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Antonia Colella ‘Lacrima’, Videoinsight® Collection

 

Artissima 2023 "HATER" by Fondazione Videoinsight®  


La mostra è a cura di Rebecca Russo, filantropa, collezionista, psicoterapeuta, Presidente della Fondazione Videoinsight®.


Viviamo in un mondo violento, nel quale il rispetto, la gentilezza e la gratitudine sembrano essere valori rari. 

Sperimentiamo l’invidia, l’odio, l’aggressività quotidianamente, nella realtà e sul web. 

La violenza sulle donne, sui bambini, sugli altri, intimi oppure estranei, si intensifica; la violazione fisica e psicologica dei diritti umani è all’ordine del giorno. 

La Fondazione Videoinsight® ha come mission la Prevenzione e la Cura del Benessere Psicofisico attraverso l’Arte Contemporanea

In occasione di Artissima 2023, propone la Mostra Collettiva “HATER", a cura di Rebecca Russo, filantropa, collezionista, psicoterapeuta, Presidente della Fondazione Videoinsight®.

L’Esibizione include le Opere Finaliste dell’Open Call “Hater” lanciata nel Febbraio 2023 e l’assegnazione del Premio Videoinsight®, giunto ormai alla sua 11esima Edizione.

Questi sono i nomi degli Artisti partecipanti: 

Marco Abrate (Rebor), Sofia Amore, Raffaella Baldassarre, Pasquale Battaglia, Savina Capecci, Gianluca Capozzi, Marialucia Ciraci, Antonia Colella, Alessandro Dentico,Diego Dominici, Angelo Farina, Pietro Farina, Damiano Fasso, Lorenzo Gnata, Selena Leardini, Simone Marini, Silvia Raffaelli, Roberto Rossacci, Milena Sgambato, Paolo Treni, Roberta Toscano, Marta Scavone, Luca Zarattini.

La Mostra nasce per sensibilizzare il pubblico sul tema degli “Hater”, persone che usano i social network, per esprimere violenza verbale o per incitare all’odio verso qualcuno o qualcosa. 

Nascosti sotto nickname, gli “Hater” avvelenano le comunicazioni con commenti improntati a una distruttività ossessiva, immotivata, umiliante.

La perdita di controllo, di identità, l’egoismo, la disumanità sono sempre esistiti, i media hanno amplificato il fenomeno. 

L’atteggiamento costante  e reiterato, di intolleranza, di disprezzo, di  denigrazione, di sadismo e di provocazione, causa nelle vittime frustrazione, disagio, depressione, dolore, disperazione.

L’Esibizione “Hater” è finalizzata alla Prevenzione del cyberbullismo, al sostegno delle vittime danneggiate dalla prepotenza, dalla cattiveria, dalla crudeltà, dalla prevaricazione, dall’abuso emotivo. 

La presa di coscienza stimolata dall’interazione con le Opere d’Arte focalizzate sul tema (l’esperienza Videoinsight® proposta al pubblico) è il primo passo per la Prevenzione, per la Cura.

La Mostra sarà inaugurata il 3 Novembre 2023 dalle ore 19 alle ore 22, presso il Centro Videoinsight® di via Bonsignore 7 a Torino. Durerà fino al 7 Gennaio 2023. Sarà visitabile su appuntamento. 

 



 

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Bio esseri di Pino Guzzonato. Metafora dell’evoluzione tra natura e arte 


Opere che consentono di ripercorrere la lunga carriera di Pino Guzzonato, dalle prime espressioni artistiche ispirate e nate dalla natura, fino all’ultima creazione: i bio esseri meditati e giunti a compimento nel periodo della pandemia.


Fondazione Benetton Studi Ricerche / Ca’ Scarpa organizza la mostra Bio esseri di Pino Guzzonato. Metafora dell’evoluzione tra natura e arte, dedicata all’artista Pino Guzzonato, scultore, pittore, disegnatore, incisore di fama internazionale, per la prima volta a Treviso con questa esposizione, a cura di J.K. Mauro Pierconti, aperta fino a domenica 10 dicembre 2023, negli spazi di Ca’ Scarpa.

In esposizione 150 opere che consentono di ripercorrere la lunga carriera di Pino Guzzonato, dalle prime espressioni artistiche ispirate e nate dalla natura, fino all’ultima creazione: i bio esseri meditati e giunti a compimento nel periodo della pandemia.

«L’isolamento imposto dal Covid» spiega J.K. Mauro Pierconti «ha portato a maturazione in Pino Guzzonato di forme e immagini che poi, in modo quasi frenetico, si sono materializzate in una serie di piccole statue d’argento e pietre colorate dalla forma “curiosa”, che l’artista ha chiamato bio esseri, e che vogliono ricordarci che la Natura è sempre in grado di produrre nuove forme di vita, anche in seguito alle crisi più gravi e con essa noi stessi perché, in quegli anni, tutti abbiamo covato dentro di noi qualcosa, che ci rappresenta e che chiede di uscire, forse per trasformarsi in qualcosa di diverso, secondo un processo che seguirà le leggi della metamorfosi naturale. Come ricorda Telmo Pievani nel testo che accompagna il catalogo della mostra: “è affascinante pensare che esistano dimensioni del possibile che il reale non ha ancora esplorato”, e noi, al pari della Natura – madre e produttrice per eccellenza – possiamo immaginare e quindi creare molte nuove possibilità del reale, dando una consistenza diversa a questo mondo in continua trasformazione. I bio esseri, quindi, sono una rappresentazione della vita che si rinnova attraverso forme ibride, miste, in-transizione, magari non perfettamente compiute, ma comunque portatrici di una novità governata dalla pura immaginazione».

La mostra, articolata in quattro sezioni corrispondenti ai quattro piani di Ca’ Scarpa, offre una panoramica completa del lungo percorso fatto dall’artista verso la creazione di questi bio esseri, a partire dalle prime opere, nate dal mondo naturale, per passare poi a quelle di carta, che ne hanno consolidato la fama, come i libri realizzati in esemplare unico con alcuni poeti e scrittori, tra cui Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern, Fernando Bandini, Luigi Meneghello, e come le forme animali, sia reali che di fantasia, estremamente variegate.

Al pianoterra, nella prima sezione, una serie di opere varie, giusta introduzione al mondo naturale di Guzzonato, non solo per i temi ma anche per i materiali utilizzati: oltre alla carta, i metalli, la pietra, il feltro, i tessuti.

Opere dalle dimensioni diverse, da quelle in pietra più contenute e compatte, a quelle letteralmente smisurate in feltro e tessuto. Un paesaggio “alla Guzzonato”, dunque, vario e sorprendente. Già a questo piano il visitatore potrà notare come gli stessi pannelli espositivi siano un’opera artigianale unica, fatti da Guzzonato con la sua carta e stampati a mano.

Al primo piano, la seconda sezione, Natura e poesia, che condurrà nel profondo della ricerca naturalistica dell’artista, come stanno a dimostrare le decine di copertine in carta artigianale che portano impresse le forme di cortecce d’albero e legni antichi lavorati; ogni copertina reca l’impronta di un albero o di un legno diverso, tutti provenienti da un unico ambiente, quello veneto. Così come veneti sono i poeti e gli scrittori che, con Pino Guzzonato, hanno realizzato libri rari in copia unica sul tema della natura: ancora gli alberi, gli animali.

Ritroviamo così, tra le foglie stampate da Guzzonato in larghi fogli, le poesie di Andrea Zanzotto oppure i testi di Mario Rigoni Stern su varie specie di alberi, che iniziano ricordando le parole di Bernardo di Chiaravalle: «Troverai più nei boschi che nei libri». Per questo, forse, hanno realizzato un libro che aderisce il più possibile alla materia naturale dei boschi: nelle forme disegnate, nella consistenza e nella rugosità della carta, nel suo spessore che va ben oltre la superficie squadrata e liscia a cui siamo abituati.

La vicinanza alla natura – un senso di prossimità pressoché assoluto che l’artista vive – ha condotto anche alla nascita di varie forme animali. Si giunge così alla terza sezione della mostra, Verso i bio esseri, con opere ancora di carta: disegnate, stampate con svariatissimi tipi di animali, sia reali che di fantasia.

Gli immancabili coccodrilli, per i quali Guzzonato nutre una fascinazione/ossessione continua, e poi i gechi, le api, le formiche che si trovano fianco a fianco con strani esseri alati, multiforme e ibridi che in modo sempre più insistito popolano le sue sculture e le sue carte, dalle filigrane alle carte postali, fino agli innumerevoli fogli sciolti la cui produzione continua ancora oggi.

I bio esseri, nati sulla carta, si sono poi ulteriormente trasformati fino a dare origine alla serie in argento e pietre colorate che troviamo nella quarta e ultima sezione della mostra: 57 statuette ospitate in una teca appositamente disegnata da Tobia Scarpa.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, edito da Marsilio Editori, con uno scritto di Telmo Pievani sulla variegata natura dei bio esseri, e altri testi di Tobia Scarpa, Anna Villari e Francesco Bonsembiante; e sarà affiancata da una serie di attività collaterali dedicate ai bambini, alle famiglie e alle scuole, ispirate al tema dell’esposizione e alla natura delle opere, e ideate e organizzate da Fondazione Benetton Studi Ricerche, insieme ad alcune associazioni di volontariato trevigiane. In particolare, saranno proposti, sabato 11 e domenica 26 novembre, un gioco per bambini e famiglie, volto a scovare i bio esseri nascosti nelle vie e nelle piazze della città, in collaborazione con Orienteering Treviso ASD, e, nel corso del periodo espositivo, laboratori d’arte per le scuole, in collaborazione con Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio Onlus di San Donà di Piave.

Questa mostra inaugura a Ca’ Scarpa un nuovo filone di esposizioni, che prende il nome di “Collezioni dal territorio”, ovvero artisti, raccolte, patrimoni culturali dell’area veneta messi in mostra per essere offerti, conosciuti, valorizzati.

 



 

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"Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle ultime generazioni" alla Fondazione Dino Zoli 


Prestiti importanti, opere provenienti dalla collezione della Fondazione Dino Zoli e un attento monitoraggio della ricerca artistica contemporanea condurranno il visitatore attraverso cinquant'anni di riflessioni, animate da diverse sensibilità e principi estetici, legati ai differenti momenti storici in cui le opere hanno visto la luce.


La Fondazione Dino Zoli di Forlì presenta il progetto CHANGES. Il cambiamento come urgenza della sostenibilità, che intende approfondire il tema ambientale attraverso la mostra d'arte Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle ultime generazioni e una serie di talk ad ingresso gratuito, secondo un approccio non solo estetico, ma anche etico, con riferimenti al mondo della ricerca, della scienza, della tecnologia, della storia, della filosofia e della sociologia.

L'esposizione è a cura di Nadia Stefanel e Matteo Galbiati.

Prestiti importanti, opere provenienti dalla collezione permanente della Fondazione Dino Zoli e un attento monitoraggio della ricerca artistica contemporanea condurranno il visitatore attraverso cinquant'anni di riflessioni, animate da diverse sensibilità e principi estetici, legati ai differenti momenti storici in cui le opere hanno visto la luce.

Il percorso espositivo, che comprende anche una selezione di opere di Piero Manzoni, provenienti dalla Fondazione Piero Manzoni di Milano, di Piero Gilardi e di Enrico Cattaneo, si articola attraverso le ricerche di artisti mid-career (AfranValerio Anceschi, Alessio Barchitta, Andrea Cereda, Marina Gasparini, Roberto Ghezzi, Thierry Konarzewski, Margherita Levo Rosenberg, Lulù Nuti, Valentina Palazzari, Francesca Pasquali, Artan Shalsi, Sasha Vinci) ed emergenti (Lucia Bonomo, Michele Di Pirro, Cesare Galluzzo, Miriam Montani, Giulia Nelli, Anuska Sarkar) per rappresentare uno spaccato, certo di parte e selezionato, del panorama artistico dagli anni Sessanta ad oggi.

Si passerà dai celeberrimi Achrome di Manzoni ai lavori site-specific di Francesca Pasquali, Giulia Nelli e Valentina Palazzari, realizzati per l'occasione e destinati a un riciclo totale, passando per altre opere in cui i materiali sono volutamente riutilizzati. Saranno esposti inoltre alcuni dipinti di Enrico Baj e Renata Boero, parte della collezione permanente della Fondazione Dino Zoli.

«La convinzione personale della necessità di cambiare il nostro modo di vivere verso comportamenti eco sostenibili - dichiara Monica Zoli, socia Dino Zoli Group - influenza inevitabilmente anche le nostre attività imprenditoriali, stimolando riflessioni e desiderio di approfondimenti. L'idea di realizzare il progetto CHANGES nasce oltre un anno fa con l'obiettivo di condividere, con collaborazioni interdisciplinari, conoscenze ed esperienze nate in vari ambiti, con più soggetti e linguaggi diversi, per stimolare una presa di coscienza collettiva la più ampia possibile. Il progetto, organizzato da Fondazione Dino Zoli, non poteva prescindere da una mostra di arte contemporanea, prende vita così Utopiche seduzioni con le opere di straordinari artisti, messaggeri di vivifiche intuizioni che siamo felici di mettere a disposizione di tutti».

«In un'epoca in cui, forse con un colpevole ritardo, abbiamo capito il valore e la fragilità dell'ambiente in cui viviamo e il modo diverso in cui dovremmo approcciarci alle sue risorse, anche l'Arte, o forse soprattutto l'Arte, può aiutarci a comprendere e riflettere, in altra misura e maniera, sui temi forti del nostro presente», scrive Nadia Stefanel, direttrice della Fondazione Dino Zoli. «Il progetto promosso dalla Fondazione Dino Zoli nasce dall'urgenza di considerare la sostenibilità ambientale come l'unica strada per il nostro prossimo futuro, per migliorare sia la salute e il benessere delle persone, sia la qualità della vita a livello globale».

«Attraverso le opere in mostra - aggiunge Matteo Galbiati - sarà possibile valutare quei passaggi epocali, sottolineati e messi in evidenza proprio dai contenuti, dalle ricerche e dalle sperimentazioni, che hanno sottinteso i vari cambiamenti di pensiero e di rotta che, dal Secondo Dopoguerra in poi, si sono riscontrati nell'uso dei materiali con cui fare arte. Nell'esposizione saranno messe al centro quelle nuove materie che parevano essere un'innovazione della contemporaneità e risolutive per l'umanità (resta certa e comprovata la loro vantaggiosa utilità) ma, nel tempo, se non opportunamente trattate e gestite, si sono rivelate essere un notevole problema per l'ambiente e un gravoso lascito per le generazioni future. Così passando dalla fascinazione per la plastica e le sostanze sintetiche via via si è giunti ad una consapevolezza che, anche attraverso le ricerche degli artisti, temi come quelli del riuso, del riciclo, dell'eco-sostenibilità, del rispetto dell'ambiente e la fragilità dei suoi equilibri si inseriscono nelle pratiche anche dei più giovani imponendo il ricorso a materiali ecosostenibili, naturali o, appunto, riutilizzati. In questo senso si intuirà come l'Arte abbia, nel corso dei decenni, sempre saputo essere osservatorio privilegiato sul/del proprio tempo e, in taluni casi, ne abbia anticipato orientamenti e pratiche».

Nel periodo di apertura della mostra verrà organizzato un ciclo di talk tematici aperti al pubblico dal titolo CHANGES. Il cambiamento come urgenza della sostenibilità per suscitare un confronto e una riflessione più ampia, a partire dalle considerazioni mosse dagli artisti. I temi affrontati saranno: rifiuti, consumi, mobilità, energia. Primo appuntamento sabato 11 novembre alle ore 17.00 con Riciclare, riusare, trasformare: impariamo dalla Natura. Interverrà il botanico e divulgatore Stefano Mancuso, in dialogo con tecnici ed esponenti di realtà produttive. La partecipazione è gratuita; richiesta la prenotazione (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., T. +39 0543 755711).

L'esposizione è realizzata con il patrocinio di Comune di Forlì, Regione Emilia-Romagna e Confindustria Romagna, il sostegno di Dino Zoli Textile, la sponsorizzazione tecnica di DZ Engineering e la partnership di Consorzio Detox di Prato e TerraMedia. L'Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia ha attivato un tirocinio per gli studenti del corso di Comunicazione espositiva, che schederanno le opere e realizzeranno i pannelli introduttivi.

La Fondazione Dino Zoli è aperta al pubblico da martedì a giovedì con orario 9.30-12.30, venerdì, sabato e domenica ore 9.30-12.30 e 16.30-19.30, chiuso lunedì e festivi. Ingresso libero. Per informazioni: T. +39 0543 755770, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.fondazionedinozoli.com.

Artisti in mostra: Afran, Valerio Anceschi, Enrico Baj, Alessio Barchitta, Renata Boero, Lucia Bonomo, Enrico Cattaneo, Andrea Cereda, Michele Di Pirro, Cesare Galluzzo, Marina Gasparini, Roberto Ghezzi, Piero Gilardi, Thierry Konarzewski, Margherita Levo Rosenberg, Piero Manzoni, Miriam Montani, Giulia Nelli, Lulù Nuti, Valentina Palazzari, Francesca Pasquali, Anuska Sarkar, Artan Shalsi, Sasha Vinci.

 



 

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 Project Room #18. Paul Maheke, The Purple Chamber, 2023. Installation view at Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano. Ph. Andrea Rossetti and Tiziano Ercoli.

 

PROJECT ROOM #18 Paul Maheke The Purple Chamber 


Per il secondo appuntamento di "Corpo Celeste", ciclo espositivo a cura di Chiara Nuzzi per il progetto osservatorio Project Room, la Fondazione presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista francese Paul Maheke.


Con The Purple Chamber di Paul Maheke (1985, Brive-la-Gaillarde, Francia) - prima personale in un’istituzione italiana dell’artista francese - fino al 17 dicembre la Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta il secondo appuntamento di Corpo Celeste, il ciclo espositivo a cura di Chiara Nuzzi appositamente ideato per il programma Project Room, progetto osservatorio della Fondazione sulle arti contemporanee.

Attraverso la sua ricerca, Maheke utilizza media diversi che si contaminano tra loro, spaziando dall’installazione al video, dalla scultura al suono, al disegno e alla performance, elemento – quest’ultimo – considerato da lui centrale per la sua capacità di trascendere l'uso del linguaggio. In Maheke infatti il movimento, il gesto e l'ambiente diventano veicoli per esplorare il limite, il potenziale e la trasformazione in relazione all'identità e alla percezione umana.

In The Purple Chamber l’artista condensa i temi e le ricerche che da sempre caratterizzano il suo lavoro all’interno di uno spazio di reinvenzione e meditazione: una vera e propria cosmologia, intesa dall’artista come un mondo che prende forma davanti al pubblico. Uno spazio in continuo mutamento nel quale elementi diversi – scultura, disegno, performance – si incontrano e si intrecciano l’un l’altro mantenendo tuttavia una loro potenziale autonomia. Il pubblico è invitato ad addentrarsi in un ambiente intimo e spaesante, le cui pareti sono coperte da tende lilla che lasciano intravedere, in un continuo gioco di stratificazioni, sculture e disegni. Tra questi ci sono il corpus inedito The Purple Chamber series (2023) e un imponente wall painting - realizzati appositamente per la mostra - e alcune opere precedenti, come Sans titre (ombre blanche) (2020) e You & I (fallen orbiters) (2023).

Nel loro insieme i lavori compongono un intenso dialogo tra corpo e superficie materica che scandisce il ritmo espositivo e trascende i limiti spazio-temporali.

Come per la prima mostra del ciclo di Project Room del 2023, dedicata al lavoro di Lito Kattou, anche in questa occasione un’opera di Maheke, legata ai temi della sua esposizione, viene allestita negli spazi di Fondazione ICA Milano creando una connessione spazio-temporale tra le istituzioni.

Si ringraziano Goodman Gallery e Sultana per il loro sostegno alla realizzazione della mostra.

 



 

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Gianluca Patti, Blu Majorelle, 2023, acrilico e resina su legno, cm 140x140

 

GIANLUCA PATTI "DIARIO DI UN SOGNATORE" alla Fondazione Stelline 


Il percorso espositivo racconta, attraverso oltre trenta opere e quattro installazioni, la ricerca artistica di Gianluca Patti, che indirizza verso colore e materia la sua capacità di espressione e la sua visione del mondo.


Dal 22 ottobre al 26 novembre 2023, Fondazione Stelline ospita la mostra personale di Gianluca Patti DIARIO DI UN SOGNATORE, a cura di Alessandra Klimciuk

Per comprendere pienamente le opere di Gianluca Patti dobbiamo includere il suo vissuto personale e la memoria di queste prime esperienze di visione, in cui l’orizzonte che immaginiamo è quello che vediamo. La densità di questo racconto esistenziale insieme alla scelta di materiali evocativi del suo passato familiare diventano elementi imprescindibili per entrare nel suo processo artistico e comprenderne l’unicità.

Prodotti cementizi, resine e pigmenti, ma anche reti da cartongesso e fogli di pluriball, in memoria e onore del lavoro paterno, vengono decontestualizzati e riutilizzati per costruire opere stratificate e scultoree con una griglia visiva che è la sua lente sul mondo.

Il mondo monocromatico filtrato attraverso l’esperienza unica vissuta da bambino quando entrava e usciva dagli ospedali – il suo primo disegno è una macchia nera – diventa nella sua espressione matura un’esplosione di colori. Il colore e la luce delle sue opere nascono, però, da quel buio e lo conservano per sempre. Un riconoscimento dell’artista al valore profondo della sua esperienza, come di ogni esperienza vissuta, anche quella più dolorosa, con cui riconciliare la forza e la fragilità nella propria resilienza.

E se parliamo di colore e di visione – come ci ricorda la curatrice Alessandra Klimciuk nel testo in catalogo - rimane indimenticabile e necessario l’insegnamento di Josef Albers e la sua teoria del colore, sviluppata durante le lezioni al Bauhaus e pubblicata nel volume "Interazione del colore” nel 1963, con cui ha affinato una pratica per sviluppare l'occhio per il colore, quella sensibilità per la luce e le tonalità che il solo studio teorico dell'ottica e dei sistemi cromatici non può in alcun modo regalare. Attraverso il colore imparare a vedere il mondo. Ma anche ad ascoltarlo, perché nella sinestesia il colore ha un suono e la sua funzione è evocativa, permettendo la connessione tra l’artista, i ricordi e la dimensione del sogno.

É lo stesso processo artistico di Gianluca Patti, con la stratificazione della pittura e la struttura a griglia, a fare affiorare liberamente in superficie elementi sottostanti, quasi fossero ricordi ed emozioni del passato.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore in questa ibridazione sensoriale, immersi nella dimensione del sogno e delle armonie cromatiche. Le opere monocrome si alternano a quelle policrome, il grande formato alla piccola dimensione. Come una danza sinestetica in cui l’alternanza di suoni, colori e percezioni fa emergere un mondo immaginifico di emozioni, ricordi e sogni. Ma è Gianluca Patti a dirigere l’orchestra con maestria e conoscenza della materia e del colore.

Le opere in mostra raccontano questo viaggio autobiografico di ricordi ed emozioni, come l’installazione The point of view, evocativa dell’orizzonte osservato attraverso la ringhiera del balcone di casa da Gianluca bambino che, guardando il cielo e i suoi colori crepuscolari, sognava ad occhi aperti. L’opera vuole essere una trasposizione di quegli spazi di cielo, un invito per chi osserva ad andare oltre e di porsi di fronte alle cose cambiando sempre punto di vista. The game è un invito a fare la prossima mossa nella partita a tris evocata dall’opera, perchè come ci ricorda Bernard Shaw: “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”. The Star è un omaggio al luogo delle Stelline, ma anche un pensiero rivolto ai cieli stellati, ai desideri, e alla notte che porta con sé il buio generatore di immagini., ma anche un pensiero rivolto ai cieli stellati, ai desideri, e alla notte che porta con sé il buio generatore di immagini.

La mostra organizzata da Fondazione Stelline con il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Milano, è stata realizzata grazie al supporto di Isorropia Homegallery, Amaro Lucano, Drama Resine, Marie Danielle, Fontana Grafica, Ottica Barzaghi, Milky Way, Leontis Real Estate, Vitavigor, Talking Nat, All Flying Services e BIANCHIZARDIN Contemporary Art.

A supporto della narrazione sarà pubblicato un catalogo con testi di Alessandra Klimciuk e una sezione dedicata alle installation view.

Gianluca Patti è nato nel 1977 a Monza, vive e lavora tra Monza e Milano. La sua ricerca è incentrata sullo studio del colore e della materia quali strumenti di narrazione del vissuto personale e della dimensione temporale. Lo studio da autodidatta della storia dell’arte ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della sua ricerca artistica: all’inizio del proprio percorso si appassiona al lavoro pittorico di grandi artisti quali Pollock, Vedova, Basquiat e Richter, approfondendone l’equilibrio cromatico e cercando un proprio approccio unico al colore, nell’ambito di una personale ricerca in continua evoluzione. Il lavoro di Gianluca Patti è stato esposto in diverse mostre personali e collettive, ed è entrato a far parte di collezioni di arte contemporanea di rilievo. L’approccio trasversale dell’artista l’ha portato inoltre a collaborare alla realizzazione di scenografie nel settore pubblicitario e dell’interior design e ad essere selezionato per progetti d’arte e impresa.

www.gianlucapatti.com

 



 

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Linda Fregni Nagler Untitled (Priscilla with Macaw) #1 From the series News from Wonderland,2023. Stampa alla gelatina d’argento, 104 × 154 × 5 cm. Courtesy the artist and Galleria Monica De Cardenas Milano / Zuoz. Photo by Andrea Rossetti.

 

EXPOSED. Torino Foto Festival presenta EXPOSED PRELUDE 


Una serie di appuntamenti teaser realizzati in collaborazione con alcune delle principali istituzioni culturali della città di Torino.


In occasione di Artissima e della Torino Art Week, dal 3 al 5 novembre 2023 EXPOSED. Torino Foto Festival si presenta al pubblico con EXPOSED PRELUDE, una serie di appuntamenti teaser realizzati in collaborazione con alcune delle principali istituzioni culturali della città di Torino: una vera e propria anticipazione visiva della prima edizione del nuovo Festival Internazionale di Fotografia che, con il titolo New Landscapes – Nuovi Paesaggi si svolgerà a Torino dal 2 maggio al 5 giugno 2024 sotto la Direzione Artistica di Menno Liauw e Salvatore Vitale.

Rifacendosi a uno dei temi centrali nella tradizione fotografica italiana, EXPOSED propone una riflessione sull’evoluzione odierna del medium fotografico, delle sue dinamiche di mercato e delle principali sfide e cambiamenti del mondo dell’immagine, con l’obiettivo di rafforzare il profondo legame tra Torino e la fotografia.

In questo contesto, EXPOSED PRELUDE si presenta ai visitatori della settimana dell’arte torinese con una tre giorni di appuntamenti dedicati agli amanti della fotografia che permetteranno di avvicinare il pubblico ai temi centrali del Festival: i nuovi scenari, l’evoluzione dei linguaggi e delle prospettive contemporanee, le narrazioni del mondo e dei paesaggi che lo costituiscono.

Il primo appuntamento di EXPOSED PRELUDE è All These Fleeting Perfections [Tutte queste fugaci perfezioni], la mostra collettiva a cura di Domenico Quaranta realizzata in collaborazione con Artissima e con la partecipazione attiva di alcuni dei suoi espositori, che verrà ospitata dal 27 ottobre al 5 novembre 2023 nei rinnovati spazi della Biblioteca Geisser a Torino. L’evento di presentazione è in programma la mattina di venerdì 3 novembre, dalle 10.00 alle 13.00, benchè la mostra sia visitabile già dai giorni prima.

Anticipando alcune questioni che il festival approfondirà nella prima edizione del prossimo maggio, la mostra esporrà fotografie, video, installazioni e dipinti che indagano la dimensione del post-fotografico ossia quella complessa persistenza, nelle immagini, della rappresentazione di un modo di relazionarsi al reale di cui la fotografia è stata ed è tuttora l’espressione più nitida. Le “fugaci perfezioni” evocate dal titolo rappresentano, infatti, tutto ciò che, per qualche istante, ha contribuito a definire l’essenza stessa della fotografia, facendo i conti con la “nostalgia della fotografia” non come doloroso ritorno a un mezzo ormai obsoleto, ma come complessa e contraddittoria sopravvivenza di una funzione.

A dimostrazione della volontà del Festival di supportare concretamente la produzione di nuovi progetti fotografici, sabato 4 novembre alle ore 17.30 presso le Gallerie d’Italia di Torino si svolgerà la presentazione della prima edizione di EXPOSED Grant for Contemporary Photography, call for project a invito rivolta ad artisti internazionali per l’assegnazione di un premio di 20.000 euro e la produzione di una mostra nel 2024. La giuria – formata dai direttori artistici del Festival Menno Liauw e Salvatore Vitale, e da Antonio Carloni, Vicedirettore Gallerie d’Italia Torino, Davide Quadrio, Direttore del MAO Torino, Kateryna Radchenko, Curatrice di Odessa Photo Days, Mariama Attah, Curatrice associata presso Deutsche Börse Photography Foundation – annuncerà ufficialmente il vincitore tra i finalisti Mathieu Asselin, Mónica De Miranda, Lucas Foglia, Felicity Hammond e Carmen Wynant.

Infine, domenica 5 novembre 2023, in collaborazione con la direzione artistica di C2C Club to Club, la piattaforma fotografica FUTURES e lo studio di design Unstated, verrà presentata la video installazione Untitled#1 realizzata grazie al lavoro di oltre 100 fotografi emergenti. Il progetto fonde fotografia, video, immagini d’archivio e intelligenza artificiale, e sarà parte integrante del live set di Gang of Ducks, il collettivo di origine torinese che si esibirà sul palco del Duomo di OGR Torino nella serata finale del festival di musica avant pop.

Le collaborazioni attivate nell’ambito di EXPOSED PRELUDE sono parte integrante di una fitta rete di relazioni alla base del calendario di eventi promozionali che EXPOSED sta promuovendo in Europa dallo scorso luglio per raccontare il nuovo Festival Internazionale di Fotografia a un pubblico di addetti ai lavori e appassionati, e che trova a Torino il suo fulcro. Obiettivo del Festival è quello di essere una piattaforma per i cambiamenti in atto nel panorama fotografico internazionale, che fornisca una prospettiva unica sulla storia della fotografia e sui potenziali scenari futuri.

Prossimo appuntamento il 10 novembre all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi in occasione di PARIS PHOTO.

EXPOSED. Torino Foto Festival è promosso da Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di commercio di Torino, Intesa Sanpaolo, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT in sinergia con Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT e organizzato da Fondazione per la Cultura Torino.