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Flavio Favelli NUOVA MIXAGE in occasione di Arte Fiera Promosso da Gruppo Montenegro

 

L’artista presenta quindici composizioni inedite che consistono in serie di bottiglie senza etichetta, esposte nella grande parete a specchio del bar.  

Nuova Mixage è il progetto che Flavio Favelli inaugura martedì 10 maggio alle ore 18.00 presso il Bar Vittorio Emanuele di piazza Maggiore 1, a Bologna, nell’ambito di ART CITY Bologna in occasione di Arte Fiera, accompagnato da un testo che presenta un dialogo con lo scrittore Emanuele Trevi.

L’artista presenta quindici composizioni inedite che consistono in serie di bottiglie senza etichetta, esposte nella grande parete a specchio del bar. L’opera si interroga sulla forma della bottiglia sempre nascosta rispetto all’etichetta, una forma-figura-modello fondamentale della storia del mondo dell’Occidente e dell’arte.

Tutte le quarantacinque bottiglie che costituiscono l’operazione d’arte sono originali, ed esposte in varie ripetizioni, in colori e forme diverse, mostrando un lato inedito del contenitore. Le marche hanno fatto la storia dell’industria del design applicato alla cultura del bere e annoverano alcuni dei prodotti più significativi del Made in Italy: Amaro Montenegro, Vecchia Romagna, Select, Rosso Antico, Coca Buton, Oro Pilla e Grappa Libarna. Tutti prodotti le cui bottiglie/il cui contenitore sono anche il simbolo dell’evoluzione, sempre fedele alle origini e alla tradizione, dei loro brand nel corso degli anni.

Il mobile bar è stato per decenni un piccolo luogo fondamentale nel governo della casa borghese. Le riviste degli anni Settanta e Ottanta, da Oggi a Gente, da Playboy a Epoca mostravano una grande varietà di pubblicità di superalcolici, tratto distintivo dell’uomo moderno e affermato, e della sua famiglia. Ed è su questi temi che l’artista sviluppa la sua ricerca sull’oggetto bottiglia dagli inizi degli anni Duemila con collage, ricomposizioni e assemblaggi e diventate presenze significative all’interno di opere installative più complesse, come La terza camera (2007), attualmente nella collezione di arte contemporanea del MAXXI di Roma: oggetti che personificano il loro stesso mistero, o per usare un concetto di Emanuele Trevi, che dialoga sul progetto Nuova Mixage con l’artista, queste opere danno una forma visibile al tempo.

In occasione di ART CITY Bologna 2022 Flavio Favelli torna ad aprire Jugopetrol, lo spazio privato dell'artista in viale Silvani 10/A, a pochi passi dal MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna.

Scrive Flavio Favelli: In fondo fin dall’appartamento di Via Guerrazzi 21 a metà anni novanta la cosa è sempre stata quella di avere un luogo da immaginare, ma anche dove potere immaginare e anche dare un’idea di un ambiente agli altri. Del resto si è soli solo quando si creano spazi di solitudine da presentare agli altri. Per Jugopetrol si scende una rampa, è come una tomba, come quella degli Egizi; loro la allestivano per i morti, invece questa è per i vivi, anche se l’idea viene dai morti. In entrambi i casi è una faccenda di eternità.

Info

11 - 12 - 13 maggio ore 15.00-20.00

14 maggio ore 15.00-22.00

15 maggio ore 15.00-18.00 

Jugopetrol

Viale Silvani 10/A Bologna

 



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CASCINA I.D.E.A. presenta GREEN RIM BELÉN URIEL

 

La mostra rappresenta un approfondimento del progetto di ricerca di Belén Uriel sulla reciprocità tra il corpo umano e gli oggetti di uso quotidiano. 

Immersa nelle campagne del novarese, dal 7 maggio a settembre 2022, CASCINA I.D.E.A. – il complesso rurale trasformato da Nicoletta Rusconi Art Projects in luogo dedicato all’arte e alla sperimentazione – presenta Green rim, mostra personale di Belén Uriel (1974).

Green rim - tradotto letteralmente “bordo verde” e inteso come il fenomeno ottico visibile a causa della rifrazione della luce solare attraverso la densità crescente vicino all’orizzonte - rappresenta un approfondimento del progetto di ricerca di Belén Uriel sulla reciprocità tra il corpo umano e gli oggetti di uso quotidiano.

Caschi, protezioni per il corpo o mobili da esterno. Ecco una lista, parziale, degli oggetti di consumo, creati per impegnarsi con l'ambiente esterno, per la protezione del corpo nel tempo libero e per la ricreazione, che circolano nell’opera di Belén Uriel. Sono universali, così familiari e ordinari per tutti noi che diventano quasi invisibili: sono qualcosa “che serve a qualcosa”, che a prima vista viene assorbito in una finalità di usi, direbbe Roland Barthes.

Mediatori, in quanto tali, tra il soggetto e il mondo, questi prodotti che apparentemente sembrano esistere per altri motivi - svagarsi, ristorarsi, proteggersi, per esempio - hanno un preciso scopo sociale e antropologico: ovvero quello di essere mezzi di significazione, segni sparsi e veri e propri linguaggi. Con la premessa che per “significazione” non si vuole intendere alcuna veicolazione di informazione, l’interesse di Uriel verso questi oggetti svela la loro connotazione tecnologica, cioè in quanto definiti da relazioni di produzione e consumo: come viene prodotta e commercializzata la natura?

Fissando il suo sguardo proprio sull’idealizzazione della natura e prendendo ispirazione da oggetti che sono portatori di un senso indipendentemente dalla funzione, Belén Uriel dà nuova vita e nuovo fiato affinché gli oggetti possano ricongiungersi con la loro stessa bellezza, sfuggendo alla serialità produttiva, per aprirsi in un abbraccio all’inaspettato: crediamo di trovarci in un mondo pratico di usi dell’oggetto, quando invece ci troviamo anche in un mondo del senso e delle ragioni in cui possiamo ritrovarci.

Green rim è il tentativo di Uriel di costruire una semiologia più e oltre che come scienza delle significazioni, come sguardo pertinente verso il mondo, come fiuto del senso ovunque si possa celare: “c’è sempre un senso che va oltre l’uso dell’oggetto”. Come se ci trovassimo dotati di lenti e qualche grado sopra l’orizzonte, quando il Sole è basso e la dispersione è abbastanza grande da rendere visibili i suoi arti superiori verdi - il bordo verde, appunto - dalla sottile interazione di vetro e ferro Belén Uriel cerca di “creare un dialogo tra l'osservazione dei disegni originali degli oggetti, le ombre della loro materialità, e il loro rapporto con il corpo, per riflettere, attraverso un vocabolario scultoreo, su una serie di ossessioni che stanno definendo il nostro tempo presente

Info

maggio – settembre 2022

OPENING

07 - 08 maggio 2022, dalle 11.00 alle 19.00

CASCINA I.D.E.A.

Via Guglielmo Marconi 26, Agrate Conturbia (NO)

visita su appuntamento

 



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ORECCHIE D’ASINO NELL’AMBITO DI ART CITY BOLOGNA 2022 PRESENTA “DUEDUO” ALLA FONDAZIONE GAJANI

 

Il risultato sarà un inseguimento site-specific all’interno dell’appartamento bolognese che è stato teatro di ripresa per numerose sperimentazioni e dimora dell’artista Gajani. Oggi quell’appartamento è sede della Fondazione Carlo Gajani ed è anche spazio espositivo.

Nell'ambito di ART CITY Bologna 2022 in occasione di ARTEFIERA, la Fondazione Carlo Gajani presenta DueDuo, installazione site- specific e performance del duo Orecchie D’Asino (OD’A), composto dalle giovani artiste Ornella De Carlo e Federica Porro e curato da Luca Monaco e Giuseppe Virelli.

OD’A dialogherà attraverso il tempo con un altro duo d’artisti: Carlo Gajani e Gianni Celati. Le fonti testuali e progettuali del duo maschile attivo negli anni Settanta verranno ripresi dalla pratica artistica e dalle opere del duo femminile a distanza di cinquant’anni. Casa Gajani si animerà mediante un processo di ‘disseminazione artistica’ in cui installazioni sonore, proiezioni video e performance daranno vita a un dialogo a distanza in cui le diverse opere potranno confrontarsi in una serie di rimandi e rapporti fra immagini e voci, oggetti e azioni, spazio e tempo.

Il risultato sarà un inseguimento site-specific all’interno dell’appartamento bolognese che è stato teatro di ripresa per numerose sperimentazioni e dimora dell’artista Gajani. Oggi quell’appartamento è sede della Fondazione Carlo Gajani ed è anche spazio espositivo.

Orecchie D’Asino è un duo artistico formato da Ornella De Carlo (Taranto 1991), laureata in Arti Visive, e Federica Porro (Como 1994), laureata in lettere moderne, attivo dal 2018. Dal 2019 prendono parte a festival quali Sifest OFF e Paratissima; nel 2021 vincono la menzione per fotografia contemporanea del Premio Francesco Fabbri e espongono presso la galleria Baco di Bergamo durante la mostra Metafotografia. La pratica di Orecchie D’Asino inizia con degli esercizi di improvvisazione teatrale e si espande verso la ricerca del quotidiano e l’attività onirica, attraverso diversi linguaggi e metodologie artistiche. Da un testo improvvisato si passa alla sua messa in scena all’interno di un’installazione effimera che comprende immagini, video e oggetti di diversa natura.  

Gli avanzi talvolta vengono ulteriormente rielaborati negli angoli e negli spazi anonimi della casa, prendendo la forma del totem, o proseguono all’interno di un videologue, termine coniato dalle artiste per indicare uno o più video che simulano un dialogo in cui gli elementi precedenti si uniscono con nuove suggestioni. In altri casi, dopo aver attraversato le parole, l’oggetto e le loro immagini, OD’A passa alla creazione di esperienze ed eventi per mezzo di azioni performative o pratiche partecipative pensati come piccoli gesti, giochi di società e spettacoli.

INFO

TITOLO: DueDuo

A CURA DI: Luca Monaco e Giuseppe Virelli

PREVIEW PER LA STAMPA: Venerdì 6 maggio 2022, alle ore 17:30

INAUGURAZIONE: Venerdì 6 maggio 2022, dalle ore 18:30 alle ore 21:00

DOVE: Fondazione Carlo Gajani, Via de' Castagnoli, 14, 40126 Bologna

QUANDO: Dal 7 al 15 maggio 2022

ORARI: sabato 7 e domenica 8, da martedì 10 a venerdì 13 maggio 2022 ore 17:30 - 21:00

Sabato 14 maggio 2022 ore 17.30-24.00

Domenica 15 maggio 2022 ore 17.30-21.00

 

 



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 Banca Cesare Ponti, piazza del Duomo, Milano. Installation view Numerismi. Ph. Matteo Zarbo

 

Banca Cesare Ponti presenta nella storica sede di Piazza del Duomo a Milano la mostra Numerismi di Adriano Attus

 

Realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Anabasi, affiancata dall’expertise del team arte di Pavesio e Associati with Negri-Clementi, la mostra raccoglie una selezione di lavori esemplificativi della produzione di Attus. 

Per celebrare i suoi 150 anni di attività, dal 7 maggio al 28 ottobre 2022 Banca Cesare Ponti presenta al pubblico, nella storica sede di piazza del Duomo a Milano, la mostra Numerismi di Adriano Attus (Sanremo, 1971), artista e Direttore Creativo de Il Sole 24 Ore. L’esposizione, a cura di Rosa Cascone, con il Patrocinio del Comune di Milano, è un progetto inedito che nasce dalla stretta relazione fra la tradizione e l’identità della banca e il linguaggio contemporaneo e numerico dell’artista.

Realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Anabasi, affiancata dall’expertise del team arte di Pavesio e Associati with Negri-Clementi, la mostra raccoglie una selezione di lavori esemplificativi della produzione di Attus – parte delle serie Neometrie e Numerage – accanto a installazioni site-specific eseguite per l’occasione. Tra queste l’opera 150, appositamente creata per celebrare l’anniversario della nascita di Banca Cesare Ponti, e la serie Planetario Numerico, presentata al pubblico in formato cartaceo e digitale NFT, fruibile su schermi. Il percorso espositivo si sviluppa lungo il piano terra della sede di Piazza del Duomo, caratterizzata da un’estetica unica grazie agli interni in legno di fine Ottocento, e attraverso le vetrine, rendendo la mostra visibile in parte anche dall’esterno, in continuo dialogo con la Piazza e la città.

Fondata nel 1871, Banca Cesare Ponti è una storica realtà milanese specializzata nel private banking che offre, tra gli altri, anche un servizio dedicato di art consulting. Il dialogo tra l’arte e la Banca ha radici lontane: la sede milanese, dove in passato sono state ospitate diverse mostre d’arte, conserva alcune opere di grande valore artistico, fra cui in particolare la grande tela di Francesco Hayez dal titolo “Maria Stuarda nel momento che sale al patibolo” (1827). Volgendo l’attenzione al contemporaneo e, insieme, valorizzando la storicità e la tradizione del luogo, la mostra di Attus mette in luce la capacità della banca di interfacciarsi con i linguaggi più attuali e di raccoglierne gli stimoli innovativi con grande lungimiranza.

Poliedrico e multimediale, Adriano Attus è noto per l’uso, nelle proprie opere, di un “linguaggio numerico” che si spinge oltre l’indagine del semplice numero, aprendosi allo studio della forma e della grafica. Le sue opere giocano sulle combinazioni tra numeri e tessere di mosaici, denunciando l’utilizzo del numero come linguaggio spesso frainteso. Inserite nel contesto di Banca Cesare Ponti, le opere dell’artista diventano una chiave di lettura innovativa del lavoro che viene svolto quotidianamente all’interno della Banca e di come il pubblico – e la clientela – recepisce e legge gli stessi numeri.

Spiega Maurizio Zancanaro, Amministratore Delegato di Banca Cesare Ponti: “L’impegno per la promozione della cultura è parte costituiva del DNA di Banca Cesare Ponti. Il nostro salotto affacciato su Piazza Duomo ha spesso ospitato negli anni manifestazioni culturali e artistiche che, oltre ad accogliere la nostra clientela, hanno consolidato la relazione con una città della cui storia facciamo parte. Festeggiamo quindi i 150 anni dalla nostra fondazione con un’esposizione che dalla Banca si amplia agli spazi esterni e alla comunità in cui operiamo. La mostra di Adriano Attus rappresenta per Banca Cesare Ponti un momento importante in cui torniamo ad aprirci alla città, dopo le limitazioni dovute alla pandemia, con una proposta di incontro e di riflessione in un momento in cui questi valori sono quanto mai attuali”. “L’esposizione” – aggiunge Marco Vicentini, Responsabile clienti Istituzionali e Advisory non Finanziaria del Gruppo – “rappresenta nelle nostre intenzioni l’avvio di un ciclo di eventi culturali, con impatto anche sul territorio cittadino, e una reinterpretazione della fruizione degli spazi fisici della Banca che persegue, anche in questo modo, il suo continuo processo di rinnovamento”.

Concepito strettamente in relazione al contesto della Banca e alle sue attività quotidiane, il percorso espositivo offre una fruizione inconsueta delle opere e del luogo, non solo per i clienti di Cesare Ponti ma anche per i visitatori che avranno eccezionalmente la possibilità di percorrere questi preziosi spazi e la mostra, con visita su prenotazione.

Ad aprire il percorso quattro Neometrie (2016), ovvero mosaici dai colori accesi e sgargianti nei quali la cifra numerica scompare visivamente per diventare la matrice moltiplicativa che permette di generare infinite combinazioni in cui ogni tessera è uguale e allo stesso tempo diversa dalle altre. Alcune Neometrie, posizionate in vetrina per interagire con i passanti, nel corso della mostra saranno modificate dall’artista, variate nel loro aspetto con cadenza mensile, dando vita a una percezione dell’opera sempre nuova. Il percorso propone inoltre una selezione di opere tratte dalla serie Numerage (2014-2015), collage su carta con numeri da 1 a 100 ritagliati da quotidiani di tutto il mondo e, nella sala d’attesa, sarà possibile interagire con alcune opere pensate per stimolare e incuriosire il pubblico.

Due lavori inediti completano l’incontro fra tradizione e innovazione all’interno della mostra: appositamente creata per celebrare l’anniversario della fondazione di Banca Cesare Ponti, l’opera 150 (2022) è un grande totem realizzato con tessere in carta, cartoncino e magneti raffiguranti i numeri “1”, “5” e “0”, omaggio alla storia e ai valori di questa realtà che, oltre ai numeri, pone al centro della propria attività quotidiana le persone e la loro fiducia.

La nuova serie Planetario Numerico (2021), anch’essa realizzata per l’occasione, si configura invece come un’esplosione dinamica di punti e linee colorate in cui i numeri da “1” a “100”, animandosi, richiamano costellazioni o fuochi d’artificio. L’artista utilizza per quest’opera il medium dell’NFT (Non-Fungible Token), ovvero una tipologia di opera crittografata la cui irriproducibilità e autenticità è rappresentata da un codice chiuso (blockchain). Questa nuova opera riporta i numeri nella loro dimensione naturale restituendoli alla loro bellezza primigenia. Un caleidoscopio di colori, punti e rette in un progetto che vuole rappresentare tutte le cifre da uno a cento attraverso la loro figurazione. Un tentativo di ridare ai numeri un nuovo senso estetico e un nuovo ordine nel caos delle informazioni nelle quali siamo immersi. Presentando la stessa opera con due formati diversi, Attus vuole evidenziare le differenze e stimolare un pensiero critico tra fisico e digitale, tra statico e in movimento, tra consolidato e sperimentale, nell’arte come nella valuta.

Spiega la curatrice Rosa Cascone: “Il carattere ludico del lavoro di Adriano Attus si esprime in tutte le sue opere, rendendole vicine, stimolanti e comprensibili sia a chi già ragiona in numeri, sia a chi non è invece ancora familiare a questo linguaggio. Nel complesso la mostra sarà un continuo esplorare e giocare con la mente, uscendo da schemi preformati e provando a sondare la propria intelligenza attraverso lo sguardo e le regole dettate dall’arte di Attus, aprendo così uno spazio all’immaginario collettivo”.

La mostra sarà accompagnata da un palinsesto di visite guidate e talk che permetteranno al pubblico di avvicinarsi all’opera di Adriano Attus e ai temi più attuali dell’arte contemporanea. Tra queste, anche una visita speciale realizzata in collaborazione con il gruppo FAI Giovani di Milano che permetterà di approfondire la storia di Banca Cesare Ponti e l’opera di Francesco Hayez.

Numerismi rappresenta il primo appuntamento di un progetto più ampio e strutturato intitolato Banca Cesare Ponti Art Projects, palinsesto di iniziative multidisciplinari pensate per aprire la Banca alla città e creare nuove occasioni di incontro sui temi dell’arte e della creatività.

 



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Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together alla Fondazione Antonio Dalle Nogare

 

Prima doppia personale in Italia delle due artiste, compagne di vita dagli anni Settanta. Una mostra intima e domestica, che attraverso più di sessanta opere cerca di restituire il calore della loro pratica pittorica, scultorea, letteraria.  

Dipinti, sculture ma anche libri, poesie e oggetti di uso quotidiano. Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together, a cura di Vincenzo de Bellis, è la prima doppia personale delle due artiste in Italia, compagne di vita e di lavoro dagli anni Settanta. Dal 6 maggio al 5 novembre 2022 la mostra ricostruirà una dimensione intima e domestica negli ambienti della biblioteca della Fondazione Antonio Dalle Nogare a Bolzano, utilizzati per la prima volta in assoluto come spazi espositivi.

Etel Adnan (Beirut, 1925 – Parigi, 2021) e Simone Fattal (Damasco, 1942) si sono conosciute a Beirut negli anni Settanta. Da allora hanno vissuto insieme tra Parigi, Beirut e la California settentrionale, lavorando e sperimentando con i media più differenti. Prima di essere artiste visive sono state artiste letterarie, Adnan poetessa e pittrice, e Fattal scultrice e fondatrice di Post-Apollo Press, una casa editrice specializzata in testi di storia, politica, scienze sociali, studi di genere.
La forza del loro lavoro sta proprio nella multidisciplinarietà e nelle influenze letterarie con le quali si sono sempre confrontate.

Il loro vivere insieme è parte integrante della loro pratica artistica. Nella loro casa parigina una stanza era dedicata allo studio di Etel Adnan dove, seduta alla stessa scrivania, si dedicava alla scrittura delle sue poesie e dipingeva. Nel resto della casa Simone Fattal ha distribuito le sue ceramiche – sculture o oggetti di uso quotidiano – realizzate in uno studio poco lontano dall’abitazione.

Nel corso degli anni non sono mancati i momenti in cui l'una è entrata nell'opera dell'altra, e quel luogo così intimo che è la loro casa rappresenta più di ogni altro l'essenza delle due artiste sia individualmente che come coppia. Da qui la scelta di realizzare per la mostra un ambiente domestico, per provare a restituire al visitatore, con una lettura intima, il calore delle loro opere.
Per questo la Fondazione ha scelto di utilizzare, per la prima volta per una mostra, la propria biblioteca, trasformandola in uno spazio dal sapore casalingo: un po’ zona living, un po’ libreria, un po’ cucina e un po’ sala da pranzo.

L’esposizione comprende un ampio numero di opere: circa trenta lavori di Etel Adnan, tra dipinti, arazzi, leporelli e disegni, e trenta opere tra sculture e arazzi di Simone Fattal, che si mescolano ad oggetti personali, libri scritti dall'una, editi dall'altra, o relativi al loro lavoro, o ancora di autori che le hanno influenzate o di cui sono state amiche. Nel corso della mostra il pubblico, oltre ad ammirare le opere, potrà leggere i libri, sfogliare i cataloghi e prendersi del tempo per immergersi nella vita e nell'arte delle due artiste, magari accompagnati da un tè o da un caffè serviti nelle tazze realizzate da Simone Fattal.

Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together è un progetto unico, non solo perché per la prima volta mette insieme le due artiste dopo la recente scomparsa di Etel Adnan, ma soprattutto perché per la prima volta mette in luce, in un contesto che abitualmente è dedicato all’arte visiva, l’importanza della letteratura nella carriera di entrambe, della sua influenza sulla loro pratica visiva, personale e di coppia.

 



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In occasione della 59esima Biennale di Venezia OGR Torino presenta ALLUVIUM di Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian

 

La mostra presenta per la prima volta in laguna il trio di artisti iraniani Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian per un nuovo progetto site-specific: ALLUVIUM.

OGR Torino torna a Venezia, in occasione della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, negli spazi del Complesso dell’Ospedaletto, presentando per la prima volta in laguna il trio di artisti iraniani Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian per un nuovo progetto site-specific: ALLUVIUM.

Il titolo ALLUVIUM rimanda all’argilla, alla ghiaia, al limo depositati dall’acqua corrente e si presta a varie letture. Richiama la materialità dei dipinti presentati in mostra e del loro supporto fisico in terracotta, e metaforicamente i resti di un flusso più astratto: i detriti lasciati dal flusso di notizie, immagini culturali e storia che gli artisti setacciano e scansionano e da cui pescano materiali sedimentati, raccolti per guadagnare nuova vita, in un atto di resistenza e creazione di una contro narrazione.

Il progetto – dopo il Premio OGR ad Artissima 2017 sostenuto da Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, e la mostra Forgive me distant wars for bringing flowers home del 2018 – segna una nuova tappa nella collaborazione tra il collettivo di base a Dubai e OGR Torino. Realizzato e prodotto da OGR con il sostegno di Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT e allestito all'interno del complesso storico dell'ex Chiesa di Santa Maria dei Derelitti dal 20 aprile al 27 novembre 2022, raccoglie alcune nuove produzioni capaci di trasformare l’ambiente che le ospita.

Le opere esposte a Venezia fanno parte di un corpus di lavori che gli artisti stanno sviluppando da circa due anni e che viene mostrato per la prima volta in questa configurazione.

“Presentare il lavoro degli artisti Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian a Venezia non solo ha diverse risonanze con il contesto circostante ma sottolinea anche un naturale collegamento tra la città e la mission di OGR Torino”, dichiara Massimo Lapucci, CEO di OGR Torino e Segretario Generale di Fondazione CRT. “Venezia, infatti, per l'unicità della sua configurazione richiama da sempre la pratica dell’arte e del genio umano: sviluppata su più livelli a partire dalle palafitte che hanno reso edificabili le isole della laguna, è cresciuta su se stessa, in un palinsesto di restauri e costruzioni, nuove estetiche e contributi di diversi popoli che hanno portato a una stratificazione fisica della città e a una sedimentazione culturale continua. Processi molto vicini anche a OGR Torino, istituzione che dal 2017 a oggi – grazie alla visione disegnata e realizzata da Fondazione CRT – ha fatto della conservazione e del rinnovamento il principale punto di partenza per la costruzione di una nuova storia all’insegna dell’arte, della cultura contemporanea, della ricerca e dell’innovazione.”

ALLUVIUM è composta da una serie di strutture che gli artisti hanno realizzato in collaborazione con un fabbro di base a Dubai, Mohammed Rahis Mollah. Queste sculture in ferro reggono una serie di piatti in terracotta, prodotti da artigiani locali, secondo la tradizione mediorientale. I piatti accolgono i dipinti degli artisti creando composizioni e costellazioni in delicato equilibrio.

I dipinti sui piatti sono frutto di una riscrittura delle immagini provenienti dalle news: al flusso di immagini a cui siamo esposti e che va a comporre una narrazione ufficiale, si contrappone una riscrittura che traccia una registrazione alternativa dei nostri tempi, creando un nuovo immaginario alternativo a queste rappresentazioni; sovrapponendosi alle immagini per modificarle, replicandole e ridisegnandole secondo nuovi assi geometrici come nelle ceramiche islamiche, astraendole con fondi piatti come nelle miniature persiane, tracciano un ritratto inedito del presente.

I lavori di Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian nascono da un costante processo di rielaborazione, di negoziazione. In ogni mostra assumono un temporaneo equilibrio, per poi essere potenzialmente rielaborate e modificate, con nuove formalizzazioni, graduali e costanti. I tre artisti associano il loro modo di lavorare a quello delle termiti, che sviluppano le loro tane in una crescita organica e contestuale, piuttosto che seguendo un piano ideale prestabilito dal principio. Vasari, nella sua contrapposizione tra disegno e colorito, descriveva i pittori veneziani rinascimentali in contrapposizione ai maestri fiorentini: a differenza di questi ultimi i pittori della laguna non partivano da un ideale teorico ex nihilo riportato sulla tela, ma si muovevano in un confronto con la realtà da rappresentare giustapponendo pennellate di colore direttamente sulla tela. Questo approccio compositivo che nasce in diretto confronto con la realtà è un interessante collegamento con la pratica di Ramin, Rokni e Hesam. Un ulteriore legame tra il lavoro degli artisti e il contesto veneziano è connaturato nella storia della città, ponte verso il Medioriente, aperto alle influenze estetiche e culturali dei modelli islamici, che i veneziani hanno fatto propri fin dal Medioevo, come sottolineato da Ruskin in “Le Pietre di Venezia”.

La casa che i tre condividono con i loro collaboratori è uno spettro di spazi pubblici e privati ed è il perfetto esempio di come la loro pratica si sviluppi in un continuum, in cui i luoghi di vita e lavoro sono utilizzati per testare continuamente nuove idee, in relazione tra loro e con il mondo esterno: i campi di negoziazione di interazione, come loro definiscono le loro creazioni scultoree, seguono processi organici di crescita, interazione, rigenerazione e cross pollinazione.

La ricerca si muove a partire da oggetti accumulati per creare un vero e proprio paesaggio, mentale e fisico: nel flusso di immagini culturali e informazioni, gli artisti si comportano come dei raccoglitori che creano inedite possibili costellazioni sommando oggetti provenienti da vari contesti a immagini, libri, film e opere d’arte, riarrangiati in un ecosistema dal quale emergono nuove relazioni e narrazioni.

“Le statue accadono, non sono create. Gli artisti considerano questi progetti come paesaggi, invece di inscriverli nella tradizione occidentale dell’installazione o dell’opera d’arte totale. Vita e arte si dissolvono” come scrive su di loro Sarina Basta in un recente testo.

OGR Torino

OGR Torino è un hub internazionale di 35.000 mq nel cuore di Torino, dedicato all’arte e alla cultura contemporanea, all’innovazione e all’accelerazione d’impresa, e al food. Dal 2017 spazio aperto e inclusivo, accoglie i visitatori con mostre site-specific, eventi musicali, progetti educativi e iniziative sviluppate con partner internazionali. In OGR Tech mette a sistema una vera e propria "filiera dell'innovazione" dove ricerca applicata, startup e scaleup, PMI e grandi corporate si incontrano in un ambiente dinamico, in dialogo con eccellenze su scala internazionale. Uno polo in costante rinnovamento che invita tutti a scoprirlo.

Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT

Ente strumentale della Fondazione CRT, la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea arricchisce e valorizza da oltre 20 anni il patrimonio culturale e artistico torinese e piemontese, sia con l’acquisizione di nuove opere da destinare alla propria storica Collezione, sia con azioni e progetti per lo sviluppo, il rafforzamento e l’efficienza dell’intero sistema