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Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta "Fotografie Inutili. Archivio fotografico ciclo-diffuso"

 

Performance speciale dell’artista Il pubblico viene invitato a scegliere una fotografia e ad entrare a far parte del progetto di Bortolato.

Giovedì 30 giugno la Fondazione Arnaldo Pomodoro ospita nello Studio del Maestro una tappa del progetto artistico itinerante di Luca Bortolato Fotografie Inutili. Archivio fotografico ciclo-diffuso.

Il progetto, a cura di Federica Arcoraci e patrocinato dal Comune di Padova, ruota attorno alla rivitalizzazione di una raccolta di vecchie fotografie, provenienti da album di famiglia dimenticati, che Bortolato ha recuperato e acquisito nel tempo, e al quale restituisce nuova vita e senso attraverso un'azione performativa che coinvolge il pubblico.

Lo scorso aprile l’artista è partito da Verona in sella a una bici d'epoca, per un itinerario che lo sta portando ad attraversare tutta l'Italia, dal Veneto alla Puglia, dalla Sicilia al Piemonte, fino alla Sardegna. Un viaggio che in tre mesi coprirà 4600km, facendo tappa in musei, associazioni culturali e gallerie d'arte per realizzare Fotografie Inutili.

Ad ogni tappa del viaggio l'artista realizza una performance invitando i partecipanti a scegliere una delle “fotografie inutili”, che Bortolato timbra, segna con luogo e data e firma, donandola al partecipante, al quale viene scattato un ritratto con il volto coperto dalla fotografia ricevuta. Attraverso il duplice atto della scelta e del dono, le fotografie "inutili" vengono "riattivate", acquistano nuovo senso e nuova vita, ed entrano a far parte di un singolare "archivio nomade" dell'artista, che tiene traccia di tutte le fotografie "non più inutili".

Nell'ambito del progetto, Bortolato realizzerà per la Fondazione una variante speciale, nata dal suo incontro con l'Archivio di Arnaldo Pomodoro – dove lo studio e la "riattivazione" di fotografie considerate marginali è attività quotidiana – e con la poetica tipica del lavoro del Maestro.

Ogni fotografia – anche quelle "inutili", delle quali cioè si è persa la connessione con una storia definita – è un documento di memoria, il tassello del racconto di un universo di persone, luoghi, momenti e storie. Ogni fotografia ha un potere narrativo, insito nell'immagine ma potenziato dalla presenza sul retro di parole scritte, timbri, date, riferimenti a persone e/o situazioni: frasi per noi indecifrabili perché appartenenti a vite altre, che non ci appartengono, scritture in fondo incomprensibili e misteriose, così come lo sono le sequenze segniche che caratterizzano l'opera di Pomodoro.

Così come succede con le immagini, anche l’incontro con queste scritture misteriose, tra queste tracce di vite altrui e le nostre vite, i nostri sogni e i nostri intimi racconti, scatena la nascita di nuove visioni e interpretazioni, di una nuova narrazione che riattiva e dona nuova vita alle "fotografie inutili".

Ospite della Fondazione negli spazi dello Studio di Arnaldo Pomodoro, Bortolato realizzerà la performance di Fotografie Inutili mostrando ai partecipanti solo il retro delle fotografie: ciascuno dovrà scegliere la sua fotografia da "riattivare" non in base all'immagine, ma alla curiosità o all'inaspettata sintonia con le tracce scritte dietro di essa.

 



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Kelly Robert, Coraggio, 2021, terraglia bianca italiana e smalto, 60x33x35 cm.

 

STORIA DEL NOVECENTO ITALIANO - Poetiche e vicende del movimento di Margherita Sarfatti 1920-1932

 

Il volume è l’esito di oltre vent’anni di studi di Elena Pontiggia che ha ricostruito la storia del Novecento Italiano, uno dei più importanti movimenti di ideali classici del XX secolo.

Mercoledì 29 giugno 2022 alle ore 18:30, le porte del Salone d’Onore del Museo Bagatti Valsecchi si aprono per presentare il poderoso volume di Elena Pontiggia STORIA DEL NOVECENTO ITALIANO. Poetiche e vicende del movimento di Margherita Sarfatti 1920-1932, edito da VAF, Fondazione Stiftung – Allemandi. Ne parlano con il conservatore del Museo Antonio D’Amico, l’autrice Elena Pontiggia e lo storico dell’arte Luigi Sansone.

Il volume è l’esito di oltre vent’anni di studi di Elena Pontiggia che ha ricostruito la storia del Novecento Italiano, uno dei più importanti movimenti di ideali classici del XX secolo. Con un linguaggio chiaro e leggibile ne analizza la poetica, incentrata sulla volontà di ricomporre una forma solida e volumetrica. Racconta poi, con una mole di dati poco noti e un ricco apparato di immagini, l’avventura novecentista: le vicende di un piccolo gruppo di artisti, che si forma a Milano nel 1922 intorno Margherita Sarfatti, critica d’arte, e all’artista Mario Sironi. Ricostruisce la storia delle mostre che nella seconda metà degli anni Venti, in tutta Europa, hanno promosso il Novecento Italiano, accogliendo le opere di tanti grandi pittori e scultori, da Carrà a Casorati, da Wildt ad Arturo Martini, da Campigli a de Chirico, e molti altri ancora.

Come si legge nell’introduzione dell’autrice, la ricerca e la scrittura muovono entro questioni ancora aperte: «la dimensione allargata del Novecento Italiano che, se non può essere identificato con le centinaia di artisti presenti nelle sue mostre (…), non deve nemmeno essere ridotto ai Sette (Sironi, Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppi)»; il «il ruolo di altri artisti che sono stati oggettivamente vicini al gruppo sarfattiano, partecipando a tutte, o quasi, le sue mostre»; la «poetica» del Novecento Italiano, «il suo concetto di sintesi, e le sue suggestioni platoniche, la sua aspirazione a una moderna classicità, la sua contrapposizione all’impressionismo, al divisionismo, all’eclettismo, al simbolismo, al realismo ottocentesco».

Fondato sulla profonda conoscenza del corpus storiografico dedicato nel tempo al Novecento Italiano e, soprattutto, arricchito di nuovi dati emersi dalla consultazione e dall’analisi di documenti inediti o poco noti conservati negli archivi di Margherita Sarfatti, di Alberto Salietti e di Arturo Tosi, il volume di Elena Pontiggia si offre come capitolo essenziale per l’approfondimento e la rilettura della costellazione novecentista e della scena artistica italiana della prima metà del XX secolo.

Come sempre la Casa Museo Bagatti Valsecchi, situata nel cuore di Milano, rappresenta la cornice perfetta per raccontare uno spaccato di storia del Novecento, di cui la famiglia Bagatti Valsecchi ha fatto parte, grazie alla sua partecipazione alla vita milanese da fine Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento e ancora oggi come simbolo della città di Milano grazie alla sua apertura al pubblico nel 1994.

Il volume STORIA DEL NOVECENTO ITALIANO. Poetiche e vicende del movimento di Margherita Sarfatti 1920-1932 è arricchito da un apparato  conografico che accompagna la lettura dei quattordici capitoli del libro e comprende 290 illustrazioni di dipinti e sculture appartenenti a collezioni museali e di un cospicuo numero di opere appartenenti alla collezione di Volker Feierabend - creatore della Fondazione VAF-Stiftung - oggi in deposito al Mart di Trento e Rovereto.

IL MUSEO

Il Museo Bagatti Valsecchi è una casa museo frutto di una straordinaria vicenda collezionistica di fine Ottocento, che ha come protagonisti due fratelli: i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. A partire dagli anni Ottanta del XIX secolo, i due posero mano alla ristrutturazione della dimora di famiglia nel cuore di Milano, tra via Gesù e via Santo Spirito e parallelamente, iniziarono a collezionare dipinti e manufatti d’arte applicata quattro-cinquecenteschi con l’intento di allestirli nella loro casa così da creare una dimora ispirata alle abitazioni del Cinquecento lombardo.

 



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 Poplars near Nuenen (1885), Vincent van Gogh, flanked by X-ray images, showing the over- painted compositions, in the restoration studios at Depot Boijmans Van Beuningen. Credit: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo by Aad Hoogendoorn.

 

TEFAF Maastricht: le vendite delle prime giornate di fiera

 

La varietà e qualità dell’offerta di TEFAF Maastricht non ha eguali, sia in termini di opere che di espositori presenti all’evento.

Collezionisti, musei e appassionati d’arte hanno fatto ritorno a TEFAF Maastricht in occasione del weekend di apertura della Fiera, di nuovo in presenza dopo il 2020. I visitatori sono affluiti in gran numero per ammirare e acquistare le opere d’arte di qualità museale che interessano 7000 anni di storia, esposte da 242 galleristi in rappresentanza di 20 nazioni del mondo, per un’offerta straordinariamente diversificata. Nessun’altra fiera riunisce la stessa ampiezza, qualità e profondità di opere sotto lo stesso tetto.

La comunità museale ha fatto sentire la propria presenza forte e chiaro: oltre 100 istituzioni hanno inviato alla Fiera i propri rappresentanti, che si sono resi protagonisti di numerose vendite — così come i collezionisti privati. Tra i musei presenti spiccano il Metropolitan Museum of Art, il J. Paul Getty Museum e l’Art Institute of Chicago per quanto concerne gli Stati Uniti; il British Museum, il Courtauld Institute of Art e l’Ashmolean Museum per quanto riguarda la Gran Bretagna. Altre importanti istituzioni europee hanno visitato l’evento, tra cui il Musée de Louvre, il Rijksmuseum, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e le gallerie nazionali di Danimarca, Berlino, Scozia e Irlanda.

Tra le vendite più significative occorse nel weekend di apertura (24 e 25 giugno) figurano:

 Antichità:

  • Lo specialista londinese di arte indiana e giapponese Joost van den Bergh (stand 264) ha venduto due opere al Metropolitan Museum of Art per un importo che non è stato reso noto.
  • Aronson Antiquairs (stand 117), specializzato in ceramica di Delft, ha venduto il suo capolavoro - una coppia di “dipinti di porcellana” - per una cifra a 5 zeri.
  • Per la prima volta alla Fiera come espositore, Thomas Coulbourn & Sons (stand 262) ha venduto tre opere tra cui un tavolo da té e gioco in legno huanghuali, dal prezzo richiesto di 100.000 euro, insieme a una cantinetta da vino di 225.000 euro e a una coppia di incisioni.
  • Steinitz (stand 136) ha venduto per oltre 3 milioni di euro un set di tondi in terracotta attribuito ad Andrea Briosco il Riccio, raffigurante busti di imperatori e altre figure.

Antichità ed etnografia:

  • Dr Jörn Günther Rare Books (stand 108) ha registrato un ottimo inizio grazie alla vendita di due manoscritti dal costo complessivo di oltre 1 milione di euro: le Decretali di Gregorio IX e Vite di Uomini e Donne Famosi di Boccaccio.
  • Ben Janssens Oriental Art (stand 205) ha venduto un Leone Seduto in Ceramica a un collezionista privato britannico per circa 40.000 euro.
  • La galleria londinese Charles Ede (stand 523) ha venduto al Musée Royal de Mariemont di Bruxelles un’opera di prova di uno scultore egiziano, raffigurante un faraone inginocchiato e risalente al Periodo Tolemaico.
  • Serge Schoffel (stand 500) di Bruxelles ha venduto una coppia di Bulul realizzata dal popolo di Ifugao, Nord Luzon, Filippine.

Arte contemporanea e moderna:

  • Per la prima volta alla Fiera come espositore, White Cube (stand 400) ha venduto diverse opere tra cui Hove di Antony Gormley per 500.000 sterline.
  • Beck & Eggeling (stand 436), galleria a Düsseldorf, ha venduto diverse opere tra cui Fiore III e Azul Blanco di Manolo Valdés per 650.000 dollari, così come Urpflanze III dell’artista ucraino Aljoscha, presente all’apertura della Fiera.
  • Grande successo per il mercante d’arte giapponese A Lighthouse called Kanata (stand 447) nella prima giornata di Fiera, durante cui ha venduto 16 opere, per metà acquistate da nuovi clienti.
  • Galerie Le Minotaure (stand 434) ha venduto Quatre plans irréguliers à volutes di Sophie Taeuber-Arp, dal prezzo richiesto di 300.000 euro.
  • The Mayor Gallery (stand 446), Londra, ha venduto 2 Trames de petits tirets 0º 90º di François Morellet.
  • Il Presidente di TEFAF Hidde van Seggelen (stand 408) ha venduto due opere al museo olandese Voorlinden.

Argenteria:

  • Aardewerk (stand 261), specialista in argenteria olandese del XVII e XVIII secolo, ha venduto per oltre 100.000 euro uno splendido calice da vino creato nel 1688 da Jan Diamant a Haarlem.

 

Dipinti:

La galleria di Madrid Caylus (stand 338) ha venduto un quadro raffigurante la Vergine col Bambino per circa 1,5 milioni di euro.

Lo specialista degli Antichi Maestri Colnaghi (stand 307) ha riportato la vendita del Ritratto di Nobildonna di Rodrigo de Villandrando per 700.000 euro.

Galleria Carlo Virgilio & C. (stand 357) ha venduto la sua opera di punta, Ritratto di un Personaggio non Identificato di Charles Mellin, così come diversi altri pezzi.

Trinity Fine Art (stand 350) ha venduto una delle sue opere di maggior rilievo per 180.000 euro: si tratta della raffigurazione realizzata da Pompeo Calvi di Antonio Canova nel suo Studio Circondato dalle sue Sculture.

Kunstgalerij Albricht (stand 319), uno dei mercanti di Antichi Maestri più noti di Oosterbeek, ha venduto il suo capolavoro Due Pugili di Isaac Israel insieme ad altre sei opere, tutte acquistate da collezionisti privati inglesi, americani, tedeschi e olandesi.

Scultura:

  • Per la prima volta a TEFAF, la parigina Galerie Sismann (stand 249) ha venduto la sua opera di punta, Corpus, bronzo progettato da Michelangelo Buonarroti, per una cifra a sei zeri.
  • Galerie Xavier Eeckhout (stand 147) ha venduto cinque sculture durante il giorno di apertura, tra cui due Elefanti Asiatici “Arriverà” di Rembrandt Bugatti per 350.000 euro.

Design:

  • Galerie Marc Heiremans (stand 606) ha riportato copiose vendite tra cui uno straordinario vaso con coperchio in porcellana a guscio d’uovo realizzato tra il 1893 e il 1900.

Il Presidente di TEFAF Hidde van Seggelen ha dichiarato: “È stato un ritorno importante per TEFAF Maastricht, ed è fantastico vivere di nuovo l’energia di questa grande Fiera, che chiama a raccolta la nostra comunità di espositori, gli appassionati d’arte e i collezionisti di tutto il mondo. I nostri galleristi si sono impegnati a fondo per acquistare e ricercare le opere migliori da esporre a TEFAF Maastricht: la qualità della loro offerta, e il modo stesso in cui è presentata, testimoniano i loro enormi sforzi. Le numerose vendite all’apertura della Fiera hanno confermato che TEFAF Maastricht è l’esposizione di 7000 anni di storia dell’arte maggiore del mondo”.

L’espositore di lunga data Alessandro Di Castro ha così commentato la Fiera in corso: “TEFAF Maastricht 2022 segna un grande ritorno sulla scena mondiale dell’arte. La vivacità dei visitatori tra gli stand, e lo studio e la ricerca dei galleristi al fine di presentare solo pezzi unici, hanno contribuito all’atmosfera entusiasmante di quest’anno”.

TEFAF Maastricht continua fino al 30 giugno al MECC di Maastricht. Per informazioni www.TEFAF.com

 

 



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RARE SCOPERTE STORICHE E CAPOLAVORI INEGUAGLIABILI ALLA XXXV EDIZIONE DI TEFAF MAASTRICHT, DI NUOVO IN PRESENZA

 

La varietà e qualità dell’offerta di TEFAF Maastricht non ha eguali, sia in termini di opere che di espositori presenti all’evento.

Amsterdam, Paesi Bassi: The European Fine Art Foundation (TEFAF) ritorna a Maastricht in grande stile, anticipando una selezione delle opere recentemente scoperte e dei capolavori esposti alla XXXV edizione della sua Fiera TEFAF Maastricht, prevista dal 25 al 30 giugno. La varietà e qualità dell’offerta di TEFAF Maastricht non ha eguali, sia in termini di opere che di espositori presenti all’evento.

Quest’anno, oltre ai migliori galleristi del mondo, TEFAF Maastricht darà il benvenuto al Museo Boijmans van Beuningen, che presenterà il quadro Pioppi vicino a Nuenen di Vincent van Gogh (1885) proprio all’ingresso della Fiera. L’opera sarà presto oggetto di restauro grazie al supporto economico del Museum Restoration Fund di TEFAF, giunto al suo decimo anniversario. Inoltre, TEFAF Maastricht sarà accompagnata da un nutrito programma di incontri ed eventi che avranno luogo in uno spazio di nuova creazione. Tutte le informazioni a riguardo sono consultabili su TEFAF.com

TEFAF Maastricht, vera calamita per il mercato internazionale dell’arte, vedrà la partecipazione di 243 tra i migliori mercanti d’arte e galleristi del mondo, che presenteranno opere d’ineguagliabile qualità e valore storico al pubblico mondiale di collezionisti privati, curatori e direttori museali, professionisti del settore e appassionati. Per la prima volta nella sua storia, TEFAF si terrà nel mese di giugno anziché a marzo, per poi ritornare ad avere luogo come sempre intorno a primavera nell’edizione del 2023, prevista dall’11 al 19 marzo. Quest’anno, TEFAF Maastricht sarà la punta di diamante di una serie di fiere d’arte eccezionali che faranno dell’Europa il centro del mercato.

L’edizione 2022 coinvolgerà 243 espositori per un totale di 20 nazioni: 216 galleristi già precedentemente presenti alla Fiera, e 21 che vi esporranno per la prima volta. Inoltre, l’iniziativa TEFAF Showcase darà il benvenuto a 6 gallerie di recente apertura, accogliendole per la prima volta all’interno della comunità di TEFAF: si tratta di Bartha Contemporary (Regno Unito), Galerie Nicolas Bourriaud (Francia), Imperial Art (Francia), Galerie Mendes (Francia), Galerie Pauline Pavec (Francia), e Royal Provenance (Francia).

Queste le parole del Presidente Hidde van Seggelen: “Parlo a nome di tutta la comunità di galleristi quando dico che riaprire le porte della trentacinquesima edizione di TEFAF Maastricht è una grande emozione. I nostri espositori hanno sempre portato alla Fiera un ricco patrimonio di storia ed esperienza, e quest’anno non farà eccezione. Con l’edizione di giugno ci uniremo con piacere ad altri eventi artistici e culturali di rilievo mondiale che avranno luogo nello stesso mese in Europa, rendendola così la destinazione d’elezione per i collezionisti e gli appassionati di tutto il mondo”.

AXA XL
TEFAF e AXA XL, suo Partner Principale, condividono la stessa filosofia: nell’arte, c’è molto più di ciò che si vede.

TEFAF è una fondazione no profit che sostiene l’esperienza e la varietà della comunità globale dell’arte, come dimostrano gli espositori selezionati per le sue due Fiere annuali di Maastricht e New York. TEFAF si pone come guida esperta per i collezionisti privati e istituzionali del mercato globale dell’arte, ispirando appassionati e compratori d’arte di tutto il mondo.

TEFAF Maastricht è ampiamente riconosciuta come la fiera d’arte, antiquariato e design più importante del mondo. Con oltre 280 espositori di spicco provenienti da più di 20 nazioni, TEFAF Maastricht è la vetrina delle opere d’arte più prestigiose disponibili ogni anno sul mercato. Oltre alle sezioni tradizionali come dipinti degli Antichi Maestri, antichità e opere classiche, che interessano circa metà della Fiera, propone ai visitatori anche arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielleria, design del XX secolo e opere su carta.

 

 



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CARLA FENDI FOUNDATION: SPOLETO FESTIVAL DEI 2MONDI

 

Un progetto che esplora un binomio già nell’interesse della Fondazione da alcune stagioni.

La Fondazione Carla Fendi, rinnovando il suo impegno per Spoleto 65 Festival dei 2Mondi presenta ARTIFICIAL ARTECHNOLOGY, un progetto che esplora un binomio già nell’interesse della Fondazione da alcune stagioni.

ARTE ‘on the wall’. Sulla facciata del Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi l’ingrandimento di FRAMMENTO FATICA N.26 dell’artista DANIELE PUPPI. Un lavoro fotografico tridimensionale realizzato in 4 esemplari nel 2004 per la Lisson Gallery di Londra e ora in Collezioni Private.

SCIENZA nell’ ex Battistero della Manna D’oro che ospiterà REALITY? installazione in realtà aumentata di GABRIELE GIANNI. Un’esperienza visiva e sonora che vuol far vacillare la percezione della realtà oggettiva in un luogo un tempo sacro, attraverso un misticismo “aumentato” dalla tecnologia.

PREMIO CARLA FENDI STEM [science,technology,engineering,mathematics]

Nella giornata conclusiva del Festival il riconoscimento è conferito all’astrofisica MARICA BRANCHESI per il contributo dato alla rilevazione delle onde gravitazionali.

La cerimonia avrà luogo sul palcoscenico del Concerto finale alla presenza del Maestro Antonio Pappano, del sindaco Andrea Sisti Presidente della Fondazione Festival, della direttrice artistica Monique Veaute e di Maria Teresa Fendi Presidente della Fondazione Carla Fendi.

La Fondazione Carla Fendi ospiterà a Palazzo Racani Arroni gli INCONTRI CON GLI ARTISTI che il Festival organizza durante i fine settimana dalle ore 11 alle 12.

 



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MAXXI BVLGARI PRIZE: LA MOSTRA DEI FINALISTI ALESSANDRA FERRINI, SILVIA ROSI, NAMSAL SIEDLECKI

 

Gli artisti presentano le loro opere site specific per la terza edizione del premio che vede ancora insieme MAXXI e Bulgari nel sostegno ai giovani talenti nell’arte.

Con opere profondamente radicate nel presente, capaci di scardinare la Storia, la Società, la Natura, per comprendere al meglio una contemporaneità in costante evoluzione, Alessandra Ferrini (Firenze, 1984), Silvia Rosi (Scandiano – RE, 1992) e Namsal Siedlecki (USA, 1986) dal 24 giugno al 20 novembre 2022 sono i protagonisti della mostra, a cura di Giulia Ferracci, della terza edizione del MAXXI BVLGARI Prize, progetto che unisce il MAXXI e Bulgari nel sostegno e la promozione dei giovani artisti.

Allestita nella scenografica Galleria 5 al terzo piano del museo, la mostra presenta tre lavori pensati, prodotti e realizzati appositamente per il Premio, sulla base dei quali la stessa giuria internazionale che li ha scelti – composta da Hou Hanru, Direttore Artistico del MAXXI, Bartolomeo Pietromarchi, Direttore del MAXXI Arte, Hoor Al Qasimi, Presidente e Direttrice Sharjah Art Foundation, Chiara Parisi, Direttrice Pompidou-Metz e Dirk Snauwaert, Direttore WIELS Contemporary Art Centre – decreterà il vincitore, la cui opera entrerà a far parte della collezione del MAXXI.

Dice Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI: “Il rapporto con la memoria personale e collettiva, con la storia, con la natura, sono temi diventati sempre più centrali alla luce delle profonde trasformazioni geopolitiche, sociali ed ecologiche cui stiamo assistendo, e il MAXXI BVLGARI Prize non poteva che rispecchiare tutto questo. Il Premio, che è uno degli appuntamenti più importanti per il Museo – sviluppato insieme a Bulgari nostro partner strategico dal 2018, azienda da sempre attenta alla ricerca e con cui condividiamo la missione di investire sulla creatività del nostro tempo – ci mette dietro allo sguardo dei giovani artisti lasciandoci intravedere il futuro e forse il modo migliore di affrontarlo. Benvenuti ai finalisti! È un piacere avervi al MAXXI”.

Dice Jean-Christophe Babin, CEO di Bulgari: “In un momento storico che ci vede attraversare incessanti cambiamenti, la riflessione dei finalisti sui concetti di identità, radici culturali e narrazione dei media fa scaturire un legame profondo tra dimensione personale e sfera collettiva. Sperimentando con linguaggi e materiali, i tre artisti varcano confini per ripensare appartenenze e provenienze in un’ottica di inclusività. Il nuovo appuntamento con il MAXXI BVLGARI Prize è come sempre ricco e stimolante e ci rende fieri più che mai di una partnership frutto di valori condivisi, che dà voce ai giovani talenti per renderli protagonisti del loro futuro.”

LA MOSTRA

La prima parte del percorso espositivo, all’ingresso della Galleria 5, accoglie lo spettatore in una Archive Room in cui, su pareti caratterizzate da un motivo che ricorda l’antica arte giapponese del Kintsugi, tre teche raccolgono materiali e appunti che hanno ispirato gli artisti nella realizzazione dei loro lavori.

Il percorso espositivo si apre con Gaddafi in Rome: Notes for a Film, di Alessandra Ferrini, una video installazione che, con l’approccio auto riflessivo tipico dell’essay film, analizza la prima visita ufficiale in Italia di Muammar Gheddafi nel 2009, per celebrare la firma del Trattato di amicizia, partenariato e collaborazione tra Italia e Libia. Un accordo nato dalla necessità per l’Italia di assicurarsi l’approvvigionamento di carburante e di fermare il flusso dei migranti verso le coste del Sud, per il quale il nostro Paese ha dovuto piegarsi alla richiesta di un risarcimento per l’occupazione coloniale sotto forma di investimenti finanziari e infrastrutturali. Quello stesso trattato ha ratificato la politica dei respingimenti, ha causato la violazione dei diritti umani di tanti, ha dato origine ad accordi simili in UE.

Partendo dal meticoloso reportage realizzato in quei giorni di visita ufficiale dal quotidiano La Repubblica – occasione per l’artista di una riflessione sulle forme contemporanee di produzione e fruizione delle notizie – Gaddafi in Rome opera una vera e propria dissezione della “messa in scena” dell’evento, ispirandosi direttamente alla pratica delle dissezioni pubbliche nei Teatri Anatomici dal Medioevo in poi, di cui resta una citazione nella tenda che compone parte dell’allestimento, su cui è stampata l’immagine del Teatro Anatomico dell’Università di Padova (il più antico in Italia).

Sollevando temi come il rapporto tra velocità di comunicazione e reale comprensione di eventi geopolitici complessi, la spettacolarizzazione mediatica degli eventi, il travagliato rapporto dell’Italia con il suo passato coloniale, Gaddafi in Rome è un invito a una riflessione più ampia, che non da soluzioni, ma lascia agli spettatori lo spazio per trarre le proprie conclusioni.

Il percorso continua con Nuovo Vuoto di Namsal Siedlecki, un viaggio metaforico nato dall’interesse dell’artista per gli spazi vuoti all’interno delle sculture in bronzo fuse a cera persa.

Partendo da una di queste forme interiori – ricavata da una mano bronzea comprata online – Siedlecki parte alla ricerca della “scultura originaria” che la custodiva. Tramite scansioni in 3D e ricomposizioni vettoriali, e grazie all’uso di tecnologie robotiche, l’artista realizza 6 opere composte da una scultura e il suo plinto, ogni volta in materiali diversi. La prima – in gesso e cemento – rappresenta la condizione attuale dell’Umanità, artefice di uno sfrenato sfruttamento della Natura. La seconda, realizzata in legno di Cirmolo con un plinto in marmo simile a un abbeveratoio forato, mostra la mano nel suo primo stadio di mutazione, mentre la terza, composta da una stufa in terracotta su cui posa una mano in gres, rappresenta la trasformazione della materia, di cui le pratiche di lavorazione dell’argilla sono esempio perfetto. La fase della sintesi è rappresentata dalla quarta scultura, una colonna in polistirolo e una mano in poliuretano azzurro, materiali artificiali nati dalla conoscenza dell’uomo. Nella quinta scultura su un basamento in alluminio realizzato da un programma di intelligenza artificiale, si torna al materiale originario, il bronzo, per scoprire una versione primordiale della forma, cambiata dalle esperienze del viaggio compiuto; stessa forma presentata dalla sesta e ultima opera, realizzata senza plinto, in vetro soffiato, pronta ad accogliere il futuro.

Il mancato intervento dell’uomo ha lasciato ogni volta, nelle forme generate dalle macchine, errori che ne hanno trasformano le successive realizzazioni: un modo per l’artista di rappresentare la sequenza di esperienze che ci ha portato a essere quello che siamo. Solo nella consapevolezza del passato, infatti, è possibile iniziare un nuovo percorso di coesistenza.

Conclude la mostra l’opera Teacher Don’t Teach Me Nonsense (2022) di Silvia Rosi, artista italo-togolese che ha trovato nella fotografia una pratica di ricerca sulla memoria, per comprendere come ricordiamo e perché dimentichiamo.

La sua ricerca, che attraverso video e fotografie affronta la storia della sua famiglia e la sua eredità identitaria, in questa occasione si esprime in un progetto dedicato alle lingue Ewe e Minà, un tempo parlate in Ghana e Togo. Nonostante il tentativo operato dai colonialisti di lingua francese e tedesca di sradicarle attraverso l’alfabetizzazione delle popolazioni autoctone, l’ewe ha resistito nei secoli grazie alle famiglie, a numerosi studi linguistici, e a pratiche artigianali che vedevano inserite frasi in ewe come decorazione dei tessuti degli abiti. Il lavoro di Rosi, composto da tre gruppi fotografici e video, mette in evidenza l’importanza della lingua nel processo di affermazione identitaria di una popolazione e degli individui, e riflette su questioni strutturali normalizzate dai processi coloniali avvenuti in Togo, sottolineando come la politica linguistica metta in luce tutta l’ambiguità del progetto coloniale di conversione delle popolazioni autoctone.

I FINALISTI

Alessandra Ferrini (Firenze, 1984) vive e lavora a Londra. Artista, ricercatrice, educatrice italiana con base a Londra, il suo lavoro si sviluppa attraverso l’utilizzo e la combinazione di diversi linguaggi espressivi, dall’immagine in movimento all’installazione e alla performance. La ricerca di Ferrini è radicata sullo studio del post colonialismo, pratiche storiografiche, processi di archiviazione e analizza criticamente le relazioni tra Italia, regione mediterranea e continente africano.

Silvia Rosi (Scandiano -RE, 1992) vive e lavora tra Londra e Modena. Artista visiva e fotografa italo-togolese, il lavoro di Silvia Rosi si concentra sul tema delle origini e sulle caratteristiche personali, storiche e sociali che determinano l’identità di un individuo. Attraverso il genere dell’autoritratto, Rosi recupera l’esperienza della sua famiglia attualizzando storie, ricordi e tradizioni antiche. Ispirate all’eredità togolese, le sue opere privilegiano il mezzo fotografico e l’immagine in movimento combinata con frammenti testuali.

Namsal Siedlecki (Greenfield - USA, 1986) vive e lavora a Seggiano (GR). Siedlecki pone al centro del suo lavoro la trasformazione costante della materia, naturale e artificiale, esaltandone le infinite qualità espressive e semantiche. Storie di rituali, memorie e tradizioni antiche ispirano la particolare tecnica ed estetica delle sue opere, sculture e installazioni in cui il processo di manipolazione, controllo e cambiamento dei materiali evoca la questione ancestrale del rapporto tra l’uomo e la natura.

STORIA DEL PREMIO

Nato nel 2000 come Premio per la Giovane Arte, il Premio costituisce il punto di partenza e la nascita della Collezione del MAXXI Arte. Negli anni, è stato un importante trampolino di lancio per molti artisti.

Sono 42 quelli che, dal 2001 al 2018, hanno preso parte alle precedenti 10 edizioni, tra questi, Mario Airò, Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Stefano Arienti, Micol Assaël, Rosa Barba, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Rossella Biscotti, Ludovica Carbotta, Patrizio Di Massimo, Bruna Esposito, Lara Favaretto, Piero Golia, Adelita Husni-Bey, Avish Khebrehzadeh, Liliana Moro, Marinella Senatore, Nico Vascellari, Vedovamazzei, Francesco Vezzoli, Zapruder e molti altri.

Nel 2018 la prima edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, è stata vinta da Diego Marcon, finalista insieme a Talia Chetrit e Invernomuto, la cui opera Calendoola: SURUS è stata acquisita grazie al contributo degli Amici del MAXXI. L’edizione del 2020 ha visto la vittoria di Tomaso De Luca finalista insieme a Giulia Cenci e Renato Leotta.