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  Ernst Beyeler, 1993. Photo: Kurt Wyss, Basel

 

In occasione del centenario della nascita di Ernst Beyeler

Uno dei principali galleristi del suo tempo, insieme a sua moglie Hildy ha fondato una delle più importanti collezioni di arte moderna al mondo.

Ernst Beyeler, fondatore della Fondation Beyeler, è nato il 16 luglio 1921. Come uno dei principali galleristi del suo tempo, insieme a sua moglie Hildy ha fondato una delle più importanti collezioni di arte moderna al mondo, che è ospitata dal 1997 alla Fondation Beyeler progettata dall'architetto italiano Renzo Piano. In qualità di cofondatore di Art Basel, Ernst Beyeler ha contribuito in modo significativo alla reputazione culturale internazionale di Basilea.

Ernst Beyeler è nato il 16 luglio 1921 a Basilea. Durante la sua formazione imprenditoriale e gli studi in economia e storia dell'arte, ha lavorato presso la libreria antiquaria “La Librairie du Château d'Art” di Oskar Schloss a Basilea, che ha rilevato nel 1945 e ribattezzata “Galerie Beyeler” nel 1952. negli anni successivi Ernst Beyeler organizzò nella sua galleria numerose mostre significative, ottenendo notevoli riconoscimenti internazionali. Ha stabilito strette amicizie con artisti come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Jean Dubuffet, Francis Bacon, Jean Tinguely, Robert Rauschenberg e Bridget Riley. Negli anni '80, Ernst Beyeler ha attirato una particolare attenzione in tutto il mondo con due mostre di scultura allestite sotto il titolo "La scultura nel XX secolo", che riunisce circa 200 opere da Auguste Rodin a Richard Serra nel Wenken Park di Riehen nel 1980 e 220 opere di Antoine Bourdelle a Joseph Beuys nel Parco Merian di Basilea nel 1984.

In più di cinquant'anni, Ernst e Hildy Beyeler hanno creato una delle più rinomate collezioni di arte moderna. Oggi la collezione della Fondation Beyeler conta più di 400 opere d'arte moderna e contemporanea. Copre l'impressionismo e il post-impressionismo, con opere di Paul Cézanne, Vincent van Gogh e Claude Monet, il cubismo con Pablo Picasso (che occupa una posizione chiave nella Collezione Beyeler) e Georges Braque, oltre a importanti gruppi di opere di Joan Miró, Piet Mondrian, Henri Matisse, Alberto Giacometti e Paul Klee. L'espressionismo americano è fortemente rappresentato da Mark Rothko e Barnett Newman. La portata e la reputazione della collezione hanno continuato a crescere con nuove acquisizioni da parte di artisti famosi come Louise Bourgeois, Marlene Dumas, Jenny Holzer, Roni Horn, Gerhard Richter, Philippe Parreno o Wolfgang Tillmans. L'eccezionale qualità della collezione può attualmente essere sperimentata nella mostra “Natureculture”, in mostra fino al 21 settembre.

Per dare un più ampio accesso al pubblico alla collezione, nel 1997 la Fondation Beyeler ha aperto a Riehen in un edificio progettato da Renzo Piano. Ernst e Hildy Beyeler avevano una visione chiara: la Fondation Beyeler doveva essere un museo aperto e vivo, in grado di suscitare entusiasmo per l'arte in un vasto pubblico. Oggi la Fondation Beyeler è il museo d'arte più visitato della Svizzera ed è considerato uno degli spazi d'arte più belli del mondo. L'otto milionesimo visitatore è atteso nei prossimi giorni. La Beyeler-Stiftung sta già pianificando un progetto di ampliamento progettato dall'architetto svizzero Peter Zumthor nell'adiacente Iselin-Weber Park.

Come cofondatore della fiera d'arte Art Basel, Ernst Beyeler ha svolto un ruolo chiave nel trasformare Basilea in uno dei più importanti luoghi di incontro internazionali del mondo dell'arte. Ernst Beyeler ha quindi sempre combinato un profondo legame con la sua città natale con una visione altamente internazionale. Accanto alla sua passione per l'arte, la natura e la tutela dell'ambiente erano una delle sue maggiori preoccupazioni; nel 2001, lui e sua moglie Hildy hanno fondato la Fondazione “Art for the Tropical Forests”.

Per celebrare il centenario della sua nascita, il prossimo anno una nuova pubblicazione fornirà una panoramica completa della vita di Ernst Beyeler, con aneddoti e immagini dal nostro archivio. Nel 2022, la Fondation Beyeler festeggerà il suo 25° anniversario con un ricco programma di eventi.

 

 




breda 

Pamela Breda. The Quintessence promossa da FMAV Fondazione Modena Arti Visive 

Un progetto dell'artista tra i vincitori della settima edizione del bando Italian Council, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per la valorizzazione dell’arte italiana nel mondo.

Dal 16 luglio al 22 agosto, dalle ore 16 alle 21, apre al pubblico Pamela Breda. The Quintessence, presso la sede del MATA, promossa da FMAV Fondazione Modena Arti Visive.

La mostra The Quintessence, un progetto dell’artista italiana Pamela Breda (1982), è tra i vincitori della settima edizione del bando Italian Council, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per la valorizzazione dell’arte italiana nel mondo. Il progetto, che vanta una importante rete internazionale di partner tra l’Europa e gli Stati Uniti, è realizzato dalla Kingston University di Londra in partnership con FMAV Fondazione Modena Arti Visive, che al termine acquisirà le opere prodotte nelle proprie collezioni.

La mostra, curata da Daniele De Luigi, racconta attraverso video, fotografia, materiale d’archivio ed installazioni site-specific, gli spazi ed i laboratori finalizzati allo studio delle leggi fondamentali dell’universo, dal microcosmo della fisica quantistica al macrocosmo del multiverso. In questi centri, come il Boulby Underground Laboratory, Paris Observatoire, lo Smithsonian Astrophysical Observatory sono conservati archivi di immagini e dati relativi allo sviluppo della ricerca scientifica dal passato fino ad oggi, e si realizzano esperimenti che sfidano i limiti della nostra immaginazione, al fine di trovare risposta ad alcune delle più complesse domande riguardo alla struttura dell’universo.

Indagando le dinamiche umane, con i loro limiti e condizionamenti, che portano allo sviluppo teorico della fisica e dell’astrofisica, The Quintessence opera nell'area di attrito tra la visione antropocentrica della realtà e la fede nell’obiettività della conoscenza scientifica.

Visita guidata

Pamela Breda. The Quintessence
17 luglio 2021, ore 17:30
FMAV - MATA, Via della Manifattura Tabacchi 83, Modena
Per prenotarsi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. max 10 persone
La visita guidata della mostra The Quintessence  sarà condotta dal curatore FMAV Daniele De Luigi assieme all'artista Pamela Breda.

 

 




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breast (sea !ame), 2019, Hand-blown glass, resin, aluminium hardware, 25.5 x 18 x 19 cm. Courtesy the artist and Soft Opening, London. Photography Theo Christelis

  

Fondazione Arnaldo Pomodoro  presenta PROJECT ROOM #14  "Rosa in mano" di Nevine Mahmoud, Margherita Raso, Derek MF Di Fabio

 

L’insieme dei lavori esposti è una danza di posizioni e di contatti fisici; è un confronto tra presenze e assenze, tra interi e parti, tra cromie e sensazioni.

Con la mostra "Rosa in mano" di Nevine Mahmoud e Margherita Raso con Derek MF Di Fabio, dall’11 settembre al 17 dicembre 2021 la Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta il secondo appuntamento del ciclo espositivo 2021 delle Project Room, progetto “osservatorio” dedicato ai più recenti sviluppi del panorama artistico internazionale, affidato per quest’anno alla guest curator Eva Fabbris.

L’insieme dei lavori esposti è una danza di posizioni e di contatti fisici; è un confronto tra presenze e assenze, tra interi e parti, tra cromie e sensazioni.

Nevine Mahmoud (Londra, 1988 – vive e lavora a Los Angeles) e Margherita Raso (Lecco, 1991 – vive e lavora tra New York e Milano) radicano entrambe la loro pratica in un corpo a corpo con materiali e tecniche: opere scolpite o soffiate (vetro) per l’una, lavori a telaio meccanico o manuale per l’altra.

Il risultato consiste per Mahmoud in oggetti a sé stanti, rappresentazioni spiccatamente sensuali di pezzi di corpi o di elementi naturali che si presentano come forme “chiuse”, mondi scultorei auto-riferiti. l tessuti di Raso si danno invece come opere che non hanno una forma prefissata e stabile: superfici di grande qualità tattile e visiva che occupano gli spazi pendendo dal soffitto, aggrappandosi alle pareti, appoggiandosi su superfici trovate.

Il confronto tra le due artiste si espande grazie all’intervento di un terzo artista: Derek MF Di Fabio (Milano, 1987 – vive e lavora tra Perdaxius e Berlino). Il lavoro di Di Fabio spesso consiste in workshop, il cui risultato finale è di relativa importanza oggettuale. La sua attenzione poetica è spostata sulle situazioni, su come si possano ascoltare e interpretare.

 

 




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Christian Boltanski, Anime. Di luogo in luogo, veduta di allestimento presso / installation view at MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna, 2017
Photo credit: Matteo Monti, Courtesy Istituzione Bologna Musei

  

Scomparsa di Christian Boltanski. Il cordoglio dell'Istituzione Bologna Musei

 

Si ricorda con affetto e stima le numerose occasioni in cui ha avuto l'emozionante privilegio di collaborare con l'artista francese.

Ci ha lasciato oggi Christian Boltanski.

Lo staff del MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna ricorda con affetto e stima le numerose occasioni in cui ha avuto l'emozionante privilegio di collaborare con l'artista francese.

Boltanski ha sempre mantenuto un forte legame con la nostra città: fu protagonista della mostra antologica Pentimenti a Villa delle Rose nel 1997, in occasione della quale lasciò al museo l'opera Les Regards, appositamente realizzata in omaggio ai partigiani commemorati al Sacrario di Palazzo d'Accursio; autore dell'installazione permanente A proposito di Ustica presso il Museo per la Memoria di Ustica nel 2007, una delle opere d'arte contemporanea più suggestive e amate presenti a Bologna; nuovamente protagonista del progetto speciale Anime. Di luogo in luogo. Christian Boltanski a lui dedicato dalla città di Bologna nel 2017; nel 2018, infine, fu insignito della Laurea honoris causa in Discipline storiche dall'Università degli Studi di Bologna.

Il Consiglio di Amministrazione, la Direzione e tutto lo staff dell'Istituzione Bologna Musei lo ricordano con rimpianto e commozione per la sua grande generosità umana e per la capacità di evocare con le sue opere - talvolta con toccante profondità, talvolta con delicata ironia - l'inestricabile intreccio tra i grandi eventi storici, la fragilità delle vite individuali e i processi di trasmissione della memoria.

 

 




Belgio Marcinelle pubblicato Oggi 5 marzo 1964 Walfrido Chiarini Olympia 

Belgio Marcinelle, pubblicato Oggi 5 marzo 1964, Walfrido Chiarini Olympia

  

EBERHARD & CO. RACCONTA L’EMIGRAZIONE DELL’ITALIA DEL BOOM A MIA PHOTO FAIR

 

Partecipazione con un progetto speciale di iO Donna sull’emigrazione.

Eberhard & Co. conferma la sua presenza a MIA Photo Fair con un progetto speciale di iO Donna sull’emigrazione. Il tema affrontato è di grande attualità: è infatti presente sulle pagine dei principali quotidiani italiani e stranieri ed è motivo di costante confronto politico tra le nazioni europee sulle modalità con cui affrontare un problema di sempre maggiore entità e di complessa gestione.

La fuga di uomini, donne, bambini alla ricerca di un futuro migliore, che lasciano il proprio paese dove le condizioni di vita sono precarie, ha oggi come scenario il Mar Mediterraneo e come attori principali i barconi stracolmi, che approdano sulle coste italiane ed europee.
Ma tale fenomeno in Italia era presente già nel secolo scorso sotto una forma opposta: l’emigrazione dei cittadini italiani verso altre nazioni, al termine della Seconda Guerra Mondiale.

I volti dei migranti del dopoguerra sono ritratti in una mostra fotografica dal titolo “Il lungo addio. Storie dei nostri emigranti dell’Italia del boom” voluta da Eberhard & Co. e realizzata grazie alla stretta collaborazione con il magazine iO Donna, che ha selezionato i materiali dell’archivio del Centro documentazione RCS Periodici, del Centro documentazione RCS Quotidiani e della Fondazione Corriere della Sera, a cura della giornalista e photo-editor di iO Donna Renata Ferri, con l’obiettivo di ripercorrere un momento della storia italiana attraverso scatti evocativi. Accompagna l’esposizione un testo di Gian Antonio Stella, firma del Corriere della Sera e profondo conoscitore della storia e delle storie dei nostri emigranti.
La Maison Eberhard & Co. vuole sensibilizzare il pubblico e invitarlo a una riflessione sul presente e sul passato grazie a una selezione di 54 immagini emozionali nelle quali
protagoniste sono persone comuni, ritratte mentre si apprestano a iniziare il loro “viaggio della speranza”, come ad esempio un gruppo di ragazze che raggiungono in nave i promessi sposi in Australia.
Altri soggetti sono i lavoratori pendolari “frontalieri” che dall’Italia ogni giorno attraversano il confine svizzero e gli italiani emigrati che lavorano nelle miniere di Marcinelle in Belgio.

La Stazione Centrale di Milano ha una sezione dedicata, dove le foto evocano la memoria di un luogo visto come crocevia di persone, di partenze e arrivi, di emozioni e affetti che si intersecano.
L’esposizione rappresenta un tema sociale forte che non può lasciare indifferenti e permette di fare un parallelo tra l’emigrazione del secolo scorso, quando gli italiani lasciavano il Paese alla ricerca di nuove opportunità e il presente, in cui l’Italia è il primo attracco sulle rotte dei migranti.
“Abbiamo voluto fortemente focalizzare l’attenzione su un argomento sociale di impatto immediato nel nostro spazio a MIA Photo Fair, perché crediamo che non si possa ignorare il nostro passato, quel momento storico in cui noi eravamo i migranti. Riteniamo che questa consapevolezza possa essere una chiave di lettura importante per affrontare con occhi attenti il problema dell’accoglienza e dei flussi di migranti di oggi. La fotografia ha saputo catturare i volti delle persone e questi scatti riescono a esprimere, a pieno, sensazioni che colpiscono il pubblico, in una commistione perfetta tra rappresentazione della realtà e arte” - dichiara Mario Peserico, Amministratore Delegato di Eberhard Italia.

Eberhard & Co. è partner per l’ottavo anno di MIA Photo Fair, fiera internazionale dedicata alla fotografia d’arte giunta alla X edizione, ideata e diretta da Fabio e Lorenza Castelli, che si terrà dal 7 al 10 Ottobre a Milano all’interno della superficie espositiva di SUPERSTUDIO MAXI.

Eberhard & Co. ha scandito la propria storia, lunga oltre 130 anni, attraverso creazioni caratterizzate da grande personalità, design ed eleganza inconfondibile. La Maison sostiene iniziative di particolare interesse in ambito culturale: “Mia Photo Fair fa parte del nostro impegno nel mondo dell’arte ed è diventato per noi un appuntamento fisso, che ha il pregio di avvicinare il grande pubblico a un “universo” spesso considerato inaccessibile ed è il palcoscenico perfetto dove presentare ogni anno progetti innovativi legati alla fotografia – conclude Mario Peserico.

 

 




pianeta 

 

 
La nuova mostra della Fondazione Ragghianti  "Pianeta città" Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021
 

La scelta di programmazione è stata di tornare alle sorgenti della nostra civiltà, del modo che l’uomo ha elaborato per il proprio vivere in comune: la città.

Tra l’estate e l’autunno la Fondazione Ragghianti propone una mostra insolita e interdisciplinare dal 9 luglio fino al 24 ottobre 2021. Anteprima giovedì 8 luglio dalle ore 16:30 alle 19:30

Come affermano il presidente Alberto Fontana e il direttore Paolo Bolpagni, «si profila un periodo di sperabile riassestamento e di ripresa dopo la terribile epidemia da SARS-CoV-2. Alla luce di quanto avvenuto, la scelta di programmazione è stata di tornare alle sorgenti della nostra civiltà, del modo che l’uomo ha elaborato per il proprio vivere in comune: la città. E di farlo riferendoci in maniera speciale allo strumento privilegiato di trasmissione della conoscenza: il libro. La collezione dell’architetto Italo Rota, uno dei più noti progettisti di oggi, si è rivelata una miniera inesauribile cui attingere per creare percorsi di senso che partono alle radici della contemporaneità, ossia negli anni iniziali del XX secolo. Ne è nata una mostra multidisciplinare, scaturita dall’incontro e dal dialogo tra competenze differenti, che unisce svariati saperi e consente esplorazioni affascinanti e scoperte. Una sorta di archivio dell’immaginario visivo legato alla dimensione urbana, unificato dalla prospettiva estetica».

Il libro pubblicato in occasione della mostra (Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte) include i testi di Paolo Bolpagni, Francesco Careri, Aldo Colonetti, Daniele Ietri, Franco La Cecla, Eleonora Mastropietro, Alessandro Romanini e Italo Rota.

Giovedì 8 luglio, in occasione della presentazione in anteprima alla stampa della mostra Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021, sarà possibile accedere gratuitamente per visitare l’esposizione, previa prenotazione da effettuare via e-mail.

In osservanza alle normative in vigore in materia di distanziamento fisico, gli accessi si svolgeranno a numero chiuso ogni trenta minuti, nei seguenti orari: 16:30, 17:00, 17:30, 18:00, 18:30, 19:00.

Per via delle esigenze di contingentamento dei visitatori, la prenotazione all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. è obbligatoria e da effettuarsi entro le ore 17:30 di martedì 6 luglio, indicando i nomi dei partecipanti (non più di quattro per ogni prenotazione) e il turno al quale si desidera accedere.

Per informazioni:

Fondazione Ragghianti, via San Micheletto 3, Lucca. Tel. 0583 467205.

www.fondazioneragghianti.it

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