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Il MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli  presenta LISETTA CARMI  Voci allegre nel buio Fotografie in Sardegna 1962-1976

70 fotografie realizzate da Lisetta Carmi tra il 1962 e il 1976 in Sardegna, insieme a materiali d’archivio inediti compongono, nel primo museo di arte contemporanea del Molise, un racconto capace di travalicare i confini geografici. 

Dal 15 settembre 2021 al 16 gennaio 2022 la mostra LISETTA CARMI. Voci allegre nel buio, a cura di Luigi Fassi e Giovanni Battista Martini, in collaborazione con l'Archivio Lisetta Carmi, porta al MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli il lavoro di una delle fotografe italiane più importanti del Novecento: un progetto ambizioso, testimone di un sentire comune, e di un paesaggio naturale e antropologico condiviso tra Sardegna e Molise.

70 fotografie realizzate da Lisetta Carmi tra il 1962 e il 1976 in Sardegna, insieme a materiali d’archivio inediti compongono, nel primo museo di arte contemporanea del Molise, un racconto capace di travalicare i confini geografici.

“Grazie a questa mostra costruiamo un ponte metaforico tra Sardegna e Molise – sottolinea Caterina Riva, Direttrice del MACTE – reso possibile dalle straordinarie immagini realizzate da Lisetta Carmi e dall'attenta curatela di Luigi Fassi e Giovanni Battista Martini. Sono felice che un nuovo pubblico possa scoprire il lavoro di una figura centrale del Novecento italiano, e abbracciare con lo sguardo un paesaggio naturale, sociale e antropologico comune"

La mostra viene riconfigurata per gli spazi del MACTE ponendo l’accento su quei tratti in comune che caratterizzano il paesaggio del Sud Italia: scatti del paesaggio che si modifica con l’intervento umano, i corsi d’acqua, la pastorizia e la montagna si accompagnano a ritratti di vita sociale, di lavoro e di celebrazioni.

Due sale del MACTE ospitano una selezione di opere della collezione permanente del museo che articolano diverse interpretazioni di “paesaggio”, come nelle opere della Collezione del Premio Termoli di Elisa Montessori, Luca Patella, Bianca Santilli, Mario Schifano, Giulio Turcato e di Eugenio Carmi, fratello di Lisetta.

Lisetta Carmi (Genova, 1924) nasce da una famiglia borghese di origini ebraiche e sarà per questo costretta all'esilio in Svizzera in tenera età. Dopo un lungo periodo dedicato alla musica e al pianoforte, Carmi abbandona la carriera di pianista per dedicarsi alla fotografia come mezzo di impegno politico e di personale ricerca interiore. Autodidatta, impara le basi del mestiere lavorando per tre anni come fotografa di scena al teatro Duse, nella sua città, quindi compie una serie di reportage, come quello sui lavoratori del porto di Genova. Il suo impegno nella fotografia prosegue compiendo numerosi viaggi in Israele tra il 1958 e il 1967, quindi in America Latina nel 1969, per spostarsi poi in Oriente, visitando l'Afghanistan, il Pakistan, l'India e il Nepal. Tra il 1962 e il 1974 si reca con frequenza in Sardegna, documentando con i suoi scatti la vita sociale dell'isola, in particolar modo in Barbagia.

Nel 1972 è pubblicato il volume I travestiti, che provoca un certo scandalo. In uno dei viaggi in Oriente conosce Babaji, un incontro che segna una svolta radicale nella sua vita e la porta nel 1979 a fondare l'ashram Bhole Baba a Cisternino in Puglia, dove si dedica alla pratica e alla divulgazione degli insegnamenti del suo maestro.

Presso il museo sarà possibile acquistare il catalogo della mostra edito da Marsilio.

 




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Sasha Vinci, Canta Napoli (dettaglio) 2021. Courtesy l’artista e aA29 Project Room. Photo Credits Francesco Roviello

 

Sasha Vinci "Il corpo elettrico" finissage al MANN

In occasione del finissage della mostra P.P.P. POSSIBILE POLITICA PUBBLICA (a Pier Paolo Pasolini)  l’artista presenta una performance inedita insieme al musicista Vincent Migliorisi.

Venerdì 10 settembre alle ore 17.00 negli spazi del MANN di Napoli, Sasha Vinci insieme al musicista Vincent Migliorisi presenta la performance inedita Il Corpo Elettrico realizzata in occasione del finissage della mostra P.P.P. Possibile Politica Pubblica (a Pier Paolo Pasolini) a cura di Maurizio Bortolotti.

Ospitata in una delle sale della Collezione Farnese, tra le statue monumentali dell’Ercole e del Supplizio di Dirce e le installazioni realizzate dall’artista per la mostra, Il corpo elettrico entra in dialogo con le opere, mettendo in evidenza ancora una volta la fluidità della pratica di Vinci.

Nel corso della performance, l'artista, insieme a Migliorisi, riproduce dal vivo ma in forma alterata, Canta Napoli, la melodia dell’opera che identifica il paesaggio sonoro napoletano ripercorrendo la linea di confine tra cielo e terra. Contestualmente, il corpo di Sasha Vinci diventa terreno di sperimentazione - quella “Terra non ancora colonizzata dal potere” su cui già Pasolini a suo tempo aveva vaticinato - e interagisce con l’opera Non tocca terra la parola, composta di piume e metafora di leggerezza, una tensione a spingersi oltre.

L’artista lavora sul suo corpo trasformandolo e potenziandolo attraverso l’utilizzo di protesi e innesti artificiali e diventa perciò irriconoscibile, come la voce che si distorce a tal punto da non comprendere più il senso delle parole. Il corpo elettrico è dunque per Vinci un corpo di passaggio e di trasmissione, dove l’energia scorre in maniera opposta e dove la denuncia, la lotta e l’alterazione hanno libera espressione.

P.P.P. Possibile Politica Pubblica (a Pier Paolo Pasolini) è una mostra promossa dal MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con il Patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli e realizzata con il supporto di aA29 Project Room, che comprende opere realizzate nel corso dell’ultimo anno – nel pieno dell’emergenza sanitaria con i suoi lockdown – e lavori site specific ideati in dialogo con gli spazi e le opere della collezione del MANN.

 

 




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Opera Honey Box Panel #1420 di Stefano Cescon (2020), vincitore dell'VIII Premio Cramum
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STEFANO CESCON vince l'ottava edizione del premio Cramum per l'arte in Italia con le sue opere in cera d'api e paraffina

"Stefano Cescon ha vinto per la sua capacità riconosciuta di unire un acuto approccio al colore con una tecnica innovativa che nutre una profonda riflessione sull'ambivalenza natura e modernità che permea il nostro vivere contemporaneo". 

Proclamato il 7 settembre 2021 a Villa Mirabello di Milano in occasione dell'apertura della mostra internazionale "(LA) NATURA (E') MORTA?"  STEFANO CESCON quale vincitore della ottava edizione del Premio Cramum per l'arte in Italia. Secondo e terzo classificato sono risultate essere rispettivamente: Elisa Alberti e Miriam Montani.

Le opere saranno esposte fino a domenica 12 settembre.

Il 7 settembre 2021 a Villa Mirabello di Milano in occasione dell'apertura della mostra internazionale "(LA) NATURA (E') MORTA?" Stefano Cescon è stato proclamato il vincitore della ottava edizione del Premio Cramum per l'arte in Italia. Secondo e terzo classificato sono risultati essere rispettivamente: Elisa Alberti e Miriam Montani.

Il direttore del Premio Sabino Maria Frassà commenta così la vittoria: "Stefano Cescon ha vinto per la sua capacità riconosciuta di unire un acuto approccio al colore con una tecnica innovativa che nutre una profonda riflessione sull'ambivalenza natura e modernità che permea il nostro vivere contemporaneo".

Nato a Pordenone nel 1989, Stefano Cescon. Dopo aver conseguito il diploma con lode in Decorazione presso l’Accademia di Venezia concentra la sua ricerca artistica introno a un percorso atto a scoprire le potenzialità espressive della cera d’api.

L'artista spiega così l'opera che gli è valsa il titolo di vincitore dell'ottavo premio Cramum: "La serie Honey Boxes nasce dall’esigenza di proporre un modo per far dialogare la pratica quotidiana della pittura e l’esperienza estetica virtuale che ogni giorno ognuno di noi sperimenta all’interno delle vetrine social. Nella mia ricerca utilizzo paraffina (miscela artificiale derivata dal petrolio) cera d’api e pigmenti. L’equilibrio tra aspetti antitetici, naturale e artificiale, umano e meta-umano, diventa quindi la mia personale strada per un dialogo virtuoso tra le parti, non solo nell'arte"

La vittoria dà all'artista accesso a un percorso di mostre e pubblicazioni che si concluderà dopo due anni con la personale al Museo Francesco Messina di Milano. Al vincitore anche il cubo, simbolo del premio, quest'anno realizzato dalla Marini Marmi in Nuvolato di Gré e il pregiato vino moscato della Cantina Giacinto Gallina.

Gli altri finalisti del premio erano: Elisa Alberti, Maurizio Cariati, Matteo Di Ciommo, Jingge Dong, Clarissa Falco, Stefano Ferrari, Maxim Frank, Miriam Montani, il duo Andrea Sbra Perego & Federica Patera, Federica Zianni.  

La commissione che ha decretato il vincitore era composta dai 12 artisti di fama internazionale in mostra e fuori concorso: il duo Bloom&me (Carolina Trabattoni e Valeria Vaselli), Ludovico Bomben, Letizia Cariello, Gianluca Capozzi, Michele De Lucchi, David LaChapelle, Alberto Emiliano Durante, Ingar Krauss, Fulvio Morella, Paola Pezzi, Elena Salmistraro, Carla Tolomeo.

Oltre agli artisti ha votato il prestigioso comitato scientifico composto da noti galleristi, giornalisti, collezionisti e intellettuali: Valentina Ardia, Loredana Barillaro, Giulia Biafore, Paolo Bonacina, Ettore Buganza, Cristiana Campanini, Valeria Cerabolini, Jacqueline Ceresoli, Carolina Conforti, Stefano Contini, Camilla Delpero, Riccardo Fausone, Chiara Ferella Falda, Raffaella Ferrari, Antonio Frassà, Maria Fratelli, Giovanni Gazzaneo, Rosella Ghezzi, Pier Luigi Gibelli, Giulia Guzzini, Giuseppe Iannaccone, Alice Ioffrida, Gian Luigi Lenti, Angela Madesani, Achille Mauri, Fiorella Minervino, Fabio Muggia,  Annapaola Negri-Clementi, Antonella Palladino, Rischa Paterlini, Francesca Pini, Giovanni Pelloso, Ilenia e Bruno Paneghini,  Alessandra Quattordio, Fulvia Ramogida, Iolanda Ratti,  Alessandro Remia, Elisabetta Roncati, Livia Savorelli, Massimiliano Tonelli, Patrizia Varone, Nicla Vassallo, Giorgio Zanchetti, Emanuela Zanon. 

Il premio e la mostra sono resi possibili dalla collaborazione con Fondazione Mirabello Onlus, Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, Associazione Marmisti della Regione Lombardia, Marini Marmi Srl, Studio Museo Francesco Messina, The Art Talk e Ama Nutri Cresci.

CRAMUM è un progetto non profit che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. Il nome è stato scelto proprio perché significa “crema” la parte migliore (del latte) in latino, lingua da cui deriva l’italiano e su cui si è plasmata la nostra cultura. Cramum promuove attivamente mostre e progetti culturali volti a valorizzare Maestri dell’arte contemporanea non ancora noti al grande pubblico, sebbene affermati nel mondo dell’arte. Dal 2013 promuove l'omonimo premio vinto negli anni da: Daniele Salvalai, Paolo Peroni, Francesca Piovesan, Matteo Fato, Giulia Manfredi, Andreas Senoner, Ludovico Bomben. Dal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassà, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico, ottenendo numerosi riconoscimenti tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica. 

 

 




ANOUK 

 

 

ANOUK KRUITHOF "Perpetual Endless Flow" da FuturDome

La mostra presenta dodici nuove sculture-fotografiche appositamente create per gli spazi espositivi del palazzo, due grandi collages e un video.

FuturDome è lieta di annunciare la prima esposizione personale in Italia dell'artista olandese Anouk Kruithof. La mostra presenta dodici nuove sculture-fotografiche appositamente create per gli spazi espositivi del palazzo, due grandi collages e un video che affrontano le attuali ansie sugli impatti della globalizzazione, del consumismo tecnologico e dell’inquinamento delle superfici terrestri e marine considerate la pelle del nostro pianeta.

Anouk Kruithof: Perpetual Endless Flow, a cura di Atto Belloli Ardessi, indaga come il flusso incessante e il consumo di immagini fotografiche digitali, alienino gradualmente l’essere umano dalla propria realtà fisica.

Queste sculture ibride trash-human sono un riferimento al nostro modo di affrontare il malfunzionamento e il degrado di noi stessi e del nostro pianeta. Forme antropomorfe mutate abitano corpi-strutture smembrati materializzandosi dal flusso delle immagini. Immagini web di varia attualità che per Anouk Kruithof si insinuano nelle nervature del nostro tempo. Ogni scultura è ricoperta di una sorta di pelle affettiva che svela una stratificazione di molteplici improrogabili tematiche sociali e ambientali, assimilabili ad un grido per la cura, l'azione o il cambiamento. Ed è proprio questa sottile pelle fotografica a rappresentare nei lavori di Kruithof ciò che gli psicologi chiamano pelle emotiva, ossia quella protezione che ci difende dagli attacchi dell’altro e tutela i confini della propria individualità.

Per questa mostra personale Kruithof ha iniziato a riciclare una collezione di imballaggi in polistirolo di dispositivi elettronici combinandoli in una serie di sculture con sembianze antropomorfe. Queste migliaia di immagini estratte dalla sfera digitale, sono sottoposte a un esame critico dell’artista traducendole nel suo proprio idioma visivo tridimensionale. Espediente con cui viene colmato il divario tra mondo tangibile e il modo in cui esso si manifesta online. Le sculture di Kruithof sono snervanti e seducenti, rivelano tracce di forme sconosciute e inquietanti della presenza umana, forme artificiali e ibride in cui si nasconde un malinteso del corpo malformato. Dunque come forma visibile esposta allo sguardo incorporeo, questa supremazia stessa ubbidisce all’occhio solo nella misura in cui una interfaccia aptica viene a completarla, a riempirla, ad appagare il movimento intenzionale di un desiderio, come desiderio di presenza.

Un'interfaccia aptica è un dispositivo che permette di manovrare un robot, reale o virtuale, e di riceverne delle sensazioni tattili in risposta (retroazione o feedback). Secondo Hans Jonas, la tecnologia opera una comprensione strettamente materialista della realtà, riducendo le cause efficienti ad una sola: la causa meccanica, concentrando l'attenzione sull'analisi dell'estensione. Parallelamente, la tecnologia applicata all'organismo umano, con intenti migliorativi o modificanti, crea all'interno di una pericolosa utopia tecnologica una hybris, facendo sì che l'uomo si senta sempre più estraneo: alla natura e a sé stesso. Allora l’esposizione indifesa del corpo è anche la soglia dell’eros, un invito a guardare e a toccare, reciprocamente, a fior di pelle, sapendo che l’anima non costituisce l’interno di un corpo ma al contrario, l’organo senziente della sua esteriorizzazione.

Biografia

Nata nel 1981 a Dordrecht, Olanda, Anouk Kruithof è un'artista visiva. Il suo approccio transmultidisciplinare include fotografia, scultura, installazione, libri d'artista, testo, performance, video, animazione, siti web e interventi (sociali) in spazi pubblici. Il lavoro di Kruithof esplora una "schizofrenia contemporanea" definibile come una malattia mentale indelebile della vita contemporanea. Navigando continuamente tra la sfera digitale e quella fisica dell'esperienza, Kruithof indaga uno stato mentale collettivo che non è esclusivamente fondato sul mondo materiale, ma sempre più spesso sul flusso incessante di immagini in un mondo digitale amorfo. Il suo lavoro è stato esposto internazionalmente presso istituzioni come, tra gli altri: Museum of Modern Art, New York; Museum Folkwang Essen, The Stedelijk Museum, Amsterdam; Centro de la Imagen, Mexico City, VOO?UIT, Ghent Belgium, TATE London, Kunsthaus Vienna, MBAL Switzerland; The Xiangning Art Museum, Shenzhen China; Multimedia Art Museum in Moscow, Culture and Arts Center, Daegu Korea; Capitain-Petzel Gallery, Berlin: KIT (Kunst Im Tunnel) Düsseldorf, Museum het Domein Sittard, MARCA Museum Catanzaro, Italia; MAMAC (LA Boverie) Liegi, Belgio, FOAM, Amsterdam, Nederlands Fotomuseum, Rotterdam. Il lavoro di Anouk Kruithof è inserito all’interno della Galleria d'onore della fotografia olandese al Nederlands Fotomuseum, Rotterdam nel 2021, è stata selezionato per il Lumen Prize nel 2019 & Cinekid Media Award nel 2018, vincitrice del premio pubblico del Volkskrant Beeldende Kunstprijs nel 2016, il Meijburg Art Commission nel 2015, ha vinto nel 2014 il Charlotte Köhler Prize nei Paesi Bassi. E’ stata premiata con un Infinity Award dell'International Center for Photography di New York nel 2012 e con il Gran Premio della Giuria del Festival International de Mode et de Photographie di Hyères nel 2011. I suoi lavori sono inclusi, tra gli altri, in collezioni pubbliche come; SF MoMA San Fransisco, Het Stedelijk Museum Amsterdam, Fotomuseum Winterthur Svizzera, Museum Folkwang Essen, Museum Voorlinden, Wassenaar, Aperture Foundation New York, Carnegie Museum of Art (CMOA), MoMA, ICP& New York Public Library. Oltre alla sua pratica artistica, Anouk Kruithof scrive, tiene conferenze, workshop, insegna, cura e partecipa a progetti sociali. È co-creatrice, direttrice e membro della giuria del The Anamorphosis Prize, che assegna 10.000 dollari al creatore del miglior libro fotografico autoprodotto dell'anno precedente. Il premio è stato lanciato per la prima volta nella primavera del 2015 e ha celebrato tre edizioni. Kruithof è una produttrice frenetica di libri d’artista con 13 pubblicazioni all’attivo. Vive e lavora tra Bruxelles Belgio, i Paesi Bassi e la sua casa di legno nel mezzo della foresta amazzonica a Botopasi Suriname.

 

 




fotografia pistoia 

 

 

PISTOIA MUSEI presenta Fotografia come pretesto

Pistoia Musei propone Fotografia come pretesto, un ciclo di incontri dedicato al mondo della fotografia che coinvolge critici, scrittori, giornalisti e artisti.

In occasione degli ultimi mesi di apertura della grande mostra antologica Aurelio Amendola | Un’antologia dedicata a uno dei più grandi autori del nostro tempo, dal 10 settembre al 5 novembre 2021, Pistoia Musei propone Fotografia come pretesto, un ciclo di incontri dedicato al mondo della fotografia che coinvolge critici, scrittori, giornalisti e artisti.

Il viaggio prende il via dal lavoro e dalle fotografie di Aurelio Amendola, immagini che hanno una forza antica e allo stesso tempo trasmettono pura grazia, capaci di farci riflettere sulla relazione tra immagine e Arte, in un dialogo aperto tra passato, presente e futuro del nostro patrimonio culturale.

Il ciclo vede protagonisti oltre ad Aurelio Amendola, l’artista Roberto Barni, lo storico dell’arte Marco Bazzini, Massimo Bray Direttore Generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Francesca Cappelletti Direttrice della Galleria Borghese di Roma, l’artista e giornalista Gianluigi Colin cover editor de “La Lettura” del Corriere della Sera, il critico Bruno Corà Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri - Città di Castello, lo storico dell’arte Tomaso Montanari Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, lo storico della fotografica Walter Guadagnini Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, e l’artista Emilio Isgrò.

Ogni incontro è presentato da Monica Preti Direttrice di Pistoia Musei.

La mostra AURELIO AMENDOLA | Un’antologia. Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri, è un omaggio da parte di Pistoia Musei alla carriera di un autore di grande intensità, capace di trasformare elementi naturali in metafore di sensualità e carnalità, saldamente ancorato al contesto culturale toscano e alla sua Pistoia in particolare; resta visibile a Palazzo Buontalenti fino al prossimo 7 novembre 2021.


PROGRAMMA

venerdì 10 settembre dalle ore 19.00

MASSIMO BRAY

Direttore Generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani

Aurelio Amendola e Treccani. Dall’editoria di pregio al catalogo di mostra

Un racconto del percorso di Aurelio Amendola con Treccani, dalle campagne fotografiche per i volumi di pregio pubblicati dall’Istituto, in parte confluite nella mostra di Pistoia Musei, alla realizzazione del catalogo-monografia che ha dato a Treccani l’opportunità di riarticolare i contenuti della mostra, insieme ai curatori, per raccontare la carriera del Maestro.

venerdì 17 settembre dalle ore 19.00

BRUNO CORÀ

Critico d’arte, Presidente Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello

Dall’immagine fotografica ai mutamenti dell’arte

Riflessioni, fotografie e opere d’arte del XX e XXI secolo per mostrare i mutamenti avvenuti nell’ambito artistico e più ampiamente in quello cognitivo del pensiero, fino ad alcune espressioni dell’attualità che inducono a meditare sugli sviluppi della cultura in una fase storica come l’attuale.

giovedì 23 settembre dalle ore 19.00

TOMASO MONTANARI

Storico dell’arte, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena

Quale sguardo sul patrimonio culturale?

Le fotografie di Aurelio Amendola ci ricordano che nessuno sguardo è neutrale: quale potrebbe essere lo sguardo collettivo con cui tornare a ‘vedere’ il nostro comune patrimonio culturale?

venerdì 1° ottobre dalle ore 19.00

FRANCESCA CAPPELLETTI

Direttrice Galleria Borghese, Roma

Immagini del passato, idee per il futuro: La Galleria Borghese

Il museo per sua stessa natura ci costringe a interrogarci sul concetto di Tempo: il tempo dell’opera, il tempo della collezione, il tempo nostro con le sue domande specifiche e pressanti, il tempo del progetto. In questa conversazione cercheremo di capire come nella Galleria Borghese si possa pensare a un tempo futuro per le opere ma anche per il concetto di museo e per quello di storia dell’arte.

venerdì 15 ottobre dalle ore 19.00

WALTER GUADAGNINI

Storico della fotografica, Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Torino

Fotografare la Pop art. Da Ugo Mulas a Aurelio Amendola

Andy Warhol è stato l'ultimo vero artista popolare nel senso autentico del termine, sulla scia di figure come quelle di Picasso e Dalì, che hanno saputo sfruttare l’effetto moltiplicatore dell'immagine garantito dalla fotografia. Nel ritrarre l’autore delle Marilyn e delle Campbell Soup, Mulas e Amendola evidenziano le differenze del loro approccio alla fotografia e al ritratto d’artista.

venerdì 22 ottobre dalle ore 19.00

GIANLUIGI COLIN Artista, Cover editor de “La Lettura”

EMILIO ISGRÒ Artista

Fotografare l’arte. L’arte della fotografia

Il tema dell’incontro tocca il rapporto tra fotografia e rappresentazione dell’universo artistico, e il ritratto dell’artista come indagine di un mondo interiore. Il corpo dell’artista come metafora dell’Essere. Ma è davvero così?

venerdì 5 novembre dalle ore 19.00

AURELIO AMENDOLA Fotografo

ROBERTO BARNI Artista

MARCO BAZZINI Storico dell’arte

Due parole sulla scultura e tre sulla fotografia. Conversazione tra Aurelio Amendola, Roberto Barni e Marco Bazzini

Fotografia e scultura hanno avuto da sempre destini incrociati, proprio come i percorsi personali dei tre amici – un fotografo, uno scultore e uno storico dell’arte – che tra ipotesi, teorie e ricordi si ritrovano in pubblico per parlarne insieme.

 

INFO

Tutti gli incontri si tengono a Pistoia, Palazzo de’ Rossi, dalle ore 19.00

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria

www.pistoiamusei.it – 0573 974267

 

 




cinema acque 

 

La Fondazione In Between Art Film in collaborazione con Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute

Rassegna di cinema all’aperto che si svolge completamente sulle acque della laguna di Venezia.

Dal 20 agosto al 4 settembre 2021, nell’arco di 12 serate, si rinnova l’appuntamento con Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute, rassegna di cinema all’aperto che si svolge completamente sulle acque della laguna di Venezia, un’azione collettiva alla quale partecipano diverse realtà culturali locali e internazionali.

Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute è un progetto di Edoardo Aruta e Paolo Rosso presentato da Microclima, in collaborazione con Ocean Space - TBA21–Academy, Pentagram Stiftung, Palazzo Grassi - Punta della Dogana - Pinault Collection e con Fondazione In Between Art Film e Lamyland - Owenscorp.

La manifestazione prevede una serie di proiezioni, performance e interventi che si svolgono su una piattaforma galleggiante posta nel mezzo della laguna, nella secca retrostante l’isola della Giudecca all’altezza del Rio de Sant’Eufemia. Gli spettatori potranno assistere alla programmazione sia dalle proprie imbarcazioni, sia da una chiatta pensata per ospitare il pubblico senza barca nel rispetto delle vigenti norme di distanziamento.

Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute nasce dalla necessità di sviluppare attività culturali e di aggregazione attraverso nuove forme di dialogo e partecipazione. In questo processo di immaginazione, Venezia, città emblematica del complesso rapporto di interazione tra uomo e ambiente, funge da catalizzatore di sperimentazioni locali che possono riflettersi su un piano globale. La seconda edizione della rassegna avrà come tema il viaggio, inteso sia come esplorazione di terre, abissi, spazio e tempo, sia come relazione tra culture, via d’accesso e di confronto con l’altro. Venezia, da sempre crocevia di storie e saperi, luogo di arrivi e partenze ma anche città messa alla prova dal sovraffollamento turistico, si presta a ospitare una riflessione su nuove forme di mobilità e coabitazione.

È dunque all’insegna dell’instabilità, dell’inaspettato, della resistenza, della tecnica e dell’acqua come elemento in grado di creare nuove vie d’accesso e di comunicazione, in relazione al viaggio inteso come movimento fisico, emotivo e immaginario, che è volto il cuore della rassegna cinematografica Acque Sconosciute. Un insediamento anfibio, che durante le sue 12 serate vedrà avvicendarsi registe e registi, artiste e artisti locali e internazionali.

Oltre alla collaborazione con i cinque enti partner, Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute si avvale del sostegno di numerose istituzioni chiamate ad integrare la programmazione con una selezione di contenuti.

Le realtà che rinnovano la loro partecipazione per l’edizione 2021 sono: About, ALMA ZEVI, Awai, Casa Capra, Collezione Peggy Guggenheim, DH Office, Fondazione Querini Stampalia, Museo Fortuny - Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Michela Rizzo, Università Iuav di Venezia, Spazio Punch.

Le nuove partecipazioni in ambito italiano comprendono: a.topos Venice, bruno, Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena, EMERGENCY ONG ONLUS, Festival delle Arti Giudecca e Sacca Fisola, Fondazione Giancarlo Ligabue, Humboldt Books, il Provvisorio-Centro Civico Zitelle, Lago Film Fest, Rete Cinema in Laguna, Libreria MarcoPolo, Libreria Mare di Carta, OCIO - Osservatorio Civico per la casa e la residenzialità, RI-PRESE memory keepers, Science Gallery Venice, Spiazzi, Università degli Studi di Udine.

Tra i nuovi contributi internazionali: Air de Paris, Art for the world, Arthub, Kunsthalle Zürich, The Museum of Modern Art - MoMA, Redhero - Bodhi Dharma Foundation e The Brooklyn Rail.

L’offerta gastronomica sarà curata da TOCIA! cucina e comunità, piattaforma interdisciplinare fondata dallo chef Marco Bravetti che per l’occasione coinvolgerà, in dialogo con le tematiche delle serate, cuochi e cuoche operativi nel territorio lagunare per dar vita ad un esperimento di cucina collettiva, popolare e votata alla sostenibilità.

Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute si inserisce in 1600 Venezia / 421-2021, la serie di celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione della città di Venezia.

Cinema Galleggiante è ulteriormente supportato da ALMA ZEVI, DH Office e Fondazione Giancarlo Ligabue.

Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute II Edizione

dal 20 Agosto al 4 Settembre 2021

Dalle 19.00 alle 23.00 Giudecca,

Venezia

Necessaria la prenotazione dal sito www.cinemagalleggiante.it a partire dal 10 agosto.

Modalità d’accesso:

a piedi: scesi alla fermata Giudecca Palanca, girare a destra ed entrare nella prima calle a sinistra, Calle lunga dell’Accademia dei Nobili, al cui termine (circa 250 metri) c’è l’ingresso del Consorzio Venezia Sviluppo Ex “Cantieri Lucchese”.

in barca: Cinema Galleggiante si trova nell’area di secca adiacente al canale Retro Giudecca, all’altezza dell’uscita del Rio de Sant’Eufemia. Arrivando dalle Zattere imboccare il Rio de Sant’Eufemia, canale posto tra l’omonima chiesa e Harry’s Dolci. In fondo al canale, sulla sinistra, c’è la reception presso il cantiere Chia. Se già in possesso del numero di ormeggio procedere direttamente verso la piattaforma. Arrivando dal Canale Retro Giudecca, Cinema Galleggiante è localizzato nell’area di secca antistante al Cantiere ex Lucchese.