”

“L’installazione – afferma Giuliana Altea – esalta i contrasti di cui è fatta la pittura di Halley, al tempo stesso concettuale e decorativa, criticamente riflessiva e spettacolare, intensamente contemporanea e nutrita del dialogo con la storia dell’arte: combina polarità opposte, non tanto per cercare tra loro una sintesi o tentarne una conciliazione, quanto piuttosto per metterle in tensione e innescare corto circuiti dell’immaginario.”

Peter Halley
Peter Halley (1953), protagonista del Neo-concettualismo americano degli anni Ottanta, oltre ad essere pittore è anche un teorico che ha pubblicato numerosi importanti saggi sull’arte contemporanea. Ha fondato e diretto insieme a Bob Nickas "Index Magazine", iconica rivista della cultura indie, pubblicata dal 1996 al 2005. È stato Director of Graduate Studies in Painting and Printmaking alla School of Art dell’università di Yale dal 2002 to 2011.
Halley vive e lavora a New York.

Museo Nivola
Il Museo Nivola di Orani (Nuoro), sito al centro di un parco nel cuore della Sardegna, è dedicato all’opera di Costantino Nivola (Orani, 1911 – East Hampton, 1988), figura importante del contesto internazionale incentrato sulla “sintesi delle arti”, l’integrazione tra arti visive e architettura, e personaggio attivo nel quadro degli scambi culturali tra Italia e Stati Uniti del secondo Novecento. Il museo possiede una collezione permanente di circa trecento sculture, dipinti e disegni di Nivola e organizza mostre temporanee incentrate in prevalenza sul rapporto fra l’arte, l’architettura e il paesaggio.

Sponsor istituzionale: Regione Autonoma della Sardegna

Main sponsor: Fondazione di Sardegna
Ufficio stampa: Studio Esseci
Supervisione architettonica: Alessandro Floris, Gina Piredda
Montaggio: Sardigna Print, Luca Pinna Studio
Digital Partner: Make in Nuoro; Inoke
Con il sostegno di: Distretto Culturale del Nuorese, Strada del Vino Cannonau, Azienda Vinicola Piero Fele
Ringraziamenti: Massimo Minini gallery, Sotera Fornaro

Radio ufficiale: Radio Monte Carlo

www.museonivola.it